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CNR: sistema di fratture sotto lo Ionio allontana Sicilia dalla Calabria


Una scoperta importante che contribuisce a spiegare il lento ma progressivo allontanamento della Sicilia dalla Calabria e l’alto rischio di terremoti nella zona. Individuato sotto il fondale del Mar Ionio un sistema di faglie che ha controllato l’evoluzione dell’antico oceano della Tetide e che è ancora in grado di innescare processi vulcanici e sismici. A svelarlo, uno studio coordinato dall’Istituto di scienze marine del Cnr di Bologna, in collaborazione con Università di Parma, Ingv e Geomar (Germania), pubblicato su Nature Communications. Un sistema di spaccature profonde sta separando la Sicilia dal resto dell’Italia nella regione compresa tra lo stretto di Messina e l’Etna.

Ingv, terremoto di Ischia spiegato: elaborazione dati a Grandi Rischi


I satelliti italiani ed europei hanno mostrato con chiarezza la deformazione del suolo. L’epicentro del sisma è stato molto vicino al centro di Casamicciola. Come in ogni emergenza, anche a seguito del terremoto che ha colpito l’isola di Ischia il 21 agosto 2017, alle ore 20:57 italiane, il personale dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), organizzato in varie squadre, sta svolgendo sia attività sul campo sia elaborazioni dei dati nelle sale operative INGV del Centro Nazionale Terremoti di Roma e dell’Osservatorio Vesuviano (OV) a Napoli per approfondire la comprensione del fenomeno in atto e fornire supporto agli interventi di Protezione Civile.

Grandi Rischi: possibili forti terremoti in Centro Italia, controllo dighe


Dopo maltempo e nuove forti scosse sismiche, che tengono in ginocchio il Centro Italia, con paesi sommersi dalla neve e valanghe causate molto probabilmente dagli eventi tellurici, a preoccuparsi è la Commissione Grandi Rischi (CGR) della Protezione civile. Le faglie attive nell’Appennino Centrale dal 24 agosto scorso, infatti, con la devastante scossa che ha distrutto Amatrice, non hanno trovato ancora assestamento e, anzi, hanno il potenziale di produrre terremoti di elevata magnitudo (6-7). Sono tre le zone in cui potrebbe ancora verificarsi un forte sisma, quelle contigue alla faglia principale che corre da N-O a S-E, tra Monte Vettore e Monte Gorzano.

Fata Informatica: INGV Roma sceglie SentiNet3 per monitorare rete


Fata Informatica (http://www.fatainformatica.com/) sviluppa SentiNet³®, la prima appliance italiana di Unified Proactive Monitoring. Ci sono settori nei quali l'emergenza è all'ordine del giorno, nei quali nulla può essere lasciato all'improvvisazione e il margine d'errore deve essere, se non del tutto annullato, quanto meno ridotto al minimo. Per questo l'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia di Roma, il cui sistema informatico ha una struttura molto complessa, con 60 macchine, 230 servizi e circa 600 account di posta, più una grande varietà di software, era alla ricerca di un sistema di monitoraggio che garantisse all’ente affidabilità e continuità di servizio.

Etna: Ingv studia dinamiche eruttive, via a ricerca per tomografia 3D


Il Mongibello rappresenta un laboratorio naturale scientifico sulle aree vulcaniche e la sua intensa attività è osservata sin dai tempi classici. Sessanta  ricercatori provenienti da tutto il mondo si danno appuntamento sull'Etna per studiare i processi di risalita del magna di uno dei vulcani più attivi del pianeta. Nei mesi di giugno e luglio avrà luogo in Sicilia, sul Monte Etna e nella porzione di mare antistante, un esperimento scientifico coordinato dall'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv) - sezione di Catania, denominato "Tomo-Etna", che vedrà la partecipazione di oltre 60 ricercatori provenienti da tutto il mondo: Italia, Spagna, Germania, Russia, Stati Uniti, Irlanda e Messico.

Ingv, nuovo studio su fenomeni deformativi precedenti sisma L'Aquila


La forte scossa di terremoto dell'Aquila del 6 aprile 2009 è stata causata dalla rottura di una faglia lunga circa sedici chilometri con uno scorrimento di quasi un metro. Gli effetti in superficie di questa rottura sono stati evidenziati con diverse tecniche di misura, fra cui quella GPS (Global Position System) e quella interferometrica basata sull’utilizzo di immagini radar da satellite (InSAR). Lo riporta un nuovo studio diffuso dall'Ingv dedicato ai fenomeni deformativi precedenti il sisma. 

Ulteriori ricerche hanno infatti evidenziato la possibile presenza di fenomeni deformativi, di diversi centimetri, in un’ampia area relativamente vicina alla zona colpita dal terremoto. La ricerca pubblicata sulla rivista internazionale "Terra Nova" col titolo: "Anomalous far-field geodetic signature related to the 2009 L’Aquila (central Italy) earthquake" ("Deformazione geodetica anomala relativa al terremoto de L’Aquila Italia centrale del 2009") a cura di Simone Atzori, Claudio Chiarabba, Roberto Devoti (dell'Ingv) e Manuela Bonano e Riccardo Lanari (del Cnr-Irea), è stata condotta sfruttando i numerosi satelliti di osservazione della Terra che acquisiscono regolarmente immagini radar. 

Una tecnica di recente sviluppo, denominata interferometria radar (nota come InSAR), permette di individuare con precisione inferiore al centimetro le deformazioni della crosta terrestre che interessano vaste porzioni del territorio. In questo lavoro vengono sfruttate immagini di satelliti radar europei e giapponese per cercare di individuare anche deboli segnali che possano aver preceduto il terremoto, esplorando un arco temporale anche di molti mesi prima dell’evento. In tal senso sono stati usati i più moderni algoritmi di elaborazione di dati radar, tramite una collaborazione fra enti di ricerca pubblici italiani. 

Come spesso accade, si è partiti dall’analisi di un singolo fenomeno per estendere poi l'ambito di indagine. Il punto d'inizio è stata l’analisi di una deformazione di qualche centimetro che ha interessato un'ampia zona a circa 20 km a sud-ovest dell'Aquila, giustificabile solo in parte come conseguenza della rottura del 6 aprile, in accordo con gli attuali modelli a disposizione. L'indagine poi si è estesa temporalmente fino a includere le deformazioni dell'area negli anni precedenti e riscontrando che in quella stessa area altri fenomeni deformativi sembrerebbero essersi verificati un paio di anni prima dell’evento. 

Sebbene sia al momento ancora difficile capire il legame fra queste deformazioni e l'evento principale, questo studio vuole indirizzare l'attenzione sul contributo che le tecniche geodetiche possono dare allo studio dei processi di formazione dei forti terremoti. All'Ingv, i dati geodetici della rete GPS nazionale e le mappe di deformazione ottenute con immagini radar da satellite sono oggetto di attività di ricerca per tutte le fasi che interessano il ciclo sismico: prima, durante e dopo evento. Il potenziamento di questo ambito di indagine, soprattutto per zone a maggior rischio sismico, può fornire nuovi ed importanti elementi per la comprensione dei fenomeni che sono alla base della generazione di un terremoto. 

"Queste attività di ricerca vengono svolte in occasione di tutti i terremoti significativi in Italia e all'estero; spesso si tratta di analisi ex-post, in cui si 'guarda indietro' e si riconsiderano eventi passati, in relazione anche alla disponibilità di nuovi dati e di nuovi algoritmi per la loro elaborazione", spiega Simone Atzori, prima firma di questa ricerca, a proposito di dove si pensa di applicare questo tipo di indagine. "E' fondamentale continuare ad indagare con un approccio multidisciplinare con la speranza di individuare, in futuro, indicatori che possano diminuire il grado di aleatorietà dell'accadimento di terremoti".



Via: AGI

Vulcani: da Ingv atlante pilota di dati GIS su faglie attive Monte Etna


Un database pilota di dati GIS (Geographic Information System) sulle faglie attive del Monte Etna in Sicilia, uno strumento che servira' alla gestione integrata della valutazione dell'hazard. Il database georiferito di tutti i principali sistemi di faglie etnee attive e' utilizzabile sia per scopi puramente scientifici sia da tecnici addetti alla pianificazione territoriale operanti presso gli uffici pubblici. 

Si tratta di una sorta di "anagrafe" delle faglie attive, laddove possano essere registrate, catalogate e visualizzate anche in funzione di numerosi parametri utili per la prevenzione, la pianificazione e la gestione delle emergenze. Il progetto e' opera di Giovanni Barreca dell'Universita' degli studi di Catania e Alessandro Bonforte e Marco Neri dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia. Lo studio e' stato pubblicato sul Journal of Volcanology and Geothermal Research (http://bit.ly/Wcx17S). 

Il cuore del lavoro e' stato la parametrizzazione delle strutture da inserire nel data-base. Oltre alle informazioni prettamente geografiche e geometriche di ciascuna struttura tettonica, sono stati definiti e creati per tutte le faglie gli appositi campi numerici e testuali necessari per descriverne e caratterizzarne la tipologia, il movimento, la potenzialita' di generare terremoti e l'eventuale connessione tra il movimento della struttura e l'attivita' eruttiva del vulcano. La ricerca consente di rappresentare i dati delle faglie direttamente tramite Google Maps


Si tratta di una caratteristica importante, in quanto l'individuazione documentata ed inequivocabile di queste faglie mette un punto fermo sulla loro ubicazione (particolarmente quelle poco visibili in superficie), molto utile per gli uffici del Genio Civile e di altre istituzioni preposte a rilasciare pareri autorizzativi sull'edificazione di manufatti e infrastrutture e per quelle preposte a intervenire e pianificare gli interventi durante le emergenze. Il database e' realizzato in modo da potere essere implementato in ogni momento con nuove informazioni che potrebbero essere acquisite in futuro.

Il progetto offre quindi una sorta di "stato dell'arte" delle conoscenze acquisite sulle faglie etnee, catalogate in un contenitore "aperto" ai contributi sviluppato utilizzando il software ArcGIS, fornito sotto forma di file in formato "shape" (.shp), universalmente riconosciuto da tutti i software Gis. Il software si compone di diversi set di dati tematici, sia geografici sia numerici, che analizzano e rappresentano i cinque sistemi di faglie principali che si sviluppano nella regione etnea.

Tutti i dati sono georiferiti sul sistema di riferimento globale (WGS84), su cui si basano ormai tutti i dispositivi di localizzazione e mappatura che utilizzano il GPS; per facilitare ulteriormente l'utilizzo e la lettura dei dati geografici, le coordinate sono fornite in proiezione piana (UTM zona 33N) cioe' in metri (Nord e Est) piuttosto che in gradi (Latitudine e Longitudine), in modo da rendere tutto piu' facile e di immediata lettura. Attraverso specifiche interrogazioni, inoltre, il data-base e' in grado di produrre una grande varieta' di mappe di pericolosita' e vulnerabilita'.


Fonte: AGI

Terremoto: presidente dei geologi, Calabria schiacciata fra due placche


La Calabria, con la Sicilia, e' la regione d'Italia maggiormente esposta al rischio sismico. Le due regioni estreme rappresentano l'anello piu' debole di un territorio gia' fragile. Nel contempo viene ribadito il concetto che i terremoti non si possono prevedere con esattezza. A spiegarne le motivazioni all'AGI e' il presidente del consiglio nazionale dei geologi (Cngeolgi), Gian Vito Graziano.

La Calabria e la Sicilia sono schiacciate fra la placca africana e quella europea, entrambe in movimento continuo, che ogni anno si "avvicinano" ad una velocita' relativamente elevata, pari - si legge sui manuali - a sette millimetri l'anno. Questo movimento genera faglie, vere e proprie fratture nel sottosuolo, che sono all'origine di terremoti.  I terremoti di queste ore sono piuttosto superficiali.


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"Il fenomeno - spiega lo studioso - riguarda tutta la dorsale appennica, dall'arco peloritano alla pianura padana, come ha dimostrato il terremoto dell'Emilia. Si tratta di un vero e proprio sistema di faglie sismogenetiche, che sprigionano energia - aggiunge - e dunque generano i terremoti. Sicilia e Calabria, per la loro posizione, hanno una maggiore probabilita' di essere investite da eventi sismici". 

Graziano ribadisce un concetto su cui molto si e' discusso in questi giorni: i terremoti non sono prevedibili. L'unica difesa e' la prevenzione attraverso l'adeguamento sismico dei fabbricati. "Penso - dice - all'ospedale di Mormanno che e' stato evacuato per un terremoto del 5° grado della scala Richter e che dovrebbe essere in grado di resistere a scosse dell'ottavo grado". I pazienti del nosocomio erano stati portati in strada per sicurezza.


Dopo il terremoto dell’1:05 di magnitudo 5.0, i turnisti della Sala Sismica INGV hanno localizzato circa 170 repliche. Si sono verificati 135 eventi di magnitudo inferiore a 2.0, 33 terremoti di magnitudo tra 2.0 e 3.0, 1 di magnitudo tra 3.0 e 4.0, l’evento di M3.3, avvenuto alle 01:16 (Iside, http://iside.rm.ingv.it). La distribuzione di questi terremoti continua ad essere prevalentemente concentrata nel settore occidentale della regione, dove è avvenuta la maggior parte dei terremoti negli ultimi mesi.

Il recente terremoto nell'area del Pollino è avvenuto con un meccanismo di tipo distensivo e i movimenti della faglia coinvolta sono generati dalla spinta della placca Nordafricana verso quella Euroasiatica. ''Il meccanismo e' molto complesso e caratteristico dell'area'' ha spiegato Antonio Piersanti, direttore della sezione sismologia e tettonofisica dell'Ingv. Questo video fornisce alcune informazioni sulle faglie attive nell’area.



Fonte: AGI
Via: INGV

Sisma Abruzzo, Ingv: così gli scienziati non daranno più una opinione


La sentenza con la quale sono stati condannati all’Aquila i componenti della Commissione Grandi Rischi, tra cui il vice capo dipartimento della protezione civile, il direttore dell’ufficio rischio sismico della protezione civile e il direttore pro-tempore del centro nazionale terremoti dell’Ingv, “costituisce un precedente, in grado di condizionare in modo determinante il rapporto tra esperti scientifici e decisori,non solo nel nostro Paese”.

Lo sottolinea in una nota lo stesso istituto nazionale di geofisica e vulcanologia che esprime “tutto il suo rammarico e la sua preoccupazione” per la sentenza di primo grado e sottolinea che il pensiero “va ancora una volta alle vittime del terremoto e ai loro parenti: sappiamo che nessuna sentenza potrà mai ricompensare gli affetti perduti”.

Secondo l’Ingv la sentenza di condanna di L’Aquila rischia, infatti, “di compromettere il diritto/dovere degli scienziati di partecipare al dialogo pubblico tramite la comunicazione dei risultati delle proprie ricerche al di fuori delle sedi scientifiche, nel timore di subire una condanna penale. Quale scienziato - si chiedono - vorrà esprimere la propria opinione sapendo di poter finire in carcere?”.

“Da oggi - spiega l’istituto - sarà molto difficile comparire in pubblico a parlare dell’attività sismica in atto in Italia, con la possibilità che i ricercatori possano essere denunciati per qualche omissione o per procurato allarme”. “Siamo particolarmente colpiti dalla sentenza de L’Aquila - proseguono i ricercatori - perché rischia di minare uno dei cardini della ricerca scientifica: quello della libertà d’indagine, di discussione aperta e trasparente e di condivisione dei risultati, fattori imprescindibili del progresso scientifico”.

“Condannare la scienza - aggiungono - significa lasciare il campo libero a predicatori che millantano di sapere prevedere i terremoti, rinunciando di fatto al contributo di autorevoli scienziati. Sebbene sia un colpo molto duro, l’Ingv continuerà il suo lavoro di ricerca con il massimo impegno e rafforzerà la sua presenza nella società per un’opera di corretta informazione ed educazione”. Perché, ribadisce l’Ingv, i terremoti, allo stato attuale, non si possono prevedere.

Fonte: Ingv
Via: La Stampa

Terremoto Emilia, portale Google per le popolazioni colpite dal sisma‎


Google ha deciso di dedicare un portale alle popolazioni dell'Emilia colpite dal sisma. Cliccando il link che appare sotto alla homepage del motore di ricerca, si viene rimandati ad una pagina dove vengono raccolte le principali info riguardo il terremoto in Emilia Romagna, dalle ultime notizie di Google News ai video postati su YouTube. In questa sezione, oltre a trovare alcuni consigli utili su cosa fare in caso di terremoto, è presente un conto corrente per contribuire alla ricostruzione dei territori devastati dal sisma del 20 e 29 maggio scorso.

Meteo/ è il giorno di Minosse: 43°C in Sicilia, bollono anche i nostri mari


Minosse raggiungerà oggi pomeriggio la sua massima potenza, e sin dal mattino la colonnina di mercurio è schizzata a 39°C sulla Sicilia meridionale e punta dritta ai 43°C attesi nel ragusano alle ore 15. Gli esperti del portale www.ilmeteo.it hanno già cominciato a tirare le somme di questa prima parte dell’Estate. Emergono dati inequivocabili: la triade Scipione, Caronte, Minosse, ovvero i tre anticicloni africani che hanno letteralmente infuocato l’Italia e che si sono susseguiti uno dopo l’altro nell’ultimo mese, ha fatto battere alcuni record che avevano un solo precedente nel famigerato 2003: Bologna dall’Inizio dell’Estate astronomica (21 Giugno) ha registrato una media di 32.6°C contro i 30,6 dello stesso periodo del 2003.

Roma con 34,5 è stata la più calda di sempre, con ben 3°C oltre i 31.5 del 2003.  Napoli con 32°C ha superato di 2°C i 30°C rilevati nel medesimo periodo del 2003 e infine Bari con 33,5 batte i 31,5 del 2003. E quasi tute le città del centrosud rispecchiano questo trend, che vede ovunque temperature di ben 6°C oltre le medie trentennali. L’allarme caldo si ripercuote anche sui nostri mari: dai dati rilevati dall’INGV- sezione oceanografia risulta un Mediterraneo più caldo di quasi 3°C rispetto alla norma e addirittura il mar Adriatico e il Tirreno centromeridionale raggiungono un valore di 4.5°C di anomalia.


E intanto oggi e domani saranno i giorni in cui l’ondata di caldo di Minosse darà il meglio di sé: tutto il centrosud, la Sicilia, Sardegna, ma anche l’Emilia Romagna supereranno i 35°C, mentre Sicilia, Calabria, Basilicata e Puglia vedranno innalzare la colonnina ben oltre i 40°C, con alcuni record di 43°C nel ragusano e siracusano in Sicilia. Al nord invece ci sarà occasione per qualche temporale non solo sulle Alpi, ma anche sul Piemonte, sulla Lombardia e stasera violentissimi nubifragi colpiranno il FriuliVenezia Giulia con grandine.

Antonio Sanò, direttore del portale web www.iLMeteo.it avverte che già GIOVEDI pomeriggio e VENERDI giungerà dell’aria più fresca da nordest, ci saranno violenti temporali al nordest anche con grandine e occasionali trombe d’aria, specie sul Triveneto, sulle Alpi e poi sulla Lombardia, mentre Minosse si manterrà saldo al centrosud con il suo ultimo colpo di coda prima di lasciarci definitamente. Da Domenica farà fresco al nord con 25-28°C e poi da LUNEDI 16- MARTEDI 17 l’aria fresca dal Mar del Nord farà calare di 7/8°C le temperature anche al centrosud. Infine nei giorni successivi è atteso l’arrivo del più mite anticiclone delle Azzorre, quello che in genere porta quell’Estate Mediterranea così gradevole e ventilata, che ci eravamo dimenticati.


Fonte: Immediapress

Nessuna relazione tra fracking e cause del terremoto in Emilia Romagna


Girano in Rete e su Facebook notizie relative alle possibili cause che avrebbero provocato (direttamente o indirettamente) il distruttivo terremoto in Emilia Romagna. Per alcuni il motivo sarebbe d'attribuire ad un maxi deposito di gas nella zona del sisma legato alla pratica del cosiddetto fracking che, come leggiamo su Wikipedia, consiste "nello sfruttamento della pressione di un fluido, in genere acqua, per creare e poi propagare una frattura in uno strato roccioso".

La fratturazione, detta in inglese frack job (o frac job), viene iniziata da una trivellazione eseguita in una formazione di rocce petrolifere, per aumentare l’estrazione e il tasso di recupero del petrolio e del gas naturale contenuti nel giacimento. Il primo uso di questa tecnologia per la stimolazione di giacimenti petroliferi avvenne negli Usa nel 1947. E tra gli articoli più gettonati in Rete (ma non solo) vi è quello pubblicato su Savona News, e ripubblicato da vari blog o post su Facebook.


"Nessun giornalista ha ancora parlato di Fracking e Shale gas. Nessuno che renda conto agli italiani che da inizio anno sono stati 632 i terremoti in Italia  - si legge nei post -  e gli ultimi tutti in Nord Italia proprio nelle zone vocate a Shale gas interessate alla pratica del Fracking. La tecnica è relativamente nuova, ma si hanno già dati a sufficienza per capire di quanto possa essere deleteria.

Il fracking consiste, fondamentalmente, in perforazioni idrauliche le quali una volta arrivate in profondità piegano e corrono parallelamente al terreno; nei buchi creati, viene pompato ad alta pressione un pò di tutto, a seconda della 'ricetta' del perforatore, che, essendo segreto commerciale, non si può sapere.

Nonostante ciò, si è venuti lo stesso a conoscenza dell'elenco degli elementi delle sostanze iniettate insieme all'acqua (almeno quattro milioni di litri per pozzo) e alla CO2 ed è impressionante: un elenco di sostanze pericolose da smaltire, normalmente in maniera rigorosissima, che in questo caso sono iniettate a fiumi nel suolo.

Tutta roba che finisce nelle falde sottostanti, mentre nelle case vicine ai giacimenti può capitare che esca il gas dal rubinetto dell'acqua e molto altro si liberi in atmosfera. Tutte sostanze che rimangono alla collettività insieme all'acqua contaminata una volta che le compagnie avranno chiuso i pozzi e raccolto i profitti. Per non parlare delle voragini nel sottosuolo e della loro influenza sull'assetto idrogeologico e dei piccoli terremoti causati dal fracking. (da www.savonanews.it)"

In realtà, come spiega Marco Mucciarelli, docente di sismologia e geofisica applicata dell’Università della Basilicata, in un articolo su Corriere Nazionale: "Lo stoccaggio di gas come possibile causa del terremoto? È una bufala. All’origine c’è una faglia attiva di cui si era a conoscenza da tempo. E anche se i terremoti non si possono prevedere, sarebbe servita più prevenzione".

Non c’è alcuna relazione, insomma, tra il cosiddetto fracking e le scosse: "Per un semplice motivo - spiega Mucciarelli -: in Italia non ci sono operazioni di fracking attive che, come per le concessioni minerarie, devono essere registrate al Ministero dello Sviluppo Economico. Inoltre ad indurre terremoti non è tanto la pratica del fracking quanto la reiniezione delle acque reflue mischiate a solventi che vengono utilizzate per la fratturazione delle rocce".


Mucciarelli, che è stato anche consulente del comitato scientifico incaricato di valutare per conto della Provincia di Modena la fattibilità di attività di stoccaggio gas nell’area colpita dal sisma aggiunge poi al giornale che "nella zona ci sono comitati di cittadini molto vivaci ed attenti che si battono contro la realizzazione di un impianto di stoccaggio gas e la Regione Emilia Romagna ha dato parere negativo con una delibera anche pochi giorni fa".

Smascherata la "bufala" rimangono però gli interrogativi sulle cause del terremoto: "È avvenuto su una faglia attiva, classificata come ITIS07 dall’Ingv, che si conosceva da tempo - sottolinea il sismologo - e che fa parte del processo di avvicinamento delle Alpi agli Appennini. La faglia era nota come potenzialmente in grado di scatenare un sisma di magnitudo 5.9 secondo uno studio effettuato nel 2003 e pubblicato sugli Annali di Geofisica nell’ottobre dello stesso anno (...)".

Sisma: popolo Web si mobilita, per sismologo scossa non prevedibile


Anche il popolo del Web si mobilita dopo la nuova scossa di terremoto in Emilia Romagna. Appelli a usare il cellulare solo in caso di estrema necessità e ad aprire le reti wi-fi private. E ancora, i numeri di telefono per segnalare le emergenze e le necessità più urgenti. "Il popolo della rete si è mobilitato così più su Twitter che su Facebook, e i social network sono diventati anche 'fonte' di notizie", scrive Quotidiano.net.

Terremoto Giappone, Ingv: scossa trentamila volte più forte rispetto all'Aquila

http://www.jma.go.jp/en/quake/

Che il Giappone fosse terra di terremoti e onde anomale è cosa nota, eppure il nuovo sisma, che si è abbattuto sul Paese del Sol Levante ha con se qualcosa di veramente eccezionale. Con i suoi 8,9 gradi di magnitudo è il terremoto più potente mai visto in Giappone. Per comprendere cosa è avvenuto, Tgcom ha intervistato Franco Mele dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia. Dal 1973 a oggi si sono verificati 9 terremoti con una magnitudo superiore a 7. Eppure un evento di questa portata non si è mai visto. Da che esiste la sismologia non si è registrato nulla di simile se non nel 1994 quando, sempre in Giappone, si verificò un terremoto di 7.8 gradi di magnitudo in una zona a 200 km più a nord. Secondo il presidente dell'Ingv, Enzo Boschi, il terremoto avvenuto oggi in Giappone «è stato di una violenza che non ha paragone rispetto a quella del terremoto di L'Aquila: l'energia liberata dal sisma di oggi è stata di circa 30.000 volte maggiore. A confronto, il terremoto di L'Aquila del 2009 è trascurabile in termini di energia». Tuttavia il terremoto di L'Aquila ha avuto comunque conseguenze devastanti perché «è avvenuto sotto una città antica, con case costruite secoli fa e edifici moderni mal fatti. Sebbene notevolmente più violento, il terremoto in Giappone non ha colpito direttamente le città perché è avvenuto in mare e in un Paese che ha fatto dell'ingegneria antisismica il suo fiore all'occhiello». Il terremoto ha provocato una serie di incendi nella capitale. Le immagini in tv mostrano una raffineria in fiamme alle porte di Tokyo. L'aeroporto di Narita, vicino alla capitale, e quello di Sendai, sono stati chiusi. Dopo la potente scossa è scoppiato un incendio nel locale turbine della centrale nucleare Onagawa della prefettura di Miyagi, nel nordest del Giappone. Il governo di Tokyo ha assicurato che per ora non si sono verificate fughe di radioattività dalle centrali ma ha dichiarato una situazione di emergenza sull'energia nucleare. Lo riferisce 'Europa Press', spiegando che la misura viene annunciata in caso di fughe radioattive o di avarie nel sistema di raffreddamento. L'Aiea ha affermato in un comunicato che sta cercando di raccogliere ulteriori informazioni su quanto sta succedendo per capire se le installazioni nucleari potrebbero essere a rischio per le conseguenze dello tsunami generato dal terremoto. Le quattro centrali nucleari più vicine all'epicentro del sisma erano state immediatamente bloccate per sicurezza. Intanto l'Unità di Crisi della Farnesina, in contatto con l'ambasciata d'Italia a Tokyo, sta verificando l'eventuale coinvolgimento di italiani. Per i familiari che volessero avere notizie dei loro parenti a Tokyo è stato attivato il numero telefonico dedicato 055/2779254.