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Scoperti otto nuovi pianeti nella zona Goldilocks, due simili alla Terra


Gli astronomi hanno annunciato di aver trovato otto nuovi pianeti nella zona "Goldilocks" delle loro stelle, in orbita ad una distanza dove l'acqua liquida può esistere sulla superficie del pianeta. Ciò raddoppia il numero di piccoli pianeti (meno di due volte il diametro della Terra) ritenuti nella zona abitabile della loro stella madre. Tra questi otto, il team ha identificato due che sono i più simili alla Terra di qualunque esopianeta conosciuto fino ad oggi. "La maggior parte di questi pianeti hanno una buona probabilità di essere rocciosi, come la Terra", dice l'autore Guillermo Torres del Centro Harvard-Smithsonian per l'Astrofisica (CFA).

Spazio, Europa alla ricerca del pianeta gemello della Terra con Plato


Sarà il cacciatore di pianeti Plato, la terza missione di classe media del programma Esa Cosmic-Vision 2015-2025. La ricerca del gemello della Terra si conferma dunque tra gli obiettivi scientifici del secolo anche per l'Agenzia spaziale europea (ESA). PLATO (PLAnetary Transit and stellar Oscillations) sarà un grado di scrutare grandi zone di cielo per individuare pianeti in orbita attorno a oltre un milione di stelle attraverso la tecnica del transito. E lo farà grazie a 34 piccoli telescopi disegnati da un team di scienziati coordinato da Roberto Ragazzoni dell'INAF. 

Oggetti dalle caratteristiche straordinarie: ogni strumento sarà in grado di mettere a fuoco una porzione di cielo estesa 5.000 volte l'area della Luna e tutti insieme abbracceranno un campo di vista paragonabile a quello dell'occhio umano. Ciò permetterà a Plato di osservare circa 100.000 astri alla volta. Gli scienziati contano di individuare migliaia di sistemi extrasolari e cercheranno di caratterizzare quelli che ospitano Superterre e pianeti con dimensioni e caratteristiche simili al nostro, in orbita nella fascia abitabile della loro stella, dove potrebbe scorrere acqua allo stato liquido.


Insomma, se nella nostra galassia si nasconde un mondo alieno che ci somiglia, Plato ha le carte in regola per scovarlo. Il contributo italiano al satellite è finanziato dall'Agenzia spaziale italiana che attraverso l'Asi Science Data Center (Asdc) si occuperà anche di un segmento relativo all'elaborazione dei dati. Plato sarà lanciato nel 2024 e si posizionerà in orbita attorno al punto lagrangiano L2, a un milione e mezzo di km dalla Terra, dove, proprio ora, il satellite Esa Gaia sta realizzando una mappa in 3D delle stelle della Via Lattea, censimento che tornerà molto utile anche al futuro cacciatore di esopianeti.


"PLATO completerà il lavoro iniziato da GAIA, il satellite lanciato lo scorso dicembre dall'Agenzia Spaziale Europea, che nei prossimi anni censirà le stelle nell'intorno del Sole determinandone posizione e tipologia con accuratezza mai raggiunta prima", dice Giampaolo Piotto, docente di Astronomia dell'Università di Padova, e membro dello Science Team "PLATO ci dirà quali tra queste stelle ospitino sistemi solari simili al nostro, e ci fornirà la completa comprensione dell'architettura di questi sistemi solari, e di dove possa essere presente la vita". Una volta lanciato PLATO sorveglierà un milione di stelle per sei anni.

"La comunità italiana è entusiasta per le opportunità fornite da PLATO. Siamo già molto attivi nello studio degli esopianeti; abbiamo in corso un progetto molto ambizioso (GAPS) con lo spettrografo HARPSN al Telescopio Nazionale Galileo, considerato uno degli strumenti di punta dell’astrofisica mondiale in questo settore, e stiamo preparando la missione CHEOPS, una piccola missione spaziale dell'Agenzia Spaziale Europea, che partirà nel 2017, per caratterizzare esopianeti noti", dice Isabella Pagano, coordinatrice per INAF del progetto. La missione Plato va ad aggiungersi ad altre due di classe media e con forte partecipazione Inaf come Solar Orbiter e Euclid.


Fonte: TMNews
Via: INAF
Immagine credit: ESA
Disegno: Thales Alenia Space

Spazio, scoperto primo pianeta extrasolare colore blu come la Terra


Il suo colore blu cobalto ha un’aria familiare, ricorda quasi il colore della Terra vista dallo spazio. Ma questo “punto blu” è in realtà un gigante gassoso chiamato HD 189733b, che orbita molto vicino alla sua stella madre. Ad una distanza di 63 anni luce da noi, è uno degli esopianeti più vicini alla Terra osservabili con il metodo del transito. E' stato molto studiato da Hubble e altri telescopi, e la sua atmosfera è risultata essere drammaticamente mutevole ed esotica, con nebbie e bagliori violenti. Il pianeta è oggetto di un importante primato: la prima misurazione del colore visibile di un pianeta extrasolare

“Questo pianeta è stato studiato bene in passato, sia da noi stessi che da altri”, spiega Frédéric Pont, dell’Università di Exeter, nel Regno Unito, leader del programma di osservazione di Hubble e uno degli autori della scoperta. “Misurare il suo colore è un vero e proprio primato, è come se fossimo in grado in grado di osservarlo direttamente”. Per capire come questo pianeta apparirebbe ai nostri occhi, gli astronomi hanno misurato la quantità di luce riflessa dalla superficie di HD 189733b, o tecnicamente il suo  albedo. 

HD 189733b (ribattezzato "Deep blue dot") è poco visibile ed è vicino alla sua stella. Per isolare la luce del pianeta dalla luce della stella, il team ha utilizzato lo Hubble Space Telescope Imaging Spectrograph (STI) per scrutare il sistema prima, durante e dopo il passaggio del pianeta dietro la sua stella ospite. Quando è scivolato dietro la sua stella, la luce riflessa dal pianeta è stata temporaneamente bloccata alla nostra vista, e la quantità di luce osservata dal sistema è diminuita. Ma questa tecnica mostra anche come la luce cambia, per esempio il suo colore. 

“Abbiamo visto che la luminosità di tutto il sistema diminuisce nella parte blu dello spettro quando il pianeta passa dietro la sua stella”, spiega Tom Evans dell’Università di Oxford, Regno Unito. “Da questo, possiamo dedurre che il pianeta è blu, perché il segnale è rimasto costante rispetto a gli altri colori che abbiamo rilevato.” Il colore blu del pianeta non viene dal riflesso di un oceano, ma è dovuto ad un’atmosfera turbolenta che si presume sia formata da  particelle di silicato. 

Precedenti osservazioni con metodi diversi hanno riportato evidenti dispersioni della luce blu sul pianeta, ma le più recenti osservazioni di Hubble danno solide prove a conferma di ciò. L’atmosfera del pianeta è cocente con una temperatura che va oltre i 1000 gradi Celsius, e con un vento che spira a circa 7000 km orari. HD 189733b si presenta come un caso favorevole per questo tipo di misurazioni in quanto appartiene a una classe di pianeti conosciuti come “Gioviani caldi”.

Questi pianeti massicci sono di dimensioni simili ai giganti gassosi del Sistema Solare, ma invece si trovano molto vicino alla loro stella madre, questa dimensione e la vicinanza alle loro stella li rendono soggetti perfetti per la caccia agli esopianeti. Sappiamo che i “Giove caldi” sono numerosi in tutto l’Universo. Noi non ne abbiamo uno vicino nel nostro Sistema Solare, e quindi lo studio di pianeti come HD 189733b sono importanti per aiutarci a capire questi spettacolari oggetti.

“E ‘difficile sapere esattamente che cosa causa il colore dell’atmosfera di un pianeta, anche per i pianeti del Sistema Solare”, dice Pont. “Ma queste nuove osservazioni aggiungono un altro pezzo al puzzle sulla natura e l’atmosfera di HD 189733b. Stiamo lentamente dipingendo un quadro più completo di questo esopianeta.” Date le caratteristiche del pianeta è improbabile che il suo blu sia determinato dalla presenza di acqua o di ossigeno, molto più facile che il colore sia dato dalla presenza di particelle di silicio, ma questa è un'ipotesi ancora tutta da verificare.



Fonte: INAF
Via: TMNews
Foto credit: NASA, ESA, M. Kornmesser