Nelle città è cresciuta la richiesta di sicurezza stradale. In un'epoca in cui la mobilità e i rispettivi utilizzi si stanno evolvendo a ritmi senza precedenti la sicurezza è diventata più che mai una priorità. A tal proposito, a preoccupare sono soprattutto i pericoli collegati ai nuovi mezzi di trasporto, come ad esempio gli scooter elettrici. È necessario riconsiderare la sicurezza stradale? Senza trascurare alcun mezzo di trasporto e immaginandone persino di nuovi, è arrivato il momento di investire sulle ultime tecnologie. Le città stanno iniziando a sembrare giungle che pullulano di nuovi marchingegni. È pertanto essenziale riorganizzarsi per ritrovare un livello soddisfacente di sicurezza.
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Clarion, cresce esigenza di mobilità in città: sicurezza è una priorità
Nelle città è cresciuta la richiesta di sicurezza stradale. In un'epoca in cui la mobilità e i rispettivi utilizzi si stanno evolvendo a ritmi senza precedenti la sicurezza è diventata più che mai una priorità. A tal proposito, a preoccupare sono soprattutto i pericoli collegati ai nuovi mezzi di trasporto, come ad esempio gli scooter elettrici. È necessario riconsiderare la sicurezza stradale? Senza trascurare alcun mezzo di trasporto e immaginandone persino di nuovi, è arrivato il momento di investire sulle ultime tecnologie. Le città stanno iniziando a sembrare giungle che pullulano di nuovi marchingegni. È pertanto essenziale riorganizzarsi per ritrovare un livello soddisfacente di sicurezza.
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Apple sotto indagine a Milano per presunta frode fiscale da 1 miliardo
Apple avrebbe nascosto al fisco italiano un miliardo e 60 milioni di euro. La procura di Milano ha aperto un'inchiesta sulla multinazionale californiana dell'iPhone per sospetto reato di dichiarazione dei redditi fraudolenta, per ora contestato a due manager dell'azienda, in concorso tra loro e con l'aggravante della continuazione nel tempo. Lo rivela il settimanale l'Espresso, spiegando che il nome dei due dirigenti, in attesa di ulteriori accertamenti, è al momento ancora riservato.
L'indagine, stando a quanto si apprende, è stata avviata da circa due mesi. Secondo all'accusa, i profitti realizzati in Italia da Apple venivano contabilizzati dalla società di diritto irlandese Apple Sales International, seguendo uno schema utilizzato anche in altre multinazionali dell'hi-tech e di internet, grazie al quale questi gruppi riescono a pagare tasse risibili sui loro enormi profitti, approfittando di una serie di norme nella legislazione irlandese che, di recente, sono all'attenzione dell'Unione Europea.
Secondo le indagini avviate dalla Agenzia delle Dogane e condotte dal pm Adriano Scudieri, del pool reati finanziari coordinato dal procuratore aggiunto Francesco Greco, la filiale italiana di Apple avrebbe sottostimato l'imponibile fiscale del 2010 di circa 206 milioni di euro e quello del 2011 di 853 milioni, attribuendo l'attività commerciale di Apple in Italia alla società irlandese Apple Sales International, non soggetta a tassazione diretta in Italia, ma appunto alla assai più favorevole tassazione nella Repubblica d'Irlanda.
Il legale che assiste la filiale italiana di Apple, l'ex ministro della Giustizia Paola Severino, contattata da Reuters, non ha fatto sapere al momento se intenda commentare. Apple giovedì in una nota, dopo aver precisato che la società "paga ogni dollaro ed euro delle tasse dovute ed è continuamente oggetto di controlli fiscali da parte di governi di tutto il mondo", ha affermato che le autorità fiscali italiane hanno già sottoposto Apple Italia ad audit nel 2007, 2008 e 2009 confermando la piena conformità ai requisiti di trasparenza Ocse.
"Siamo certi che l'accertamento in corso giungerà alla stessa conclusione", concludeva la nota. Il sostituto procuratore titolare dell'inchiesta Adriano Scudieri, coordinato dall'aggiunto Francesco Greco, ha ordinato nei giorni scorsi il sequestro di materiale informatico e telefonico, dopo una perquisizione che si e' svolta nella sede della Apple in piazza San Babila a Milano. Il decreto del sequestro è stato però impugnato e sulla sua legittimità dovrà dunque decidere il tribunale del Riesame.
Il legale rappresentante di Apple Italia, Enzo Biagini, e il direttore finanziario Mauro Cardaio sono indagati dal pm Adriano Scudieri dopo che l'Agenzia delle Dogane aveva ipotizzato una frode al fisco pagando 225 mln di tasse meno del dovuto negli ultimi due anni. La difesa di Apple ha rinunciato al Riesame fissato per oggi contro il sequestro di materiale informatico e cartaceo disposto nei giorni scorsi nell'ambito dell'inchiesta che vede indagati due manager della multinazionale californiana.
Il legale rappresentante di Apple Italia, Enzo Biagini, e il direttore finanziario Mauro Cardaio sono indagati dal pm Adriano Scudieri dopo che l'Agenzia delle Dogane aveva ipotizzato una frode al fisco pagando 225 mln di tasse meno del dovuto negli ultimi due anni. La difesa di Apple ha rinunciato al Riesame fissato per oggi contro il sequestro di materiale informatico e cartaceo disposto nei giorni scorsi nell'ambito dell'inchiesta che vede indagati due manager della multinazionale californiana.
Apple è solo l'ultimo dei giganti hi-tech a finire sotto la lente del fisco e dei magistrati - anche all'estero - per l'uso di incroci societari con altri paesi, che così facendo riescono a pagare tasse irrisorie sui profitti estremamente ingenti. Anche Apple, Amazon, Google ed eBay sono riuscite a risparmiare molti soldi facendo ricorso a espedienti del genere: si tratta di "esportare" i profitti in Irlanda. Facebook, ad esempio l'anno scorso ha pagato soltanto 238mila sterline di tasse in Gran Bretagna, sebbene abbia registrato un fatturato di 175 milioni di sterline.
Via: AGI
Enea: uscire dalle crisi economica e climatica grazie alla Green economy
È stato presentato all’ENEA il Rapporto “Green economy per uscire dalle due crisi”, realizzato dalla Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile e dall’ENEA a supporto degli Stati generali della Green economy, che si sono tenuti recentemente in occasione della Fiera Ecomondo di Rimini. Hanno partecipato alla presentazione, oltre ai curatori Edo Ronchi e Roberto Morabito e a tutti gli altri autori, il Ministro dell’Ambiente Corrado Clini e il Commissario dell’ENEA Giovanni Lelli.
Ocse, la "tempesta perfetta" può nascere anche da cyber attacchi
Gli attacchi informatici sono in grado di causare la “tempesta perfetta”, una catastrofe digitale dalle dimensioni planetarie, ma solo in combinazione con un altro disastro, non solo informatico ma anche naturale. E’ questa la conclusione di uno studio sull’analisi dei rischi e dell’impatto dei cyber-attacchi pubblicato dall’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (Ocse).
Nel rapporto, che fa parte di un più ampio progetto di studio dell’Ocse che analizza i possibili “shock globali” del futuro, si legge che gli eventi cibernetici che potrebbero causare uno shock a livello planetario potrebbero essere un attacco a uno dei protocolli tecnici dai quali dipende Internet, oppure un eccezionale brillamento solare che metta fuori gioco i satelliti.
“In casi come questi - spiegano gli autori dello studio, il professor Peter Sommer della London School of Economics e il dottor Ian Brown dell’Università di Oxford - le condizioni per la ‘tempesta perfetta’ potrebbero esistere”. Gli attacchi informatici militari, secondo le previsioni degli esperti, saranno “molto diffusi nelle guerre future”, mentre sempre di più le armi cibernetiche affiancheranno quelle tradizionali e saranno sviluppate da attivisti ideologici di ogni credo.
I governi, d'altro canto, stanno sempre più dando importanza alla sicurezza informatica. Gli Stati Uniti si stanno preparando per un conflitto di natura informatica e hanno già approntato il proprio esercito telematico, mentre la Gran Bretagna, lo scorso ottobre, ha classificato i cyber attacchi come una delle minacce esterne principali, preparando un budget extra di un miliardo di dollari per la sicurezza.
Nel frattempo, nazioni emergenti in quest'area come Cina e Russia guardano a questo campo come uno dei possibili settori grazie ai quali contrastare il dominio militare statunitense nel campo militare convenzionale. Il virus Stuxnet - che colpisce i sistemi industriali e che ha minacciato il programma nucleare iraniano - è proprio visto come emblema di una crescente militarizzazione del cyberspazio. Il virus, secondo quanto riportato sabato dal New York Times, è stato frutto del lavoro congiunto di Stati Uniti e Israele ed è stato testato nell'impianto nucleare israeliano di Dimona.
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