La Guardia di Finanza di Pordenone ha sgominato, in un'operazione internazionale, una organizzazione criminali del falso “Made in Italy” sequestrando e oscurando il sito che imitava fedelmente il marchio di una nota griffe di accessori e abbigliamento. La griffe clonata è quella di Prada e, come accertato dalla Guardia di Finanza, si dipanava dalla Cina, passando per Francia, Olanda e Inghilterra, il lungo filo della rete criminale che vendeva in internet prodotti della casa italiana contraffatti. Il sito in tutto e per tutto era uguale a quello originale. La sua denominazione, per ingannare gli utenti, sembrava non lasciare dubbi sull’autenticità e la originalità dei prodotti.
La conoscenza aiuta a rendere liberi e dunque è importante approfondire i diversi aspetti tecnologici, scientifici, culturali e sociali.
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Sequestrato dalla GdF falso sito Prada con griffe italiane contraffatte
La Guardia di Finanza di Pordenone ha sgominato, in un'operazione internazionale, una organizzazione criminali del falso “Made in Italy” sequestrando e oscurando il sito che imitava fedelmente il marchio di una nota griffe di accessori e abbigliamento. La griffe clonata è quella di Prada e, come accertato dalla Guardia di Finanza, si dipanava dalla Cina, passando per Francia, Olanda e Inghilterra, il lungo filo della rete criminale che vendeva in internet prodotti della casa italiana contraffatti. Il sito in tutto e per tutto era uguale a quello originale. La sua denominazione, per ingannare gli utenti, sembrava non lasciare dubbi sull’autenticità e la originalità dei prodotti.
Polizia blocca 17 falsi siti Enel, inviavano mail con virus Cryptolocker
Falsi avvisi spediti via email da parte dell’ente principale di forniture elettriche italiane. La Polizia Postale ha eseguito un’operazione che ha portato alla chiusura di 17 falsi siti dell’Enel all’interno del quale si celava un pericoloso malware che aveva mietuto vittime tra privati cittadini e soggetti pubblici. Nelle ultime settimane si era assistito ad un massiccio incremento della campagna di diffusione del malware noto come “Cryptolocker”. CryptoLocker è un trojan comparso intorno alla fine del 2013 ed è una forma di ransomware che infetta i sistemi Windows, criptando i dati della vittima e richiedendo un pagamento per la decriptazione, in genere non meno di 300 euro.
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Finanza, false griffe vendute online: oscurati 410 siti di e-commerce
Le Fiamme Gialle hanno sequestrato, nel corso dell'operazione denominata "Stop falso on line", centinaia siti di e-commerce che vendevano prodotti falsi di noti marchi internazionali. Prosegue l'azione di contrasto agli illeciti economico-finanziari sul web da parte del Comando Unità Speciali della Guardia di Finanza, che ha sequestrato/oscurato ben 410 siti dediti alla vendita di prodotti contraffatti ai danni dei più importanti "marchi" internazionali, sulla base di appositi decreti di sequestro preventivo emessi dall'Ufficio del Giudice per le indagini preliminari del locale Tribunale, sulla base di una richiesta formulata dalla Procura della Repubblica di Roma.
GdF, operazione Black press review: chiuse 19 edicole online illegali
Nell’ambito di una strategia sistematica di contrasto alla pirateria digitale, l’azione del Comando Unità Speciali della Guardia di Finanza questa volta si è rivolta al fenomeno delle numerose edicole “on line”, allocate su server nazionali ed esteri (tra cui Repubblica Ceca, Russia, Moldavia, Svizzera e Stati Uniti), che consentono a migliaia di utenti del web, illegalmente, sin dalle primissime ore della giornata, di avere la disponibilità, completa e gratuita, di tutti i quotidiani e periodici nazionali ed esteri, senza corrispondere alcun compenso agli editori.
Finanza, operazione contro pirateria online: sequestrati 124 siti Web
Oscurati 124 siti Web dai Finanzieri del Comando Unità Speciali in una vasta operazione di contrasto alla pirateria audiovisiva. I finanzieri del Nucleo Speciale Frodi Tecnologiche hanno eseguito un provvedimento di sequestro del Giudice per le indagini preliminari capitolino dott. Gaspare Sturzo nell'ambito di un'inchiesta coordinata dalla Procura della Repubblica di Roma, dott. Nello Rossi Procuratore Aggiunto ed Eugenio Albamonte - Sostituto. L'attività è stata avviata grazie ad una denuncia di SKY Italia, la maggiore piattaforma televisiva a pagamento operante sul mercato italiano.
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Pirateria online: oscurato Ddlstorage, sito da 460 milioni di download
Bloccato uno dei più noti siti utilizzati per lo scambio di file "pirata". La Guardia di finanza di Cagliari ha oscurato Ddlstorage, il più importante cyberlocker italiano. Continua l'offensiva tecnologica delle fiamme gialle che pattugliano il Web. Gli sviluppi investigativi dell'operazione "Italian black out", condotta dal Nucleo di Polizia Tributaria del capoluogo sardo in collaborazione con il Nucleo Speciale Frodi Tecnologiche, su delega della Procura della Repubblica di Cagliari, hanno portato ad assestare un ulteriore duro colpo alla cyber-criminalità globale con radici nel territorio nazionale.
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Maturità: soluzioni tracce in real time, denunciato portale ScuolaZoo
Prometteva le soluzioni delle tracce della Maturità "in diretta", via chat, agli studenti che venivano incitati a inviare la fotografia della traccia stessa. Con lo slogan "Maturando disperato? Ti aiuta scuolazoo con l'account di WeChat", il sito www.scuolazoo.it pubblicizzava un servizio di ausilio nello svolgimento degli esami attraverso l'applicazione di "WeChat" e l'utilizzo del telefono cellulare in sede di esame. In particolare, veniva offerto agli studenti la possibilità di inviare una fotografia della traccia della prova con allegato il nome della scuola e l'indirizzo durante la prima e seconda prova di maturità ed ottenere LIVE su WeChat l'elaborato della prova svolto da un team di professori.
Tale attività non è passata inosservata e grazie all'incisiva attività di monitoraggio della rete internet e dei siti specializzati, predisposta dal Servizio Polizia Postale e delle Comunicazioni, il Compartimento Polizia Postale e delle Comunicazioni di Milano ha denunciato per Istigazione a delinquere per aver pubblicamente istigato la commissione del reato di cui all'art. 1 L. nr.475/1925 che punisce "chiunque, con qualsiasi mezzo, offre di procurare od eseguire dissertazioni, studi, pubblicazioni, progetti tecnici ovverosia quello di produrre tali scritti ad esami pubblici", i titolari della Soc. Scuolazoo s.r.l. ed il team di professori all'uopo predisposto.
La Procura della Repubblica presso il Tribunale di Milano, ha emesso Decreto di Sequestro Preventivo di Urgenza della pagina web "http://maturita.scuolazoo.it/esami-maturita-2014-wechat-maturapp/" per non aggravare le conseguenze del reato essendo il servizio comunque consultabile da parte degli studenti al momento dell'esecuzione degli esami di maturità. "Da anni il sito Scuolazoo.com si propone di offrire un supporto on line ai maturandi con iniziative non solo accademiche ma anche goliardiche. E' un modo come un altro, certamente legale, per andare incontro allo stress di chi è chiamato a svolgere una prova importante della propria vita. Da parte nostra non c'è stata alcuna violazione di legge".
Il 26enne Paolo De Nadai, socio fondatore nonchè amministratore delegato del sito, non riesce a comprendere le ragioni che hanno spinto la polizia postale a denunciare per istigazione a delinquere il portale e il gruppo di esperti che promettevano le soluzioni della tracce della maturità 'in diretta, via chat. "Non so darmi una spiegazione - rivela De Nadai all'AGI - il problema sarà risolto dai nostri legali. Evidentemente diamo fastidio a qualcuno visto che abbiamo tantissimi fan che ci seguono e apprezzano le nostre iniziative. Di solito, alle 8.40 del mattino e quindi a esami in corso, tutte le testate on line più importanti mostrano foto e soluzioni delle varie tracce. Eppure preferiscono prendere di mira il nostro sito che certamente non ha bisogno di questa pubblicità negativa".
Hacker violano 53 siti web, creavano falsi store online di Louis Vuitton
Prosegue l'attività di contrasto alla contraffazione online della Guardia di Finanza. L'operazione, avviata all'inizio di quest'anno su input del Comando Unità Speciali del Corpo, è il risultato del continuo monitoraggio della Rete operato dai finanzieri e finalizzato alla prevenzione e repressione dei fenomeni illeciti di natura economico-finanziaria perpetrati in Internet. Il Nucleo Speciale Frodi Tecnologiche ha individuato questa volta una inedita e particolare fenomenologia criminosa finalizzata alla proliferazione di vetrine virtuali di negozi (store) on-line dediti alla vendita di prodotti contraffatti.
I militari hanno rilevato, infatti, la compromissione di ben 53 siti web italiani dove sono state pubblicate pagine web che rimandano ad alcuni portali di e-commerce ospitati su server esteri. In tali negozi virtuali venivano commercializzati prodotti della nota maison di moda "Louis Vuitton", a prezzi nettamente, e quindi sospettosamente, inferiori a quelli normalmente praticati nel mercato legale. I 53 siti web, la cui alterazione è avvenuta all'insaputa dei legittimi titolari, sono riconducibili sia a soggetti pubblici (ad esempio Comuni e Scuole), sia ad altre realtà private italiane, che non hanno alcuna correlazione con la vendita di oggetti di moda.
Gli autori dell'incursione informatica hanno sfruttato, con successo, alcune vulnerabilità informatiche relative alle tecnologie utilizzate sui siti web attaccati, che hanno consentito l'accesso non autorizzato sui sistemi e condotto, quindi, alla pubblicazione arbitraria di pagine web per la vendita di prodotti contraffatti. Tale tipologia di attacco informatico, cosiddetto defacement, orientata a pubblicare contenuti estranei all'originaria struttura del sito, ha come obiettivo l'aumento del c.d. pagerank sui motori di ricerca venendo a costituire, in tal modo, un complesso di "vetrine virtuali" rivolto a dare maggiore risalto in Rete ai portali di e-commerce illeciti.
L'attività investigativa ha portato al sequestro preventivo dei portali www.lvwholesalesit.com e www.eefnement.com tramite l'inibizione dell'accesso. I provvedimenti sono stati emessi dal Gip di Roma su richiesta della Procura capitolina. I militari, inoltre, hanno provveduto ad avvisare i gestori dei siti web compromessi informandoli della vulnerabilità informatica cui sono esposti per la tempestiva messa in sicurezza. Sono stati, altresì, acquisiti i file di log dei sistemi informatici relativi alle realtà telematiche della pubblica amministrazione per individuare i responsabili delle condotte illecite perpetrate in danno dei siti web istituzionali.
La contraffazione continua ad essere una vera piaga per l'economia e le imprese italiane, specie in un momento di crisi come questo. Oltre a far perdere posti di lavoro, il mercato del falso sottintende fenomeni di lavoro nero, evasione fiscale, sfruttamento di soggetti deboli, legami col crimine organizzato. Inoltre, sempre maggiori sono gli effetti dannosi per i consumatori sul piano della salute e della sicurezza. La sola Guardia di Finanza nel 2013 ha sequestrato 130 milioni di prodotti contraffatti, una cifra che rappresenta un incremento del 25% rispetto all'anno precedente, mentre 9.445 sono state le persone denunciate in 11.409 interventi.
Di recente il Corpo ha istituito un sistema informativo anticontraffazione: collegandosi al sito https://siac.gdf.it/Pagine/default.aspx si trovano tutte le notizie aggiornate sui sequestri e sulle varie operazioni anticontraffazione". Il S.I.A.C. è un'importante progetto, co-finanziato dall'Unione Europea, per la cui realizzazione il Ministero dell'Interno si è affidato alla Guardia di Finanza. L'iniziativa ha preso le mosse dalla maturata consapevolezza che per fronteggiare un fenomeno illecito multidimensionale e trasversale come quello della contraffazione è necessario "fare sistema" fra tutte le componenti istituzionali e gli attori impegnati nella lotta all'industria del falso.
Fonte: Guardia di Finanza
Antitrust: oscurati 112 siti web, vendevano orologi falsi di 47 marche
Oscurati dall’Antitrust, con la collaborazione della Guardia di Finanza, 112 siti che vendevano orologi contraffatti di molteplici marche. Con questa operazione salgono a 166 i siti resi inaccessibili dall’Autorità con l’intervento dei militari del Gruppo Antitrust del Nucleo Speciale Tutela Mercati della Guardia di Finanza. All’origine di questo ulteriore intervento contro una pratica commerciale che appare scorretta, tre segnalazioni arrivate dall’associazione dei consumatori Adoc, dall’Indicam e dalla Confcommercio.
I marchi interessati sono 47 e vanno dal prodotto più semplice a quello di extralusso. Tutti i siti oscurati erano strutturati come outlet che proponevano, in diverse lingue, orologi di numerose marche e consentivano di effettuare acquisti con diverse valute, avvalorando nei consumatori l’idea che il venditore fosse un importante operatore internazionale.
Secondo l’Antitrust attraverso i siti, ora resi non accessibili, sarebbero state fornite ai consumatori informazioni non vere sulla natura e sulle caratteristiche dei prodotti. Mancavano inoltre informazioni rilevanti sull’identità e l’indirizzo geografico dei venditori e sui diritti previsti a tutela dell’acquirente nella fase post vendita. Trattandosi inoltre di prodotti contraffatti veniva negato, di fatto, il diritto di usufruire della garanzia legale di conformità.
La vendita di prodotti contraffatti venduti per originali a prezzi particolarmente convenienti, come evidenziato dalla Confcommercio, danneggia peraltro anche gli esercizi commerciali appartenenti alla rete ufficiale di distribuzione dei vari marchi con conseguenze dirette non solo sulla sopravvivenza stessa delle microimprese di settore ma anche sul mantenimento dei livelli occupazionali.
La contraffazione degli orologi venduti sui siti ora oscurati è stata verificata da Assorologi, l’associazione che tutela i marchi interessati: a fronte delle lamentele di molti consumatori che avevano acquistato i prodotti sul web, l’associazione ha effettuato una verifica puntuale su tutti i siti e inoltrato, attraverso l’Indicam, la denuncia all’Antitrust.
Secondo Assorologi l’articolata rete contraffattiva era costituita da 46 Nad (Nomi a Dominio) e 112 domini internet (intesi come unità di secondo livello) articolati secondo i diversi Paesi di accesso, nonché da centinaia di pagine web, caratterizzate ognuna dalla marca di orologi proposti. Tutti i nomi a dominio e relativi website contraffattivi risultavano gestiti su solo cinque server, tutti situati in Malesia. Tutti i nomi a dominio erano registrati da due soggetti stranieri.
Fonte: AGCM
Truffe online: sequestrati 13 siti da Polizia Postale, arresti e denunce
Realizzavano siti per il commercio online di prodotti hi-tech, che venivano venduti e pagati con moneta elettronica, ma che poi non arrivavano a destinazione. Anzi non partivano proprio. Infatti le sette persone indagate dal Compartimento di polizia postale e delle comunicazioni di Roma, realizzavano delle vere e proprie truffe online, che negli ultimi 18 mesi hanno fruttato al gruppo circa 4 milioni di euro.
Al termine dell'operazione "Phish and gold" sono tre le persone finite in carcere, quattro quelle denunciate in stato di libertà e 13 siti web sono stati sequestrati. Gli arresti sono stati effettuati a Pescara e Campobasso mentre decine di perquisizioni sono state eseguite anche a Ferrara e Livorno. Una volta realizzati i siti il gruppo provvedeva ad ospitarli su server proxy che ne garantivano l'anonimato, poi pubblicizzava gli articoli, sempre prodotti elettronici di ultima generazione e delle marche più conosciute, a prezzi molto convenienti.
Successivamente veniva applicato un ulteriore sconto del 20, 30 per cento, che rendeva le offerte particolarmente allettanti. Per crearsi una credibilità i truffatori, utilizzando documenti falsi, avevano attivato delle imprese online in varie parti d'Italia e, saltuariamente, acquistavano realmente prodotti per mandare a buon fine alcune vendite e avere così dei feedback positivi che aumentavano la serietà dei siti.
Per avere la massima visibilità sulla Rete il gruppo pubblicizzava i prodotti sui motori di ricerca più visitati, stipulando anche contratti particolari per avere sempre la propria merce nelle prime posizioni. Più di quattromila le vittime truffate dai criminali che convogliavano le somme provenienti dai raggiri su conti correnti bancari, postali e online. Il denaro veniva poi ritirato in tutto il Paese tramite bancomat e operazioni di sportello presso istituti bancari e postali.
Un ingente quantitativo di denaro è stato anche fatto transitare su carte di debito e credito, nonché su conti PayPal. Contestualmente altri complici investivano parte del denaro nell'acquisto di oro, gioielli e articoli elettronici da vendere saltuariamente. Tutti i conti correnti utilizzati per convogliare le somme truffate sono state sequestrate, così come le carte di credito e di debito. Analogo discorso per il materiale hi-tech destinato alla vendita reale, e per l'ingente numero di telefoni cellulari di ultima generazione e relative schede, utilizzati per la commissione delle truffe, in uso ai componenti del gruppo.
Fonte: Polizia di Stato
Trend Micro e polizia olandese sgominano gang di TorRAT malware
La polizia olandese ha comunicato di aver arrestato quattro persone per aver diffuso il malware TorRAT. Si tratta di un malware indirizzato agli utenti di lingua olandese che sfrutta il Deepweb e il sistema Tor per le comunicazioni di Command and Control (C&C) in modo da non essere rilevato. Il suo obiettivo primario era il furto finanziario dagli account di online banking. Il malware TorRAT punta alla compromissione di un sistema attraverso l’invio di messaggi spam, spesso false fatture, confezionati a dovere, nella lingua tipica del paese e senza riportare errori grammaticali come la maggior parte dei messaggi di spam.
Per non lasciare tracce ed evitare di essere identificato dai software antivirus, il malware utilizzava un account tormail.org per le comunicazioni email e servizi di crittografia underground. La monetizzazione della frode avveniva tramite la valuta digitale bitcoin, utilizzata anche per riciclare il denaro rubato e per effettuare pagamenti ad altri componenti della gang criminale. Questi processi rendevano molto difficile identificare i cybercriminali ma il Dutch National High Tech Crime Unit (NHTCU) è stato comunque in grado di arrestarli grazie ad alcuni errori commessi dalla banda.
Gli errori della gang di TorRAT: anonimato della rete e tracce nascoste
Gli esperti di Trend Micro ritengono che la gang abbia utilizzato un servizio di crittografia chiamato "SamArt". La cifratura del malware rende molto più difficile l’individuazione da parte dei software antivirus ma se si vuole veramente nascondere la propria identità adottare un tool di terze parti mette a rischio l’anonimato. Un altro errore significativo in questo senso è stato commesso nell'autunno del 2012, quando alcuni dei server C&C anche se su sistemi Tor nascosti sono stati ospitati in un datacenter turco.
Cruciale era per la gang anche affrontare un problema classico: rubare i soldi è la parte più facile, metterseli in tasca e portali via come propri è un pò più complesso. È relativamente semplice manipolare delle transazioni bancarie su un computer infetto ma il riciclaggio del denaro rubato implica un processo che prevede intermediari. La banda olandese avrebbe riciclato denaro attraverso operazioni di bitcoin e persino creato un proprio servizio di scambio bitcoin, FBTC Exchange, che è stato oscurato dopo gli arresti.
L'acquisto di un servizio di crittografia esterno, l’utilizzo di tormail.org e il reclutare e abusare di intermediari ha esposto i cybercriminali al rischio di essere scoperti da parte dei ricercatori più esperti. Un singolo errore può infatti portare al disfacimento di tutta l'operazione criminale. Se da una parte Tor offre un alto grado di anonimato, inevitabilmente, ad un certo punto, gli attori criminali devono apparire da dietro il sipario di Tor per utilizzare i beni sottratti. Questo fa si che divengano rintracciabili, come conferma anche il recente arresto negli Stati Uniti del gestore di Silk Road, il mercato underground delle droghe illegali.
Anche se utilizzava Tor, è stato identificato dall'FBI dopo un’indagine approfondita delle tracce e testimonianze lasciate su Internet. Il 1° ottobre scorso, il Federal Bureau of Investigation ha spento l'originale Silk Road e arrestato a San Francisco la sua presunta mente, Ross William Ulbricht, 29 anni, conosciuto online come "Dread Pirate Roberts". Per più di due anni, il sito originale ha consentito agli utenti di acquistare e vendere beni e servizi illegali sul presupposto che essi erano al sicuro dalla legge. Si stima che nel 2012 il volume d’affari di Silk Road si aggirasse intorno al milione e novecento mila dollari al mese.
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Editoria: sequestrati 13 siti Web pirata, Fieg esprime apprezzamento
Accedere gratuitamente a riviste, quotidiani e libri era tanto facile quanto navigare sul web. Il nucleo frodi tecnologiche della Guardia di finanza ha interrotto l'attività di 13 siti che consentivano di consultare e scaricare riviste e quotidiani, talvolta anche in concomitanza con la loro distribuzione nelle edicole, in violazione del diritto d'autore.
I siti, tutti su server esteri, erano destinatari di milioni di contatti e utilizzavano i contenuti delle case editrici, indebitamente ottenuti, creando maxi edicole digitali, dalla cui visione acquisivano illeciti ingenti guadagni sfruttando i sistemi pubblicitari cosiddetti "pay per click" ovvero attraverso banner e pop-up.
La struttura di queste edicole era talmente ben congegnata che consentiva, addirittura con motori di ricerca interni, di trovare più facilmente i contenuti. I gestori dei siti, sfruttando sofisticati sistemi di anonimizzazione e allocando le risorse su piattaforme sparse in tutto il mondo, non sono tuttavia sfuggiti alla rete degli investigatori che, sulla scorta di provvedimenti cautelari emessi dal tribunale di Roma, hanno posto sotto sequestro i siti illegali con l'operazione "Free Magazines".
L'attività, svolta in collaborazione con la Federazione italiana editori giornali (FIEG), nell'ambito dei rapporti istituzionali con le associazioni di categoria, si inquadra nel piu' ampio contesto della tutela della sicurezza economica delle imprese italiane, che il legislatore ha affidato in via esclusiva alla guarda di finanza.
"Esprimo il più profondo apprezzamento per l'operazione condotta dal Nucleo Speciale Frodi Tecnologiche della Guardia di Finanza, che rappresenta un segnale importante di sensibilità e di impegno concreto nell’attività di tutela dei diritti d’autore. Solo una efficace protezione del contenuto editoriale e l’applicazione di regole chiare, in condizioni di effettiva concorrenza, possono garantire la sopravvivenza di una informazione libera e di qualità.”
Così il Presidente della FIEG Giulio Anselmi ha commentato l’operazione della Guardia di Finanza denominata “Free Magazines”, che ha portato alla chiusura di 13 siti internet, segnalati dalla FIEG: tali siti consentivano di consultare e scaricare illecitamente riviste e quotidiani, spesso in concomitanza con la loro distribuzione nelle edicole.
“Negli ultimi anni - continua Anselmi - si è affermato un trend crescente di accesso ai contenuti illegali per il tramite di siti web esclusivamente dedicati alla pirateria e alla contraffazione: piattaforme transfrontaliere spesso con server ubicati all’estero che incassano ingenti risorse attraverso i banner pubblicitari, sfruttando la disponibilità di opere dell’ingegno illecitamente caricate”.
“Si tratta di siti che non collaborano in quanto nati col preciso scopo di diffondere abusivamente contenuti protetti senza autorizzazione. Ringrazio pertanto le unità speciali della Guardia di Finanza, ed in particolare il Nucleo Speciale Frodi Tecnologiche diretto dal Comandante Alberto Reda, per la tempestività e l’efficacia dell’azione.”
“Si tratta di siti che non collaborano in quanto nati col preciso scopo di diffondere abusivamente contenuti protetti senza autorizzazione. Ringrazio pertanto le unità speciali della Guardia di Finanza, ed in particolare il Nucleo Speciale Frodi Tecnologiche diretto dal Comandante Alberto Reda, per la tempestività e l’efficacia dell’azione.”
La collaborazione con la Guardia di Finanza per il contrasto ai fenomeni di pirateria nelle reti di comunicazione elettronica è parte di un progetto più ampio ed articolato, che vede da tempo impegnata la FIEG anche sul fronte della promozione e della valorizzazione della tutela del diritto d’autore: “si inserisce in questo contesto il Repertorio Promopress, l’iniziativa avviata nel 2012 dalla FIEG e aperta all’adesione di tutti gli editori di quotidiani e periodici per la stipulazione di licenze per la riproduzione degli articoli giornalistici nelle rassegne stampa.”
“Sono convinto - conclude Anselmi - che la tutela della libertà di stampa non possa prescindere dalla protezione del prodotto editoriale realizzato dalle nostre imprese: rafforzare l’effettività della tutela del diritto d’autore in Internet significa rafforzare le imprese stesse, la loro economicità e la loro capacità di sviluppare e sperimentare nuove forme di comunicazione multimediale.”
Fonti: Guardia di Finanza | FIEG
Marchi contraffatti: sequestrati 16 siti Web, migliaia di italiani truffati
La Guardia di Finanza di Bergamo, su provvedimento emesso in via d'urgenza dalla locale Procura della Repubblica, ha sequestrato 16 (sedici) siti internet che commercializzavano on line oltre 400.000 prodotti contraffatti di abbigliamento ed accessori di noti marchi nazionali ed internazionali, in violazione degli articoli 473 e 474 del codice penale (introduzione e commercio di prodotti falsi sul territorio nazionale).
Le indagini, coordinate dal Sostituto Procuratore, hanno accertato che i gestori dei siti avevano, artatamente, collocato all'estero gli indirizzi I.P. (Internet Protocol Address) nell'intento di sviare e rendere maggiormente difficoltosa l'attività d'intelligence. Lussemburgo, Spagna, Australia, Israele, Stati Uniti, Turchia, Hong Kong, Panama, Cina e India sono i paesi "interessati" dall'indagine, dove risultano allocati i server ospitanti le inserzioni di vendita dei prodotti.
I nomi riconducibili ai domini dei siti posti sotto sequestro - spiega una nota della Guardia di Finanza - sono Italomoda, peutereysito ufficiale, andtrendy, ccbusi, chicaideal, ebuypeuterey, fashionremix, fashionstardome, 55licks, okoktrade, outletpeutereyonlines, peutereyprezzi, runwayrocket, shoesclothingonline, singulartrend e spyderclassicjackets.
Gli articoli proposti in vendita erano distribuiti su diverse migliaia di pagine, visitate giornalmente da altrettanti utenti. Tutti molto noti e di rilievo internazionale gli oltre 150 marchi falsificati, tra cui Ferrari, Armani, Moncler, Aeronautica Militare, Peuterey, Louis Vuitton, D. & G., Prada, Gucci, Fossil, Fendi, Adidas, Bulgari, Cartier, Diesel, Rayban, Versace, Hogan, Rolex, Cavalli, Nike, Oakley, Kappa, Givenchy, Boss, Carrera, Longines, Miu Miu.
Al fine di verificare l'autenticità dei prodotti, le Fiamme Gialle bergamasche, d'intesa con l'Autorità Giudiziaria ed in collaborazione con il Nucleo Speciale Frodi Tecnologiche della Guardia di Finanza (GAT), hanno interessato sia i titolari dei marchi licenziatari o delle società che tutelano il marchio sul territorio nazionale, sia i relativi consulenti in possesso delle necessarie competenze tecniche, allo scopo di ottenere specifiche perizie.
Gli esiti di tali attività hanno consentito di accertare che gli articoli erano di qualità tale da trarre in inganno i potenziali acquirenti, anche perché posti in vendita a prezzi non eccessivamente inferiori a quelli ufficiali di mercato. Per poter bloccare il funzionamento dei siti, il decreto di sequestro è stato notificato ad oltre 150 Internet Service Providers.
Sono in corso ulteriori attività investigative dirette ad acquisire elementi su eventuali responsabilità di soggetti esteri. L'attività svolta rientra tra quelle strategiche poste in essere dalla Guardia di Finanza a tutela del corretto funzionamento dei mercati e dei singoli consumatori, anche in relazione ai potenziali rischi per la salute che potrebbero derivare dall'uso di prodotti contraffatti.
Fonte: Guardia di Finanza
Pirateria Web: operazione Italian Black out, chiuso accesso a Ddlhits
Inibito l’accesso dall’Italia agli internauti sul portale “DDLHITS” considerato la più grande piattaforma italiana del falso multimediale, con server allocato all’estero, ma amministrata direttamente da cittadini italiani. Il provvedimento, emesso dal Sostituto Procuratore della Repubblica di Cagliari - Dott. Giangiacomo Pilia -, è stato eseguito dal Nucleo Polizia Tributaria di Cagliari e scaturisce da un’attenta e incisiva attività di intelligence posta in essere dalla Guardia di Finanza del capoluogo sardo anche con l’ausilio tecnico del Nucleo Speciale Frodi Tecnologiche di Roma.
A seguito di notizie stampa diffuse sui media locali circa la grave crisi che sta colpendo le società operanti nel settore della vendita di supporti ottici e magnetici di opere musicali ed il danno che viene provocato dal download illegale sia all’industria musicale che ai suoi autori disincentivandone “l’ispirazione e la produzione”, veniva aggiornato il monitoraggio sulla rete. Tale screening, dopo aver portato all’inibizione dell’accesso dall’Italia agli internauti sul portale www.kickasstorrents.com., consentiva di constatare che al declino del prefato portale a seguito del blocco IP/DNS, corrispondeva in maniera esponenziale un incremento di visite e popolarità di un altro sito internet denominato www.ddlhits.com.
Centinaia di migliaia di italiani, accedendo, anche tramite i più noti motori di ricerca e social network, usavano regolarmente ogni giorno la super-piattaforma digitale per scaricare, in altissima definizione e qualità digitale, musica, film, videogiochi e software, sempre aggiornatissima anche con le ultime uscite commerciali e in contemporanea con le anteprime cinematografiche e musicali. In poco tempo il nuovo portale aveva raggiunto dimensioni tali da attirarsi le simpatie di un pubblico prevalentemente italiano (oltre il 92% di utenti) permettendogli di assumere la posizione di leader nazionale nello specifico settore con oltre 118.000 accessi unici giornalieri e un guadagno approssimativo di oltre novecento dollari al giorno.
Con l’odierna operazione è stato elevato il livello qualitativo dell’indagine andando a colpire non solo il più importante sito nazionale di diffusione al dettaglio di falsi multimediali che aveva acquisito anche la fetta di mercato lasciata libera per effetto della recente chiusura di “KAT”, ma riuscendo anche ad identificare e perseguire gli effettivi ideatori e gestori dell’illegale commercio. Allo stato le indagini, tuttora in corso, hanno consentito di segnalare all’Autorità Giudiziaria 5 responsabili per violazione alla normativa in materia di pirateria on-line.
Fonte: Guardia di Finanza
Abbonamenti SKY pirata a 8 € al mese: la Gdf oscura portale Futubox
Vedevano tutta la programmazione di Sky con soli 8 euro al mese. I finanzieri della compagnia della Guardia di finanza di Acropoli, coordinati dalla Procura di Vallo della Lucania (Salerno), hanno eseguito un provvedimento di oscuramento dall'Italia del portale pirata internazionale "Futubox" per interrompere l'illecita diffusione via web della programmazione a pagamento dei canali Sky. L'ordine di inibizione dell'accesso per gli utenti italiani è stato notificato - sotto forma di blocco Ip/Dns - ai fornitori di servizi internet.
Le indagini sono state avviate in seguito alla denuncia presentata da Sky Italia nel gennaio scorso nei confronti dei titolari del servizio "Futubox", attraverso il quale era possibile visualizzare l'intero palinsesto dell'emittente satellitare. Il servizio, secondo quanto accertato dalle indagini, era focalizzato sulla trasmissione in qualità Hd dei programmi delle emittenti Sky German, Sky Italia e Sky Uk, oltre ad alcuni canali della televisione francese e russa.
L'accesso era consentito previa sottoscrizione di un abbonamento, al prezzo di 8 euro al mese e in Italia era possibile vedere i programmi sia grazie a internet, sia attraverso computer che cellulari e tablet. Recentemente "Futubox" aveva ulteriormente allargato l'offerta dei propri servizi proponendo la vendita, al prezzo di 135 euro, di un dispositivo hardware collegabile direttamente al televisore di casa che avrebbe permesso la visione dei palinsesti sia live-streaming che on demand direttamente con il telecomando.
Le indagini hanno fatto emergere l'articolata organizzazione degli amministratori del portale, tutti di nazionalità ucraina e di accertare che i server utilizzati da in Ucraina appartengono a un ente universitario di ricerca che riserva agli studenti l'opportunità di fruire a basso costo della propria piattaforma tecnologica per consentire lo sviluppo di imprese digitali. Tra i principali mercati di sbocco per la trasmissione pirata di Sky, l'Italia rappresentava per numero di collegamenti il secondo Paese al mondo, con oltre il 24% dei visitatori, che potevano accedere a un bouquet di canali in continua evoluzione, recentemente arricchito con le gare di Formula 1.
Le Fiamme gialle hanno così inibito l'accesso dall'Italia a 16 siti web attraverso i quali veniva direttamente offerto il servizio pirata. Contestualmente, sono state eseguite perquisizioni in provincia di Bari e Taranto nei confronti di altri due pirati informatici italiani che spedivano in Ucraina le Smart Card necessarie per accedere ai servizi Sky e promuovevano sulla rete la vendita degli abbonamenti al servizio pirata attraverso altri due siti web in lingua italiana.
Uno dei due indagati, un giovane laureato in informatica, stava sviluppando in proprio un software, chiamato "Telebox" con il quale avrebbe rilanciato e ulteriormente personalizzato il servizio pirata dall'Italia. Le investigazioni, tuttora in corso in sei paesi, verranno ora focalizzate sull'identificazione degli utenti italiani del portale e sulla ricostruzione dei flussi finanziari derivanti dalla sottoscrizione degli abbonamenti per quantificare i profitti illeciti conseguiti dai pirati informatici.
Fonte: Guardia di Finanza
Via: TMNews
Mediaset, sequestrati 10 siti pirata: trasmettevano partite in streaming
Dieci siti 'pirata' che trasmettevano le partite di serie A e di Champions League in diretta streaming sono stati sequestrati. Lo ha deciso il gip di Milano, Andrea Ghinetti, su richiesta del pm Tiziana Siciliano, dopo una denuncia di Mediaset. ''Malgrado le partite di calcio non siano da considerarsi 'opera intellettuale' - scrive il gip - le videoriprese di tali eventi (...) allorquando si caratterizzano per uno specifico apporto di tipo tecnico e creativo, possono rientrare tra le opere tutelate''.
Lo scorso novembre, il Tribunale di Milano aveva disposto il sequestro preventivo del sito Avaxhome, una sorta di 'edicola digitale pirata'. Applicato in quel caso il reato di ricettazione perché, secondo l’accusa, con i banner pubblicitari il sito faceva profitti. In particolare, la Polizia Postale, su ordine del gip, ha effettuato il sequestro preventivo di dieci domini web: www.webcaston.com, www.freedocast.com, www.veemi.com, www.limev.com, www.mips.tv, www.hqeast.tv, www.dinozap.tv, www.hdeaster.net, www.ilive.to e www.LiveScoreHunter.tv.
Di diverso avviso rispetto al gip l'avvocato Fulvio Sarzana, legale dell'Associazione italiana provider, che afferma: ''Gli incontri sportivi non possono essere considerati creazioni intellettuali qualificabili come opere ai sensi della direttiva sul diritto d'autore. Ciò vale - ha aggiunto il legale - in particolare per gli incontri di calcio, i quali sono disciplinati dalle regole del gioco, che non lasciano margine per la libertà creativa ai sensi del diritto d'autore''. E' peraltro pacifico, prosegue l'avvocato, ''che il diritto dell'Unione non li tuteli ad alcun altro titolo nell'ambito della proprietà intellettuale''.
Di diverso avviso rispetto al gip l'avvocato Fulvio Sarzana, legale dell'Associazione italiana provider, che afferma: ''Gli incontri sportivi non possono essere considerati creazioni intellettuali qualificabili come opere ai sensi della direttiva sul diritto d'autore. Ciò vale - ha aggiunto il legale - in particolare per gli incontri di calcio, i quali sono disciplinati dalle regole del gioco, che non lasciano margine per la libertà creativa ai sensi del diritto d'autore''. E' peraltro pacifico, prosegue l'avvocato, ''che il diritto dell'Unione non li tuteli ad alcun altro titolo nell'ambito della proprietà intellettuale''.
Il gip nel decreto spiega invece che ''dalla denuncia presentata emerge che oggetto di abusiva immissione e trasmissione attraverso la rete internet sono alcuni programmi televisivi prodotti da Rti (società del gruppo Mediaset), partite del campionato di calcio di Serie A per la stagione 2011/12, nonchè incontri di Champions League ed Europa League per le stagioni 2010/2011 e 2011/12, trasmissioni televisive ed eventi calcistici che Rti mette in onda attraverso le emittenti nazionali o sulla piattaforma pay-tv 'Mediaset Premium'".
"I siti 'pirata' in modalità streaming - prosegue il gip - mettevano a disposizione le immagini relative agli incontri calcistici in tempo reale, in maniera pressochè affine alla tradizionale trasmissione televisiva in diretta''. Secondo il giudice, dunque, ''le videoriprese'' delle partite di calcio e i programmi tv sul calcio ''possono rientrare tra le opere tutelate'' dalla legge sul diritto d'autore e quindi ''i programmi e gli eventi calcistici vengono abusivamente diffusi e pubblicati su internet'' e forniti gratuitamente agli utenti da siti 'pirata' che, sottolinea il gip, sono difficili da contrastare, perchè ''sono spesso collocati all'estero e modificano frequentemente indirizzi e denominazioni''.
Fonte: TG Com
Via: Fulvio Sarazana
Foto dal Web
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Razzismo sul Web: oscurato forum Stormfront.org, arrestati 4 promotori
Il Servizio Polizia Postale e delle Comunicazioni e la Digos della Questura di Roma, con l'ausilio dei Compartimenti di Polizia Postale e delle Questure di diverse località italiane, hanno portato a conclusione un'articolata e complessa attività investigativa avviata nel mese di ottobre 2011 ed avente per obiettivo l'identificazione dei vertici e degli affiliati alla comunità virtuale facente capo alla sezione italiana del forum raggiungibile alla Url www.stormfront.org/forum/f148, che in numerose occasioni si era evidenziata per la diffusione on line di idee fondate sull'odio razziale e per l'istigazione, sempre attraverso la Rete, al compimento di atti discriminatori.
Le investigazioni, dirette dal sostituto procuratore presso la Procura della Repubblica di Roma, Luca Tescaroli, e coordinate dal Pool Antiterrorismo della Procura capitolina, cui sovrintende il procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo, hanno consentito, si legge in una nota della Questura, "di acquisire concreti elementi di prova a carico di 21 cittadini italiani, sottoposti ad indagine in ordine ai delitti previsti dalla legge 13 ottobre 1975 n. 654, per essersi associati, accomunati da una vocazione ideologica di estrema destra nazionalsocialista, allo scopo di commettere più delitti di diffusione on line di ideologie fondate sulla superiorità della razza bianca, sull'odio razziale ed etnico e di incitamento a commettere atti di discriminazione e di violenza per motivi razziali ed etnici".
"Per quattro degli indagati il consistente quadro probatorio acquisito dagli investigatori della Polizia di Stato ha permesso al gip presso il Tribunale di Roma Stefano Aprile, su richiesta del pm Tescaroli, di emettere un'ordinanza di applicazione della misura cautelare della custodia in carcere, eseguita nelle prime ore del mattino di oggi". Altri 17 cittadini italiani, residenti in diverse località del Paese, sono stati denunciati poiché identificati quali affiliati alla medesima associazione e gravati da elementi probatori in relazione a condotte di diffusione delle ideologie razziste e di supporto, anche di tipo economico, all'attività del sodalizio criminale.
Nel corso dell'operazione di polizia giudiziaria sono state eseguite perquisizioni a carico di tutti gli indagati, che hanno consentito di sequestrare una ingente quantità di apparati e supporti di memoria informatici (che saranno analizzati nei prossimi giorni), documenti, pubblicazioni e volantini cartacei nonché oggetti di altra natura, tutti ispirati o comunque riconducibili alle ideologie razziste. Sono state inoltre sequestrate armi da taglio e oggetti atti ad offendere. Su disposizione della competente Autorità giudiziaria, si è proceduto all'oscuramento dello spazio web www.stormfront.org.
Il forum in lingua italiana presente sullo spazio web www.stormfront.org era da tempo noto alle Autorità inquirenti, si legge nella nota della Questura, in quanto oggetto di costante monitoraggio, sia in relazione alle segnalazioni pervenute da privati cittadini, anche attraverso il portale del commissariato di polizia online, e da Enti che si occupano del fenomeno razzismo, quale ad esempio, l'Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali (Unar) della Presidenza del Consiglio dei Ministri, sia in relazione a specifiche denunce sporte da cittadini in relazione alla pubblicazione on line di contenuti di carattere discriminatorio, razzista, diffamatorio e inneggianti alla violenza razziale.
Via: Adnkronos
Via: Adnkronos
Milano: Gdf, prometteva lavoro via Web ma era una catena di S. Antonio
La Guardia di Finanza di Rho nei giorni scorsi ha ultimato un'attività di polizia economico-finanziaria nei confronti di una donna di Cornaredo che, attraverso alcuni siti web, pubblicizzando un fantomatico lavoro a domicilio consistente nella trascrizione di indirizzi di corrispondenza, era riuscita a scucire, ad una moltitudine di persone, piccole somme di denaro (dai 20 ai 39 euro) che le hanno fruttato, dal 2007 ad oggi, un bottino di circa 180.000 euro. Lo comunica, in una nota, la Guardia di Finanza di Milano.
I finanzieri della compagnia di Rho, attraverso perquisizioni ed indagini finanziarie, hanno potuto constatare che, in realtà, quella posta in essere dalla donna era sostanzialmente riconducibile alle cosiddette ''catene di Sant'Antonio''. La donna si avvaleva anche di una rete di ''collaboratori'', pubblicizzando la propria attività attraverso la rete utilizzando siti web, con dominio in Italia e all'estero, dove venivano veicolati messaggi ingannevoli idonei ad attirate l'attenzione di gente in cerca di lavoro.
Tale modo di operare configura, quindi, la possibilità di guadagno attraverso il puro e semplice reclutamento di altre persone ed in cui il diritto a reclutare si trasferisce all'infinito previo il pagamento di un corrispettivo. I siti gestiti da provider italiani sono stati sequestrati ed oscurati e gli altri seguiranno la stessa sorte non appena saranno completate le procedure internazionali. Le ''catene di Sant'Antonio'' sono vietate dall'ordinamento italiano ed i promotori sono soggetti a sanzioni penali.
Per questo motivo la donna di Cornaredo è stata deferita all'a.g. La stessa dovrà inoltre corrispondere all'erario le imposte commisurate al non trascurabile guadagno. Un anno di carcere è previsto sia per chi organizza il gioco, sia per chi fa proselitismo alla ricerca di altre vittime (http://www.camera.it/_dati/leg14/lavori/stampati/pdf/14PDL0074860.pdf). La vicenda, resa celebre dalle sortite scomposte e simpatiche della protagonista, era stata portata alla ribalta durante l'inverno scorso da Max Laudadio durante la nota trasmissione televisiva ''Striscia la notizia''.
Via: ASCA
Truffa Italia-programmi.net, sito oscurato dopo denuncia dal Quirinale
Dopo aver truffato migliaia di italiani, la fantomatica società Estesa Limited, attraverso il sito www.italia-programmi.net, ha provato a incastrare il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Lo scorso 6 febbraio il presidente, in una lettera indirizzata a lui personalmente, si è visto chiedere il pagamento dei 96 euro più 8,5 per spese di recupero crediti, secondo quanto riportato da Il Secolo XIX. Da quest'oggi chiunque dall'Italia, tenti di visitare il sito web di Estesa Limited, non vedrà risolto il nome a dominio ed ogni richiesta di connessione verso il sito web di Italia-programmi cadrà automaticamente nel vuoto.
Ma Napolitano non è la prima vittima illustre, già nel 2011 Antonio Catricalà, allora presidente dell'Antitrust, aveva dichiarato di aver ricevuto la notifica pur non avendo mai avuto accesso al sito. Dopo l'inchiesta della Procura della Repubblica di Roma e la multa da 1,5 milioni di euro inflitta ad Estesa Limited dall'Antitrust, la società ha continuato a minacciare gli utenti italiani paventando l'avvio di azioni legali. Il Garante della concorrenza e del mercato si è occupato la prima volta della vicenda ad agosto 2011, quando ha imposto ad Estesa Limited di modificare la pagina di apertura chiarendo che per accedere ai contenuti del sito bisognava pagare.
Anche il Nucleo speciale frodi telematiche della Guardia di Finanza (Gat) ha ribadito che non bisogna versare alcuna somma a Italia-Programmi.net. La vicenda ricalca il modello fraudolento delle già nota "easy-download.info" ed ha origine nell’offerta via Internet di software gratuito. I cittadini che ricevono lettere di ingiunzione o sollecito non devono eseguire alcun pagamento, ma segnalare alle Forze di Polizia della propria città l'accaduto avendo cura di rappresentare che presso la Procura di Roma su questo episodio criminoso è già attivo il procedimento penale N° 52184/11. Ulteriori informazioni sul sito del Gat www.gat.gdf.it. e dell'Aduc www.aduc.it.
Sequestrati ScaricoLibero e FilmGratis, titolare conferma su Facebook
Dopo la chiusura di Megaupload, BTJunkie, The Pirate Bay e quella più recente di Library.nu, è stata la volta di ScaricoLibero.com e FilmGratis.tv, siti attraverso i quali era possibile visionare in streaming film e materiale multimediale. Non un attacco hacker che puntava a rendere irraggiungibili i siti come ipotizzato a più riprese. Come comunica l’avvocato Fulvio Sarzana, a decretarne la chiusura, la Guardia di Finanza che, su ordine del GIP di Parma, ha sequestrato siti, domini, alias, indirizzi IP e il relativo conto dell’intestatario del dominio.
La misura cautelare è stata emessa a carico del titolare dei portali, che è stato identificato, per i reati di cui all’art 171 ter comma 2, e 171 , comma 1, legge sul diritto d’autore, e per i reati di ricettazione di cui all’art 648 codice penale. Attualmente i due siti sono irraggiungibili dall’Italia come se i provider di connessione ne impedissero l’accesso tramite la modifica dei DNS. Mentre utilizzando un proxy si scopre che sulla loro homepage c’è il comunicato della GdF che avvisa che il sito è sottoposto a sequestro.
Il giro d’affari stimato era di 300 dollari al giorno e consisteva nella percezione di introiti pubblicitari con i sistemi del pay per click. Il GIP affronta anche il delicato tema dell’obbligo di rogatoria per il sequestro dei siti web che risiedono fisicamente in Olanda, ritenendo, sulla scorta dell’insegnamento della Corte di Cassazione che si possa disporre il sequestro preventivo di beni presenti all’estero anche prima dell’attivazione dello strumento della rogatoria.
Sul profilo Facebook di filmgratis.tv vi è l'annuncio dell’amministratore dei due siti: "Stamattina è venuta la GDF a casa mia, sono un ragazzo di 20 anni appena compiuti e mi hanno sequestrato i siti web, tra cui scaricolibero.com e filmgratis.tv... Amo i miei utenti e li ho sempre amati, e sono sicuro che per questa battaglia ci sarà giustizia.... Un salutone - FilmGratis.TV | lo staff". Ma Filmgratis e Scaricolibero non sono gli unici siti a essere stati chiusi in questi giorni.
L'ultima segnalazione riguarda WarezFull.it, un forum che si presenta come una raccolta di risorse a warez e materiale disponibile gratuitamente, ma che sembra ospitare ogni tipo di file, tra giochi, film, musica e programmi, anche pirata. L'account di gestione del sito risulta essere sospeso e sulla home page appare questo messaggio: "Sito chiuso su richiesta della FAPAV: Federazione Anti - Pirateria Audiovisiva per violazione del copyright".
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