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Azure Sphere, nuovo OS di Microsoft basato su Linux per device IoT


Nel prossimo decennio, quasi tutti i gadget di consumo, ogni elettrodomestico e ogni dispositivo industriale sarà connesso a Internet. Questi dispositivi collegati diventeranno anche più intelligenti con la capacità di prevedere, parlare, ascoltare e altro ancora. Le aziende che producono questi dispositivi avranno l'opportunità di reimmaginare tutto e di trasformare radicalmente le loro attività con nuove offerte di prodotti, nuove esperienze con i clienti e differenziare la concorrenza con nuovi modelli di business. Tutti questi dispositivi di uso quotidiano hanno in comune un piccolo chip, spesso più piccolo della dimensione di una miniatura, chiamato microcontrollore (MCU).

Arbor Networks: crittografia dei servizi web basilare ma insufficiente


I malintenzionati escogiteranno metodi sempre più astuti per provare a infrangere la crittografia. I servizi online come l’e-banking e l’e-commerce possono avere successo solo se gli utenti hanno la certezza che le proprie transazioni e i propri dati sensibili sono effettivamente al sicuro. La crittografia è ciò che rende questi servizi sicuri. È logico pensare, tuttavia, che i servizi criptati siano tra i primi obiettivi degli attacchi DDoS. Dopotutto, cosa c’è di più attrattivo per un attaccante se non le risorse più difficili da raggiungere? Pensiamo a Goldfinger e alla sua ossessione per Fort Knox. Il semplice fatto che qualcosa sia custodito in una struttura protetta ne denota il valore.

IoT alla base del cyberattacco negli Usa: la risposta di Check Point


Un enorme cyberattacco ha colpito poco dopo le sette di venerdì 21 ottobre la East Coast degli Stati Uniti, bloccando per quasi tre ore centinaia di siti Web, tra cui quelli di molti big dei media e di Internet: dal Financial Times al New York Times, da Twitter ad Amazon, passando per Spotify e Netflix. Colpiti anche alcuni dei circuiti più diffusi per i pagamenti online, come Visa e Paypal. Le ondate di attacchi sarebbero state nel complesso tre: del secondo e del terzo assalto non è stata quantificata l’ampiezza, ma si sarebbero verificati nelle ore successive al primo. Secondo quanto emerso, l’attacco di tipo DDos (Distributed Denial-of-Service) sarebbe partito da migliaia di oggetti “smart”.

Check Point è al MWC 2016: calano le minacce IT in Italia a gennaio


Check Point® Software Technologies Ltd. (NASDAQ: CHKP), il più grande fornitore specializzato in soluzioni di sicurezza a livello mondiale, è presente per la prima volta al Mobile World Congress di Barcellona dove mostra le propria offerta di soluzioni di sicurezza per il mobile. Check Point ha rilevato le varianti di malware protagoniste di attacchi alle reti delle organizzazioni e ai dispositivi mobili di gennaio 2016. L’Italia rimane il quarto paese europeo più colpito, dopo Montenegro, Polonia e Liechtenstein, in termini di numero di minacce, ma registra una diminuzione (-10%) delle minacce, passando da un indice pari a 7,1% (a dicembre) a un indice del 6,4% (a gennaio).

Check Point: Italia nel mirino dei malware Conflicker, Nercus e Sality


Check Point® Software Technologies Ltd. (NASDAQ: CHKP), il più grande fornitore specializzato in soluzioni di sicurezza a livello mondiale, ha svelato quali sono stati i tipi di malware più coinvolti in attacchi alle reti informatiche delle organizzazioni e ai dispositivi mobili di tutto il mondo durante il mese di novembre 2015. Il nostro paese, in particolare, è stato nel mirino di malware di tipo Conficker, Necurs e Sality, un malware particolarmente aggressivo in Italia, che facilita le operazioni da remoto e il download di nuovi malware, con l’obiettivo di insinuarsi in un sistema e favorire il controllo da remoto e altre infezioni. L’intento è ottenere benefici economici per i suoi creatori.

Kaspersky Lab, attacchi DDoS: 72% delle vittime si trova in 10 Paesi


L’hack di Ashley Madison, il sito di incontri per persone sposate, starebbe prendendo pieghe drammatiche. Tre persone si sono suicidate dopo che i loro dati sono stati pubblicati on-line. E secondo le statistiche di Kaspersky Lab relative al secondo trimestre del 2015, tre quarti delle risorse attaccate tramite botnet sono ubicate in soli 10 Paesi. La leadership indiscussa degli Stati Uniti e della Cina si spiega grazie all’hosting particolarmente economico in questi stati. Tuttavia, i cambiamenti nelle altre posizioni della classifica e il numero crescente di Paesi colpiti da questo genere di attacchi prova che nessun territorio è al sicuro dalle minacce DDoS.

Operation Source: azione internazionale interrompe botnet Beebone


Intel Security ha annunciato di aver preso parte ad un'operazione di polizia internazionale - Operation Source - che è riuscita a smantellare la struttura criminale alle spalle della botnet "polimorfica" denominata Beebone, conosciuta come W32/Worm-AAEH. Una botnet è una rete di personal computer che lavorano insieme controllate spesso attraverso un server di comando e controllo. Intel Security ha identificato per prima la minaccia nel marzo 2014 e nel settembre 2014 ha raccolto dati sufficienti su di essa per coinvolgere le agenzie anticrimine internazionali in una lotta comune per chiudere la struttura.

Kaspersky scopre Chthonic: il virus che svuota i conti correnti online


Gli analisti di sicurezza di Kaspersky Lab hanno rilevato una nuova pericolosa minaccia malware che colpisce i sistemi di banking online e i loro clienti. È considerata come un’evoluzione del famigerato Trojan ZeuS, Trojan-Banker.Win32.Chthonic, o in breve Chthonic, ed è nota per aver colpito più di 150 banche e 20 sistemi di pagamento in 15 Paesi. Sembra che prenda maggiormente di mira le istituzioni finanziarie situate negli Stati Uniti, in Spagna, Russia, Giappone e Italia. Chthonic sfrutta le funzioni del computer, tra cui la webcam e la tastiera, per rubare le credenziali dei clienti del banking online.

Hacker russi rubano nel mondo 1,2 miliardi di username e password


Mentre Microsoft e Adobe rilasciano le loro patch di sicurezza, un anello di criminalità russa ha accumulato la più grande collezione conosciuta di credenziali rubate su Internet, tra cui 1,2 miliardi di combinazioni di nome utente e password e oltre 500 milioni di indirizzi e-mail, dicono ricercatori di sicurezza. I documenti, scoperti da Tenere Security, una società a Milwaukee, includono materiale riservato raccolto da 420.000 siti web. Tenere Security ha una storia di scoprire hack significativi, tra cui il furto nell'ultimo anno di decine di milioni di record da Adobe Systems.

Kaspersky individua Onion, ransomware più sofisticato di tutti i tempi


Kaspersky Lab, durante un'indagine svolta recentemente, ha individuato un nuovo modo di implementare il malware di tipo crittografico ransomware - un malware che cripta i dati dell'utente per poi chiedere una sorta di riscatto per la decrittazione. Kaspersky Lab ha definito questo malware "Onion" ransomware perché utilizza la rete anonima Tor (il router "Cipolla") per nascondere la sua natura dannosa e per rendere più arduo il riconoscimento dei criminali che si nascondono dietro a questa campagna di malware ancora in corso.

Kaspersky Lab mette in guardia contro Gameover Zeus e Cryptolocker


La notizia del software dannoso GameOver Zeus, che agisce congiuntamente a un ransomware Cryptolocker all'interno della stessa campagna cybercriminale ha gettato molte persone in preda al panico, data la gravità di questo doppio virus informatico globale che, a detta degli esperti, può causare gravi perdite dei dati finanziari. GameOver Zeus sottrae informazioni finanziarie e se non ottiene abbastanza dati importanti può ricorrere a Cryptolocker che blocca i computer degli utenti e li “tiene in ostaggio”.

GameOver Zeus, neutralizzata la botnet che infettava la rete globale


Infettavano pc in tutto il mondo con il virus Zeus, che permetteva ai cybercriminali di controllare da remoto il computer delle vittime. Questo consentiva agli hacker di carpire informazioni sensibili e utilizzare la macchina infestata a proprio piacimento, contro la volontà del proprietario. L'operazione "Game Over Zeus" è stata portata a termine dagli agenti del Centro nazionale anticrimine Informatico per la protezione delle infrastrutture critiche (Cnaipic) della Polizia postale, in collaborazione con il Federal bureau of investigation (Fbi) statunitense, con il coordinamento dell'European cyber crime centre (EC3) di Europol.

ANFoV, Byod e App spingono il cybercrime nel disinteresse generale


Il neonato Osservatorio ANFoV esamina le nuove forme di attacco e rileva la sostanziale impreparazione da parte delle imprese. E La politica non se ne occupa.Il primo incontro del neonato Osservatorio di ANFoV sul cybercrime è stata l’occasione per mettere a confronto diverse voci del settore che hanno illustrato i differenti aspetti della sicurezza in rete. Paolo Da Ros, Partner di Cryptonet ha spiegato come “Spear phishing” (una forma di phishing mirata) e “whaling” (altra tecnica di phishing che punta target elevati) sono le tecniche utilizzate per colpire target mirati, ma a rischio sono  anche le app visto che sono di fatto prive di protezione. 

“Il loro codice binario può essere facilmente sottoposto a reverse engineering, tramite strumenti facilmente reperibili anche in rete”. Esistono attacchi contro cui non c’è difesa, “ciò che si può fare è rendere più difficile il compito dei cybercriminali” è l’inquietante conclusione. Qualche dato sugli attacchi è arrivato da David Gubiani, Se manager Italy di Check Point che ha presentato i risultati di un report relativo al 2013. Sono stati analizzati oltre 900 clienti, il 63% dei quali è risultato infetto da Bots senza saperlo. L’attacco normalmente parte dallo sfruttamento di vulnerabilità che consentono di prendere possesso di un certo numero di macchine all’interno di un’organizzazione. 

Si parte dall’identificazione di persone-target che, contattate attraverso i social network, fanno sì che le proprie macchine vengano infettate. Gubiani ha illustrato, tra gli altri, l’esempio di un attacco al New York Times e ha evidenziato la facilità con cui questi attacchi possono essere realizzati. Per combattere questo fenomento, servono strumenti innovativi, ma molte aziende sono prive di policy di riferimento. Anche la consapevolezza della perdita dei dati - che pure riguarda il 54% delle aziende analizzate - è scarsa, e soprattutto, può essere tardiva.

Genséric Cantournet, security vice president cross processes and projects di Telecom Italia ha spiegato come sia in atto una evoluzione delle minacce cibernetiche. I malware puntano soprattutto alle infrastrutture che sono interdipendenti e potenzialmente soggette ad un effetto domino. Per questo Telecom ha portato avanti un enorme lavoro di protezione delle infrastrutture critiche, partendo dalla classificazione di siti e asset. Cantournet ha fatto una carrellata di problemi di security, esemplificativi dell’approccio da parte di Telecom Italia, dall’accesso con i badge al contrasto dei furti di rame.

Il filo conduttore nella soluzione di questi problemi parte sempre dal monitoraggio del fenomeno per approcciare il processo in modo integrato, avendo in mente anche il trade-off tra la sicurezza e gli altri obiettivi strategici. Anche in ambito security c’è spazio per l’open source. E’ quanto ha sostenuto Luca Comodi, responsabile area network & security management dei laboratori Guglielmo Marconi. Consentire l’accesso e l’uso dei dispositivi personali, ha proseguito, ha effetti positivi su soddisfazione e produttività delle persone che lavorano in azienda, ma rende difficile mantenere gli standard di sicurezza.

Per questo possono essere proposte diverse policy per l’utilizzo sicuro di questi dispositivi, dal divieto di uso a varie forme di autenticazione, tenendo conto anche degli standard di facilità d’uso che devono essere garantiti. Lato utente, la sicurezza implica la presenza di agent sul device, che può avere impatto su velocità e funzionalità. Ma quello che colpisce, ha concluso Achille De Tommaso, presidente ANFoV, è che nonostante la vastità e varietà dei rischi presenti in rete, “ci troviamo di fronte a una mancanza di consapevolezza, non solo da parte delle funzioni specialistiche delle aziende, ma anche della politica e degli enti di controllo. Leggi e regolamentazioni sono infatti inadeguate e spesso non seguite; e la perdita dei dati sensibili è un fatto quotidiano”.

Fonte: ANFoV

Violati 16 milioni di account di posta elettronica di internauti tedeschi


I dati sensibili di almeno 16 milioni di persone sarebbero stati violati in Germania. Milioni di computer hackerati avrebbero permesso ai pirati di sottrarre informazioni. Le autorità invitano gli utenti anche all'estero a controllare se le proprie mail siano state violate attraverso il sito Web istituito dall'Ufficio Federale per la Sicurezza Informatica (BSI). Nell'analisi delle botnet da parte di istituti di ricerca e delle forze dell'ordine circa 16 milioni di account utente sono stati compromessi. 

Questi consistono solitamente di un nome utente nella forma di un indirizzo email e una password. Molti utenti di Internet utilizzano queste informazioni di accesso non solo per il proprio account di posta, ma anche per gli account degli utenti con fornitori di servizi Internet, negozi online, o social network. Gli indirizzi di posta elettronica sono stati consegnati all'Ufficio Federale per la Sicurezza Informatica così da informare gli utenti colpiti e poter adottare le misure di protezione necessarie.

Sul sito https://www.sicherheitstest.bsi.de che la BSI ha realizzato con il supporto di Deutsche Telekom, gli utenti di Internet possono inserire il proprio indirizzo e-mail per verificare se sono interessati dal furto di identità. L'indirizzo indicato viene quindi regolato in un processoautoamtico BSI con i dati delle botnet. Se l'indirizzo coincide e quindi l'identità digitale dell'utente in questione, si riceveranno le informazioni appropriate per l'e-mail all'indirizzospecificato. Tale risposta email contiene anche raccomandazioni sulle misure di protezione necessarie. 

Se l'indirizzo email inserito non è influenzato, l'utente non riceve la notifica. Gli utenti di Internet interessati dovrebbero prendere due azioni in ogni caso: il computer così come altri PC utilizzati devono essere controllati da infezioni da software dannoso. Nelle raccomandazioni del BSI per la configurazione sicura dei PC Windows, una selezione è quotata sui programmi antivirus che possono essere usati a questo scopo. Gli utenti dovrebbero cambiare tutte le password che utilizzano per accedere a siti di social network, negozi online, account email e altri servizi online. 

Gli utenti possono avere consigli sull'uso di password sicure alla pagina https://www.bsi-fuer-buerger.de/Passwoerter. Il furto di identità è uno dei più grandi rischi quando si utilizza Internet. I cybercriminali rubano le identità degli utenti per agire a nome e per loro conto, inviare e-mail per fare acquisti a spese di altri in un negozio online o per arricchire se stessi o per danneggiare le vittime. Applicazioni personali come e-mail o servizi messenger, negozi online o social network offrono servizi personalizzati per i quali è necessario registrarsi al fine di ottenere i propri dati o per utilizzare il credito di servizio. 

Per l'autenticazione, la combinazione di nome utente e password viene ancora utilizzata nella maggior parte dei casi. Queste funzioni di autenticazione nelle mani sbagliate, possono essere utilizzate per il furto di identità, spiega il BSI. Solitamente questo viene fatto da una infezione da malware del web-host utilizzato. Il malware è silenziosamente posizionato nei computer degli utenti per monitorare, ad esempio, i tasti e gli accessi o manipolare direttamente le operazioni (keylogger). I dati dell'utente registrati quindi vengono inviati ai cybercriminali che possono scaricarli.


Fonte: BSI
Via: Euronews

Datagate: violati 100mila computer nel mondo, anche sconnessi Web


La National Security Agency (NSA), l'Agenzia statunitense per la sicurezza, avrebbe violato quasi 100.000 computer in tutto il mondo installando un software per spiare gli utenti anche senza fare uso di Internet, e creare una sorta di autostrada digitale per lanciare attacchi informatici. A scriverlo è il New York Times, che cita documenti riservati della Nsa ottenuti da Edward Snowden, l'ex contractor che da mesi sta svelando al mondo le attività segrete dell'intelligence.

Oracle rilascia 36 aggiornamenti per fissare 144 vulnerabilità in Java


Adobe,  Microsoft  e Oracle hanno rilasciato separatamente degli aggiornamenti di sicurezza per risolvere gravi vulnerabilità nei loro prodotti. Adobe ha rilasciato alcune patch per Acrobat, Flash, Reader e AIR, mentre Microsoft ha spinto fuori correzioni per fissare almeno una mezza dozzina di bug di sicurezza in Windows e Office. Oracle ha rilasciato un aggiornamento per Java che risolve almeno tre dozzine di vulnerabilità di sicurezza nel programma ampiamente utilizzato. 

Martedì scorso Oracle ha rilasciato una Critical Patch Update di un (CPU) con nuovi aggiornamenti di sicurezza per 144 vulnerabilità nei suoi prodotti, di cui 36 correzioni per Java Standard Edition 7 (Java SE 7). Trentaquattro delle vulnerabilità Java possono essere sfruttate da remoto senza autenticazione. L'elenco dei prodotti Oracle interessati comprende diverse versioni di Oracle Database e Fusion Middleware, così come le sue applicazioni aziendali, prodotti sistemi Sun e MySQL.

Questi sono tra i più pericolosi tipi di difetti del software Java. Andando a un passo ulteriore, Oracle ha classificato cinque delle nuove vulnerabilità con il più alto Common Vulnerability Scoring System (CVSS) punteggio di 10. Oltre a Java, Oracle Fusion Middleware Suite viene patchato per diverse vulnerabilità. In totale, Oracle ha patchato 22 falle di sicurezza in Fusion, di cui diciannove sfruttabili da remoto senza autenticazione dell'utente e un solo difetto comporta un punteggio CVSS di 10.

A causa di attacchi riusciti Oracle raccomanda di applicare le correzioni al più presto. Oracle rilascia CPU su base trimestrale il Martedì più vicino al 17° giorno di gennaio, aprile, luglio e ottobre, quindi l'annuncio era stato previsto. Ma Oracle è sotto i riflettori dei media, perché ciò fa seguito alla notizia che i server pubblicitari di Yahoo! sono stati usati per la distribuzione di malware a centinaia di migliaia di utenti, soprattutto in Europa, attraverso un exploit abilitato da una vulnerabilità Java.

Gli analisti di Fox-IT, una società di sicurezza con sede in Olanda, ha dato la notizia dell'attacco il 3 gennaio scorso. Secondo quanto riportato, a partire dal 30 dicembre 2013, cliccare su alcuni annunci pubblicitari distribuiti dai server di Yahoo! portava all'installazione sul proprio PC di trojan horse come ZeuS, Andromeda e Necurs. Gli exploit sembravano essere contenuti in un dominio dei Paesi Bassi. Yahoo! ha comunicato di aver rimosso i contenuti pubblicitari in questione. 

Inoltre, ha aggiunto che gli annunci pubblicitari contenenti malware sono stati rimossi e che gli utenti di Apple o dispositivi mobili non sono stati attaccati. Fox-IT ha stimato che gli annunci in questione sono stati visualizzati da circa 300.000 utenti all'ora, e di questi circa 27.000 all'ora sono stati infettati. I paesi con gli utenti più colpiti sono stati la Romania, Gran Bretagna e Francia. le potenziali vittime sono state soprattutto gli utenti senza un recente update dei software che gestiscono Java. 


Per Natale esperti prevedono attacchi contro servizi di online banking


Kaspersky Lab ha registrato migliaia di tentativi di infezione a computer utilizzati per attività di online banking, tramite un programma nocivo in grado di colpire “qualsiasi banca in qualsiasi paese”. Il Trojan banker Neverquest sfrutta quasi tutti i metodi utilizzati per aggirare i sistemi di sicurezza bancari online: web injection, sistema di accesso remoto, ingegneria sociale. Considerando le capacità di auto riproduzione del Trojan, è possibile prevedere un forte aumento del numero di attacchi che coinvolgono Neverquest, con conseguenti perdite finanziarie per gli utenti di tutto il mondo.

La settimana precedente al Natale e alle vacanze di Capodanno sono tradizionalmente un periodo intenso per l’attività nociva ai danni degli utenti. Già a novembre si sono verificati casi in cui, nei forum degli hacker, sono apparsi messaggi circa l'acquisto e la vendita di banche dati per accedere ai conti bancari e ad altri documenti utilizzati per aprire e gestire gli account a cui vengono inviati i soldi rubati. Neverquest era già apparso sul mercato nel luglio di quest’anno, quando era stato individuato su un forum l’annuncio per la ricerca di un partner disposto a lavorare con questo Trojan. 

Sergey Golovanov, Principal Security Researcher di Kaspersky Lab, ha commentato: “Dopo i numerosi procedimenti penali connessi alla creazione e proliferazione di malware utilizzati per sottrarre i dati bancari dai siti web, i criminali informatici stanno cercando nuove idee e nuove tecnologie per le loro attività illegali. Neverquest è solo una delle minacce che mirano a prendere il posto che è stato di ZeuS e Carberp”. Neverquest sottrae le username e le password dai conti bancari, oltre a tutti i dati inseriti dagli utenti. 

Script speciali per Internet Explorer e Firefox sono utilizzati per facilitare questi furti, fornendo al malware il controllo della connessione browser con i server di comando dei criminali informatici utilizzati per visitare i siti presenti su 28 liste, compresi quelli che appartengono alle grandi banche internazionali; siti di banche tedesche, italiane, turche e siti di sistemi di pagamento. Altre funzioni aiutano gli utenti malintenzionati ad incrementare la lista di banche colpite, attraverso lo sviluppo di codici che possono essere diffusi su nuovi siti web, che in precedenza non erano ancora stati inseriti nella lista degli obiettivi. 

Tra tutti i siti colpiti da questi programmi, un fondo d’investimento il cui sito offre ai clienti una lunga lista di metodi per gestire online le proprie finanze. Questo dà ai criminali informatici la possibilità di trasferire non solo i fondi ai propri conti, ma anche giocare in borsa, utilizzando i conti e il denaro delle vittime colpite da Neverquest. Dopo aver ottenuto l'accesso all'account del sistema bancario online di un utente, i criminali informatici eseguono le transazioni e il trasferimento di denaro dal conto dell’utente al proprio. 

La protezione contro le minacce come Neverquest richiede ulteriori funzionalità rispetto all’antivirus standard; gli utenti necessitano di una soluzione dedicata, che renda sicure tutte le transazioni. In particolare, la soluzione deve essere in grado di controllare un processo del browser in esecuzione e prevenire qualsiasi manipolazione proveniente da altre applicazioni. I metodi utilizzati per distribuire Neverquest sono simili a quelli utilizzati per distribuire il client botnet Bredolab, che divenne uno dei malware più diffusi su Internet nel 2010. La versione completa dell’articolo dedicato a Neverquest è disponibile su securelist.com

Fonte: Kaspersky 

Pony malware ruba 2 milioni di password Facebook, Twitter e Yahoo!


Più di 2 milioni di account sono stati compromessi da siti popolari come Google, Yahoo!, Twitter, Facebook e LinkedIn dopo che un malware ha catturato le credenziali di accesso dagli utenti di tutto il mondo, secondo un nuovo rapporto. Come riporta Mashable, secondo la società di sicurezza web Trustwave, i crcaker hanno rubato nomi utente e password di accesso attraverso vari siti nel mese scorso con l'aiuto di Pony malware, un pò diversamente rispetto a una tipica violazione.

"Anche se questi sono gli account dei servizi online come Facebook, LinkedIn, Twitter e Google, questo non è il risultato di una debolezza in quelle reti aziendali", ha detto Abby Ross, un portavoce Trustwave. "I singoli utenti hanno installato il malware sulle loro macchine e sono state rubate le loro password. Pony ruba le password che vengono memorizzate sul computer degli utenti infetti, nonché mediante l'acquisizione quando sono utilizzate per accedere ai servizi web". 

Attraverso una variante della botnet Pony è stato distribuito un keylogger che dallo scorso mese di ottobre ha rubato 1,6 milioni di password e credenziali di accesso. I cracker hanno sottratto per la precisione 1.580.000 credenziali di accesso ai vari siti web e 320.000 account di posta elettronica. Secondo Trustwave, gli aggressori hanno prelevato 318.121 password di Facebook, 59.549 di Yahoo!, 54.437 di Google, 21.708 di Twitter, 8.490 di LinkedIn e 8.000 account ADP.


Anche se il colpevole dietro il furto rimane sconosciuto, Trustwave ha scritto sul suo blog che due obiettivi erano siti russi di social network (vk.com e odnoklassniki.ru), che potrebbe suggerire l'origine del virus. "Il malware è stato configurato in modo che la maggior parte delle informazioni sulle credenziali sono state inviate a un server in Olanda", ha detto Ross. "Il server non mostra da quali paesi l'informazione proveniva per cui non possiamo calcolare esattamente quanti utenti di ogni paese sono stati colpiti". 

"Tuttavia, possiamo confermare che gli attaccanti hanno preso di mira utenti in tutto il mondo, tra cui in Stati Uniti, Germania, Singapore, Thailandia e altri". La tecnica di usare un proxy inverso è comunemente utilizzata dai malintenzionati per evitare che il server di comando e controllo venga scoperto e arrestato. E 'anche importante notare che le credenziali rubate non sono mai state rese pubbliche online, come è accaduto in altre occasioni.

Ricercatori di Trustwave ricercatori sono riusciti ad accedere a un server di comando e controllo utilizzato dalla botnet Pony e recuperare le password da lì. "Abbiamo raggiunto fuori ai principali fornitori di servizi interessati e stanno prendendo misure per informare i propri utenti o rimediare gli account compromessi", ha detto Ross a Mashable. Su circa due milioni di credenziali rubate, il 57% apparteneva a Facebook, seguito da Yahoo! (10%), Google (9%) e Twitter (3%).


Un portavoce di Facebook ha detto a Mashable che l'azienda ha già raggiunto gli utenti con gli account compromessi. "Mentre i dettagli di questo caso, non sono ancora chiari, sembra che i computer delle persone possano essere stati attaccati da cracker utilizzando malware che prelevano informazioni direttamente dal proprio browser web", ha detto un portavoce di Facebook a Mashable. Come precauzione, abbiamo avviato un reset della password per le persone le cui password sono state esposte".

La stessa soluzione che Facebook ha adottato in occasione dell'attacco subito da Adobe. Facebook ha aggiunto che i suoi utenti possono proteggersi quando si utilizza il sito attivando autorizzazioni d'accesso e le notifiche di accesso nelle loro impostazioni di sicurezza. "[Questi utenti] saranno avvisati quando qualcuno tenta di accedere al proprio account da un browser non riconosciuto e nuovi login richiederà un codice univoco generato sul proprio cellulare", ha detto il portavoce.

La società ha inoltre scoperto che la maggior parte delle password compromesse erano deboli. "Nella nostra analisi, le password che utilizzano tutti e quattro i tipi di carattere e sono più lunghe di 8 caratteri sono considerate eccellenti, considerando che le password con quattro caratteri o meno di un solo tipo sono considerati terribili", ha scritto Trustwave sul suo blog. Molti degli account compromessi avevano password popolari come "123456" o "1234". Troppi "admin" hanno usato password come "11111" per accedere ad account FTP, RDP e SSH.


Via: Wired

Attacco a industria petrolifera: Trend Micro rivela piani di Anonymous


Trend Micro Inc., leader globale nella sicurezza per il cloud, ha analizzato e documentato le attività anomale e potenzialmente nocive su scala globale che indicano come il gruppo di hacktivist Anonymous abbia condotto una serie di attacchi mirati contro l'industria petrolifera che sono culminati il 20 giugno 2013.

Cyber attack: banche più importanti degli Stati Uniti messe sotto scacco


Bank of America, J-P Morgan Chase, Wells Fargo, U.S. Bank, P.N.C Bank. Sono alcune delle più grandi banche statunitensi. Ma sono anche alcuni degli istituti di credito che hanno subito recentemente massicci cyber-attacchi che li hanno costretti a rallentare l'attività sui loro siti web oppure a chiuderli. Attacchi molto costosi. Secondo fonti del New York Times, l'Iran è responsabile di una serie di attacchi DDoS che hanno recentemente colpito diversi istituti di credito Usa.

Gli esperti non hanno dubbi: "Si è trattato del più devastante attacco sul settore bancario mai visto negli annali storici degli attacchi informatici".  Come spiega TMNews Radware, una ditta specializzata nella sicurezza contro cyber-attack, ha riscontrato che si è trattato di tre ondate successive, a partire da settembre. E quello che preoccupa di più è il numero degli obiettivi colpiti: una ventina delle principali banche degli Stati Uniti. 

Secondo i ricercatori che hanno studiato gli attacchi alle banche il traffico proveniva da data center in tutto il mondo. Hanno scoperto che i servizi cloud pubblici e vari servizi di web hosting sono stati infettati da una forma particolarmente sofisticata di malware, chiamato Itsoknoproblembro, che è stato progettato per eludere il rilevamento da parte dei programmi antivirus. Il malware esiste da anni, ma è la prima volta che per gli attacchi bancari vengono usati data center esterni.

I ricercatori di sicurezza hanno messo a punto un nuovo nome per i server infettati da Itsoknoproblembro: li chiamano "bRobots". L'ampiezza e l'altissimo livello tecnologico degli attacchi fa supporre agli esperti che dietro non ci sia un gruppo di hacker che agisce a titolo individuale ma uno Stato. I sospetti puntano sull'Iran. A settembre il senatore Joe Lieberman non si era fatto scrupoli ad affermarlo chiaro e forte. Secondo l'analista James Lewis l'ipotesi è fondata e avanza una spiegazione inquietante. Si sarebbe trattato di una rappresaglia. 

"Gli iraniani sono sempre stati molto attenti agli attacchi informatici e alla capacità di poter rispondere sulla stessa lunghezza d'onda. A scatenare la reazione, con ogni probabilità, sono stati gli attacchi condotti da potenze straniere non identificate contro il sistema informatico dei terminali petroliferi dell'isola di Karg, l'estate scorsa. Questo deve averli indotti a pianificare una risposta su vasta scala a partire da settembre". 

Dal canto loro, le autorità iraniane si sono affrettate a smentire categoricamente qualsiasi responsabilità, affermando che si tratta di un tentativo di avvelenare il clima dei negoziati sul controverso programma nucleare. Cyber-attack? Tutti restano in attesa del secondo tempo di questa spy-story in salsa di fibra ottica. Ad ottobre era stato attaccato il sistema informatico della Casa Bianca. A confermarlo un funzionario dello staff del Presidente americano. Sembra che l'obiettivo fosse proprio il White House Military Office.


Fonte: TMNews
Via: New York Times
Foto archivio