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SIMA, coronavirus ritrovato su particolato atmosferico: c'è conferma


A poco più di un mese dalla pubblicazione di un Position Paper sulla “Valutazione della potenziale relazione tra l’inquinamento da particolato atmosferico e la diffusione dell’epidemia da COVID-19”, la Società Italiana di Medicina Ambientale (SIMA) annuncia che il coronavirus SARS-CoV-2 è stato ritrovato sul particolato (PM). “Questa prima prova apre la possibilità di testare la presenza del virus sul particolato atmosferico delle nostre città nei prossimi mesi come indicatore per rilevare precocemente la ricomparsa del coronavirus e adottare adeguate misure preventive prima dell’inizio di una nuova epidemia”, anticipa  il professor Alessandro Miani, presidente di SIMA Onlus.

Vita sulla Terra potrebbe essere arrivata da Marte con un meteorite


Gli uomini vengono da Marte. E anche le donne. Questa volta però non si tratta del titolo di un bestseller ma di una nuova teoria scientifica sull’origine della vita presentata a Firenze, durante la conferenza Goldschmidt. Secondo lo statunitense Steven Benner, padre della biologia sintetica, le prime forme di vita sul nostro pianeta potrebbero essere nate grazie a particelle ossidate dell’elemento chimico molibdeno trasportato, assieme al boro, da un meteorite proveniente da Marte.

Secondo Benner l’RNA, la prima molecola genetica, si sarebbe formata sul pianeta rosso perché meno ricco di acqua rispetto alla terra (l’acqua sarebbe infatti corrosiva per questa molecola). Perplessi molti scienziati che sottolineano il ruolo di altri elementi chimici nella formazione delle prime forme di vita. Alcuni elementi, dunque, sembrano in grado di controllare la propensione dei materiali organici a trasformarsi in catrame, particolarmente il boro e il molibdeno, quest'ultimo un elemento ritenuto fondamentale per lo sviluppo della vita.

Quindi, si ritiene che i minerali contenenti entrambi questi elementi siano stati fondamentali per l'origine della vita. Il professor Benner ha detto: "Questa forma di molibdeno non avrebbe potuto essere disponibile sulla Terra al tempo in cui la vita ha iniziato a prodursi, perché tre miliardi di anni fa la superficie del nostro pianeta possedeva molto poco ossigeno, ma non come su Marte". L'analisi di un meteorite marziano di recente ha dimostrato che non vi era boro su Marte, ora crediamo che la forma ossidata di molibdeno era anche lì.


L'acqua, infatti, avrebbe impedito alle concentrazioni di boro di trasformarsi in RNA e la prima molecola genetica a comparire. Si sostiene che anche il pianeta rosso fosse coperto da acqua, ma questa copriva molto meno la superficie del pianeta. "Ciò costituisce la prova che noi siamo in realtà tutti marziani, che la vita abbia avuto origine su Marte e sia arrivata sulla Terra su una roccia spaziale", ha aggiunto il professor Benner. "E' una fortuna che siamo finiti qui, comunque, perché certamente la Terra è stata la migliore tra i due pianeti a sostenere la vita".

Critici gli esperti italiani del settore: l’ipotesi "sposta il problema dell’origine della vita invece di risolverlo", osserva John Robert Brucato, dell'Osservatorio di Arcetri dell'Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf) e segretario della Società internazionale per lo studio dell’origine della vita ( International Society for the Study of the Origin of Life and Astrobiology Society - Issol). "Non vedo perché - aggiunge - concentrarsi intorno a un elemento raro come il molibdeno quando ci sono anche altri elementi che sintetizzano e proteggono le molecole della vita".

La nascita della vita, rileva, ''ha avuto bisogno di una spinta da parte di elementi ben più abbondanti, che hanno lavorato tutti insieme. Non sappiamo se la vita sia nata sulla Terra o altrove, e poi è arrivata qui, ma in ogni caso sul nostro pianeta c'erano le condizioni perché si formasse''. Anche quello dell'acqua è un falso problema, perché rileva, ''dipende da quanta acqua c'è, la vita potrebbe essersi formata in pozzanghere, anziché negli oceani''. Il professor Benner, ha coordinato un team di scienziati del "The Westheimer Insitute for Science and Technology".


Fonte: Euronews
Via: Dailymail
Foto: NASA

Supercomputer Gordon finanziato da NSF aiuta la lotta contro autismo


Quando è entrato ufficialmente online al San Diego Supercomputer Center (SDSC) all'inizio di gennaio 2012, Gordon fu subito impressionante. In una dimostrazione, ha sostenuto oltre 35 milioni di operazioni input/output per secondo - poi, un record mondiale. Input/output sono una misura importante per l'elaborazione di dati intensiva, che indica la capacità di un sistema di stoccaggio di comunicare rapidamente tra un sistema di elaborazione di informazioni, ad esempio un computer, e il mondo esterno.

Genetica: arriva Xna, primo Dna sintetico capace di evolversi e replicarsi


Arriva l'Xna, il primo Dna creato dall'uomo, capace di immagazzinare informazione e di evolversi come il Dna naturale, ma modificato in modo da avere un aspetto diverso. Descritto sulla rivista Science, il Dna artificiale è stato messo a punto da un gruppo internazionale guidato dal britannico Medical Research Council, lo stesso laboratorio in cui nel 1952 Watson e Crick avevano scoperto la doppia elica del Dna. A differenza della cellula artificiale ottenuta nel 2010 dall'americano Craig Venter, il cui Dna era costruito in laboratorio ma era comunque una copia fedele del Dna naturale, l'Xna conserva le stesse lettere ma ha una struttura diversa.

Medicina: test su Draco, l'antivirus universale sconfigge tutti i virus


Un farmaco "Jolly" potenzialmente universale, efficace contro tutti i virus, è stato inventato da Todd Rider del Lincoln Laboratory del Massachusetts Institute of Technology di Lexington. Il superfarmaco induce, tramite apoptosi, ovvero al suicidio di tutte le cellule infettate da un virus, quindi gli impedisce di propagarsi nelle cellule ancora sane. Il farmaco sfrutta un tratto comune a tutti i virus e quindi in teoria è universalmente efficace contro ogni infezione virale. 

Il superfarmaco, che è stato ribattezzato DRACO, (da double-stranded RNA-activated caspase oligomeriser), è stato testato con successo contro molti virus su cellule umane in provetta e su topolini infettati anche con dosi letali di H1N1. Dai primi risultati di laboratorio sono emersi risultati incoraggianti contro il rinovirus responsabile del comune raffreddore e contro altri 14 microbi, fra cui quello della febbre Dengue. Il "farmaco che fa calare i pantaloni ai virus" - così com'è stato definito da Rider - è protagonista di uno studio pubblicato su Plos One. La rivista New Scientist lo chiama la "criptonite" dei virus, ispirandosi all'unica sostanza capace di neutralizzare Superman. La scoperta è stata accolta con entusiasmo.

"La scoperta degli antibiotici ha rivoluzionato il trattamento delle infezioni batteriche e noi speriamo che questa sostanza rivoluzioni il trattamento delle infezioni virali", conclude Rider. Il segreto sta nella strategia d'azione, perché il nuovo composto sperimentale mira a una molecola comune a tutte le cellule infettate da virus. Per replicarsi, invadere la cellula ospite e assumerne 'il comando', infatti, questi microrganismi producono sequenze di Rna a doppia elica lunghe più di 30 paia di 'basi'. 

L'artiglieria in grado di tenere testa ai virus all'interno delle cellule immunitarie dei mammiferi è una proteina-sentinella (la Proteine Kinase R) che sfrutta questa caratteristica virale contro il virus stesso. Ebbene, per produrre il loro 'super farmaco' gli scienziati americani hanno combinato questa proteina con un'altra del sistema immunitario, una molecola che spinge la cellula al suicidio. Cosi', non appena la 'vedetta' Pkr individua l'Rna spia della presenza virale, la cellula attaccata viene spinta all'estremo sacrificio. Si attende ora di capire se il suo utilizzo potrà diventare praticabile anche sugli esseri umani.


Via: Libero News
Fonte: Adnkronos Salute
Foto dal Web