Visualizzazione post con etichetta Tribunali. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Tribunali. Mostra tutti i post

Azione legale di Belstaff chiude centinaia di siti web con prodotti falsi


La sentenza statunitense riconosce al brand fashion di lusso più di 42 milioni di dollari di danni. MarkMonitor®, azienda specializzata nella protezione del brand e parte della divisione Intellectual Property & Science di Thomson Reuters, oggi annuncia che uno dei suoi clienti di alto profilo, il brand fashion di lusso Belstaff, ha vinto la battaglia legale in corso contro i contraffattori online. A seguito della causa civile discussa nei tribunali americani, i giudici hanno imposto ai falsari un risarcimento di più di 42 milioni di dollari di danni che farà da precedente per i casi di contraffazione, riportando un numero senza precedenti di siti web illegali, 676 in totale, ceduti a Belstaff.

GdF, operazione Black press review: chiuse 19 edicole online illegali


Nell’ambito di una strategia sistematica di contrasto alla pirateria digitale, l’azione del Comando Unità Speciali della Guardia di Finanza questa volta si è rivolta al fenomeno delle numerose edicole “on line”, allocate su server nazionali ed esteri (tra cui Repubblica Ceca, Russia, Moldavia, Svizzera e Stati Uniti), che consentono a migliaia di utenti del web, illegalmente, sin dalle primissime ore della giornata, di avere la disponibilità, completa e gratuita, di tutti i quotidiani e periodici nazionali ed esteri, senza corrispondere alcun compenso agli editori. 

Privacy: studente austriaco guida maxi class action contro Facebook


In Austria la controversia sulla potenziali violazioni di dati da parte di Facebook sono finite in un tribunale ordinario. Decine di migliaia di persone hanno aderito a un tipo di class action. Per tutti è diventato il paladino della difesa dei dati personali sul web. E ora nella sua sfida alla Silicon Valley lo seguono in 25mila. Max Schrems, un giovane studente in legge austriaco è il promotore di un ricorso collettivo senza precedenti contro Facebook. Sono appunto 25.000 le persone che lo hanno seguito in una class action per denunciare la politica del social network nella conservazione e nell'utilizzo di informazioni personali.

Samsung ha violato brevetti Apple: deve pagare 120 milioni di dollari


Apple batte Samsung, ma è una vittoria amara. Round giudiziario in favore di Apple, nella sfida dei brevetti che vede contrapporsi nelle aule di tribunale l'azienda di Cupertino contro la sudcoreana Samsung. Ma si tratta di un successo dal sapore amaro. Il verdetto della giuria californiana nel secondo processo tra i due colossi riconosce ad Apple 120 milioni di dollari di danni subiti per colpa di Samsung colpevole di aver violato intenzionalmente due brevetti, tra i quali il popolare "slide-to-unlock" (lo scorrimento per sbloccare l'iphone). 

La cifra però è decisamente inferiore ai 2,2 miliardi di dollari reclamati da Cupertino all'avvio del processo e probabilmente non copre neanche le spese legali. Inoltre Apple è ritenuta colpevole di aver violato un brevetto Samsung e dovrà pagare alla società sud coreana 158.000 dollari. Il verdetto della giuria, che riconosce ambedue le società colpevoli, apre ora la strada alla richiesta, sia da parte di Apple sia da parte di Samsung, di bloccare le vendite della concorrente per i prodotti che utilizzano i brevetti infranti.

Ma secondo diversi analisti il segnale più importante che emerge dalla sentenza è che i brevetti su componenti piccoli dell'interfaccia non giustificano richieste per danni giganteschi. Apple aveva lanciato la campagna legale anni fa con l'aspirazione di rallentare l'ascesa di Samsung. Ma finora i risultati ottenuti in tribunale non l'hanno certo avvicinata al'obiettivo sperato. A differenza dei precedenti scontri legali, quest'ultimo è stato caratterizzato dalla presenza di Google, almeno indirettamente.


Nel presentare il proprio caso, Samsung ha evidenziato che Google ha sviluppato in modo indipendente molte delle caratteristiche software al centro del caso. E quindi Apple se la sarebbe dovuta prendere con Google. Resta la questione legata alla funzione di auto-completamento. Apple e Samsung si contendono da anni il mercato degli smartphone e quello appena concluso è il secondo processo che vede opposti i due colossi tecnologici, dopo quello del 2012 nel quale erano stati riconosciuti 930 milioni di dollari di danni ad Apple. 

"Anche se questo verdetto è grande per gli standard normali, è difficile vedere questo risultato come una vittoria per Apple. Tale importo è inferiore al 10 per cento dell'importo che Apple ha chiesto e probabilmente non supera ciò che Apple ha speso nella vicenda giudiziaria", ha detto il professore di diritto Brian Love, della Santa Cara University. "Apple ha lanciato la campagna legale anni fa con l'aspirazione di rallentare l'ascesa di Samsung. Finora ha fallito e con questo caso non si avvicina al risultato sperato".

Il verdetto della giuria è arrivato dopo tre giorni di deliberazioni. Niente di fatto per quanto riguarda la ricerca vocale e un'altra per la sincronizzazione dei dati. Il risarcimento dovuto da Apple a Samsung è invece legato una tecnologia di trasmissione video per le chiamate. Apple sta cercando di vietare la vendita di alcuni telefoni Samsung, tra cui il Galaxy S III, e ha chiesto poco più di 2 miliardi di dollari di danni. A marzo scorso il giudice Lucy Koh aveva negato la richiesta di Apple di ritirare i dispositivi Samsung negli Stati Uniti.




Fonte: TMNews
Via: BBC

Brevetti: negata richiesta Apple di ritirare dispositivi Samsung in Usa


Il giudice distrettuale, Lucy Koh, respinge la richiesta di Apple di mettere al bando più di 20 smartphone e tablet Samsung, oggetto dello scontro legale del 2012. Una battuta d'arresto chiave per Apple, nella sua battaglia di brevetti. Il giudice Koh ha stabilito che Samsung pagherà ad Apple 930 milioni di dollari ma ha vietato il bando dei suoi prodotti, che ormai sono fuori dal mercato. La sentenza arriva a poche settimane dall'avvio del nuovo processo che vede scontrarsi i due colossi, e che si aprirà il prossimo 31 marzo.

Questa volta l'oggetto del contendere sono i brevetti usati sui dispositivi Samsung più nuovi, incluso lo smartphone Galaxy S III. Anche se è ormai "vecchio" di due generazioni, il dispositivo è ancora offerto da molte compagnie telefoniche. Gli analisti ritengono che se Samsung fosse riconosciuta colpevole nel nuovo processo, il giudice potrebbe infliggerle il pagamento di danni ancora maggiori rispetto ai precedenti in quanto i prodotti, oltre a essere più nuovi, hanno avuto successo in termini di vendite. 

Samsung annuncia che presenterà ricorso contro la conferma dei 930 milioni di dollari che deve pagare ad Apple. L'appello si baserà sul fatto che la cifra è ricavata sulla base "di metodi di calcolo sbagliati". In novembre una giuria federale ha ordinato a Samsung di pagare 290 milioni di dollari in danni per aver infranto alcuni brevetti Apple. Una cifra che si andava ad aggiungere ai 640 milioni di dollari che non erano oggetto dello scontro legale davanti alla giuria, e che erano stati precedentemente imposti a Samsung. 

In dicembre Apple aveva chiesto il bando dei prodotti Samsung che infrangevano tre suoi brevetti che riguardano alcune funzioni touch screen, mettendo in evidenza che i danni economici che le erano stati riconosciuti non erano un rimedio adeguato. La corte d'appello aveva ordinato al tribunale distrettuale di riconsiderare la richiesta di Apple e il tribunale ha ascoltato le argomentazioni di Apple lo scorso 30 gennaio. Dopo il riesame delle prove, il giudice Koh ha nuovamente negato la richiesta formulata da Apple. 

"La Corte conclude che Apple semplicemente non ha soddisfatto l'onere della prova per giustificare un provvedimento", ha scritto. "Per convincere la Corte ad accordare ad Apple una tale straordinaria ingiunzione - al bando dispositivi complessi a causa di tre caratteristiche del software touchscreen - Apple ha l'onere di dimostrare che queste tre funzioni del software touchscreen orientano la domanda dei consumatori verso i prodotti di Samsung. Apple non ha soddisfatto questo peso", ha aggiunto.

Carte credito clonate, sgominata banda internazionale degli skimmer


La Polizia postale di Perugia ha stroncato un giro di carte di credito clonate, smantellando un'organizzazione criminale internazionale. Era andato al bancomat per fare un prelievo e si è accorto che c'era uno skimmer, l'apparecchio utilizzato dai criminali per sottrarre i codici di sicurezza delle carte elettroniche. L'uomo era un agente della polizia postale di Perugia e dopo aver denunciato la cosa ai suoi superiori è subito scattato l'appostamento, che ha portato all'arresto in flagranza di tre romeni. 

I criminali sono stati bloccati proprio mentre cercavano di rimuovere l'apparecchio elettronico da uno sportello bancomat di Poste Italiane, a Santa Maria degli Angeli, una frazione del comune di Assisi, in provincia di Perugia. L'episodio risale al settembre 2012 ed è stato l'inizio dell'operazione "Medusa", che ha portato gli agenti del Compartimento polizia postale e delle comunicazioni del capoluogo umbro a fare luce su un'organizzazione criminale di matrice romena, arrivando a indagare 22 persone, per le quali il Tribunale ha emesso altrettante ordinanze di custodia cautelare in carcere. 

Nove appartenenti al gruppo sono stati arrestati, mentre un'ordinanza è stata notificata nel carcere di Frosinone. Altre quattro sono state comunicate a persone detenute all'estero, e per la precisione due in Romania e altrettanti in Danimarca. Sono tuttora ricercati sul territorio romeno gli altri otto membri della banda. Per tutti l'accusa è di associazione per delinquere, finalizzata all'installazione di apparecchiature atte a catturare i codici delle carte di credito/debito e alla successiva falsificazione delle carte stesse. 

L'indagine - spiega una nota della Polizia di Stato - si è svolta tramite l'analisi di tabulati telefonici, intercettazioni telefoniche, messaggistica istantanea e caselle di posta elettronica. Alla fine gli specialisti della postale hanno individuato l'attività della banda che installava gli skimmer in numerosi sportelli bancomat di vari istituti di credito in Piemonte, Lombardia, Veneto, Emilia Romagna, Umbria, Marche, Lazio, Puglia e Calabria. 

I criminali, capeggiati da uno dei romeni detenuto in Danimarca, erano organizzati in quattro sottogruppi, in base alle aree di azione: Torino, Milano, Ravenna e il gruppo di Roma, che in realtà agiva a Latina e Frosinone. Gli investigatori hanno attribuito all'organizzazione più di 50 attacchi ai bancomat, ma potrebbero essere molti di più. È stato accertato che l'organizzazione ha fatto prelievi illeciti per almeno 150mila euro, ma il danno complessivo derivante dall'interruzione del servizio e dal danneggiamento degli sportelli bancomat è stato quantificato in circa 500mila euro. 

Gli arresti sono stati eseguiti in Lombardia, Lazio, Piemonte, Emilia Romagna e nelle Marche in collaborazione con i Compartimenti della polizia postale presenti in queste regioni. Per alcuni degli indagati si è dovuto ricorrere all'Interpol per localizzarli ed arrestarli in Romania e Danimarca. L'importante risultato investigativo si è raggiunto anche grazie alla collaborazione con la struttura di tutela aziendale di Poste Italiane. Postamat è il nome del circuito domestico di prelievo e pagamento gestito da Poste italiane. 

Prosciugavano carte prepagate Lottomatica, presa banda di truffatori


Il Compartimento di Polizia Postale e delle Comunicazioni di Roma, nell’ambito della costante attività di contrasto ai reati relativi al commercio elettronico, hanno tratto in arresto due uomini, di 52 e 61 anni, e denunciato in stato di libertà un 49enne, poiché responsabili di far parte di un’organizzazione finalizzata alle truffe in danno di esercenti di punti vendita “Lottomatica”. E' di 120 il numero complessivo delle truffe che, a partire dallo scorso maggio, sono state portate a termine dai tre uomini.

In particolare, i predetti, dopo aver fatto attivare carte di credito prepagate LottomatiCard ad indigenti, previo un compenso compreso tra i 100 ed i 200 euro, contattavano telefonicamente i titolari dei punti vendita Lottomatica dislocati sul territorio nazionale, e presentandosi come operatori tecnici della Società Lottomatica, convincevano a ricaricare dette carte di credito con somme che andavano dai 500 ai 1000 euro per volta, asserendo che tale attività era necessaria ad effettuare una prova tecnica sul sistema, e rassicurandoli che le somme in questione sarebbero state restituite all’esercente al termine delle prove sugli apparati. 

In realtà, il gruppo si impossessava delle somme di che trattasi tramite ripetuti prelievi bancomat. L’ultimo “colpo” del gruppo di truffatori è stato quello ai danni del titolare del punto vendita Lottomatica di Altavilla Silentina (SA). Dopo aver fatto attivare una carta di credito prepagata LottomatiCard dal prestanome di turno, i tre hanno convinto il gestore a ricaricare la carta con la somma di 950,40 euro, con la solita promessa di restituzione a prove tecniche avvenute. 

In realtà, anche in questo caso il gruppo di truffatori si è impossessati della somma parziale di 500,00 euro tramite prelievi bancomat. All’atto di prelevare la rimanente parte del denaro illecitamente versato sulla carta di credito, i tre sono stati però intercettati dagli Agenti di questo Compartimento e tratti in arresto. I reati contestati sono quelli di cui agli articoli 110 e 640 codice penale, nonchè articolo 55 comma 9 del decreto legislativo 231 del 2007. 

Si è accertato che il Bosco, ritenuto la “mente” del gruppo, ha in passato svolto l’attività di riparatore degli apparati “POS” (Point of Sale), cioè dei terminali che consentono i pagamenti con carte di debito e credito; il che spiega la notevole conoscenza tecnica di tali mezzi elettronici di pagamento. Il numero complessivo delle truffe è di 120 episodi, portati a termine a partire dal mese di maggio 2013, per un complessivo giro d’affari di circa 270.000 euro. 

Le indagini, attivate nello scorso mese di luglio, condotte in stretta collaborazione con l’Ufficio Sicurezza CartaLis della Società “Lottomatica”, e coordinate dal Sostituto Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Roma, proseguono per identificare e denunciare all’Autorità giudiziaria competente tutti gli intestatari delle carte di credito attivate, e risalire a tutte le vittime della truffa. La Lottomaticard permette di effettuare pagamenti in Italia o all'estero, sul circuito Visa Electron, e di usufruire dei giochi e servizi di Lottomatica.

Kaspersky Lab vince la controversia legale contro Patent Troll Lodsys


Kaspersky Lab annuncia la vittoria legale nella causa avviata da Lodsys, azienda con sede in Texas che opera come Patent Assertion Entity, più comunemente conosciuta come un’entità non praticante o “patent troll” e nota per l’avvio di una serie di cause per violazione dei brevetti contro alcune aziende. Kaspersky Lab, insieme ad altre 54 aziende compresa Atari, Symantec ed Estee Lauder, è stata citata in giudizio da Lodsys. Delle 55 aziende citate in giudizio, solo Kaspersky Lab non ha raggiunto un accordo extragiudiziale con Lodsys, ma ha deciso di procedere in giudizio. 

Il 30 settembre, sette giorni prima di iniziare la causa, Lodsys ha ritirato le proprie affermazioni anzichè presentarsi davanti alla corte e la sua causa è stata respinta con pregiudizio. Kaspersky Lab non ha pagato nessuna somma di denaro a Lodsys e non ha aderito a nessun tipo di accordo. “La nostra posizione è ferma. Nessuna concessione ai truffatori informatici. Invitiamo tutte le altre aziende IT a continuare a lottare e non cedere. Solo così sarà possibile liberarci una volta per tutte di questi parassiti dei brevetti”, ha dichiarato Eugene Kaspersky, CEO e presidente di Kaspersky Lab. 

Nel maggio del 2012, Lodsys ha presentato una un’azione legale per violazione di brevetti contro 55 aziende negli Stati Uniti. Lodsys ha dichiarato che in ogni azienda aveva violato uno o più di quattro brevetti, che avevano l’obiettivo di raccogliere le percezioni degli utenti su un determinato prodotto, compresi gli acquisti e gli aggiornamenti tramite le applicazioni del computer. 51 di queste aziende ha siglato accordi per risolvere il caso in via extragiudiziale. Le altre, che inizialmente erano determinate a combattere in tribunale, si sono invece ritirate 10 giorni prima che iniziassero le udienze finali. 

L’unica azienda che ha deciso di far valere i propri diritti è stata Kaspersky Lab. Il 30 settembre 2013, la corte ha approvato la petizione di Lodsys di ritirare la propria richiesta e la sua causa è stata respinta con pregiudizio. Kaspersky Lab sostiene di non aver violato nessuno dei brevetti Lodsys e che le loro rivendicazioni non sono valide. Più di 400 aziende, tra cui Oracle e altri sviluppatori di applicazioni, hanno firmato accordi di licenza con Lodsys prima che venisse avviata questa causa. Grazie a questi accordi, Lodsys guadagna ogni volta che queste aziende utilizzano tecnologie presumibilmente brevettate. 

Lodsys è attualmente coinvolta in una serie di cause legali ancora in corso. Il business dei Patent Troll si è sviluppato su larga scala in tutto il mondo ed è stato riconosciuto come un ostacolo all'innovazione, allo sviluppo e all'implementazione. Piuttosto che sostenere il costo e il tempo necessario alla gestione di una causa legale, la maggior parte delle aziende preferiscono pagare i patent troll. L'esempio di Kaspersky Lab dimostra che queste azioni legali possono essere affrontate con successo e che non bisogna in nessun modo assecondare i troll. 

“Il processo è stato molto difficile da gestire, per diverse ragioni: primo, i vari imputati avevano diverse opinioni e quindi non è stato facile coordinare il caso; secondo, i patent troll sono un concetto molto astratto e la prima battaglia da vincere riguarda i termini contrattuali”, ha dichiarato Nadia Kashchenko, Chief Intellectual Property Counsel di Kaspersky Lab, Patent Attorney. “In Texas, dove è stata presentata la causa, tutto procede molto velocemente e abbiamo avuto poco tempo per prepararci, per fare un'analisi approfondita e preparare le argomentazioni da sottoporre alla corte”. 

Questa non è la prima causa vinta da Kaspersky Lab contro un patent troll. Lo scorso anno alcuni Troll, IPAT (Information Protection and Authentication of Texas), hanno rinunciato alla causa senza ottenere nulla da Kaspersky Lab, a seguito di una decisione a favore di quest’ultimo da parte della Corte Distrettuale degli Stati Uniti per il Distretto Orientale del Texas. Per ulteriori informazioni, leggere il post di Eugene Kaspersky. E’ inoltre disponibile il blogpost di Nadezhda Kashchenko.

Fonte: Kaspersky

Pedofilia: adescava minori e li faceva spogliare in webcam, arrestato


Adescava minorenni online e, dopo avere guadagnato la loro fiducia, gli chiedeva di mostrarsi nudi in webcam registrando foto e video. Con quest'accusa gli agenti della Sezione di polizia postale dell'Aquila, a conclusioni di laboriose indagini di polizia giudiziaria dirette dal sostituto procuratore della Repubblica dell'Aquila, Roberta D'Avolio, hanno arrestato un 40enne di Avezzano (L'Aquila) senza un lavoro stabile. 

I reati contestati vanno dalla divulgazione e condivisione in internet, attraverso programmi di "file sharing", di file contenenti materiale pedopornografico realizzato mediante lo sfruttamento di minori, alla detenzione di ingente quantitativo di materiale della stessa natura, all'adescamento on line di minori attraverso la creazione di apposite "identità digitali". 

In particolare gli adescamenti avvenivano con falsi account su sistemi di messaggistica istantanea, facendosi passare a volte per un ragazzo, altre volte per una ragazza, secondo il sesso dell'interlocutore. L'uomo utilizzava la cosiddetta tecnica del "grooming", ovvero instaurava con le vittime un rapporto di amicizia e di confidenza. 

L'arrestato è accusato di aver realizzato una raccolta di oltre 82mila files, tra immagini e video pedopornografici, tutti custoditi in hard disk criptati e protetti da password, alcuni dei quali diffusi in rete. Il quarantenne era solito anche redigere delle note di testo con l'elenco dei minori contattati e da contattare. Le indagini nei confronti dell'uomo, già denunciato nel 2003 per fatti analoghi dalla Polpost di Udine, hanno preso il via alla fine del 2011. 

La perquisizione eseguita dalla Polizia Postale dell'Aquila nell'abitazione dell'arrestato ha fornito importanti elementi di riscontro alle ipotesi accusatorie, tuttora al vaglio degli inquirenti. L'ordinanza di custodia cautelare in carcere è state emessa dal gip del Tribunale dell'Aquila, Marco Billi, su richiesta del sostituto procuratore Roberta D'Avolio. Al momento l'uomo si trova rinchiuso nella casa circondariale di Avezzano in attesa dell'interrogatorio di garanzia che si svolgerà al massimo entro cinque giorni.

Via: AGI

Sky e Microsoft raggiungono accordo su disputa su marchio SkyDrive


Un tribunale britannico ha recentemente stabilito che il nome SkyDrive di Microsoft ha violato un marchio di proprietà di British Sky Broadcasting Group (BSkyB), e il produttore di software ha deciso di cambiare il nome del suo servizio cloud-based in tutto il mondo come risultato. BSkyB ha rilevato che Microsoft non impugnerà la sentenza del tribunale e che la società permetterà a Microsoft di continuare ad utilizzare il marchio "per un periodo di tempo ragionevole per consentire una transizione ordinata verso un nuovo marchio".

L'accordo comprende termini finanziari e altro, ma né BSkyB né Microsoft hanno divulgato i dettagli dato che l'accordo è confidenziale. Di seguito il comunicato ufficiale di Microsoft. British Sky Broadcasting Group plc ("Sky") e Microsoft Corporation ("Microsoft") hanno annunciato il raggiungimento di un accordo rispetto al procedimento di violazione del marchio nell'Unione Europea presentata da Sky nei confronti di Microsoft presso il tribunale inglese. 

L'accordo riflette il desiderio di entrambe le aziende di concentrarsi su progetti condivisi a vantaggio dei rispettivi clienti. A giugno il giudice della Corte Suprema, Justice Asplin, ha ritenuto che l'uso del nome SkyDrive da parte di Microsoft violava i diritti di Sky relativi al marchio "Sky". L'accordo prevede che Microsoft rinuncerà a ricorrere in appello e che Sky consentirà a Microsoft di utilizzare il nome SkyDrive per un periodo di tempo ragionevole per consentire un'agevole transizione a un nuovo marchio. 

L'accordo contiene anche termini finanziari e di altra natura, i cui dettagli sono riservati. "Siamo lieti di aver raggiunto un accordo dopo che Microsoft ha accettato di non ricorrere in appello contro la sentenza relativa all’uso del marchio per il suo servizio SkyDrive", ha commentato Sky. "Continueremo a essere molto attenti a proteggere il marchio Sky e a porre in essere le azioni necessarie contro quelle aziende che tenteranno di utilizzarlo senza il nostro consenso". 

Microsoft ha commentato: "Siamo lieti di aver raggiunto un accordo sulla questione del marchio e continueremo a offrire l'eccezionale servizio che centinaia di milioni di clienti si aspettano da noi, dando loro il sistema ideale per avere i propri file sempre con sé". La controversia - iniziata due anni fa – ha visto partecipare la multinazionale Sky come parte accusatoria ai danni di Microsoft. L'azienda di Redmond procederà dunque al rebranding (ossia al cambio di nome) del servizio in territorio Europeo.

Via: Microsoft

Datagate, Nsa pagò aziende internet coinvolte nel programma Prism


L'ombra del Datagate si allunga sulla Silicon Valley. La National Security Agency (Nsa) ha pagato milioni di dollari ai principali Internet provider coinvolti nel programma di sorveglianza Prism. Lo rivela il quotidiano britannico Guardian, che cita materiale top secret del quale e' entrato in possesso. Il Guardian sottolinea come Facebook e gli altri colossi tecnologici venissero pagati con il denaro dei contribuenti americani.

Wikileaks: Bradley Manning evita ergastolo, rischia 130 anni carcere


Il soldato Bradley Manning non è colpevole di avere "aiutato il nemico", per questo eviterà l'ergastolo. Sono queste le prime informazioni che emergono dal tribunale militare di Fort Meade, in Maryland, dove si è svolto lo storico processo del 25enne che ha trasmesso a WikiLeaks informazioni segrete sulle missioni militari americane in Iraq e Afghanistan, tra cui migliaia di cablogrammi della diplomazia statunitense. Manning è invece stato dichiarato colpevole di altri reati, tra cui aver fatto il download di materiale segreto e di averlo reso pubblico.

Attacco hacker di Anonymous ai siti del Tribunale di Milano e del Dap


Il sito Internet del Tribunale di Milano (www.tribunale.milano.it) è stato attaccato stamani (qui la copia cache), ultimo giorno del carnevale ambrosiano, da hacker che hanno sostituito la homepage con un'immagine della maschera del film "V per Vendetta" su sfondo bianco-rosso-verde, simbolo usato in passato da attivisti del gruppo 'Anonymous'. All'immagine è sovrapposto un proclama che rivendica l'azione con la sigla "LndTm 2013 - Italian Crew".

Video choc con disabile vessato, assolti in appello tre manager Google


I giudici della prima sezione della Corte d'Appello di Milano hanno assolto i tre manager di Google, condannati in primo grado a sei mesi con pena sospesa, per violazione della privacy. Al centro del processo la pubblicazione nel 2006 di un video nel quale veniva filmato un ragazzo disabile mentre veniva vessato da alcuni compagni di scuola. Assoluzione "perchè il fatto non sussiste" è il verdetto. 

I giudici hanno confermato la sentenza per un quarto imputato (l'assoluzione che era già arrivata in primo grado, ndr), che rispondeva solo di diffamazione (caduta anche l'accusa di diffamazione per gli altri tre manager). 'Storica' la sentenza di primo grado emessa nel febbraio 2010: si trattava del primo processo a livello internazionale per pubblicazione di contenuti sul web che vedeva tra gli imputati dei responsabili di un provider internet

Le motivazioni saranno pubblicate tra sessanta giorni. "Assoluta soddisfazione, ma nessuna sorpresa: onestamente la condanna si basava sul nulla" ha detto Giulia Bongiorno, una dei legali del processo Google. La sentenza è "una giusta conseguenza. I controlli ci sono, ma non competono a Google" conclude l'avvocato. 

"Siamo molto felici che la decisione di primo grado non sia stata confermata e che la Corte d'Appello abbia riconosciuto l'innocenza dei nostri colleghi - ha detto Giorgia Abeltino, policy manager di Google in Italia -. Anche in questo frangente, il nostro pensiero va al ragazzo e alla sua famiglia, che in questi anni hanno dovuto sopportare momenti difficili".

Al responsabile progetto Google Video per l'Europa Arvind Desikan, già prosciolto in primo grado, oggi si sono quindi aggiunti David Drummond (ex presidente del cda e legale di Google Italy), George Reyes (ex membro del cda di Google Italy, ora in pensione) e Peter Fleischer (responsabile policy sulla privacy per l'Europa di Google). 

Le indagini che avevano condotto al processo erano scattate con la denuncia presentata dal padre del ragazzo disabile e dall'associazione Vividown. Il video, girato con un videofonino tra la fine di maggio e l'inizio di giugno del 2006 da quattro studenti minorenni di un istituto torinese, era stato caricato su Google Video nel settembre 2006, ed era rimasto online fino al novembre seguente, data della denuncia dell'associazione.

Fonte: Adnkronos
Via: Sky Tg24

Brevetti, Samsung contrattacca e denuncia Apple: iPhone 5 viola 8 brevetti


Samsung ha deciso di portare Apple davanti al giudice, ancora una volta per la violazione di alcuni brevetti FOSS. Solamente un mese fa il tribunale di San Josè in California nella persona del giudice Lucy Koh, ha espresso una sentenza a favore di Apple, che ha indicato Samsung come colpevole di una violazione sul design di iPad, molto simile al Galaxy Tab prodotto dai coreani.

In quella occasione il giudice ha imposto un risarcimento miliardario da parte di Samsung, che secondo alcune indiscrezioni avrebbe pagato letteralmente in "moneta sonante". Stavolta la partita si gioca a ruoli invertiti, ma lo sfondo è sempre quello del tribunale di San Josè in California, e l'oggetto del misfatto è proprio il nuovo iPhone 5, fresco fresco di uscita nei negozi italiani.

Per tutte e due le aziende c'è la voglia di primeggiare nel mercato degli smartphone, che vede contrapposti il nuovo iPhone 5 ed il "nuovo" Samsung Galaxy S III, che nonostante abbia caratteristiche tecniche nettamente superiori fa fatica a tenere i ritmi del dispositivo di Apple, dato che la potenza e lo stile del brand di Cupertino non ha assolutamente rivali.

Questa lotta agguerrita ha provocato numerosi procedimenti legali, soprattutto per danni di immagine e violazione dei diritti di proprietà intellettuale, ma stavolta si parla di brevetti relativi alla rete ed alcune funzioni: 2 riguarderebbero alcuni protocolli relativi alla connessione WiFi e alla rete Umts, mentre altre 6 sarebbero attribuibili ad alcune funzioni dello smartphone.

"Abbiamo sempre preferito competere sul mercato con i nostri prodotti innovativi piuttosto che tramite Tribunali. Tuttavia, Apple continua ad adottare duri provvedimenti legali che limitano la competitività. La nostra compagnia non ha avuto altra scelta se non adottare le misure necessarie a proteggere le nostre innovazioni ed i nostri diritti di proprietà intellettuale" ha dichiarato Samsung.

A fino agosto, il tribunale di Tokyo si era espresso contro la sentenza del tribunale californiano, decretando che la Samsung non ha violato alcun brevetto Apple di iPhone e iPad e pertanto non è tenuta ad alcun risarcimento nei suoi confronti. Dopo soli pochi giorni dall'uscita in Italia di iPhone 5 e una decina dall'uscita nel resto del mondo, ecco i primi guai per Apple; toccherà al giudice del tribunale californiano stabilire le reali violazioni ai danni di Samsung.


Fonte: Corriere Web
Via: Foss Patents

Tribunale Tokio boccia Apple, nessun brevetto è stato violato da Samsung


Secondo il tribunale di Tokyo la Samsung non ha violato i brevetti Apple di iPhone e iPad per i propri smartphone e tablet e pertanto non è tenuta ad alcun risarcimento nei confronti della "Mela morsicata". La guerra dei brevetti tra i colossi della tecnologia diventa anche una guerra tra le procure dei rispettivi Paesi dopo che, solo una settimana prima di questa sentenza, la corte della California ha condannato Samsung al pagamento di danni ad Apple per un totale di 1,05 miliardi di dollari, proprio per la violazioni dei brevetti di smartphone e tablet.

Apple cerca di "capitalizzare" la sentenza, puntando a mettere al bando delle vendite 8 device Samsung negli Stati Uniti. Nel respingere il ricorso di Apple, il giudice della Corte distrettuale di Tokyo Tamotsu Shoji ha detto che i prodotti di Samsung non violano la tecnologia della casa di Cupertino. Il giudice Tamotsu Shoji ha dichiarato che il responso libera lo smartphone Galaxy e un tablet dalla violazione dei brevetti del colosso di Cupertino sulle modalità di sincronizzazione dai dati musica e video verso i server.

Tuttavia, una sentenza non significa che la battaglia apparentemente senza fine sia finita, perché Apple potrebbe presentare appello contro la decisione a un tribunale superiore. La corte di Seoul ha condannato Apple e Samsung per aver violato i rispettivi brevetti, vietando infine la vendita di alcuni prodotti delle due società nel Paese. Samsung rilancia e, dall'IFA di Berlino, ha presentato una serie di nuovi prodotti, tra i quali il nuovo smartphone Galaxy Note II, che dovrebbero riportare l'attenzione dei media sulla capacità di innovazione del gruppo coreano.

Ma l'eterna querelle giudiziaria tra Samsung e Apple sta per arricchirsi di un nuovo capitolo. Questa volta è il colosso giapponese ad appellarsi ai giudici invocando una presunta violazione di brevetti sulla tecnologia 4G bloccando l'uscita del nuovo melafonino, l'iPhone 5, prevista in un keynote per il 12 settembre, basato proprio sulla tecnologia Lte, di cui Samsung detiene il 10% dei brevetti. Insomma la sfida sembra davvero infinita ma la cosa non sorprende se si considera lo scenario sullo sfondo: il mercato mondiale degli smartphone, stimato nel 2011 in oltre 200 miliardi di dollari.



Fonte: TM News
Via: Engadget

Apple: coreani condannati a pagare 1,05 mld, Samsung annuncia appello


La giuria del tribunale californiano, composta da nove giurati, chiamata a decidere le sorti della causa intentata da Apple contro Samsung per violazioni di brevetti ha dato ragione al colosso di Cupertino. Il verdetto, raggiunto dopo sole 22 ore di deliberazione (non era atteso prima della settimana prossima, ma è giunto a sorpresa nella serata di venerdì), è stato letto in corte.

Sono sei i brevetti violati (erano sette quelli contestati), di cui due collegati al design delle icone (non quello del tablet), uno relativo allo zoom e due relativi allo schermo multitouch. La giuria ha inoltre stabilito che Apple ha diritto ha diritto a un risarcimento danni per 1,05 miliardi di dollari, meno della metà rispetto ai 2,5 miliardi che aveva chiesto alla rivale sudcoreana.

Sul fronte del software, i brevetti infranti da Samsung secondo i giudici sono tre e riguardano l'effetto di bounce-back, ovvero di rimbalzo dell'interfaccia grafica di iPhone e iPad (su tutti i modelli denunciati da Apple), il pinch and zoom (con alcune eccezioni di modelli di smartphone), e il tap to zoom, cioè a dire la funzione iOS che ingrandisce le immagini con un semplice tocco.

Samsung è stata inoltre riconosciuta colpevole di aver copiato il design dell'iPhone e dell'iPad: dallo schermo agli altoparlanti, dagli angoli arrotondati del dispositivo alla sistemazione delle icone, fatta eccezione per il Galaxy, "che non ha niente in comune" con il tablet di Cupertino. Totalmente respinta la controcausa di Samsung che reclamava danni per 422 milioni di dollari.

Poco prima della lettura del verdetto il giudice Lucy Koh si era riservata di esaminare il documento della giuria a causa di alcune discrepanze. La giuria ha inoltre stabilito che Apple non ha violato nessuno dei brevetti di Samsung, compreso quello sulla trasmissione di dati high speed. Nel mirino della Apple potrebbero ora finire le aziende che utilizzano il sistema operativo di Google, Android.

"La corte ha indicato con chiarezza che rubare è reato. Facciamo questi prodotti per la gioia dei nostri consumatori e non perchè vengano copiati dai nostri competitor ", è stato il commento in una nota di Apple. Secondo Samsung, il verdetto comporta "un danno per i consumatori americani che avranno meno possibilità di scelta", ha osservato la portavoce Mira Jang.

La Samsung ha annunciato che presenterà appello contro la sentenza "Presenteremo subito alcune mozioni per ottenere un rovesciamento del verdetto e se non saranno accolte presenteremo ricorso alla Corte d'Appello", si legge in un nota del gruppo sudcoreano. Nei prossimi sette giorni la Apple pensa di ricorrere di nuovo in Tribunale per vietare la vendita di prodotti Samsung negli Usa.


Fonte: Rai News 24
Via: TM News
Foto brevetti: Reuters

iPhone vs Galaxy/ tribunale Seul: Apple ha infranto 2 brevetti, Samsung 1


Il primo round della battaglia sui brevetti fra Apple e Samsung si è concluso in parità. Il tribunale di Seul ha stabilito che le aziende si sono copiate a vicenda e le ha multate entrambe. Il gruppo di Cupertino dovrà pagare un risarcimento di 40 milioni di won (35.242 dollari) a Samsung per aver violato due brevetti legati agli standard delle telecomunicazioni, mentre l'azienda sudcoreana dovra pagare 25 milioni di won per aver violato l'interfaccia utente di Apple.

Un giudizio che non decreta un vincitore assoluto, principio che secondo gli analisti sarà ribadito anche nella sentenza più attesa, quella che arriverà dagli Stati Uniti dove il processo decisivo per dirimere la questione si è concluso e la giuria è riunita per deliberare. Lì ci sono in ballo miliardi di dollari e il tentativo da parte delle aziende di stabilire a colpi di sentenze chi è in testa e chi invece è costretto ad essere eterno secondo del mercato di tablet e smartphone.

Il giudice Bae Jun-hyun ha ordinato al gruppo Usa di fermare la vendita di quattro prodotti "irregolari", incluso l’iPhone 4 e l’iPad 2, ma non l’attuale pezzo forte iPhone 4s, a causa dell’uso improprio di due brevetti sulle tecnologie wireless. Quanto a Samsung, che "giocava in casa", è stato disposto lo stop su 10 prodotti, tra cui il Galaxy S2, per aver infranto i diritti sulle funzioni per lo scorrimento dei documenti elettronici.

La corte ha riconosciuto che "ci sono molte analogie nel design dell’iPhone e del Galaxy S", come angoli arrotondati e schermi di grandi dimensioni, rilevando però che "queste analogie erano state rilevate in altri prodotti". Tuttavia, "i due prodotti hanno un aspetto diverso" in considerazione della "limitata possibilità di apportare grandi modifiche nei prodotti di tecnologia mobile con touch-screen e che Samsung ha differenziato i suoi con tre pulsanti nella parte anteriore, adottando diversi modelli di fotocamera".



Fonte: TM News
Via: La Stampa

Apple vs Samsung: al via processo su brevetti, causa da 2,5 mld di dollari


La battaglia fra Apple e Samsung finisce nel tribunale di Dan Josè. Il processo si è aperto alla Corte federale della California, dove una giuria si troverà a dover decidere chi nella lotta sui brevetti ha ragione fra i due colossi. L'azienda di Cupertino, come spiega Fox News, ha avviato un'azione legale contro la concorrente coreana l'anno scorso denunciando la somiglianza tra i prodotti delle due società e chiedendo un risarcimento da 2,5 miliardi di dollari.

Apple accusa Samsung di aver copiato caratteristiche estetiche ed "esperienza d’uso" dei touchscreen iPhone e iPad. Samsung si difende affermando che il design di iPhone e iPad (rettangolare con gli angoli smussati) è diventato ormai di uso comune e non può essere a esclusiva di Apple. Lo scontro di oggi è soltanto l'ultimo tra le due aziende per i brevetti di smartphone e tablet. Apple e Samsung si sono infatti già sfidate per lo stesso motivo in tribunali tedeschi e inglesi.


La sentenza potrebbe arrivare a bloccare la distribuzione di alcuni prodotti Samsung in America. Una cosa, però, è evidente. Se i giudici daranno ragione a Apple sarà un passo importante per il colosso di Cupertino, perché - come spiega Mark Lemley, professore della Stanford Law School - potrà recuperare quote di mercato rispetto ai dispositivi portatili che come i Samsung usano il sistema operativo Android per connettersi a internet.

Il mese scorso il giudice distrettuale di San Josè, Lucy Koh, ha ordinato alla Samsung di ritirare dal mercato statunitense il suo tablet Galaxy 10.1 in attesa del processo. In base ai dati di IDC, le vendite di smartphone Samsung hanno raggiunto quota 50,2 milioni con una quota di mercato del 33%, in aumento rispetto al 17% dello scorso anno. La quota di mercato di Apple è scesa al 17% dal 19% di un anno fa, con 26 milioni di iPhone venduti fra aprile e giugno.



Via: TMNews

Samsung, nuova sentenza vieta la vendita del Galaxy Tab 7.7 in Europa


Una sentenza della Corte d'appello di Dusseldorf in Germania, apre una nuova pagina della saga legale in corso tra Apple e Samsung. La corte tedesca, infatti, ha vietato la vendita in Europa del tablet Samsung Galaxy da 7,7 pollici, per i giudici troppo simile al design brevettato da Apple. La casa sudcoreana si può consolare solo in parte con la seconda parte della sentenza, che invece riconosce la legittimità del modello Galaxy 10.1 N, il successore per il mercato tedesco del 10.1, vietato da una sentenza precedente.

Il Galaxy 10.1 potrà dunque continuare a essere venduto sul mercato tedesco come nel resto d'Europa "perché sufficientemente diverso dall'iPad di Apple", hanno stabilito i giudici di Dusseldorf. "Samsung è insoddisfatta della sentenza del tribunale - ha dichiarato a The Next Web la casa coreana - Continueremo a intraprendere tutte le misure disponibili, comprese le azioni legali, per proteggere i nostri diritti di proprietà intellettuale e difenderci dalle rivendicazioni di Apple per garantire che i nostri prodotti rimangano disponibili per i consumatori in tutta l'Unione Europea".

Per quanto riguarda invece il via libera al Galaxy Tab 10.1, Samsung accoglie con favore la decisione del tribunale e dichiara "che le rivendicazioni di Apple a partire da brevetti generici rischiano di limitare le innovazioni e i progressi dell'industria". Lo scontro in aula più atteso tra Apple e Samsung è quello programmato in Usaper il 30 luglio a San Jose. Per quel giorno è infatti attesa la sentenza del tribunale californiano sul ricorso di Apple che chiede di bloccare la vendita del Samsung Galaxy SIII negli Stati Uniti.

La mossa di Apple giunge dopo il fallimento delle trattative private tra le due società, sulla base delle accuse di plagio di diverse funzioni dell’iPhone, che il dispositivo di Samsung avrebbe copiato da Apple. Samsung sembra decisa a lanciare il proprio prodotto negli Stati Uniti nei tempi previsti, ma dovrà anche decidere, dopo il processo decisivo, se cambiare il design della sua linea di Galaxy Tab al fine di evitare ulteriori violazioni. Sono una trentina in giro per il mondo le cause per violazione di brevetto avviate in 10 paesi da Apple o Samsung.

Fonte: Foss Patents
Via: Corriere delle Comunicazioni