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Codacons: COVID-19 originato in laboratorio? Esposto alla Procura


Il Codacons ha presentato un esposto alla Procura della Repubblica di Milano chiedendo di valutare tutti gli elementi che sollevano dubbi sull’origine dell’epidemia di coronavirus in Cina. Se l’intelligence Usa sta indagando sull’ipotesi che il COVID-19 arrivi da un laboratorio P4 di virologia di Wuhan, dove si conducevano rischiose ricerche sui coronavirus dei pipistrelli, l’associazione di consumatori vuole vederci chiaro. Gli scienziati cinesi sostengono che il virus sia probabilmente passato da un animale agli umani in un mercato che vendeva animali selvatici. Ma l’esistenza della struttura ha alimentato le teorie secondo cui il germe sia stato diffuso dall’istituto cinese.

Pirateria: operazione Underli©ensing, multe ad aziende per 4 milioni


Ben 116 aziende ispezionate in tutt’Italia, oltre 1.200 software e 400 tra PC e hard-disk illecitamente utilizzati finiti sotto sequestro, 71 responsabili aziendali denunciati a piede libero per violazione della normativa sul diritto d’autore. Si è svolta nei giorni scorsi l’operazione denominata “Underli©ensing 2”, condotta dalla Guardia di Finanza, che, con il coordinamento del Nucleo Speciale Tutela Proprietà Intellettuale, ha visto impegnati i Finanzieri dei vari Comandi Provinciali nell’esecuzione di 116 ispezioni presso le sedi di altrettante società dislocate sull’intero territorio nazionale ed operanti prevalentemente nel settore della progettazione industriale ed edile.

Antitrust: multa da 550.000 euro a Ryanair, società ricorre in appello


L'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha inflitto una sanzione di oltre mezzo milione alla compagnia aerea a causa dei sovrapprezzi per le chiamate al centralino informazioni. E dopo l'ennesima sanzione da parte dell'Antitrust, la compagnia irlandese annuncia battaglia. Sanzione amministrativa per complessivi 550.000 euro a Ryanair, la compagnia aerea irlandese di voli low cost, per pratiche commerciali scorrette. Sotto accusa, in particolare - spiega una nota dell'Agcm -, le modalità di assistenza fornite ai passeggeri attraverso un servizio di call center raggiungibile esclusivamente tramite numerazioni a sovrapprezzo.

Shopping online: scoperta maxievasione fiscale da 8 milioni su eBay


Soperta dalla Guardia di Finanza bolognese un'evasione milionaria nel settore dell'e-commerce. Denunciati 5 responsabili. I Reparti del Comando Provinciale di Bologna, al termine di un'operazione ad ampio raggio finalizzata al contrasto dell'evasione fiscale via Internet, hanno scoperto quattro aziende "virtuali" operanti nel settore del commercio on line di prodotti elettronici che hanno omesso di dichiarare al Fisco redditi per oltre 8 milioni di euro complessivi e connesse violazioni alla normativa sul diritto d'autore per oltre 6 milioni di euro.

Maturità: soluzioni tracce in real time, denunciato portale ScuolaZoo


Prometteva le soluzioni delle tracce della Maturità "in diretta", via chat, agli studenti che venivano incitati a inviare la fotografia della traccia stessa. Con lo slogan "Maturando disperato? Ti aiuta scuolazoo con l'account di WeChat", il sito www.scuolazoo.it pubblicizzava un servizio di ausilio nello svolgimento degli esami attraverso l'applicazione di "WeChat" e l'utilizzo del telefono cellulare in sede di esame. In particolare, veniva offerto agli studenti la possibilità di inviare una fotografia della traccia della prova con allegato il nome della scuola e l'indirizzo durante la prima e seconda prova di maturità ed ottenere LIVE su WeChat l'elaborato della prova svolto da un team di professori.

Tale attività non è passata inosservata e grazie all'incisiva attività di monitoraggio della rete internet e dei siti specializzati, predisposta dal Servizio Polizia Postale e delle Comunicazioni, il Compartimento Polizia Postale e delle Comunicazioni di Milano ha denunciato per Istigazione a delinquere per aver pubblicamente istigato la commissione del reato di cui all'art. 1 L. nr.475/1925 che punisce "chiunque, con qualsiasi mezzo, offre di procurare od eseguire dissertazioni, studi, pubblicazioni, progetti tecnici ovverosia quello di produrre tali scritti ad esami pubblici", i titolari della Soc. Scuolazoo s.r.l. ed il team di professori all'uopo predisposto.

La Procura della Repubblica presso il Tribunale di Milano, ha emesso Decreto di Sequestro Preventivo di Urgenza della pagina web "http://maturita.scuolazoo.it/esami-maturita-2014-wechat-maturapp/" per non aggravare le conseguenze del reato essendo il servizio comunque consultabile da parte degli studenti al momento dell'esecuzione degli esami di maturità. "Da anni il sito Scuolazoo.com si propone di offrire un supporto on line ai maturandi con iniziative non solo accademiche ma anche goliardiche. E' un modo come un altro, certamente legale, per andare incontro allo stress di chi è chiamato a svolgere una prova importante della propria vita. Da parte nostra non c'è stata alcuna violazione di legge". 

Il 26enne Paolo De Nadai, socio fondatore nonchè amministratore delegato del sito, non riesce a comprendere le ragioni che hanno spinto la polizia postale a denunciare per istigazione a delinquere il portale e il gruppo di esperti che promettevano le soluzioni della tracce della maturità 'in diretta, via chat. "Non so darmi una spiegazione - rivela De Nadai all'AGI - il problema sarà risolto dai nostri legali. Evidentemente diamo fastidio a qualcuno visto che abbiamo tantissimi fan che ci seguono e apprezzano le nostre iniziative. Di solito, alle 8.40 del mattino e quindi a esami in corso, tutte le testate on line più importanti mostrano foto e soluzioni delle varie tracce. Eppure preferiscono prendere di mira il nostro sito che certamente non ha bisogno di questa pubblicità negativa".



Antitrust Ue respinge le nuove proposte di Google sulle ricerche web


La Commissione europea ha rigettato come "inaccettabili" le nuove proposte di soluzione bonaria avanzate da Google, in merito ai vari rilievi dell'Antitrust sulle ricerche internet. Le proposte di Mountain View "non eliminano le nostre preoccupazioni sulla concorrenza, e in particolare il modo con cui Google elenca verticalmente i risultati su prodotti, ristoranti eccettera", ha affermato il commissario Joaquin Almunia durante una intervista ad una radio spagnola. 

Tuttavia, è troppo presto per parlare di sanzioni, anche se arriverà a breve quel momento, ha aggiunto Almunia. Si tratta della seconda volta che la Commissione respinge le proposte di soluzione avanzate dalla società per chiudere il caso. "Resta poco tempo e la palla è ancora nel campo di Google", ha aggiunto, segnalando così che Bruxelles si attende nuove mosse dal gigante internet. "Ma tra poco giungerà il momento in cui bisognerà prendere decisioni".

Il tutto dopo che le trattative tra la società e la commissione europea sono già durate più di quanto avvenga di consueto, ben 18 mesi e coinvolgendo oltre allo stesso Almunia anche l'amministratore delegato di Google Eric Schmidt. Google, sotto inchiesta antitrust dal 2010, ha presentato ricorso a Settembre mostrando "significati miglioramenti". Google rischia una multa fino a 5 miliardi di dollari. La Commissione ha quattro principali rimostranze contro Google.

Questi sono la ingiusta preferenza ai propri servizi nei risultati di ricerca, contenuti di copie senza autorizzazione, trarre lucro da attività parallele ed ulteriori, scoraggiare i clienti dall'utilizzare altre piattaforme pubblicitarie. Almunia ha detto Venerdì che l'offerta della società non ha soddisfatto le preoccupazioni della Commissione, "in particolare per quanto riguarda il modo in cui Google dà priorità ai propri servizi di ricerca verticale in sostituzione di quelle rivali".

Il caso è relativo al modo con cui Google compone le proprie SERP, ad esempio a favore delle proprie offerte commerciali, trattenendo l'utente alla ricerca di prodotti e confronto prezzi, ristoranti, ecc. Google ha ribadito di aver fatto modifiche significative per rispondere a tali preoccupazioni. "Abbiamo fatto modifiche significative per affrontare le preoccupazioni (dell'UE), aumentando notevolmente la visibilità dei servizi rivali e affrontare altre specifiche questioni". 

Google detiene circa il 70% del traffico dei motori di ricerca negli Stati Uniti e il 90% in Europa. A gennaio, le autorità statunitensi hanno dispensato Google da pratiche anticoncorrenziali in un caso simile. Ad aprile sotto accusa è finito il sistema operativo Android, che, secondo la denuncia di FairSearch, un gruppo di 17 operatori di cui fanno parte anche Microsoft, viene utilizzato da Google per monopolizzare il mercato delle applicazioni su smartphone e tablet.

Truffe online: sequestrati 13 siti da Polizia Postale, arresti e denunce


Realizzavano siti per il commercio online di prodotti hi-tech, che venivano venduti e pagati con moneta elettronica, ma che poi non arrivavano a destinazione. Anzi non partivano proprio. Infatti le sette persone indagate dal Compartimento di polizia postale e delle comunicazioni di Roma, realizzavano delle vere e proprie truffe online, che negli ultimi 18 mesi hanno fruttato al gruppo circa 4 milioni di euro. 

Al termine dell'operazione "Phish and gold" sono tre le persone finite in carcere, quattro quelle denunciate in stato di libertà e 13 siti web sono stati sequestrati. Gli arresti sono stati effettuati a Pescara e Campobasso mentre decine di perquisizioni sono state eseguite anche a Ferrara e Livorno. Una volta realizzati i siti il gruppo provvedeva ad ospitarli su server proxy che ne garantivano l'anonimato, poi pubblicizzava gli articoli, sempre prodotti elettronici di ultima generazione e delle marche più conosciute, a prezzi molto convenienti. 

Successivamente veniva applicato un ulteriore sconto del 20, 30 per cento, che rendeva le offerte particolarmente allettanti. Per crearsi una credibilità i truffatori, utilizzando documenti falsi, avevano attivato delle imprese online in varie parti d'Italia e, saltuariamente, acquistavano realmente prodotti per mandare a buon fine alcune vendite e avere così dei feedback positivi che aumentavano la serietà dei siti. 

Per avere la massima visibilità sulla Rete il gruppo pubblicizzava i prodotti sui motori di ricerca più visitati, stipulando anche contratti particolari per avere sempre la propria merce nelle prime posizioni. Più di quattromila le vittime truffate dai criminali che convogliavano le somme provenienti dai raggiri su conti correnti bancari, postali e online. Il denaro veniva poi ritirato in tutto il Paese tramite bancomat e operazioni di sportello presso istituti bancari e postali. 

Un ingente quantitativo di denaro è stato anche fatto transitare su carte di debito e credito, nonché su conti PayPal. Contestualmente altri complici investivano parte del denaro nell'acquisto di oro, gioielli e articoli elettronici da vendere saltuariamente. Tutti i conti correnti utilizzati per convogliare le somme truffate sono state sequestrate, così come le carte di credito e di debito. Analogo discorso per il materiale hi-tech destinato alla vendita reale, e per l'ingente numero di telefoni cellulari di ultima generazione e relative schede, utilizzati per la commissione delle truffe, in uso ai componenti del gruppo.



Pedofilia online, blitz della Polizia Postale con 3 arresti e 53 denunce


Operazione della Polizia Postale e delle Comunicazioni che ha condotto all'arresto di tre persone e ritenute responsabili dei reati di detenzione e divulgazione di materiale pedopornografico audio e video. Numerose le perquisizioni.  I tre arresti nell'ambito dell'operazione condotta dalla Polizia Postale del compartimento di Roma in collaborazione alti 16 compartimenti d'Italia e con quella criminale tedesca di Hannoover, sono stati effettuati a Roma, Siena e Trapani.

Prosciugavano carte prepagate Lottomatica, presa banda di truffatori


Il Compartimento di Polizia Postale e delle Comunicazioni di Roma, nell’ambito della costante attività di contrasto ai reati relativi al commercio elettronico, hanno tratto in arresto due uomini, di 52 e 61 anni, e denunciato in stato di libertà un 49enne, poiché responsabili di far parte di un’organizzazione finalizzata alle truffe in danno di esercenti di punti vendita “Lottomatica”. E' di 120 il numero complessivo delle truffe che, a partire dallo scorso maggio, sono state portate a termine dai tre uomini.

In particolare, i predetti, dopo aver fatto attivare carte di credito prepagate LottomatiCard ad indigenti, previo un compenso compreso tra i 100 ed i 200 euro, contattavano telefonicamente i titolari dei punti vendita Lottomatica dislocati sul territorio nazionale, e presentandosi come operatori tecnici della Società Lottomatica, convincevano a ricaricare dette carte di credito con somme che andavano dai 500 ai 1000 euro per volta, asserendo che tale attività era necessaria ad effettuare una prova tecnica sul sistema, e rassicurandoli che le somme in questione sarebbero state restituite all’esercente al termine delle prove sugli apparati. 

In realtà, il gruppo si impossessava delle somme di che trattasi tramite ripetuti prelievi bancomat. L’ultimo “colpo” del gruppo di truffatori è stato quello ai danni del titolare del punto vendita Lottomatica di Altavilla Silentina (SA). Dopo aver fatto attivare una carta di credito prepagata LottomatiCard dal prestanome di turno, i tre hanno convinto il gestore a ricaricare la carta con la somma di 950,40 euro, con la solita promessa di restituzione a prove tecniche avvenute. 

In realtà, anche in questo caso il gruppo di truffatori si è impossessati della somma parziale di 500,00 euro tramite prelievi bancomat. All’atto di prelevare la rimanente parte del denaro illecitamente versato sulla carta di credito, i tre sono stati però intercettati dagli Agenti di questo Compartimento e tratti in arresto. I reati contestati sono quelli di cui agli articoli 110 e 640 codice penale, nonchè articolo 55 comma 9 del decreto legislativo 231 del 2007. 

Si è accertato che il Bosco, ritenuto la “mente” del gruppo, ha in passato svolto l’attività di riparatore degli apparati “POS” (Point of Sale), cioè dei terminali che consentono i pagamenti con carte di debito e credito; il che spiega la notevole conoscenza tecnica di tali mezzi elettronici di pagamento. Il numero complessivo delle truffe è di 120 episodi, portati a termine a partire dal mese di maggio 2013, per un complessivo giro d’affari di circa 270.000 euro. 

Le indagini, attivate nello scorso mese di luglio, condotte in stretta collaborazione con l’Ufficio Sicurezza CartaLis della Società “Lottomatica”, e coordinate dal Sostituto Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Roma, proseguono per identificare e denunciare all’Autorità giudiziaria competente tutti gli intestatari delle carte di credito attivate, e risalire a tutte le vittime della truffa. La Lottomaticard permette di effettuare pagamenti in Italia o all'estero, sul circuito Visa Electron, e di usufruire dei giochi e servizi di Lottomatica.

Facebook rivede gli standard per le segnalazioni dei contenuti online


Facebook si è piegato a una protesta sui contenuti che promuovono la violenza contro le donne dopo che alcuni inserzionisti hanno ritirato i propri annunci in segno di protesta. Dopo che numerosi inserzionisti hanno revocato i propri contratti pubblicitari per evitare che gli annunci finissero affiancati a messaggi offensivi pubblicati dagli utenti, Facebook ha deciso di rivedere le linee guida che il suo team operativo utilizza per valutare eventuali violazioni degli standard sui contenuti

"Recentemente vi è stata un pò di attenzione alla politica dei contenuti di Facebook. Molti diversi gruppi che storicamente hanno affrontato la discriminazione nella società, tra cui i rappresentanti di quella ebraica, musulmana, e le comunità LGBT, ci hanno raggiunto a noi in passato per aiutarci a capire la natura minacciosa di contenuti, e siamo grati per il riflessivo e costruttivo feedback che abbiamo ricevuto", scrive Marne Levine, VP delle Policy Pubbliche Globali a Facebook. 

Sulla spinta anche di una lettera aperta firmata da diversi gruppi di attiviste per chiedere la rimozione delle pagine che istigano alla violenza, il social network ha ammesso che "il sistema che identifica e rimuove contenuti inappropriati non ha funzionato in modo efficace come dovrebbe, soprattutto su questioni collegate a offese a sfondo sessuale", come i commenti misogini e le foto di donne che hanno subito violenza apparse sul sito, e in un post sul blog promette di migliorare.


Nella lettera aperta si spiega che Facebook non sta facendo abbastanza per rimuovere i messaggi che promuovono la violenza contro le donne. Con una rapida ricerca, tutti gli utenti della rete sociale potevano vedere immagini modificate di donne insieme a slogan che incoraggiavano stupri e atti violenti. Ad esempio, accanto a una donna con il volto picchiato, il testo diceva: "1/3 delle donne sono fisicamente maltrattate. 2/3 degli uomini non stanno facendo il loro lavoro".

Dopo il suicidio a gennaio di una adolescente per insulti ricevuti via Facebook, la settimana scorsa il Moige (Movimento italiano genitori) ha denunciato alla procura di Roma la società per "omesso controllo e vigilanza". Jaclyn Friedman, direttore esecutivo di Women Action e Media, ha elogiato la risposta di Facebook e ha definito la società ammirevole. "Ci auguriamo che questo sforzo si pone come una testimonianza del potere di azione della collaborazione", ha detto.

La società ha dichiarato che aggiornerà le sue politiche sul discorso di odio, aumenterà la responsabilità dei creatori di contenuti e formerà il personale per essere più sensibile alle lamentele, segnando una vittoria per gli attivisti dei diritti delle donne. L'intervento sui termini di servizio arriva perché le proteste, dirette e indirette (su Twitter c'è l'hashtag #fbrape) si erano fatte pressanti. Un giro di vite necessario, dal punto di vista dell'opportunità sociale, ma anche economico. 


Fonte: La Stampa
Via: Nbc News

Pirateria Web: operazione Italian Black out, chiuso accesso a Ddlhits


Inibito l’accesso dall’Italia agli internauti sul portale “DDLHITS” considerato la più grande piattaforma italiana del falso multimediale, con server allocato all’estero, ma amministrata direttamente da cittadini italiani. Il provvedimento, emesso dal Sostituto Procuratore della Repubblica di Cagliari - Dott. Giangiacomo Pilia -, è stato eseguito dal Nucleo Polizia Tributaria di Cagliari e scaturisce da un’attenta e incisiva attività di intelligence posta in essere dalla Guardia di Finanza del capoluogo sardo anche con l’ausilio tecnico del Nucleo Speciale Frodi Tecnologiche di Roma.

A seguito di notizie stampa diffuse sui media locali circa la grave crisi che sta colpendo le società operanti nel settore della vendita di supporti ottici e magnetici di opere musicali ed il danno che viene provocato dal download illegale sia all’industria musicale che ai suoi autori disincentivandone “l’ispirazione e la produzione”, veniva aggiornato il monitoraggio sulla rete. Tale screening, dopo aver portato all’inibizione dell’accesso dall’Italia agli internauti sul portale www.kickasstorrents.com., consentiva di constatare che al declino del prefato portale a seguito del blocco IP/DNS, corrispondeva in maniera esponenziale un incremento di visite e popolarità di un altro sito internet denominato www.ddlhits.com

Centinaia di migliaia di italiani, accedendo, anche tramite i più noti motori di ricerca e social network, usavano regolarmente ogni giorno la super-piattaforma digitale per scaricare, in altissima definizione e qualità digitale, musica, film, videogiochi e software, sempre aggiornatissima anche con le ultime uscite commerciali e in contemporanea con le anteprime cinematografiche e musicali. In poco tempo il nuovo portale aveva raggiunto dimensioni tali da attirarsi le simpatie di un pubblico prevalentemente italiano (oltre il 92% di utenti) permettendogli di assumere la posizione di leader nazionale nello specifico settore con oltre 118.000 accessi unici giornalieri e un guadagno approssimativo di oltre novecento dollari al giorno. 

Con l’odierna operazione è stato elevato il livello qualitativo dell’indagine andando a colpire non solo il più importante sito nazionale di diffusione al dettaglio di falsi multimediali che aveva acquisito anche la fetta di mercato lasciata libera per effetto della recente chiusura di “KAT”, ma riuscendo anche ad identificare e perseguire gli effettivi ideatori e gestori dell’illegale commercio. Allo stato le indagini, tuttora in corso, hanno consentito di segnalare all’Autorità Giudiziaria 5 responsabili per violazione alla normativa in materia di pirateria on-line.

Hacker violano email eletti M5S, PD precisa: nessun rapporto con noi


Le caselle di posta elettronica di una trentina di parlamentari del Movimento 5 Stelle sono state «bucate» per mesi e il loro contenuto letto e «salvato». I «pirati», che si autodefiniscono «Gli hacker del Pd», in un messaggio sul loro sito (http://glihackerdelpd.bitbucket.org/) pubblicato anche su YouTube, minacciano M5S di rendere noto il contenuto integrale delle mail dei parlamentari se non verranno esaudite le loro richieste: la «pubblicazione immediata» dei «Redditi e patrimoni di “Giuseppe Grillo” e “Gianroberto Casaleggio”», nonché il «dettaglio dei ricavi derivanti dal sito `www.beppegrillo.it´ e correlati».

Mediaset, sequestrati 10 siti pirata: trasmettevano partite in streaming


Dieci siti 'pirata' che trasmettevano le partite di serie A e di Champions League in diretta streaming sono stati sequestrati. Lo ha deciso il gip di Milano, Andrea Ghinetti, su richiesta del pm Tiziana Siciliano, dopo una denuncia di Mediaset. ''Malgrado le partite di calcio non siano da considerarsi 'opera intellettuale' - scrive il gip - le videoriprese di tali eventi (...) allorquando si caratterizzano per uno specifico apporto di tipo tecnico e creativo, possono rientrare tra le opere tutelate''. 

Lo scorso novembre, il Tribunale di Milano aveva disposto il sequestro preventivo del sito Avaxhome, una sorta di 'edicola digitale pirata'. Applicato in quel caso il reato di ricettazione perché, secondo l’accusa, con i banner pubblicitari il sito faceva profitti. In particolare, la Polizia Postale, su ordine del gip, ha effettuato il sequestro preventivo di dieci domini web: www.webcaston.com, www.freedocast.com, www.veemi.com, www.limev.com, www.mips.tv, www.hqeast.tv, www.dinozap.tv, www.hdeaster.net, www.ilive.to e www.LiveScoreHunter.tv.

Di diverso avviso rispetto al gip l'avvocato Fulvio Sarzana, legale dell'Associazione italiana provider, che afferma: ''Gli incontri sportivi non possono essere considerati creazioni intellettuali qualificabili come opere ai sensi della direttiva sul diritto d'autore. Ciò vale - ha aggiunto il legale - in particolare per gli incontri di calcio, i quali sono disciplinati dalle regole del gioco, che non lasciano margine per la libertà creativa ai sensi del diritto d'autore''. E' peraltro pacifico, prosegue l'avvocato, ''che il diritto dell'Unione non li tuteli ad alcun altro titolo nell'ambito della proprietà intellettuale''.

Il gip nel decreto spiega invece che ''dalla denuncia presentata emerge che oggetto di abusiva immissione e trasmissione attraverso la rete internet sono alcuni programmi televisivi prodotti da Rti (società del gruppo Mediaset), partite del campionato di calcio di Serie A per la stagione 2011/12, nonchè incontri di Champions League ed Europa League per le stagioni 2010/2011 e 2011/12, trasmissioni televisive ed eventi calcistici che Rti mette in onda attraverso le emittenti nazionali o sulla piattaforma pay-tv 'Mediaset Premium'".

"I siti 'pirata' in modalità streaming - prosegue il gip - mettevano a disposizione le immagini relative agli incontri calcistici in tempo reale, in maniera pressochè affine alla tradizionale trasmissione televisiva in diretta''. Secondo il giudice, dunque, ''le videoriprese'' delle partite di calcio e i programmi tv sul calcio ''possono rientrare tra le opere tutelate'' dalla legge sul diritto d'autore e quindi ''i programmi e gli eventi calcistici vengono abusivamente diffusi e pubblicati su internet'' e forniti gratuitamente agli utenti da siti 'pirata' che, sottolinea il gip, sono difficili da contrastare, perchè ''sono spesso collocati all'estero e modificano frequentemente indirizzi e denominazioni''.


Fonte: TG Com
Via: Fulvio Sarazana
Foto dal Web

Codacons, connessione Wi-Fi a bordo dei treni dannosa per la salute


Sui treni italiani dotati di Wi-Fi l'esposizione alle onde magnetiche ed elettromagnetiche ''supera complessivamente i limiti fissati dalla legge, e rappresenta pertanto un potenziale pericolo per la salute dei passeggeri''. La denuncia arriva dal Codacons, che riferisce di avere effettuato delle rilevazioni all'interno delle carrozze di Trenitalia e di Ntv, invitando quindi chi di competenza a disattivare i servizi wireless.

Truffe: 45 indagati per phishing, raggiro da 300 mila euro per 600 correnti


Erano tutte romene le menti dell'organizzazione dedita alle truffe online sgominata stamani dalla Polizia. Oltre 600 correntisti, per un danno totale stimato in oltre 2 milioni di euro, limitato a 300 mila grazie all'intervento della polizia. Le indagini sono partite da Milano nel maggio del 2011 a seguito di numerose denunce ed e-mail di segnalazione inviate da cittadini al Compartimento della Polizia Postale e delle Comunicazioni per la Lombardia, in cui si segnalavano messaggi sospetti di alcuni istituti di credito.

L'esca era un messaggio in cui si invitava il cliente a inserire le credenziali di accesso al conto corrente su un sito creato dal "phisher", identico a quello della propria banca. Gli investigatori, in stretta collaborazione con le autorita' della Romania, hanno così iniziato un'operazione di monitoraggio che ha permesso di ricostruire i movimenti dei conti, i trasferimenti e i prelievi.  L'operazione ha permesso di smantellare il gruppo specializzato truffe informatiche mediante l'accesso abusivo ai sistemi informatici di home banking.

Il bilancio finale degli otto mesi di indagini coordinate dal sostituto procuratore della Repubblica Francesco Cajani è di 45 indagati, di cui 15 italiani (raggiunti in Lombardia, Lazio, Emilia), accusati a vario titolo di associazione a delinquere transnazionale operante in Italia, Regno Unito e Romania, accesso abusivo a sistemi informatici, truffa, sottrazione di credenziali di accesso per la gestione di conti home banking, e utilizzo indebito di carte di credito.

L'ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Giuseppe Gennari, è stata eseguita in simultanea sia in Italia che in Romania, dove gli agenti hanno fatto irruzione in alcuni appartamenti trovando contanti, cellulari, computer e materiale che verrà analizzato. Per incastrare la banda sono state utilizzate intercettazioni telefoniche, oltre al racconto di testimoni e l'acquisizione di immagini dei sistemi di sorveglianza degli uffici postali da cui sono stati prelevati contanti.

Ogni componente aveva una percentuale a seconda del proprio ruolo. Chi prelevava materialmente i soldi dagli sportelli tratteneva il 5-10% del totale; coloro che ingaggiavano questi ultimi, il 15-20%; il capo zona e capo gruppo operativo (una sorta di supervisore), il 20-25%; mentre il 50-55% veniva trasferito in Romania agli hacker tramite bonifici bancari con circuiti di trasferimento internazionale.

Il Compartimento di Polizia Postale e delle Comunicazioni di Milano, d'intesa con le strutture antifrode degli istituti di credito interessati, ha sperimentato un nuovo metodo di prevenzione, inventando le cosiddette 'prenotate': all'insaputa del prestanome la carta incriminata veniva soggetta a un saldo negativo virtuale tra i 1.000 e i 2.000 euro, non visibile ai phisher che continuavano a farvi confluire i profitti illeciti. Da qui il duplice vantaggio: i bonifici non potevano essere monetizzati dal prestanome e gli istituti potevano recuperare le somme sottratte.

Fonte: Aduc
Via: Adnkronos

Milano: Gdf, prometteva lavoro via Web ma era una catena di S. Antonio


La Guardia di Finanza di Rho nei giorni scorsi ha ultimato un'attività di polizia economico-finanziaria nei confronti di una donna di Cornaredo che, attraverso alcuni siti web, pubblicizzando un fantomatico lavoro a domicilio consistente nella trascrizione di indirizzi di corrispondenza, era riuscita a scucire, ad una moltitudine di persone, piccole somme di denaro (dai 20 ai 39 euro) che le hanno fruttato, dal 2007 ad oggi, un bottino di circa 180.000 euro. Lo comunica, in una nota, la Guardia di Finanza di Milano.

I finanzieri della compagnia di Rho, attraverso perquisizioni ed indagini finanziarie, hanno potuto constatare che, in realtà, quella posta in essere dalla donna era sostanzialmente riconducibile alle cosiddette ''catene di Sant'Antonio''. La donna si avvaleva anche di una rete di ''collaboratori'', pubblicizzando la propria attività attraverso la rete utilizzando siti web, con dominio in Italia e all'estero, dove venivano veicolati messaggi ingannevoli idonei ad attirate l'attenzione di gente in cerca di lavoro.

Tale modo di operare configura, quindi, la possibilità di guadagno attraverso il puro e semplice reclutamento di altre persone ed in cui il diritto a reclutare si trasferisce all'infinito previo il pagamento di un corrispettivo. I siti gestiti da provider italiani sono stati sequestrati ed oscurati e gli altri seguiranno la stessa sorte non appena saranno completate le procedure internazionali. Le ''catene di Sant'Antonio'' sono vietate dall'ordinamento italiano ed i promotori sono soggetti a sanzioni penali.

Per questo motivo la donna di Cornaredo è stata deferita all'a.g. La stessa dovrà inoltre corrispondere all'erario le imposte commisurate al non trascurabile guadagno. Un anno di carcere è previsto sia per chi organizza il gioco, sia per chi fa proselitismo alla ricerca di altre vittime (http://www.camera.it/_dati/leg14/lavori/stampati/pdf/14PDL0074860.pdf). La vicenda, resa celebre dalle sortite scomposte e simpatiche della protagonista, era stata portata alla ribalta durante l'inverno scorso da Max Laudadio durante la nota trasmissione televisiva ''Striscia la notizia''.

Via: ASCA

Twitter dichiara guerra agli spammer e porta in tribunale cinque siti


Twitter dichiara guerra allo spam portando in tribunale gli ideatori e i gestori di 5 software utilizzati per generare messaggi  indesiderati sul sito. "Twitter continua a crescere ad un ritmo record - ora abbiamo 140 milioni di utenti attivi e più di 340 milioni di tweet ogni giorno. Espandendosi la nostra portata, siamo diventati un obiettivo più attraente per gli spammer. Mentre lo spam è una piccola frazione degl'incredibili contenuti che si possono trovare su Twitter, sappiamo quanto può essere fastidioso. Abbiamo già discusso i modi per individuare lo spam su Twitter", si legge in un post sul blog.

"I nostri tecnici continuano a combattere gli sforzi degli spammer per eludere i nostri controlli di sicurezza, e oggi stiamo aggiungendo un'altra arma al nostro arsenale", ha aggiunto il social network. E' così che Twitter ha presentato una denuncia alla Corte Federale di San Francisco contro cinque tra i fornitori degli strumenti più aggressivi per lo spam. In questo modo Twitter sta andando direttamente alla fonte dello spam. Nel mirino i servizi TweetAttacks, TweetAdder, TweetBuddy e due persone fisiche: James Lucero di justinlover.info e Garland Harris di troption.com.


La speranza del social network è che questa mossa possa essere anche un deterrente nei confronti di altri spammer. Un impegno, aggiunge la società, che non si fermerà solo a questa iniziativa. "Anche se questo è un passo importante, i nostri sforzi per combattere lo spam non si fermano qui. Il nostro team di ingegneria continua ad implementare robuste soluzioni tecniche che ci aiutano a ridurre lo spam in modo proattivo. Ad esempio, all'inizio di questa settimana, i nostri ingegneri hanno lanciato nuove misure anti-spam all'interno di Twitter per sospendere in modo più aggressivo un nuovo tipo di spam @menzion", spiega ancora Twitter.

Il sito di microblogging adesso usa il proprio collegamento shortener (t.co) per analizzare se un collegamento Twitter porta al malware o contenuti dannosi. Questo aiuta a impedire agli utenti di visitare i link malevoli e a chiudere centinaia di migliaia di account abusivi. "Si può dare una mano, anche segnalando e bloccando gli spammer che si incontrano su Twitter. Siamo impegnati a combattere lo spam su tutti i fronti, continuando a far crescere la nostra squadra anti-spam e con ogni strumento a nostra disposizione per arrestare gli spammer. Oggi segniamo un importante passo avanti", conclude Twitter.

Truffa Italia-programmi.net, sito oscurato dopo denuncia dal Quirinale


Dopo aver truffato migliaia di italiani, la fantomatica società Estesa Limited, attraverso il sito www.italia-programmi.net, ha provato a incastrare il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Lo scorso 6 febbraio il presidente, in una lettera indirizzata a lui personalmente, si è visto chiedere il pagamento dei 96 euro più 8,5 per spese di recupero crediti, secondo quanto riportato da Il Secolo XIX. Da quest'oggi chiunque dall'Italia, tenti di visitare il sito web di Estesa Limited, non vedrà risolto il nome a dominio ed ogni richiesta di connessione verso il sito web di Italia-programmi cadrà automaticamente nel vuoto.


Ma Napolitano non è la prima vittima illustre, già nel 2011 Antonio Catricalà, allora presidente dell'Antitrust, aveva dichiarato di aver ricevuto la notifica pur non avendo mai avuto accesso al sito. Dopo l'inchiesta della Procura della Repubblica di Roma e la multa da 1,5 milioni di euro inflitta ad Estesa Limited dall'Antitrust, la società ha continuato a minacciare gli utenti italiani paventando l'avvio di azioni legali. Il Garante della concorrenza e del mercato si è occupato la prima volta della vicenda ad agosto 2011, quando ha imposto ad Estesa Limited di modificare la pagina di apertura chiarendo che per accedere ai contenuti del sito bisognava pagare.


Anche il Nucleo speciale frodi telematiche della Guardia di Finanza (Gat) ha ribadito che non bisogna versare alcuna somma a Italia-Programmi.net. La vicenda ricalca il modello fraudolento delle già nota "easy-download.info" ed ha origine nell’offerta via Internet di software gratuito. I cittadini che ricevono lettere di ingiunzione o sollecito non devono eseguire alcun pagamento, ma segnalare alle Forze di Polizia della propria città l'accaduto avendo cura di rappresentare che presso la Procura di Roma su questo episodio criminoso è già attivo il procedimento penale N° 52184/11. Ulteriori informazioni sul sito del Gat www.gat.gdf.it. e dell'Aduc www.aduc.it.

Expedia denuncia Google alle autorità di regolamentazione della UE


Anche Expedia contro Google con una specifica accusa specifica presso la Commissione Europea. Il watchdog UE sta ora indagando sul motore di ricerca più famoso al mondo dopo i rivali, tra cui Microsoft, che ha accusato Google di abuso di posizione dominante nel mercato dei motori di ricerca web. 

Il Commissario Ue alla concorrenza Joaquin Almunia ha dichiarato all'inizio di questa settimana che avrebbe deciso dopo Pasqua se far pagare Google o far cadere formalmente l'inchiesta. Expedia ha detto che aveva i dettagli di attività specifiche e pratiche di ricerca da Google che hanno violato la concorrenza europea e le leggi di tutela dei consumatori. 

"La denuncia offre la prova di come un comportamento di Google danneggia non solo la concorrenza, ma i consumatori", ha detto in un comunicato Brent Thompson, vice presidente senior degli affari di governo. "Expedia è convinta che è necessaria un'azione forte da parte della Commissione Europea per ripristinare un mercato equo e competitivo sulla ricerca on-line che rispetta i diritti dei consumatori", ha detto. 

Google ha detto che non è stato ancora informato della denuncia. "Non abbiamo visto la denuncia ancora, ma stiamo lavorando per spiegare come funziona il nostro business, collaborando con la Commissione europea dal momento di questo accertamento", ha dichiarato in un comunicato il portavoce di Google Al Verney. "Perché c'è sempre spazio per migliorare, siamo felici di discutere di eventuali problemi, che la Commissione potrebbe avere", ha detto. 

Ora ci sono 12 denunce, con il watchdog UE, nelle quali la maggior parte dei suoi concorrenti più piccoli in tutta Europa, sostengono che Google ha declassato i loro siti e promosso i propri servizi. Google ha negato di soffocare la concorrenza. Enforcers statunitensi stanno indagando anche Google, che controlla più dei due terzi del mercato della ricerca globale. L'Autorità di regolamentazione dell'UE sulla privacy stanno inoltre vagliando la nuova politica sulla privacy di Google, che è entrata in vigore il 1° marzo.

Fonte: Reuters

Polizia Postale: boom furti identità digitale, 3mila denunce nel 2011


Gli ultimi casi noti riguardano Alessia Marcuzzi e Belen. Senza dimenticare il ministro dello Sviluppo economico Corrado Passera al quale, dopo il varo della manovra finanziaria, e' stato attribuito un tweet che si e' rivelato un falso. 

I furti d'identita' fanno impazzire il gossip in Rete ma non di rado causano danni all'immagine di personaggi della politica o dello spettacolo, molti dei quali si affrettano a precisare di non essere neanche presenti su popolari social network. I casi sono i piu' vari: si va dai mitomani che si spacciano per una famosa star a chi scrive messaggi per conto di volti noti. A essere ingannati sono anche i 'followers', cioe' le persone che seguono i propri 'miti' a colpi di tweet. 

Come spiega all'Adnkronos Sabrina Castelluzzo, responsabile sezione crimini informatici del Servizio Polizia Postale e delle Comunicazioni, ''tra i reati che vengono consumati nella Rete Internet, il furto di identita' e' sicuramente quello piu' frequente, perche' spesso utilizzato come 'reato mezzo' per consumare ben piu' gravi reati contro il patrimonio, come l'utilizzo indebito di carte di credito o di conti correnti bancari, tramite credenziali carpite con la tecnica del phishing, o le truffe. Ma anche per diffamare terzi o compiere attivita' di stalking''. 

In altri casi, invece, il 'pirata' si sostituisce a una determinata persona ''per ottenere possibilita' e agevolazioni. Per quanto riguarda i social network, il furto di identita' viene praticato soprattutto per fare stalking e diffamare''. I numeri del fenomeno, del resto, parlano chiaro: ''Sul furto di identita' digitale abbiamo ricevuto solo quest'anno 2.900 denunce in tutta Italia - spiega Castelluzzo - e 1.400 sono state raccolte da altri uffici di polizia. Le indagini condotte hanno consentito di denunciare per il solo furto di identita' ben 198 persone, mentre almeno 2.600 sono stati i controlli effettuati nella Rete''.

Fonte: Adnkronos