Il lander NASA partito lo scorso maggio dalla Vandenberg Air Force Base, in California, alle 20:52:59 ora dell'Europa centrale, lunedì 26 novembre 2018 è arrivato a destinazione. La navicella InSight correndo nell'atmosfera di Marte ad una velocità di 19.800 km/h, è stata rallentata fino a una velocità di atterraggio di appena 8 chilometri orari in meno di sette minuti. Il lander a tre gambe ha inviato la conferma dell'atterraggio, avvenuto sulla Elysium Planitia, una vasta area pianeggiante del Pianeta Rosso. Ha anche inviato il primo "selfie", postandolo sul profilo Twitter della missione e commentando "Qui c'è una bellezza tranquilla. Mi guardo attorno per esplorare la mia nuova casa".
La conoscenza aiuta a rendere liberi e dunque è importante approfondire i diversi aspetti tecnologici, scientifici, culturali e sociali.
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Spazio, InSight su Marte con tecnologia italiana: al via esplorazione
Il lander NASA partito lo scorso maggio dalla Vandenberg Air Force Base, in California, alle 20:52:59 ora dell'Europa centrale, lunedì 26 novembre 2018 è arrivato a destinazione. La navicella InSight correndo nell'atmosfera di Marte ad una velocità di 19.800 km/h, è stata rallentata fino a una velocità di atterraggio di appena 8 chilometri orari in meno di sette minuti. Il lander a tre gambe ha inviato la conferma dell'atterraggio, avvenuto sulla Elysium Planitia, una vasta area pianeggiante del Pianeta Rosso. Ha anche inviato il primo "selfie", postandolo sul profilo Twitter della missione e commentando "Qui c'è una bellezza tranquilla. Mi guardo attorno per esplorare la mia nuova casa".
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Astronomia, lago sotterraneo di acqua salata su Marte: forse c'è vita
I risultati della sonda spaziale Mars Express rivelano senza possibilità di errore una vasta distesa di acqua liquida nel sottosuolo del Polo sud di Marte. Le informazioni indicano che l’acqua è salmastra perché si trova a una profondità di un chilometro e mezzo e ben al di sotto di zero gradi Celsius. Si tratta del primo lago sotterraneo confermato sul Pianeta rosso. Acqua su Marte: liquida e salata. Sono queste le prime conclusioni delle indagini di studio del radar italiano MARSIS (da Mars Advanced Radar for Subsurface and Ionosphere Sounding) a bordo della sonda europea Mars Express, pubblicati sulla nota rivista scientifica Science: Radar evidence of subglacial liquid water on Mars.
ExoMars, schianto della sonda Schiaparelli a 300 km orari su Marte
Il Mars Reconnaissance Orbiter (MRO) della NASA ha identificato il luogo in cui il lander Schiaparelli dell'Agenzia Spaziale Europea (ESA) si è schiantato su Marte, il 19 ottobre 2016. La fotocamera a bordo della sonda americana ha trovato le prove sia di Schiaparelli che del suo paracadute. La NASA ha rilasciato una prima foto, in bassa risoluzione, del sito marziano dove è precipitato il lander della missione euro-russa ExoMars, schiantatosi mercoledì scorso per un'anomalia al software di bordo, durante la fase di discesa verso il Pianeta rosso. L'immagine è stata scattata dalla Context Camera (CTX) a bordo di MRO, il 29 maggio 2016 e il 20 ottobre 2016.
Spazio, lanciata sonda ExoMars: missione per cercare vita su Marte
E' partita alle 10.31 di oggi la missione europea su Marte. Eccola Exomars, la sonda europea che va su Marte a caccia della vita. E' appena decollato dal cosmodromo Russo di Baikonur, in Kazakhstan, il razzo russo Proton che porta in orbita la sonda spaziale dell'ESA, composta di due segmenti, il modulo orbitante TGO e il piccolo lander Schiapparelli. Si tratta di una grande sfida per il nostro Paese. Nel progetto euro-russo in 2 tranche, infatti l'Italia è leader attraverso Thales Alenia Space Italia che ha realizzato la sonda e gran parte dei suoi strumenti l'Agenzia spaziale italiana che ha contribuito per circa 350 milioni di euro del miliardo e 300 milioni di costo totale della missione.
Nasa: confermato che acqua salata allo stato liquido scorre su Marte
Nuovi risultati del Mars Reconnaissance Orbiter (MRO) della NASA forniscono ancora la prova più forte che l'acqua liquida scorre intermittente sull'odierna superficie di Marte. Usando uno spettrometro ad immagine su MRO, i ricercatori hanno rilevato le firme di minerali idrati sui pendii dove strisce misteriose si vedono sul Pianeta Rosso. Queste striature scure sembrano fluire e rifluire nel corso del tempo. Si scuriscono e sembrano fluire lungo i ripidi pendii durante le stagioni calde, e poi svanire nelle stagioni più fredde. Esse appaiono e scompaiono in diverse località sulla superficie marziana quando le temperature sono superiori a -10° Fahrenheit (corrispondenti a -23° Celsius).
NASA: New Horizons incontra Plutone e manda prime foto alla Terra
New Horizons ha “telefonato a casa” per dire di aver superato senza problemi lo storico passaggio ravvicinato con Plutone. Subito dopo la sonda era entrata in silenzio radio per catturare dati, un tale moltitudine che ci vorranno 16 mesi per inviare tutto alla Terra. Ha “telefonato a casa” per dire “che è tutto Ok” e che, quindi, “sta bene”. La sonda New Horizons della Nasa, che ieri ha compiuto lo storico passaggio ravvicinato intorno a Plutone, ha mandato, dopo circa 21 ore di silenzio radio, il beep che ha fatto tirare il sospiro di sollievo agli scienziati dell’Ente spaziale americano e del Laboratorio di Fisica applicata della Johns Hopkins University che l’hanno realizzata.
Astronomia: sonda New Horizons restituisce le prime foto di Plutone
La sonda New Horizons prosegue lo storico viaggio verso Plutone e la Nasa rende omaggio a Clyde Tombaugh. La sonda New Horizons della Nasa ha restituito mercoledì le prime nuove immagini di Plutone. Anche se la distanza permette ancora solo la visione di un punto luminoso con la sua più grande luna, Caronte, le immagini sono arrivate in occasione del 109° compleanno di Clyde Tombaugh, che ha scoperto il lontano mondo ghiacciato nel 1930. "Mio padre sarebbe entusiasta della missione New Horizons“, ha detto la figlia di Clyde Tombaugh, Annette Tombaugh, di Las Cruces, Nuovo Messico.
Spazio: la sonda Dawn inizia l'avvicinamento al pianeta nano Cerere
Mancano poco più di tre mesi e la sonda della NASA Dawn arriverà nell’orbita del pianeta nano Cerere, che, con un diametro di 950 chilometri, è l’asteroide più massiccio della Fascia Principale del Sistema solare tra Marte e Giove (dove si trova anche Vesta, un altro potenziale protopianeta come Pallade e Igea). In confronto, Vesta ha un diametro di 525 chilometri ed è il secondo corpo più massiccio nella cintura. La sonda Dawn, lanciata nel 2007, è entrata di recente nella cosiddetta fase di approccio e punta dritto dritto verso l’unico corpo minore del nostro sistema a essere considerato – finora – un pianeta nano, proprio come Plutone.
Spazio: sonda Rosetta, lander Philae atterrato sulla cometa 67P/C-G
La sonda Rosetta ha compiuto la sua missione dopo un lungo viaggio durato 10 anni attraverso il Sistema Solare. Il lander Philae è atterrato sul nucleo della cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko. E' il primo veicolo a compiere una simile impresa segnando un primato senza precedenti nella storia dell'esplorazione spaziale. La missione Rosetta dell'Agenzia Spaziale Europea, l'Esa, ha raggiunto il più spettacolare e ambizioso dei suoi obiettivi. Lanciata il 2 marzo del 2004, da allora ha percoso 6.000 milioni di chilometri, rimbalzando due volte fra Terra e Marte per prendere la rincorsa necessaria per varcare i confini del Sistema Solare.
Astronomia: straordinario incontro tra cometa Siding Spring e Marte
E' stato straordinario il passaggio più ravvicinato di una cometa a un pianeta mai registrato: la cometa Siding Spring (C 2013 A1) ha "sfiorato" Marte alla distanza di circa 135.500 km (un terzo della distanza Terra-Luna) e alla velocità di 56 km al secondo. "Non siamo a conoscenza di nessun altro passaggio così ravvicinato a un pianeta nella storia documentata, eccezion fatta per la cometa Shoemaker-Levy che nel 1994 si schiantò su Giove" ha osservato l'astrofisico Gianluca Masi responsabile del Virtual Telescope e curatore scientifico del Planetario di Roma.
Spazio: dopo 10 anni la sonda Rosetta raggiunge la cometa 67P/C-G
La sonda dell’Agenzia Spaziale Europea sarà la prima navicella spaziale della storia a incontrarsi con una cometa. Il Cnr, attraverso il laboratorio Luxor di Padova, ha contribuito alla realizzazione del sistema di imaging presente a bordo. Dopo un viaggio lungo dieci anni, il giorno dell’appuntamento è finalmente arrivato: la sonda Rosetta ha incontrato la ‘sua’ cometa, 67P/Churyumov-Gerasimenko, sulla quale rilascerà anche il lander Phillae. Lanciata il 2 marzo 2004 da Kourou, nella Guiana Francese, Rosetta ha percorso finora più di 6.000 milioni di chilometri.
NASA: sonda New Horizons in cerca di oceani sotterranei su Caronte
Manca poco più di un anno all’arrivo della sonda NASA New Horizons al pianeta nano Plutone e le sue lune. Dopo un viaggio di 10 anni e quasi cinque miliardi di chilometri percorsi, inizierà così una nuova affascinante esplorazione di alcuni tra i più remoti e sconosciuti oggetti ai confini del Sistema solare. Nell’attesa, gli scienziati sono al lavoro per organizzare al meglio le osservazioni e, soprattutto, sfruttare ogni singolo bit dei preziosi dati e delle immagini digitali che arriveranno da New Horizon. Le dettagliate riprese che la sonda produrrà della superficie di Caronte, la luna principale di Plutone, potrebbero anche rivelarci se, in passato, siano esistiti o meno sotto la sua crosta oceani di acqua allo stato liquido.
A proporre questo metodo d’indagine, basato sull’analisi delle eventuali fratture che verranno rilevate sulla gelida superficie di Caronte, è un lavoro guidato da Alyssa Rhoden del NASA Goddard Space Flight Center a Greenbelt, Maryland e pubblicato sul sito web della rivista Icarus. “I nostri modelli teorici prevedono la formazione di diversi tipi di fratture sulla superficie di Caronte a seconda dello spessore del suo ghiaccio superficiale, della struttura interna della luna, delle sue risposte alle deformazioni e anche di come la sua orbita si è evoluta fino ad oggi” spiega Rhoden.
“Confrontando le future osservazioni di Caronte che ci invierà New Horizons con le differenti previsioni da noi elaborate, potremo vedere quale di esse si adatta meglio e scoprire se Caronte avrebbe potuto avere un oceano sotterraneo nel suo passato, indotto da fenomeni legati ad una elevata eccentricità della sua orbita”. Lo studio rivela infatti che se Caronte avesse orbitato nel passato attorno a Plutone con una traiettoria più ellittica rispetto a quella che possiede oggi (pressoché circolare) avrebbe potuto subire fenomeni mareali molto intensi, capaci di produrre attriti interni e fratture sulla sua superficie.
Fenomeni simili si riscontrano in altre lune dei pianeti giganti nel Sistema solare, come ad esempio Europa per Giove ed Encelado per Saturno. “Se l’orbita di Caronte ha attraversato una fase di elevata eccentricità, all’interno della luna può essersi accumulata una quantità di calore da deformazioni mareali sufficiente da mantenere per un certo tempo la presenza di acqua liquida sotto la sua superficie” prosegue Rhoden. I risultati dello studio, basati su modelli teorici che prevedono all’interno di Caronte la presenza di un oceano, suggeriscono infatti che sarebbe bastato un piccolo valore dell’eccentricità dell’orbita della luna (inferiore all’1%) per produrre comunque fratture superficiali analoghe a quelle che, ad esempio, sono presenti sulla crosta ghiacciata di Europa.
“L’idea delle fratture che fornirebbero informazioni sulla storia geologica del satellite (in particolare l’esistenza nel passato di un oceano d’acqua sotto la superficie) è interessante, anche perché la stessa assenza di queste fratture fornirebbe informazioni sull’evoluzione di Caronte” commenta Maria Teresa Capria, ricercatrice dell’INAF-IAPS di Roma. “Dobbiamo anche ricordare che di oceani sottosuperficiali, probabili o solo ipotizzati, nel Sistema solare ce ne sono vari, a partire da Europa ed Encelado, passando per Ganimede e Tritone, per arrivare allo stesso Plutone, che si ritiene possa ospitare tuttora un tale oceano”.
Rosetta verso rendez vous con cometa 67P/Churyumov Gerasimenko
La sonda dell'Agenzia spaziale europea "Rosetta" è il primo veicolo spaziale della storia destinato, dopo un viaggio di 10 anni, ad atterrare su una cometa, la Churyumov-Gerasimenko, per studiarla da vicino. È una pietra miliare per l'esplorazione spaziale, come il primo volo di Gagarin o lo sbarco sulla Luna, ma questa volta la bandiera da piantare sarà italiana. Amalia Ercoli Finzi, del Politecnico di Milano, è la scienziata che ha ideato lo strumento destinato a trapanare la cometa.
Spazio: cinture di radiazione della Terra, risolto mistero di Van Allen
Una nuova ricerca pubblicata sulla rivista Nature risolve decenni di controversia scientifica sull'origine delle particelle estremamente energetiche conosciute come gli elettroni ultra-relativistici in un ambiente vicino allo spazio dell'atmosfera terrestre (le fasce di Van Allen) e rischia di influenzare la nostra comprensione della magnetosfera planetaria in tutto l'universo. Le cinture di radiazione di Van Allen sono stati scoperti nell'atmosfera superiore della Terra nel 1958 da un team guidato dallo scienziato spaziale James Van Allen.
La comprensione di questi meccanismi ha importanti applicazioni pratiche, perché le enormi quantità di radiazioni intrappolate all'interno delle cinture possono rappresentare un rischio significativo per satelliti e veicoli spaziali, come pure gli astronauti che svolgono attività al di fuori di un veicolo spaziale. I Van Allen Probes aiutano gli scienziati a capire questa regione e a progettare meglio navicelle che possono sopravvivere ai rigori dello spazio.
Gli elettroni ultra-relativistici nella fascia di radiazione esterna della Terra possono esibire variabilità pronunciata in risposta all'attività sul Sole e le variazioni del vento solare, ma il meccanismo fisico dominante responsabile dell'accelerazione degli elettroni della cintura di radiazione è rimasta irrisolta per decenni. Due candidati principali per questa accelerazione sono stati il "Trasporto attivo radiale diffusivo" e l'"Accelerazione stocastica locale" di onde di plasma a frequenza molto bassa.
Nella ricerca pubblicata il 19 dicembre su Nature, l'autore principale Richard Thorne, un insigne professore di scienze atmosferiche e oceaniche del Collegio UCLA di Lettere e Scienze, e i suoi colleghi riferiscono sulle misure satellitari ad alta risoluzione degli elettroni ad alta energia durante una tempesta geomagnetica avvenuta il 9 ottobre 2012, che hanno modellato numericamente utilizzando un dynamic global wave mode basato sui dati di nuova concezione.
La loro analisi rivela che lo scattering da intense onde radio a bassissima frequenza naturale conosciuto come "chorus" nell'atmosfera superiore della Terra è principalmente responsabile dell'osservato elettrone relativistico costruito. Il "chorus" è un fenomeno elettromagnetico causato dalle onde di plasma in fasce di radiazione della Terra. Il suono di queste onde è percepibile dall'orecchio umano, come ha dimostrato poco più di un anno fa un gruppo di ricercatori dell’Università dell'Iowa.
Per anni, i radioamatori sulla Terra lo hanno ascoltato da lontano. La modellazione dettagliata del team, insieme con le precedenti osservazioni di picchi nella fase di densità elettronica spaziale segnalato all'inizio di quest'anno da Geoff Reeves e colleghi sulla rivista Science, dimostra la notevole efficienza di accelerazione dell'onda naturale in un ambiente vicino lo spazio della Terra e dimostra che la diffusione radiale non era responsabile dell'accelerazione osservata durante questa tempesta, ha detto Thorne.
I co-autori della nuova ricerca includono Qianli Ma, uno studente laureato che lavora nel laboratorio di Thorne, Wen Li, Binbin Ni e Giacobbe Bortnik, i ricercatori nel laboratorio di Thorne, e membri delle squadre scientifiche sulle Van Allen Probes, tra cui Harlan Spence dell'Università del New Hampshire (ricercatore principale per RBSP-ECT) e Craig Kletzing dell'University of Iowa (ricercatore principale per EMFISIS).
Il processo d'onda di gravità locale è un "processo fisico universale" e dovrebbe anche essere efficace nella magnetosfera di Giove, Saturno e altri ambienti di plasma magnetizzato nel cosmo, ha detto Thorne. I nuovi risultati dell'analisi dettagliata della Terra influenzeranno la futura modellazione di altre magnetosfere planetarie. La nuova ricerca è stata finanziata dalla NASA, che ha lanciato le sonde gemelle di Van Allen nell'estate del 2012. Costruite per resistere al bombardamento costante di particelle e radiazioni, sperimentano in questa intensa zona di spazio.
Astronomia, modello spiega la longevità della Grande Macchia Rossa
Uno dei misteri più affascinanti del pianeta Giove è la sua Grande macchia rossa (GRS), la grande tempesta anticiclonica (abbastanza potente da inglobare la Terra e altri due pianeti simili) che durerebbe da centinaia di anni. La Grande macchia rossa simile a un uragano sulla Terra, ruota in senso antiorario e fa una rotazione completa ogni sei giorni terrestri. Ciò che si domandano i ricercatori è proprio perché la tempesta è ancora in atto, dato che avrebbe dovuto placarsi alcuni decenni dopo il suo inizio.
Pdram Hassanzadeh, un ricercatore di Harvard, e Philip Marcus, un professore della Berkeley, California, avrebbero sviluppato un modello per spiegare il mistero che da anni interroga la comunità scientifica, e lo presenteranno all’American Physical Society’s Division of Fluid Dynamics il prossimo 25 novembre. Molti processi creano vortici come la Macchia Rossa. Hassanzadeh ha spiegato che le turbolenze e le onde limitrofe alla Grande macchia rossa fiaccano l’energia dei suoi venti.
Il vortice perde molta energia anche dal calore radiante e, se non bastasse, la Macchia Rossa si trova tra due forti correnti a getto che scorrono in direzioni opposte. Tutto questo non l’ha fermata nel corso dei secoli, anzi. Alcuni ricercatori credono che sono proprio questi piccoli vortici ad alimentare la grande tempesta. “Alcuni modelli computerizzati hanno dimostrato che i grandi vortici sopravvivono più a lungo se sono circondati da altri di più piccole dimensioni, anche se questo non accade così spesso da poterne trarre una teoria”, ha spiegato Marcus.
I due ricercatori, allora, hanno sviluppato un nuovo modello per provare, sperano, la loro teoria una volta per tutte. I due esperti sostengono che è diverso dagli altri perché è a 3 dimensioni e ad altissima risoluzione e questo cambierebbe le carte in gioco. Molti modelli si concentrano solo sui venti orizzontali del vortice, dove risiede la maggior parte dell’energia. I vortici, però, hanno anche dei flussi verticali, ma questi hanno molta meno energia e, in passato, sono stati ignorati proprio per questo motivo.
Eppure il movimento verticale si rivela la chiave per la persistenza della Grande macchia rossa. Mentre il vortice perde energia, il flusso verticale trasporta gas caldi dall’alto e gas più freddi dal basso verso il centro, ripristinando parte della sua energia perduta. È come una batteria che si rigenera. Il modello prevede anche un flusso radiale, che risucchia venti dalle correnti esterne ad alta velocità verso il centro del vortice: questo porta moltissima energia nuova nel vortice che gli consente di durare più a lungo.
Non si sa esattamente che cosa causa il colore rossastro della Grande Macchia Rossa. La teoria più popolare, che è supportata da esperimenti di laboratorio, sostiene che il colore può essere causato da molecole complesse organiche, fosforo rosso, o altri composti solforati. Il GRS varia notevolmente in tinta, da quasi mattone a rosso pallido, salmone e bianco. Il 9 ottobre scorso, la sonda spaziale della NASA Juno ha effettuato il suo gravity assist della Terra, ricevendo così la spinta necessaria a raggiungere Giove nel 2016.
Via: INAF
Foto: NASA
Voyager 1 lascia il Sistema solare ed entra nello spazio interstellare
Dopo molti falsi allarmi e rinvii, finalmente il momento tanto atteso è arrivato. La navicella della NASA Voyager 1 è ufficialmente il primo veicolo umano a entrare nello spazio interstellare. La sonda, che ha spento ormai la 36esima candelina, si trova a circa 19 miliardi di chilometri dal Sole. I nuovi dati appena pubblicati da Science rivelano che Voyager 1 ha viaggiato per circa un anno nel plasma e nel gas ionizzato, presente nello spazio tra le stelle. La sonda fu lanciata nell'ambito del Programma Voyager della Nasa il 5 settembre 1977 da Cape Canaveral insieme alla sua sonda gemella Voyager 2.
La notizia era stata già annunciata varie volte, ma ora la conferma è definitiva. Ed Stone, il progettista dell’Institute of Technology di Pasadena in California ha detto: "È la prima volta che il genere umano è uscito al di fuori della culla del Sistema solare per esplorare la galassia". Voyager 1 ha oltrepassato quindi la cosiddetta "bolla solare", la regione di particelle cariche che circonda il Sole, ben oltre le orbite dei pianeti, entrando in una zona di transizione. Voyager 1 viaggia a 45 chilometri al secondo e, secondo gli scienziati, dovranno passare circa altri 40mila anni prima che incontri un'altra stella.
Secondo la Nasa, Voyager 1 ha varcato quel confine più o meno il 25 agosto: è questa la prima volta che l’agenzia spaziale statunitense annuncia lo storico transito anche se in passato altri esperti avevano ipotizzato che fosse avvenuto. Già nel giugno scorso la navicella avrebbe dovuto trovarsi al di fuori del sistema solare, invece si trovava in una zona finora non prevista, chiamata "heliosheath depletion region", in cui si sente ancora il campo magnetico solare. La navicella non è dotata di sensori che misurano fisicamente la densità del plasma, quindi gli scienziati hanno usato un metodo diverso per capire dove realmente si trovasse.
Un’eruzione solare nel marzo del 2012 ha fornito i dati necessari. L’energia sprigionata dal Sole è arrivata a Voyager 1 13 mesi dopo, nell’aprile del 2013, quando il plasma attorno alla navicella ha cominciato a vibrare notevolmente. Le oscillazioni sono state come una manna dal cielo per i ricercatori, perché significa che la navicella era immersa nel plasma 40 volte più denso di quello che avevano incontrato nello strato esterno della eliosfera. Una densità di questo tipo è prevedibile anche nello spazio interstellare.
Il segnale emesso da Voyager è molto debole: solo 23 watt, quasi quanto un lampadina da frigorifero. Impiega 17 ore circa a raggiungere la Terra e, data la grande distanza, arriva ridotto a una frazione di un miliardo di watt: per riceverlo si utilizzano una serie di antenne che hanno un diametro che varia dai 34 ai 70 metri. All’interno del modulo spaziale c’è un disco per grammofono dorato, il "Voyager Golden Record", che conserva suoni e immagini della nostra Terra a testimonianza delle diverse culture e forme di vita del nostro Pianeta. Al momento la sonda si trova a circa 19 miliardi di km dalla Terra.
Foto: NASA
Sonda spaziale della Nasa visiterà asteroide con nuovo nome Bennu
Un asteroide che sarà esplorato da una sonda spaziale della NASA ha un nuovo nome, grazie a uno studente di terza elementare nella Carolina del Nord. Origins-Spectral Interpretation-Resource Identification-Security-regolite Explorer (OSIRIS-Rex) della NASA visiterà l'asteroide ora chiamato "Bennu", dal nome di un importante antica divinità egizia aviaria. OSIRIS-Rex è prevista per il lancio nel 2016, appuntamento con Bennu nel 2018 e restituirà un campione di asteroide sulla Terra nel 2023.
Spazio, Obama finanzia nuova missione Nasa per catturare asteroidi
Sembra fantascienza ma il desiderio di metalli rari o preziosi degli Usa ha indotto il presidente americano Barack Obama ad annunciare la prossima settimana un nuovo e ambizioso programma spaziale per la cattura, con una sonda robot, di un piccolo asteroide e il suo studio da parte di un gruppo di astronauti. L'amministrazione americana destinerà 105 milioni del bilancio della Nasa del prossimo anno per l'avvio della pianificazione della missione in programma a partire dal 2017, quando sarà lanciato il robot con un razzo Atlas V.
NASA: sonde gemelle GRAIL pronte a impatto sulla Luna il 17 dicembre
Le sonde gemelle GRAIL orbitanti della NASA, che hanno permesso agli scienziati di conoscere meglio la struttura interna e la composizione della Luna, dopo mesi trascorsi nell'orbita lunare sono arrivate al termine della loro attività e si stanno preparando per la loro discesa controllata e l'impatto su una montagna vicino al Polo Nord lunare alle ore 02:28 pm circa (12:28 ora italiana) di Lunedi, 17 dicembre.
Spazio, 40 anni fa avveniva ultimo allunaggio della missione Apollo 17
Sono passati 40 anni dall'ultima volta che l'uomo ha messo piede sulla Luna: l'11 dicembre 1972 la missione Apollo 17 segnava il "viaggio finale" del programma Apollo della Nasa e concludeva l'avventura delle missioni lunari. Lanciata il 7 dicembre 1972 dal Kennedy Space Center di Cape Canaveral, in Florida, la missione Apollo 17 toccò il suolo lunare l'11 dicembre. A bordo vi erano gli astronauti Gene Cernan, Jack Schmitt e Ron Evans. Il 14 dicembre di quarant'anni fa l'uomo lasciava la Luna per l'ultima volta.
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