A-Squared free 4.5: rimuovi i malware dal tuo pc


Spesso per rimuovere certe tipologie di malware non è sufficiente il solo antivirus. In questi casi è disponibile con licenza freeware per uso non commerciale A-Squared freeware. A-Squared è uno tra i migliori programmi per rimuovere malware distribuito da Emsi Software, una nota società che da tempo distribuisce software specifici per rimuovere trojan, spyware, keyloggerbot, bakdoor e dialer. La versione gratuita permette di effettuare una scansione del sistema per trovare e rimuovere questi oggetti pericolosi mentre la versione a pagamento, include un IDS (Intrusion Detection System) e un controllo in tempo reale sulle applicazioni. L'uso è semplice, e il supporto della lingua italiana facilita le cose anche per gli utenti poco esperti. L'interfaccia principale integra diverse informazioni come lo stato di aggiornamento del programma e della scansione del sistema. Essendo un semplice scanner la voce più significativa è rappresentata da Scansiona PC. E' possibile avviare una scansione dei programmi/processi attivi per individuare spyware e tracking cookies come è anche possibile avviare una scansione totale del sistema. Ovviamente la differenza, oltre a riguardare il grado di accuratezza dell'analisi, riguarda anche il tempo impiegato per il controllo del sistema. Il programma controlla attentamente di Registro di sistemaWindows, i processi in esecuzione, i cookie del browser web e l'intero file system. Si esegue inoltre la scansione in file compressi (zip, rar e archivi cab) e NTFS Alternate Data Streams (spesso utilizzati da rootkit). A-squared Free gira su Windows XP, Vista, 7 nonché sui 2003/2008 in tutti i server a 32 bit e 64 bit. A differenza di altri prodotti malware scanner, a-squared Free è stato progettato per funzionare in parallelo con antivirus e altri software firewall senza problemi. Nel caso in cui si trova in conflitto con un altro software, il team di supporto aiuterà a risolvere rapidamente il problema. La versione gratuita è scaricabile direttamente da qui o dal sito ufficiale.

Facebook rifiuta il 'panic button' contro la pedofilia

Facebook dichiara che non verrà installato un "pulsante panico" sulle pagine degli utenti per segnalare presunti pedofili. Nonostante in un primo momento e in seguito al drammatico caso di Ashleigh Hall (adescata su Facebook e uccisa), il management dell’azienda avesse dichiarato di non aver alcuna preclusione per il bottone a tutela dei bambini, ora fa marcia indietro, sostenendo che esiste già qualcosa del genere nel sito e che questo sistema di report è molto efficace, essendo in grado di gestire una vasta rete di casi, dalla foto ambigua ai casi più gravi, tempestivamente segnalati alle forze dell'ordine. L’iniziativa delude una delle organizzazioni di punta della lotta alla pedofilia, la Child Exploitation and Online Protection e il suo amministratore delegato Jim Gamble solleva la questione. In sostanza quest’ultima e altre organizzazioni insistono affinché il panic button sia fisso nella pagina principale di ogni profilo, per rassicurare genitori e piccini e inibire i malintenzionati. Tuttavia, come dichiara Richard Allan – direttore per le policy europee del sito –, Facebook non cede e dichiara che provvederà invece a migliorare il servizio già esistente. Soluzione che non soddisfa il capo della stessa organizzazione, che vorrebbe il pulsante di report nella pagina principale di ogni profilo: soluzione che sarebbe rassicurante per bambini e genitori e viceversa deterrente per i malintenzionati. Sulla stessa linea anche il ministro dell'interno inglese Alan Johnoson: inserire un link fisso per segnalare gli abusi potrebbe migliorare sostanzialmente la protezione dei minori, e questa considerazione dovrebbe essere prioritaria per i responsabili del sito. Per il momento il pulsante in questione è già utilizzato da altri siti, come Bebo, il social network britannico dedicato però esclusivamente ai minori.
Fonte: BBC

Real Time Search, il servizio di Google che cerca su Facebook e Twitter

Da oggi Google, a due mesi dal lancio negli Stati Uniti, integra la funzione Real Time Search nel suo motore di ricerca. Le risposte alle nostre domande non si limitano più a provenire da siti, giornali o blog, ma arrivano anche dai social network, quel mondo dove ormai si addensa la maggior parte della comunicazione online. In certi casi, i social network arrivano prima di chiunque altro. Per l'utente, il cambiamento è quasi automatico: basta selezionare l'opzione “più recenti” sulla pagina di risposta del motore per entrare nel sistema real time. Scegliendo “aggiornamenti”, invece, si filtrano i risultati in modo da ottenere solo quelli provenienti dai social network. Real Time Search nasce subito compatibile con le più diffuse piattaforme mobile, dalla galassia Android all'iPhone, dove può essere associato alla geolocalizzazione tramite GPS. Con  la nuova funzione Google finisce per intercettare conversazioni, commenti e opinioni riconducibili non più al singolo sito, quanto alla singola persona, un approccio che potrebbe suscitare qualche dubbio a livello di privacy. A tal proposito, Google garantisce che esiste un limite di fronte al quale anche il suo potente spider deve fermarsi. “Gli accordi con i nostri partner sono chiari”, spiega il product manager Dylan Casey, “tutte le informazioni provenienti dai social network sono quelle che gli utenti stessi hanno deciso di rendere pubbliche. Niente contenuti privati”. Con un paio di distinzioni. Nel caso di Twitter, il materiale è potenzialmente quello generato da ogni singolo utente pubblico, su Facebook, invece, Real Time Search indicizza solo le cosiddette “pagine fan”.
Fonte: La Stampa