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Casa: report Cgil, per oltre 3 milioni di famiglie è spesa insostenibile


Spese, bollette, tasse, mutuo o affitto. La combinazione di queste voci rende il costo del semplice abitare assolutamente insostenibile e causa preponderante dello scivolamento di gran parte delle famiglie italiane verso la povertà. Un rapporto della Cgil, dal titolo "Costi dell'abitare, emergenza abitativa e numeri del disagio", rileva come la spesa che incide maggiormente nelle famiglie italiane è quella per la casa: in media è infatti pari al 31,2%, ma supera il 40% per oltre tre milioni di famiglie. 

Secondo l'analisi del sindacato, le spese mensili per il mantenimento di un appartamento in proprietà e in affitto, ammontano oggi, in media, rispettivamente a 1.150 euro nel primo caso e 1.515 nel secondo. "Cifre lievitate negli anni anche a seguito dei continui aumenti delle tariffe (luce, riscaldamento, gas e acqua) e della recente introduzione dell'Imu", afferma la responsabile politiche abitative della Cgil Nazionale, e curatrice dello studio, Laura Mariani, secondo la quale, tali costi, "rischiano di lievitare ancora a causa degli aumenti previsti con la nuova Tares e con l'incremento dell'Iva che inciderà sui costi connessi alle spese di manutenzione". 

Nella sezione "numeri del disagio abitativo" contenuta nello studio Cgil si legge inoltre che nel corso dell'ultimo decennio gli affitti sono incrementati del 130% per i contratti rinnovati (per arrivare alla cifra media di 740 euro mensili nel 2012) e del 150% per i nuovi contratti (1.100 euro mensili), mentre i costi degli immobili hanno registrato aumenti del 50% fino a +100% nei grandi centri. "Pur a fronte di una significativa flessione delle compravendite di abitazioni, i prezzi non hanno subito un calo equiparabile", spiega ancora Mariani. 

Incrementi esponenziali si sono registrati anche per gli sfratti per morosità, aumentati del 100%: secondo lo studio infatti gli alti costi legati alla casa hanno concorso ad aumentare le morosità, pari all'87% degli sfratti emessi nel 2011, per un totale di 240 mila negli ultimi 5 anni. Lo studio della Cgil riporta i risultati di un monitoraggio, condotto nel 2012, su un campione di mille famiglie sottoposte a sfratto per morosità. I dati evidenziano l'aumento di "morosità incolpevoli", legate a condizioni economiche particolarmente critiche di chi non riesce più a sostenere le spese per l'abitazione. 

Nel monitoraggio si rileva che i giovani, con età inferiore a 35 anni, rappresentano il 21% del totale delle famiglie con sfratto per morosità. Si tratta perlopiù di lavoratori precari o che hanno perso nel corso dell'ultimo biennio il posto di lavoro. Le famiglie di migranti rappresentano invece il 26% del totale. Infine i nuclei composti da anziani rappresentano il 38% del totale delle famiglie. In generale il 35% dei casi riguarda nuclei in cui il percettore ha perso il posto di lavoro. 

Ma non c'è solo la dinamica degli affitti, il report segnala che sono aumentati anche i pignoramenti "perché diventa sempre più insostenibile il pagamento del mutuo". Tra il 2008 e il 2011 i pignoramenti e le esecuzioni immobiliari sono aumentati di circa il 75% (arrivando a sfiorare i 38.000). Per ultimo una proiezione contenuta nello studio Cgil prevede che, senza disponibilità di abitazioni a prezzi sostenibili e forme di sostegno ai redditi, 300 mila famiglie potrebbero perdere nel prossimo triennio la propria causa in proprietà o in affitto, a causa di esecuzioni immobiliari o di sfratti. 

La casa rappresenta ancora nel nostro paese il costo che grava maggiormente sul reddito familiare e che è tra i fattori di scarsa autonomia dei giovani", sostiene il segretario confederale della Cgil, Serena Sorrentino, che aggiunge: "L'alleggerimento delle spese complessive del costo dell'abitare sono una delle emergenze sociali da affrontare poiché tra tassazione, mutui, affitti e manutenzioni, i costi per le famiglie, giovani e anziani sono insostenibili". Per Sorrentino è necessario "un intervento sui mutui, una politica di calmierazione e contrasto all'evasione sui fitti e un intervento sull'Imu. Misure indispensabili per evitare di precipitare migliaia di famiglie nella povertà ed emarginazione".


Fonte: Cgil

Imu: scade oggi il termine per pagare la prima rata, il 40% non la verserà


E' oggi la data ultima per pagare la prima rata della rediviva imposta sulla casa (c'è tempo fino a mezzanotte), dopodiché scatteranno le sanzioni. Il gettito atteso da governo e enti locali è di 21 miliardi di euro e sono in totale 17,5 milioni che italiani che dovranno mettere mano al portafogli. Tanti sono, infatti, i proprietari di immobili o chi esercita un altro diritto reale, come usufrutto, uso, abitazione e godimento su un fondo o una proprietà altrui. Pagano anche le persone giuridiche e in caso di separazione il pagamento spetta all'affidatario della casa anche se non ne è proprietario.

E per le multiproprietà, l'imposta deve essere versata separatamente da ciascun proprietario o titolare dell’abitazione, in proporzione alla quota posseduta. Per pagare l'Imu bisogna compilare il modello F24, scaricabile sul sito dell'Agenzia delle entrate e su Poste Italiane. Il modello va poi pagato in banca, alla posta, presso Equitalia o anche online, sul sito dell'Agenzia delle entrate o della propria banca. Quest'ultima è al momento la soluzione più indicata dal momento che oggi tutti i ritardatari prenderanno d'assalto gli sportelli.

Sono massimo tre e minimo due le rate stabilite dal governo per pagare l'Imu. Entro oggi, quindi, va versato il 33 o il 50% a seconda della soluzione adottata. Per chi paga il tre rate, la prossima scadenza è il 17 settembre, e l'ultima il 17 dicembre. La terza rata è un conguaglio basato sulle aliquote stabilite dai singoli Comuni, che fino al 30 settembre possono aumentare o diminuire le aliquote dello 0,2% per l’abitazione principale e dello 0,3% per gli altri immobili. Intanto, nell'ultimo giorno utile per pagare l'Imu senza incorrere in more, arriva anche la polemica del Codacons: secondo l’associazione dei consumatori i contribuenti italiani sono confusi e disorientati.

Non sono positivi i dati emersi da un sondaggio realizzato da Unimpresa nella rete dei Caf, secondo il quale circa il 40% dei contribuenti non verserà la rata in scadenza domani.  Un altro 25% non avrebbe intenzione di pagare l'Imu quest'anno per aspettare il prossimo. Le sanzioni a cui si va incontro sono una maggiorazione dello 0,2% per ogni giorno atteso se si corrisponde il dovuto entro 14 giorni dalla data di scadenza, se il ritardo va tra i 15 e i 30 giorni la sanzione sarà del 3% più gli interessi. Infine, per ritardi di un anno la maggiorazione è del 3,75% più mora, e se non si pagherà affatto la multa arriverà al 30%.

Per calcolare l'Imu si moltiplica la rendita catastale maggiorata del 5% per il coefficiente moltiplicatore (pari a 160 per abitazioni, box, cantine e solai; 55 per negozi; 80 per uffici), che varia in base alla tipologia catastale. Il risultato di questa moltiplicazione costituisce la base imponibile dell’Imu, che a sua volta dovrà essere moltiplicata per l’aliquota che, per la prima rata, ammonta allo 0,4% per la prima casa, 0,76% per gli altri immobili e 0,2% per i fabbricati rurali strumentali. Per ottenere l’importo netto da versare, bisogna, infine, sottrarre all’imposta lorda le detrazioni previste per la prima casa (200 euro e, solo per il 2012 e il 2013, 50 euro per ogni figlio fino a 26 anni che risiede nell’abitazione principale).


Via: Prima Da Noi

Tlc: Adoc lancia campagna contro la tassa di concessione governativa


A seguito della recente giurisprudenza tributaria, che ha definito impropria l’applicazione della tassa di concessione governativa, l’Adoc lancia la campagna contro la suddetta tassa, illegittimamente prevista per gli abbonamenti privati e business dei telefoni cellulari. Pertanto l’Adoc mette a disposizione dei consumatori una lettera di diffida per richiedere il rimborso di quanto pagato negli ultimi tre anni, calcolando per i contratti privati 5,16 euro al mese moltiplicato per 36 mesi (per un massimo di 185,76 euro), per i contratti business 12,91 euro al mese per lo stesso periodo (per un massimo di 464,76 euro). 

La diffida va inviata alla propria compagnia telefonica presso la sede legale a mezzo raccomandata A/R, e per conoscenza all’Adoc anche via fax o posta elettronica. Ricordiamo che è necessario allegare copia delle fatture e delle ricevute di pagamento. Le lettere di diffida sono disponibili online sul sito dell’Adoc o a questo link in formato .pdf e presso le sedi territoriali, dove è possibile rivolgersi per qualsiasi chiarimento in merito. La tassa di concessione governativa è un’anomalia del mercato telefonico italiano. Le associazioni consumatori la chiamano, senza mezzi termini, “assurdità anacronistica”, visto che è stata concepita dallo Stato come tassa di lusso. Già, risale al periodo in cui avere un cellulare era un lusso. 

Ora ovviamente non lo è più ma per lo Stato non è facile rinunciare a questa tassa, il cui importo entra interamente nelle sue tasche. Niente va agli operatori, che così non sono tenuti a dare informazioni dettagliate (qui alcuni dettagli tecnici sulla tassa). Si applica solo gli abbonamenti e quindi l’utente non deve pagarla se ha una prepagata (neanche se ha opzioni di ricarica obbligatoria). Da un paio di anni, però, alcuni operatori hanno cominciato a rimborsare la tassa, per sostenere il mercato degli abbonamenti. In Italia, infatti, quest’ultimo è molto ridotto (circa il 15 per cento delle utenze), proprio a causa della tassa.

Class action: illegittima la tassa di concessione governativa sui telefonini


Una battaglia legale si è scatenata contro la tassa di concessione governativa sui cellulari, che penalizza solo gli utenti di cellulari italiani: quella di "concessione governativa", 5,16 euro al mese che lo Stato riscuote da tutti gli abbonati a servizi telefonici di rete mobile. Sono esclusi dal balzello solo gli utenti con scheda prepagata, com'è noto, e proprio per questo motivo in Italia sono rari gli utenti che hanno un abbonamento. Questo tipo di offerta avrebbe però in teoria numerosi vantaggi per il consumatore - ridotti per colpa, a punto, della tassa: cellulare gratuito, sconti sulle telefonate. 

Non a caso, ormai in altri Paesi europei gli abbonamenti sono più comuni delle prepagate, all'opposto che da noi. La buona notizia è che nei prossimi mesi tutto questo potrebbe finire. "Abbiamo appena istruito la pratica di class action contro l'Agenzia delle Entrate, chiedendo un rimborso di massa", dice Elso Gerandin, presidente del Celva (Consorzio degli Enti Locali della Valle d'Aosta). Il motivo è una legge europea, il Codice di comunicazione elettroniche, secondo cui la tassa è dovuta solo sulle sim di uso aziendale. 

E si sta imponendo l'idea, in giurisprudenza, che le pubbliche amministrazioni, non essendo equiparabili ad aziende, non sono tenute a pagare. E' quanto stabilito a gennaio dalla commissione tributaria del Veneto, a favore dei Comuni del territorio. Per l’Adoc è una sentenza giusta e si è dichiarata pronta a promuovere cause per ottenere il risarcimento. 

“Accogliamo con soddisfazione la sentenza della commissione tributaria del Veneto, che ha dichiarato l’illegittimià della tassa di concessione governativa sui cellulari, come noi sosteniamo da anni - ha dichiarato Carlo Pileri, Presidente dell’Adoc - è una sentenza giusta, perché si applicava solo sugli abbonamenti e era obsoleta perchè risaliva agli anni ottanta, quando erano presenti solo i radiomobili mentre i telefonini neanche esistevano”. Si stanno moltiplicando quindi i ricorsi intentati da vari enti locali per non pagare più la tassa. L’Adoc è pronta a promuovere cause per far ottenere il risarcimento a tutti i cittadini privati che si rivolgeranno all'associazione.