È durata lo spazio di poche ore la convinzione che il governo iraniano avesse rimosso i filtri a Facebook e Twitter, da ieri improvvisamente accessibili per gli internauti nella Repubblica Islamica. Immediata è arrivata la doccia fredda su chi credeva a una nuova apertura in senso democratico del nuovo presidente, il moderato Hassan Rohani eletto lo scorso giugno. L'Iran ha reso accessibili per 24 ore i social network Facebook e Twitter, ma solo come conseguenza di un ''problema tecnico''.
La conoscenza aiuta a rendere liberi e dunque è importante approfondire i diversi aspetti tecnologici, scientifici, culturali e sociali.
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Yahoo: vietato il telelavoro ai dipendenti ma i log possono ingannare
Recentemente il nuovo CEO di Yahoo Marissa Mayer ha vietato il telelavoro da casa per i propri dipendenti e la decisione ha generato molte polemiche. La decisione è stata presa dalla Mayer quando ha dato una semplice occhiata ai log della VPN di Yahoo (come riportato da Business Insider) e i dati non erano confortevoli. Sembra che i dipendenti di Yahoo non si collegassero alla rete aziendale per lavorare da casa e i registri delle VPN possono essere utili per analizzare la produttività dei propri dipendenti, i dati della navigazione online possono essere ancora più incisivi.
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Kaspersky Lab: diminuzione spam continua, siamo tornati a 5 anni fa
Secondo i dati di Kaspersky Lab, la quantità di spam nel traffico e-mail è diminuito costantemente durante tutto il 2012, arrivando ai livelli di cinque anni fa. La media per anno è stata pari al 72,1%, 8,2 punti percentuali in meno rispetto al 2011.
La ragione principale dietro la diminuzione del volume di spam è legata alla diffusione del software du protezione. I filtri anti-spam, anche quelli gratuiti, sono ormai presenti in quasi ogni sistema di posta elettronica.
Inoltre, i provider di posta elettronica hanno introdotto politiche obbligatorie come le firme DKIM (firme digitali che verificano il dominio da cui vengono inviati messaggi di posta elettronica). Un altro fattore che ha fatto abbassare i livelli di spam, è la pubblicità a costi bassi diffusa su piattaforme legali. Con l'emergere del Web 2.0, le opportunità pubblicitarie su Internet sono aumentate a dismisura: banner, annunci presenti sui social network e blog.
| Percentuale di spam nel traffico mail |
Nonostante il calo di spam a livello globale nel traffico di posta elettronica, la percentuale di e-mail con allegati nocivi è scesa solo al 3,4%. Si tratta di una percentuale molto alta, se si considera che questo numero rappresenta solo le e-mail con allegati nocivi e non comprende le mail di spam contenenti link che rimandano a siti Web dannosi. In precedenza poi i criminali informatici inviavano false notifiche da parte di servizi di hosting, social network, servizi di consegna e messaggi da parte di organizzazioni finanziarie e governative.
Nel 2012 hanno ampliato il proprio repertorio, includendo falsi messaggi legati a compagnie aeree, servizi di prenotazione alberghiera e servizi promozionali. Nel 2012 si sono verificati alcuni importanti cambiamenti tra i paesi da cui proviene lo spam. La Cina, che non era nemmeno tra le prime 20 fonti di spam nel 2011, ha preso il primo posto nel 2012, con un dato pari al 19,5% di tutta la posta indesiderata.
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| Fonti di spam per paese |
Lo spam diffuso dagli Stati Uniti è aumentato, passando dal 13,5% al 15,6%, abbastanza da ottenere il secondo posto. L’Asia, invece, rimane la regione leader per la distribuzione di spam. Il maggior numero di rilevazioni e-mail antivirus nel 2012 è stato registrato negli Stati Uniti. La Germania ha guidato la classifica per diversi mesi nel corso del 2012, ma è finita in seconda posizione alla fine dell'anno. Il terzo posto è occupato dal Regno Unito.
La Russia, che era l'obiettivo numero uno nel 2011, è scesa al nono posto nel 2012. Darya Gudkova, Head of Content Analysis & Research Kaspersky Lab: "Nel 2012, la percentuale di spam è diminuita e durante gli ultimi tre mesi del 2012 è rimasta al di sotto del 70%. Questo calo è il risultato di una graduale migrazione dei criminali verso altri mezzi più convenienti in grado di promuovere beni e servizi. Questo però non significa che la battaglia sia vinta. Ci aspettiamo comunque un ulteriore calo dei volumi di spam nel 2013". Il report completo SPAM 2012: http://bit.ly/14hbRen
Lab
Kaspersky Lab è la più grande azienda privata del mondo che produce e commercializza
soluzioni di sicurezza per gli endpoint. L’azienda si posiziona tra i primi quattro vendor al mondo in questo mercato*. Nel corso dei suoi 15 anni di storia, Kaspersky Lab è stata un pioniere nella sicurezza IT, offrendo al mercato soluzioni di sicurezza IT per la protezione di utenti finali, Piccole e Medie Imprese e grandi aziende. Kaspersky Lab opera in 200 paesi e pro 300 milioni di clienti in tutto il mondo. Per ulteriori informazioni: http://www.kaspersky.com/it/
* L’azienda si è posizionata al quarto posto nel Worldwide Endpoint Security Revenue by Vendor, 2011 di IDC. classifica è stata pubblicata nel report IDC Worldwide Endpoint Security 2012 Shares (IDC #235930, July 2012). sicurezza endpoint nel 2011.
* L’azienda si è posizionata al quarto posto nel Worldwide Endpoint Security Revenue by Vendor, 2011 di IDC. classifica è stata pubblicata nel report IDC Worldwide Endpoint Security 2012 Shares (IDC #235930, July 2012). sicurezza endpoint nel 2011.
Fonte: Kaspersky
Corte di Giustizia Ue vieta filtri antipirateria sui contenuti Internet
Non si possono imporre filtri al web per impedire agli utenti di scaricare file pirata, perché questa pratica è contraria al diritto comunitario. La Corte di Giustizia Europea ha stabilito, con una sentenza emessa oggi a Lussemburgo, che i fornitori di accesso ad Internet (Internet Provider) non possono filtrare o bloccare le comunicazioni elettroniche fra gli utenti, neanche quando questo è loro richiesto dai gestori o detentori dei diritti d'autore per prevenire attività di pirateria elettronica, e in particolare il 'downloading' e la condivisione ('file sharing') non autorizzati di contenuti protetti da copyright intellettuale.
La causa è scaturita da una controversia, in Belgio, tra Scarlet Extended Sa, un fornitore di accesso a Internet, e Sabam, una società di gestione (una sorta di Siae belga) incaricata di autorizzare l'utilizzo da parte di terzi delle opere musicali protette da copyright a vantaggio di autori, compositori ed editori. Nel 2004 la Sabam aveva scoperto che alcuni utenti di Internet abbonati a Scarlet scaricavano da Internet, senza autorizzazione e senza pagarne i diritti, opere contenute nel suo catalogo, utilizzando reti 'peer-to-peer' per la condivisione dei contenuti scaricati, e si era rivolta al tribunale per far cessare questa pratica.
In un primo tempo, il giudice belga aveva ordinato a Scarlet di far cessare queste violazioni del diritto d'autore, rendendo impossibile ai suoi clienti qualsiasi forma di invio o di ricezione mediante un programma 'peer to peer' di file che contenessero un'opera musicale appartenente al repertorio della stessa Sabam. Ma oggi, rispondendo a una richiesta della Corte d'appello di Bruxelles, a cui si era successivamente rivolta Scarlet contestando l'ingiunzione, la Corte europea ha ricordato che le norme nazionali miranti a far rispettare il diritto d'autore devono essere compatibili con la direttiva Ue sul commercio elettronico.
E ha stabilito che, secondo la direttiva, non si possono obbligare i fornitori di accesso a Internet a predisporre una sorveglianza generalizzata sulle informazioni trasmesse dai clienti sulla propria rete. La sentenza, che si applica a tutto il territorio dell'Ue, dà ragione alle associazioni dei consumatori, ai difensori della libertà sulla rete e alle società che forniscono accesso a Internet, a partire dalle compagnie di telecomunicazioni, e rappresenta invece un duro colpo per le società di gestione dei diritti d'autore, per i produttori di film, musica e software e in generale per gli interessi economici dell'industria culturale. Link: http://curia.europa.eu/jcms/upload/docs/application/pdf/2011-11/cp110126en.pdf
Fonte: TM News
Google aggira la censura di Pechino e reindirizza ad altra home page
La più grande e potente società Internet al mondo, sebbene voglia mantenere un piede nella Cina conteninentale, sta di fatto voltando le spalle al mercato in più rapida crescita al mondo, che conta già circa 400 milioni di utenti. Ma la realtà oggi è questa: gli utenti di Google.cn stanno già venendo reindirizzati su Google.com.hk.
La decisione di Google di chiudere il suo motore di ricerca Internet in Cina e di spostare le operazioni a Hong Kong è uno schiaffo a Pechino e alle sue politiche di censura. Ma per il colosso di Mountainview si tratta anche di un rischio, e Google deve prepararsi a subire ritorsioni. Secondo alcuni analisti Pechino potrebbe adottare ritorsioni, come per esempio utilizzare filtri per bloccare l’accesso al motore di ricerca con base a Hong Kong. Da Hong Kong Google smetterà di censurare i risultati delle ricerche su Internet degli utenti cinesi.
«Decidere come tenere fede alla nostra promessa e smettere di censurare le nostre ricerche su Google.cn è stato difficile», ha spiegato David Drummond, il direttore legale di Google in un blog della società, «Vogliamo che il maggior numero possibile di persone al mondo abbia accesso ai nostri servizi, compresi gli utenti cinesi, ma il governo cinese è stato molto chiaro durante le nostre trattative sul fatto che l’autocensura è un requisito legale non negoziabile».
Ora comunque, nonostante l’approccio soft di oggi, l’unica strada, secondo gli analisti, sembra veramente quella dell’uscita dal mercato cinese: «È un modo diplomatico per lasciare la Cina - ha detto Clayton Moran della Benchmark Company - d’altro canto le perdite non saranno eccessive, più o meno solo l’1% dell’intero fatturato».
Fonte: La Stampa
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