Il panorama della sicurezza informatica non smette mai di evolversi e sia la portata che la velocità di questa crescita stanno diventando sempre più imprevedibili. Le soluzioni antivirus basate su firme specifiche e sul rilevamento generico e scientifico - anche se si escludono suite di software di sicurezza che hanno una tecnologia separata - non sono sufficienti per poter affrontare la nascita di moltissime varianti di malware altamente sofisticate, che continuano a infettare i sistemi delle aziende con livelli di protezione non adeguati. Fortunatamente, di pari passo con l'evolversi delle minacce informatiche, viene innovata anche la tecnologia relativa alla cybersecurity.
La conoscenza aiuta a rendere liberi e dunque è importante approfondire i diversi aspetti tecnologici, scientifici, culturali e sociali.
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Panda Security, soluzioni multistrato contro malware: quali vantaggi
Il panorama della sicurezza informatica non smette mai di evolversi e sia la portata che la velocità di questa crescita stanno diventando sempre più imprevedibili. Le soluzioni antivirus basate su firme specifiche e sul rilevamento generico e scientifico - anche se si escludono suite di software di sicurezza che hanno una tecnologia separata - non sono sufficienti per poter affrontare la nascita di moltissime varianti di malware altamente sofisticate, che continuano a infettare i sistemi delle aziende con livelli di protezione non adeguati. Fortunatamente, di pari passo con l'evolversi delle minacce informatiche, viene innovata anche la tecnologia relativa alla cybersecurity.
Sophos, iPhone a rischio fleeceware: 30 app attivano costi nascosti
Sophos, leader globale nella sicurezza informatica di ultima generazione, ha pubblicato il nuovo rapporto dei SophosLabs, “Don’t Let Fleeceware Sneak into Your iPhone”, che rivela come gli utenti di device Apple siano il nuovo bersaglio di applicazioni che addebitano agli utenti costosi abbonamenti. Per definire questo tipo di app, Sophos ha coniato il termine fleeceware, perché la caratteristica primaria è quella di spennare (to fleece) gli utenti in cambio di funzionalità disponibili in applicazioni gratis o molto più economiche. I ricercatori ne hanno individuate più di 30 sull’App Store e secondo i dati disponibili, queste app sembrano essere state installate circa 3,6 mln di volte.
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MarkMonitor, 23% domini a livello globale è oggetto di cyberattacchi
L’approccio alla sicurezza e alla gestione dei domini dei brand è a compartimenti stagni. Almeno un quarto dei domini dei brand sono stati attaccati da cyber criminali. Questo è quello che emerge dall’ultimo report a livello globale rilasciato da MarkMonitor, azienda specializzata in protezione del brand aziendale. Il report ha inoltre evidenziato che lo scorso anno, per il 62% dei brand, il crimine informatico ha avuto un impatto sul proprio giro d’affari. Almeno metà del campione interpellato ritiene che la violazione del brand sia cresciuta durante l’anno passato, mentre il 46% ha affermato che le minacce informatiche hanno influenzato lo sviluppo della strategia dei domini.
Arbor Networks: crittografia dei servizi web basilare ma insufficiente
I malintenzionati escogiteranno metodi sempre più astuti per provare a infrangere la crittografia. I servizi online come l’e-banking e l’e-commerce possono avere successo solo se gli utenti hanno la certezza che le proprie transazioni e i propri dati sensibili sono effettivamente al sicuro. La crittografia è ciò che rende questi servizi sicuri. È logico pensare, tuttavia, che i servizi criptati siano tra i primi obiettivi degli attacchi DDoS. Dopotutto, cosa c’è di più attrattivo per un attaccante se non le risorse più difficili da raggiungere? Pensiamo a Goldfinger e alla sua ossessione per Fort Knox. Il semplice fatto che qualcosa sia custodito in una struttura protetta ne denota il valore.
Check Point: meno attacchi hacker in Italia, a dispetto di WannaCry
Secondo il Global Threat Impact Index di maggio di Check Point® (Nasdaq: CHKP), l’Italia scende di 15 posizioni nella classifica dei paesi più attaccati al mondo piazzandosi al 50esimo posto. Se si considerano le minacce, Fireball, il malware cinese che prende il controllo dei browser, ha colpito duramente anche nel nostro Paese aggiudicandosi il primo posto nella classifica dei malware più diffusi. Al secondo posto si è piazzato Roughted, un tipo di malvertising presente su larga scala che viene utilizzato per diffondere siti web dannosi e payload come truffe, adware, exploit kit e ransomware, mentre al terzo posto appare Conficker, worm che punta a Windows OS.
Dell SonicWALL pubblica le previsioni 2017 in tema di cyber security
Dell SonicWALL ha rilasciato il Report 2017 per le previsioni sulla cybersicurezza. I dati del rapporto sono stati raccolti dal Dell SonicWALL Global Response Intelligence Defense (GRID) Network. Gli esperti di threat intelligence di Dell SonicWALL hanno sviluppato il risultato di queste analisi. La crescita della crittografia SSL/TLS è un trend positivo per molti versi, ma anche un nuovo allettante vettore di minacce per gli hacker. Il numero di zero-day Adobe Flash scenderà gradualmente perché i principali produttori di browser non supportano Adobe Flash. Gli attacchi si rivolgeranno all’Android Pay attraverso le vulnerabilità della Near Field Communication (NFC).
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Check Point svela i piani del gruppo di cyberspionaggio Rocket Kitten
Le autorità europee hanno adottato misure per abbattere una campagna di cyberspionaggio che si ritiene essere collegata alla Guardia Rivoluzionaria iraniana, la prima operazione di questo tipo da quando Teheran ha firmato un trattato nucleare, secondo i ricercatori di sicurezza. Check Point® Software Technologies Ltd. (Nasdaq: CHKP), il più grande fornitore specializzato in soluzioni di sicurezza a livello mondiale, ha pubblicato un report di 38 pagine nel quale svela dettagli specifici e analisi approfondite delle attività di spionaggio informatico svolte dal gruppo “Rocket Kitten”, con possibili legami con il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica Iraniano.
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Kaspersky Lab, attacchi DDoS: 72% delle vittime si trova in 10 Paesi
L’hack di Ashley Madison, il sito di incontri per persone sposate, starebbe prendendo pieghe drammatiche. Tre persone si sono suicidate dopo che i loro dati sono stati pubblicati on-line. E secondo le statistiche di Kaspersky Lab relative al secondo trimestre del 2015, tre quarti delle risorse attaccate tramite botnet sono ubicate in soli 10 Paesi. La leadership indiscussa degli Stati Uniti e della Cina si spiega grazie all’hosting particolarmente economico in questi stati. Tuttavia, i cambiamenti nelle altre posizioni della classifica e il numero crescente di Paesi colpiti da questo genere di attacchi prova che nessun territorio è al sicuro dalle minacce DDoS.
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Kaspersky scopre CozyDuke, minaccia collegata al famoso MiniDuke
Il Global Research and Analysis Team di Kaspersky Lab ha pubblicato un report relativo ad una nuova campagna di cyber spionaggio avanzato (attacchi di tipo APT) che utilizza un malware per colpire organizzazioni specifiche di alto profilo. La lista degli obiettivi a cui mirano gli attacchi del gruppo criminale include organizzazioni governative ed enti commerciali in Germania, Corea del Sud e Uzbekistan, mentre tra quelli individuati negli Stati Uniti crediamo siano inclusi la Casa Bianca e il Dipartimento di Stato. La strategia dei criminali, di puntare a vittime di alto profilo, non è l’unico dato allarmante che è stato rilevato.
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Phishing: 1/4 degli attacchi contro dati finanziari degli utenti nel 2014
Nel 2014 oltre un quarto degli attacchi di phishing ha preso di mira i dati finanziari degli utenti. Uno studio di Kaspersky Lab condotto a livello europeo, il “Financial Cyber-Threats 2014”, ha rilevato che il 28,8% degli attacchi di phishing nel 2014 aveva come scopo rubare le informazioni finanziarie degli utenti. È stato inoltre rilevato che i cybercriminali hanno rivolto la propria attenzione, oltre che alle banche, anche ai sistemi di pagamento e ai siti di shopping online. I criminali informatici hanno sfruttato i nomi di banche famose nel 16,3% degli attacchi mentre nel 2013 la percentuale di phishing bancario era solo del 22,2%.
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Kaspersky Lab: rilevate un miliardo di cyber minacce in più nel 2014
Ogni anno gli esperti di Kaspersky Lab misurano il livello delle minacce informatiche. Nel 2014 è stato rilevato un aumento considerevole del numero di attacchi dannosi per computer e dispositivi mobile, un ulteriore sviluppo di malware finanziari e un cambiamento nei vettori degli attacchi per il web. Nel 2013, la maggior parte degli attacchi rivolti a Internet sono stati condotti facendo uso di risorse web dannose ubicate negli Stati Uniti e in Russia mentre nel 2014 il paese che ha ospitato il maggior numero di siti pericolosi a livello mondiale è stata la Germania, fatta eccezione per gli Stati Uniti. L’Olanda conferma il suo terzo posto.
Kaspersky Lab: spam a tema Ebola, phishing in crescita su Facebook
Gli spammer hanno creato nuove versioni della truffa nota con il nome di "Lettera Nigeriana", che nel mese di settembre, per attirare le proprie vittime, ha sfruttato in varie mailing di massa il tema Ebola. Le cifre dello spam secondo Kaspersky Lab. La percentuale di spam all’interno del traffico email di settembre si è attestata su un valore medio del 66,5%, 0,7 punti percentuali in meno rispetto alla media di agosto; i maggiori distributori di spam sono stati USA (12%), Vietnam (9,3%) e Russia (5,8%); a settembre, la Germania si è aggiudicata il primo posto come paese con il più alto tasso di rilevamenti antivirus (9,11%), seguita da Regno Unito (8,45%) e Stati Uniti (8,26%).
McAfee rivela che aziende scelgono prestazioni di rete alla sicurezza
McAfee, parte di Intel Security, ha pubblicato un nuovo report intitolato Network Performance and Security che esplora le sfide che le aziende si trovano ad affrontare nel distribuire protezioni di sicurezza mantenendo un’infrastruttura di rete con prestazioni ottimali. Presentato durante la conferenza FOCUS 14 di McAfee, il report ha scoperto che un numero preoccupante di aziende disabilita funzionalità di firewall avanzati per evitare un degrado significativo della rete. Il report è stato realizzato sulla base di interviste a 504 professionisti IT, di cui il 60% ha affermato che la struttura della loro rete aziendale è stata improntata alla sicurezza.
Kaspersky Lab estende la sua cooperazione con Europol e INTERPOL
Kaspersky Lab, leader europeo nello sviluppo di soluzioni per la sicurezza informatica e la gestione delle minacce IT, ha firmato un memorandum d'intesa con Europol e un accordo con INTERPOL che va ad intensificare la cooperazione tra l'azienda e le forze dell'ordine nella lotta congiunta al crimine informatico. Dopo l'accordo siglato nel 2013 con INTERPOL Global Complex for Innovation, Kaspersky Lab ha portato a un livello superiore la cooperazione con Europol e INTERPOL contro il crimine informatico firmando un accordo chiave con i due corpi internazionali delle forze dell'ordine.
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Panda Security: diffusi 160.000 nuovi esemplari di malware al giorno
Panda Security, The Cloud Security Company, ha rilasciato i dati relativi alla sicurezza del primo trimestre 2014. La prima notizia evidenziata è il record straordinario raggiunto dagli autori di malware, con oltre 160.000 nuovi esemplari creati ogni giorno e una cifra totale di oltre 15 milioni di codici diffusi in tre mesi. I Trojan restano la categoria più rappresentata, con il 71.85% di nuovi esemplari creati e gli attacchi effettuati da questi codici sono stati ancora una volta i più comuni, con il 79.90% di casi.
ANFoV, Byod e App spingono il cybercrime nel disinteresse generale
Il neonato Osservatorio ANFoV esamina le nuove forme di attacco e rileva la sostanziale impreparazione da parte delle imprese. E La politica non se ne occupa.Il primo incontro del neonato Osservatorio di ANFoV sul cybercrime è stata l’occasione per mettere a confronto diverse voci del settore che hanno illustrato i differenti aspetti della sicurezza in rete. Paolo Da Ros, Partner di Cryptonet ha spiegato come “Spear phishing” (una forma di phishing mirata) e “whaling” (altra tecnica di phishing che punta target elevati) sono le tecniche utilizzate per colpire target mirati, ma a rischio sono anche le app visto che sono di fatto prive di protezione.
“Il loro codice binario può essere facilmente sottoposto a reverse engineering, tramite strumenti facilmente reperibili anche in rete”. Esistono attacchi contro cui non c’è difesa, “ciò che si può fare è rendere più difficile il compito dei cybercriminali” è l’inquietante conclusione. Qualche dato sugli attacchi è arrivato da David Gubiani, Se manager Italy di Check Point che ha presentato i risultati di un report relativo al 2013. Sono stati analizzati oltre 900 clienti, il 63% dei quali è risultato infetto da Bots senza saperlo. L’attacco normalmente parte dallo sfruttamento di vulnerabilità che consentono di prendere possesso di un certo numero di macchine all’interno di un’organizzazione.
Si parte dall’identificazione di persone-target che, contattate attraverso i social network, fanno sì che le proprie macchine vengano infettate. Gubiani ha illustrato, tra gli altri, l’esempio di un attacco al New York Times e ha evidenziato la facilità con cui questi attacchi possono essere realizzati. Per combattere questo fenomento, servono strumenti innovativi, ma molte aziende sono prive di policy di riferimento. Anche la consapevolezza della perdita dei dati - che pure riguarda il 54% delle aziende analizzate - è scarsa, e soprattutto, può essere tardiva.
Genséric Cantournet, security vice president cross processes and projects di Telecom Italia ha spiegato come sia in atto una evoluzione delle minacce cibernetiche. I malware puntano soprattutto alle infrastrutture che sono interdipendenti e potenzialmente soggette ad un effetto domino. Per questo Telecom ha portato avanti un enorme lavoro di protezione delle infrastrutture critiche, partendo dalla classificazione di siti e asset. Cantournet ha fatto una carrellata di problemi di security, esemplificativi dell’approccio da parte di Telecom Italia, dall’accesso con i badge al contrasto dei furti di rame.
Il filo conduttore nella soluzione di questi problemi parte sempre dal monitoraggio del fenomeno per approcciare il processo in modo integrato, avendo in mente anche il trade-off tra la sicurezza e gli altri obiettivi strategici. Anche in ambito security c’è spazio per l’open source. E’ quanto ha sostenuto Luca Comodi, responsabile area network & security management dei laboratori Guglielmo Marconi. Consentire l’accesso e l’uso dei dispositivi personali, ha proseguito, ha effetti positivi su soddisfazione e produttività delle persone che lavorano in azienda, ma rende difficile mantenere gli standard di sicurezza.
Per questo possono essere proposte diverse policy per l’utilizzo sicuro di questi dispositivi, dal divieto di uso a varie forme di autenticazione, tenendo conto anche degli standard di facilità d’uso che devono essere garantiti. Lato utente, la sicurezza implica la presenza di agent sul device, che può avere impatto su velocità e funzionalità. Ma quello che colpisce, ha concluso Achille De Tommaso, presidente ANFoV, è che nonostante la vastità e varietà dei rischi presenti in rete, “ci troviamo di fronte a una mancanza di consapevolezza, non solo da parte delle funzioni specialistiche delle aziende, ma anche della politica e degli enti di controllo. Leggi e regolamentazioni sono infatti inadeguate e spesso non seguite; e la perdita dei dati sensibili è un fatto quotidiano”.
Fonte: ANFoV
Genséric Cantournet, security vice president cross processes and projects di Telecom Italia ha spiegato come sia in atto una evoluzione delle minacce cibernetiche. I malware puntano soprattutto alle infrastrutture che sono interdipendenti e potenzialmente soggette ad un effetto domino. Per questo Telecom ha portato avanti un enorme lavoro di protezione delle infrastrutture critiche, partendo dalla classificazione di siti e asset. Cantournet ha fatto una carrellata di problemi di security, esemplificativi dell’approccio da parte di Telecom Italia, dall’accesso con i badge al contrasto dei furti di rame.
Il filo conduttore nella soluzione di questi problemi parte sempre dal monitoraggio del fenomeno per approcciare il processo in modo integrato, avendo in mente anche il trade-off tra la sicurezza e gli altri obiettivi strategici. Anche in ambito security c’è spazio per l’open source. E’ quanto ha sostenuto Luca Comodi, responsabile area network & security management dei laboratori Guglielmo Marconi. Consentire l’accesso e l’uso dei dispositivi personali, ha proseguito, ha effetti positivi su soddisfazione e produttività delle persone che lavorano in azienda, ma rende difficile mantenere gli standard di sicurezza.
Per questo possono essere proposte diverse policy per l’utilizzo sicuro di questi dispositivi, dal divieto di uso a varie forme di autenticazione, tenendo conto anche degli standard di facilità d’uso che devono essere garantiti. Lato utente, la sicurezza implica la presenza di agent sul device, che può avere impatto su velocità e funzionalità. Ma quello che colpisce, ha concluso Achille De Tommaso, presidente ANFoV, è che nonostante la vastità e varietà dei rischi presenti in rete, “ci troviamo di fronte a una mancanza di consapevolezza, non solo da parte delle funzioni specialistiche delle aziende, ma anche della politica e degli enti di controllo. Leggi e regolamentazioni sono infatti inadeguate e spesso non seguite; e la perdita dei dati sensibili è un fatto quotidiano”.
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Italia al terzo posto nella classifica delle nazioni che spammano di più
Trend Micro Inc., leader globale nella sicurezza per il cloud, presenta il report Q3 2013 Security Roundup. La ricerca rivela che l’Italia, nel terzo trimestre 2013 è salita al terzo posto nella classifica mondiale delle nazioni che inviano più messaggi spam. Il dato assume importanza se relazionato al trimestre precedente, quando l’Italia occupava il sesto posto dopo essere entrata in classifica come new entry. Al primo posto della classifica spam si sono piazzati gli Stati Uniti, seguiti dall’Argentina.
Report Trend Micro: Android e home banking nel mirino degli hacker
Le vulnerabilità di Android, l’aumento delle minacce all’online banking e la maggiore disponibilità di toolkit malware sofisticati a prezzi economici, sono solo alcune delle tendenze evidenziate da Trend Micro nel suo Q2 2013 Security Roundup, la relazione trimestrale sulle minacce alla sicurezza messa a punto dagli analisti e ricercatori dell’azienda comparando i valori con il trimestre precedente per rilevare nuovi fenomeni e tipologie emergenti di attacco.
Nel mirino degli hacker il report rivela la presenza sempre più rilevante dei dispositivi Android con un numero di malware appositamente creati che si moltiplica in modo esponenziale mano a mano che cresce la base utenti di questi dispositivi e il loro utilizzo senza spesso preoccuparsi della messa in sicurezza. Nello specifico, l’ultima analisi trimestrale ha mostrato come il numero di minacce e App Android a elevato rischio sia passato da 509.000 applicazioni identificate nel primo trimestre 2013 a 718.000 rilevate nel quarter successivo.
Queste applicazioni maligne hanno già superato il milione, come era stato anticipato da Trend Micro nelle sue previsioni a fine 2012. Il numero è ancora più suggestivo se si pensa che ci sono voluti dieci anni perché i malware per PC raggiungessero questa cifra. Secondo Linda Barrabee, Research Director Connected Intelligence presso l’istituto di ricerca The NPD Group, solo il 30 per cento circa degli smartphone e tablet Android negli Stati Uniti attualmente è dotato di un’applicazione di sicurezza installata.
Questo aspetto, unito ai problemi sistematici della rete Android, lascia un gran numero di dispositivi esposti a un rischio elevato che continuerà a crescere. Secondo i dati Trend Micro attualmente il 99% dei dispositivi Android è vulnerabile. "Uno dei motivi di tale vulnerabilità è che la natura frammentata della rete Android rende molto difficile per le patch raggiungere tutti gli utenti in un arco di tempo utile. In alcuni casi gli utenti non ricevono del tutto le patch e i vendor lasciano i propri clienti a rischio di attacco", spiega JD Sh, vice president technology and solutions di Trend Micro.
"Finché la necessità di proteggere i dispositivi mobili non sarà percepita con la stessa urgenza rispetto alla protezione dei PC, le minacce continueranno a crescere rapidamente. A questo ritmo raggiungeremo presto una massa critica e per contrastarla gli utenti Android dovranno prestare sempre più attenzione quando utilizzano i dispositivi e compiere già da subito un primo passo, semplice ma efficace: aggiungere un software di sicurezza per tutti i loro dispositivi”.
Il rapporto di Trend Micro ha evidenziato un forte aumento anche dei pericoli legati all'online banking, con un crescita del numero di malware del 29% rispetto al trimestre precedente - da 113.000 a 146.000 infezioni. Gli Stati Uniti hanno rappresentato il principale bersaglio, registrando oltre un milione di casi che hanno comportato il 28 per cento delle compromissioni su scala globale, seguiti dal Brasile, con il 22%, e dall’Australia (5%). Le misure preventive, come un monitoraggio accurato dell’attività dell'account e l’utilizzo di soluzioni terze per la protezione contribuirà a mitigare queste nuove minacce.
Analizzando le tipologie di attacco alla sicurezza informatica, la relazione di Trend Micro ha evidenziato come le metodologie di vendita dei toolkit malware dal parte dei cybercriminali si siano anch’esse evolute. Oggi strumenti malware sofisticati possono essere acquistati a prezzi liberi o in bundle a basso costo, con ad esempio offerte in pacchetti due-per-uno. La facilità di accesso a questi efficaci toolkit malware contribuirà ad aumentare i pericoli che gli utenti Internet dovranno affrontare nei prossimi mesi del 2013 e oltre.
Fonte: Trend Micro
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Il 56% utenti su social network, 27% ha ricevuto link e allegati sospetti
La comunicazione sui social network sono diventate una parte fondamentale della vita di tutti i giorni al punto che questi siti registrano decine di milioni di visitatori ogni giorno. Secondo una ricerca condotta da Harris Interactive nel periodo tra febbraio e marzo 2012, il 56% degli utenti negli Stati Uniti, Europa e Russia visitano regolarmente i social network. La ricerca, condotta su 9000 utenti provenienti da sette paesi, dimostra che social network sono il secondo strumento di comunicazione più utilizzato dagli utenti dopo le email. Sono però molti i pericoli che si nascondono dietro i social network.
Il 27% degli utenti ha dichiarato di aver ricevuto link e allegati sospetti, inviati attraverso i social network o le email. In generale, molti utenti sono consapevoli delle minacce che possono nascondersi su questi particolari siti e, infatti, il 55% degli intervistati dichiara di essere a conoscenza dei pericoli. Quasi lo stesso numero (56%) non inserisce dati personali importanti, come il proprio numero di telefono o l’indirizzo di casa, sulle pagine dei social network, il 63% non accetta persone sconosciute alla propria lista di amici, mentre il 68% non apre link inviati da utenti sconosciuti.
Il 47% degli utenti comunica regolarmente attraverso i social network utilizzando lo smartphone, mentre il 46% utilizza il tablet. Il basso livello di protezione di questi dispositivi e l’utilizzo di una connessione Internet non protetta (ad esempio reti wi-fi pubbliche) può favorire il furto delle informazioni relative agli account dei social network. Anche se la popolarità di smartphone e tablet è in continua crescita, per il 61% degli utenti i computer rimangono lo strumento più comune con cui accedere ai social network.
"Questo significa che qualsiasi software antivirus presente sui computer dovrebbe essere in grado di proteggerli dagli oggetti nocivi presenti sui siti di social networking", spiegano gli esperti dei Kaspersky Labs. Anche se c'è un alto livello di comprensione tra gli utenti che le minacce informatiche rappresentano un problema reale, la maggior parte dei consumatori tendono ad utilizzare software antivirus gratuiti, limitando quindi il livello di protezione fornito a un pericoloso basso livello.
Il sondaggio mostra che la maggior parte degli utenti preferiscono non pagare, restando quindi vulnerabili al pericolo. Kaspersky Internet Security 2012 offre protezione totale ed è in grado di bloccare link nocivi e di phishing presenti sui social network. Il report completo relativo all’indagine condotta da Harris Interactive nel periodo compreso tra febbraio e marzo 2012, è disponibile all’indirizzo: http://www.kaspersky.com/downloads/pdf/kaspersky_lab_consumer_survey_report_eng_final.pdf.
Kingston presenta studio europeo su sicurezza dati nei drive USB
Kingston Digital Europe Ltd, affiliata di Kingston Technology Company, Inc., il principale produttore indipendente di memorie del mondo, presenta i risultati di uno studio condotto dal Ponemon Institute in dieci paesi europei, per capire come le aziende gestiscono sicurezza e privacy dei dati raccolti e conservati sui drive USB. Dall’analisi emerge come molte società siano predisposte a ignorare i rischi derivant dalla mancanza di adeguate politiche di sicurezza e dall’utilizzo di drive USB non crittografati.
Questo studio europeo, sulle orme di quello condotto negli Stati Uniti, conferma la necessità, sempre più evidente, di adottare politiche e dispositivi USB che garantiscano un certolivello di sicurezza. Sono stati intervistati 2.942 professionisti con una media di 10,75 anni di esperienza nel settore IT o IT security in Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Olanda, Norvegia, Svezia, Svizzera, Polonia e Regno Unito e tutti hanno riconosciuto l’importanza dell’utilizzo dei drive USB in ambito professionale.
In tutta Europa, il 71% degli intervistati ha dichiarato che la propria azienda non dispone di tecnologie adatte a prevenire o individuare rapidamente l’accesso non autorizzato ai dati sensibili salvati su drive USB. Molte società ignorano completamente i rischi connessi all’uso di drive USB non crittografati, con il risultato che, la maggior parte delle aziende (62%) ha subìto, negli ultimi due anni, la perdita di dati riservati a causa dello smarrimento di drive USB.
Dal confronto dei Paesi presi in considerazione, emerge che la percezione dell’importanza della sicurezza in ambito storage è molto forte in Germania: il 62%, infatti, dichiara che la propria azienda prevede una specifica policy di sicurezza per l’utilizzo di drive USB, con lo scopo di evitarne un uso improprio da parte dei dipendenti. Al contrario, Francia e Polonia sono le aree più a rischio: rispettivamente, l’85% e l’83% dichiara che i propri dipendenti utilizzano dispositivi USB senza autorizzazione.
Si evidenzia inoltre che:
- Il 75% degli intervistati dichiara che nell’azienda per cui lavora vengono utilizzati drive USB senza dover richiedere alcuna autorizzazione
- Il 63% conferma che la perdita dei drive USB non viene mai, o quasi mai, dichiarata alle autorità competenti
- Francia, Regno Unito e Polonia hanno il più alto tasso di violazione dei dati a causa dello smarrimento di dispositivi USB
“La mancanza di controlli, di training e formazione dei dipendenti, e la confusione che regna in alcune aziende, costituiscono fattori che incentivano la perdita di daticontenuti nei drive USB”, ha dichiarato Stefania Prando, Business Development Manager di Kingston Technology Italia. “Le aziende credono ancora che controllare i dispositivi di storage sia inutile e costoso, sia in termini di denaro che in termini di produttività.Questa convinzione però perde fondamento di fronte a soluzioni USB semplici da utilizzare, convenienti e sicure, come quelle progettate da Kingston”.
“Per quanto riguarda l’Italia invece, un sondaggio a livello locale conferma ampiamente la tendenza rilevata nel resto dell’Europa: le aziende sono perfettamente a conoscenza dei rischi che corrono con un utilizzo scorretto dei drive USB da parte dei propri dipendenti, ma non adottano le misure necessarie per prevenirli”, continua Stefania Prando. “Il 58% dei rispondenti dichiara che l’azienda per la quale lavora non prevede una policy specifica, e qualora esistessero delle norme da rispettare, non prevedono comunque obblighi di utilizzo di drive USB sicuri (42%)”, conclude la manager italiana.
“Questa ricerca evidenzia le differenze di comportamento nei vari Paesi europei, ma a livello generale emerge che sono ancora tante le aziende che non dispongono di policy a tutela della protezione dei dati contenuti in chiavette USB, provocando una grande falla nelle strategie di sicurezza”, ha dichiarato Larry Ponemon, CEO del Ponemon Institute. “Quasi ogni mese leggiamo sui giornali di casi di perdita di dati sensibili da parte delle aziende: per questo vorremmo che questa survey funzionasse come un campanello d’allarme per porre l’attenzione su un problema che colpisce la maggioranza delle aziende europee”.
Nota
La survey è stata commissionata da Kingston Technology e condotta da Ponemon Institute nel novembre 2011 in Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Olanda, Norvegia, Svezia, Svizzera, Polonia e Regno Unito. Ogni intervistato ha in media più di 10 anni di esperienza nel settore IT o IT security. La ricerca può essere scaricata al seguente link: http://media.kingston.com/pdfs/Ponemon/Ponemon_research_EMEA_summary_UK_1111.pdf
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