Visualizzazione post con etichetta Procure della Repubblica. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Procure della Repubblica. Mostra tutti i post

Codacons: COVID-19 originato in laboratorio? Esposto alla Procura


Il Codacons ha presentato un esposto alla Procura della Repubblica di Milano chiedendo di valutare tutti gli elementi che sollevano dubbi sull’origine dell’epidemia di coronavirus in Cina. Se l’intelligence Usa sta indagando sull’ipotesi che il COVID-19 arrivi da un laboratorio P4 di virologia di Wuhan, dove si conducevano rischiose ricerche sui coronavirus dei pipistrelli, l’associazione di consumatori vuole vederci chiaro. Gli scienziati cinesi sostengono che il virus sia probabilmente passato da un animale agli umani in un mercato che vendeva animali selvatici. Ma l’esistenza della struttura ha alimentato le teorie secondo cui il germe sia stato diffuso dall’istituto cinese.

Google sospettata di evasione fiscale per 227 milioni di euro in Italia


Le Fiamme Gialle stanno per definire il verbale che sarà poi trasmesso all'Agenzia delle entrate la quale deciderà quale sarà la somma definitiva che il motore di ricerca dovrà versare. Dentro l'avviso di accertamento, potrebbero essere contestate cifre diverse perché comprensive anche di interessi legali e sanzioni. Problemi con il fisco italiano, e non solo, per Google: ammonterebbe a 227 milioni di euro quello che la Guardia di Finanza di Milano intende contestare con una verifica fiscale che sta per chiudere. Il colosso di internet è infatti accusato dalla Procura di "frode fiscale" per avere avuto una "organizzazione stabile" nella Penisola, che risultava occultata al fisco.

Sequestrati siti web che diffondevano illegalmente copie di quotidiani


Nuovo colpo alla pirateria digitale con sequestro di siti web e denuncia dei responsabili. Lo rende noto la Guardia di Finanza. Il Nucleo Speciale per la Radiodiffusione e l’Editoria ha portato a termine un’ attività di contrasto di portata nazionale sviluppata mediante l’analisi sul web della diffusione illecita di contenuti editoriali. Nel tempo, lo stesso Nucleo Speciale è già stato delegato a svolgere innumerevoli indagini volte ad individuare i responsabili della pubblicazione di quotidiani e periodici, nazionali ed internazionali, disponibili gratuitamente ed integralmente agli utenti del web attraverso piattaforme illegali che non versavano i compensi spettanti ai titolari.

Adobe, patch di emergenza per Flash Player: risolte 36 vulnerabilità


Il cyberattacco alla società milanese Hacking Team, sul quale la Procura della Repubblica di Milano ha aperto un'inchiesta, ha portato alla luce un elenco di pericolose vulnerabilità informatiche. Una delle falle sfruttate dagli hacker, ed evidenziata dall'attacco, riguarda il software Flash di Adobe System, che ha rilasciato un aggiornamento di sicurezza per patchare 36 vulnerabilità, almeno una delle quali è stata sfruttata dai criminali informatici per infettare computer con malware su larga scala. La falla più pericolosa consente di violare macchine con sistemi operativi Windows, OS X e Linux e viene veicolata da browser come Explorer, Firefox, Chrome e Safari.

Finanza, false griffe vendute online: oscurati 410 siti di e-commerce


Le Fiamme Gialle hanno sequestrato, nel corso dell'operazione denominata "Stop falso on line", centinaia siti di e-commerce che vendevano prodotti falsi di noti marchi internazionali. Prosegue l'azione di contrasto agli illeciti economico-finanziari sul web da parte del Comando Unità Speciali della Guardia di Finanza, che ha sequestrato/oscurato ben 410 siti dediti alla vendita di prodotti contraffatti ai danni dei più importanti "marchi" internazionali, sulla base di appositi decreti di sequestro preventivo emessi dall'Ufficio del Giudice per le indagini preliminari del locale Tribunale, sulla base di una richiesta formulata dalla Procura della Repubblica di Roma.

Shopping online: scoperta maxievasione fiscale da 8 milioni su eBay


Soperta dalla Guardia di Finanza bolognese un'evasione milionaria nel settore dell'e-commerce. Denunciati 5 responsabili. I Reparti del Comando Provinciale di Bologna, al termine di un'operazione ad ampio raggio finalizzata al contrasto dell'evasione fiscale via Internet, hanno scoperto quattro aziende "virtuali" operanti nel settore del commercio on line di prodotti elettronici che hanno omesso di dichiarare al Fisco redditi per oltre 8 milioni di euro complessivi e connesse violazioni alla normativa sul diritto d'autore per oltre 6 milioni di euro.

Pirateria online: oscurato Ddlstorage, sito da 460 milioni di download


Bloccato uno dei più noti siti utilizzati per lo scambio di file "pirata". La Guardia di finanza di Cagliari ha oscurato Ddlstorage, il più importante cyberlocker italiano. Continua l'offensiva tecnologica delle fiamme gialle che pattugliano il Web. Gli sviluppi investigativi dell'operazione "Italian black out", condotta dal Nucleo di Polizia Tributaria del capoluogo sardo in collaborazione con il Nucleo Speciale Frodi Tecnologiche, su delega della Procura della Repubblica di Cagliari, hanno portato ad assestare un ulteriore duro colpo alla cyber-criminalità globale con radici nel territorio nazionale.

Maturità: soluzioni tracce in real time, denunciato portale ScuolaZoo


Prometteva le soluzioni delle tracce della Maturità "in diretta", via chat, agli studenti che venivano incitati a inviare la fotografia della traccia stessa. Con lo slogan "Maturando disperato? Ti aiuta scuolazoo con l'account di WeChat", il sito www.scuolazoo.it pubblicizzava un servizio di ausilio nello svolgimento degli esami attraverso l'applicazione di "WeChat" e l'utilizzo del telefono cellulare in sede di esame. In particolare, veniva offerto agli studenti la possibilità di inviare una fotografia della traccia della prova con allegato il nome della scuola e l'indirizzo durante la prima e seconda prova di maturità ed ottenere LIVE su WeChat l'elaborato della prova svolto da un team di professori.

Tale attività non è passata inosservata e grazie all'incisiva attività di monitoraggio della rete internet e dei siti specializzati, predisposta dal Servizio Polizia Postale e delle Comunicazioni, il Compartimento Polizia Postale e delle Comunicazioni di Milano ha denunciato per Istigazione a delinquere per aver pubblicamente istigato la commissione del reato di cui all'art. 1 L. nr.475/1925 che punisce "chiunque, con qualsiasi mezzo, offre di procurare od eseguire dissertazioni, studi, pubblicazioni, progetti tecnici ovverosia quello di produrre tali scritti ad esami pubblici", i titolari della Soc. Scuolazoo s.r.l. ed il team di professori all'uopo predisposto.

La Procura della Repubblica presso il Tribunale di Milano, ha emesso Decreto di Sequestro Preventivo di Urgenza della pagina web "http://maturita.scuolazoo.it/esami-maturita-2014-wechat-maturapp/" per non aggravare le conseguenze del reato essendo il servizio comunque consultabile da parte degli studenti al momento dell'esecuzione degli esami di maturità. "Da anni il sito Scuolazoo.com si propone di offrire un supporto on line ai maturandi con iniziative non solo accademiche ma anche goliardiche. E' un modo come un altro, certamente legale, per andare incontro allo stress di chi è chiamato a svolgere una prova importante della propria vita. Da parte nostra non c'è stata alcuna violazione di legge". 

Il 26enne Paolo De Nadai, socio fondatore nonchè amministratore delegato del sito, non riesce a comprendere le ragioni che hanno spinto la polizia postale a denunciare per istigazione a delinquere il portale e il gruppo di esperti che promettevano le soluzioni della tracce della maturità 'in diretta, via chat. "Non so darmi una spiegazione - rivela De Nadai all'AGI - il problema sarà risolto dai nostri legali. Evidentemente diamo fastidio a qualcuno visto che abbiamo tantissimi fan che ci seguono e apprezzano le nostre iniziative. Di solito, alle 8.40 del mattino e quindi a esami in corso, tutte le testate on line più importanti mostrano foto e soluzioni delle varie tracce. Eppure preferiscono prendere di mira il nostro sito che certamente non ha bisogno di questa pubblicità negativa".



Apple sotto indagine a Milano per presunta frode fiscale da 1 miliardo


Apple avrebbe nascosto al fisco italiano un miliardo e 60 milioni di euro. La procura di Milano ha aperto un'inchiesta sulla multinazionale californiana dell'iPhone per sospetto reato di dichiarazione dei redditi fraudolenta, per ora contestato a due manager dell'azienda, in concorso tra loro e con l'aggravante della continuazione nel tempo. Lo rivela il settimanale l'Espresso, spiegando che il nome dei due dirigenti, in attesa di ulteriori accertamenti, è al momento ancora riservato. 

L'indagine, stando a quanto si apprende, è stata avviata da circa due mesi. Secondo all'accusa, i profitti realizzati in Italia da Apple venivano contabilizzati dalla società di diritto irlandese Apple Sales International, seguendo uno schema utilizzato anche in altre multinazionali dell'hi-tech e di internet, grazie al quale questi gruppi riescono a pagare tasse risibili sui loro enormi profitti, approfittando di una serie di norme nella legislazione irlandese che, di recente, sono all'attenzione dell'Unione Europea.

Secondo le indagini avviate dalla Agenzia delle Dogane e condotte dal pm Adriano Scudieri, del pool reati finanziari coordinato dal procuratore aggiunto Francesco Greco, la filiale italiana di Apple avrebbe sottostimato l'imponibile fiscale del 2010 di circa 206 milioni di euro e quello del 2011 di 853 milioni, attribuendo l'attività commerciale di Apple in Italia alla società irlandese Apple Sales International, non soggetta a tassazione diretta in Italia, ma appunto alla assai più favorevole tassazione nella Repubblica d'Irlanda.  

Il legale che assiste la filiale italiana di Apple, l'ex ministro della Giustizia Paola Severino, contattata da Reuters, non ha fatto sapere al momento se intenda commentare. Apple giovedì in una nota, dopo aver precisato che la società "paga ogni dollaro ed euro delle tasse dovute ed è continuamente oggetto di controlli fiscali da parte di governi di tutto il mondo", ha affermato che le autorità fiscali italiane hanno già sottoposto Apple Italia ad audit nel 2007, 2008 e 2009 confermando la piena conformità ai requisiti di trasparenza Ocse. 

"Siamo certi che l'accertamento in corso giungerà alla stessa conclusione", concludeva la nota.  Il sostituto procuratore titolare dell'inchiesta Adriano Scudieri, coordinato dall'aggiunto Francesco Greco, ha ordinato nei giorni scorsi il sequestro di materiale informatico e telefonico, dopo una perquisizione che si e' svolta nella sede della Apple in piazza San Babila a Milano. Il decreto del sequestro è stato però impugnato e sulla sua legittimità dovrà dunque decidere il tribunale del Riesame.

Il legale rappresentante di Apple Italia, Enzo Biagini, e il direttore finanziario Mauro Cardaio sono indagati dal pm Adriano Scudieri dopo che l'Agenzia delle Dogane aveva ipotizzato una frode al fisco pagando 225 mln di tasse meno del dovuto negli ultimi due anni. La difesa di Apple ha rinunciato al Riesame fissato per oggi contro il sequestro di materiale informatico e cartaceo disposto nei giorni scorsi nell'ambito dell'inchiesta che vede indagati due manager della multinazionale californiana.

Apple è solo l'ultimo dei giganti hi-tech a finire sotto la lente del fisco e dei magistrati - anche all'estero - per l'uso di incroci societari con altri paesi, che così facendo riescono a pagare tasse irrisorie sui profitti estremamente ingenti. Anche Apple, Amazon, Google ed eBay sono riuscite a risparmiare molti soldi facendo ricorso a espedienti del genere: si tratta di "esportare" i profitti in Irlanda. Facebook, ad esempio l'anno scorso ha pagato soltanto 238mila sterline di tasse in Gran Bretagna, sebbene abbia registrato un fatturato di 175 milioni di sterline.

Via: AGI

Promettevano guadagni in franchising ma era truffa online, 3 indagati


Hanno convinto molte persone a investire anche cifre pari a 100mila euro in un franchising per il gioco on line, ma erano truffatori. Sequestro beni per tre indagati dalla procura di Ariano Irpino, nell'avellinese, due persone della provincia di Foggia e un irpino. I tre, attraverso siti internet, pubblicizzavano favolosi guadagni attraverso una società di Milano (H. srl) e una creata ad hoc (I. srl), affiliandosi a una rete per la vendita di prodotti "Giocarendita" e "Vinci per Sempre" (nel settore delle scommesse on line) e "Finposteitalia" (nel settore delle poste private). 

Invece in poco tempo coloro che si erano affiliati, dando alle due società un cospicuo anticipo, sono stati costretti a chiudere. Le indagini, scaturite da alcune segnalazioni di imprenditori rivoltisi alla Guardia di finanza di Avellino, si sono sviluppate a seguito di controlli contro il lavoro sommerso negli uffici della società di Ariano Irpino e hanno consentito di smascherare un'associazione a delinquere finalizzata alla truffa commerciale. Le proposte di lavoro erano pubblicizzate tramite siti internet e locandine. 

Dopo aver contattato potenziali clienti, selezionati sulla base dell'inesperienza nel settore e della necessità di occupazione, i truffatori, grazie a materiale informativo ingannevole, facevano credere che la società H. srl avesse le credenziali, le capacità e le potenzialità necessarie per garantire lo sviluppo e la proficuità economica dei progetti di franchising proposti sul mercato. 

I giochi proposti per la vendita, invece, non risultavano neppure registrati all'Ufficio Marchi e Brevetti, e i Monopoli di Stato non avevano mai rilasciato alcuna autorizzazione per l'attività' di giochi e scommesse alla società affiliante o alla proponente. Inoltre la prima società (che aveva a Milano soltanto una sede virtuale senza alcun dipendente e con solo un servizio di segretariato telefonico) non aveva alcuna autorizzazione per l'offerta dei servizi finanziari all'interno degli uffici postali privati (contrariamente a quanto aveva fatto credere ai truffati), come hanno confermato i riscontri presso la Banca d'Italia

La società affiliante non era neanche titolare di quei pochi servizi postali offerti agli affiliati, servendosi, contrariamente alle regole del franchising, di società terze. Il gip ha emesso provvedimenti di sequestro dei rapporti bancari e postali facenti capo agli ideatori della truffa (P.E.L., 50 anni, nato a Foggia, G.C., 51 anni, nato a Biccari, e T.M.R., 30 anni, nata ad Avellino), tra Roma, Milano, Avellino, Bologna, Lecce, Biella e Torre del Greco, interrompendo la truffa già avviata in diverse regioni.

Fonte: AGI

Facebook rivede gli standard per le segnalazioni dei contenuti online


Facebook si è piegato a una protesta sui contenuti che promuovono la violenza contro le donne dopo che alcuni inserzionisti hanno ritirato i propri annunci in segno di protesta. Dopo che numerosi inserzionisti hanno revocato i propri contratti pubblicitari per evitare che gli annunci finissero affiancati a messaggi offensivi pubblicati dagli utenti, Facebook ha deciso di rivedere le linee guida che il suo team operativo utilizza per valutare eventuali violazioni degli standard sui contenuti

"Recentemente vi è stata un pò di attenzione alla politica dei contenuti di Facebook. Molti diversi gruppi che storicamente hanno affrontato la discriminazione nella società, tra cui i rappresentanti di quella ebraica, musulmana, e le comunità LGBT, ci hanno raggiunto a noi in passato per aiutarci a capire la natura minacciosa di contenuti, e siamo grati per il riflessivo e costruttivo feedback che abbiamo ricevuto", scrive Marne Levine, VP delle Policy Pubbliche Globali a Facebook. 

Sulla spinta anche di una lettera aperta firmata da diversi gruppi di attiviste per chiedere la rimozione delle pagine che istigano alla violenza, il social network ha ammesso che "il sistema che identifica e rimuove contenuti inappropriati non ha funzionato in modo efficace come dovrebbe, soprattutto su questioni collegate a offese a sfondo sessuale", come i commenti misogini e le foto di donne che hanno subito violenza apparse sul sito, e in un post sul blog promette di migliorare.


Nella lettera aperta si spiega che Facebook non sta facendo abbastanza per rimuovere i messaggi che promuovono la violenza contro le donne. Con una rapida ricerca, tutti gli utenti della rete sociale potevano vedere immagini modificate di donne insieme a slogan che incoraggiavano stupri e atti violenti. Ad esempio, accanto a una donna con il volto picchiato, il testo diceva: "1/3 delle donne sono fisicamente maltrattate. 2/3 degli uomini non stanno facendo il loro lavoro".

Dopo il suicidio a gennaio di una adolescente per insulti ricevuti via Facebook, la settimana scorsa il Moige (Movimento italiano genitori) ha denunciato alla procura di Roma la società per "omesso controllo e vigilanza". Jaclyn Friedman, direttore esecutivo di Women Action e Media, ha elogiato la risposta di Facebook e ha definito la società ammirevole. "Ci auguriamo che questo sforzo si pone come una testimonianza del potere di azione della collaborazione", ha detto.

La società ha dichiarato che aggiornerà le sue politiche sul discorso di odio, aumenterà la responsabilità dei creatori di contenuti e formerà il personale per essere più sensibile alle lamentele, segnando una vittoria per gli attivisti dei diritti delle donne. L'intervento sui termini di servizio arriva perché le proteste, dirette e indirette (su Twitter c'è l'hashtag #fbrape) si erano fatte pressanti. Un giro di vite necessario, dal punto di vista dell'opportunità sociale, ma anche economico. 


Fonte: La Stampa
Via: Nbc News

Anonymous attacca sito sindacato Polizia Siulp, violati 16mila account


Il sito del più grande sindacato italiano di polizia, il Siulp, è stato attaccato da Anonymous, il collettivo di hacker che proprio una settimana fa aveva visto quattro suoi esponenti finire agli arresti della polizia postale. Su Facebook la pagina di Operation Payback Ita un post annuncia l'attacco e, come spiega l'AGI, l'azione che avrebbe portato anche alla violazione di ben 16mila account email degli iscritti è stata rivendicata da Anonymous sul suo blog http://anon-news.blogspot.it/

Blitz contro hacker di Anonymous, arresti e perquisizioni in tutta Italia


Un'operazione con arresti e perquisizioni contro presunti appartenenti ad Anonymous è in corso in tutta Italia da parte degli uomini della Polizia Postale. Le indagini sono coordinate dalla Procura di Roma.  Secondo le indagini, alcuni di loro sarebbero responsabili anche degli attacchi ai siti del governo, del Vaticano e del Parlamento. L'organizzazione avrebbe attaccato anche i siti della Polizia Postale e dei Carabinieri. Dai primi accertamenti i primi quattro hacker arrestati avrebbero sfruttato il marchio per interessi personali, che poco o nulla avrebbero a che fare con le operazioni tipiche della crew.

Clonavano carte di credito per scommesse online: 31 arresti della Gdf


Operazione, "Transilvania Games" della Guardia di Finanza contro un'organizzazione che clonava carte di credito e ricaricava conti di gioco per scommesse on line: decine di arresti. Rubati, in tutta Italia, i dati di 350 persone. Oltre 200 finanzieri del comando provinciale di Roma hanno dato esecuzione ad un'imponente operazione di polizia, che ha messo fine all'attività di un'organizzazione criminale composta da soggetti dell'est Europa (romeni e macedoni), specializzata nella clonazione di carte di credito.

Decine di arresti per associazione per delinquere finalizzata all'utilizzo fraudolento dei mezzi di pagamento, frode informatica, riciclaggio e ricettazione. Numerose anche le perquisizioni personali e locali in corso di svolgimento. Oltre 350 invece i soggetti, sparsi in tutta Italia, i cui dati sono stati rubati on line. Le indagini, condotte dal Nucleo di Polizia tributaria di Roma e coordinate dalla Procura di Viterbo, nella cui provincia risiedono 19 dei 31 colpiti dall'ordinanza, sono state avviate dopo l'esposto presentato alla Finanza da un cittadino vittima del phishing

In particolare, il denunciante lamentava di essersi accorto, nel corso di una transazione sul web, di non aver più disponibilità di denaro sulla propria carta elettronica in quanto svuotata del relativo credito a seguito di un'operazione non autorizzata ed effettuata da ignoti su un sito di scommesse. Partendo da questo singolo caso i finanzieri sono riusciti a ricostruire la consolida operatività di una vera e propria organizzazione criminale, con a capo tre romeni che, attraverso l'uso di mail "trabocchetto" ed altri accorgimenti informatici, riusciva ad impossessarsi delle credenziali (numero della carta e password dispositive) di numerose carte di credito. 

Le carte così "virtualmente" clonate venivano poi usate per ricaricare conti di gioco aperti presso la Sisal Match Point (del tutto ignara del raggiro), intestati a persone dell'Europa dell'Est organiche all'associazione criminale. I conti venivano quindi usati per effettuare scommesse "sicure" (ad esempio, a fronte di una giocata di 100 euro si potevano vincere al massimo 103 euro), con l'unica finalità di ripulire le somme illecitamente sottratte. Il passaggio successivo consisteva nella monetizzazione delle somme vinte attraverso l'immediata riscossione con prelievi on-line dai conti di gioco e contestuale accredito su carte Postepay intestate agli stessi soggetti. 

Da qui i soldi venivano prelevati in contanti attraverso normali sportelli bancomat postali e bancari. Con questo sistema sono state effettuate ricaricare ai conti gioco per oltre 273.000 euro, attraverso circa 560 operazioni fraudolente su carte di credito (ricostruite anche grazie ai dati forniti da Cartasì, Poste Italiane e Sisal Match Point) e prelevati più di 255.000 euro. Oltre agli arresti i finanzieri hanno anche sequestrato 30 conti gioco Sisal Match Point illecitamente ricaricati e 32 carte Postepay dove era confluito il denaro provento di reato, unitamente a queste ultime.


Frodi telefoniche a Telecom, Vodafone e H3G: indagati 40 dipendenti


Militari del Nucleo Speciale Frodi Tecnologiche di Roma e del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Napoli, insieme ai finanzieri dei Comandi Provinciali di Caserta, Milano e Alessandria, coordinati dalla DDA della Procura della Repubblica di Napoli, hanno smantellato un'organizzazione criminale dedita all'abusiva intromissione nel sistema informatico e telematico di alcuni dei principali operatori telefonici, quali Telecom, Vodafone e H3G

In particolare, - spiega in una nota la Guardia di Finanza - sono state eseguite su tutto il territorio nazionale circa 40 perquisizioni domiciliari e presso le postazioni di lavoro dei suddetti gestori di telefonia fissa e mobile - da considerarsi le parti lese dell'attività criminosa - nei riguardi di altrettanti soggetti indagati, dipendenti delle stesse società.

Le indagini hanno permesso di delineare il seguente modus operandi illecito: utilizzo/acquisizione fraudolenta delle credenziali di accesso (username e password) riservate agli operatori di Call Center (per mezzo di keylogger e programmi atti al controllo remoto di postazioni informatiche); attivazione di promozioni non autorizzate su utenze di telefonia mobile dei rispettivi operatori, accese in favore di nominativi di fantasia e/o la cui identita' e' risultata utilizzata abusivamente. 

E' inoltre stata accertata la 'monetizzazione', pressoche' immediata, del traffico telefonico cosi' illecitamente ottenuto: per diretta vendita 'scontata' del credito stesso, caricato su schede destinate alla consumazione in servizi telefonici ordinari; per riversamento e spendita verso numerazioni a valore aggiunto di societa' compiacenti, per fatturazione a debito degli importi contrattualmente maturati a seguito dei servizi a maggiorazione erogati. 

Le condotte contestate vanno dall'associazione per delinquere, all'abusiva introduzione nel sistema telematico dei diversi gestori di telefonia coinvolti, alla truffa informatica ai danni dei gestori. Il tutto per un danno economico ingente, stimato in decine di milioni di euro. Si segnala che all'attività d'indagine hanno prestato proficua collaborazione gli organi di sicurezza aziendale dei citati operatori telefonici.


Codacons, connessione Wi-Fi a bordo dei treni dannosa per la salute


Sui treni italiani dotati di Wi-Fi l'esposizione alle onde magnetiche ed elettromagnetiche ''supera complessivamente i limiti fissati dalla legge, e rappresenta pertanto un potenziale pericolo per la salute dei passeggeri''. La denuncia arriva dal Codacons, che riferisce di avere effettuato delle rilevazioni all'interno delle carrozze di Trenitalia e di Ntv, invitando quindi chi di competenza a disattivare i servizi wireless.

Salute: scarichi diesel cancerogeni, Codacons chiede sequestro veicoli


La notizia dei giorni scorsi, secondo la quale, per l'Organizzazione Mondiale della Sanità, i gas di scarico dei motori diesel causano certamente il tumore ai polmoni negli essere umani, ha indotto il Codacons a presentare un esposto alla Procura della Repubblica di Milano per chiedere il sequestro di tutti i veicoli diesel esistenti sul territorio della città di Milano e provincia.

Così si legge nell'esposto già depositato: "si chiede, inoltre, che l’Ill.mo Procuratore della Repubblica adito voglia accertare il pericolo che la libera disponibilità dei veicoli diesel possa aggravare o protrarre le conseguenze di cui in narrativa e, quindi, voglia ordinare il sequestro preventivo ex artt. 321 c.p.p. di tutti i veicoli alimentati a diesel presenti sul territorio della città di Milano e provincia".

L'associazione di consumatori chiede anche alla Procura di "accertare la responsabilità del Sindaco pro tempore di Milano e del Presidente della Lombardia per le ipotesi di violazione di legge che si evincono in narrativa", in particolare rispetto ai reati di omissione di atti d'ufficio (328 c.p.) e getto pericoloso di cose (674 c.p.). La decisione del Codacons di presentare un nuovo esposto deriva dalle conclusioni a cui è giunta il 12 giugno u.s. l'Oms.

In precedenza, infatti, i gas di scarico dei diesel erano definiti solo "probabilmente" cancerogeni. La mancanza di una prova certa della correlazione tra smog e patologie aveva reso difficile in questi anni poter procedere penalmente nei confronti dei sindaci e dei presidenti di regione eventualmente inadempienti. Ma ora questo studio apre nuovi scenari e rende possibile procedere con maggior successo sia per il reato di getto pericolose di cose che per quello di omissione d'atti d'ufficio.

Oggi, infatti, come ha dichiarato il presidente del Circ Christopher Portier, "le prove scientifiche sono inconfutabili e le conclusioni del gruppo di lavoro sono state unanimi: le emanazioni dei motori diesel causano il tumore del polmone". Per questo i gas di scarico sono stati classificati nel “gruppo 1”, quello appunto delle sostanze cancerogene certe, mentre in precedenza erano annoverati nel “gruppo 2” delle sostanze “probabilmente” cancerogene per l’uomo.

"La prova inconfutabile del legame tra i gas di scarico dei motori diesel e la diffusione del cancro rende necessario un intervento straordinario da parte della Procura, a tutela della salute dei cittadini. Da qui la richiesta di sequestro dei veicoli diesel, dato che sono una fonte di morte certa" ha dichiarato il presidente del Codacons, avv. Marco Maria Donzelli.

Fonte: Codacons
Foto dal Web

Macchia nera: operazione contro filesharing coperto da diritto d'autore


L’hanno denominata "Macchia nera". Non si tratta, però, dell’operazione del 2009 della procura di Bolzano che ha portato all’arresto di soggetti che si scambiavano su internet materiale neonazista e divulgavano concetti e idee fondate sulla discriminazione razziale, né della operazione sui falsi invalidi Inps, per la quale è diventato giustamente famoso il Colonnello delle Fiamme gialle Umberto Rapetto, direttore del nucleo frodi telematiche della Guardia di Finanza, e silurato, tra diverse polemiche, qualche giorno fa.

L’operazione "Macchia nera" di questi giorni è invece l’ultimo atto della guerra al filesharing di materiale protetto dal diritto d’autore, dichiarato dalle autorità italiane. La guardia di finanza di Brescia, infatti, su ordine del gip presso il medesimo tribunale e su richiesta del pubblico ministero Gian Maria Pietrogrande della locale procura ha richiesto ai provider italiani l'oscuramento preventivo dei portali dduniverse.net e www.dduniverse.net, l’inibizione all’accesso degli utenti italiani. I portali inibiti ai cittadini italiani sarebbero, secondo il provvedimento firmato dal gip di Brescia, dei meri indicizzatori di file torrent.

Si legge nel provvedimento: "l’immissione (di opere protette dal diritto d’autore, ndr) avviene rendendo disponibili sulle pagine web codici alfanumerici complessi del tipo torrent - in grado di identificare univocamente i singoli file relativi ad opere dell’ingegno protette dal diritto d’autore - ed indicizzando e promuovendo collegamenti detti 'ed2k' ai file medesimi, in talk modo gli utenti registrati su detto sito sono in grado di scambiare tra loro copie integrali o parziali dei file stessi, il tutto con finalità di lucro rappresentato dagli introiti derivanti dalle inserzioni pubblicitarie a pagamento inserite sul sito (cd banner)."

La novità del decreto di sequestro preventivo, rispetto a quanto accaduto in passato, risiede nel fatto che il portale (o meglio il suo titolare che rimane, per il momento ignoto) viene indicato come un concorrente diretto nel reato, nonostante la mera funzione di indicizzazione di siti esterni. Scrive il gip di Brescia: "si configura il fumus di reato in relazione alla fattispecie di cui agli art 110 cp e 171 ter comma II lettra a bis della legge 22 aprile 1941 n 633 (la legge sul diritto d’autore ndr) e, in ogni caso, a quella di cui agli art 110 cp e 171 comma 1 lettera a bis della medesima legge". Come insomma se le opere fossero presenti sul sito stesso e non altrove.

Altra novità di rilievo è l’indicazione di una responsabilità dei provider ai sensi del famigerato decreto Urbani del 2004, che ha introdotto le sanzioni anche penali, in tema di filesharing. Per la prima volta in Italia viene prospettata al provider di accesso (e non a quello su cui risiedono le opere) una sanzione pecuniaria, in caso di inosservanza dell’ordine del giudice, sino a 250 mila euro, salvo conseguenze più gravi (semplicemente accennate nell’ordine inviato ai provider) che si possono intuire e che sembrano prefigurare una possibile responsabilità per favoreggiamento (come del resto accaduto a due provider italiani qualche tempo fa nel caso btjunkie).

Fonte: Il Fatto Quotidiano
Autore: Avv. Fulvio Sarzana

Gdf Cagliari inibisce kickasstorrents.com, sito pirata con 3 mln di visitatori


Operazione 'Last paradise' del Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Cagliari, che ha inibito l'accesso dall'Italia agli internauti sul portale ''www.kickasstorrents.com'', uno dei più grandi supermarket mondiali del falso multimediale, su ordine del pm di Cagliari Giangiacomo Pilia. Gli Italiani non possono più accedere sul portale di scambi frequentato ogni giorno da 3 milioni di utenti, con nove milioni e mezzo di documenti.

Dopo l'operazione 'The pirate bay' nel 2008 e la chiusura di 'btjunkie' nel febbraio scorso, la Gdf di Cagliari ha individuato come target un'ulteriore super piattaforma pirata, virtualmente allocata nelle Filippine e con server sparsi in tutto il mondo. Il colossale sito, forte dei suoi 10 milioni di torrent attivi, riceveva oltre 3 milioni di visite giornaliere da tutto il mondo e l'Italia era il terzo Paese per provenienza di utenti alle spalle solo di India e Usa.

Centinaia di migliaia di italiani, accedendo, anche tramite i più noti motori di ricerca e social network, direttamente ai vari indirizzi IP senza alcun obbligo di registrazione e identificazione dell'utente, usavano regolarmente ogni giorno la super piattaforma digitale pirata per scaricare, in altissima definizione e qualità digitale, musica, film, videogiochi e software, sempre aggiornatissimo anche con le ultime uscite commerciali e in contemporanea con le anteprime cinematografiche.

Kickasstorrents, o ''Kat'', come meglio noto ai web-surfers, ospitava numerosi banner pubblicitari, producendo guadagni per i gestori stimati in oltre 8,5 milioni di dollari all'anno. Il provvedimento della Procura di Cagliari ha confermato la particolare sensibilità e attenzione della Magistratura del capoluogo sardo al settore della tutela del copyright online ed ha visto l'utilizzo dell'ormai collaudato ''ordine di inibizione'' emesso direttamente dal pm quale strumento istruttorio di una evoluta strategia giuridica di contrasto al crimine nel web.


Via: Adnkronos

Truffa Italia-programmi.net, sito oscurato dopo denuncia dal Quirinale


Dopo aver truffato migliaia di italiani, la fantomatica società Estesa Limited, attraverso il sito www.italia-programmi.net, ha provato a incastrare il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Lo scorso 6 febbraio il presidente, in una lettera indirizzata a lui personalmente, si è visto chiedere il pagamento dei 96 euro più 8,5 per spese di recupero crediti, secondo quanto riportato da Il Secolo XIX. Da quest'oggi chiunque dall'Italia, tenti di visitare il sito web di Estesa Limited, non vedrà risolto il nome a dominio ed ogni richiesta di connessione verso il sito web di Italia-programmi cadrà automaticamente nel vuoto.


Ma Napolitano non è la prima vittima illustre, già nel 2011 Antonio Catricalà, allora presidente dell'Antitrust, aveva dichiarato di aver ricevuto la notifica pur non avendo mai avuto accesso al sito. Dopo l'inchiesta della Procura della Repubblica di Roma e la multa da 1,5 milioni di euro inflitta ad Estesa Limited dall'Antitrust, la società ha continuato a minacciare gli utenti italiani paventando l'avvio di azioni legali. Il Garante della concorrenza e del mercato si è occupato la prima volta della vicenda ad agosto 2011, quando ha imposto ad Estesa Limited di modificare la pagina di apertura chiarendo che per accedere ai contenuti del sito bisognava pagare.


Anche il Nucleo speciale frodi telematiche della Guardia di Finanza (Gat) ha ribadito che non bisogna versare alcuna somma a Italia-Programmi.net. La vicenda ricalca il modello fraudolento delle già nota "easy-download.info" ed ha origine nell’offerta via Internet di software gratuito. I cittadini che ricevono lettere di ingiunzione o sollecito non devono eseguire alcun pagamento, ma segnalare alle Forze di Polizia della propria città l'accaduto avendo cura di rappresentare che presso la Procura di Roma su questo episodio criminoso è già attivo il procedimento penale N° 52184/11. Ulteriori informazioni sul sito del Gat www.gat.gdf.it. e dell'Aduc www.aduc.it.