Il team di Joomla!® ha appena annunciato il rilascio della release 3.9 stabile disponibile per il download. L'aggiornamento del proprio sito web a Joomla 3.9 richiede solo un clic (come ogni versione 3.x passata). Ma prima di eseguire l'aggiornamento, assicurarsi di aggiornare tutte le estensioni di terze parti, seguite dal backup completo (e poi testando il backup). Il backup può essere effettuato manualmente esportando in locale lo spazio web ed il database MySQL, oppure in modo semplice utilizzando strumenti come Akeeba Backup, componente gratuito per Joomla. Si consiglia inoltre l'aggiornamento a PHP 7.1.x per ottenere il massimo dagli ultimi miglioramenti offerti da PHP.
La conoscenza aiuta a rendere liberi e dunque è importante approfondire i diversi aspetti tecnologici, scientifici, culturali e sociali.
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Joomla 3.9 è disponibile al download con Privacy Tool e tante novità
Il team di Joomla!® ha appena annunciato il rilascio della release 3.9 stabile disponibile per il download. L'aggiornamento del proprio sito web a Joomla 3.9 richiede solo un clic (come ogni versione 3.x passata). Ma prima di eseguire l'aggiornamento, assicurarsi di aggiornare tutte le estensioni di terze parti, seguite dal backup completo (e poi testando il backup). Il backup può essere effettuato manualmente esportando in locale lo spazio web ed il database MySQL, oppure in modo semplice utilizzando strumenti come Akeeba Backup, componente gratuito per Joomla. Si consiglia inoltre l'aggiornamento a PHP 7.1.x per ottenere il massimo dagli ultimi miglioramenti offerti da PHP.
Oracle: migliori prestazioni su query complesse con MySQL Cluster 7.2
Oracle annuncia la disponibilità di MySQL Cluster 7.2 e continua ad aggiungere innovazioni all'interno di MySQL. Ideale per prodotti e servizi Web e di comunicazione che richiedono prestazioni elevate, MySQL Cluster è stato progettato per garantire una disponibilità del 99,999%, alta scalabilità in scrittura e una bassissima latenza in modo assolutamente conveniente. Grazie all'accesso SQL e NoSQL attraverso una nuova API Memcached, MySQL Cluster rappresenta una soluzione ideale per entrambe le tecnologie che consente di effettuare operazioni key/value e query SQL complesse all'interno del medesimo database.
Con MySQL Cluster 7.2 gli utenti ottengono un incremento fino a 70 volte delle prestazioni su query complesse e un potenziamento della scalabilità multi-data center. MySQL Cluster 7.2 è inoltre certificato per Oracle VM. La combinazione tra scalabilità on-demand elastica, capacità di autoriparazione e supporto di Oracle VM fa di MySQL Cluster una scelta ideale per i deployment all'interno di ambienti cloud. La disponibilità generale riguarda anche la nuova release di MySQL Cluster Manager, versione 1.1.4, che migliora ulteriormente la facilità d'uso e amministrazione di MySQL Cluster.
MySQL Cluster 7.2 permette di creare database distribuiti altamente scalabili dotati di interfacce SQL e NoSQL, con la possibilità di eseguire query complesse o transazioni multi-tabella nel rispetto delle proprietà ACID. Gli utenti possono effettuare sia query complesse che operazioni simple key value sul medesimo set di dati all'interno del medesimo database. L'accesso NoSQL a MySQL Cluster attraverso la API Memcached velocizza le operazioni di lettura e scrittura di key/value.
“MySQL Cluster 7.2 dimostra l'investimento di Oracle per rafforzare ulteriormente la posizione di MySQL quale principale database per il Web”, ha dichiarato Tomas Ulin, Vice President of MySQL Engineering di Oracle. “I miglioramenti apportati alle prestazioni e alla flessibilità di MySQL Cluster 7.2 forniscono agli utenti una solida base per i workload Web mission-critical unendo il meglio delle tecnologie SQL e NoSQL per ridurre rischi, costi e complessità”. Il download di MySQL Cluster 7.2 è disponibile sotto licenza GPL. Per ulteriori informazioni su Oracle, visitare il sito www.oracle.com.
Libero.It lancia offerta di cloud computing per il mercato europeo
Libero Srl, società nata a maggio 2011 dallo spin off di WIND, lancia Libero Cloud, un’offerta innovativa di cloud computing rivolta al mercato europeo basata sulla tecnologia di "smart computing", sviluppata dalla start-up americana Joyent, che assicura eccellenti prestazioni e una delle piu’ moderne soluzioni di cloud computing presenti oggi sul mercato. Libero Cloud è la piattaforma ideale per ospitare applicazioni pubbliche e private che vanno dal semplice sito web, al sito di e-commerce, fino alla più complessa applicazione aziendale, con i vantaggi di scalabilità ed elasticità tipici delle soluzioni in cloud.
La piattaforma consente di configurare un completo data center in grado di soddisfare le piu’ articolate esigenze applicative scegliendo macchine virtuali fino a 96 GB di RAM e 12 CPU, con sistemi operativi Joyent SmartOS, Linux o Windows, data base machines MySQL e traffic managers Zeus (IaaS). Inoltre, per lo sviluppo applicativo sono disponibili le macchine virtuali Node.js basate sul linguaggio "server-side" Java Script, particolarmente adatto allo sviluppo di mobile apps e di applicazioni real-time (PaaS).
Libero Cloud è ospitato nei data center di ITnet dislocati a Milano, Roma e Genova ed è in grado di assicurare i più elevati standard di sicurezza ed affidabilità, incluse le soluzioni di disaster recovery. L’infrastruttura hardware utilizza server Dell della serie PowerEdge e i collegamenti a Internet sono assicurati dalla rete di WIND, che permette di raggiungere in modo ottimale anche i punti più periferici della rete Italiana (round trip < 30 ms).
"Libero Cloud - afferma Antonio Converti, amministratore delegato di Libero Srl - vuole anche indirizzare i temi espressi nell’Agenda Digitale del sistema Italia, fornendo una piattaforma in grado di rendere piu’ competitivo il sistema delle PMI Italiane sul mercato globale”. ”La nostra collaborazione combina l’esperienza nei servizi di data center di Itnet e la leadership di Libero sul web con l’innovativa e consolidata tecnologia cloud di Joyent” afferma Philippe Weppe, Presidente EMEA di Joyent.
Fonte: ASCA
Via: Primaonline
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Database MySQL.com attaccato da hacker tramite SQL Injection
Alcuni hacker hanno compromesso il database di MySQL.com, così come le versioni francese, tedesco, italiano, giapponese e altre localizzate del sito, sfruttando ironicamente una vulnerabilità di tipo SQL injection. Tramite un messaggio inviato alla celebre mailinglist Full Disclosure, un cracker firmatosi Jackh4xor ha segnalato di aver "bucato" il sito MySQL.com, punto di riferimento ufficiale per tutte le attività legate al celebre database open source. Il rapporto include informazioni sul parametro vulnerabile, un elenco delle tabelle dei diversi database e un elenco del database degli utenti con l'hashing delle password.
Poco dopo, TinKode, un hacker rumeno ha pubblicato una più completa relazione sul suo blog, e reso disponibile pubblicamente tramite la risorsa per programmatori pastebin.com, sostenendo di essere stato lui e un amico a scoprire alcuni mesi fà la vulnerabilità e che non doveva essere resa pubblica. Anche il sito di Oracle sun.com è stato attaccato, ma i hacker non sono riusciti ad estrarre informazioni sensibili da questo. "In questa mattinata il nostro amico Jackh4x0r ha deciso di rendere pubblica una vulnerabilità in MySQL.com. Si tratta di un parametro vulnerabile a SQL Injection, ciò che noi (TinKode & Ne0h) avevamo trovato con pochi mesi fa [sic.]", scrive l'hacker.
Come prova della sua affermazione egli ha postato un link ad un thread precedentemente privato del Team Insecurity Romania (ISR), forum in cui la vulnerabilità è stata discussa dal 3 gennaio 2011. La divulgazione TinKode comprende anche ulteriori informazioni come il cracking delle password per gli account di alcuni database e blog, compreso quello di Robin Schumacher, direttore della gestione del prodotto MySQL. La password del blog di Mr. Schumacher è composta da solo quattro cifre, motivo per cui il cracking dell'hash della password è stato banale. E' stata divulgata anche la password di Kaj Arno, l'ex vice presidente della Comunità di MySQL nel Gruppo Database di Sun Microsystems.
A permettere l’attacco non è stata però la semplicità delle password degli utenti, quanto bensì un problema relativo al sito web. Nessun bug in MySQL è stato sfruttato per eseguire l’SQL Injection, motivo per cui non è stato diramato alcun allarme di sicurezza per tutelare gli utenti. Il punto debole della catena è stato rilevato invece nell’implementazione del portale ufficiale del progetto. Vale la pena sottolineare che SQL injection è un vettore di attacco molto pericoloso. Il colosso informatico sta investigando sulle cause di tale problema, e cercherà di porre rimedio al più presto per evitare nuove fughe di dati sensibili.
WampServer 2.1: i server Apache, PHP e MySQL a portata di clic
WampServer è un eccellente programma gratuito e in italiano, per installare un server Apache, PHP e MySQL sul vostro computer in modo da poter creare e testare pagine dinamiche in locale. Inoltre il software installa anche gli applicativi PHPMyAdmin e SQLiteManager per permettere una semplice creazione e gestione dei database. WampServer è l'unica soluzione pacchettizzata che vi permetterà di riprodurre i vostri server di produzione. WampServer si installa automaticamente e il suo utilizzo è molto intuitivo. Sarete in grado di sintonizzare il vostro server senza nemmeno toccare i file di impostazione. L'evoluzione del web e la diffusione dei CMS per realizzare siti, forum o blog, porta l'esigenza di avere a disposizione un server web, che supporti PHP e si appoggi a un database MySQL. Prima di mettere online nuovi progetti o modifiche a quelli già esistenti, si può avere l'esigenza di testare a fondo i cambiamenti che si intende realizzare.
Per non rischiare un danno irrimediabile lavorando direttamente online, è opportuno fare queste prove in locale, usando un programma come WampServer. Dopo aver scaricato il file da questa pagina, per l'installazione è sufficiente fare doppio clic sul file scaricato e seguire le istruzioni. Tutto è automatico. Il pacchetto WampServer viene consegnato con le ultime versioni di Apache, MySQL e PHP. Una volta che WampServer è installato, è possibile aggiungere altri rilasci scaricandoli da questo sito. Quando si installa WampServer, una directory "www" viene creata (generalmente c: \ wamp \ www). Create una directory all'interno del vostro progetto e mettete in essa i vostri file PHP. Clicca sul link "localhost" nel menù WampServer o aprite il browser all'indirizzo http://localhost. WampServer possiede molte funzionalità complete e facili da usare. Con un clic sinistro sull'icona, WampServer è in grado di:
Essi appariranno nel menu WampServer e sarete in grado di settarli con un semplice click. Ogni release di Apache, MySQL e PHP ha le proprie impostazioni e i propri file (dati per MySQL). WampServer ha anche un trayicon per gestire il server e le relative impostazioni. WampServer è adatto a tutti, le sue impostazioni di default permettono un ottimo utilizzo anche ai meno esperti, senza sacrificare però i più abili, che potranno configurare a fondo le impostazioni di WampServer, potendo operare, per esempio, sui moduli di Apache, sulle estensioni di PHP o interagire con la console di MySQL. WampServer consente di installare quasi tutte le versioni esistenti di Apache, PHP e MySQL in modo da poter riprodurre esattamente le impostazioni del server di produzione. Per aggiungere una nuova versione, scaricate qui e installare. Quindi fare clic sul menu WampServer e attivare la release che si desidera utilizzare.
Per non rischiare un danno irrimediabile lavorando direttamente online, è opportuno fare queste prove in locale, usando un programma come WampServer. Dopo aver scaricato il file da questa pagina, per l'installazione è sufficiente fare doppio clic sul file scaricato e seguire le istruzioni. Tutto è automatico. Il pacchetto WampServer viene consegnato con le ultime versioni di Apache, MySQL e PHP. Una volta che WampServer è installato, è possibile aggiungere altri rilasci scaricandoli da questo sito. Quando si installa WampServer, una directory "www" viene creata (generalmente c: \ wamp \ www). Create una directory all'interno del vostro progetto e mettete in essa i vostri file PHP. Clicca sul link "localhost" nel menù WampServer o aprite il browser all'indirizzo http://localhost. WampServer possiede molte funzionalità complete e facili da usare. Con un clic sinistro sull'icona, WampServer è in grado di:
- Gestire i servizi Apache e MySQL
- Interruttore on / offline (dare accesso a tutti o solo localhost)
- Installare e passare settaggi per le versioni Apache, MySQL e PHP
- Gestire le impostazioni server
- Accedere ai registri
- Accedere ai file delle impostazioni
- Creare alias
Essi appariranno nel menu WampServer e sarete in grado di settarli con un semplice click. Ogni release di Apache, MySQL e PHP ha le proprie impostazioni e i propri file (dati per MySQL). WampServer ha anche un trayicon per gestire il server e le relative impostazioni. WampServer è adatto a tutti, le sue impostazioni di default permettono un ottimo utilizzo anche ai meno esperti, senza sacrificare però i più abili, che potranno configurare a fondo le impostazioni di WampServer, potendo operare, per esempio, sui moduli di Apache, sulle estensioni di PHP o interagire con la console di MySQL. WampServer consente di installare quasi tutte le versioni esistenti di Apache, PHP e MySQL in modo da poter riprodurre esattamente le impostazioni del server di produzione. Per aggiungere una nuova versione, scaricate qui e installare. Quindi fare clic sul menu WampServer e attivare la release che si desidera utilizzare.
Attacco SQL injection al sito web della 'Royal Navy'
Il sito internet della Royal Navy britannica è stato momentaneamente chiuso dopo che alcuni hacker hanno effettuato un accesso non autorizzato. In un comunicato pubblicato oggi sull'home page si spiega che il sito è stato chiuso per la necessaria "manutenzione". La marina militare britannica ha fatto sapere che il sito è stato manomesso nel weekend ma non ha subito danni. Un hacker rumeno, che si è identificato come Tinkode, ha rivendicato un accesso al sito sensibile. In un nuovo post sul suo blog, TinKode ha affermato di aver compromesso il sito www.royalnavy.mod.uk il 5 novembre alle 22:55.
Il fuso orario non è specificato. L'hacker afferma che il vettore di attacco è di tipo SQL injection, ma fortunatamente, non sono state pubblicate le URL vulnerabili. Lo fa, però, il collegamento a un file presente in pastebin.com, che contiene informazioni riservate raccolte dal server del database della Royal Navy Web. Ciò include una copia del file / etc / passwd, una lista di database MySQL, così come alcune tabelle.
Per il database "globalops", che si assume alla corrispondenza "Global Operations", sezione del sito, TinKode elenca il contenuto della tabella "admin_users". Questo include gli account amministrativi e gli hash corrispondenti alle loro password. L'hacker ha anche decifrato l'hash della password per l'utente chiamato "admin", che ha inserito nel testo. Basti dire che è ridicolmente semplice e in nessun modo adeguato ad un sito militare. Inoltre, ha anche pubblicato i nomi utente e password con hash per il sito di "Jack Speak" tratto dal blog, che sembra essere in esecuzione WordPress. Softpedia ha allertato il team del Royal Navy Web, ma non hanno ancora ricevuto una risposta. Nel frattempo, il sito rimane in linea.
SQL injection è un tipo di vulnerabilità, che deriva da una mancata corretta sterilizzazione dell'input dell'utente. Esso consente agli aggressori di eseguire query di database canaglia, manipolando l'URL vulnerabili. TinKode ha comunicato precedentemente vulnerabilità analoghe su siti della NASA e US Army. Alla fine di ottobre ha annunciato compromissioni sui siti web appartenenti all'Esercito MI 470a brigata statunitense, l'US Army Affari Civili e il Psychological Operations Command e il National Weather Service.
Windows Azure pronto al debutto, nuova piattaforma Microsoft per il cloud
Con l'arrivo dell'anno nuovo la piattaforma di Microsoft per il cloud computing, Windows Azure, uscirà dall'attuale fase di testing ed entrerà a far parte delle sue offerte commerciali. Nel corso del mese di Gennaio il servizio rimarrà gratuito, come lo è l'attuale Community Technology Preview (CTP), ma a partire dal primo di Febbraio Microsoft comincerà ad applicare le tariffe annunciate lo scorso Luglio.
Non bisogna pensare a Windows Azure come un semplice servizio che si aggiunge al portfolio Microsoft, Azure ha intenzione di divenire una piattaforma solida per aiutare Microsoft anche a distribuire i propri prodotti, non più con cd e licenze, ma via web, con semplici download. Windows Azure ha un proprio sistema operativo, delle versioni modificate di software come SQL Server 2008 e la possibilità di supportare non solo applicazioni sviluppate sulle classiche piattaforme Microsoft, come .NET, ma anche su Ruby, PHP o Java.
Per creare applicazioni con il popolare linguaggio Php e sfruttare i servizi di Windows Azure, RealDolmen ha sviluppato PhpAzure. Non si tratta di un nuovo linguaggio o di una nuova implementazione di Php ma di un ambiente che consente ai programmatori di accedere alle risorse della piattaforma cloud di Microsoft. Non sono pochi, tuttavia, quelli che vedono in PhpAzure un tentativo da pare di Microsoft di appropriarsi del linguaggio Php "infarcendolo" di estensioni proprietarie per accedere alle tecnologie sviluppate a Redmond.
Microsoft sostiene invece di aver fatto un ulteriore passo nell'interoperabilità tra tecnologia proprietarie e tecnologie open source, e in particolare nel favorire il matrimonio tra Windows e Php. I componenti principali della piattaforma di servizi Azure includono:
• Windows Azure per la gestione dei servizi in hosting, e la disponibilità di servizi di accesso a storage scalabile, a capacità computazionale ed a networking;
• Microsoft SQL Services per abilitare l’accesso a funzionalità di database repository e reporting;
• Microsoft .NET Services per l’utilizzo di servizi presenti in “concepts” inclusi nel.NET Frameworks quali il workflow e l’identity access (controllo dei processi e controllo degli accessi);
• Live Services per consentire agli utenti di archiviare, condividere e sincronizzare documenti, foto, file e dati in modo coerente sui propri PC, cellulari, applicazioni e siti web;
• Microsoft SharePoint e Dynamics CRM Services per l’accesso a contenuti aziendali in ambienti di “collaboration” e la disponibilità di estensione di soluzioni CRM in modalità “cloud based”.
Tra le prime aziende che introduranno Windows Azure nel proprio processo produttivo ci sarà Automattic, creatrice della famosa piattaforma di blogging Wordpress, la quale affiancherà Azure a strumenti open source come Apache e MySQL. Inoltre tra i primi content provider che permetteranno ai clienti di Azure di accedere ai loro contenuti pubblici, vi saranno NASA, Associated Press, InfoUSA e National Geographic. A questo indirizzo è possibile trovare un video introduttivo a Windows Azure.
L’infrastruttura di Facebook ed i suoi costi per storage e gestione dati
Trascorrendo ore ed ore su Facebook ed utilizzando le sue applicazioni, potrebbe essere interessante conoscere il funzionamento della sua infrastruttura, che si colloca tra le più complesse nel panorama dei servizi internet. Facebook è il primo social network in termini di traffico e cresce di circa 670.000 nuovi utenti al giorno. Secondo le statistiche, la maggior parte degli utenti carica molte foto e video, richiedendo a Facebook un discreto sforzo per lo storage e la gestione dei dati informatici.
Facebook spende almeno dai 20 ai 25 milioni di dollari all’anno per i propri data center, secondo un’analisi fatta sui dati relativi alle infrastrutture aziendali, questa la ragione per cui è sempre alla ricerca di nuovi finanziatori e per la quale una miglioria della piattaforma e dei consumi è sempre il primo obiettivo di un simile colosso. C'è anche il costo di energia elettrica per alimentare i server, che non è incluso nel contratto di locazione dei data center.
Nel 2008 la compagnia spendeva 1 milione di dollari al mese in energia elettrica per i propri data center e circa 500.000 dollari mensili in banda. Imponente la capacità richiesta, si parla di 6.8 megawatts di potenza, un parametro chiaro del numero di server che la società intende collocare, oltre ad una possibile stima del traffico che dovrà supportare questa crescita.
Attualmente Facebook ha un data center in Virginia ed in California, gestiti da Switch Data (SDXC), due datacenter nella Silicon Valley ed uno a Santa Clara, gestiti da Terremark Worldwide (TMRK) e sta espandendo la sua infrastruttura in modo aggressivo, affittando spazio presso i datacenter DuPont Fabros Technology in Virginia e Digital Realty Trust in California.
La compagnia infatti ha già preordinato un nuovo spazio addizionale di 33.000 metri quadrati all'interno del data center di DuPont Fabros Technology in Ashburn, struttura conosciuta come "ACC5" che verrà completata nel 2011. Secondo quanto stima Datacenterknowledge, l'accordo dovrebbe aggirarsi intorno ai 125, 130 milioni di dollari. Le cifre sono alte, ma siamo lontani rispetto a quanto speso da giganti come Microsoft o Google.
I server utilizzati sono x86 e Intel ® Xeon ® 5400 4-core ed il software utilizzato è opensource. Il livello più alto, quello web, è costituito da applicazioni scritte in Php. Il cuore del sistema invece è scritto in C++, Java, Python e Ruby. Il popolare database opensource riesce a lavorare con 40 TB di dati. Con oltre 300 milioni di utenti in tutto il mondo, è evidente che Facebook non potrà concentrarsi però solamente sul mercato USA dei data center, attualmente la compagnia ha delle banche dati in Europa gestiti da Telecity, ma si tratta di spazi ridotti rispetto a quelli americani.
Il vero problema per il portale risiede nello storage, ad oggi infatti la compagnia aggiunge più di 850 milioni di foto e 7 milioni di video al proprio archivio dati ogni mese, una cifra che richiede un'altissima scalabilità del sistema e un impegno senza sosta per i 300 ingegneri di Facebook, il che significa che ogni tecnico ha in sostanza la responsabilità di un milione di utenti.
Dato le richieste ricevute sono 15 milioni al secondo, una delle strategie chiave che ha permesso a Facebook di sostenere la sua rapida crescita è, oltre all'espansione costante dei data center e l'acquisto di server, per i quali sono stati spesi 100 milioni di dollari solo nel corso del 2009, l'utilizzo della tecnologia Memcached, impiegata per accelerare il funzionamento delle applicazioni web dinamiche e alleviare il carico dei dei database.
Il memcache permette di rispondere in tempi rapidissmi al 95% delle richieste. Solo le rimanenti 500000 vengono inoltrate ai database server (MySql) veri e propri. Se è vero che la compagnia sta lavorando ardentemente anche sullo sviluppo della sua piattaforma e sulla miglioria delle performance, è anche vero che è difficile immaginare quanti siano adesso i 10.000 servers (1800 erano gli MySQL Servers), dei quali si parlava oramai un anno fa [video aggiornato].
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