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ExoMars, schianto della sonda Schiaparelli a 300 km orari su Marte


Il Mars Reconnaissance Orbiter (MRO) della NASA ha identificato il luogo in cui il lander Schiaparelli dell'Agenzia Spaziale Europea (ESA) si è schiantato su Marte, il 19 ottobre 2016. La fotocamera a bordo della sonda americana ha trovato le prove sia di Schiaparelli che del suo paracadute. La NASA ha rilasciato una prima foto, in bassa risoluzione, del sito marziano dove è precipitato il lander della missione euro-russa ExoMars, schiantatosi mercoledì scorso per un'anomalia al software di bordo, durante la fase di discesa verso il Pianeta rosso. L'immagine è stata scattata dalla Context Camera (CTX) a bordo di MRO, il 29 maggio 2016 e il 20 ottobre 2016.

Nono pianeta del Sistema solare non è stato osservato direttamente


L'esistenza di "Planet Nine", il nono pianeta ai confini del Sistema Solare annunciato nelle scorse settimane, è al momento convalidata solo da modelli matematici ma ancora non è stato direttamente osservato. I ricercatori del California Institute of Technology (Caltech) hanno trovato la prova nel Sistema solare esterno di un oggetto che potrebbe essere un vero e proprio nono pianeta. I ricercatori Konstantin Batygin e Mike Brown non hanno effettivamente visto il pianeta, ma altre ricerche li hanno portati a concludere che ce ne sia uno. Gli scienziati hanno pubblicato uno studio sul misterioso corpo celeste con una massa pari a circa 10 volte quella della Terra.

Nasa, scovato pianeta cugino più grande della Terra: è Kepler-452b


La missione Kepler della NASA ha confermato la scoperta del primo pianeta di dimensioni simili alla Terra nella "zona abitabile" attorno a una stella simile al Sole. Questa scoperta e l'introduzione di altri undici nuovi piccoli pianeti candidati nella zona abitabile segnano un'altra pietra miliare nel cammino per trovare un'altra "Terra". La recente scoperta di Kepler-452b mette in luce il più piccolo pianeta finora scoperto in orbita nella zona abitabile - la zona intorno ad una stella dove l'acqua liquida si raccoglie sulla superficie di un pianeta orbitante - di una stella di tipo G2, come il nostro Sole. La scoperta di Kepler-452b porta il numero totale dei pianeti confermati a 1.030.

Astronomia: straordinario incontro tra cometa Siding Spring e Marte


E' stato straordinario il passaggio più ravvicinato di una cometa a un pianeta mai registrato: la cometa Siding Spring (C 2013 A1) ha "sfiorato" Marte alla distanza di circa 135.500 km (un terzo della distanza Terra-Luna) e alla velocità di 56 km al secondo. "Non siamo a conoscenza di nessun altro passaggio così ravvicinato a un pianeta nella storia documentata, eccezion fatta per la cometa Shoemaker-Levy che nel 1994 si schiantò su Giove" ha osservato l'astrofisico Gianluca Masi responsabile del Virtual Telescope e curatore scientifico del Planetario di Roma.

Spazio, Sistema solare ha nuovo pianeta e primo asteroide con anelli


Sorprese dal Sistema Solare: i suoi confini si ampliano grazie alla scoperta di un nuovo pianeta nano e tra i corpi celesti che lo popolano ci sono anche oggetti inediti, come il primo asteroide con un sistema di anelli simile a quello dei giganti del Sistema Solare, come Saturno, Giove Urano e Nettuno. Entrambe le scoperte sono state pubblicate sulla rivista Nature. Il pianeta nano che estende i confini del Sistema Solare e ribattezzato amichevolmente Biden, ovvero il Vice Presidente Joseph R. Biden, ha una sigla 2012 VP113, ed è lontanissimo, circa 80 volte la distanza che separa Terra e Sole. 

A scoprirlo sono stati due celebri cacciatori di pianeti come gli americani Chadwick Trujillo, dell'Osservatorio Gemini della Hawaii, e Scott Sheppard, della Canrgie Institution. Hanno definito il piccolo pianeta "un altro Sedna", riferendosi all'altro pianeta nano scoperto dieci anni fa ma distante "solo" 76 volte la distanza fra Terra e Sole. Secondo i due astronomi il nuovo pianeta proviene dalla nube di Oort, il luogo ai confini del Sistema Solare celebre per essere la "culla" delle comete. Dal 2006, a seguito della ridefinizione di "pianeta" operata a Praga dall'International Astronomical Union (IAU) a Praga, è stata introdotta la nuova classe dei pianeti nani.


Per Sheppard "la ricerca di questi oggetti lontani deve continuare, in quanto essi potrebbero dirci molto su come il nostro Sistema Solare si è formato ed evoluto". Secondo i due autori della ricerca 2012 VP113 e Sedna potrebbero non essere affatto casi isolati: potrebbero esistere circa 900 oggetti con orbite simili e con dimensioni superiori a 1000 chilometri, alcuni perfino confrontabili a Marte o alla Terra. È una giornata felice per lo studio del Sistema Solare", ha detto l'astrofisico Gianluca Masi, responsabile del Virtual Telescope e coordinatore scientifico del Planetario di Roma. 

"Sono due scoperte indipendenti, ma che insieme contribuiscono a dare una visione diversa della zona più esterna del Sistema Solare", ha aggiunto. La scoperta del primo asteroide con un sistema complesso di anelli è infatti altrettanto straordinaria della scoperta del nuovo pianeta nano ai confini del Sistema Solare. L'asteroide di chiama 10199 Chariklo ed è stato scoperto nel 1997, ma solo adesso un dispiegamento di telescopi esteso per un chilometro e mezzo e nuove telecamere hi-tech hanno permesso di scoprire i suoi anelli, "immortalandolo" mentre passava contro il disco di una stella.


Lo ha scoperto il gruppo dell'Osservatorio brasiliano di Rio de Janeiro coordinato da Felipe Braga-Ribas, che ha lavorato in collaborazione con l'americana Cornell University. L'asteroide Chariklo appartiene alla famiglia dei Centauri, gli asteroidi che si orbitano fra Giove e Nettuno anziché fra Marte e Giove, come fanno gli asteroidi più noti. I due anelli hanno un raggio di 391 e 405 km. Per avere risposte certe sull'origine di 2012 VP113 servirà però aspettare misure più accurate. Secondo Gianfranco Magni, il vero salto ci sarà con il lancio di James Webb il telescopio spaziale sviluppato per diventare il successore di Hubble.

Il Telescopio Spaziale James Webb  (in inglese James Webb Space Telescope JWST) è un telescopio spaziale infrarosso costruito e gestito in cooperazione dalla NASA e dall'Agenzia Spaziale Europea (ESA). Precedentemente indicato come Next Generation Space Telescope (o NGST), è stato rinominato nel 2002 in onore del secondo amministratore della NASA James E. Webb. Il lancio del telescopio è previsto per il 2014. JWST è dotato di sensori estremamente sensibili e la sua missione primaria sarà quella di esaminare il residuo a infrarossi del big bang, per poter determinare le condizioni iniziali di formazione dell'universo



Fonte: Meteo Web
Via: INAF
Foto dal web

Astronomia, modello spiega la longevità della Grande Macchia Rossa


Uno dei misteri più affascinanti del pianeta Giove è la sua Grande macchia rossa (GRS), la grande tempesta anticiclonica (abbastanza potente da inglobare la Terra e altri due pianeti simili) che durerebbe da centinaia di anni. La Grande macchia rossa simile a un uragano sulla Terra, ruota in senso antiorario e fa una rotazione completa ogni sei giorni terrestri. Ciò che si domandano i ricercatori è proprio perché la tempesta è ancora in atto, dato che avrebbe dovuto placarsi alcuni decenni dopo il suo inizio. 

Pdram Hassanzadeh, un ricercatore di Harvard, e Philip Marcus, un professore della Berkeley, California, avrebbero sviluppato un modello per spiegare il mistero che da anni interroga la comunità scientifica, e lo presenteranno all’American Physical Society’s Division of Fluid Dynamics il prossimo 25 novembre. Molti processi creano vortici come la Macchia Rossa. Hassanzadeh ha spiegato che le turbolenze e le onde limitrofe alla Grande macchia rossa fiaccano l’energia dei suoi venti. 

Il vortice perde molta energia anche dal calore radiante e, se non bastasse, la Macchia Rossa si trova tra due forti correnti a getto che scorrono in direzioni opposte. Tutto questo non l’ha fermata nel corso dei secoli, anzi. Alcuni ricercatori credono che sono proprio questi piccoli vortici ad alimentare la grande tempesta. “Alcuni modelli computerizzati hanno dimostrato che i grandi vortici sopravvivono più a lungo se sono circondati da altri di più piccole dimensioni, anche se questo non accade così spesso da poterne trarre una teoria”, ha spiegato Marcus. 


I due ricercatori, allora, hanno sviluppato un nuovo modello per provare, sperano, la loro teoria una volta per tutte. I due esperti sostengono che è diverso dagli altri perché è a 3 dimensioni e ad altissima risoluzione e questo cambierebbe le carte in gioco. Molti modelli si concentrano solo sui venti orizzontali del vortice, dove risiede la maggior parte dell’energia. I vortici, però, hanno anche dei flussi verticali, ma questi hanno molta meno energia e, in passato, sono stati ignorati proprio per questo motivo. 

Eppure il movimento verticale si rivela la chiave per la persistenza della Grande macchia rossa. Mentre il vortice perde energia, il flusso verticale trasporta gas caldi dall’alto e gas più freddi dal basso verso il centro, ripristinando parte della sua energia perduta. È come una batteria che si rigenera. Il modello prevede anche un flusso radiale, che risucchia venti dalle correnti esterne ad alta velocità verso il centro del vortice: questo porta moltissima energia nuova nel vortice che gli consente di durare più a lungo. 

Non si sa esattamente che cosa causa il colore rossastro della Grande Macchia Rossa. La teoria più popolare, che è supportata da esperimenti di laboratorio, sostiene che il colore può essere causato da molecole complesse organiche, fosforo rosso, o altri composti solforati. Il GRS varia notevolmente in tinta, da quasi mattone a rosso pallido, salmone e bianco. Il 9 ottobre scorso, la sonda spaziale della NASA Juno ha effettuato il suo gravity assist della Terra, ricevendo così la spinta necessaria a raggiungere Giove nel 2016. 



Via: INAF
Foto: NASA

Astronomia: telescopio Hubble scopre quattordicesima luna di Nettuno


Era sfuggita alla sonda NASA Voyager 2, che nel 1989 aveva ripreso da vicino il sistema di anelli e di lune del lontano pianeta Nettuno. Ed era sfuggita anche alle indagini che avevano portato tra il 2002 e il 2003 a individuare cinque ulteriori satelliti minori del gigante blu-verde, oltre agli otto già conosciuti. Ora, grazie a immagini riprese in passato dal telescopio spaziale Hubble, è stato scoperto un nuovo corpo orbitante attorno al pianeta, denominato S/2004 N 1

Con un diametro massimo tra i 19 e i 20 chilometri, è la più piccola tra le lune di Nettuno, il cui numero complessivo sale così a quattordici. La nuova luna è stata scoperta da Mark Showalter del SETI Institute a Mountain View, in California, mentre studiava i deboli archi di anello, una distribuzione irregolare di materia attorno al pianeta la cui origine non è ancora stata del tutto spiegata.

“Le lune e gli archi orbitano molto velocemente, per cui dovevamo ideare un metodo per seguire il loro moto e descrivere così il sistema in dettaglio,” spiega Showalter. “È lo stesso motivo per cui un fotografo sportivo segue con la fotocamera il movimento di un atleta in corsa: al momento dello scatto l’atleta resterà a fuoco, anche se lo sfondo risulterà mosso.” 


Per trovare un punto di riferimento, Showalter ha esteso la sua ricerca molto oltre il sistema di anelli, scovando in un’immagine ripresa da Hubble un puntino bianco abbastanza evidente situato a oltre 100.000 chilometri da Nettuno, tra le orbite delle lune Larissa e Proteo. Il ricercatore ha in seguito analizzato oltre 150 fotografie di Nettuno ottenute da Hubble tra il 2004 e il 2009, dove lo stesso puntino bianco compariva più e più volte. 

Showalter ha potuto in questo modo calcolare un’orbita circolare per la nuova luna, che risulta compiere una rivoluzione completa attorno a Nettuno ogni 23 ore. Come abbiamo detto, la designazione provvisoria della nuova luna è S/2004 N 1, e resterà tale fino a quando l’Unione Astronomica Internazionale non sceglierà un nuovo nome, attingendolo presumibilmente dal pantheon delle antiche divinità marine, come è stato fatto finora. 

Molte delle lune che vediamo oggi orbitare attorno al pianeta si sono probabilmente formate dopo che Tritone, la più grande, si è stabilizzata nella sua inusuale orbita retrograda rispetto a Nettuno. Di dimensioni vicine a quella della nostra Luna, Tritone può essere un pianeta nano ghiacciato proveniente dalla fascia di Kuiper ai bordi estremi del Sistema Solare, catturato dalla gravità di Nettuno. Questa cattura ha con ogni probabilità mandato in frantumi il sistema di satelliti che Nettuno poteva eventualmente già possedere.


Fonte: INAF
Foto credit: NASA