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Salute, radiazioni da ripetitori e telefonini: accrescono rischio tumori


Un lieve aumento di tumori al cuore e al cervello, dovuto all'esposizione alle radiazioni a radiofrequenza (RFR), emesse da ripetitori della telefonia mobile e a quelle, più dirette sull'organismo, emesse dai cellulari. Sono i primi dati dello studio appena pubblicato su "Environmental Research" dall'Istituto Ramazzini di Bologna, attraverso il Centro di ricerca sul cancro "Cesare Maltoni" - che ha analizzato gli effetti sui topi dei ripetitori in un lavoro finanziato, tra gli altri, da Arpa e Regione Emilia Romagna - e della ricerca "associata" del National Toxicologic Program (NTP) americano sui telefoni cellulari. Due analisi che hanno riscontrato le stesse tipologie di tumore sugli animali da laboratorio.

Aruba ID: login unica ad uso di cittadini e imprese per Identità SPID


Servizio gratuito per due anni a chi ne farà richiesta entro il 30 giugno 2017. Aruba PEC S.p.A. già Certification Authority per i servizi di firma digitale e Gestore PEC del Gruppo Aruba lancia il servizio Aruba ID per il rilascio ai cittadini italiani di Identità SPID. Il servizio, disponibile in tre livelli di sicurezza, è attivabile su sito dedicato. Dopo aver ottenuto l’accreditamento come Identity Provider (IdP), Aruba mette a disposizione Aruba ID, servizio attraverso il quale tutti - privati cittadini, imprese e professionisti - potranno ottenere la propria Identità SPID e accedere in modo semplice e sicuro, con un’unica login ai servizi online delle Pubbliche Amministrazioni.

Cassazione: cellulare 6 ore al dì per 12 anni, ok a invalidità da tumore


La Corte di Cassazione ha convalidato una pensione di invalidità all'80% ad un ex manager bresciano che per circa dodici anni aveva utilizzato il cellulare dell'ufficio per una media di 5/6 ore al giorno fino a quando nel 2002 gli venne diagnosticato un "neurinoma del Ganglio di Gasser", cioè un tumore benigno al trigemino sinistro - nervo misto somatico costituito prevalentemente da fibre sensitive somatiche e da un piccolo contingente di fibre motorie.

Secondo la sezione Lavoro (sentenza n. 17438 redatta da Gianfranco Bandini), l'Inail dovrà risarcire Innocente M. perché, nonostante la "situazione del tutto particolare", si è verificata "un'esposizione alle radiofrequenze per un lasso temporale continuativo molto lungo (circa 12 anni), per una media giornaliera di 5-6 ore e concentrata principalmente sull'orecchio sinistro dell'assicurato che, com'è di piana evidenza, concretizza una situazione affatto diversa da un normale uso non professionale del telefono cellulare".

A dare ragione all'ex manager, una consulenza medico legale che aveva tenuto conto di 679 casi che in un anno si sono verificati nel nostro Paese. La Ctu viene definita dalla Cassazione di "maggiore attendibilità vista la posizione di indipendenza di tali studi, per non essere stati cofinanziati, a differenza di altri, anche dalle stesse ditte produttrici di cellulari".

Inutilmente l'Inail ha tentato di ribaltare la decisione della Corte d'appello di Brescia del 2009. Nel dettaglio, piazza Cavour spiega che "nel caso di malattia professionale non tabellata, la prova della causa di lavoro, che grava sul lavoratore, deve essere valutata in termini di ragionevole certezza, nel senso che, esclusa la rilevanza della mera possibilità dell'origine professionale, questa può invece essere ravvisata in presenza di un rilevante grado di probabilità".

Per il Codacons si tratta di una ''sentenza molto importante e innovativa che apre la strada ai risarcimenti. Si tratta, infatti, di un verdetto che stabilisce un rapporto diretto tra uso del telefonino e insorgenze dei tumori. Se ci sono, quindi, consumatori che usano per molte ore al giorno il telefonino e ritengono che ci possa essere un collegamento con la malattia contratta, ora hanno la possibilità di intraprendere un'azione legale".

 Ma Silvio Garattini, direttore dell'Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri, all'Adnkronos Salute spiega che "allo stato attuale non ci sono ragioni per dire che ci sia un rapporto diretto causa-effetto tra telefoni cellulari e tumori. Alcuni dati sono stati contraddittori, è vero, ma gli ultimi lavori scientifici vanno nella direzione contraria rispetto a quella di un rapporto diretto".

"Le risultanze dello studio di un'agenzia dell'Organizzazione mondiale della sanità", che parlavano di possibili rischi legati alle radiofrequenze dei telefoni cellulari e di altri apparati di comunicazioni wireless, "sono in seguito state smentite da altri lavori. Insomma, dal punto di vista strettamente scientifico, allo stato attuale non ci sono evidenze che l'uso del telefonino dia luogo al tumore". Dunque "nel dubbio, evidentemente la Corte ha preso una decisione a favore del malato".

Fonte: Adnkronos

Licenziata, si vendica cancellando dati aziendali con sua password


La Polizia Postale di Catania ha denunciato in stato di libertà una 43enne per accesso abusivo a sistema informatico. L'indagata ha utilizzato le credenziali di accesso al sistema di uno studio commercialista della provincia e ha cancellato la posizione assicurativa di tutte le ditte, trentasette società, in delega allo studio. Ma la cancellazione delle posizioni INAIL di 37 rispettivi clienti, non è un problema da poco per il commercialista, secondo FEDERPRIVACY, che nel licenziare la donna pare essersi dimenticato che questa possedesse le chiavi di accesso al sistema, anche dopo mesi dalla fine del rapporto di lavoro. Il conseguente danno derivante da non aver adottato dovutamente le misure di sicurezza prescritte dal Garante della Privacy non è da poco. Stando a quanto riferisce la stessa Polizia Postale, la cessazione assicurativa delle ditte, clienti dello studio commercialista, avrebbero comportato il pagamento di un’ammenda di ben oltre 350,00 euro per ciascuna posizione. Ma i guai a cui potrebbe andar incontro il suo ex datore di lavoro potrebbero essere peggiori di quelle della donna, perchè secondo il Dlgs 196/2003, all’art.8 dell’Allegato, se risultasse che alla donna fossero state lasciate negligentemente le credenziali di accesso al sistema pur essendo passati alcuni mesi dal licenziamento, il commercialista, in qualità di titolare del trattamento rischierebbe l’imputazione per l’art. 169. L'articolo in questione prevede, infatti, che “Chiunque, essendovi tenuto, omette di adottare le misure minime previste dall'articolo 33 è punito con l'arresto sino a due anni, oltre alle sanzioni amministrative di cui all’art.162 che altresì comportano importi da 10mila euro a 120mila euro.