Visualizzazione post con etichetta Arresti. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Arresti. Mostra tutti i post

Apple: Qualcomm, tribunale blocca vendite di modelli iPhone in Cina


Un tribunale cinese ha vietato le vendite di iPhone in Cina a seguito di una disputa su un brevetto tra il produttore di chip Usa Qualcomm e Apple, afferma una nota Qualcomm. La nota aggiunge che il Tribunale intermedio del popolo di Fuzhou ha accolto la richiesta di Qualcomm di due sospensive a carico di quattro controllate di Apple, ordinando loro di interrompere immediatamente le vendite di iPhone 6S, iPhone 6S Plus, iPhone 7, iPhone 7 Plus, iPhone 8, iPhone 8 Plus e iPhone X. I due brevetti erano precedentemente ritenuti validi dal SIPO, l’Ufficio Brevetti Cinese. È l’ultimo episodio di una lunga disputa tra i due colossi hitech californiani, che si svolge tra tribunali in tutto il mondo.

Operazione contro rete hacker, Aken e Otherwise star di Anonymous


I due hacker arrestati mercoledì scorso dalla Polizia postale e delle Comunicazioni, un livornese di 31 e un 27 originario della provincia di Sondrio, erano vere e proprie "star" del mondo underground, noti rispettivamente con i nickname "aken" e "otherwise". Due primule rosse del vertice di Anonymous in Italia. Tra i loro obiettivi più recenti gli attacchi ai sistemi informatici del ministero della Difesa, del ministero della Salute, del dicastero dell'Ambiente e di diversi dipartimenti della presidenza del Consiglio e l'ultimo bersaglio, in ordine di tempo, il sistema informatico di Expo 2015. Altre persone sono state denunciate per favoreggiamento.

Terrorismo: Anonymous, nostro obiettivo è eliminare Isis da Internet


"Vogliamo tagliare fuori da internet chiunque sia minimamente interconnesso con l'Isis: questo è il nostro obiettivo. Nelle ultime due settimane abbiamo cancellato 2000 profili jihadisti su Facebook e Twitter": queste le parole del collettivo Anonymous in un'intervista esclusiva rilasciata a Servizio Pubblico, il programma condotto da Michele Santoro, andato in onda giovedì scorso su La7 alle 21.10. "Avete trovato account italiani associati allo Stato islamico?", ha chiesto la giornalista Francesca Di Stefano. "Si legge di un italiano tra le loro fila, ma è soltanto una voce non confermata", è la risposta di Anonymous.

Heartbleed Scanner, tool gratuito per controllo Android app a rischio


Heartbleed bug esiste in OpenSSL, un'implementazione comune del protocollo SSL utilizzato per proteggere le comunicazioni su Internet. Non importa quale browser o dispositivo si sta utilizzando, se ci si connette, o interagendo con siti e servizi che utilizzano una versione vulnerabile di OpenSSL, eventuali dati trasmessi sono  a rischio di compromissione. La scoperta della falla ha reso urgente un cambio di password che però potrebbe non essere sufficiente.

La maggior parte dei siti Web sono stati rapidi nel rispondere a questa notizia, ma dato che l'exploit è esistito per oltre 2 anni, non è chiaro se tutti gli utenti malintenzionati lo abbiano scoperto autonomamente e siano rimasti in silenzio per rubare i dati degli utenti. Questo è grave, sebbene la patch per Heartbleed è stata resa disponibile fin da quando la vulnerabilità è stata divulgata pubblicamente, e la maggior parte dei siti hanno già adottato le opportune misure correttive. 

Ma i restanti siti e dispositivi consumer orientati Internet-of-things che si basano sul protocollo OpenSSL e non hanno ancora provveduto alla correzione dell'Heartbleed bug sono a maggior rischio,  dato che la falla è pubblica e gli aggressori generalmente si concentrano su obiettivi facili ad alto valore, come le applicazioni mobili. Al CM Security Research Lab, sono state identificate oltre 1.700 applicazioni che sono vulnerabili a questo difetto a partire dal 19 aprile 2014. 

Le app sono a rischio, dato che molte di esse comunicano con i server Web per convalidare le informazioni degli account e trasferire i dati. Nei giorni scorsi, la stessa Google Security ha comunicato che i device con installata la versione Android 4.1.1 sono potenzialmente vulnerabili ad un attacco hacker, che potrebbe causare la perdita di password, messaggi ed altre informazioni degli utenti. Google sta inviando le patch per questo problema ai suoi partner Android.

Anche se Heartbleed è principalmente una vulnerabilità Web, alcune delle app comunicano con i server via HTTP/HTTPS utilizzando OpenSSL, e quindi possono essere colpite dal bug. La società di sicurezza CloudFlare ha dimostrato che sfruttando la falla è possibile rubare i certificati di sicurezza che stabiliscono l'autenticità di un sito. Intanto, è stato arrestato il primo hacker che avrebbe approfittato del bug per rubare dati all'agenzia delle entrate canadese.

Per questo KS Mobile, una sussidiaria di Kingsoft Internet Security Software e nota per la produzione di Cleanmaster, tool gratuito per l'ottimizzazione dei dispositivi Android, nonché di Battery Doctor, offre a tutti gli utenti Heartbleed Scanner, disponibile gratuitamente nel Google Play store. Heartbleed Scanner, che ha ricevuto oltre 1 milione di download in una settimana, dirà se le app installate sono affette dalla vulnerabilità con possibile rischio per la sicurezza.


Via: KS Mobile

Truffe online: sequestrati 13 siti da Polizia Postale, arresti e denunce


Realizzavano siti per il commercio online di prodotti hi-tech, che venivano venduti e pagati con moneta elettronica, ma che poi non arrivavano a destinazione. Anzi non partivano proprio. Infatti le sette persone indagate dal Compartimento di polizia postale e delle comunicazioni di Roma, realizzavano delle vere e proprie truffe online, che negli ultimi 18 mesi hanno fruttato al gruppo circa 4 milioni di euro. 

Al termine dell'operazione "Phish and gold" sono tre le persone finite in carcere, quattro quelle denunciate in stato di libertà e 13 siti web sono stati sequestrati. Gli arresti sono stati effettuati a Pescara e Campobasso mentre decine di perquisizioni sono state eseguite anche a Ferrara e Livorno. Una volta realizzati i siti il gruppo provvedeva ad ospitarli su server proxy che ne garantivano l'anonimato, poi pubblicizzava gli articoli, sempre prodotti elettronici di ultima generazione e delle marche più conosciute, a prezzi molto convenienti. 

Successivamente veniva applicato un ulteriore sconto del 20, 30 per cento, che rendeva le offerte particolarmente allettanti. Per crearsi una credibilità i truffatori, utilizzando documenti falsi, avevano attivato delle imprese online in varie parti d'Italia e, saltuariamente, acquistavano realmente prodotti per mandare a buon fine alcune vendite e avere così dei feedback positivi che aumentavano la serietà dei siti. 

Per avere la massima visibilità sulla Rete il gruppo pubblicizzava i prodotti sui motori di ricerca più visitati, stipulando anche contratti particolari per avere sempre la propria merce nelle prime posizioni. Più di quattromila le vittime truffate dai criminali che convogliavano le somme provenienti dai raggiri su conti correnti bancari, postali e online. Il denaro veniva poi ritirato in tutto il Paese tramite bancomat e operazioni di sportello presso istituti bancari e postali. 

Un ingente quantitativo di denaro è stato anche fatto transitare su carte di debito e credito, nonché su conti PayPal. Contestualmente altri complici investivano parte del denaro nell'acquisto di oro, gioielli e articoli elettronici da vendere saltuariamente. Tutti i conti correnti utilizzati per convogliare le somme truffate sono state sequestrate, così come le carte di credito e di debito. Analogo discorso per il materiale hi-tech destinato alla vendita reale, e per l'ingente numero di telefoni cellulari di ultima generazione e relative schede, utilizzati per la commissione delle truffe, in uso ai componenti del gruppo.



Pedofilia online, blitz della Polizia Postale con 3 arresti e 53 denunce


Operazione della Polizia Postale e delle Comunicazioni che ha condotto all'arresto di tre persone e ritenute responsabili dei reati di detenzione e divulgazione di materiale pedopornografico audio e video. Numerose le perquisizioni.  I tre arresti nell'ambito dell'operazione condotta dalla Polizia Postale del compartimento di Roma in collaborazione alti 16 compartimenti d'Italia e con quella criminale tedesca di Hannoover, sono stati effettuati a Roma, Siena e Trapani.

Carte credito clonate, sgominata banda internazionale degli skimmer


La Polizia postale di Perugia ha stroncato un giro di carte di credito clonate, smantellando un'organizzazione criminale internazionale. Era andato al bancomat per fare un prelievo e si è accorto che c'era uno skimmer, l'apparecchio utilizzato dai criminali per sottrarre i codici di sicurezza delle carte elettroniche. L'uomo era un agente della polizia postale di Perugia e dopo aver denunciato la cosa ai suoi superiori è subito scattato l'appostamento, che ha portato all'arresto in flagranza di tre romeni. 

I criminali sono stati bloccati proprio mentre cercavano di rimuovere l'apparecchio elettronico da uno sportello bancomat di Poste Italiane, a Santa Maria degli Angeli, una frazione del comune di Assisi, in provincia di Perugia. L'episodio risale al settembre 2012 ed è stato l'inizio dell'operazione "Medusa", che ha portato gli agenti del Compartimento polizia postale e delle comunicazioni del capoluogo umbro a fare luce su un'organizzazione criminale di matrice romena, arrivando a indagare 22 persone, per le quali il Tribunale ha emesso altrettante ordinanze di custodia cautelare in carcere. 

Nove appartenenti al gruppo sono stati arrestati, mentre un'ordinanza è stata notificata nel carcere di Frosinone. Altre quattro sono state comunicate a persone detenute all'estero, e per la precisione due in Romania e altrettanti in Danimarca. Sono tuttora ricercati sul territorio romeno gli altri otto membri della banda. Per tutti l'accusa è di associazione per delinquere, finalizzata all'installazione di apparecchiature atte a catturare i codici delle carte di credito/debito e alla successiva falsificazione delle carte stesse. 

L'indagine - spiega una nota della Polizia di Stato - si è svolta tramite l'analisi di tabulati telefonici, intercettazioni telefoniche, messaggistica istantanea e caselle di posta elettronica. Alla fine gli specialisti della postale hanno individuato l'attività della banda che installava gli skimmer in numerosi sportelli bancomat di vari istituti di credito in Piemonte, Lombardia, Veneto, Emilia Romagna, Umbria, Marche, Lazio, Puglia e Calabria. 

I criminali, capeggiati da uno dei romeni detenuto in Danimarca, erano organizzati in quattro sottogruppi, in base alle aree di azione: Torino, Milano, Ravenna e il gruppo di Roma, che in realtà agiva a Latina e Frosinone. Gli investigatori hanno attribuito all'organizzazione più di 50 attacchi ai bancomat, ma potrebbero essere molti di più. È stato accertato che l'organizzazione ha fatto prelievi illeciti per almeno 150mila euro, ma il danno complessivo derivante dall'interruzione del servizio e dal danneggiamento degli sportelli bancomat è stato quantificato in circa 500mila euro. 

Gli arresti sono stati eseguiti in Lombardia, Lazio, Piemonte, Emilia Romagna e nelle Marche in collaborazione con i Compartimenti della polizia postale presenti in queste regioni. Per alcuni degli indagati si è dovuto ricorrere all'Interpol per localizzarli ed arrestarli in Romania e Danimarca. L'importante risultato investigativo si è raggiunto anche grazie alla collaborazione con la struttura di tutela aziendale di Poste Italiane. Postamat è il nome del circuito domestico di prelievo e pagamento gestito da Poste italiane. 

Trend Micro e polizia olandese sgominano gang di TorRAT malware


La polizia olandese ha comunicato di aver arrestato quattro persone per aver diffuso il malware TorRAT. Si tratta di un malware indirizzato agli utenti di lingua olandese che sfrutta il Deepweb e il sistema Tor per le comunicazioni di Command and Control (C&C) in modo da non essere rilevato. Il suo obiettivo primario era il furto finanziario dagli account di online banking. Il malware TorRAT punta alla compromissione di un sistema attraverso l’invio di messaggi spam, spesso false fatture, confezionati a dovere, nella lingua tipica del paese e senza riportare errori grammaticali come la maggior parte dei messaggi di spam. 

Per non lasciare tracce ed evitare di essere identificato dai software antivirus, il malware utilizzava un account tormail.org per le comunicazioni email e servizi di crittografia underground. La monetizzazione della frode avveniva tramite la valuta digitale bitcoin, utilizzata anche per riciclare il denaro rubato e per effettuare pagamenti ad altri componenti della gang criminale. Questi processi rendevano molto difficile identificare i cybercriminali ma il Dutch National High Tech Crime Unit (NHTCU) è stato comunque in grado di arrestarli grazie ad alcuni errori commessi dalla banda.

Gli errori della gang di TorRAT: anonimato della rete e tracce nascoste
Gli esperti di Trend Micro ritengono che la gang abbia utilizzato un servizio di crittografia chiamato "SamArt". La cifratura del malware rende molto più difficile l’individuazione da parte dei software antivirus ma se si vuole veramente nascondere la propria identità adottare un tool di terze parti mette a rischio l’anonimato. Un altro errore significativo in questo senso è stato commesso nell'autunno del 2012, quando alcuni dei server C&C anche se su sistemi Tor nascosti sono stati ospitati in un datacenter turco.

Cruciale era per la gang anche affrontare un problema classico: rubare i soldi è la parte più facile, metterseli in tasca e portali via come propri è un pò più complesso. È relativamente semplice manipolare delle transazioni bancarie su un computer infetto ma il riciclaggio del denaro rubato implica un processo che prevede intermediari. La banda olandese avrebbe riciclato denaro attraverso operazioni di bitcoin e persino creato un proprio servizio di scambio bitcoin, FBTC Exchange, che è stato oscurato dopo gli arresti. 

L'acquisto di un servizio di crittografia esterno, l’utilizzo di tormail.org e il reclutare e abusare di intermediari ha esposto i cybercriminali al rischio di essere scoperti da parte dei ricercatori più esperti. Un singolo errore può infatti portare al disfacimento di tutta l'operazione criminale. Se da una parte Tor offre un alto grado di anonimato, inevitabilmente, ad un certo punto, gli attori criminali devono apparire da dietro il sipario di Tor per utilizzare i beni sottratti. Questo fa si che divengano rintracciabili, come conferma anche il recente arresto negli Stati Uniti del gestore di Silk Road, il mercato underground delle droghe illegali. 

Anche se utilizzava Tor, è stato identificato dall'FBI dopo un’indagine approfondita delle tracce e testimonianze lasciate su Internet. Il 1° ottobre scorso, il Federal Bureau of Investigation ha spento l'originale Silk Road e arrestato a San Francisco la sua presunta mente, Ross William Ulbricht, 29 anni, conosciuto online come "Dread Pirate Roberts". Per più di due anni, il sito originale ha consentito agli utenti di acquistare e vendere beni e servizi illegali sul presupposto che essi erano al sicuro dalla legge. Si stima che nel 2012 il volume d’affari di Silk Road si aggirasse intorno al milione e novecento mila dollari al mese.


Fonte: Trend Micro

Prosciugavano carte prepagate Lottomatica, presa banda di truffatori


Il Compartimento di Polizia Postale e delle Comunicazioni di Roma, nell’ambito della costante attività di contrasto ai reati relativi al commercio elettronico, hanno tratto in arresto due uomini, di 52 e 61 anni, e denunciato in stato di libertà un 49enne, poiché responsabili di far parte di un’organizzazione finalizzata alle truffe in danno di esercenti di punti vendita “Lottomatica”. E' di 120 il numero complessivo delle truffe che, a partire dallo scorso maggio, sono state portate a termine dai tre uomini.

In particolare, i predetti, dopo aver fatto attivare carte di credito prepagate LottomatiCard ad indigenti, previo un compenso compreso tra i 100 ed i 200 euro, contattavano telefonicamente i titolari dei punti vendita Lottomatica dislocati sul territorio nazionale, e presentandosi come operatori tecnici della Società Lottomatica, convincevano a ricaricare dette carte di credito con somme che andavano dai 500 ai 1000 euro per volta, asserendo che tale attività era necessaria ad effettuare una prova tecnica sul sistema, e rassicurandoli che le somme in questione sarebbero state restituite all’esercente al termine delle prove sugli apparati. 

In realtà, il gruppo si impossessava delle somme di che trattasi tramite ripetuti prelievi bancomat. L’ultimo “colpo” del gruppo di truffatori è stato quello ai danni del titolare del punto vendita Lottomatica di Altavilla Silentina (SA). Dopo aver fatto attivare una carta di credito prepagata LottomatiCard dal prestanome di turno, i tre hanno convinto il gestore a ricaricare la carta con la somma di 950,40 euro, con la solita promessa di restituzione a prove tecniche avvenute. 

In realtà, anche in questo caso il gruppo di truffatori si è impossessati della somma parziale di 500,00 euro tramite prelievi bancomat. All’atto di prelevare la rimanente parte del denaro illecitamente versato sulla carta di credito, i tre sono stati però intercettati dagli Agenti di questo Compartimento e tratti in arresto. I reati contestati sono quelli di cui agli articoli 110 e 640 codice penale, nonchè articolo 55 comma 9 del decreto legislativo 231 del 2007. 

Si è accertato che il Bosco, ritenuto la “mente” del gruppo, ha in passato svolto l’attività di riparatore degli apparati “POS” (Point of Sale), cioè dei terminali che consentono i pagamenti con carte di debito e credito; il che spiega la notevole conoscenza tecnica di tali mezzi elettronici di pagamento. Il numero complessivo delle truffe è di 120 episodi, portati a termine a partire dal mese di maggio 2013, per un complessivo giro d’affari di circa 270.000 euro. 

Le indagini, attivate nello scorso mese di luglio, condotte in stretta collaborazione con l’Ufficio Sicurezza CartaLis della Società “Lottomatica”, e coordinate dal Sostituto Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Roma, proseguono per identificare e denunciare all’Autorità giudiziaria competente tutti gli intestatari delle carte di credito attivate, e risalire a tutte le vittime della truffa. La Lottomaticard permette di effettuare pagamenti in Italia o all'estero, sul circuito Visa Electron, e di usufruire dei giochi e servizi di Lottomatica.

Falsi annunci di lavoro su Internet, fermato il predatore delle hostess


Adescava donne in tutta Italia attraverso annunci su internet, poi le drogava e le violentava. I carabinieri hanno arrestato un 61enne romano che trovava in rete le sue vittime, a cui prospettava la possibilità di lavorare come hostess. In realtà però le donne, in dieci casi accertati ma destinati ad aumentare, provenienti da città del Nord e bisognose di guadagnare, una volte giunte a Roma, hanno incontrato il falso agente in eleganti hotel e dopo una chiacchierata preliminare, sono state drogate. In alcuni casi, hanno denunciato di essere state anche violentate e derubate. 

L'arrestato non è nuovo a questo tipo di reati. Undici anni fa si spacciò per regista a caccia di nuove promesse del mondo dello spettacolo per drogare, violentare e derubare le ignare ragazze in cerca di fama che incontrava. Dopo aver trascorso diversi anni in carcere, l'impostore è tornato a colpire riciclandosi come agente di hostess. Oggi come allora, suo malgrado, è stato incastrato da una donna Carabiniere che si è finta interessata all'annuncio, lo ha incontrato e lo ha ammanettato. 

Nel 2002, infatti, fu un tenente donna, che si finse interessata al casting, a farlo cadere nella trappola. Questa volta è stato smascherato da una donna carabiniere della stazione Roma Prati. Nella sua nuova veste di agente, il 61enne, sotto falso nome, aveva promosso la sua attività con inserzioni pubblicate su siti internet di annunci: "Hostess-accompagnatrici (...) per cene, business, serate, weekend (...) disponibili a viaggiare (...) max riservatezza". Questo era il target ricercato, ancor meglio se provenienti da altre regioni d'Italia.

Dopo il contatto, che avveniva rigorosamente via mail, le ragazze interessate al lavoro venivano accuratamente istruite sulle modalità con cui dovevano organizzare gli incontri con i "facoltosi clienti": avrebbero dovuto portare con loro oli e creme per massaggi, capi di lingerie, una buona bottiglia di spumante e, soprattutto, denaro contante per le spese extra e anticipare le spese di viaggio e quelle dell'hotel. 

E' stato così che una 30enne di Novara e una 27enne di Milano, dopo aver risposto agli annunci in cui il truffatore garantiva "facili guadagni" - tra 1.500 ed i 4.000 euro - si sono affidate alle "cure" del loro nuovo agente che fingendosi, allo stesso tempo, anche come cliente, le ha attirate nelle camere di due distinti hotel della Capitale per bere con loro lo spumante, furtivamente adulterato con benzodiazepine, che, in alcuni casi, offriva anche in forma polverizzata spacciandola per cocaina. 

Le ragazze hanno perso i sensi e al loro risveglio si sono trovate senza soldi, carte di credito, orologi ed effetti personali. Dopo aver denunciato il fatto ai carabinieri è scattata l'attività d'indagine, nell'ambito della quale i militari hanno scovato online un altro annuncio pubblicato dall'uomo, hanno risposto fingendo interesse e tessuto la tela in cui intrappolare il predatore. Il carabiniere donna si è trovata, così, a tu per tu col 61enne nella camera di un albergo della capitale. 

Quando l'uomo ha preso dalla tasca due pasticche di Tavor e stava per inserirle nel bicchiere di spumante che avrebbe offerto al carabiniere donna "sotto copertura", è scattato il blitz dei militari, appostati nelle immediate vicinanze, durante il quale il 61enne è stato ammanettato. Nel corso della perquisizione effettuata presso il suo domicilio, oltre alle benzodiazepine, sono state sequestrato anche macchine fotografiche, fotocamere e videocamere, nonché fotocopie di documenti d'identità, cellulari, schede sim, occhiali da sole ed effetti personali sottratti ad altre vittime. 

A seguito dell'attività d'indagine svolta, i carabinieri hanno rintracciato e identificato altre 8 donne, di età compresa tra i 22 ed i 50 anni, tutte provenienti dal Nord Italia, anche loro adescate su internet dal 61enne ed incontrate presso alberghi della Capitale, ove sono state poi drogate, derubate ed in diversi casi, hanno denunciato le donne, anche malmenate e violentate. Sottoposto a fermo di P.G., l'uomo è accusato di rapina aggravata, violenza sessuale e cessione di sostanze stupefacenti psicotrope. Sono ora in corso ulteriori indagini volte ad accertare la presenza di altre donne vittime. 

Fonte: TMNews

Razzismo online: operazione Stormfront II, perquisizioni in tutta Italia


Blitz della polizia di Roma contro il razzismo sul web. Dalle prime ore di ieri mattina gli agenti hanno eseguito 35 perquisizioni nei confronti di altrettante persone residenti in 22 diverse province italiane, tra cui Roma e Milano, per identificare gli autori e i componenti di un nuovo forum nazista nato sulla scia di "Stormfront", sito già in passato oscurato. Ventiquattro le persone indagate per diffusione sulla rete di idee fondate sull'odio razziale ed etnico e di incitamento a commettere atti di discriminazione e di violenza per motivi razziali ed etnici. 

L'attività investigativa è stata incentrata sull'identificazione degli autori della diffusione sulla rete internet, attraverso canali di condivisione video, di un filmato, denominato "Il nemico occulto - un documentario sulla questione ebraica", realizzato da utenti della sezione italiana del forum "Stormfront", dagli evidenti contenuti antisemiti che riproduce immagini finalizzate ad accusare gli ''ebrei'' della crisi economica mondiale, indicando alcuni di loro come titolari di ruoli apicali all'interno di banche ed altre istituzioni. 

Nello stesso contesto sono stati condotti approfondimenti per risalire agli autori di "post", pubblicati sempre sul forum italiano Stormfront, istigatori all'odio ed alla violenza per motivi razziali, etnici nazionali ed al contempo fortemente diffamatori nei confronti di alcuni personaggi pubblici, quali il sindaco di Lampedusa, Giuseppina Maria Nicolini, Carla Di Veroli, già assessore alla politiche culturali, giovanili e pari opportunità di un Municipio di Roma ed il noto scrittore Roberto Saviano

I ''post'' in argomento, sono stati pubblicati da utenti coperti nell'identità personale da pseudonimi, alcuni dei quali palesemente echeggianti una cultura della discriminazione. "Si tratta di un'organizzazione pericolosa sotto il profio ideologico e che trova radici in un'epoca storica che sembra apparentemente lontana. Dobbiamo fare i conti con l'estremismo ideologico che si muove in Europa. E' impressionante leggere quello che scrivono questi soggetti", ha detto il procuratore aggiunto di Roma, Giancarlo Capaldo, nel corso della conferenza stampa sull'operazione. 

Le nuove indagini sono state avviate alcuni mesi fa dalla Digos di Roma in collaborazione con la Polizia Postale. Nel corso delle perquisizioni, ha spiegato il dirigente della Digos di Roma, Diego Parente, è stato "sequestrato materiale informatico che serviva per mettere in rete i messaggi. Ma anche altro materiale come documenti, bandiere, magliette e riviste dai contenuti neonazisti e antisemiti. In un caso sono state trovate anche armi: due moschetti con munizionamento".

"Tra i 24 indagati - ha poi aggiunto - c'erano persone tra i 17 e i 51 anni. Si tratta di studenti, disoccupati e lavoratori. Alcuni avevano anche precedenti specifici mentre due persone avevano contatti con ambienti anarchici". Per uno di loro, un 51enne individuato a Mantova, sono scattate le manette. L'uomo è stato trovato in possesso di 2 moschetti "94" completi di munizionamento, un involucro di bomba a mano, 7 baionette e una bandiera con svastica. Da qui l'arresto per il possesso di porto abusivo di armi, oltre alla denunci per istigazione all'odio razziale. 

L'indagine fa seguito all'operazione "Stormfront", culminata nel novembre 2012, nell'arresto di quattro persone, tra cui Daniele Scarpino, promotore dell'associazione e moderatore del forum www.stromfront.org/forum/f148, Diego Masi e Luca Ciampaglia, moderatori del forum, e Mirko Viola, utente del forum particolarmente attivo nella pubblicazione di post ''tematici''. Il processo relativo alla prima indagine si è concluso, per i quattro arrestati, con la condanna a pene che variano da 3 anni a 2 anni e 6 mesi di reclusione.


Fonte: Adnkronos

Pedofilia: adescava minori e li faceva spogliare in webcam, arrestato


Adescava minorenni online e, dopo avere guadagnato la loro fiducia, gli chiedeva di mostrarsi nudi in webcam registrando foto e video. Con quest'accusa gli agenti della Sezione di polizia postale dell'Aquila, a conclusioni di laboriose indagini di polizia giudiziaria dirette dal sostituto procuratore della Repubblica dell'Aquila, Roberta D'Avolio, hanno arrestato un 40enne di Avezzano (L'Aquila) senza un lavoro stabile. 

I reati contestati vanno dalla divulgazione e condivisione in internet, attraverso programmi di "file sharing", di file contenenti materiale pedopornografico realizzato mediante lo sfruttamento di minori, alla detenzione di ingente quantitativo di materiale della stessa natura, all'adescamento on line di minori attraverso la creazione di apposite "identità digitali". 

In particolare gli adescamenti avvenivano con falsi account su sistemi di messaggistica istantanea, facendosi passare a volte per un ragazzo, altre volte per una ragazza, secondo il sesso dell'interlocutore. L'uomo utilizzava la cosiddetta tecnica del "grooming", ovvero instaurava con le vittime un rapporto di amicizia e di confidenza. 

L'arrestato è accusato di aver realizzato una raccolta di oltre 82mila files, tra immagini e video pedopornografici, tutti custoditi in hard disk criptati e protetti da password, alcuni dei quali diffusi in rete. Il quarantenne era solito anche redigere delle note di testo con l'elenco dei minori contattati e da contattare. Le indagini nei confronti dell'uomo, già denunciato nel 2003 per fatti analoghi dalla Polpost di Udine, hanno preso il via alla fine del 2011. 

La perquisizione eseguita dalla Polizia Postale dell'Aquila nell'abitazione dell'arrestato ha fornito importanti elementi di riscontro alle ipotesi accusatorie, tuttora al vaglio degli inquirenti. L'ordinanza di custodia cautelare in carcere è state emessa dal gip del Tribunale dell'Aquila, Marco Billi, su richiesta del sostituto procuratore Roberta D'Avolio. Al momento l'uomo si trova rinchiuso nella casa circondariale di Avezzano in attesa dell'interrogatorio di garanzia che si svolgerà al massimo entro cinque giorni.

Via: AGI

Blitz contro hacker di Anonymous, arresti e perquisizioni in tutta Italia


Un'operazione con arresti e perquisizioni contro presunti appartenenti ad Anonymous è in corso in tutta Italia da parte degli uomini della Polizia Postale. Le indagini sono coordinate dalla Procura di Roma.  Secondo le indagini, alcuni di loro sarebbero responsabili anche degli attacchi ai siti del governo, del Vaticano e del Parlamento. L'organizzazione avrebbe attaccato anche i siti della Polizia Postale e dei Carabinieri. Dai primi accertamenti i primi quattro hacker arrestati avrebbero sfruttato il marchio per interessi personali, che poco o nulla avrebbero a che fare con le operazioni tipiche della crew.

Polizia australiana arresta presunto leader del gruppo hacker LulzSec


La polizia federale in Australia ha arrestato il leader che si professa appartenere ad un importante collettivo hacker internazionale conosciuto come LulzSec, forse più noto per le sue affermazioni secondo le quali sarebbe dietro un attacco informatico che ha messo offline il sito web della CIA nel 2011. La polizia federale australiana (AFP) ha detto di aver arrestato Martedì notte il 24enne cittadino australiano che sarebbe collegato ad un attacco portato questo mese ad un sito web governativo australiano non specificato.

Clonavano carte di credito per scommesse online: 31 arresti della Gdf


Operazione, "Transilvania Games" della Guardia di Finanza contro un'organizzazione che clonava carte di credito e ricaricava conti di gioco per scommesse on line: decine di arresti. Rubati, in tutta Italia, i dati di 350 persone. Oltre 200 finanzieri del comando provinciale di Roma hanno dato esecuzione ad un'imponente operazione di polizia, che ha messo fine all'attività di un'organizzazione criminale composta da soggetti dell'est Europa (romeni e macedoni), specializzata nella clonazione di carte di credito.

Decine di arresti per associazione per delinquere finalizzata all'utilizzo fraudolento dei mezzi di pagamento, frode informatica, riciclaggio e ricettazione. Numerose anche le perquisizioni personali e locali in corso di svolgimento. Oltre 350 invece i soggetti, sparsi in tutta Italia, i cui dati sono stati rubati on line. Le indagini, condotte dal Nucleo di Polizia tributaria di Roma e coordinate dalla Procura di Viterbo, nella cui provincia risiedono 19 dei 31 colpiti dall'ordinanza, sono state avviate dopo l'esposto presentato alla Finanza da un cittadino vittima del phishing

In particolare, il denunciante lamentava di essersi accorto, nel corso di una transazione sul web, di non aver più disponibilità di denaro sulla propria carta elettronica in quanto svuotata del relativo credito a seguito di un'operazione non autorizzata ed effettuata da ignoti su un sito di scommesse. Partendo da questo singolo caso i finanzieri sono riusciti a ricostruire la consolida operatività di una vera e propria organizzazione criminale, con a capo tre romeni che, attraverso l'uso di mail "trabocchetto" ed altri accorgimenti informatici, riusciva ad impossessarsi delle credenziali (numero della carta e password dispositive) di numerose carte di credito. 

Le carte così "virtualmente" clonate venivano poi usate per ricaricare conti di gioco aperti presso la Sisal Match Point (del tutto ignara del raggiro), intestati a persone dell'Europa dell'Est organiche all'associazione criminale. I conti venivano quindi usati per effettuare scommesse "sicure" (ad esempio, a fronte di una giocata di 100 euro si potevano vincere al massimo 103 euro), con l'unica finalità di ripulire le somme illecitamente sottratte. Il passaggio successivo consisteva nella monetizzazione delle somme vinte attraverso l'immediata riscossione con prelievi on-line dai conti di gioco e contestuale accredito su carte Postepay intestate agli stessi soggetti. 

Da qui i soldi venivano prelevati in contanti attraverso normali sportelli bancomat postali e bancari. Con questo sistema sono state effettuate ricaricare ai conti gioco per oltre 273.000 euro, attraverso circa 560 operazioni fraudolente su carte di credito (ricostruite anche grazie ai dati forniti da Cartasì, Poste Italiane e Sisal Match Point) e prelevati più di 255.000 euro. Oltre agli arresti i finanzieri hanno anche sequestrato 30 conti gioco Sisal Match Point illecitamente ricaricati e 32 carte Postepay dove era confluito il denaro provento di reato, unitamente a queste ultime.


Belgio: arrestato Fabian Thylmann capo di YouPorn per frode fiscale


Il proprietario del sito porno "YouPorn", Fabian Thylmann, è stato arrestato all'aeroporto di Bruxelles ed è in carcere in attesa della sua estradizione in Germania, dove la giustizia sospetta del suo coinvolgimento in un caso di frode fiscale, ha annunciato il procuratore Colonia Lunedi. Thylmann, 34 anni, che possiede numerosi altri siti web come "PornHub" e "MyDirtyHobby", è stato arrestato la scorsa settimana, secondo le informazioni d'un portavoce della procura di Colonia che ha confermato al quotidiano Die Welt .

Martedì scorso, gli uffici di Amburgo (nord) sono stati perquisiti. Durante l'operazione, la polizia ha sequestrato diversi computer e documenti. Il tedesco, originario di Aquisgrana (Germania Ovest), ha costruito in pochi anni un impero pornografico su Internet con sede in Lussemburgo ("Manwin Holding Sarl"), con 35  aziende che si sono specializzate nella gestione di siti web pornografici, secondo Die Welt. Sono inclusi i siti ad alto traffico come "Youporn", "Pornhub", "DELETED" o il tedesco Amateursexportal "MyDirtyHobby".

Sotto licenza di "Playboy", "Manwin" gestisce anche il marketing on-line e le reti televisive del marchio. Le aziende sono registrate in Lussemburgo, Germania, Canada, Cipro, Stati Uniti e Irlanda. Thylmann vive in un sobborgo di Bruxelles. I suoi siti sono visitati ogni giorno da oltre 60 milioni di visitatori. La sua avventura imprenditoriale è cominciata solo sei anni fa. Era infatti il 2006 quando raccoglieva portali hard in giro per il mondo. Thylmann è padre di due figli, milionario, avido fan di motorsport, ha iniziato la sua carriera come programmatore.

"YouPorn" è uno dei 100 siti più visitati al mondo e attira ogni giorno più di sei milioni di visitatori unici. I suoi seguaci possono essere certi che il sito è rimasto ancora in funzione dalla sera Lunedi. I portali "PornHub" e "YouPorn" hanno registrato lo scorso luglio circa 5,5 miliardi di click. Per far degli esempi, il portale di shopping Amazon.com ha ricevuto circa 5,9 miliardi lo stesso mese, mentre Wikipedia circa 6,3 miliardi di click, secondo Bild De. Il portavoce della procura ha spiegato che è ancora da definire se e quando Thylmann sarà estradato in Germania.


Fonte: Die Welt
Via: Bild De

Pedofilia/ nascosti nel Deep Web: torture e violenze su bimbi, 10 arresti


Si nascondevano nel "deep-web", quella parte della Rete che, per le sue caratteristiche, garantisce l'anonimato perché non indicizzata dai motori di ricerca, rendendo difficilmente rintracciabili sia i contenuti che i navigatori. In questa sorta di limbo senza regole si scambiavano video e foto di bambini, raccontandosi anche lo loro "esperienze", dando vita così a una vera e propria comunità virtuale di pedofili, nella quale si davano consigli sulle tecniche per adescare i minori, le sostanze stupefacenti da somministrare per evitare che si ribellassero o memorizzassero i soprusi subiti. 

Al termine dell'operazione "nessun dorma" gli agenti della polizia postale di Salerno hanno individuato e arrestato dieci persone. I poliziotti, agendo come cyber-infiltrati, sono riusciti a carpire i segreti del gruppo, facendo emergere la loro organizzazione e le regole che ne disciplinavano l'appartenenza. Gli agenti hanno effettuato anche decine di perquisizioni in tutta Italia, riuscendo a mettere le mani sul più grande archivio mai scoperto nel nostro Paese: più di 5 milioni di file tra video e foto, molti dei quali inediti. 

Tra questi molti ritraggono neonati sottoposti a violenze sessuali e torture. Tra gli indagati anche una donna siciliana che ha realizzato e pubblicato fotografie che la ritraggono mentre, vestita da suora, compie atti sessuali con il proprio figlio di otto anni. Il materiale era ben catalogato e suddiviso in sezioni. Nella parte denominata "soft" erano archiviate immagini di bambini nudi; in quella "hard" c'erano le violenze; nella sezione "hurt" i documenti relativi alle violenze sessuali e torture mentre in quella denominata "death" le apparenti uccisioni dei bambini violentati. 

Per entrare a far parte della comunità l'aspirante adepto doveva installare un software dedicato per l'accesso alla rete; una volta entrati potevano creare il proprio spazio solo dopo essere stati invitati dai promotori del gruppo. Infine, per accedere ai contenuti dovevano individuare, attraverso il passaparola con gli altri iscritti, gli indirizzi web dove andare a scaricare il materiale pedopornografico in quanto nella rete i contenuti non sono indicizzati e quindi non rintracciabili dai motori di ricerca. 

Se si trasgredivano le rigide regole interne si veniva esclusi dalla comunità. L'indagine della Postale  della Campania è stata possibile grazie alle innovative tecniche investigative utilizzate, con la sperimentazione di nuovi software che hanno permesso nuove forme di intercettazioni telematiche. Il ruolo decisivo lo hanno avuto comunque alcuni agenti che, autorizzati ad infiltrarsi nella comunità, hanno acquisito le prove necessarie a identificare i singoli pedofili.

Razzismo sul Web: oscurato forum Stormfront.org, arrestati 4 promotori


Il Servizio Polizia Postale e delle Comunicazioni e la Digos della Questura di Roma, con l'ausilio dei Compartimenti di Polizia Postale e delle Questure di diverse località italiane, hanno portato a conclusione un'articolata e complessa attività investigativa avviata nel mese di ottobre 2011 ed avente per obiettivo l'identificazione dei vertici e degli affiliati alla comunità virtuale facente capo alla sezione italiana del forum raggiungibile alla Url www.stormfront.org/forum/f148, che in numerose occasioni si era evidenziata per la diffusione on line di idee fondate sull'odio razziale e per l'istigazione, sempre attraverso la Rete, al compimento di atti discriminatori.

Le investigazioni, dirette dal sostituto procuratore presso la Procura della Repubblica di Roma, Luca Tescaroli, e coordinate dal Pool Antiterrorismo della Procura capitolina, cui sovrintende il procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo, hanno consentito, si legge in una nota della Questura, "di acquisire concreti elementi di prova a carico di 21 cittadini italiani, sottoposti ad indagine in ordine ai delitti previsti dalla legge 13 ottobre 1975 n. 654, per essersi associati, accomunati da una vocazione ideologica di estrema destra nazionalsocialista, allo scopo di commettere più delitti di diffusione on line di ideologie fondate sulla superiorità della razza bianca, sull'odio razziale ed etnico e di incitamento a commettere atti di discriminazione e di violenza per motivi razziali ed etnici".

"Per quattro degli indagati il consistente quadro probatorio acquisito dagli investigatori della Polizia di Stato ha permesso al gip presso il Tribunale di Roma Stefano Aprile, su richiesta del pm Tescaroli, di emettere un'ordinanza di applicazione della misura cautelare della custodia in carcere, eseguita nelle prime ore del mattino di oggi". Altri 17 cittadini italiani, residenti in diverse località del Paese, sono stati denunciati poiché identificati quali affiliati alla medesima associazione e gravati da elementi probatori in relazione a condotte di diffusione delle ideologie razziste e di supporto, anche di tipo economico, all'attività del sodalizio criminale. 

Nel corso dell'operazione di polizia giudiziaria sono state eseguite perquisizioni a carico di tutti gli indagati, che hanno consentito di sequestrare una ingente quantità di apparati e supporti di memoria informatici (che saranno analizzati nei prossimi giorni), documenti, pubblicazioni e volantini cartacei nonché oggetti di altra natura, tutti ispirati o comunque riconducibili alle ideologie razziste. Sono state inoltre sequestrate armi da taglio e oggetti atti ad offendere. Su disposizione della competente Autorità giudiziaria, si è proceduto all'oscuramento dello spazio web www.stormfront.org

Il forum in lingua italiana presente sullo spazio web www.stormfront.org era da tempo noto alle Autorità inquirenti, si legge nella nota della Questura, in quanto oggetto di costante monitoraggio, sia in relazione alle segnalazioni pervenute da privati cittadini, anche attraverso il portale del commissariato di polizia online, e da Enti che si occupano del fenomeno razzismo, quale ad esempio, l'Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali (Unar) della Presidenza del Consiglio dei Ministri, sia in relazione a specifiche denunce sporte da cittadini in relazione alla pubblicazione on line di contenuti di carattere discriminatorio, razzista, diffamatorio e inneggianti alla violenza razziale.


Via: Adnkronos

Agenzia delle Entrate, accesso telematico abusivo ai sistemi: un arresto


La Polizia Postale e delle Comunicazioni ha arrestato una persona responsabile di accesso abusivo ai sistemi informatici dell'Agenzia delle Entrate e detenzione abusiva di codici di accesso. Le indagini, eseguite da personale del Centro Nazionale Anticrimine Informatico per la Protezione delle Infrastrutture Critiche (CNAIPIC), hanno permesso di accertare una complessa attività finalizzata alla fraudolenta acquisizione dei codici di accesso nella disponibilità di piccoli Comuni, utilizzati in seguito per accedere alla banca dati dell'anagrafe tributaria.

L'arrestato, titolare di un'agenzia di recupero crediti, - si legge in una nota della Polizia - spacciandosi per un tecnico addetto ai servizi informatici dell'anagrafe tributaria, è riuscito nel tempo a carpire la fiducia di diversi ignari dipendenti, fino ad arrivare a gestire direttamente le credenziali di accesso ai predetti servizi informatici, con tanto di gestione diretta del previsto cambio password periodico.In soli pochi mesi l'uomo ha effettuato diverse migliaia di accessi abusivi ed interrogazioni all'anagrafe tributaria, profilando altrettanti utenti ignari.

A far scattare le indagini sono state le stesse verifiche interne dell'Agenzia dell'Entrate che hanno evidenziato l'anomalo numero di accessi provenienti da piccoli uffici territoriali e le segnalazioni di alcuni dipendenti comunali insospettiti dalle continue telefonate del "tecnico". Si è potuto ricostruire un complesso sistema di web masquerating basato sull'utilizzo di schede sim e chiavette per la navigazione mobile intestate a cittadini extracomunitari, reti wireless più o meno protette, sfruttate dall'arrestato per mascherare le proprie connessioni, spesso sfruttando il wi-fi di ignari cittadini.

La geolocalizzazione delle connessioni, e l'analisi dei tabulati effettuata ed incrociata con i riscontri di attività "classiche" di polizia giudiziaria ha infine permesso di identificare l'autore degli accessi abusivi. Dall'ingente numero di interrogazioni al momento al vaglio dei tecnici, non si esclude un vero e proprio commercio di preziose informazioni sensibili. Ulteriori riscontri si avranno dall'analisi dei computer sequestrati sia nell'abitazione dell'individuo che nell'agenzia di recupero crediti.


Cambogia, arrestato co-fondatore di Pirate Bay: Svartholm sarà deportato


Le autorità cambogiane deporteranno il co-fondatore svedese del sito di file-sharing The Pirate Bay, arrestato la scorsa settimana a Phnom Penh in Cambogia, e condannato, insieme agli altri tre fondatori del sito, per violazione delle norme sul diritto d'autore. Lo ha annunciato martedì scorso un portavoce della polizia nazionale, senza specificare quando e con quali forme Gottfrid Svartholm Warg, 27 anni, verrà espulso dal Paese. Svartholm è stato l'unico dei 4 imputati a non essersi presentato al processo d'appello nel 2010 e a tutte le udienze successive.