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Agenzia delle Entrate, accesso telematico abusivo ai sistemi: un arresto


La Polizia Postale e delle Comunicazioni ha arrestato una persona responsabile di accesso abusivo ai sistemi informatici dell'Agenzia delle Entrate e detenzione abusiva di codici di accesso. Le indagini, eseguite da personale del Centro Nazionale Anticrimine Informatico per la Protezione delle Infrastrutture Critiche (CNAIPIC), hanno permesso di accertare una complessa attività finalizzata alla fraudolenta acquisizione dei codici di accesso nella disponibilità di piccoli Comuni, utilizzati in seguito per accedere alla banca dati dell'anagrafe tributaria.

L'arrestato, titolare di un'agenzia di recupero crediti, - si legge in una nota della Polizia - spacciandosi per un tecnico addetto ai servizi informatici dell'anagrafe tributaria, è riuscito nel tempo a carpire la fiducia di diversi ignari dipendenti, fino ad arrivare a gestire direttamente le credenziali di accesso ai predetti servizi informatici, con tanto di gestione diretta del previsto cambio password periodico.In soli pochi mesi l'uomo ha effettuato diverse migliaia di accessi abusivi ed interrogazioni all'anagrafe tributaria, profilando altrettanti utenti ignari.

A far scattare le indagini sono state le stesse verifiche interne dell'Agenzia dell'Entrate che hanno evidenziato l'anomalo numero di accessi provenienti da piccoli uffici territoriali e le segnalazioni di alcuni dipendenti comunali insospettiti dalle continue telefonate del "tecnico". Si è potuto ricostruire un complesso sistema di web masquerating basato sull'utilizzo di schede sim e chiavette per la navigazione mobile intestate a cittadini extracomunitari, reti wireless più o meno protette, sfruttate dall'arrestato per mascherare le proprie connessioni, spesso sfruttando il wi-fi di ignari cittadini.

La geolocalizzazione delle connessioni, e l'analisi dei tabulati effettuata ed incrociata con i riscontri di attività "classiche" di polizia giudiziaria ha infine permesso di identificare l'autore degli accessi abusivi. Dall'ingente numero di interrogazioni al momento al vaglio dei tecnici, non si esclude un vero e proprio commercio di preziose informazioni sensibili. Ulteriori riscontri si avranno dall'analisi dei computer sequestrati sia nell'abitazione dell'individuo che nell'agenzia di recupero crediti.


Pedofilia on line: la polizia postale ripulisce oltre mille siti Web


1.100 siti on line di insospettabili aziende (100 solo in Italia), "infettati" a loro insaputa con materiale pedopornografico messo in vendita attraverso i link inviati con normali tecniche di spamming. E' la scoperta fatta dalla Polizia postale e delle comunicazioni che, con l'aiuto di Europol ha ripulito i server distribuiti in 30 paesi. 

Le indagini, coordinate dalla procura di Venezia, da cui ha preso il nome l'operazione "Venice carnival", sono partite all'inizio del 2009 dalla segnalazione di una nonna che, navigando sulla rete in cerca di un regalo per i suoi nipoti, aveva cliccato sull'indirizzo di un negozio virtuale ritrovandosi su un sito web di abusi sessuali su minori. All'apertura del sito infetto, veniva installato sui computer dei navigatori un trojan che reindirizzava a pagine web pedopornografiche. 

Per "pubblicizzare" questo percorso ai cybernauti interessati alla pedopornografia e disposti a pagare per scaricare le immagini e i video, l'organizzazione inviava mail spam che, una volta aperte, permettevano di prendere il controllo dei Pc dei navigatori diventando parte di una botnet e, attraverso questi, infettare i siti italiani e di altri paesi assolutamente legittimi ma che non avevano adeguati sistemi di protezione. 

Successivamente, ai cybernauti che si dimostravano interessati veniva poi inviato un elenco del materiale disponibile, ottenendo due risultati: nascondere i siti illegali dietro pagine web legittime e selezionare tra i navigatori quelli interessati a pagare per scaricare poi i file pedopornografici. L'organizzazione ha utilizzato la migliore tecnologia esistente, con sofisticate tecniche di Web masquerading messe al servizio della diffusione di materiale pedopornografico.

Fonte: AGI