Aruba S.p.A., leader nei servizi di data center, cloud, web hosting, e-mail, PEC e registrazione domini, presenta il nuovo servizio di Hosting WordPress Gestito che consente di creare blog e siti con contenuti a cui potersi dedicare a tempo pieno, dato che la configurazione dell’ambiente, gli aggiornamenti di WordPress, la sicurezza, le prestazioni ed il supporto specialistico avanzato vengono gestiti da Aruba. Affiancandosi all’offerta Hosting con WordPress preinstallato – soluzione che offre uno spazio web con il CMS pronto per l’uso - il nuovo Hosting WordPress Gestito è stato sviluppato per supportare i clienti meno avvezzi a quegli step di configurazione e aggiornamento dei plugin.
La conoscenza aiuta a rendere liberi e dunque è importante approfondire i diversi aspetti tecnologici, scientifici, culturali e sociali.
Visualizzazione post con etichetta Apartheid. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Apartheid. Mostra tutti i post
Aruba: offre servizio di Hosting WordPress Gestito, per zero pensieri
Aruba S.p.A., leader nei servizi di data center, cloud, web hosting, e-mail, PEC e registrazione domini, presenta il nuovo servizio di Hosting WordPress Gestito che consente di creare blog e siti con contenuti a cui potersi dedicare a tempo pieno, dato che la configurazione dell’ambiente, gli aggiornamenti di WordPress, la sicurezza, le prestazioni ed il supporto specialistico avanzato vengono gestiti da Aruba. Affiancandosi all’offerta Hosting con WordPress preinstallato – soluzione che offre uno spazio web con il CMS pronto per l’uso - il nuovo Hosting WordPress Gestito è stato sviluppato per supportare i clienti meno avvezzi a quegli step di configurazione e aggiornamento dei plugin.
Doodle Google animato festeggia 96° compleanno di Nelson Mandela
Google dedica oggi il suo doodle animato a Nelson Mandela per il suo compleanno. Il leader sudafricano, scomparso lo scorso dicembre, è nato il 18 luglio del 1918 e oggi avrebbe compiuto 96 anni. Sulla home page del motore di ricerca appare un ritratto dell'ex presidente sudafricano, il primo a essere eletto dopo la fine dell'apartheid, e, cliccando sulla sua immagine, il doodle si anima e scorrono alcune delle sue frasi più famose con immagini di pace che si alternano a paesaggi sudafricani e a persone di diversa razza e colore.
Doodle Google a Miriam Makeba, donna simbolo di lotta all'apartheid
Google Doodle dedicato a Miriam Makeba, conosciuta anche come Mama Afrika, in occasione dell'81esimo anniversario dalla nascita. Il logotipo di oggi ha una forte valenza sociale ed inneggia a un simbolo della lotta all'apartheid. Se si passa il mouse sul disegno si legge: "81° anniversario della nascita di Miriam Makeba", mentre se clicchiamo su otteniamo la relativa chiave di ricerca "Miriam Makeba".
Miriam Makeba, nata a Johannesburg il 4 marzo 1932, è stata una cantante sudafricana di jazz e world music. Sua madre era una sangoma di etnia swazi e suo padre, morto quando lei aveva sei anni, era uno Xhosa. Iniziò a cantare a livello professionale negli anni '50, con il gruppo Manhattan Brothers per poi fondare una propria band, The Skylarks, che univa jazz e musica tradizionale sudafricana.
Il successo di makeba si tradusse con l'esilio imposto dal governo di Pretoria dopo il suo primo tour negli Stati Uniti del '60. Resterà lontana dal suo paese per ben trent'anni, una sofferenza enorme per lei, così legata alla propria terra. Nel 1960 partecipò al documentario anti-apartheid Come Back, Africa e fu invitata al Festival del cinema di Venezia; una volta arrivata in Europa decise di non rimpatriare.
A Londra conobbe Harry Belafonte, che la aiutò a farsi conoscere come artista negli Usa. Qui incise molti dei suoi brani di successo, come Pata Pata, The Click Song e Malaika. Nel 1966 Makeba ricevette il Grammy per la migliore incisione folk per l'album An Evening with Belafonte/Makeba, inciso insieme a Belafonte. Nel 1963 portò la propria testimonianza al comitato contro l'apartheid delle Nazioni Unite.
Il governo sudafricano rispose bandendo i dischi di Miriam Makeba e condannandola all'esilio. Nel 1968 sposò l'attivista per i diritti civili Stokely Carmichael; l'evento generò controversie negli Stati Uniti, e i suoi contratti discografici furono annullati. La Makeba e Carmichael si trasferirono in Guinea, dove divennero amici del presidente Ahmed Sékou Touré e di sua moglie.
La cantante si separò da Carmichael nel 1973. Makeba svolse anche il ruolo di delegata della Guinea presso le Nazioni Unite, vincendo il Premio Dag Hammarskjöld per la Pace nel 1986. Dopo la morte della sua unica figlia Bongi (1985), si trasferì a Bruxelles. Nel 1987 collaborò al tour dell'album Graceland di Paul Simon. Poco tempo dopo pubblicò la propria autobiografia, Makeba: My Story.
Nel 1990 Nelson Mandela la convinse a rientrare in Sudafrica e due anni dopo recitò nel film Sarafina! Il profumo della libertà. Nel 2002 prese parte al documentario Amandla!: A Revolution in Four-Part Harmony. Nel 2001 ricevette la Medaglia Otto Hahn per la Pace e l'anno successivo vinse il Polar Music Prize. Makeba è morta nella notte fra il 9 e il 10 novembre 2008 per un attacco cardiaco a Castel Volturno.
Via: Wikipedia
La cantante si separò da Carmichael nel 1973. Makeba svolse anche il ruolo di delegata della Guinea presso le Nazioni Unite, vincendo il Premio Dag Hammarskjöld per la Pace nel 1986. Dopo la morte della sua unica figlia Bongi (1985), si trasferì a Bruxelles. Nel 1987 collaborò al tour dell'album Graceland di Paul Simon. Poco tempo dopo pubblicò la propria autobiografia, Makeba: My Story.
Nel 1990 Nelson Mandela la convinse a rientrare in Sudafrica e due anni dopo recitò nel film Sarafina! Il profumo della libertà. Nel 2002 prese parte al documentario Amandla!: A Revolution in Four-Part Harmony. Nel 2001 ricevette la Medaglia Otto Hahn per la Pace e l'anno successivo vinse il Polar Music Prize. Makeba è morta nella notte fra il 9 e il 10 novembre 2008 per un attacco cardiaco a Castel Volturno.
Via: Wikipedia
Google contribuisce a disponibilità online archivio di Nelson Mandela
Google annuncia la disponibilità del nuovo archivio digitale Nelson Mandela. La corrispondenza con i familiari, con le persone che hanno lavorato con lui e con gli amici, i diari scritti durante i 27 anni trascorsi in carcere e gli appunti redatti mentre guidava la negoziazione che ha portato alla fine dell'apartheid in Sudafrica. Sono i documenti, oltre 1.900 tra immagini, testi e video, del nuovo archivio digitale Nelson Mandela, da oggi, grazie a un accordo tra Google e il Nelson Mandela Centre of Memory di Johannesburg (NMCM), live sul web e accessibile da tutto il mondo.
Per il "Nelson Mandela Digital Archive Project", nel 2011 Google aveva erogato al Nelson Mandela Centre of Memory 1,25 milioni di dollari, impiegati per preservare e digitalizzare migliaia di documenti d'archivio, fotografie e video relativi a Mandela. Grazie a questo progetto, l'archivio digitale è oggi una realtà. L'archivio include anche le prime foto di Mandela, immagini rare della sua cella a Robben Island, risalenti agli anni '70 e testi mai resi pubblici per il seguito dell'autobiografia 'Lungo cammino verso la libertà'.
''Questa iniziativa digitale - afferma Verne Harris del Nelson Mandela Centre of Memory - ci permetterà di raggiungere tutti coloro che nel mondo sono interessati alle nostre attività, dalle elite ai sudafricani meno fortunati. I visitatori potranno navigare all'interno degli archivi e cercare informazioni e materiali su aspetti e periodi diversi della vita e del lavoro di Nelson Mandela, organizzati in sezioni come: 'Gli inizi', 'Gli anni di prigionia', 'Gli anni della Presidenza', 'Il ritiro dalla vita politica', 'I libri per Mandela', 'I giovani' e 'I miei momenti con una leggenda'''.
''Abiamo lavorato a stretto contatto con l'NMCM - aggiunge Steve Crossan, Director del Cultural Institute di Google - per realizzare un luogo di interazione online dotato di strumenti avanzati e che consentisse agli utenti di esplorare e farsi ispirare dalla storia della vita di Mandela''. La digitalizzazione dei documenti di Nelson Mandela è una nuova iniziativa del Cultural Institute di Google da cui sono nati progetti come i manoscritti del mar Morto, numerose opere d’arte con l’iniziativa Art Project, nonché la digitalizzazione dei materiali sull’Olocausto del centro per la memoria Yad Vashem di Gerusalemme.
Fonte: Google Blog
Via: Adnkronos
Iscriviti a:
Post (Atom)

