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Scoperti otto nuovi pianeti nella zona Goldilocks, due simili alla Terra


Gli astronomi hanno annunciato di aver trovato otto nuovi pianeti nella zona "Goldilocks" delle loro stelle, in orbita ad una distanza dove l'acqua liquida può esistere sulla superficie del pianeta. Ciò raddoppia il numero di piccoli pianeti (meno di due volte il diametro della Terra) ritenuti nella zona abitabile della loro stella madre. Tra questi otto, il team ha identificato due che sono i più simili alla Terra di qualunque esopianeta conosciuto fino ad oggi. "La maggior parte di questi pianeti hanno una buona probabilità di essere rocciosi, come la Terra", dice l'autore Guillermo Torres del Centro Harvard-Smithsonian per l'Astrofisica (CFA).

HR5171A, scoperta stella ipergigante gialla grande mille volte il sole


L'Interferometro del VLT (Very Large Telescope Interferometer) ha scovato la più grande stella gialla - e una delle dieci stelle più grandi finora mai trovate. La stella ipergigante ha un diametro più di 1300 volte quello del Sole e fa parte di un sistema stellare doppio, con la seconda componente così vicina da essere in contatto con la stella principale. Le osservazioni, alcune anche da osservatori amatoriali, coprono un intervallo di oltre sessanta anni e indicano che questo oggetto raro e notevole sta cambiando molto rapidamente e viene osservato in una fase molto breve della sua vita.

Ingv, nuovo studio su fenomeni deformativi precedenti sisma L'Aquila


La forte scossa di terremoto dell'Aquila del 6 aprile 2009 è stata causata dalla rottura di una faglia lunga circa sedici chilometri con uno scorrimento di quasi un metro. Gli effetti in superficie di questa rottura sono stati evidenziati con diverse tecniche di misura, fra cui quella GPS (Global Position System) e quella interferometrica basata sull’utilizzo di immagini radar da satellite (InSAR). Lo riporta un nuovo studio diffuso dall'Ingv dedicato ai fenomeni deformativi precedenti il sisma. 

Ulteriori ricerche hanno infatti evidenziato la possibile presenza di fenomeni deformativi, di diversi centimetri, in un’ampia area relativamente vicina alla zona colpita dal terremoto. La ricerca pubblicata sulla rivista internazionale "Terra Nova" col titolo: "Anomalous far-field geodetic signature related to the 2009 L’Aquila (central Italy) earthquake" ("Deformazione geodetica anomala relativa al terremoto de L’Aquila Italia centrale del 2009") a cura di Simone Atzori, Claudio Chiarabba, Roberto Devoti (dell'Ingv) e Manuela Bonano e Riccardo Lanari (del Cnr-Irea), è stata condotta sfruttando i numerosi satelliti di osservazione della Terra che acquisiscono regolarmente immagini radar. 

Una tecnica di recente sviluppo, denominata interferometria radar (nota come InSAR), permette di individuare con precisione inferiore al centimetro le deformazioni della crosta terrestre che interessano vaste porzioni del territorio. In questo lavoro vengono sfruttate immagini di satelliti radar europei e giapponese per cercare di individuare anche deboli segnali che possano aver preceduto il terremoto, esplorando un arco temporale anche di molti mesi prima dell’evento. In tal senso sono stati usati i più moderni algoritmi di elaborazione di dati radar, tramite una collaborazione fra enti di ricerca pubblici italiani. 

Come spesso accade, si è partiti dall’analisi di un singolo fenomeno per estendere poi l'ambito di indagine. Il punto d'inizio è stata l’analisi di una deformazione di qualche centimetro che ha interessato un'ampia zona a circa 20 km a sud-ovest dell'Aquila, giustificabile solo in parte come conseguenza della rottura del 6 aprile, in accordo con gli attuali modelli a disposizione. L'indagine poi si è estesa temporalmente fino a includere le deformazioni dell'area negli anni precedenti e riscontrando che in quella stessa area altri fenomeni deformativi sembrerebbero essersi verificati un paio di anni prima dell’evento. 

Sebbene sia al momento ancora difficile capire il legame fra queste deformazioni e l'evento principale, questo studio vuole indirizzare l'attenzione sul contributo che le tecniche geodetiche possono dare allo studio dei processi di formazione dei forti terremoti. All'Ingv, i dati geodetici della rete GPS nazionale e le mappe di deformazione ottenute con immagini radar da satellite sono oggetto di attività di ricerca per tutte le fasi che interessano il ciclo sismico: prima, durante e dopo evento. Il potenziamento di questo ambito di indagine, soprattutto per zone a maggior rischio sismico, può fornire nuovi ed importanti elementi per la comprensione dei fenomeni che sono alla base della generazione di un terremoto. 

"Queste attività di ricerca vengono svolte in occasione di tutti i terremoti significativi in Italia e all'estero; spesso si tratta di analisi ex-post, in cui si 'guarda indietro' e si riconsiderano eventi passati, in relazione anche alla disponibilità di nuovi dati e di nuovi algoritmi per la loro elaborazione", spiega Simone Atzori, prima firma di questa ricerca, a proposito di dove si pensa di applicare questo tipo di indagine. "E' fondamentale continuare ad indagare con un approccio multidisciplinare con la speranza di individuare, in futuro, indicatori che possano diminuire il grado di aleatorietà dell'accadimento di terremoti".



Via: AGI