Alcuni astronomi, usando il VLT dell'ESO, hanno osservato per la prima volta in modo diretto la granulazione sulla superficie di una stella al di fuori del Sistema Solare - l'anziana gigante rossa π1 Gruis. Questa nuova straordinaria immagine ottenuta dallo strumento PIONIER rivela le celle convettive che formano la superficie dell'enorme stella, con un diametro circa 350 volte quello del Sole. Ogni cella, grande circa 120 milioni di chilometri, copre più di un quarto del diametro della stella. I nuovi risultati sono in stampa questa settimana sulla rivista Nature. ESO ha anche sottolineato che la fase della vita in cui si vede Pi1 Gruis è stata di breve durata, rispetto ai tempi delle stelle.
La conoscenza aiuta a rendere liberi e dunque è importante approfondire i diversi aspetti tecnologici, scientifici, culturali e sociali.
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ESO: VLT osserva enormi bolle sulla superficie di una gigante rossa
Alcuni astronomi, usando il VLT dell'ESO, hanno osservato per la prima volta in modo diretto la granulazione sulla superficie di una stella al di fuori del Sistema Solare - l'anziana gigante rossa π1 Gruis. Questa nuova straordinaria immagine ottenuta dallo strumento PIONIER rivela le celle convettive che formano la superficie dell'enorme stella, con un diametro circa 350 volte quello del Sole. Ogni cella, grande circa 120 milioni di chilometri, copre più di un quarto del diametro della stella. I nuovi risultati sono in stampa questa settimana sulla rivista Nature. ESO ha anche sottolineato che la fase della vita in cui si vede Pi1 Gruis è stata di breve durata, rispetto ai tempi delle stelle.
Individuata supernova ASASSN-15lh più brillante mai scoperta prima
ASASSN-15lh, la supernova più brillante mai vista, può essere considerata ad oggi uno dei misteri più intriganti dell'astronomia. Scoperta nel giugno 2015 dal gruppo All Sky Automated Survey for SuperNovae, ASASSN-15lh è un esempio di un raro tipo di superluminous supernova, a volte chiamata ipernova. Tuttavia, in uno studio pubblicato su Science, il team del Kavli Institute for Astronomy and Astrophysics presso l'Università di Pechino, che per primo ha individuato la supernova, riferisce che ASASSN-15lh sfida il normale comportamento delle supernove nella sua classe. La scoperta potrebbe portare a un nuovo modello di comportamento delle supernova.
NASA: asteroide di Natale 2003 SD220 sfiora Terra, prime immagini
L'asteroide denominato 163899, anche noto come 2003 SD220, è passato ad una relativa distanza di sicurezza dalla Terra alla vigilia di Natale, creando il suo flyby cosmico appena in tempo per la festa. Gli scienziati della NASA hanno attentamente monitorato il corpo celeste per studiarlo in futuro. La roccia spaziale è ben nota, in quanto scoperta il 29 settembre 2003 dal programma Lowell Observatory Near-Earth Object Search (LONEOS) di Flagstaff, in Arizona. L'asteroide 2003 SD220, anche se designato come "potenzialmente pericoloso", ha "sfiorato" la Terra nella giornata del 24 dicembre ad una distanza di 6,8 milioni di miglia (11 milioni di chilometri).
NASA: asteroide di Halloween 2015 TB145 sfiorerà la Terra il 31/10
Ad Halloween la Terra avrà un "incontro ravvicinato" con un asteroide. Gli scienziati della NASA stanno tracciando il prossimo passaggio ravvicinato dell'asteroide 2015 TB145 con diversi osservatori ottici e le capacità del radar Deep Space Network dell'agenzia a Goldstone, California. L'asteroide sfiorerà la Terra passando a una distanza di sicurezza maggiore rispetto all'orbita della luna, il 31 ottobre alle 10:05 PDT (01:05 EDT). Gli scienziati stanno trattando il previsto flyby con l'asteroide, da circa 400 metri di diametro, come opportunità per la scienza, consentendo agli strumenti sui "veicoli spaziali terrestri" di eseguire la scansione durante il passaggio ravvicinato.
Spazio: l'asteroide 2014 KC46 non colpirà la Terra, lo conferma LBT
L’asteroide 2014 KC46 non colpirà la Terra: la conferma viene dalle osservazioni condotte con il Large Binocular Telescope (LBT), il grande telescopio binoculare operativo in Arizona (USA), e di cui l’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF) è uno dei partner. 2014 KC46 era infatti considerato un asteroide pericoloso: le precedenti misurazioni lo consideravano a potenziale impatto per il 2091. Delle dimensioni di circa un centinaio di metri di diametro, ha una misura al limite di quello che può causare danni su scala globale. Se non fosse stato per LBT di lui non si sarebbe saputo più nulla per anni, sfuggendo al controllo dei telescopi nel suo lungo vagare nel sistema solare.
Spazio: sonda Rosetta, lander Philae atterrato sulla cometa 67P/C-G
La sonda Rosetta ha compiuto la sua missione dopo un lungo viaggio durato 10 anni attraverso il Sistema Solare. Il lander Philae è atterrato sul nucleo della cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko. E' il primo veicolo a compiere una simile impresa segnando un primato senza precedenti nella storia dell'esplorazione spaziale. La missione Rosetta dell'Agenzia Spaziale Europea, l'Esa, ha raggiunto il più spettacolare e ambizioso dei suoi obiettivi. Lanciata il 2 marzo del 2004, da allora ha percoso 6.000 milioni di chilometri, rimbalzando due volte fra Terra e Marte per prendere la rincorsa necessaria per varcare i confini del Sistema Solare.
MAGIC fotografa una imprevista tempesta di fulmini da un buco nero
È la prima visione diretta sulla formazione dei getti nelle sorgenti cosmiche. È stata possibile grazie alla misura di un’intensa emissione di luce ad altissima energia, proveniente da un buco nero al centro della galassia IC 310, che ha mostrato una rapidità nella variazione di flusso mai registrata prima. I ricercatori della collaborazione internazionale MAGIC hanno osservato un eccezionale flusso di radiazione di altissima energia (raggi gamma) proveniente dal nucleo della galassia attiva IC 310, un buco nero supermassiccio di oltre 300 milioni di masse solari.
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Astrofisica: INAF, inaugurato sull'Etna il prototipo del telescopio SST
Deserto della Namibia o altipiani delle Ande? Forse meglio il complesso dell’Osservatorio astronomico del Leoncito in Argentina? La scelta del sito che ospiterà la porzione a sud dell’equatore del Cherenkov Telescope Array (CTA), una batteria di telescopi destinati a studiare le sorgenti di radiazione gamma provenienti dall’universo che, una volta realizzato, sarà il più potente e sensibile osservatorio per i raggi gamma mai costruito, non è stata ancora presa. A renderlo noto è l'Istituto nazionale di astrofisica (INAF).
GLORIA: eclissi totale di Luna il 15 aprile sui luoghi degli antichi Inca
Martedì 15 aprile si verificherà un’eclissi totale di Luna. Sarà la prima d’un “poker d’eclissi”, un ciclo che gli astronomi chiamano “tetrade”: quattro eclissi consecutive nell’arco dei prossimi due anni e mezzo, a circa sei mesi di distanza l’una dall’altra. L’ultima tetrade è avvenuta un decennio fa e la prossima sarà nel 2032. L’eclissi del 15 aprile non sarà visibile dall’Italia, ma gli astronomi del progetto GLORIA si recheranno in Perù, a Cuzco, per trasmettere l’evento in diretta webcast.
Quale posto più affascinante per osservare un evento astronomico che la terra degli Inca? Questa civiltà precolombiana dedicava molto tempo allo studio del cielo. E adorava Inti, il dio Sole. Registrare i movimenti del Sole e delle stelle, per gli Inca, era importante sia per motivi religiosi sia perché questi movimenti erano correlati ai cambiamenti stagionali, cruciali per l’agricoltura. Nel Tempio del Sole (Coricancha, in lingua quechua), a Cuzco, sono marcate quarantuno direzioni: alcune di queste corrispondono ad allineamenti astronomici, come la direzione del sorgere e tramontare del Sole in corrispondenza dei solstizi di Giugno e Dicembre.
L’eclissi totale di Luna del 15 aprile sarà completamente visibile dalle Americhe e dall’Oceano Atlantico. Una spedizione di astronomi del progetto GLORIA documenterà e diffonderà questo spettacolo astronomico con una trasmissione in diretta webcast dall’antico sito Inca di Saksaywaman, un complesso fortificato nella periferia nord della città di Cuzco, in Perù. La zona in cui si trova questa fortezza corrisponde alla testa dell'animale sacro, il puma concolor.
Da alcune regioni dell’Europa occidentale sarà comunque possibile assistere, a partire dalle 7:58, alla cosiddetta fase di “penombra”: l’ingresso della Luna nell’ombra della Terra. Ma durante questa fase i cambiamenti nella luminosità della Luna sono minimi, dunque difficili da percepire. Quando entrerà nella parte più scura dell’ombra della Terra (la fase di “umbra”), con inizio alle 09:06 ora italiana, per la maggior parte dei paesi europei la Luna sarà già tramontata.
Un’eclissi parziale sarà visibile dalle Isole Canarie, e GLORIA osserverà l’evento anche dal vulcano Teide. Situato a Tenerife, isola delle Canarie, con i suoi 3750 metri di altezza il Teide offre una prospettiva di osservazione intrigante: quando si verifica un’eclissi di Luna in prossimità dell’alba o del tramonto, l’ombra del vulcano si allinea perfettamente con la Luna eclissata. GLORIA trasmetterà in diretta anche questo singolare fenomeno.
GLORIA (GLObal Robotic telescopes Intelligent Array for e-Science) è un progetto collaborativo che mira a sfruttare l’intelligenza collettiva della comunità di Internet per eseguire la ricerca astronomica. Gli utenti possono già contribuire al calcolo dell’attività solare scaricando e analizzando le immagini della superficie solare acquisite dall’Osservatorio del Teide (Isole Canarie) con il telescopio TAD, uno dei 17 telescopi robotici - distribuiti su quattro continenti - della rete GLORIA.
Nuovi esperimenti e nuove modalità di collaborazione saranno aggiunti nei prossimi mesi. Le persone interessate a GLORIA sono invitate a visitare il sito web del progetto (gloria-project.eu) e a unirsi ai suoi ai social network e alla comunità degli utenti (users.gloria-project.eu). GLORIA è un progetto triennale finanziato nell’ambito del Settimo Programma Quadro dell’Unione Europea (FP7/2007-2012) con grant agreement numero 283783 e con un bilancio di 2,5 milioni di euro. Il progetto, avviato nell’ottobre 2011, coinvolge 13 istituzioni provenienti da 8 paesi.
Spazio, Sistema solare ha nuovo pianeta e primo asteroide con anelli
Sorprese dal Sistema Solare: i suoi confini si ampliano grazie alla scoperta di un nuovo pianeta nano e tra i corpi celesti che lo popolano ci sono anche oggetti inediti, come il primo asteroide con un sistema di anelli simile a quello dei giganti del Sistema Solare, come Saturno, Giove Urano e Nettuno. Entrambe le scoperte sono state pubblicate sulla rivista Nature. Il pianeta nano che estende i confini del Sistema Solare e ribattezzato amichevolmente Biden, ovvero il Vice Presidente Joseph R. Biden, ha una sigla 2012 VP113, ed è lontanissimo, circa 80 volte la distanza che separa Terra e Sole.
A scoprirlo sono stati due celebri cacciatori di pianeti come gli americani Chadwick Trujillo, dell'Osservatorio Gemini della Hawaii, e Scott Sheppard, della Canrgie Institution. Hanno definito il piccolo pianeta "un altro Sedna", riferendosi all'altro pianeta nano scoperto dieci anni fa ma distante "solo" 76 volte la distanza fra Terra e Sole. Secondo i due astronomi il nuovo pianeta proviene dalla nube di Oort, il luogo ai confini del Sistema Solare celebre per essere la "culla" delle comete. Dal 2006, a seguito della ridefinizione di "pianeta" operata a Praga dall'International Astronomical Union (IAU) a Praga, è stata introdotta la nuova classe dei pianeti nani.
Per Sheppard "la ricerca di questi oggetti lontani deve continuare, in quanto essi potrebbero dirci molto su come il nostro Sistema Solare si è formato ed evoluto". Secondo i due autori della ricerca 2012 VP113 e Sedna potrebbero non essere affatto casi isolati: potrebbero esistere circa 900 oggetti con orbite simili e con dimensioni superiori a 1000 chilometri, alcuni perfino confrontabili a Marte o alla Terra. È una giornata felice per lo studio del Sistema Solare", ha detto l'astrofisico Gianluca Masi, responsabile del Virtual Telescope e coordinatore scientifico del Planetario di Roma.
"Sono due scoperte indipendenti, ma che insieme contribuiscono a dare una visione diversa della zona più esterna del Sistema Solare", ha aggiunto. La scoperta del primo asteroide con un sistema complesso di anelli è infatti altrettanto straordinaria della scoperta del nuovo pianeta nano ai confini del Sistema Solare. L'asteroide di chiama 10199 Chariklo ed è stato scoperto nel 1997, ma solo adesso un dispiegamento di telescopi esteso per un chilometro e mezzo e nuove telecamere hi-tech hanno permesso di scoprire i suoi anelli, "immortalandolo" mentre passava contro il disco di una stella.
Lo ha scoperto il gruppo dell'Osservatorio brasiliano di Rio de Janeiro coordinato da Felipe Braga-Ribas, che ha lavorato in collaborazione con l'americana Cornell University. L'asteroide Chariklo appartiene alla famiglia dei Centauri, gli asteroidi che si orbitano fra Giove e Nettuno anziché fra Marte e Giove, come fanno gli asteroidi più noti. I due anelli hanno un raggio di 391 e 405 km. Per avere risposte certe sull'origine di 2012 VP113 servirà però aspettare misure più accurate. Secondo Gianfranco Magni, il vero salto ci sarà con il lancio di James Webb il telescopio spaziale sviluppato per diventare il successore di Hubble.
Il Telescopio Spaziale James Webb (in inglese James Webb Space Telescope JWST) è un telescopio spaziale infrarosso costruito e gestito in cooperazione dalla NASA e dall'Agenzia Spaziale Europea (ESA). Precedentemente indicato come Next Generation Space Telescope (o NGST), è stato rinominato nel 2002 in onore del secondo amministratore della NASA James E. Webb. Il lancio del telescopio è previsto per il 2014. JWST è dotato di sensori estremamente sensibili e la sua missione primaria sarà quella di esaminare il residuo a infrarossi del big bang, per poter determinare le condizioni iniziali di formazione dell'universo.
Fonte: Meteo Web
Via: INAF
Foto dal web
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HR5171A, scoperta stella ipergigante gialla grande mille volte il sole
L'Interferometro del VLT (Very Large Telescope Interferometer) ha scovato la più grande stella gialla - e una delle dieci stelle più grandi finora mai trovate. La stella ipergigante ha un diametro più di 1300 volte quello del Sole e fa parte di un sistema stellare doppio, con la seconda componente così vicina da essere in contatto con la stella principale. Le osservazioni, alcune anche da osservatori amatoriali, coprono un intervallo di oltre sessanta anni e indicano che questo oggetto raro e notevole sta cambiando molto rapidamente e viene osservato in una fase molto breve della sua vita.
Universo: studio dimostra che la materia oscura è priva di pressione
La pressione della materia oscura? È nulla. È quanto dimostra uno studio in fase di pubblicazione su Astrophysical Journal. Prima autrice l’astrofisica Barbara Sartoris, dell’Università degli Studi di Trieste. Allo studio hanno preso parte numerosi astrofisici triestini, sia del dipartimento di fisica dell’università che dell’osservatorio astronomico, tra i quali Andrea Biviano, astrofisico dell’INAF-Osservatorio Astronomico di Trieste.
L’articolo è frutto dell’incontro, quasi fortuito, tra le specializzazioni della Sartoris e di Biviano. Il risultato avrà importanti conseguenze, anche concettuali, sulla conoscenza di questa forma di materia. Infatti, che la materia oscura fosse priva di pressione era stato finora semplicemente assunto senza alcuna prova diretta basata su osservazioni.
La materia oscura è un elemento fondamentale della nostra attuale comprensione dell’universo, basti pensare che contribuisce a più di un quarto di tutta la densità dell’universo a fronte di un qualche percento della materia ordinaria, quella che possiamo osservare direttamente con i telescopi e quella di cui noi e il mondo che abitiamo siamo fatti. A seconda della pressione che essa esercita, sia i tempi che i modi dell’evoluzione della struttura a grande scala che osserviamo nell’universo possono variare drasticamente.
L’idea alla base del lavoro è stata quella di sfruttare il diverso comportamento di luce e galassie quando si muovono in prossimità di una grande concentrazione di materia, sia oscura che ordinaria. La teoria della relatività prevede infatti che la materia oscura, a seconda della sua pressione, influenzi in modo differente il movimento piuttosto lento delle galassie in orbita in un campo gravitazionale e le traiettorie della luce che invece lo attraversano alla massima velocità possibile.
Per ricavare il valore della pressione gli autori dello studio hanno confrontato i dati delle orbite delle galassie con quelli dei percorsi della luce ricostruiti dalle osservazioni grazie all’ effetto, anch’esso relativistico, di lente gravitazionale. La grande concentrazione di massa che ha permesso la misura è l’ammasso di galassie MACS 1206.2-0847 che fa parte del campione studiato dal progetto internazionale CLASH VLT.
L’ammasso è distante, la sua luce ci raggiunge dopo un viaggio di oltre quattro miliardi e mezzo di anni luce, e in quanto a massa non scherza: è l’equivalente di migliaia di migliaia di miliardi di soli. Più che a sufficienza per far deviare la luce dal suo percorso rettilineo e per far orbitare le galassie attorno al (bari)centro ad una velocità lontana da quella della luce ma ben misurabile.
Per Stefano Borgani, Direttore dell’INAF – Osservatorio Astronomico di Trieste, “con questo lavoro abbiamo soltanto grattato la superficie: una volta disponibili tutti i dati del progetto CLASH VLT, di ammassi di galassie con questa qualità di dati osservativi ne avremo ben 12. Questo ci permetterà senz’altro di gettare nuova luce sulla natura della materia oscura”.
Fonte: INAF
Spazio: ASI e Telespazio festeggiano 30 anni del centro di geodesia
Compie trent’anni di attività il Centro di Geodesia Spaziale (CGS) di Matera dell'Agenzia Spaziale Italiana. Le celebrazioni sono previste il 31 gennaio nel Centro spaziale materano dedicato al professor Giuseppe "Bepi" Colombo. La struttura venne inaugurata nel 1983 grazie a uno sforzo congiunto del Piano Spaziale Nazionale del CNR, della Regione Basilicata e della NASA, è stato gestito operativamente da Telespazio (Finmeccanica/Thales) fino al 2009 e in seguito da e-GEOS (Telespazio 80%, ASI 20%).
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Spazio: scoperto esopianeta Kepler 78b con massa simile alla Terra
Gli astronomi hanno scoperto il primo pianeta delle dimensioni della Terra al di fuori del sistema solare che ha una composizione rocciosa come quella della Terra. Kepler-78b sfreccia intorno alla sua stella ogni 8,5 ore, il che rende un inferno di fiamme e non adatto per la vita come noi la conosciamo. I risultati sono pubblicati in due articoli sulla rivista Nature. Alla scoperta di Kepler-78b ha collaborato anche HARPS-N, lo spettrometro installato al Telescopio Nazionale Galileo (TNG), alle Canarie, gemello del cacciatore HARPS all'osservatorio dell'Eso di La Silla in Cile.
Astronomia, doppia stella sistema di Fomalhaut è in realtà una tripla
È la 18esima stella più brillante visibile nel nostro cielo notturno e una delle poche stelle a possedere un esteso disco circumstellare di gas e polveri. È la stella principale della costellazione del Pesce Australe e dista dalla Terra circa 25 anni luce. Parliamo di Fomalhaut, al centro di una recente e interessante scoperta.
Finora si è sempre pensato che Fomalhaut fosse una stella binaria, che si muove in coppia con la vicina stella TW Piscis Austrini, anche detta Fomalhaut B (da non confondere con Fomalhaut b, con la minuscola, che è invece un candidato esopianeta che sembra far parte del sistema). Adesso, alcuni ricercatori dell’Università di Rochester hanno dimostrato che in realtà si tratta di un sistema formato da tre stelle. In uno studio pubblicato su Astronomical Journal gli astronomi hanno provato che una stella vicina e molto più piccola è parte del sistema.
I ricercatori guidati da Eric Mamajel hanno dovuto lavorare non poco per trovare Fomalhaut C. “Ho notato questa terza stella circa due anni fa quando stavo studiando i movimenti delle stelle prossime a Fomalhaut per un’altra ricerca”, ha detto. “Ho dovuto comunque raccogliere ulteriori dati e unirli ad altre osservazioni per determinare le caratteristiche di questa stella”. Oltre a una serie di osservazioni mirate, gli studiosi hanno affermato che la scoperta è stata affidata anche al caso.
Quella che fino al quel momento era conosciuta come LP 876-10 si è rivelata poi, grazie al semplice calcolo della parallasse, parte del sistema di Fomalhaut. “Fomalhaut C appare piuttosto distante dalla stella più grande (Fomalhaut A) se si guarda nel cielo dalla Terra”, ha aggiunto Mamajek. Ci sono, infatti, circa 5,5 gradi tra le due stelle, ed è per questo che finora non era mai stato ipotizzato un legame fra le due.
È molto probabile, inoltre, che le due stelle si muovano all’unisono. “Fomalhaut A è una stella di grande massa, due volte la massa del Sole, e quindi può esercitare abbastanza forza gravitazionale per tenere legata a sé questa piccola che pure è 158mila volte più distante da lei di quanto la Terra disti dal Sole”. Molte delle osservazioni sono state realizzate grazie al telescopio SMARTS da 0,9 metri al Cerro Tololo in Cile.
Ci sono altri 11 sitemi stellari multipli molto più vicini al Sole rispetto a Fomalhaut, come ad esempio Alpha Centauri, ma quello analizzato da Mamajek è il più grande e massiccio mai studiato finora. Uno dei misteri che da sempre hanno affascinato gli studiosi di questo sistema stellare è il disco circumstellare di gas e polveri che lo circonda, molto simile a quello degli esopianeti. Nel 2006 Alice C. Quillen, collega di Mamajek, ha predetto l’esistenza di un pianeta nelle vicinanze di Fomalhaut, studiando i detriti nel disco e la sua orbita.
Ma restano molti dubbi: Fomalhaut b, il pianete in questione, avrebbe infatti un’orbita molto eccentrica alla sua stella e anche i detriti non sembrano essere centrati rispetto a Fomalhaut A. Tutto questo, probabilmente, a causa dell’effetto delle orbite delle tre stelle. Mentre Fomalhaut C è una nana rossa - il tipo più comune di stelle nell’universo - Fomalhaut B è una nana arancione di circa tre quarti la massa del nostro Sole. L’età del trio è di circa 440 milioni anni - circa un decimo dell’età del nostro sistema solare.
Altri collaboratori che hanno lavorato a questo documento includono Jennifer Bartlett, ora allo US Naval Observatory che ha pubblicato una distanza preliminare della staella nel sua tesi del dottorato di ricerca, e Matt Kenworthy, dell'Osservatorio di Leiden, che ha misurato il periodo di rotazione, dimostrando che Fomalhaut C ha una rotazione molto veloce. Per ulteriori informazioni e un link allo studio, visitare la pagina The Solar Neighborhood XXX: Fomalhaut C
Fonte: INAF
Via: Rochester University
Astronomia, campo magnetico del Sole sta invertendo la sua polarità
Il Sole sta per invertire i poli del proprio campo magnetico, un evento periodico che ha ripercussioni sul campo magnetico interplanetario. L’annuncio è venuto dalla NASA, più precisamente da alcuni scienziati dell’Agenzia Spaziale Americana che lavorano alla Stanford University. L’evento avviene all’incirca ogni 11 anni, nel mezzo di un ciclo solare completo e fa parte del suo ciclo naturale. Ovviamente questo non basta a giustificare che la sua periodicità non produce nessun effetto catastrofico sul nostro pianeta.
Todd Hoeksema è il direttore del Wilcox Solar Observatory (WSO) di Stanford, uno dei pochi osservatori al mondo che controllano i campi magnetici polari del sole. “Sembra manchino meno di 3-4 mesi da un completo rovesciamento del campo” dice il fisico solare Todd Hoeksema “e questo avrà degli effetti di onda attraverso il Sistema Solare”. I poli sono un araldo di cambiamento. Così come gli scienziati della Terra guardano le regioni polari del nostro pianeta per i segni del cambiamento climatico, i fisici solari fanno la stessa cosa per il Sole.
I magnetogrammi a Wilcox tracciano il magnetismo polare del Sole dal 1976, e hanno registrato tre grandi capovolgimenti-con un quarto in vista. Astronomi dell'osservatorio solare di Wilcox monitorano il campo magnetico globale del Sole su una base quotidiana. Il fisico solare Phil Scherrer, anche a Stanford, descrive che cosa succede: "I campi magnetici polari del Sole si indeboliscono, vanno a zero, per poi riemergere con la polarità opposta. Questa è una parte normale del ciclo solare". Una inversione del campo magnetico del sole è, letteralmente, un grande evento.
Il dominio di influenza magnetica del sole (noto anche come il "eliosfera") si estende miliardi di chilometri al di là di Plutone. I cambiamenti nella polarità del campo magnetico si propagano fino alle sonde Voyager, sulla soglia dello spazio interstellare. Quando i fisici solari parlano di inversione del campo magnetico, la loro conversazione si accentra sul cosiddetto “current sheet” (foglio di corrente), una superficie spianata che si protende verso l’esterno dall’equatore solare, allorché la rotazione lenta del campo magnetico solare induce una corrente elettrica.
Questa corrente è in verità molto piccola, un diecimiliardesimo di ampere per metro quadro (0,0000000001 ampere/m2 ), ma ce n’è parecchia: questo amperaggio scorre attraverso una regione spessa 10000 km e larga miliardi di km. In termini elettrici, l’intera eliosfera è organizzata intorno a questo enorme foglio. Durante le inversioni di campo, il foglio corrente diventa molto ondulato. Scherrer paragona le ondulazioni alle cuciture di una palla da baseball.
Come la Terra orbita attorno al Sole, noi entriamo e usciamo da questo foglio di corrente: transizioni da una parte all’altra possono scatenare un tempo spaziale nuvoloso attorno al nostro pianeta. Anche i raggi cosmici ne sono interessati. Si tratta di particelle ad alta energia accelerati quasi alla velocità della luce da esplosioni di supernove e altri eventi violenti nella galassia. I raggi cosmici sono un pericolo per gli astronauti e sonde spaziali, e alcuni ricercatori dicono che potrebbero influenzare la nuvolosità e il clima della Terra.
Il foglio corrente agisce come una barriera ai raggi cosmici, deviandoli nel tentativo di penetrare il Sistema Solare interno. Un foglio ondoso e increspato agisce come una migliore barriera contro queste particelle energetiche provenienti dagli spazi siderali. “Si tratta di un evento fisiologico, non patologico”. È con questo concetto che il fisico solare Mauro Messerotti, dell’INAF - Osservatorio Astronomico di Trieste, interpellato dalla trasmissione Start di Radio 1, ha spiegato la ciclicità del fenomeno e che gli eventi ad esso collegati non saranno catastrofici.
“Possiamo immaginare il Sole come una barretta magnetica, con i due poli agli estremi che venga lentamente girata di 180 gradi - ha detto lo scienziato rispondendo alle domande della conduttrice Annalisa Manduca - e non è evento occasionale ma avviene ogni 11 anni circa. Dal momento della sua nascita il Sole ha già compiuto 418 milioni di cicli, e solo a 24 di questi abbiamo potuto studiare, il che fa comprendere quanto poco ancora conosciamo della nostra stella”.
Messerotti ha poi spiegato come questo processo di inversione sia piuttosto lento e che attualmente si è completato nell’emisfero Nord, mentre per quello Sud ci vorrà ancora qualche mese, e dipende dal movimento del plasma solare dalle regioni dove ci sono le macchie agli emisferi. “Sebbene questo processo influenzi il campo magnetico interplanetario, questo non comporta nessun evento catastrofico per il nostro o altri pianeti, perché siamo di fronte ad un processo fisiologico del nostro sistema solare e non patologico” sottolinea il ricercatore dell’INAF, docente di fisica solare all’Università di Trieste.
“Anche il nostro pianeta - conclude Messerotti - ha registrato cambi di polarizzazione nel corso della sua storia, ogni milione di anni circa, a significare che tale processo appartiene al comportamento fisiologico dei corpi celesti dotati di campo magnetico”. Con l’avvicinarsi dell’inversione della polarità, i dati dell’Osservatorio Wilcox mostrano che i due emisferi solari non sono più sincronizzati: “Il Polo Nord Solare ha già cambiato segno, mentre quello meridionale deve ancora raggiungere questo valore nullo, per oltrepassarlo” afferma Sherrer “Ma presto i due Poli subiranno entrambi l’inversione e si avrà l’inizio della seconda parte del ciclo solare”.
Fonte: NASA
Addio Margherita Hack: non credo in aldilà, sempre pensato in aldiquà
E' di poco fa la notizia della morte di Margherita Hack, venuta a mancare la notte scorsa nel polo cardiologico dell'ospedale di Cattinara. L'astrofisica Margherita Hack è stata una delle menti più rappresentative del mondo scientifico e astronomico italiano. Nata a Firenze il 12 giugno del 1922 si laureò in Fisica nel 1945 con una tesi di astrofisica sulle Cefeidi, un particolare classe di stelle a luminosità variabile.
Trasferitasi a Trieste, nel 1964 divenne docente di Astronomia nella locale università, rimanendo titolare della cattedra per quasi 30 anni: solo nel 1992 infatti, fu collocata fuori ruolo per sopraggiunti limiti di età. Margherita Hack è stata direttore del Dipartimento di Astronomia dell'Università di Trieste nonché membro dell'Accademia nazionale dei lincei e prima donna italiana a dirigere l'Osservatorio Astronomico di Trieste, ha pubblicato inoltre numerosi libri e articoli su riviste di settore sulle origini e l'evoluzione dell'universo.
Particolarmente attiva anche in campo sociale e politico, vicina alla sinistra, Margherita Hack è stata più volte candidata sia alle amministrative sia alle Politiche e alle Europee ma tutte le volte che è stata eletta, ha preferito rinunciare al seggio per continuare a dedicarsi all'astronomia. Ha fatto molto discutere la sua posizione schietta sull'eutanasia. La scienziata, infatti, non ha mai fatto mistero di ritenere la dolce morte "un diritto dell'individuo", per sollevare dalla pena un uomo che soffre.
Atea convinta, Margherita Hack si è sempre detta possibilista sull'esistenza della vita extraterrestre, se non altro stando a un mero calcolo delle probabilità anche se, dal suo punto di vista, le enormi distanze tra stelle e galassie e l'impossibilità, allo stato dei fatti, di superare la velocità della luce renderebbero un contatto con una civiltà aliena praticamente impossibile.
Atea convinta, Margherita Hack si è sempre detta possibilista sull'esistenza della vita extraterrestre, se non altro stando a un mero calcolo delle probabilità anche se, dal suo punto di vista, le enormi distanze tra stelle e galassie e l'impossibilità, allo stato dei fatti, di superare la velocità della luce renderebbero un contatto con una civiltà aliena praticamente impossibile.
La storia dell'universo secondo la tesi ad oggi più accreditata nella comunità scientifica si può far iniziare con un evento spiegato dalla "teoria del Big Bang", espressione questa coniata dallo scienziato George Gamow. Secondo tale teoria l'universo, durante la sua nascita, da un punto di infinita densità si sarebbe espanso autogenerandosi, fenomeno questo detto "Big Bang".
Una delle prove a sostegno di questa ipotesi è la radiazione diffusa che ancora persiste dall'ipotetico inizio dell'universo. L'universo ha 13,82 miliardi di anni, secondo quanto mostra il primo ritratto dell'universo neonato ottenuto dal satellite dell'Agenzia Spaziale Europea (Esa) Planck. Nessuna delle attuali teorie fisiche può descrivere correttamente cosa sia accaduto nell'era di Planck, che prende il nome dal fisico tedesco Max Planck.
Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha inviato alla famiglia di Margherita Hack il seguente messaggio: "Apprendo con commozione la triste notizia della scomparsa di Margherita Hack, personalità di grande rilievo del mondo della cultura scientifica, che con i suoi studi e il suo impegno di docente ha costantemente servito e onorato l'Italia anche in campo internazionale".
"Ella ha rappresentato - continua Napolitano - nello stesso tempo un forte esempio di passione civile, lasciando una nobile impronta nel dibattito pubblico e nel dialogo con i cittadini. Partecipo con sinceri sentimenti di vicinanza al cordoglio di tutte le persone che l'hanno avuta cara". "Non credo all'aldilà, ho sempre pensato solo nell'aldiquà. Quando sarò morta le mie particelle, le mie molecole svolazzeranno nell'atmosfera terrestre", diceva la Hack intervistata da Alessandro Gatta per la "Vita in diretta".
(Immagini tratte da "Il perché non lo so" di Sperling & Kupfer)
Asteroide 1998 QE2: passaggio ravvicinato con la Terra il 31 maggio
L'asteroide "1998 Qe2", di 2,7 chilometri di diametro, passerà domani a 5,8 milioni di chilometri dalla Terra - oltre 15 volte la distanza dalla Luna, senza dunque che vi sia alcun rischio di collisione. Tuttavia, il transito a distanza relativamente breve permetterà agli astronomi di studiare le caratteristiche dell'asteroide con i telescopi ad alta risoluzione: ciò consentirà non solo di meglio comprendere le origini dell'oggetto celeste, ma anche di migliorare la precisione dei dati orbitali in modo da prevederne la traiettoria futura e i potenziali rischi.
Team italiano prevede esplosione supernova avvenuta 10 mld anni fa
Primato per la ricerca italiana: i ricercatori ICRA-ICRANet per la prima volta e con largo anticipo hanno previsto l'esplosione di una Supernova. Un gruppo di giovani ricercatori e studenti - sotto la direzione scientifica del Prof. Remo Ruffini e appartenenti al dottorato internazionale di Astrofisica Relativistica dell'International Centre for Relativistic Astrophysics (ICRA) basato presso la Sapienza università di Roma - è stato in grado di prevedere, con 15 giorni di anticipo, l'esplosione di una Supernova.
È la prima volta nella storia dell'Astrofisica e dell'Astronomia che si è in grado di prevedere un simile fenomeno. La Stella che ha originato la Supernova faceva parte di un sistema binario, la cui stella compagna era una stella di neutroni. L'innesco dell'esplosione della Supernova ha generato trasferimento di massa stellare sulla stella compagna, che è collassata trasformandosi in un "Buco nero", ed emettendo un Gamma Ray Burst (GRB). Tale fenomeno è stato osservato dai telescopi satellitari intorno alla terra.
L'intuizione scientifica italiana è stata comprendere la relazione tra tale lampo di raggi gamma (GRB) e l'innesco dell'esplosione della Supernova (Induced Gravitational Collapse - IGC). Sulla base della comprensione di tale fenomeno, e tenendo conto che l'evoluzione della Supernova per arrivare al suo massimo splendore, per quella classe di stella avrebbe richiesto circa 15 gg, il Prof. Ruffini ed il suo gruppo hanno allertato tutti gli osservatori. La conferma della scoperta è giunta in Italia martedì sera.
Il fenomeno è stato infatti confermato alle ore 21:21:33 GMT (22:21 ora italiana) del giorno 14 maggio 2013, dal Gran Telescopio Canarias (GTC), e ricevuta dalla dr.ssa Ana Penacchioni, studentessa del Dottorato internazionale ICRANET a Roma. Il fenomeno, in realtà avvenuto 10 miliardi di anni fa nelle fasi primordiali dell'Universo, è stato osservabile solamente ieri notte, nella direzione della costellazione del Leone, perché la luce dell'esplosione ha impiegato 10 miliardi di anni per raggiungere la terra. Tale fenomeno è avvenuto dunque ben 5 miliardi di anni prima della nascita del nostro sistema solare.
Il ministro per l'Istruzione, l'Università e la Ricerca Maria Chiara Carrozza, informata nelle prime ore del mattino della scoperta, ha espresso "grande soddisfazione per questo eccezionale risultato, inedito nella storia dell'astrofisica, che non solo premia il talento dei ricercatori italiani ma anche indica al nostro paese la giusta via da seguire, investire sulla ricerca". "Una via - ha concluso il Ministro - che quando viene seguita, come ha fatto il Miur sostenendo anche finanziariamente il progetto Icra, si rivela non solo portatrice di grande prestigio per il nostro paese nel mondo ma anche una diretta e concreta possibilità per il sistema-Italia di ricadute anche economiche in una situazione ancora assai difficile".
Fonte: MIUR
Foto: NASA
Schiaparelli dalla carta al Web nel database dell'archivio storico Inaf
Le lettere su Marte scambiate con Camille Flammarion e Percivall Lowell, quella con cui Vincenzo Cerulli ‘interpreta’ i canali sul Pianeta rosso, le comunicazioni di Quintino Sella con il risultato delle votazioni al Parlamento italiano per l’acquisto dei due telescopi di Merz, le lunghe disquisizioni di padre Angelo Secchi a proposito delle stelle cadenti.
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