E' partita da Cagliari una suggestiva rappresentazione teatrale sul delicato tema del cyberbullismo che va ad integrarsi con la campagna educativa itinerante di “Una vita da social” alla sua 2^ edizione. Ancora una volta la Polizia di Stato scende in campo, questa volta con un marchio storico come Baci Perugina, con un solo grande obiettivo: “rendere la rete sempre più sicura per evitare che i gravissimi episodi di cronaca culminati con il suicidio di alcuni adolescenti ed il dilagante fenomeno del cyberbullismo e di tutte le varie forme di prevaricazione connesse ad un uso distorto della rete”, possano ripetersi.
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Cyberbullismo, progetto teatrale itinerante di Polizia e Baci Perugina
E' partita da Cagliari una suggestiva rappresentazione teatrale sul delicato tema del cyberbullismo che va ad integrarsi con la campagna educativa itinerante di “Una vita da social” alla sua 2^ edizione. Ancora una volta la Polizia di Stato scende in campo, questa volta con un marchio storico come Baci Perugina, con un solo grande obiettivo: “rendere la rete sempre più sicura per evitare che i gravissimi episodi di cronaca culminati con il suicidio di alcuni adolescenti ed il dilagante fenomeno del cyberbullismo e di tutte le varie forme di prevaricazione connesse ad un uso distorto della rete”, possano ripetersi.
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YouTube, nuovo sistema rilevanza dei commenti e filtrati da Google+
YouTube ha da poco annunciato un importante aggiornamento nella gestione dei commenti ai video sul sito. Questa settimana la società di Mountain View sta eseguendo dei test su alcuni canali del famoso servizio di condivisione video, in modo tale da gestire i commenti attraverso il social network Google Plus. Non solo, questi commenti verranno raggruppati in maniera particolare.
Sarà possibile leggere i commenti di persone inserite nelle cerchie di Google+, oppure quelli più popolari. L'intento è quello di dare maggior visibilità ai commenti delle persone che si conoscono. Inoltre, YouTube ha in cantiere un sistema che permetterà la rimozione dei commenti volgari, offensivi o diffamatori, garantendo anche nuovi strumenti per il blocco degli account che violano le regole.
I tecnici di YouTube affermano che la gran parte degli utenti che postano commenti sul sito hanno già collegato il loro account ad un profilo Google+, in tal modo sarà più semplice il passaggio al nuovo sistema. "Molte delle conversazioni che avvengono su YouTube sono evitabili e non costruttive. Presto i commenti diventeranno più interessanti", si legge in un post sul blog ufficiale di YouTube.
"Nei prossimi mesi sarà più semplice vedere quelli delle persone delle proprie cerchie e poi tutti gli altri, mentre nuove opzioni aiuteranno i creatori di video a monitorare, analizzare e moderare meglio i commenti ai propri filmati". YouTube integrerà il nuovo sistema di commenti in Google+, dunque per lasciare un commento bisognerà aprire un profilo sul social network.
YouTube utilizzerà Google+ anche per la personalire l'ordine dei video suggeriti all'utente in base agli amici e ai commenti a cui partecipa maggiormente. "Stiamo passando dai commenti alle conversazioni reali", ha affermato Nundu Janakiram, product manager di YouTube. L'anonimato sarà comunque garantito grazie alle conversazioni private o la possibilità di usare gli pseudonimi.
Per ora, l'aggiornamento dei commenti includerà uno strumento che bloccherà determinati termini, in modo da ridurre anche alcuni dei peggiori commenti visualizzati sul sito. YouTube prevede di stendere un aggiornamento per le pagine dei video nei prossimi mesi. Chi non utilizza un profilo Google+ o una pagina su YouTube, può registrarsi qui o visitare il sito qui per saperne di più.
Per ora, l'aggiornamento dei commenti includerà uno strumento che bloccherà determinati termini, in modo da ridurre anche alcuni dei peggiori commenti visualizzati sul sito. YouTube prevede di stendere un aggiornamento per le pagine dei video nei prossimi mesi. Chi non utilizza un profilo Google+ o una pagina su YouTube, può registrarsi qui o visitare il sito qui per saperne di più.
Via: YouTube
Video choc con disabile vessato, assolti in appello tre manager Google
I giudici della prima sezione della Corte d'Appello di Milano hanno assolto i tre manager di Google, condannati in primo grado a sei mesi con pena sospesa, per violazione della privacy. Al centro del processo la pubblicazione nel 2006 di un video nel quale veniva filmato un ragazzo disabile mentre veniva vessato da alcuni compagni di scuola. Assoluzione "perchè il fatto non sussiste" è il verdetto.
I giudici hanno confermato la sentenza per un quarto imputato (l'assoluzione che era già arrivata in primo grado, ndr), che rispondeva solo di diffamazione (caduta anche l'accusa di diffamazione per gli altri tre manager). 'Storica' la sentenza di primo grado emessa nel febbraio 2010: si trattava del primo processo a livello internazionale per pubblicazione di contenuti sul web che vedeva tra gli imputati dei responsabili di un provider internet.
Le motivazioni saranno pubblicate tra sessanta giorni. "Assoluta soddisfazione, ma nessuna sorpresa: onestamente la condanna si basava sul nulla" ha detto Giulia Bongiorno, una dei legali del processo Google. La sentenza è "una giusta conseguenza. I controlli ci sono, ma non competono a Google" conclude l'avvocato.
"Siamo molto felici che la decisione di primo grado non sia stata confermata e che la Corte d'Appello abbia riconosciuto l'innocenza dei nostri colleghi - ha detto Giorgia Abeltino, policy manager di Google in Italia -. Anche in questo frangente, il nostro pensiero va al ragazzo e alla sua famiglia, che in questi anni hanno dovuto sopportare momenti difficili".
Al responsabile progetto Google Video per l'Europa Arvind Desikan, già prosciolto in primo grado, oggi si sono quindi aggiunti David Drummond (ex presidente del cda e legale di Google Italy), George Reyes (ex membro del cda di Google Italy, ora in pensione) e Peter Fleischer (responsabile policy sulla privacy per l'Europa di Google).
Le indagini che avevano condotto al processo erano scattate con la denuncia presentata dal padre del ragazzo disabile e dall'associazione Vividown. Il video, girato con un videofonino tra la fine di maggio e l'inizio di giugno del 2006 da quattro studenti minorenni di un istituto torinese, era stato caricato su Google Video nel settembre 2006, ed era rimasto online fino al novembre seguente, data della denuncia dell'associazione.
Fonte: Adnkronos
Via: Sky Tg24
Razzismo sul Web: oscurato forum Stormfront.org, arrestati 4 promotori
Il Servizio Polizia Postale e delle Comunicazioni e la Digos della Questura di Roma, con l'ausilio dei Compartimenti di Polizia Postale e delle Questure di diverse località italiane, hanno portato a conclusione un'articolata e complessa attività investigativa avviata nel mese di ottobre 2011 ed avente per obiettivo l'identificazione dei vertici e degli affiliati alla comunità virtuale facente capo alla sezione italiana del forum raggiungibile alla Url www.stormfront.org/forum/f148, che in numerose occasioni si era evidenziata per la diffusione on line di idee fondate sull'odio razziale e per l'istigazione, sempre attraverso la Rete, al compimento di atti discriminatori.
Le investigazioni, dirette dal sostituto procuratore presso la Procura della Repubblica di Roma, Luca Tescaroli, e coordinate dal Pool Antiterrorismo della Procura capitolina, cui sovrintende il procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo, hanno consentito, si legge in una nota della Questura, "di acquisire concreti elementi di prova a carico di 21 cittadini italiani, sottoposti ad indagine in ordine ai delitti previsti dalla legge 13 ottobre 1975 n. 654, per essersi associati, accomunati da una vocazione ideologica di estrema destra nazionalsocialista, allo scopo di commettere più delitti di diffusione on line di ideologie fondate sulla superiorità della razza bianca, sull'odio razziale ed etnico e di incitamento a commettere atti di discriminazione e di violenza per motivi razziali ed etnici".
"Per quattro degli indagati il consistente quadro probatorio acquisito dagli investigatori della Polizia di Stato ha permesso al gip presso il Tribunale di Roma Stefano Aprile, su richiesta del pm Tescaroli, di emettere un'ordinanza di applicazione della misura cautelare della custodia in carcere, eseguita nelle prime ore del mattino di oggi". Altri 17 cittadini italiani, residenti in diverse località del Paese, sono stati denunciati poiché identificati quali affiliati alla medesima associazione e gravati da elementi probatori in relazione a condotte di diffusione delle ideologie razziste e di supporto, anche di tipo economico, all'attività del sodalizio criminale.
Nel corso dell'operazione di polizia giudiziaria sono state eseguite perquisizioni a carico di tutti gli indagati, che hanno consentito di sequestrare una ingente quantità di apparati e supporti di memoria informatici (che saranno analizzati nei prossimi giorni), documenti, pubblicazioni e volantini cartacei nonché oggetti di altra natura, tutti ispirati o comunque riconducibili alle ideologie razziste. Sono state inoltre sequestrate armi da taglio e oggetti atti ad offendere. Su disposizione della competente Autorità giudiziaria, si è proceduto all'oscuramento dello spazio web www.stormfront.org.
Il forum in lingua italiana presente sullo spazio web www.stormfront.org era da tempo noto alle Autorità inquirenti, si legge nella nota della Questura, in quanto oggetto di costante monitoraggio, sia in relazione alle segnalazioni pervenute da privati cittadini, anche attraverso il portale del commissariato di polizia online, e da Enti che si occupano del fenomeno razzismo, quale ad esempio, l'Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali (Unar) della Presidenza del Consiglio dei Ministri, sia in relazione a specifiche denunce sporte da cittadini in relazione alla pubblicazione on line di contenuti di carattere discriminatorio, razzista, diffamatorio e inneggianti alla violenza razziale.
Via: Adnkronos
Via: Adnkronos
Paola Ferrari conferma: troppi insulti, querelo Twitter per diffamazione
Paola Ferrari conferma: "Querelerò Twitter per diffamazione, sono già in contatto con i miei avvocati". Alla giornalista televisiva non sono andati giù gli insulti ricevuti "in forma anonima" sul social media, durante la conduzione di Stadio Europa per gli Europei 2012. A scatenare la reazione sono state le prime dichiarazioni della conduttrice della Domenica Sportiva, fatte, proprio su YouTube, a Klauscondicio.
Bersagliata da "pesanti allusioni fisiche, insulti riferiti all'età e a presunti rifacimenti estetici", la conduttrice ha deciso di dire basta e fare causa nientemeno che alla piattaforma web. All'annuncio della querela, gli utenti di twitter si sono sbizzarriti con i commenti e gli sfottò tanto che #QuerelaConPaola è diventato in breve il primo trending topic italiano, ossia l'insieme di tweet a maggiore incremento di popolarità.
"Sto valutando ancora come procedere legalmente - ha detto Paola Ferrari a TMNews - in Italia c'è un grande buco legislativo sui social network. La mia battaglia è contro la diffamazione vigliacca e, soprattutto anonima. Nessuno si riunisce pubblicamente per diffamare o insultare qualcun altro o, se lo fa, per lo meno è passibile di denuncia. Ecco, credo allora che la cosa valga anche per Twitter".
"Sono due le cose che non sopporto", ha scandito ancora la giornalista: "E' allucinante che nel 2012, un'epoca in cui le parole d'ordine sono tolleranza e dialogo, i social media, paladini da sempre di questi valori, si riducano a essere bacheche piene di insulti puerili e, per giunta, nascosti dietro l'anonimato. Sono aperta e tollerante. Non insulto e non capisco perché debba essere presa di mira".
"La seconda cosa che tengo a sottolineare è che ho sempre lavorato per portare avanti un'immagine di donna emancipata nel suo lavoro, anche nel rapporto con i colleghi uomini, e non accetto che venga catalogata per il suo aspetto fisico in giovane o meno giovane. Ci vuole rispetto - ha concluso Ferrari - per le idee che ha, per il suo modo di pensare. Le donne non devono essere inserite in categorie".
Via: TMNews
Polizia Postale: boom furti identità digitale, 3mila denunce nel 2011
Gli ultimi casi noti riguardano Alessia Marcuzzi e Belen. Senza dimenticare il ministro dello Sviluppo economico Corrado Passera al quale, dopo il varo della manovra finanziaria, e' stato attribuito un tweet che si e' rivelato un falso.
I furti d'identita' fanno impazzire il gossip in Rete ma non di rado causano danni all'immagine di personaggi della politica o dello spettacolo, molti dei quali si affrettano a precisare di non essere neanche presenti su popolari social network. I casi sono i piu' vari: si va dai mitomani che si spacciano per una famosa star a chi scrive messaggi per conto di volti noti. A essere ingannati sono anche i 'followers', cioe' le persone che seguono i propri 'miti' a colpi di tweet.
Come spiega all'Adnkronos Sabrina Castelluzzo, responsabile sezione crimini informatici del Servizio Polizia Postale e delle Comunicazioni, ''tra i reati che vengono consumati nella Rete Internet, il furto di identita' e' sicuramente quello piu' frequente, perche' spesso utilizzato come 'reato mezzo' per consumare ben piu' gravi reati contro il patrimonio, come l'utilizzo indebito di carte di credito o di conti correnti bancari, tramite credenziali carpite con la tecnica del phishing, o le truffe. Ma anche per diffamare terzi o compiere attivita' di stalking''.
In altri casi, invece, il 'pirata' si sostituisce a una determinata persona ''per ottenere possibilita' e agevolazioni. Per quanto riguarda i social network, il furto di identita' viene praticato soprattutto per fare stalking e diffamare''. I numeri del fenomeno, del resto, parlano chiaro: ''Sul furto di identita' digitale abbiamo ricevuto solo quest'anno 2.900 denunce in tutta Italia - spiega Castelluzzo - e 1.400 sono state raccolte da altri uffici di polizia. Le indagini condotte hanno consentito di denunciare per il solo furto di identita' ben 198 persone, mentre almeno 2.600 sono stati i controlli effettuati nella Rete''.
Vasco Rossi ritira la querela per diffamazione e Nonciclopedia riapre
Incidente chiuso fra i redattori di Nonciclopedia, edizione satirica via Web e Vasco Rossi. Il sito è stato riaperto, dopo l'annuncio del blocco. Si chiude cosi' la vicenda che aveva appassionato in queste ultime ore il popolo della Rete e diviso i fan del cantante, accusato di censura per aver avviato un'azione legale per diffamazione contro una pagina a lui dedicata dal sito satirico. I responsabili di Nonciclopedia hanno scritto sulla homepage di voler ''innanzitutto chiarire che ci dissociamo dalla violenza con cui il web ha reagito alla nostra decisione di oscurare il sito. Il nostro intento non e' mai stato quello di incitare l'utenza contro Vasco, quanto quello di informarla dei fatti avvenuti''. Secondo gli autori del sito, ''non c'e' mai stata l'intenzione di offendere il cantante. Aggiungiamo che non abbiamo responsabilita' su alcuni stralci della pagina di Vasco Rossi che circolano in rete (e che sono stati diffusi da alcuni TG) poiche' non corretti, in quanto non sono mai stati presenti sul nostro sito. Da entrambe le parti c'e' una volonta' di garantire umorismo di qualita', pertanto non escludiamo la possibilita' futura che un giorno su Nonciclopedia tornera' ad esistere un articolo su Vasco Rossi che faccia ridere tutti quanti. Tania Sachs, la portavoce ufficiale del rocker - conclude la nota dei responsabili del sito web - ha assicurato che ritirera' la querela contro Nonciclopedia''. Nonciclopedia potrà continuare a satireggiare a destra e manca, senza rischiare di chiudere, una sostanziosa querela li avrebbe sicuramente uccisi. Mentre Vasco si è alla fine reso conto che a lui, libertario per antonomasia, la fama del censore non si attagliava punto. E, a livello d'immagine, poteva ritorcersi contro lo stesso cantautore.
Via: Corriere della Sera
Foto: Nonciclopedia
Vasco Rossi denuncia Nonciclopedia per diffamazione e chiude sito
Nonciclopedia ha deciso di chiudere dopo una denuncia per diffamazione contro il sito presentata dagli avvocati di Vasco Rossi. "Nonciclopedia chiude i battenti a tempo indeterminato per colpa di quelle persone che si prendono troppo sul serio". E' quanto si legge sulla homepage del sito che da anni fa il verso a Wikipedia.
Il primo avvertimento era arrivato agli amministratori del sito nell'aprile del 2010: gli avvocati di Vasco chiedevano la rimozione della pagina dedicata al rocker italiano. I responsabili di Nonciclopedia dichiarano di aver contattato più volte i legali del cantante per accordarsi sull'eliminazione delle parti eventualmente diffamatorie riguardanti il loro assistito, non ricevendo però alcuna risposta.
In seguito alla convocazione presso la Polizia Postale, la community avrebbe prima deciso di rimuovere la pagina incriminata (disponibile su Archive.org), salvo poi oscurare l'intero sito dopo una nuova convocazione presso la Polizia. La rabbia si è scatenata sul Web feroce contro l'azione legale del cantante, fomentata anche dagli admin di Nonciclopedia che hanno concluso il racconto della vicenda con l'invito a ringraziare Vasco Rossi per la denuncia.
Delusi dalla vicenda, peraltro, sembrano non solo i fan di Nonciclopedia, ma anche quelli del Blasco che si stanno sfogando sulla sua pagina di Facebook. Gli utenti esprimono il loro dissenso alla rockstar, scontrandosi con i suoi fan che lo difendono. Anche su Twitter si lancia uno dei soliti trend.
Con l’hashtag non propriamente raffinato #vascom***a arrivano centinaia di messaggi ironici e provocatori contro la querela. Soprattutto, c’è chi ricorda le parole di Vasco del 16 giugno: "La libertà va difesa ad ogni costo". Gli amministratori di Nonciclopedia hanno aperto un forum dove gli utenti possono esprimere la loro opinione sulla vicenda.
Via: Il Secolo XIX
Ruba foto da profilo Facebook per chattare su sito erotico, denunciato
Per chattare anonimamente su un sito per incontri sessuali aveva utilizzato la foto copiata da Facebook di un'ignara 30enne ma e' stato scoperto dalla Polizia Postale di Biella. A finire nei guai un 45enne biellese che e' stato denunciato per sostituzione di persona e diffamazione su internet. E dunque, il 45enne usava la foto della giovane leccese per chattare in anonimato su un sito specializzato in incontri a sfondo sessuale. Prendere la foto, non è stato difficile. L’aveva semplicemente scaricata da uno dei tanti profili sul social network. A far partire le indagini la denuncia presentata da una 30enne di Lecce alla Polizia postale del centro pugliese dopo aver scoperto che qualcuno, pubblicando una sua foto sul profilo, intratteneva conversazioni con altri utenti su un sito spesso utilizzato per incontri o anche solo chiacchierate a sfondo erotico.
La Polizia Postale ha così avviato le indagini e tramite l’indirizzo IP ha scoperto che quel profilo era stato creato nella provincia di Biella. L'indirizzo IP è un indirizzo numerico assegnato al vostro PC ogni volta che vi collegate ad Internet. Molti abbonamenti Internet per privati offrono un indirizzo IP dinamico che varia ad ogni connessione, mentre in altre tipologie di collegamento alla rete è necessario almeno un indirizzo ip statico che non varia mai. E gli accertamenti hanno permesso di localizzare l'utenza internet intestata ad una 42enne di Cossato che agli investigatori ha spiegato che quell'utenza, sebbene intestata a lei, era stata installata su richiesta di un suo amico che non voleva ricevere bollette a casa sua e che ogni tanto accedeva all'alloggio per connettersi. E' cosi' che la Polizia e' risalita all'identita' del 45enne denunciandolo.
Cassazione, si al sequestro preventivo di articoli dal blog se diffamatori
La quinta sezione penale della Cassazione ha confermato la misura cautelare applicata prima dal gip di Milano, poi dal tribunale del riesame del capoluogo lombardo, ad un articolo comparso su un blog firmato dal giornalista Gian Battista Barbacetto, limitatamente ad alcune espressioni ritenute lesive dell'onore del decoro dell'esponente del Pdl Licia Ronzulli. La suprema corte, rigettando il ricorso dell'indagato, sottolinea, con la sentenza numero 7155 che "nessun ostacolo puo' sussistere nel ritenere la diffusione di un articolo giornalistico a mezzo internet quale concreta manifestazione del proprio pensiero, che non puo', quindi, trovare limitazioni se non nella corrispondente tutela di diritti di pari dignita' costituzionale". Il sequestro preventivo, continuano gli alti giudici, "allorche' cada su di un qualsiasi supporto destinato a comunicare fatti di cronaca ovvero espressioni di critica o ancora denunce su aspetti della vita civile di pubblico interesse non incide solamente sul diritto di proprieta' del supporto o del mezzo di comunicazione, ma su di un diritto di liberta' che ha dignita' pari a quello della liberta' individuale. Occorre quindi - si legge ancora nella sentenza - che la sua imposizione sia giustificata da effettiva necesita' e da adeguate ragioni, il che si traduce in concreto in una valutazione della possibile riconducibilita' del fatto all'area del penalmente rilevante e delle esegenze impeditive tanto serie quanto e' vasta l'area della tolleranza costituzionalmente imposta per la liberta' di parola". Nell'ordinanza del riesame impugnata, conclude la suprema corte, si fa "riferimento al fumus commissi delicti, ritenuto sussistente dal gip" .
Attenzione alle bufale su Facebook: l'ultima è quella di Thierry Mairot
Ogni giorno vengono "spacciate" nuove notizie su Facebook che sono semplicemente delle bufale, che periodicamente vengono riproposte e "girano" su questo enorme social network. Alcuni utenti girano queste notizie in buona fede, altri in malafede. Per esempio vi sono pagine che sfruttano questi sistemi per far "girare" e conoscere la propria pagina, in maniera tale da incrementare il numero di fan e aumentare, possibilmente, la sua credibiltà sul social network. Una delle ultime in ordine di tempo, che gira sulle bacheche di pagine e profili nonchè come aggiornamento di status, recita in questo modo: "A tutti i genitori i cui figli hanno un profilo su Facebook...c'è un Bastardo che tenta di entrare in contatto con i ragazzi per discutere di sesso. Il suo nome è THIERRY MAIROT...CONDIVIDETE OPPURE Copiate e incollate questo messaggio sulla vostra bakeka e fate girare...eliminiamo questa spazzatura dal web".
Questo messaggio è nato in Francia:
"All parents whose children have a profile on Facebook ... there's a bastard trying to get in contact with the children to discuss sex. His name is ... THIERRY MAIROT share, or copy and paste this message on your wall and roll ... we eliminate this junk from the web"
ed è stato tradotto anche in inglese:
"Tous les parents dont les enfants ont un profil sur Facebook ... il ya un bâtard essaie d'entrer en contact avec les enfants pour parler de sexe. Son nom est ... THIERRY MAIROT part, ou copiez et collez ce message sur votre mur and roll ... on élimine cette ordure sur le web"
A prescindere dal fatto che i reati non si denunciano su Facebook tramite la condivisione di messaggi più o meno fondati, ma solo procedendo alla denuncia nelle sedi opportune. Inoltre, trasmettere o condividere messaggi senza alcun fondamento può comportare un altro tipo di reato, che nel diritto penale italiano si chiama "diffamazione". Qualunque messaggio del genere, eventualmente, deve essere suffragato da fonti attendibili e documentabili, altrimenti non andrebbe condiviso. Le uniche conseguenze sono un inutile allarmismo e la diffamazione di tutti coloro che hanno lo stesso nome e cognome. Bufale del genere nascono da scherzi idioti fatti a colleghi d’ufficio, amici o semplici conoscenti o ex mariti/mogli, sottovalutando il fatto che si utilizza un sistema che può effettivamente rovinare la vita di qualcuno. In questo modo chiunque può dunque essere oggetto di diffamazione. Naturalmente, tutti gli utenti di Facebook, in particolare i bambini, dovrebbero stare sempre attenti ad aggiungere amici che non si conoscono.
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