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OPBG, cellule riprogrammate contro leucemia: primo bimbo salvato


Manipolare geneticamente le cellule del sistema immunitario per renderle capaci di riconoscere e attaccare il tumore. È quello che hanno fatto i medici e i ricercatori dell'Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma con un bambino di 4 anni, affetto da leucemia linfoblastica acuta, refrattario alle terapie convenzionali. Si tratta del primo paziente italiano curato con questo approccio rivoluzionario all'interno di uno studio accademico, promosso dal Ministero della Salute, Regione Lazio e AIRC. Ad un mese dall'infusione delle cellule riprogrammate nei laboratori del Bambino Gesù, il piccolo paziente sta bene ed è stato dimesso: nel midollo non sono più presenti cellule leucemiche.

Ricerca, sclerosi multipla e Lupus: trovato nuovo gene responsabile


All’origine del rischio di sviluppare sclerosi multipla (SM) e lupus eritematoso sistemico (LES), malattie autoimmuni a carico rispettivamente della mielina del sistema nervoso centrale e di pelle, reni e altri organi, vi sarebbe anche una particolare forma di TNFSF13B, un gene che presiede alla sintesi di una proteina con importanti funzioni immunologiche: la citochina Baff. A rivelarlo su New England Journal of Medicine, la più antica e prestigiosa rivista di medicina al mondo, uno studio di un gruppo internazionale di ricercatori cofinanziato dalla FISM e coordinato da Francesco Cucca, direttore dell’IRGB-CNR e professore di genetica medica presso l’Università di Sassari.

Ricerca: leucemia mieloide acuta, scoperto DNA alieno in pazienti


Lo studio è appena stato pubblicato sulla rivista Scientific Reports ed è una ricerca tutta made in Italy, anzi tutta made in Milano grazie alla collaborazione tra i ricercatori dell’Università degli Studi di Milano e gli ematologi dell’Ospedale Niguarda. Il lavoro, completamente autofinanziato con il sostegno delle Associazioni di Volontariato (Associazione Malattie del Sangue Onlus di Milano e Como Hematology and Oncology di Como), è una rivoluzione che apre a nuovi scenari, mai ipotizzati prima, per le cure e per la comprensione dei meccanismi che portano all’instaurarsi di una patologia oncologica che colpisce le cellule del sangue: la leucemia mieloide acuta.

CNR: studiata in laboratorio cura per alleviare sintomi encefalopatia


Cdkl5 è una malattia rara legata al cromosoma X che si traduce in una precoce compromissione neuro-evolutiva. Ora è potenzialmente possibile alleviare uno dei sintomi della grave encefalopatia ancora orfana di cura. È la conclusione dello studio coordinato da Tommaso Pizzorusso - professore associato di psicobiologia e psicologia fisiologica del Dipartimento di neuroscienze, psicologia, area del farmaco e salute del bambino dell’Università di Firenze (Neurofarba) e ricercatore dell’Istituto di neuroscienze del Consiglio nazionale delle ricerche di Pisa (In-Cnr) - e pubblicato sull’ultimo numero della rivista scientifica Biological Psychiatry.

Cnr: modello matematico spiega la recidiva del tumore alla prostata


Ricercatori dell’Istituto di Chimica Biomolecolare Icb-Cnr e del dipartimento di matematica dell’Università di Portsmouth, confermano che la resistenza tipica del cancro alla prostata potrebbe essere causata dalle stesse terapie ormonali utilizzate per curarlo. I risultati della ricerca, ottenuti tramite simulazioni, se supportati dalla sperimentazione potrebbero dare indicazioni utili per migliorare l’efficacia dei trattamenti. Lo studio, pubblicato su Cancer Research, è stato segnalato su Nature Review Urology. L’elevato tasso di ricaduta che caratterizza il tumore alla prostata potrebbe essere attribuibile anche agli effetti delle terapie ormonali impiegate per contrastarlo.

Telethon, San Raffaele: memoria delle staminali arma contro tumori


Una rivelazione importante e tutta italiana, quella effettuata da un team dell’Istituto San Raffaele Telethon per la terapia genica (TIGET) di Milano che ha scoperto la capacità di un particolare gruppo di linfociti T, un tipo di globuli bianchi coinvolti nella risposta immunitaria dell'organismo, corretti geneticamente di persistere e riprodursi per anni nel sangue di un individuo, mantenendo nel tempo la capacità del sistema immunitario di “attaccare” in caso di malattia. Dalla ricerca sulle malattie genetiche arriva un contributo importante per la lotta ai tumori.

Tumore polmone: nuova sfida IEO, trattamenti chemio-free per tutti


È ancora la neoplasia più diffusa in tutto il mondo ed è sempre la principale causa di morte per cancro, con oltre 1.180.000 decessi ogni anno. Novembre è stato dichiarato dalla Global Lung Cancer Coalition (GLCC) “mese della sensibilizzazione mondiale del tumore del polmone” con l’obiettivo di far crescere la conoscenza e l’informazione su questo big killer, che ogni anno fa registrare circa 1.350.000 di nuovi casi a livello mondiale. Nel nostro Paese si stimano 38.000 nuove diagnosi e circa 34.000 decessi l’anno*. La Lombardia è la Regione a più elevata incidenza, con 7.200 nuove diagnosi. Oltre 17.200 i cittadini lombardi che convivono con una diagnosi di cancro polmonare**.

Salute: farmaco fa ricrescere capelli su pazienti con alopecia areata


I ricercatori presso la Columbia University Medical Center (CUMC) hanno identificato le cellule immunitarie responsabili della distruzione dei follicoli dei capelli nelle persone affette da alopecia areata, una malattia autoimmune comune che causa la perdita di capelli, e hanno testato un farmaco approvato dalla FDA che ha eliminato queste cellule immunitarie e restaurata la crescita dei capelli in un piccolo numero di pazienti. I risultati appaiono nel numero online di Nature Medicine. Nel documento i ricercatori segnalano primi risultati di uno studio clinico in corso del farmaco.

Vita sulla Terra potrebbe essere arrivata da Marte con un meteorite


Gli uomini vengono da Marte. E anche le donne. Questa volta però non si tratta del titolo di un bestseller ma di una nuova teoria scientifica sull’origine della vita presentata a Firenze, durante la conferenza Goldschmidt. Secondo lo statunitense Steven Benner, padre della biologia sintetica, le prime forme di vita sul nostro pianeta potrebbero essere nate grazie a particelle ossidate dell’elemento chimico molibdeno trasportato, assieme al boro, da un meteorite proveniente da Marte.

Secondo Benner l’RNA, la prima molecola genetica, si sarebbe formata sul pianeta rosso perché meno ricco di acqua rispetto alla terra (l’acqua sarebbe infatti corrosiva per questa molecola). Perplessi molti scienziati che sottolineano il ruolo di altri elementi chimici nella formazione delle prime forme di vita. Alcuni elementi, dunque, sembrano in grado di controllare la propensione dei materiali organici a trasformarsi in catrame, particolarmente il boro e il molibdeno, quest'ultimo un elemento ritenuto fondamentale per lo sviluppo della vita.

Quindi, si ritiene che i minerali contenenti entrambi questi elementi siano stati fondamentali per l'origine della vita. Il professor Benner ha detto: "Questa forma di molibdeno non avrebbe potuto essere disponibile sulla Terra al tempo in cui la vita ha iniziato a prodursi, perché tre miliardi di anni fa la superficie del nostro pianeta possedeva molto poco ossigeno, ma non come su Marte". L'analisi di un meteorite marziano di recente ha dimostrato che non vi era boro su Marte, ora crediamo che la forma ossidata di molibdeno era anche lì.


L'acqua, infatti, avrebbe impedito alle concentrazioni di boro di trasformarsi in RNA e la prima molecola genetica a comparire. Si sostiene che anche il pianeta rosso fosse coperto da acqua, ma questa copriva molto meno la superficie del pianeta. "Ciò costituisce la prova che noi siamo in realtà tutti marziani, che la vita abbia avuto origine su Marte e sia arrivata sulla Terra su una roccia spaziale", ha aggiunto il professor Benner. "E' una fortuna che siamo finiti qui, comunque, perché certamente la Terra è stata la migliore tra i due pianeti a sostenere la vita".

Critici gli esperti italiani del settore: l’ipotesi "sposta il problema dell’origine della vita invece di risolverlo", osserva John Robert Brucato, dell'Osservatorio di Arcetri dell'Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf) e segretario della Società internazionale per lo studio dell’origine della vita ( International Society for the Study of the Origin of Life and Astrobiology Society - Issol). "Non vedo perché - aggiunge - concentrarsi intorno a un elemento raro come il molibdeno quando ci sono anche altri elementi che sintetizzano e proteggono le molecole della vita".

La nascita della vita, rileva, ''ha avuto bisogno di una spinta da parte di elementi ben più abbondanti, che hanno lavorato tutti insieme. Non sappiamo se la vita sia nata sulla Terra o altrove, e poi è arrivata qui, ma in ogni caso sul nostro pianeta c'erano le condizioni perché si formasse''. Anche quello dell'acqua è un falso problema, perché rileva, ''dipende da quanta acqua c'è, la vita potrebbe essersi formata in pozzanghere, anziché negli oceani''. Il professor Benner, ha coordinato un team di scienziati del "The Westheimer Insitute for Science and Technology".


Fonte: Euronews
Via: Dailymail
Foto: NASA

Nutrizione, l'esperto mondiale Holick a Pisa per parlare di Vitamina D


"La vitamina D è un ormone che partecipa alla regolazione di oltre 2000 geni", è così che è cominciata la puntuale relazione del Prof. Saggese, presidente del congresso sulla vitamina D, che si è svolto presso l’Hotel Galilei di Pisa lo scorso 17 maggio. Molti gli studiosi nazionali ed internazionali intervenuti in questa giornata densa di comunicazioni per ricordare l’importanza che questa vitamina ha sul controllo di disturbi sia scheletrici che extra-scheletrici, nell’età pediatrica, ma non solo.

Il Prof. Saggese ha sottolineato l’importanza di garantire adeguati livelli di vitamina D fin dalla nascita ribadendo che la prevenzione va fatta in età pediatrica soprattutto nel periodo in cui viene raggiunto il picco di massa ossea. La profilassi, inoltre, deve essere effettuata in tutti i lattanti, indipendentemente che l’allattamento sia al seno o con latti formulati. 

La Dott.ssa Kowalska ha invece analizzato il rapporto fra vitamina D e gravidanza. Bassi livelli di vitamina D possono costituire un rischio sia per la futura mamma (diabete gestazionale, vaginiti batteriche, preeclampsia e parto pretermine) sia per il nascituro (basso peso alla nascita, ipocalcemia, demineralizzazione dello scheletro, problemi allergici, malattie immuno-mediate). 

L’entusiasmante relazione del Prof. Holick ha carpito l’intera platea ed è stata focalizzata sull’importanza dell’irraggiamento solare nella produzione di vitamina D. Considerando che la maggior parte della vitamina D presente nel nostro organismo viene prodotta in seguito all’esposizione della cute all’irradiazione solare, è bene riconsiderare il nostro rapporto con il sole, proprio nell’ottica di identificarlo come la fonte primaria di vitamina D. 

La carenza di vitamina D è associata a numerose malattie dell’osso, osteomalacia e perdita di forza muscolare ed alcuni studi recenti sembrano mostrare un suo ruolo in patologie quali cancro, malattie autoimmuni, infezioni, disturbi cardiovascolari e diabete. Alle nostre latitudini è sufficiente esporre almeno braccia e gambe per minimo 5-15 minuti nei mesi più caldi per far sì che vengano prodotti livelli adeguati di vitamina D. 

Colecalciferolo vitamina D3

È da considerare, però, che l’irraggiamento solare nei mesi da novembre a febbraio alla nostra latitudine non ha effetto sulla produzione della vitamina D e anche l’apporto dovuto ai cibi non è sufficiente a garantire il nostro fabbisogno. Le ultime raccomandazioni dell’IOM (Institute of Medicine) del 2010, riprese nelle linea guida dell’AAP (American Academy of Pediatrics) di giugno 2011, raddoppiano i livelli di vitamina D raccomandati, che per fasce d’età sono i seguenti: 0-1 anni: 400-1000 UI/die; 1-18: 600-1000 UI/die; 18+: 1500-2000; negli obesi tali dosi andrebbero raddoppiate o triplicate. 

Anche i nuovi LARN 2012 (raccomandazioni per la popolazione italiana) si sono allineati a questi valori. La giornata è stata, inoltre, animata da numerose comunicazioni orali e poster sul rachitismo. Il dott. Shaw del Birmingham Chidren’s Hospital ha illustrato le forme di origine alimentare o dovute ad altra eziologia (es. poca esposizione alla luce solare, pigmentazione scura della pelle, inquinamento atmosferico), mentre la dott.ssa Weber dell’Ospedale San Raffaele ha illustrato le forme di origine genetica. 

Diversamente da quanto si possa pensare, il rachitismo è in aumento soprattutto per via dei flussi migratori: infatti la maggior parte dei bambini affetti da tale patologia sono extracomunitari che, oltre ad avere la pelle scura e quindi produrre meno vitamina D, non sempre hanno effettuato un’adeguata profilassi nei primi anni di vita. Le forme genetiche di rachitismo, invece, sono molto rare e determinano un difetto nel metabolismo della vitamina D o nella sua azione. 

Il congresso ha, inoltre, trattato aspetti legati al ruolo della vitamina D a livello extrascheletrico: uno stato vitaminico D ottimale è risultato, infatti, protettivo nei confronti di alcune infezioni batteriche, come la tubercolosi, e virali, come la bronchiolite e l’influenza, ma anche di patologie a carattere immunitario quali l’asma e la dermatite atopica. La carenza di vitamina D risulta, inoltre, associata anche ad obesità e sindrome metabolica.

Le ultime relazioni del congresso si sono focalizzate sull’osteoporosi in età pediatrica e sulla misura della massa ossea con tecniche densitometriche. In questo ambito, la Dott.ssa Iorgi dell’Ospedale Gaslini di Genova ha spiegato i pro e contro delle varie tecniche densitometriche. Alla luce di tutte le comunicazioni, possiamo estrapolare un concetto fondamentale e cioè l’importanza del garantire uno stato vitaminico D ottimale per la promozione della salute globale del bambino e dell’adolescente.

A cura della Redazione di vitaminad.it
Foto credit: Wikimedia

Ramses III fu assassinato, studio italiano fa luce sulla morte del faraone


La fine della vita di Ramses III, è stata a lungo dibattuta tra gli egittologi. Una serie di documenti storici, dei quali il più importante è il Judicial Papyrus of Turin, affermano chiaramente che nell'anno 1155 aC, i membri del suo harem attentarono alla sua vita come parte di una congiura di palazzo. Oggi uno studio curato dall'egittologo Zahi Hawass e da Albert R. Zink, i cui risultati sono stati pubblicati dal British Medical Journal, fa chiarezza su questo mistero dell'antichità.

Salute, scoperta proteina che può arrestare la crescita del melanoma


L'obiettivo e' togliere al melanoma la capacita' di crescita. Lo studio è importante perché idividua una nuova molecola coinvolta nello sviluppo del tumore. Negli ultimi 10 anni si stima che il melanoma abbia raggiunto nel mondo i 100.000 nuovi casi l'anno: un aumento di circa il 15% rispetto al decennio precedente con una incidenza del 20% dei casi in pazienti tra i 15 e i 39 anni. Potrebbe rappresentare una vera rivoluzione nella cura del melanoma, uno dei tumori più aggressivi: i ricercatori dell'Universita' Cattolica del Sacro Cuore di Roma, insieme a colleghi americani, hanno scoperto una proteina, chiamata "HINT1", che può arrestare al crescita del melanoma.

Genetica: arriva Xna, primo Dna sintetico capace di evolversi e replicarsi


Arriva l'Xna, il primo Dna creato dall'uomo, capace di immagazzinare informazione e di evolversi come il Dna naturale, ma modificato in modo da avere un aspetto diverso. Descritto sulla rivista Science, il Dna artificiale è stato messo a punto da un gruppo internazionale guidato dal britannico Medical Research Council, lo stesso laboratorio in cui nel 1952 Watson e Crick avevano scoperto la doppia elica del Dna. A differenza della cellula artificiale ottenuta nel 2010 dall'americano Craig Venter, il cui Dna era costruito in laboratorio ma era comunque una copia fedele del Dna naturale, l'Xna conserva le stesse lettere ma ha una struttura diversa.