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Google accusa Pechino di "ostacolare l'utilizzo della posta Gmail"


Google ha accusato la Cina di interferire con la sua posta Gmail. Da settimane il popolare motore di ricerca americano ha notato dei «malfunzionamenti», in concomitanza con gli appelli lanciati per i raduni della «Rivoluzione dei gelsomini», il movimento di dissidenti ispirato dagli eventi nei paesi arabi. «Noi non abbiamo problemi tecnici, abbiamo fatto ricerche approfondite - ha dichiarato Google in una lettera ad Afp, aggiungendo - deve esserci un blocco da parte del governo, fatto in modo tale da fare pensare che il problema viene da Gmail». 

Da diverse settimane gli utenti cinesi hanno problemi con il servizio Gmail, non riescono a inviare messaggi, selezionarli come «non letti» o a utilizzare altri servizi. Disagi che hanno coinciso con gli appelli lanciati dai siti cinesi con base all'estero che invitavano la popolazione a riunirsi domenica in una decina di città nello spirito della «rivoluzione dei gelsomini».

Sui motori di ricerca cinesi (Baidu.com e più recentemente Panguso.com, entrambi sotto il controllo del governo) le notizie su quest'evento e, ad esempio, sul recente premio Nobel per la pace Liu Xiaobo sono del tutto assenti. La Cina, che conta la più grande comunità di internauti (457 milioni) ha creato una "Grande muraglia informatica" (Great Firewall), che censura in internet i soggetti sensibili, come le discussioni sui diritti umani o le critiche al regime comunista, creando "interferenze" su Facebook, Twitter, Dailymotion o YouTube. 

Google ha iniziato a proporre i suoi servizi in Cina nel 2005, ma dopo gli attacchi subiti nel gennaio scorso ha deciso di ritirarsi dal mercato di cinese, spostando i suoi server ad Hong Kong. L'anno scorso Google ha avuto un lungo scontro con il governo di Pechino. Infuriato per la censura e i cyber-attacchi venuti dalla Cina, il gruppo californiano a marzo ha deciso di non censurare più il suo sito in cinese e di trasferirlo a Hong Kong. La Cina ha replicato alle accuse di Google, definendole «infondate».

I filtri del Governo Cinese estesi anche in Cile e negli Stati uniti


La Cina controlla strettamente l'accesso ad una serie di siti Web, utilizzando la tecnologia nota comunemente col nome di Great Firewall Cinese (Grande Firewall), che consente da tempo allo Stato di monitorare in modo estremamente preciso il traffico dati dalla e verso la Cina. È curioso rilevare che un insieme di fattori rende questi blocchi contemporaneamente facili e difficili da eludere. 

Infatti risulta facile bypassare i blocchi impostati dal regime semplicemente usando un proxy. Molti siti ritenuti “offensivi” vengono bloccati e non sono più raggiungibili dalla Cina. Tuttavia è sufficiente connettersi ad un server fuori dalla Cina e, da questo, navigare liberamente il web, inclusi i siti bannati. Ed un particolare errore di Rete ha fatto sì che diversi computer situati in Cile e negli Stati Uniti funzionassero come sotto l’effetto dei filtri del Governo Cinese

Come se il Great Firewall si fosse esteso, seppure temporaneamente, per migliaia di chilometri aggiuntivi, con tanto di redirecting verso appositi server cinesi di Facebook, Twitter e YouTube. A distanza di cinque giorni, gli esperti di sicurezza non hanno ancora chiarito le cause. Qualcuno ipotizza che il problema potrebbe essere imputabile ad una errata richiesta DNS ad un root server, appunto cinese, da ISP cileni e americani, che avrebbero dovuto richiedere a tutt’altro server. 

La richiesta avrebbe avuto successo, però, fino a raggiungere un server gestito per conto della Cina dalla svedese Netnod, che ha risposto ai provider come se fossero localizzati in Cina. Secondo un esperto di sicurezza informatica di Arbor Networks, Danny McPherson, non ci sarebbe stato nulla di intenzionale, da ambo le parti. 

Il provider di servizi Internet probabilmente ha mal configurato il suo sistema BGP (Border Gateway Protocol). “Resta però un esempio di quanto sia facile, per l’informazione, essere filtrata ben oltre i confini territoriali stabiliti inizialmente”. Si sa con certezza, per adesso, che il problema è stato circoscritto: si tratterebbe ufficialmente di tre access point in Cile e uno in California, e che già da ieri tutto sarebbe tornato nella norma.


Via: Downloadblog