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Facebook dovrà rivelare identità dei troll che hanno vessato una donna


Un giudice di Londra ha obbligato Facebook a rivelare l'identità dei cyberbulli che hanno presa di mira una donna con una serie di messaggi abusivi sul sito. A Nicola Brookes è stato concesso un ordine dell'Alta Corte dopo aver ricevuto messaggi abusivi "viziosi e depravati" su Facebook per aver postato un commento a sostegno dell'ex concorrente The X Factor Frankie Cocozza.

La donna, da Brighton, è stata falsamente accusata di essere un pedofilo e spacciatore di droga da anonimi utenti di Facebook che hanno impostato una finta pagina del profilo sul sito. Ora Brookes intende portare una querela contro almeno quattro dei presunti troll del social network, dopo che l'Alta corte ha dichiarato che il social network dovrà rivelare la loro identità.

Facebook deve ora rivelare i nomi, e-mail e gli indirizzi IP di coloro che stanno dietro i messaggi abusivi, mostrando chi sono e da dove sono postati. Si tratta di uno dei primi casi in cui un individuo ha partecipato con successo ad un'azione legale contro Facebook per rivelare le identità dei cyberbulli.

Resta inteso che Facebook non ha ancora ricevuto l'ordinanza del tribunale - conosciuta come un ordine di Norwich Pharmacal - ma quando la riceverà dovrà rispettarla, spiega Guardian Uk. L'ordine è stato dato dalla High Court di Londra il 30 maggio e ora deve essere fisicamente servito a Facebook negli Stati Uniti, dove è stata fondata la rete sociale.

Brookes, che soffre del morbo di Crohn, ha detto che ora intende portare "l'accusa più forte possibile" contro i troll. Facebook ha dichiarato: "Non c'è posto per le molestie su Facebook, ma purtroppo esiste una piccola minoranza di individui malintenzionati, così come offline. Rispettiamo i nostri obblighi di legge e di lavoro con le forze dell'ordine per garantire che tali persone siano portate alla giustizia".

Gruppo choc su Facebook contro Yara Gambirasio cambia nome


Si chiamava "Yara Zombie - Anche i morti ballano", il gruppo choc che ha creato scompiglio su Facebook. Come sempre accade in queste occasioni, anche la morte di una ragazzina, in questo caso Yara Gambirasio, diventa motivo di scherzo e di trovate che definire di cattivo gusto è un eufemismo. Il gruppo in questione è fondato ed amministrato da una decina di troll, che sono presenti su Facebook con identità fasulle. La macabra pagina utilizzava il volto della ragazzina di Brembate Sopra in una sorta di locandina di film horror. E visto che al cattivo gusto non c’è limite, il gruppo che contava più di 500 membri, è stato indicizzato nelle categorie «Arte-Spettacolo» e «Umorismo». Ma il gruppo adesso conta 990 membri e ha cambiato nome: "Caso Yara: Tra falso buonismo e moralismo bigotto". Il consiglio, come abbiamo ripetuto in più occasioni, è quello di ignorare questi gruppi e segnalarli attraverso l'apposito pulsante "Segnala gruppo". Se vi iscrivete incrementate il numero di iscritti, facendo il loro gioco e fornendo visibilità, con la conseguenza che anche i vostri amici faranno lo stesso. Qualsiasi siano le ragioni che hanno spinto certi utenti a creare delle pagine simili, si tratta comunque di un’idea macabra e vergognosa, senza alcun tipo di rispetto per il dolore di un’intera famiglia e di quanti hanno avuto modo di conoscere la piccola tredicenne scomparsa tre mesi fa e ritrovata ormai senza vita solo nel pomeriggio di sabato.

Polizia Postale: collaborazione delle autorità per chiusura gruppo troll


La tempestività nella rimozione del gruppo «Giochiamo al tiro al bersaglio con i bambini Down» ha ottenuto il plauso unanime. Ci si chiede però come mai è stato possibile raggiungere così in fretta tale risultato? Facebook «odia» lo spam ed è particolarmente «sensibile» su alcuni temi. 

Il direttore della polizia postale, Antonio Apruzzese, risponde che «Solo il server, che è a Palo Alto, può decidere di rimuovere i gruppi. Noi li abbiamo allertati subito e contestualmente abbiamo avvertito l'autorità giudiziaria. Due procure, Catania e Pescara, stanno procedendo», aggiunge. 

L'ipotesi di reato potrebbe essere istigazione a delinquere. Ma per rintracciare i responsabili occorrerà sempre attendere elementi dalla California. Spiega Apruzzese: «Bisogna vedere quali tracce saranno riusciti a "congelarci" sul server». 

«Il problema della rete è che è transnazionale. Quindi l'unica cosa che serve è la cooperazione tra Stati». La prova "congelata" attesa è la connessione del «vendicatore mascherato» come si definiva l'ideatore del gruppo. Noi aggiugiamo che le tracce ci sono, eccome!


Via: Corriere della Sera