WhatsApp, il servizio di messaggistica di proprietà di Facebook, ha deciso di non richiedere più il pagamento dell'abbonamento da 89 centesimi ogni 12 mesi ed ha iniziato ad avvisare gli utenti della novità, inviando loro una notifica per comunicare che l'applicazione sarà gratuita a vita. Questa volta non si tratta della solita catena di sant'Antonio: il servizio sarà totalmente gratis per tutti e senza pubblicità. La popolare applicazione, che conta oltre 900 milioni di utenti attivi al mese, passerà a un nuovo modello di business che avvicinerà aziende e clienti. Per quanto riguarda gli attuali abbonati, WhatsApp non offrirà rimborsi per la quota di iscrizione già versata.
La conoscenza aiuta a rendere liberi e dunque è importante approfondire i diversi aspetti tecnologici, scientifici, culturali e sociali.
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WhatsApp diventa gratuito per tutti e invia notifiche di rinnovo a vita
WhatsApp, il servizio di messaggistica di proprietà di Facebook, ha deciso di non richiedere più il pagamento dell'abbonamento da 89 centesimi ogni 12 mesi ed ha iniziato ad avvisare gli utenti della novità, inviando loro una notifica per comunicare che l'applicazione sarà gratuita a vita. Questa volta non si tratta della solita catena di sant'Antonio: il servizio sarà totalmente gratis per tutti e senza pubblicità. La popolare applicazione, che conta oltre 900 milioni di utenti attivi al mese, passerà a un nuovo modello di business che avvicinerà aziende e clienti. Per quanto riguarda gli attuali abbonati, WhatsApp non offrirà rimborsi per la quota di iscrizione già versata.
WhatsApp a pagamento? Bufale e catene anche per applicazioni mobili
Una volta le catene di Sant'Antonio si accontentavano di arrivare via e-mail, o al massimo nei periodi in cui era più di moda attivare promozioni sul cellulare per inviare messaggi gratis. Ma da quando c'è WhatsApp, l'applicazione che consente di scambiare messaggi tramite il proprio smartphone gratuitamente e a tutti i contatti, le catene si sono adeguate e passano anche di qui scatenando il panico in molti utenti.
Cassazione, stop a catene di Sant'Antonio e siti Web esca: sono fuorilegge
Al bando i siti Web senza propositi di commercio, ovvero i cosiddetti "siti esca". Per la Corte di Cassazione la famigerata Catena di Sant'Antonio, il veicolo più classico per attrarre soggetti facendo leva sulla sensibilità o sull'avidità degli stessi, allo scopo di incrementare la platea di riferimento per un dato servizio, è da ritenersi "fuorilegge".
La formula delle catene di Sant'Antonio è un fenomeno esploso sul web negli anni e sfrutta il "Phishing" per diffondere false promozioni e falsi servizi. Una decisione che rischia di far partire innumerevoli cause contro quelle aziende che usano i multilevel marketing per incrementare la loro rete di introiti.
L'individuo che collabora con un'azienda che distribuisce i suoi prodotti attraverso un sistema di Network Marketing è da considerarsi un imprenditore indipendente. Come tale, non è normalmente subordinato da obblighi di fatturato né da soglie massime di reddito.
La legislazione italiana non definisce esplicitamente il multilevel marketing (MLM), pone invece norme volte ad evitare strutture piramidali o catene di Sant'Antonio, già regolate dalla legge 173 del 2005. Nella fattispecie, la Suprema Corte ha confermato la sentenza 37049/2012 impugnata dagli imputati.
In alcuni casi le catene di sant'Antonio, che chiedono di inoltrare il messaggio ad un particolare indirizzo sono utilizzate per alimentare il fenomeno illegale dello spam. Avviando una catena di questo tipo, lo spammer potrà estrarre (con l'utilizzo di appositi software) un gran numero di indirizzi e-mail validi, da rivendere a caro prezzo.
Questi dati verranno utilizzati per l'invio di messaggi indesiderati pubblicitari o truffaldini. Una variante più moderna della catena di Sant'Antonio è lo schema di Ponzi. Questi sistemi in Italia sono illegali, trattandosi di movimenti di denaro per i quali non esiste modalità di dichiarazione.
L'MLM è un metodo di distribuzione di prodotti e servizi che ha la finalità di permettere a chiunque di diventare un distributore e di creare una rete di distributori senza consistenti investimenti in denaro. Come tale, non è normalmente subordinato da obblighi di fatturato né da soglie massime di reddito.
Fonte: AGI
Via: Leggi Oggi
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Milano: Gdf, prometteva lavoro via Web ma era una catena di S. Antonio
La Guardia di Finanza di Rho nei giorni scorsi ha ultimato un'attività di polizia economico-finanziaria nei confronti di una donna di Cornaredo che, attraverso alcuni siti web, pubblicizzando un fantomatico lavoro a domicilio consistente nella trascrizione di indirizzi di corrispondenza, era riuscita a scucire, ad una moltitudine di persone, piccole somme di denaro (dai 20 ai 39 euro) che le hanno fruttato, dal 2007 ad oggi, un bottino di circa 180.000 euro. Lo comunica, in una nota, la Guardia di Finanza di Milano.
I finanzieri della compagnia di Rho, attraverso perquisizioni ed indagini finanziarie, hanno potuto constatare che, in realtà, quella posta in essere dalla donna era sostanzialmente riconducibile alle cosiddette ''catene di Sant'Antonio''. La donna si avvaleva anche di una rete di ''collaboratori'', pubblicizzando la propria attività attraverso la rete utilizzando siti web, con dominio in Italia e all'estero, dove venivano veicolati messaggi ingannevoli idonei ad attirate l'attenzione di gente in cerca di lavoro.
Tale modo di operare configura, quindi, la possibilità di guadagno attraverso il puro e semplice reclutamento di altre persone ed in cui il diritto a reclutare si trasferisce all'infinito previo il pagamento di un corrispettivo. I siti gestiti da provider italiani sono stati sequestrati ed oscurati e gli altri seguiranno la stessa sorte non appena saranno completate le procedure internazionali. Le ''catene di Sant'Antonio'' sono vietate dall'ordinamento italiano ed i promotori sono soggetti a sanzioni penali.
Per questo motivo la donna di Cornaredo è stata deferita all'a.g. La stessa dovrà inoltre corrispondere all'erario le imposte commisurate al non trascurabile guadagno. Un anno di carcere è previsto sia per chi organizza il gioco, sia per chi fa proselitismo alla ricerca di altre vittime (http://www.camera.it/_dati/leg14/lavori/stampati/pdf/14PDL0074860.pdf). La vicenda, resa celebre dalle sortite scomposte e simpatiche della protagonista, era stata portata alla ribalta durante l'inverno scorso da Max Laudadio durante la nota trasmissione televisiva ''Striscia la notizia''.
Via: ASCA
Attenzione alle bufale su Facebook: l'ultima è quella di Thierry Mairot
Ogni giorno vengono "spacciate" nuove notizie su Facebook che sono semplicemente delle bufale, che periodicamente vengono riproposte e "girano" su questo enorme social network. Alcuni utenti girano queste notizie in buona fede, altri in malafede. Per esempio vi sono pagine che sfruttano questi sistemi per far "girare" e conoscere la propria pagina, in maniera tale da incrementare il numero di fan e aumentare, possibilmente, la sua credibiltà sul social network. Una delle ultime in ordine di tempo, che gira sulle bacheche di pagine e profili nonchè come aggiornamento di status, recita in questo modo: "A tutti i genitori i cui figli hanno un profilo su Facebook...c'è un Bastardo che tenta di entrare in contatto con i ragazzi per discutere di sesso. Il suo nome è THIERRY MAIROT...CONDIVIDETE OPPURE Copiate e incollate questo messaggio sulla vostra bakeka e fate girare...eliminiamo questa spazzatura dal web".
Questo messaggio è nato in Francia:
"All parents whose children have a profile on Facebook ... there's a bastard trying to get in contact with the children to discuss sex. His name is ... THIERRY MAIROT share, or copy and paste this message on your wall and roll ... we eliminate this junk from the web"
ed è stato tradotto anche in inglese:
"Tous les parents dont les enfants ont un profil sur Facebook ... il ya un bâtard essaie d'entrer en contact avec les enfants pour parler de sexe. Son nom est ... THIERRY MAIROT part, ou copiez et collez ce message sur votre mur and roll ... on élimine cette ordure sur le web"
A prescindere dal fatto che i reati non si denunciano su Facebook tramite la condivisione di messaggi più o meno fondati, ma solo procedendo alla denuncia nelle sedi opportune. Inoltre, trasmettere o condividere messaggi senza alcun fondamento può comportare un altro tipo di reato, che nel diritto penale italiano si chiama "diffamazione". Qualunque messaggio del genere, eventualmente, deve essere suffragato da fonti attendibili e documentabili, altrimenti non andrebbe condiviso. Le uniche conseguenze sono un inutile allarmismo e la diffamazione di tutti coloro che hanno lo stesso nome e cognome. Bufale del genere nascono da scherzi idioti fatti a colleghi d’ufficio, amici o semplici conoscenti o ex mariti/mogli, sottovalutando il fatto che si utilizza un sistema che può effettivamente rovinare la vita di qualcuno. In questo modo chiunque può dunque essere oggetto di diffamazione. Naturalmente, tutti gli utenti di Facebook, in particolare i bambini, dovrebbero stare sempre attenti ad aggiungere amici che non si conoscono.
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