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Politica, Grillo si sente sotto attacco spam: bande troll contro mio blog


Belle Grillo si sente sotto attacco... Informatico. "Da mesi orde di trolls, di fake, di multinick scrivono con regolarità dai due ai tremila commenti al giorno sul blog. Qualcuno evidentemente li paga per spammare dalla mattina alla sera. Questi schizzi di merda digitali si possono suddividere in alcune grandi categorie". Beppe Grillo, in un nuovo post sul suo blog, 'denuncia' le 'infiltrazioni' sul suo sito e attacca "i telegiornali e i talk show" che "colgono fior da fiore, con lerci e studiati "copia e incolla" per spiegare che Grillo è un eversivo, che il MoVimento 5 Stelle è spaccato".

YouTube spinge all'uso del nome reale nei commenti invece del nickname


YouTube, dopo aver introdotto l'oscuramento automatico dei volti per difendere la privacy dei soggetti che finiscono involontariamente all'interno delle riprese, allo scopo di responsabilizzare maggiormente chi usa la piattaforma di condivisione di contenuti multimediali, chiederà agli utenti di rinunciare all'anonimato. In sostanza, chi su YouTube usa un nickname e cerca di commentare un filmato riceverà la richiesta di usare il vero nome.

È comunque possibile rifiutare (e anche cambiare idea successivamente), ma è necessario comunque indicare la ragione per cui si preferisce continuare a usare uno pseudonimo. Quando si prova a pubblicare un commento, apparirà una finestra pop-up che esorta a svelare la propria identità. Una identità che per gli utenti di Google+ o di altro sevizio online di BigG, il motore di ricerca già conosce, e proporrà di adottare.


Se si insiste nel proposito di restare anonimi, è possibile selezionare l'opzione "non voglio usare il mio nome reale". In questo caso Google chiederà di spiegare le ragioni della riservatezza. Al momento l'iniziativa riguarda gli Stati Uniti, ma presto sarà estesa in Europa e negli altri continenti. L'utilizzo di nikname, quindi il mantenimento dell'anonimato in rete, è spesso alla base di commenti diffamatori e conversazioni d'odio.

"Capiamo che usare il nome completo non è per tutti. Forse non volete che il vostro nome sia pubblicamente associato al vostro canale. Per continuare a usare YouTube con il nome utente scelto, basta cliccare su 'non voglio usare il mio vero nome' quando viene richiesto”, scrive Google in un post. In precedenza, il social network Google+ aveva avviato una campagna per convincere le persone a non usare pseudonimi. Ulteriori informazioni al Centro assistenza di YouTube.

Gruppo choc su Facebook contro Yara Gambirasio cambia nome


Si chiamava "Yara Zombie - Anche i morti ballano", il gruppo choc che ha creato scompiglio su Facebook. Come sempre accade in queste occasioni, anche la morte di una ragazzina, in questo caso Yara Gambirasio, diventa motivo di scherzo e di trovate che definire di cattivo gusto è un eufemismo. Il gruppo in questione è fondato ed amministrato da una decina di troll, che sono presenti su Facebook con identità fasulle. La macabra pagina utilizzava il volto della ragazzina di Brembate Sopra in una sorta di locandina di film horror. E visto che al cattivo gusto non c’è limite, il gruppo che contava più di 500 membri, è stato indicizzato nelle categorie «Arte-Spettacolo» e «Umorismo». Ma il gruppo adesso conta 990 membri e ha cambiato nome: "Caso Yara: Tra falso buonismo e moralismo bigotto". Il consiglio, come abbiamo ripetuto in più occasioni, è quello di ignorare questi gruppi e segnalarli attraverso l'apposito pulsante "Segnala gruppo". Se vi iscrivete incrementate il numero di iscritti, facendo il loro gioco e fornendo visibilità, con la conseguenza che anche i vostri amici faranno lo stesso. Qualsiasi siano le ragioni che hanno spinto certi utenti a creare delle pagine simili, si tratta comunque di un’idea macabra e vergognosa, senza alcun tipo di rispetto per il dolore di un’intera famiglia e di quanti hanno avuto modo di conoscere la piccola tredicenne scomparsa tre mesi fa e ritrovata ormai senza vita solo nel pomeriggio di sabato.

Polizia Postale: collaborazione delle autorità per chiusura gruppo troll


La tempestività nella rimozione del gruppo «Giochiamo al tiro al bersaglio con i bambini Down» ha ottenuto il plauso unanime. Ci si chiede però come mai è stato possibile raggiungere così in fretta tale risultato? Facebook «odia» lo spam ed è particolarmente «sensibile» su alcuni temi. 

Il direttore della polizia postale, Antonio Apruzzese, risponde che «Solo il server, che è a Palo Alto, può decidere di rimuovere i gruppi. Noi li abbiamo allertati subito e contestualmente abbiamo avvertito l'autorità giudiziaria. Due procure, Catania e Pescara, stanno procedendo», aggiunge. 

L'ipotesi di reato potrebbe essere istigazione a delinquere. Ma per rintracciare i responsabili occorrerà sempre attendere elementi dalla California. Spiega Apruzzese: «Bisogna vedere quali tracce saranno riusciti a "congelarci" sul server». 

«Il problema della rete è che è transnazionale. Quindi l'unica cosa che serve è la cooperazione tra Stati». La prova "congelata" attesa è la connessione del «vendicatore mascherato» come si definiva l'ideatore del gruppo. Noi aggiugiamo che le tracce ci sono, eccome!


Via: Corriere della Sera