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Partner Data e CoSoSys: principali timori su sicurezza dati aziendali


Partner Data, leader nel mercato della sicurezza informatica, protezione del software, sistemi di identificazione e programmi di fidelizzazione, e CoSoSys, con cui Partner Data ha siglato un accordo di collaborazione a gennaio 2015, spiegano i maggiori timori per le aziende relativamente alla sicurezza dei dati nel 2016. Secondo una ricerca condotta da CoSoSys, una delle maggiori preoccupazioni è costituita dal Cloud, il cui mercato si ritiene crescerà dai 18.87 miliardi di dollari del 2015 ai 65.41 miliardi nel 2020. Le statistiche relative a servizi Cloud di computing mostrano che queste aree costituiscono le maggiori preoccupazioni per la sicurezza dei dati aziendali.

Dropbox cambia termini di servizio e aggiorna le regole sulla privacy


Dropbox, il servizio cloud di proprietà di Google, sta informando i clienti che sta cambiando le sue norme sulla privacy  i suoi termini di servizio per la gestione dei reclami legali promossi contro il suo cloud storage e il servizio di file-sharing. I nuovi termini sembrano progettati per impedire agli utenti di depositare azioni legali collettive e invece richiedere un arbitrato vincolante attraverso l'American Arbitration Association (AAA). Dropbox ha detto che l'arbitrato è "un modo più veloce e più efficiente" per risolvere le controversie legali.

"Abbiamo fatto un sacco di modifiche a Dropbox dall'ultima volta che abbiamo aggiornato i nostri Termini di servizio, Privacy Policy, e Dropbox on-line per gli accordi aziendali. Così oggi, stiamo iniziando a far conoscere agli utenti di posta elettronica alcuni aggiornamenti a queste politiche. Gli aggiornamenti saranno efficaci dal 24 marzo 2014. Sappiamo che questi tipi di aggiornamenti sono davvero importanti per voi, e vogliamo aiutarvi a capire", scrive Ramsey Homsany General Counsel di Dropbox, in un post sul blog ufficiale. 

"Abbiamo aggiunto - scrive ancora Homsany - una sezione sull'arbitrato ai nostri Termini di servizio aggiornati. L'arbitrato è un modo rapido ed efficace per risolvere le controversie e offre un'alternativa a opzioni come i tribunali statali o federali in cui il processo può richiedere mesi o addirittura anni. Se non desideri accettare il ricorso all'arbitrato, puoi rifiutare la clausola in questione compilando un modulo online nei 30 giorni successivi all'entrata in vigore dei Termini. Il modulo e altri dettagli sono disponibili sul nostro blog". 

"Ci preoccupiamo - aggiunge Homsany - di avere condizioni generali di servizio che siano leggibili, dare la giusta quantità di contesto, e di evitare inutile legalese, quindi abbiamo aggiornato la nostra lingua per adattarsi meglio alle autorizzazioni che ci date con le caratteristiche che si usano", si legge ancora. Ad esempio, con la fornitura delle anteprime dei documenti, i nostri sistemi automatici devono avere il permesso di accedere ed eseguire la scansione delle anteprime di quel materiale, così spieghiamo questo nei nuovi termini".

Per quanto riguarda le norme sulla privacy, invece, Dropbox ha aggiunto una sezione alle sue norme sulla privacy che tratta i sui Principi relativi alle richieste ufficiali di dati recentemente pubblicati. Ha anche chiarito meglio le modalità in cui i suoi servizi utilizzano le informazioni degli utenti. Ad esempio, spiega che quando viene fornito l'accesso ai propri contatti, vengono archiviati in modo che solo l'utente possa svolgere più agevolmente attività come la condivisione di file, indipendentemente dal dispositivo che si sta utilizzando. 

Dropbox ha aggiunto una sezione che spiega i suoi Principi di richiesta dati del governo recentemente lanciati, che descrivono il suo "impegno a proteggere la privacy quando si maneggiano le richieste del governo". La società ha anche aggiornato i suoi termini di servizio e le norme sulla privacy per "renderli più chiari e riflettere l'ampliamento dell'elenco di funzionalità" per i suoi clienti Dropbox for Business. Infine, Dropbox sta completando la transizione agli stessi termini di servizio e privacy policy applicata a Mailbox, l'applicazione comprata un anno fa da Google. 


Via: Dropbox

Anonymous boicotta Kim Dotcom, vulnerabilità XSS nel servizio MEGA


Il recente servizio Mega presentato nel fine settimana da Kim Dotcom, ha causato molte polemiche. Il sito non funziona correttamente, sono stati identificati alcuni problemi di sicurezza e, anche gli hacker Anonymous hanno voltato le spalle ad esso, chiamando Kim Dotcom una spia. Un anno fa, quando le autorità degli Stati Uniti hanno messo giù Megaupload, il movimento Anonymous è stato il primo a protestare.

MEGA: online nuovo Megaupload di Kim Dotcom, 50GB di storage free


Kim Schmitz, in arte Kim Dotcom, ha lanciato il nuovo servizio di cloud storage: "MEGA". Già annunciato più volte, Kim Dotcom torna nel mondo del file sharing con il servizio successore di Megaupload, che verrà lanciato ufficialmente domani 20 gennaio in coincidenza con il primo anniversario del raid che ha visto il magnate di Internet, trascorrere un breve periodo in prigione. Come scrive Techeconomy, su Kim Schimtz pendono diversi capi d’accusa per violazione del copyright, racket e riciclaggio di denaro relativi al sito Megaupload. 

Il magnate, attualmente libero su cauzione e trasferitosi in Nuova Zelanda, è in attesa dell’udienza per l’estradizione negli Stati Uniti e si dichiara innocente per tutte le accuse che lo vedrebbero scontare 20 anni di reclusione. Dalla sua nuova villa in Nuova Zelanda, però, Dotcom non sembra essere troppo preoccupato. Lo dimostra l’evento organizzato per il lancio del nuovo servizio Mega che ha promosso con entusiasmo tramite Twitter dicendo nelle scorse settimane “Penso che sarete molto felice con il nuovo # Mega. È come un viaggio nel tempo. Vi porteremo verso il futuro”. 



A collaborare con  il sito Mega, la Newzelandese Instra Corporation, che fornisce supporto tecnico e aiuto con le operazioni giornaliere. Brian Clarkson, CEO della Instra Corp. Ha dichiarato: “Il nuovo Mega promette una rivoluzione nel rispetto della privacy on-line, creando un servizio di cloud storage sicuro per tutti gli utenti Internet del mondo”. Il nuovo sito funzionerà fondamentalmente come il già conosciuto Megaupload e saranno gli utenti a caricare file che potranno essere poi condivisi e scaricati. 

L’escamotage attuato da Dotcom per evitare responsabilità legali sarà, questa volta, criptare i file caricati con un algoritmo sicuro e impenetrabile. La chiave per leggere i contenuti non la conoscerà nessuno eccetto l’utente che carica il file, che deciderà come, quando e con chi condividerla. In questo modo il magnate di Internet non potrà più essere accusato di ospitare sul suo sito contenuti illegali e, nel caso di blitz, nessun file andrà perduto, poichè accessibile solo con la chiave d’accesso dell’utente proprietario.



La versione free di Mega offre 50GB di spazio, con un sistema di cartelle per i file, una casella per i messaggi e una rubrica dove inserire i propri contatti. Ci sono tre diverse possibilità di sottoscrizione a pagamento: quella da 9,99€ al mese con 500GB di spazio e 1TB di banda, quella da 19,99€ con 2TB di spazio e 4TB di banda, e da 29,99€, con la quale si otterrà l’accoppiata 4TB/8TB. E' possibile sottoscrivere anche abbonamenti più costosi per disporre di spazio maggiore. In seguito verrà realizzazita una documentazione per le API destinate agli sviluppatori all’interno dell'SDK.

"Vogliamo mostrare al mondo che siamo innovatori. Vogliamo mostrare al mondo che il cloud storage ha il diritto di esistere. E, naturalmente, quando si avvia una cosa del genere, ci si può aspettare un pò di polemica. L'industria dei contenuti reagisce emotivamente, il governo degli Stati Uniti sta probabilmente cercando di distruggere il nuovo business... Megaupload è stato creato inizialmente come un servizio che ti permette di inviare file di grandi dimensioni in quanto gli allegati di posta elettronica sono limitati... e questo è ancora il caso di oggi", ha detto Dotcom in un'intervista a Guardian.





Via: Techeconomy

Cambogia, arrestato co-fondatore di Pirate Bay: Svartholm sarà deportato


Le autorità cambogiane deporteranno il co-fondatore svedese del sito di file-sharing The Pirate Bay, arrestato la scorsa settimana a Phnom Penh in Cambogia, e condannato, insieme agli altri tre fondatori del sito, per violazione delle norme sul diritto d'autore. Lo ha annunciato martedì scorso un portavoce della polizia nazionale, senza specificare quando e con quali forme Gottfrid Svartholm Warg, 27 anni, verrà espulso dal Paese. Svartholm è stato l'unico dei 4 imputati a non essersi presentato al processo d'appello nel 2010 e a tutte le udienze successive.

Google aggiorna il suo algoritmo, penalizzati i siti che violano il copyright


Google, sotto la pressione della RIAA, ha aggiornato il suo "algoritmo di ricerca" per aiutare gli utenti a trovare più facilmente fonti legittime e di qualità dei contenuti. Cambiano gli algoritmi di indicizzazione e da oggi il motore di ricerca penalizzerà chi viola il copyright. Ai siti che riceveranno un alto numero di richieste di rimozione verrà abbassato il PageRank, indipendentemente dalla presenza di contenuti illegali.

"A partire dalla prossima settimana cominceremo a tenere in considerazione un nuovo fattore nei nostri ranking: il numero delle richieste valide di rimozione che riceviamo nei confronti di siti per motivi di copyright", ha annunciato Amit Singhal, Vice Presidente del settore search engine di Google. "I siti che riceveranno un alto numero di richieste potranno apparire più in basso nei risultati delle ricerche".

"Da quando abbiamo riattivato la rimozione di contenuti per questione di copyright - scrive ancora Singhal - le richieste sono aumentate a dismisura. Solo negli ultimi 30 giorni ne abbiamo ricevute 4,3 milioni. Ora useremo questi dati per penalizzare i siti che hanno violato il copyright". Google non rimuoverà alcuna pagina finché non riceverà una valido copyright removal notice dal proprietario dei diritti.

"Oggi Google ha annunciato un cambiamento potenzialmente significativo nelle sue classifiche di ricerca che può fare una differenza significativa ai creatori: siti che sono oggetto di un gran numero di avvisi di rimozione di copyright possono essere classificati inferiori nei risultati di ricerca rispetto a prima. Ciò dovrebbe tradursi in classifica per i migliori servizi musicali autorizzati che pagano gli artisti e per consegnare ai fans la musica che amano", ha commentato il Presidente e Ceo di RIAA Cary Sherman.

"Questo cambiamento è un passo importante nella giusta direzione - un passo che abbiamo sollecitato a Google da prendere per un lungo periodo - e ci congratuliamo con l'azienda per la sua azione", ha aggiunto Sherman. E' una mossa a lungo sostenuta dall'industria musicale, e data la posizione dominante di Google nel mercato della ricerca e la documentata importanza dei siti che appaiono nella prima pagina dei risultati di ricerca, si tratta d'uno sviluppo significativo.


Fonte: RIAA
Via: Inside Search

Dotcom lancia Megabox, Mpaa: ok a restituzione file utenti Megaupload


A sei mesi dall'arresto, il guru del file-sharing Kim Dotcom, alias Kim Schmitz, ora agli arresti domiciliari in Nuova Zelanda, annuncia nel suo nuovo account su Twitter di aver ripreso in mano il progetto della piattaforma musicale Megabox attraverso la quale gli artisti potranno trattenere per sé il 90% dei ricavi aggirando le grandi etichette discografiche.

Finito lo scorso gennaio in manette nell'ambito di una maxi operazione anti-pirateria informatica condotta da Fbi, rilasciato un mese dopo su cauzione con l'obbligo di non allontanarsi dalla sua villa, Dotcom, che potrebbe essere estradato in Usa, nel nuovo account su Twitter, che ha già oltre 30 mila follower, spiega che "Megabox rivoluzionerà l'industria della musica".



Il creatore del più grande sito di file-sharing del mondo, Megaupload e dell'affiliato Megavideo, da mesi offline, appena gli è stato concesso di tornare a navigare in rete, non ha perso tempo nel lanciare un nuovo progetto e dice che: "le più grandi innovazioni sono costruite sui respingimenti".

Dotcom celebra la ritrovata libertà d'impresa anche su Instagram, dove è apparsa una sua foto, in cui si autoriprende mentre abbraccia Steve Wozniak, cofondatore di Apple insieme a Steve Jobs. Wozniak ha collaborato con la Electronic Frontier Foundation, che ha avviato una partnership con l'host Carpathia, detentore di tutti i contenuti di Megaupload.


E sulla scia della chiusura gennaio Megaupload, molti degli utenti legittimi del sito lamentavano che i loro file personali erano andati perduti. Tra questi utenti sono molte le persone (15,634 americani) che hanno utilizzato il sito per condividere foto e video con la famiglia. Ma da gennaio i file sono stati resi inaccessibili e i tentativi delle parti in causa a trovare una soluzione hanno fallito miseramente.

Il mese scorso uno degli utenti Megaupload, rappresentato dal FEP, ha presentato una mozione chiedendo al giudice di facilitare il recupero dei dati utente. La MPAA ha presentato una risposta in cui sembra essere più aperta alla richiesta. Una delle due condizioni poste è che l'accesso ai file protetti da copyright venga bloccato. L’altra condizione è che l’accesso resti negato agli indagati del team di Megaupload o ai loro legali.

Fonte: ANSA
Via: Torrent Freak
Foto: Instagram

Macchia nera: operazione contro filesharing coperto da diritto d'autore


L’hanno denominata "Macchia nera". Non si tratta, però, dell’operazione del 2009 della procura di Bolzano che ha portato all’arresto di soggetti che si scambiavano su internet materiale neonazista e divulgavano concetti e idee fondate sulla discriminazione razziale, né della operazione sui falsi invalidi Inps, per la quale è diventato giustamente famoso il Colonnello delle Fiamme gialle Umberto Rapetto, direttore del nucleo frodi telematiche della Guardia di Finanza, e silurato, tra diverse polemiche, qualche giorno fa.

L’operazione "Macchia nera" di questi giorni è invece l’ultimo atto della guerra al filesharing di materiale protetto dal diritto d’autore, dichiarato dalle autorità italiane. La guardia di finanza di Brescia, infatti, su ordine del gip presso il medesimo tribunale e su richiesta del pubblico ministero Gian Maria Pietrogrande della locale procura ha richiesto ai provider italiani l'oscuramento preventivo dei portali dduniverse.net e www.dduniverse.net, l’inibizione all’accesso degli utenti italiani. I portali inibiti ai cittadini italiani sarebbero, secondo il provvedimento firmato dal gip di Brescia, dei meri indicizzatori di file torrent.

Si legge nel provvedimento: "l’immissione (di opere protette dal diritto d’autore, ndr) avviene rendendo disponibili sulle pagine web codici alfanumerici complessi del tipo torrent - in grado di identificare univocamente i singoli file relativi ad opere dell’ingegno protette dal diritto d’autore - ed indicizzando e promuovendo collegamenti detti 'ed2k' ai file medesimi, in talk modo gli utenti registrati su detto sito sono in grado di scambiare tra loro copie integrali o parziali dei file stessi, il tutto con finalità di lucro rappresentato dagli introiti derivanti dalle inserzioni pubblicitarie a pagamento inserite sul sito (cd banner)."

La novità del decreto di sequestro preventivo, rispetto a quanto accaduto in passato, risiede nel fatto che il portale (o meglio il suo titolare che rimane, per il momento ignoto) viene indicato come un concorrente diretto nel reato, nonostante la mera funzione di indicizzazione di siti esterni. Scrive il gip di Brescia: "si configura il fumus di reato in relazione alla fattispecie di cui agli art 110 cp e 171 ter comma II lettra a bis della legge 22 aprile 1941 n 633 (la legge sul diritto d’autore ndr) e, in ogni caso, a quella di cui agli art 110 cp e 171 comma 1 lettera a bis della medesima legge". Come insomma se le opere fossero presenti sul sito stesso e non altrove.

Altra novità di rilievo è l’indicazione di una responsabilità dei provider ai sensi del famigerato decreto Urbani del 2004, che ha introdotto le sanzioni anche penali, in tema di filesharing. Per la prima volta in Italia viene prospettata al provider di accesso (e non a quello su cui risiedono le opere) una sanzione pecuniaria, in caso di inosservanza dell’ordine del giudice, sino a 250 mila euro, salvo conseguenze più gravi (semplicemente accennate nell’ordine inviato ai provider) che si possono intuire e che sembrano prefigurare una possibile responsabilità per favoreggiamento (come del resto accaduto a due provider italiani qualche tempo fa nel caso btjunkie).

Fonte: Il Fatto Quotidiano
Autore: Avv. Fulvio Sarzana

Facebook estende a tutti i gruppi la condivisione gratuita di file sul sito


Anche Facebook nel mondo del cloud storage con una nuova funzione di file-sharing inizialmente riservata ai Gruppi per le scuole. Nelle scorse settimane fa infatti il social network ha lanciato un servizio di condivisione file dedicato agli studenti, grazie al quale gli iscritti allo stesso istituto possono scambiarsi file in maniera gratuita. Grazie al successo dell’iniziativa, Facebook ha deciso di estendere il servizio a tutti i gruppi presenti sulla piattaforma.

Addio BtJunkie, chiuso uno dei più famosi siti per la ricerca torrent


BTJunkie non sarà più disponibile poiché i fondatori hanno deciso di loro spontanea volontà di chiuderlo definitivamente. Dopo la chiusura del sito Megaupload.com decisa dalle autorità americane, il motore di ricerca mondiale BTJunkie ha annunciato lunedi scorso la sua decisione di chiudere i battenti con una nota apparsa sul sito internet: 

"E' la fine del percorso, amici miei. La decisione non è stata facile, ma abbiamo deciso di chiudere volontariamente. Abbiamo combattuto per anni per il vostro diritto di comunicare, ma è tempo di passare ad altro. E' stata una esperienza di vita indimenticabile. Vi auguriamo il meglio".

A spaventare è stato probabilmente l’arresto del fondatore di Megaupload. I sistemi di condivisione di archivi 'BitTorrent' funzionano grazie al fatto che l'utente che trasmette un'informazione, un archivio, una serie televisiva o un software sul suo computer diventa un server informatico. Il sito più noto a usare 'BitTorrent' è The Pirate Bay, i cui fondatori sono stati condannati a pene carcerarie per violazioni su vasta scala dei diritti di autore. 

Creato nel 2005, BTJunkie era uno dei principali motori di ricerca per file torrent, consentendo di condividere ogni specie di archivio, legale o meno, grazie a una rete decentrata. BTjunkie, secondo le statistiche web di Alexa, è stato uno dei 400 siti Internet che è stato visitato da milioni di visitatori ogni mese. 

Con circa 4 milioni di file attivi e una crescita pari a 4mila nuovi contenuti al giorno è stato per circa 5 anni uno di siti più famosi del torrentismo. Gran parte del fascino del sito derivava dal fatto che tutti sui contenuti erano accessibili al pubblico. 

E' probabile che gli utenti si spostino adesso su altri siti torrent popolari come The Pirate Bay e Kat.ph, o siti BitTorrent privati ​​che richiedono un invito per accedere ai contenuti del sito. I siti stessi hanno anche beneficiato di recente dalla chiusura di Megaupload e altri siti di file hosting. Altre piattaforme di file hosting hanno deciso di bloccare volontariamente i download di contenuti caricati da utenti terzi.

Fonte: TM News
Via: Ghacks

Pirateria: Fbi chiude Megaupload, Anonymous attacca sito Giustizia


I procuratori federali della Virginia hanno disattivato uno dei maggiori siti di file-sharing del mondo, Megaupload.com e arrestato quattro persone con l’accusa di avere violato le leggi sulla pirateria. L'Fbi sostiene che migliaia di utenti scaricavano dal sito film e software piratati.  

Il dipartimento di Giustizia americano, in un comunicato, ha annunciato che il numero uno del sito, Kim Schmitz, 37 anni residente ad Hong-Kong, è stato arrestato in Nuova Zelanda insieme ad altri tre dirigenti del cyber-colosso. Secondo la polizia federale statunitense, Megaupload.com ha generato 175 milioni di dollari di profitti illeciti e ha causato "oltre mezzo miliardo di danni" ai titolari dei diritti.

La decisione è stata messa in atto il giorno dopo che Wikipedia e diversi altri siti Web si sono mobilitati auto-oscurandosi per protestare contro due proposte di legge, mirate a colpire la pirateria online sui film con copyright e sui programmi tv. Su Twitter è scattata la rivolta degli utenti, e in pochi minuti l'hashtag #megaupload è balzato in vetta tra i "trending topics". 

Il sito è di proprietà della Megaupload-Limited e negli anni è diventato il centro per chi scarica contenuti da Internet, dalle canzoni ai film. La storia di Megaupload è unica, perchè moltissimi artisti, negli anni, hanno dichiarato di usare il sito per scaricare dal Web.

Per il Washington Post, Megaupload è tredicesimo nella classifica dei siti più consultati del mondo. E dopo la chiusura di Megaupload.com e del sito gemello Megavideo.com, i pirati informatici del gruppo internazionale Anonymous hanno attaccato il sito Web del dipartimento della giustizia degli Stati Uniti (DoJ) in segno di rappresaglia. 

Altre fonti affermano che gli stessi hacker hanno rivendicato di aver attaccato anche i siti web del "Recording Industry of America", della "Motion Picture Association of America" e della "Universal Music". Una situazione in costante evoluzione, che dà l’impressione di essere tutt’altro che finita.


Fonte: Tg 1
Via: La Stampa

Corte di Giustizia Ue vieta filtri antipirateria sui contenuti Internet


Non si possono imporre filtri al web per impedire agli utenti di scaricare file pirata, perché questa pratica è contraria al diritto comunitario. La Corte di Giustizia Europea ha stabilito, con una sentenza emessa oggi a Lussemburgo, che i fornitori di accesso ad Internet (Internet Provider) non possono filtrare o bloccare le comunicazioni elettroniche fra gli utenti, neanche quando questo è loro richiesto dai gestori o detentori dei diritti d'autore per prevenire attività di pirateria elettronica, e in particolare il 'downloading' e la condivisione ('file sharing') non autorizzati di contenuti protetti da copyright intellettuale.

La causa è scaturita da una controversia, in Belgio, tra Scarlet Extended Sa, un fornitore di accesso a Internet, e Sabam, una società di gestione (una sorta di Siae belga) incaricata di autorizzare l'utilizzo da parte di terzi delle opere musicali protette da copyright a vantaggio di autori, compositori ed editori. Nel 2004 la Sabam aveva scoperto che alcuni utenti di Internet abbonati a Scarlet scaricavano da Internet, senza autorizzazione e senza pagarne i diritti, opere contenute nel suo catalogo, utilizzando reti 'peer-to-peer' per la condivisione dei contenuti scaricati, e si era rivolta al tribunale per far cessare questa pratica.

In un primo tempo, il giudice belga aveva ordinato a Scarlet di far cessare queste violazioni del diritto d'autore, rendendo impossibile ai suoi clienti qualsiasi forma di invio o di ricezione mediante un programma 'peer to peer' di file che contenessero un'opera musicale appartenente al repertorio della stessa Sabam. Ma oggi, rispondendo a una richiesta della Corte d'appello di Bruxelles, a cui si era successivamente rivolta Scarlet contestando l'ingiunzione, la Corte europea ha ricordato che le norme nazionali miranti a far rispettare il diritto d'autore devono essere compatibili con la direttiva Ue sul commercio elettronico.

E ha stabilito che, secondo la direttiva, non si possono obbligare i fornitori di accesso a Internet a predisporre una sorveglianza generalizzata sulle informazioni trasmesse dai clienti sulla propria rete. La sentenza, che si applica a tutto il territorio dell'Ue, dà ragione alle associazioni dei consumatori, ai difensori della libertà sulla rete e alle società che forniscono accesso a Internet, a partire dalle compagnie di telecomunicazioni, e rappresenta invece un duro colpo per le società di gestione dei diritti d'autore, per i produttori di film, musica e software e in generale per gli interessi economici dell'industria culturale. Link: http://curia.europa.eu/jcms/upload/docs/application/pdf/2011-11/cp110126en.pdf

Fonte: TM News

Attaccati i server di uTorrent, software sostituito da uno scareware


Il sito Web che ospita il programma uTorrent è stato violato Martedì scorso da una persona sconosciuta o da un gruppo. BitTorrent ha fatto sapere che i server di uTorrent e di BitTorrent sono stati compromessi. Successivi approfondimenti hanno però ridimensionato il pericolo: la violazione si sarebbe in realtà limitata al sito uTorrent, mentre BitTorrent.com risulta indenne. Gli amministratori dei due siti hanno prontamente identificato il problema e messo i server down entro poco tempo.

Video choc di violenze su bambini, sgominato giro di pedofili online


Hanno diffuso su Internet centinaia di video che mostravano violenze sessuali compiute su minori, anche bambini in tenerissima età. Quattro le persone arrestate dalla polizia postale di Udine per divulgazione e detenzione di materiale pedopornografico attraverso internet. L'indagine è nata sulla base di tracce informatiche pervenute dalla polizia criminale tedesca del Baden-Wuettemberg attraverso i canali di cooperazione internazionale. 

Il lavoro investigativo, iniziato nel dicembre 2009, ha portato all'identificazione di 257 internauti che hanno diffuso video di violenze sessuali verso minori anche in tenerissima età, utilizzando programmi di file sharing. Tra di loro alcuni recidivi. Il pm titolare dell'indagine, il sostituto procuratore Lucia Baldovin ha quindi emesso i provvedimenti di perquisizione locale e personale nei confronti degli indagati. 

Le indagini su tutto il territorio nazionale, che sono state coordinata dal centro nazionale per il contrasto alla pedopornografia on-line della polizia postale e dagli investigatori di Udine ed effettuate nei mesi di marzo e aprile scorso, hanno permesso di sequestrare diverse centinaia di supporti informatici e numerosi ritagli di articoli di giornali aventi ad oggetto violenze su minorenni, tracce utili per le analisi forensi. 

Durante la fase esecutiva dell'operazione, che ha coinvolto 85 uffici provinciali della Polizia Postale e delle Comunicazioni, sono state arrestate 4 persone tra gli indagati e le altre sono state denunciate a piede libero; tra le stesse sono state individuate anche 14 persone che erano già state perquisite poco tempo prima per analoghi reati.

Operazione contro la pedofilia on-line, 97 indagati in 28 nazioni


Operazione 'Phantom' contro la pedofilia su Internet compiuta dalla Polizia Postale di Catania in collaborazione con i colleghi brasiliani e il coordinamento del CNCPO di Roma. La Procura Distrettuale della Repubblica di Catania ha disposto diverse perquisizioni domiciliari in varie citta' d'Italia nei confronti di 9 soggetti italiani indagati per divulgazione di video pedo-pornografici mediante la rete internet. A Roma, nel corso delle attivita', spiega una nota della Polizia, uno degli indagati e' stato tratto in arresto in flagranza di reato. L'indagine del Compartimento Polizia Postale di Catania, ha riguardato il contrasto della divulgazione di materiale pedo-pornografico su Internet tramite il programma peer-to-peer emule. In particolare, mediante un sofisticato programma, messo a punto dalla polizia brasiliana, sono stati identificati 97 utenti in ventotto Paesi (Germania, Brasile, Italia, Russia, Francia, Stati Uniti, Canada, Spagna, Polonia, Danimarca, Cina, Olanda, Giappone, Argentina, Svizzera, Belgio, Ucraina, Bahrein, Inghilterra, Venezuela, Bulgaria, Egitto, Austria, Slovacchia, Svezia, Messico, Slovenia, Portogallo) che, in un dato periodo, avevano divulgato almeno 20 file pedopornografici. Gli indagati acquisivano e diffondevano sulla rete internet video di pornografia minorile, utilizzando il citato software di file sharing. Le citta' interessate dalle perquisizioni in Italia sono state: Catania, Firenze, Milano, Pesaro, Roma, Sondrio, Teramo, Treviso e Trieste. L'arrestato un 41enne, impiegato, di Roma deteneva oltre 14.000 file, immagini e video, contenenti scene di sesso esplicito tra adulti e soggetti minori tra i 5 ed i 6 anni. Numeroso il materiale informatico sequestrato durante le perquisizioni.

Yahoo! condannato per diffusione di link che violano il copyright


Una sentenza del tribunale di Roma ha condannato il motore di ricerca statunitense Yahoo!, per aver riportato sulle proprie pagine come risultati di ricerca dei link che permettevano di diffondere illecitamente il film iraniano About Elly. La Nona Sezione del Tribunale di Roma ''inibisce a Yahoo! la prosecuzione e la ripetizione della violazione dei diritti di sfruttamento economico sul film 'About Elly' mediante il collegamento a mezzo dell'omonimo motore di ricerca ai siti riproducenti in tutto o in parte l'opera, diversi dal sito ufficiale del film''. Una sentenza "che non ha precedenti in nessun paese del mondo". Il punto fondamentale nella vicenda giudiziaria che ha contrapposto Open Gate Italia a Yahoo! è "la responsabilità di un motore di ricerca nel rendere disponibile l'accesso ai siti che immettono in rete film piratati, sprovvisti di ogni tipo di autorizzazione da parte dei detentori dei diritti". "Dopo questo primo importante successo, che apre la strada a tutti i detentori di diritti, i prossimi obiettivi saranno Google e You Tube. Il Tribunale di Roma ha sancito un principio fondamentale a tutela di tutta la produzione culturale: cinema, editoria, musica, giornali. Chi investe in cultura, informazione e intrattenimento ha diritto di vedere tutelato il proprio lavoro". Lo afferma Tullio Camiglieri, presidente di Open Gate Italia, societa' di consulenza che da anni segue Anica, Fapav, molti produttori cinematografici e detentori di diritti d'autore e che insieme al distributore italiano Pfa ha vinto questa battaglia legale. Il Tribunale di Roma ha riconosciuto ''la imputabilità alla parte resistente Yahoo!, unica legittimata nel procedimento nella qualità di provider gestore del servizio Web Search, della responsabilità per contributory infringement per l'attività di gestione del motore di ricerca nella misura in cui questi effettuano, attraverso specifici links, il collegamento a siti pirata, che permettono la visione in streaming o il downloading e peer to peer del film 'About Elly' senza autorizzazione da parte del titolare dei diritti di sfruttamento economico sull'opera e quindi in lesione del diritto patrimoniale di autore''. Gli esperti cominciano a chiedersi se adesso diventerà più difficile trovare link a siti pirata tramite i motori di ricerca. E se questi saranno chiamati a una maggiore collaborazione con i detentori di copyright. Per quanto riguarda Yahoo!, l'azienda fa sapere che al momento non può commentare la vicenda.

LimeWire Pirate Edition, risorge il famoso client di file sharing


LimeWire, uno dei più noti client p2p per il download di mp3 su network Gnutella, è stato costretto a chiudere lo scorso ottobre per effetto dell’iniziativa giudiziaria della RIAA, l’associazione americana dei discografici. Tuttavia, a distanza di poche settimane, LimeWire è già risorto come LimeWire Pirate Edition, un software peer to peer gratuito e open source basato proprio sul codice sorgente del “defunto” LimeWire. Il tutto grazie ad un gruppo anonimo di sviluppatori, i quali hanno provveduto a rimuovere ogni riferimento ai server di LimeWire LLC, così come ogni adware, spyware e toolbar, mantenendo comunque intatte le feature della versione Pro  (versione 5.6.2) del vecchio client p2p. Limewire Pirate Edition è gratuito, funziona e supporta i Magnet Link.



LimeWire Pirate Edition, in sostanza, ha reso disponibili le funzioni presenti nella versione Pro di LimeWire, consentendo ai suoi utenti di scaricare gratis dal web i contenuti messi a disposizione. Da parte loro, tali utenti possono avvalersi di connessioni multiple attraverso proxy e firewall, e condividere i contenuti con la community o con una propria lista di amici. Limewire Pirate Edition richiede l’interprete Java. La procedura di installazione cerca il Java Runtime Environment procedendo eventualmente al download e installazione. La schermata di avvio di Limewire è differente rispetto a quella a cui ci siamo abituati ma si tratta dell’unica differenza tra Limewire e Limewire Pirate Edition. Il software, compatibile con Windows Vista e 7 è disponibile come download diretto o via torrent.

Via: Italiasw

Adescava ragazzini su Facebook e diffondeva materiale pedopornografico

Su Facebook si presentava come Noemi Fanny, 15 anni, e chattava con adolescenti ai quali poi, attraverso il programma “Emule”, mostrava filmati con sesso esplicito fra ragazzini. Massimiliano Cuccu, 43 anni, di Guspini, è stato arrestato dai carabinieri con l’accusa di diffusione di materiale pedopornografico. Ma Cuccu non ha solo diffuso materiale pedopornografico attraverso la Rete, secondo l'accusa ha anche usato i filmati con sesso esplicito tra minorenni allo scopo di adescare ragazzini. Il provvedimento di custodia cautelare è stato sollecitato dal pubblico ministero Giangiacomo Pilia al termine di una lunga inchiesta iniziata nel giugno 2009 con la segnalazione presentata alla caserma di Guspini dai familiari di un ragazzino - che frequenta le scuole medie - al quale Massimiliano Cuccu aveva fatto diversi regali. Dopo la segnalazione i carabinieri della stazione guspinese, coadiuvati dai colleghi del nucleo operativo della compagnia di Villacidro, hanno avviato le indagini. Dal giugno 2009 al marzo 2010 hanno effettuato diverse perquisizioni nell'abitazione dell'uomo dove hanno sequestrato migliaia di immagini raffiguranti nudi o scene esplicite di sesso con minori, memorizzati in decine di cd, dvd e hard disk. Cuccu, nonostante i sequestri subiti negli ultimi mesi, ha comunque continuato a diffondere il materiale pedopornografico, tant'è che persino ieri mattina, all'atto dell'esecuzione della misura cautelare nella propria abitazione, è stato sorpreso dai carabinieri chattare in internet e scambiare file. Durante le perquisizioni i militari hanno trovato in casa di Cuccu anche una fitta corrispondenza con società, enti o associazioni operanti in varie parti del mondo nell'ambito delle adozioni a distanza (nello Zimbawe, a Milano e in Ecuador). Le indagini hanno accertato che Cuccu deteneva oltre 40.000 file dal contenuto pedopornografico: lo scambio avveniva attraverso il programma file-sharing Emule ed aveva sviluppato una rete con quasi 4.000 contatti in internet, mediante l'utilizzazione di quattro fittizie identità maschili e femminili. Cuccu si serviva di numerosi indirizzi di posta elettronica spacciandosi per una ragazza minorenne e utilizzando il programma di messaggeria istantanea MSN dove dialogava con altri utenti di internet. Anche in questo caso si presentava come un minorenne.

Fonte: http://www.unionesarda.it/

Anche 3 limita la banda per chi ne fa eccessiva utilizzazione


3 Italia era rimasto il solo operatore a non rallentare gli utenti. Da settembre ha messo un avviso sulle proprie offerte per navigare in mobilità: si legge che l'azienda si riserva di limitare la velocità di connessione ai clienti che fanno troppo traffico. Lo scopo è "ottimizzare le proprie risorse di rete a beneficio di tutti i propri clienti". 

Succedeva infatti che, in alcune zone e ore, navigare era molto difficile a causa di una minoranza di utenti che spremevano fino in fondo le proprie offerte. Facendo molto traffico, lasciavano poca banda disponibile alla maggioranza. Non è chiaro al momento quando e come scattano i rallentamenti con 3 Italia, ma a Repubblica.it risulta che colpirebbero gli utenti che fanno più di 1 GB di traffico in 24 o 48 ore. 

Vengono rallentati a 128 Kbps, una velocità sufficiente per navigare su pagine leggere. Più restrittivi i limiti imposti da Wind e da Vodafone: rispettivamente 32 e 64 Kbps, se l'utente supera i 10 GB di traffico nel mese. Nel caso di Wind la riduzione vale fino al rinnovo dell'offerta; Vodafone invece rallenta per tutto il mese successivo. 

Si noti che con 32 Kbps la navigazione è quasi impossibile. Vodafone inoltre, allo stesso modo, "potrà limitare la velocità di connessione per quelle applicazioni che permettono lo scambio di file di grandi dimensioni e che quindi possono congestionare la rete (ad es. peer to peer e file sharing)". 

Lo fa "solo in orari di picco (tra le 7 e le 22) e solo per il tempo necessario". Tim esclude il peer to peer dagli usi possibili di un'offerta. Tim, Wind e Vodafone, infine, vietano il VoIP e il peer to peer da molte offerte per navigare con il cellulare o con l'iPad.

Fonte: La Repubblica