Ben 116 aziende ispezionate in tutt’Italia, oltre 1.200 software e 400 tra PC e hard-disk illecitamente utilizzati finiti sotto sequestro, 71 responsabili aziendali denunciati a piede libero per violazione della normativa sul diritto d’autore. Si è svolta nei giorni scorsi l’operazione denominata “Underli©ensing 2”, condotta dalla Guardia di Finanza, che, con il coordinamento del Nucleo Speciale Tutela Proprietà Intellettuale, ha visto impegnati i Finanzieri dei vari Comandi Provinciali nell’esecuzione di 116 ispezioni presso le sedi di altrettante società dislocate sull’intero territorio nazionale ed operanti prevalentemente nel settore della progettazione industriale ed edile.
La conoscenza aiuta a rendere liberi e dunque è importante approfondire i diversi aspetti tecnologici, scientifici, culturali e sociali.
Visualizzazione post con etichetta Proprietà intellettuale. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Proprietà intellettuale. Mostra tutti i post
Pirateria: operazione Underli©ensing, multe ad aziende per 4 milioni
Ben 116 aziende ispezionate in tutt’Italia, oltre 1.200 software e 400 tra PC e hard-disk illecitamente utilizzati finiti sotto sequestro, 71 responsabili aziendali denunciati a piede libero per violazione della normativa sul diritto d’autore. Si è svolta nei giorni scorsi l’operazione denominata “Underli©ensing 2”, condotta dalla Guardia di Finanza, che, con il coordinamento del Nucleo Speciale Tutela Proprietà Intellettuale, ha visto impegnati i Finanzieri dei vari Comandi Provinciali nell’esecuzione di 116 ispezioni presso le sedi di altrettante società dislocate sull’intero territorio nazionale ed operanti prevalentemente nel settore della progettazione industriale ed edile.
Azione legale di Belstaff chiude centinaia di siti web con prodotti falsi
La sentenza statunitense riconosce al brand fashion di lusso più di 42 milioni di dollari di danni. MarkMonitor®, azienda specializzata nella protezione del brand e parte della divisione Intellectual Property & Science di Thomson Reuters, oggi annuncia che uno dei suoi clienti di alto profilo, il brand fashion di lusso Belstaff, ha vinto la battaglia legale in corso contro i contraffattori online. A seguito della causa civile discussa nei tribunali americani, i giudici hanno imposto ai falsari un risarcimento di più di 42 milioni di dollari di danni che farà da precedente per i casi di contraffazione, riportando un numero senza precedenti di siti web illegali, 676 in totale, ceduti a Belstaff.
Etichette:
Abbigliamento,
Belstaff,
Brand,
Brand fashion,
Cause civili,
Contraffazione,
Domini,
eCommerce,
Esteri,
MarkMonitor,
Moda,
Online Store,
Proprietà intellettuale,
Sentenze,
Siti Web,
Tribunali
Finanza, false griffe vendute online: oscurati 410 siti di e-commerce
Le Fiamme Gialle hanno sequestrato, nel corso dell'operazione denominata "Stop falso on line", centinaia siti di e-commerce che vendevano prodotti falsi di noti marchi internazionali. Prosegue l'azione di contrasto agli illeciti economico-finanziari sul web da parte del Comando Unità Speciali della Guardia di Finanza, che ha sequestrato/oscurato ben 410 siti dediti alla vendita di prodotti contraffatti ai danni dei più importanti "marchi" internazionali, sulla base di appositi decreti di sequestro preventivo emessi dall'Ufficio del Giudice per le indagini preliminari del locale Tribunale, sulla base di una richiesta formulata dalla Procura della Repubblica di Roma.
McAfee amplia protezione minacce nella Security Connected platform
McAfee di recente ha annunciato l'ampliamento di McAfee Comprehensive Threat Protection che adesso include nuove funzionalità in grado di rilevare, bloccare e porre rimedio alle minacce avanzate più velocemente per sconfiggere gli attacchi che utilizzano tecniche di evasione avanzate. La soluzione, che rientra nella strategia McAfee Security Connected è in grado di collegare saldamente e condividere l'intelligence delle minacce con i flussi di lavoro attraverso endpoint, rete e cloud.
Samsung e Google stipulano accordo di decennale licenza su brevetti
Inutile litigare, mettiamoci d'accordo e concentriamoci sul nostro "pane", l'innovazione. È quanto devono essersi detti Google e Samsung alla firma dell'accordo che li metterà al riparo da qualsiasi ipotesi di contenzioso sui rispettivi brevetti. E, soprattutto, da costose spese legali: le cosiddette "patent wars", le battaglie in tribunale su presunti furti di proprietà intellettuale, sono la norma nel settore hi-tech.
Basti pensare allo scontro tra i sudcoreani e l’americana Apple: su questo fronte è ancora guerra aperta, mentre Samsung, oltre all’accordo con Google, ha annunciato di aver sotterrato l’ascia di guerra brevettuale anche con Ericsson. Mountain View e la società sud coreana hanno siglato un accordo globale - riporta il Financial Times - per i brevetti che si spinge al di là dei soli dispositivi mobili e include un’ampia gamma di tecnologie e aree di business.
L'accordo riguarda brevetti relativi a Gsm, Umts, Lte e standard per network e handset. "Siamo lieti di aver raggiunto un accordo reciprocamente equo e ragionevole con Samsung. Abbiamo visto sempre il contenzioso come ultima risorsa", ha detto Kasim Alfalahi, chief intellectual property officer di Ericsson. "Questo accordo ci permette di continuare a concentrarci sul portare nuova tecnologia al mercato globale e fornire un incentivo per altri innovatori di condividere le proprie idee".
L'accordo riguarda brevetti relativi a Gsm, Umts, Lte e standard per network e handset. "Siamo lieti di aver raggiunto un accordo reciprocamente equo e ragionevole con Samsung. Abbiamo visto sempre il contenzioso come ultima risorsa", ha detto Kasim Alfalahi, chief intellectual property officer di Ericsson. "Questo accordo ci permette di continuare a concentrarci sul portare nuova tecnologia al mercato globale e fornire un incentivo per altri innovatori di condividere le proprie idee".
L’intesa tra Google e Samsung, di cui non sono stati diffusi i termini finanziari, copre brevetti che sono stati già registrati ma anche quelli nuovi che saranno registrati nei prossimi 10 anni. Secondo Samsung, apre anche a maggior collaborazione su ricerca e sviluppo tra le due compagnie. "Lavorando insieme ad accordi come questi le società possono ridurre il potenziale di contenzioso e concentrarsi sull’innovazione", afferma Allen Lo, deputy general counsel for patents di Google.
"Google e Samsung stanno mostrando al resto dell’industria che c’è più da guadagnare dal cooperare che nell’impegnarsi in dispute sui brevetti non necessarie", mette in evidenza Seungho Ahn di Samsung. Nel 2010 Samsung ha stretto un accordo simile con Intellectual Ventures: "In Intellectual Ventures, abbiamo l'esperienza per soddisfare le complesse esigenze IP di aziende come Samsung ", aveva detto Adriane Brown, presidente e COO di Intellectual Ventures.
Nel 2011 Samsung ha siglato un agreement con Microsoft: "Samsung e Microsoft vedono l'opportunità di crescita in Windows Phone e stiamo investendo per farne una realtà", aveva dichiarato Andy Lees, presidente della Windows Phone Division. Il nuovo accordo rafforzerà le posizioni di Samsung e di Google contro le accuse di violazioni, in particolare di Apple, coinvolta in aspre battaglie su brevetti multinazionali del valore di milioni di dollari contro Samsung .
Nel 2011 Samsung ha siglato un agreement con Microsoft: "Samsung e Microsoft vedono l'opportunità di crescita in Windows Phone e stiamo investendo per farne una realtà", aveva dichiarato Andy Lees, presidente della Windows Phone Division. Il nuovo accordo rafforzerà le posizioni di Samsung e di Google contro le accuse di violazioni, in particolare di Apple, coinvolta in aspre battaglie su brevetti multinazionali del valore di milioni di dollari contro Samsung .
Google brevetta il Policy Violation Checker, spiare email e documenti
Google ha riferito di aver depositato un brevetto di uno strumento che rileverà frasi potenzialmente problematiche, o parole di corrispondenza elettronica, che a sua volta, aiuteranno le aziende o individui ad evitare cause legali. Come un correttore ortografico che individua le parole errate e offre grafia alternativa dal database esistente, lo strumento, chiamato "Policy Violation Checker", offrirà anche parole o frasi alternative che sono "meno rischiose" da un database creato dall'utente secondo la politica aziendale.
Secondo un rapporto di Huffington Post, il nuovo strumento di Google non rileva solo frasi potenzialmente problematiche, ma anche informa terzi riguardo la violazione delle politiche nel particolare documento. Questa tecnologia sarà applicabile alla corrispondenza elettronica tra cui e-mail, documenti Word, fogli di calcolo, presentazioni, ecc. e può essere personalizzata per essere eseguita su qualsiasi tipo di dispositivo di elaborazione, come un computer, set-top box, telefono cellulare o altro tipo di dispositivo di elaborazione.
Secondo il rapporto, una "parola o frase problematica" possono indicare alcune parole o frasi dal database di Google, che possono potenzialmente violare i protocolli della società. Questo software potrebbe essere impiegato anche per combattere fenomeni come il cyberspionaggio, la violazione della proprietà intellettuale, la fuga di informazioni classificate e la tutela dell'immagine aziendale. Il brevetto "Policy Violation Checker" è stato regolarmente depositato lo scorso 2 maggio negli Stati Uniti ed è liberamente consultabile alla pagina http://goo.gl/zmJ9d.
Il software potrebbe essere applicato al di là della posta elettronica per includere qualsiasi documento elettronico. La tecnologia ha destato in alcuni motivo di preoccupazione per la privacy. Per smorzare le polemiche, il portavoce di Google Matt Kallman ha comunicato con una mail che anche se il brevetto dovesse essere approvato non è detto che l'azienda potrebbe produrre un software da lanciare sul mercato: "La nostra idea è facilitare i processi aziendali - ha detto Kallman - alcuni progetti presentati come brevetti sono diventati realtà, altri no e quindi non è detto che questo venga realmente realizzato".
Via: Huffington Post
Mediaset, sequestrati 10 siti pirata: trasmettevano partite in streaming
Dieci siti 'pirata' che trasmettevano le partite di serie A e di Champions League in diretta streaming sono stati sequestrati. Lo ha deciso il gip di Milano, Andrea Ghinetti, su richiesta del pm Tiziana Siciliano, dopo una denuncia di Mediaset. ''Malgrado le partite di calcio non siano da considerarsi 'opera intellettuale' - scrive il gip - le videoriprese di tali eventi (...) allorquando si caratterizzano per uno specifico apporto di tipo tecnico e creativo, possono rientrare tra le opere tutelate''.
Lo scorso novembre, il Tribunale di Milano aveva disposto il sequestro preventivo del sito Avaxhome, una sorta di 'edicola digitale pirata'. Applicato in quel caso il reato di ricettazione perché, secondo l’accusa, con i banner pubblicitari il sito faceva profitti. In particolare, la Polizia Postale, su ordine del gip, ha effettuato il sequestro preventivo di dieci domini web: www.webcaston.com, www.freedocast.com, www.veemi.com, www.limev.com, www.mips.tv, www.hqeast.tv, www.dinozap.tv, www.hdeaster.net, www.ilive.to e www.LiveScoreHunter.tv.
Di diverso avviso rispetto al gip l'avvocato Fulvio Sarzana, legale dell'Associazione italiana provider, che afferma: ''Gli incontri sportivi non possono essere considerati creazioni intellettuali qualificabili come opere ai sensi della direttiva sul diritto d'autore. Ciò vale - ha aggiunto il legale - in particolare per gli incontri di calcio, i quali sono disciplinati dalle regole del gioco, che non lasciano margine per la libertà creativa ai sensi del diritto d'autore''. E' peraltro pacifico, prosegue l'avvocato, ''che il diritto dell'Unione non li tuteli ad alcun altro titolo nell'ambito della proprietà intellettuale''.
Di diverso avviso rispetto al gip l'avvocato Fulvio Sarzana, legale dell'Associazione italiana provider, che afferma: ''Gli incontri sportivi non possono essere considerati creazioni intellettuali qualificabili come opere ai sensi della direttiva sul diritto d'autore. Ciò vale - ha aggiunto il legale - in particolare per gli incontri di calcio, i quali sono disciplinati dalle regole del gioco, che non lasciano margine per la libertà creativa ai sensi del diritto d'autore''. E' peraltro pacifico, prosegue l'avvocato, ''che il diritto dell'Unione non li tuteli ad alcun altro titolo nell'ambito della proprietà intellettuale''.
Il gip nel decreto spiega invece che ''dalla denuncia presentata emerge che oggetto di abusiva immissione e trasmissione attraverso la rete internet sono alcuni programmi televisivi prodotti da Rti (società del gruppo Mediaset), partite del campionato di calcio di Serie A per la stagione 2011/12, nonchè incontri di Champions League ed Europa League per le stagioni 2010/2011 e 2011/12, trasmissioni televisive ed eventi calcistici che Rti mette in onda attraverso le emittenti nazionali o sulla piattaforma pay-tv 'Mediaset Premium'".
"I siti 'pirata' in modalità streaming - prosegue il gip - mettevano a disposizione le immagini relative agli incontri calcistici in tempo reale, in maniera pressochè affine alla tradizionale trasmissione televisiva in diretta''. Secondo il giudice, dunque, ''le videoriprese'' delle partite di calcio e i programmi tv sul calcio ''possono rientrare tra le opere tutelate'' dalla legge sul diritto d'autore e quindi ''i programmi e gli eventi calcistici vengono abusivamente diffusi e pubblicati su internet'' e forniti gratuitamente agli utenti da siti 'pirata' che, sottolinea il gip, sono difficili da contrastare, perchè ''sono spesso collocati all'estero e modificano frequentemente indirizzi e denominazioni''.
Fonte: TG Com
Via: Fulvio Sarazana
Foto dal Web
Etichette:
Avvocati,
Calcio,
Champions League,
Copyright,
Denunce,
Dirette live,
Gip,
Mediaset,
Pirateria,
Polizia Postale,
Proprietà intellettuale,
Siti oscurati,
Siti Web,
Sport,
Streaming
Amazon batte Apple in tribunale: termine App Store non è ingannevole
Amazon batte Apple in tribunale: il giudice della corte distrettuale di San Francisco, Phyllis Hamilton, ha infatti archiviato le accuse di pubblicità sleale avanzate di Cupertino nei confronti di Amazon per l'uso del termine "App Store" per il software dei dispositivi Android. La sentenza di primo grado è un precedente che potrebbe mettere a rischio la proprietà intellettuale di tale termine.
Apple: dopo risarcimento 1 mld chiesto stop vendite a 8 device Samsung
Dopo la storica vittoria in cui la corte di San Jose, in California, ha riconosciuto a Cupertino un maxi-risarcimento da oltre un miliardo di dollari da Samsung per violazione dei brevetti, l'azienda fondata da Steve Jobs ha chiesto lo stop alle vendite negli Stati Uniti di 8 dei 28 tra telefonini e tablet oggetto della vertenza della casa sudcoreana [PDF]. Il rimborso a cui è stata condannata Samsung ricordiamo che è molto inferiore a quello chiesto da Apple (2,5 miliardi di dollari).
Il Parlamento europeo non ratifica Acta, controverso trattato antipirateria
Il Trattato anti contraffazione ACTA (Anti-Counterfeiting Trade Agreement) è stato respinto mercoledì dal Parlamento europeo e pertanto, per quanto riguarda l'Unione europea, non sarà legge. È stata la prima volta che il Parlamento ha esercitato le sue nuove competenze in materia di trattati commerciali internazionali. 478 deputati hanno votato contro ACTA, 39 a favore e 165 si sono astenuti.
Sono molto felice che il Parlamento abbia deciso di seguire la mia raccomandazione di respingere ACTA", ha affermato il relatore David Martin (S&D, UK) dopo il voto, ribadendo le sue preoccupazioni su un trattato troppo vago e aperto a interpretazioni erronee. Tuttavia, ha aggiunto il relatore, l'UE deve trovare vie alternative per proteggere la proprietà intellettuale "Sosterrò sempre le libertà civili rispetto alla protezione del diritto di proprietà intellettuale ", ha aggiunto.
Christofer Fjellner (PPE, SE), fra i sostenitori principali di ACTA in seno al PPE, ha chiesto, prima della votazione in plenaria, di rinviare il voto in attesa del giudizio della Corte di giustizia europea sulla compatibilità del trattato col diritto comunitario. Il Parlamento ha respinto la richiesta e una forte minoranza si è alla fine astenuta sul voto sul consenso al trattato.
Durante la discussione su ACTA, il Parlamento è stato oggetto di una pressione diretta e senza precedenti da parte di migliaia di cittadini europei che hanno chiesto la bocciatura le testo, con manifestazioni per strada, e-mail ai deputati e telefonate ai loro uffici. Il Parlamento ha anche ricevuto una petizione firmata da 2,8 milioni di cittadini di tutto il mondo che chiedeva la stessa cosa.
L'accordo ACTA, che è stato negoziato tra Ue, Stati Uniti, Australia, Canada, Giappone, Messico, Marocco, Nuova Zelanda, Singapore, Corea del Sud e Svizzera, è stato concepito per rafforzare l’applicazione dei diritti di proprietà intellettuale. Il voto di mercoledì significa che né l'UE né i suoi Stati membri potranno far parte dell'accordo.
Fonte: Europarlamento
Corte di Giustizia Ue vieta filtri antipirateria sui contenuti Internet
Non si possono imporre filtri al web per impedire agli utenti di scaricare file pirata, perché questa pratica è contraria al diritto comunitario. La Corte di Giustizia Europea ha stabilito, con una sentenza emessa oggi a Lussemburgo, che i fornitori di accesso ad Internet (Internet Provider) non possono filtrare o bloccare le comunicazioni elettroniche fra gli utenti, neanche quando questo è loro richiesto dai gestori o detentori dei diritti d'autore per prevenire attività di pirateria elettronica, e in particolare il 'downloading' e la condivisione ('file sharing') non autorizzati di contenuti protetti da copyright intellettuale.
La causa è scaturita da una controversia, in Belgio, tra Scarlet Extended Sa, un fornitore di accesso a Internet, e Sabam, una società di gestione (una sorta di Siae belga) incaricata di autorizzare l'utilizzo da parte di terzi delle opere musicali protette da copyright a vantaggio di autori, compositori ed editori. Nel 2004 la Sabam aveva scoperto che alcuni utenti di Internet abbonati a Scarlet scaricavano da Internet, senza autorizzazione e senza pagarne i diritti, opere contenute nel suo catalogo, utilizzando reti 'peer-to-peer' per la condivisione dei contenuti scaricati, e si era rivolta al tribunale per far cessare questa pratica.
In un primo tempo, il giudice belga aveva ordinato a Scarlet di far cessare queste violazioni del diritto d'autore, rendendo impossibile ai suoi clienti qualsiasi forma di invio o di ricezione mediante un programma 'peer to peer' di file che contenessero un'opera musicale appartenente al repertorio della stessa Sabam. Ma oggi, rispondendo a una richiesta della Corte d'appello di Bruxelles, a cui si era successivamente rivolta Scarlet contestando l'ingiunzione, la Corte europea ha ricordato che le norme nazionali miranti a far rispettare il diritto d'autore devono essere compatibili con la direttiva Ue sul commercio elettronico.
E ha stabilito che, secondo la direttiva, non si possono obbligare i fornitori di accesso a Internet a predisporre una sorveglianza generalizzata sulle informazioni trasmesse dai clienti sulla propria rete. La sentenza, che si applica a tutto il territorio dell'Ue, dà ragione alle associazioni dei consumatori, ai difensori della libertà sulla rete e alle società che forniscono accesso a Internet, a partire dalle compagnie di telecomunicazioni, e rappresenta invece un duro colpo per le società di gestione dei diritti d'autore, per i produttori di film, musica e software e in generale per gli interessi economici dell'industria culturale. Link: http://curia.europa.eu/jcms/upload/docs/application/pdf/2011-11/cp110126en.pdf
Fonte: TM News
Per BSA importante passo AGCOM nella tutela proprietà intellettuale
Business Software Alliance (BSA) esprime il proprio plauso per l’approvazione del Regolamento AGCOM in attuazione della Delibera 'Copyright nelle Reti' e auspica che esso possa evolvere presto, attraverso l’ulteriore confronto che l’Authority intende riprendere fra tutti gli stakeholder, in una direzione ancor più incisiva, in modo da dotare il nostro Paese di quel modello di enforcement contro la pirateria online, che, ha già riscontrato interesse sia nell’U.E. sia negli Stati Uniti.
Infatti, il Governo USA sta guardando con particolare attenzione questo lavoro perché potrebbe divenire un modello a livello mondiale e contribuirebbe a far uscire l'Italia dalla Watch List Special 301 dei Paesi ad alto tasso di pirateria/contraffazione. "Siamo per la costruzione di una rete libera ma sicura. Ma web libero non può significare far west", è il commento di Matteo Mille, Presidente di BSA Italia.
“Su questo binario si è mossa l'Autorità per porre un freno a fenomeni di pirateria dilaganti su internet, nel rispetto dei diritti degli utenti e della privacy”. Tre i punti chiave del provvedimento appena approvato, in linea con la direttiva europea sul commercio elettronico (Dlgs 70/2003 - art. 14-17) e con l’ordinamento interno in materia di competenze dell’AGCOM, spiega l'Adnkronos.
"L'Autorità ha svolto un prezioso lavoro, avviando un confronto pubblico secondo modelli inclusivi e partecipativi, per contemperare tutte le posizioni espresse nel corso dell’animato dibattito sul provvedimento”, continua Mille. “Tutti noi desideriamo che la norma soddisfi il più possibile tutte le parti coinvolte e siamo pronti a collaborare con l’Autorità per rendere la norma ancora più efficace su alcuni aspetti, come ad esempio le tempistiche, sul versante dei siti web internazionali e delle responsabilità degli ISP”.
Oracle chiede 2,6 miliardi dollari di danni in causa contro Google
Oracle ha chiesto 2,6 miliardi di dollari di danni a Google nella causa, cominciata lo scorso agosto, in cui la società di Redwood Shores ha accusato il motore di ricerca di aver violato i brevetti di Oracle su Java che Google ha utilizzato per sviluppare Android. La nuova cifra segna un netto rialzo rispetto alle richieste precedenti che, secondo i documenti depositati in tribunali, si aggiravano tra i 900 milioni e gli 1,4 miliardi di dollari.
Oracle ha inoltre richiesto il 15% del fatturato che Google ha realizzato attraverso la vendita di pubblicità trasmessa con il sistema operativo Android. "Google ha più volte rifiutato le condizioni di utilizzo del linguaggio Java stabilite dalla lincenza e ha infine scelto deliberatamente di violare la proprietà intellettuale di Oracle e di lanciare sul mercato la piattaforma Android basata sul linguaggio Java", ha detto Google nei documenti depositati in tribunale.
Una portavoce di Google aveva commentato in precedenza che "il metodo di Oracle per il computo dei danni si basa su errori di natura legale e le loro stime sono gonfiate esageratamente". Nel caso in cui Google dovesse essere ritenuto colpevole, la cifra verrebbe poi divisa in due parti.
Oracle vorrebbe un miliardo o un miliardo e mezzo di dollari in contanti, mentre il restante confluirebbe come percentuale dei ricavi provenienti dall'advertising nel mondo Android. Toccherà ora ai giudici stabilire l'eventuale colpevolezza del colosso di Mountain View. Android è utilizzato in più di 310 prodotti e detiene la maggiore quota di mercato nel settore smarthphone.
Pirateria, Microsoft: in Italia tasso al 49%, Trentino regione più virtuosa
Il tasso di pirateria di software in Italia è pari al 49%, 16 punti percentuali sopra la media europea, che è del 33%. Secondo gli esperti, se si riducesse il tasso del 10% in 4 anni, arrivando al 39%, avremmo 3,6 miliardi di euro in piu' a disposizione, con circa 7 mila nuovi posti di lavoro. A tracciare il quadro della situazione è Matteo Mille, direttore divisione software originale di Microsoft Italia, in occasione di una conferenza stampa organizzata in collaborazione con il consolato degli Stati Uniti a Milano.
L'Italia da anni è nella lista nera dei paesi tenuti sotto controllo per il livello di pirateria, la cosiddetta Watch list, redatta dalla Us Trade Representative, l'ente del governo statunitense responsabile del commercio. Quest'anno la Ust ha annunciato che svolgera' delle analisi aggiuntive. "L'esame sarà a settembre - spiega Sonia Tarantolo, viceconsole degli Stati Uniti per gli affari politici ed economici - e verrà riconosciuto il progresso fatto dal paese in questi anni". Peggio dell'Italia in Europa c'e' solo la Grecia, con un tasso di pirateria di software del 58%. Le piu' virtuose sono Svezia, 25% e Regno Unito, 27%. Nella parte bassa della classifica, stilata da Bsa (Business Software Alliance) ci sono Spagna, con un tasso del 43% e Portogallo con il 40%.
"E' - spiega Mille - un problema di cultura e di frammentazione del mercato, che contraddistingue i paesi latini". Studi recenti hanno calcolato che alla mancanza di tutela della proprietà intellettuale corrisponde spesso una ridotta competitivita' del paese. Di conseguenza i 20 stati in cui c'e' una tutela forte sono anche i primi 27 per competitivita' nel mercato. Quanto alle singole regioni, il tasso di pirateria riscontrato dagli addetti Microsoft in Lombardia è dell’8%, a fronte del 16,6% del Piemonte, del 15% dell’Emilia Romagna e al 13% del Veneto. Più virtuosa della Lombardia è il Trentino Alto Adige, con una media del 2%.
Iscriviti a:
Post (Atom)












