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Apple: Qualcomm, tribunale blocca vendite di modelli iPhone in Cina


Un tribunale cinese ha vietato le vendite di iPhone in Cina a seguito di una disputa su un brevetto tra il produttore di chip Usa Qualcomm e Apple, afferma una nota Qualcomm. La nota aggiunge che il Tribunale intermedio del popolo di Fuzhou ha accolto la richiesta di Qualcomm di due sospensive a carico di quattro controllate di Apple, ordinando loro di interrompere immediatamente le vendite di iPhone 6S, iPhone 6S Plus, iPhone 7, iPhone 7 Plus, iPhone 8, iPhone 8 Plus e iPhone X. I due brevetti erano precedentemente ritenuti validi dal SIPO, l’Ufficio Brevetti Cinese. È l’ultimo episodio di una lunga disputa tra i due colossi hitech californiani, che si svolge tra tribunali in tutto il mondo.

Apple, vecchi iPhone rallentati deliberatamente: partite class action


Apple si trova ad affrontare cause legali riguardanti le rivelazioni secondo cui rallenta volutamente i vecchi iPhone senza l'autorizzazione dell'utente. L'azienda americana, fondata da Steve Jobs, ha ammesso lo "slowdown" intenzionale degli iPhone più vecchi quando le prestazioni delle batterie diminuiscono o presentano problemi in modo da evitare "shutdown" improvvisi. Un rallentamento indotto con gli aggiornamenti del software.  L'azienda ha detto di voler "prolungare la vita" di dispositivi dei suoi clienti. Tre azioni legali collettive separate sono state depositate giovedì, portate da attori in California e Illinois, sostenendo che Apple non ha il consenso di rallentare il loro iPhone.

Privacy: studente austriaco guida maxi class action contro Facebook


In Austria la controversia sulla potenziali violazioni di dati da parte di Facebook sono finite in un tribunale ordinario. Decine di migliaia di persone hanno aderito a un tipo di class action. Per tutti è diventato il paladino della difesa dei dati personali sul web. E ora nella sua sfida alla Silicon Valley lo seguono in 25mila. Max Schrems, un giovane studente in legge austriaco è il promotore di un ricorso collettivo senza precedenti contro Facebook. Sono appunto 25.000 le persone che lo hanno seguito in una class action per denunciare la politica del social network nella conservazione e nell'utilizzo di informazioni personali.

Windows 93: versione online surreale per tornare indietro nel tempo


La storia di Microsoft iniziò nel lontano 1982, quando l'allora piccola startup di Redmond rilasciò la versione 1.24 dell'MS-DOS. Nel 1984 Microsoft annunciò che stava sviluppando Windows, un'interfaccia grafica per il suo sistema operativo MS-DOS che era venduto con i PC IBM e compatibili dal 1981. Microsoft aveva modellato l'interfaccia utente, all'inizio conosciuta col nome Interface Manager, sulla base dei prototipi di interfaccia grafica sviluppati dalla Xerox, seguendo la strada intrapresa dalla Apple con il suo Macintosh, di cui Bill Gates aveva potuto vedere un prototipo, mostratogli dallo stesso Steve Jobs nel 1981.

Moncler replica a trasmissione di Report e dà mandato ai suoi legali


Mentre su Twitter si rafforza la prima posizione per l'hashtag #moncler, nella classifica degli argomenti più discussi di ieri dopo la puntata di Report di domenica 2 novembre, arriva il comunicato da parte dell'azienda italiana specializzata in abbigliamento invernale e che conta 1.200 dipendenti. Nel frattempo le azioni del gruppo guidato dal suo presidente, Remo Ruffini, hanno perso il 4,88% a 10,52 euro. Il titolo ha risentito della trasmissione di Milena Gabanelli andata in onda su Rai 3 e dal titolo "Siamo tutti oche" sulla produzione dei piumini, nella quale sono state criticate in particolar modo le condizioni degli animali.

Mentre il titolo (OTCMKTS:MONRF) è scivolato in Borsa, Moncler ha respinto le accuse, dando mandato ai propri legali per tutelarsi in tutte le sedi opportune. A seguito della trasmissione di Report di domenica 2 novembre - scrive l'azienda in una nota - Moncler specifica che tutte le piume utilizzate in Azienda provengono da fornitori altamente qualificati che aderiscono ai principi dell'ente europeo EDFA (European Down and Feather Association), e che sono obbligati contrattualmente a garantire il rispetto dei principi a tutela degli animali, come riportato dal codice etico Moncler (sezione Governance al punto 6.4)". 

"Tali fornitori - prosegue la nota - sono ad oggi situati in Italia, Francia e Nord America. Non sussiste quindi alcun legame con le immagini forti mandate in onda riferite a allevatori, fornitori o aziende che operano in maniera impropria o illegale, e che sono state associate in maniera del tutto strumentale a Moncler. Per quanto riguarda la produzione, Moncler conferma, come già ha comunicato inascoltata a Report, che produce in Italia e in Europa: in Italia quantità limitate, e in Europa nei luoghi deputati a sostenere la produzione di ingenti volumi con elevato know-how tecnico che garantisca la migliore qualità riconosciuta a Moncler dai consumatori".

"Moncler - si legge ancora  nella nota - non ha mai spostato la produzione come afferma il servizio, visto che da sempre produce anche in Est Europa. In Italia ha mantenuto collaborazioni efficienti con i migliori laboratori. Per quanto riguarda i ricarichi, il costo del prodotto viene moltiplicato, come d'uso nel settore lusso, di un coefficiente pari a circa il 2,5 dall'azienda al negoziante, a copertura dei costi indiretti di gestione e distribuzione. Nei vari Paesi la distribuzione applica poi, in base al proprio mercato di riferimento, il ricarico in uso in quel mercato". 

"È evidente quindi - conclude la nota - che le cifre menzionate nel servizio, che prendono in considerazione solo una piccola parte del costo complessivo del prodotto, sono del tutto inattendibili e fuorvianti. L'azienda ha dato mandato ai propri legali di tutelarsi in tutte le sedi opportune". Moncler nasce in Francia, a Monestier-de-Clermont, Grenoble, nel 1952 ed ha attualmente sede in Italia. Nel 1954 l'azienda fornisce l'equipaggiamento tecnico alla spedizione italiana sul K2, nel 1955 alla spedizione francese sul Makalù  e nel 1968 diventa fornitore ufficiale della squadra francese di sci alpino in occasione delle olimpiadi invernali di Grenoble.

Il marchio, si legge sul sito dell'azienda, ha affiancato negli anni allo stile una continua ricerca tecnologica coadiuvata da esperti nel campo delle attività legate al mondo della montagna. Le collezioni Moncler coniugano le esigenze più estreme dell'outwear alla quotidianità metropolitana. Nel 2003 Remo Ruffini ha rilevato la Maison della quale è Presidente e Amministratore Delegato. Moncler produce e distribuisce direttamente le collezioni Moncler abbigliamento e accessori, Moncler Gamme Rouge, Moncler Gamme Bleu, Moncler Grenoble e Moncler Enfant, tramite boutique dirette e attraverso i più esclusivi Department Store multimarca internazionali.



Apple e Samsung: stop a guerra sui brevetti ma solo fuori dagli Usa


Apple e Samsung non hanno ancora raggiunto un accordo di licenza mondiale, ma almeno hanno raggiunto un concordato per dirimere i contenziosi legali per i brevetti in tutti i Paesi al di fuori dagli Usa.   Lo ha annunciato il gigante sudcoreano dell'elettronica in un comunicato. Le due società hanno contenzioso sui brevetti in nove paesi al di fuori degli Stati Uniti, tra cui la Corea del Sud, Giappone, Australia, Paesi Bassi, Germania, Francia, Italia, Spagna e Regno Unito.

Apple e Google stipulano una tregua storica nella guerra dei brevetti


Apple e Google annunciano una tregua storica e l'avvio di un dialogo che potrebbe ridar fiato al mercato mondiale degli smartphone: i due giganti statunitensi si sono dati battaglia per anni. Google è titolare del software Android, installato su centinaia di milioni di smartphone nel mondo: il sistema operativo è il principale rivale di quello installato su iPhone e iPad. Da annni Apple aveva un contenzioso giudiziario aperto contro Motorola, che è una filiale di Google e che il gigante di Mountain View sta per rivendere ai cinesi di Lenovo, ormai numero uno mondiale nel settore dell’informatica portatile.

A partire dal conflitto Apple-Microsoft, dunque, i due colossi hanno annunciato di voler lavorare insieme per trovare soluzioni su alcune licenze. In una dichiarazione congiunta il Venerdì, la società ha detto che l'insediamento non include una cross license per i rispettivi brevetti. "Apple e Google hanno inoltre concordato di lavorare insieme in alcune aree del brevetto riforma ", dice la nota. "Apple e Google hanno inoltre acconsentito di lavorare assieme in alcune aree della riforma dei brevetti" si legge nell'accordo. Apple e le aziende che realizzano i telefoni con il software Android di Google hanno depositato decine di azioni legali l'uno contro l'altro. 


Apple ha sostenuto che i telefoni Android che utilizzano il software Google hanno copiato il suo iPhone. Le due società hanno informato la Corte d'appello federale di Washington che i casi che li vedono opposti dovrebbero essere respinti. Tuttavia, l'accordo non si applica alle controversie che di Apple contro Samsung. La causa di più alto profilo tra Apple e Motorola è iniziata nel 2010. Motorola ha accusato Apple di violare diversi brevetti, tra cui uno fondamentale sul funzionamento dei cellulari su una rete 3G, mentre Apple ha detto che Motorola ha violato i suoi brevetti per determinate funzioni di smartphone. I casi sono stati consolidati in un tribunale federale di Chicago.

Tuttavia, il giudice Richard Posner ha respinto nel 2012 poco prima del processo, dicendo che nessuna delle due società ha prove sufficienti per dimostrare la sua causa. Il mese scorso, la corte d'appello ha dato al costruttore iPhone un'altra possibilità per vincere un divieto di vendita contro il suo concorrente. Google ha acquisito Motorola Mobility nel 2012 per 12,5 miliardi dollari, e nel mese di gennaio ha annunciato la vendita della divisione di Motorola Mobility a Lenovo Group Ltd. per 2,91 miliardi dollari, mantenendo la maggior parte dei brevetti.. Come parte della transazione, Google sta mantenendo la maggior parte dei brevetti di Motorola e li concederà a Lenovo tramite licenza.

Ue, Google deve rimuovere link su richiesta e rispettare diritto a oblio


Google è responsabile dei risultati di altri siti prodotti da una ricerca sul suo motore. A sancirlo è una sentenza della Corte europea, la più alta istituzione in materia di giustizia in Europa, che ritiene "il gestore di un motore di ricerca su Internet responsabile del trattamento effettuato dei dati personali che appaiono su pagine Web pubblicate da terzi". Questo significa che se un qualsiasi utente ritiene le informazioni prodotte dalla ricerca lesive della propria privacy può rivalersi su Google e chiedere la rimozione di quel link.

Samsung ha violato brevetti Apple: deve pagare 120 milioni di dollari


Apple batte Samsung, ma è una vittoria amara. Round giudiziario in favore di Apple, nella sfida dei brevetti che vede contrapporsi nelle aule di tribunale l'azienda di Cupertino contro la sudcoreana Samsung. Ma si tratta di un successo dal sapore amaro. Il verdetto della giuria californiana nel secondo processo tra i due colossi riconosce ad Apple 120 milioni di dollari di danni subiti per colpa di Samsung colpevole di aver violato intenzionalmente due brevetti, tra i quali il popolare "slide-to-unlock" (lo scorrimento per sbloccare l'iphone). 

La cifra però è decisamente inferiore ai 2,2 miliardi di dollari reclamati da Cupertino all'avvio del processo e probabilmente non copre neanche le spese legali. Inoltre Apple è ritenuta colpevole di aver violato un brevetto Samsung e dovrà pagare alla società sud coreana 158.000 dollari. Il verdetto della giuria, che riconosce ambedue le società colpevoli, apre ora la strada alla richiesta, sia da parte di Apple sia da parte di Samsung, di bloccare le vendite della concorrente per i prodotti che utilizzano i brevetti infranti.

Ma secondo diversi analisti il segnale più importante che emerge dalla sentenza è che i brevetti su componenti piccoli dell'interfaccia non giustificano richieste per danni giganteschi. Apple aveva lanciato la campagna legale anni fa con l'aspirazione di rallentare l'ascesa di Samsung. Ma finora i risultati ottenuti in tribunale non l'hanno certo avvicinata al'obiettivo sperato. A differenza dei precedenti scontri legali, quest'ultimo è stato caratterizzato dalla presenza di Google, almeno indirettamente.


Nel presentare il proprio caso, Samsung ha evidenziato che Google ha sviluppato in modo indipendente molte delle caratteristiche software al centro del caso. E quindi Apple se la sarebbe dovuta prendere con Google. Resta la questione legata alla funzione di auto-completamento. Apple e Samsung si contendono da anni il mercato degli smartphone e quello appena concluso è il secondo processo che vede opposti i due colossi tecnologici, dopo quello del 2012 nel quale erano stati riconosciuti 930 milioni di dollari di danni ad Apple. 

"Anche se questo verdetto è grande per gli standard normali, è difficile vedere questo risultato come una vittoria per Apple. Tale importo è inferiore al 10 per cento dell'importo che Apple ha chiesto e probabilmente non supera ciò che Apple ha speso nella vicenda giudiziaria", ha detto il professore di diritto Brian Love, della Santa Cara University. "Apple ha lanciato la campagna legale anni fa con l'aspirazione di rallentare l'ascesa di Samsung. Finora ha fallito e con questo caso non si avvicina al risultato sperato".

Il verdetto della giuria è arrivato dopo tre giorni di deliberazioni. Niente di fatto per quanto riguarda la ricerca vocale e un'altra per la sincronizzazione dei dati. Il risarcimento dovuto da Apple a Samsung è invece legato una tecnologia di trasmissione video per le chiamate. Apple sta cercando di vietare la vendita di alcuni telefoni Samsung, tra cui il Galaxy S III, e ha chiesto poco più di 2 miliardi di dollari di danni. A marzo scorso il giudice Lucy Koh aveva negato la richiesta di Apple di ritirare i dispositivi Samsung negli Stati Uniti.




Fonte: TMNews
Via: BBC

Brevetti: negata richiesta Apple di ritirare dispositivi Samsung in Usa


Il giudice distrettuale, Lucy Koh, respinge la richiesta di Apple di mettere al bando più di 20 smartphone e tablet Samsung, oggetto dello scontro legale del 2012. Una battuta d'arresto chiave per Apple, nella sua battaglia di brevetti. Il giudice Koh ha stabilito che Samsung pagherà ad Apple 930 milioni di dollari ma ha vietato il bando dei suoi prodotti, che ormai sono fuori dal mercato. La sentenza arriva a poche settimane dall'avvio del nuovo processo che vede scontrarsi i due colossi, e che si aprirà il prossimo 31 marzo.

Questa volta l'oggetto del contendere sono i brevetti usati sui dispositivi Samsung più nuovi, incluso lo smartphone Galaxy S III. Anche se è ormai "vecchio" di due generazioni, il dispositivo è ancora offerto da molte compagnie telefoniche. Gli analisti ritengono che se Samsung fosse riconosciuta colpevole nel nuovo processo, il giudice potrebbe infliggerle il pagamento di danni ancora maggiori rispetto ai precedenti in quanto i prodotti, oltre a essere più nuovi, hanno avuto successo in termini di vendite. 

Samsung annuncia che presenterà ricorso contro la conferma dei 930 milioni di dollari che deve pagare ad Apple. L'appello si baserà sul fatto che la cifra è ricavata sulla base "di metodi di calcolo sbagliati". In novembre una giuria federale ha ordinato a Samsung di pagare 290 milioni di dollari in danni per aver infranto alcuni brevetti Apple. Una cifra che si andava ad aggiungere ai 640 milioni di dollari che non erano oggetto dello scontro legale davanti alla giuria, e che erano stati precedentemente imposti a Samsung. 

In dicembre Apple aveva chiesto il bando dei prodotti Samsung che infrangevano tre suoi brevetti che riguardano alcune funzioni touch screen, mettendo in evidenza che i danni economici che le erano stati riconosciuti non erano un rimedio adeguato. La corte d'appello aveva ordinato al tribunale distrettuale di riconsiderare la richiesta di Apple e il tribunale ha ascoltato le argomentazioni di Apple lo scorso 30 gennaio. Dopo il riesame delle prove, il giudice Koh ha nuovamente negato la richiesta formulata da Apple. 

"La Corte conclude che Apple semplicemente non ha soddisfatto l'onere della prova per giustificare un provvedimento", ha scritto. "Per convincere la Corte ad accordare ad Apple una tale straordinaria ingiunzione - al bando dispositivi complessi a causa di tre caratteristiche del software touchscreen - Apple ha l'onere di dimostrare che queste tre funzioni del software touchscreen orientano la domanda dei consumatori verso i prodotti di Samsung. Apple non ha soddisfatto questo peso", ha aggiunto.

Vividown/ Cassazione, Google non è responsabile violazioni a privacy


Non è configurabile una responsabilità penale di un internet host provider nel caso di violazione della privacy realizzata con un video diffuso sul Web. Lo ha sancito la Cassazione, che per questo, lo scorso dicembre, ha confermato l’assoluzione dei manager di Google finiti sotto processo per il video, diffuso nel 2006, in cui un ragazzo disabile veniva picchiato e schernito da alcuni compagni di classe.  

"I reati di cui all’articolo 167 del codice privacy, per i quali qui si procede - si legge nella sentenza depositata ieri dalla terza sezione penale - devono essere intesi come reati propri, trattandosi di condotte che si concretizzano in violazioni di obblighi dei quali è destinatario in modo specifico il solo titolare del trattamento e non ogni altro soggetto che si trovi ad avere a che fare con i dati oggetto di trattamento senza essere dotato dei relativi poteri decisionali". 

Il gestore del servizio di "hosting", osserva la Suprema Corte, "non ha alcun controllo sui dati memorizzati né contribuisce in alcun modo alla loro scelta, alla loro ricerca o alla formazione del file che li contiene, essendo tali dati interamente ascrivibili all’utente destinatario del servizio che li carica sulla piattaforma messa a sua disposizione".  

La posizione di Google Italia e dei suoi responsabili, rilevano i giudici di piazza Cavour, "è quella di mero internet host provider, soggetto che si limita a fornire una piattaforma sulla quale gli utenti possono liberamente caricare i loro video", del cui "contenuto - spiega la Cassazione - restano gli esclusivi responsabili". 

Alla luce di ciò, i manager di Google imputati nel procedimento "non sono titolari di alcun trattamento", mentre "gli unici titolari del trattamento dei dati sensibili eventualmente contenuti nei video caricati sul sito sono gli stessi utenti che li hanno caricati, ai quali soli possono essere applicate le sanzioni, amministrative e penali, previste per il titolare del trattamento del Codice Privacy".

Chiedere ad un provider internet di verificare preventivamente i contenuti pubblicati dagli utenti mette a rischio la "libera manifestazione del pensiero". E' impossibile farlo manualmente e rischioso per la libertà di espressione affidarlo ad un sistema automatico. 

Sono queste le motivazioni, diffuse a due mesi dalla sentenza, per cui i giudici della corte d'appello di Milano hanno assolto dall'accusa di violazione della privacy 3 manager di Google, in merito al caso del video in cui un ragazzo disabile minorenne veniva insultato e umiliato da alcuni compagni di classe.

Il filmato girato in una scuola di Torino rimase online per circa un mese nella sezione "video divertenti". La sentenza d'appello del 21 dicembre scorso aveva ribaltato quella di primo grado emessa dal tribunale di Milano nel 2010 che aveva condannato i 3 dirigenti a 6 mesi per violazione della privacy.


Fonte: AGI
Via: TMNews

Samsung perde causa e dovrà pagare 290 milioni di dollari ad Apple


Samsung dovrà pagare ad Apple 290,5 milioni di dollari  in danni per aver infranto alcuni dei suoi brevetti. Questa la decisione presa dalla giuria del processo fra i due colossi della tecnologia. Il tribunale federale californiano di San Jose ha ordinato al gruppo tecnologico di Seul di risarcire il colosso di Cupertino per violazione di 13 brevetti di vecchi modelli di iPhone e di iPad (non più in vendita negli Stati Uniti), comprese le caratteristiche di progettazione hardware e software come il double-tap zoom.

Kaspersky Lab vince la controversia legale contro Patent Troll Lodsys


Kaspersky Lab annuncia la vittoria legale nella causa avviata da Lodsys, azienda con sede in Texas che opera come Patent Assertion Entity, più comunemente conosciuta come un’entità non praticante o “patent troll” e nota per l’avvio di una serie di cause per violazione dei brevetti contro alcune aziende. Kaspersky Lab, insieme ad altre 54 aziende compresa Atari, Symantec ed Estee Lauder, è stata citata in giudizio da Lodsys. Delle 55 aziende citate in giudizio, solo Kaspersky Lab non ha raggiunto un accordo extragiudiziale con Lodsys, ma ha deciso di procedere in giudizio. 

Il 30 settembre, sette giorni prima di iniziare la causa, Lodsys ha ritirato le proprie affermazioni anzichè presentarsi davanti alla corte e la sua causa è stata respinta con pregiudizio. Kaspersky Lab non ha pagato nessuna somma di denaro a Lodsys e non ha aderito a nessun tipo di accordo. “La nostra posizione è ferma. Nessuna concessione ai truffatori informatici. Invitiamo tutte le altre aziende IT a continuare a lottare e non cedere. Solo così sarà possibile liberarci una volta per tutte di questi parassiti dei brevetti”, ha dichiarato Eugene Kaspersky, CEO e presidente di Kaspersky Lab. 

Nel maggio del 2012, Lodsys ha presentato una un’azione legale per violazione di brevetti contro 55 aziende negli Stati Uniti. Lodsys ha dichiarato che in ogni azienda aveva violato uno o più di quattro brevetti, che avevano l’obiettivo di raccogliere le percezioni degli utenti su un determinato prodotto, compresi gli acquisti e gli aggiornamenti tramite le applicazioni del computer. 51 di queste aziende ha siglato accordi per risolvere il caso in via extragiudiziale. Le altre, che inizialmente erano determinate a combattere in tribunale, si sono invece ritirate 10 giorni prima che iniziassero le udienze finali. 

L’unica azienda che ha deciso di far valere i propri diritti è stata Kaspersky Lab. Il 30 settembre 2013, la corte ha approvato la petizione di Lodsys di ritirare la propria richiesta e la sua causa è stata respinta con pregiudizio. Kaspersky Lab sostiene di non aver violato nessuno dei brevetti Lodsys e che le loro rivendicazioni non sono valide. Più di 400 aziende, tra cui Oracle e altri sviluppatori di applicazioni, hanno firmato accordi di licenza con Lodsys prima che venisse avviata questa causa. Grazie a questi accordi, Lodsys guadagna ogni volta che queste aziende utilizzano tecnologie presumibilmente brevettate. 

Lodsys è attualmente coinvolta in una serie di cause legali ancora in corso. Il business dei Patent Troll si è sviluppato su larga scala in tutto il mondo ed è stato riconosciuto come un ostacolo all'innovazione, allo sviluppo e all'implementazione. Piuttosto che sostenere il costo e il tempo necessario alla gestione di una causa legale, la maggior parte delle aziende preferiscono pagare i patent troll. L'esempio di Kaspersky Lab dimostra che queste azioni legali possono essere affrontate con successo e che non bisogna in nessun modo assecondare i troll. 

“Il processo è stato molto difficile da gestire, per diverse ragioni: primo, i vari imputati avevano diverse opinioni e quindi non è stato facile coordinare il caso; secondo, i patent troll sono un concetto molto astratto e la prima battaglia da vincere riguarda i termini contrattuali”, ha dichiarato Nadia Kashchenko, Chief Intellectual Property Counsel di Kaspersky Lab, Patent Attorney. “In Texas, dove è stata presentata la causa, tutto procede molto velocemente e abbiamo avuto poco tempo per prepararci, per fare un'analisi approfondita e preparare le argomentazioni da sottoporre alla corte”. 

Questa non è la prima causa vinta da Kaspersky Lab contro un patent troll. Lo scorso anno alcuni Troll, IPAT (Information Protection and Authentication of Texas), hanno rinunciato alla causa senza ottenere nulla da Kaspersky Lab, a seguito di una decisione a favore di quest’ultimo da parte della Corte Distrettuale degli Stati Uniti per il Distretto Orientale del Texas. Per ulteriori informazioni, leggere il post di Eugene Kaspersky. E’ inoltre disponibile il blogpost di Nadezhda Kashchenko.

Fonte: Kaspersky

Sky e Microsoft raggiungono accordo su disputa su marchio SkyDrive


Un tribunale britannico ha recentemente stabilito che il nome SkyDrive di Microsoft ha violato un marchio di proprietà di British Sky Broadcasting Group (BSkyB), e il produttore di software ha deciso di cambiare il nome del suo servizio cloud-based in tutto il mondo come risultato. BSkyB ha rilevato che Microsoft non impugnerà la sentenza del tribunale e che la società permetterà a Microsoft di continuare ad utilizzare il marchio "per un periodo di tempo ragionevole per consentire una transizione ordinata verso un nuovo marchio".

L'accordo comprende termini finanziari e altro, ma né BSkyB né Microsoft hanno divulgato i dettagli dato che l'accordo è confidenziale. Di seguito il comunicato ufficiale di Microsoft. British Sky Broadcasting Group plc ("Sky") e Microsoft Corporation ("Microsoft") hanno annunciato il raggiungimento di un accordo rispetto al procedimento di violazione del marchio nell'Unione Europea presentata da Sky nei confronti di Microsoft presso il tribunale inglese. 

L'accordo riflette il desiderio di entrambe le aziende di concentrarsi su progetti condivisi a vantaggio dei rispettivi clienti. A giugno il giudice della Corte Suprema, Justice Asplin, ha ritenuto che l'uso del nome SkyDrive da parte di Microsoft violava i diritti di Sky relativi al marchio "Sky". L'accordo prevede che Microsoft rinuncerà a ricorrere in appello e che Sky consentirà a Microsoft di utilizzare il nome SkyDrive per un periodo di tempo ragionevole per consentire un'agevole transizione a un nuovo marchio. 

L'accordo contiene anche termini finanziari e di altra natura, i cui dettagli sono riservati. "Siamo lieti di aver raggiunto un accordo dopo che Microsoft ha accettato di non ricorrere in appello contro la sentenza relativa all’uso del marchio per il suo servizio SkyDrive", ha commentato Sky. "Continueremo a essere molto attenti a proteggere il marchio Sky e a porre in essere le azioni necessarie contro quelle aziende che tenteranno di utilizzarlo senza il nostro consenso". 

Microsoft ha commentato: "Siamo lieti di aver raggiunto un accordo sulla questione del marchio e continueremo a offrire l'eccezionale servizio che centinaia di milioni di clienti si aspettano da noi, dando loro il sistema ideale per avere i propri file sempre con sé". La controversia - iniziata due anni fa – ha visto partecipare la multinazionale Sky come parte accusatoria ai danni di Microsoft. L'azienda di Redmond procederà dunque al rebranding (ossia al cambio di nome) del servizio in territorio Europeo.

Via: Microsoft

ITC, Apple viola un brevetto Samsung su vecchi iPhone e iPad AT&T


L'International Trade Commission Usa (USITC, o semplicemente ITC) ha appena ordinato un divieto di importazione negli Stati Uniti dei vecchi iPhone e iPad venduti da AT&T che hanno violato un brevetto standard-esential patent (SEP) affermato da Samsung, US Patent No. 7.706.348 su un "apparato e metodo per la codifica/ decodifica dell'indicatore di combinazione del formato di trasporto nel sistema di comunicazione mobile CDMA". Si tratta di una vittoria in parte simbolica, dato che i prodotti in questione non hanno pressochè più mercato in Usa.

iPhone e iPad più recenti con chip Qualcomm (a partire dall'iPhone 4S) non sono influenzati, limitando il potenziale impatto di questa decisione sui ricavi di Apple, mentre l'azienda dovrà sospendere le vendite degli iPhone più vecchi, iPad 3G e iPad 2 3G. Formalmente la decisione riguarda solo le versioni dei prodotti più vecchi di AT&T, il principale rivenditore di prodotti Apple negli Usa, ma Samsung è riservata il diritto di lamentare la violazione di prodotti Apple in esecuzione su altre reti (a meno che non sono dotati di chip baseband Qualcomm).

La decisione conclude l'indagine sulla denuncia presentata da Samsung contro Apple. L'ordine di esclusione (divieto di importazione) entrerà in vigore, salvo il veto della Casa Bianca dopo il periodo di revisione presidenziale: Barack Obama, avrà a disposizione 60 giorni. Se al termine non porrà il veto, il provvedimento andrà va in vigore. Apple farà appello contro la sentenza alla Corte d'Appello degli Stati Uniti per il circuito federale e ha detto in una dichiarazione che non c'è alcun impatto (per il momento) sulla disponibilità di iPhone e iPad nel mercato statunitense.

"Siamo delusi che la commissione ha ribaltato una precedente sentenza e abbiamo intenzione di presentare ricorso. La decisione di oggi non ha alcun impatto sulla disponibilità dei prodotti Apple negli Stati Uniti", ha detto il portavoce di Apple Kristin Huguet. Samsung da parte sua ha detto che la decisione dell'ITC "ha confermato la questione free-riding di Apple sulle innovazioni tecnologiche di Samsung. I nostri decenni di ricerca e sviluppo nelle tecnologie mobile continueranno e continueremo ad offrire prodotti innovativi ai consumatori negli Stati Uniti".

Progettato per essere un pannello di commercio, l'ITC è diventato un luogo popolare per le cause brevettuali perché agisce in modo relativamente rapido e può ordinare i divieti di importazione, che sono più difficili da ottenere dai tribunali distrettuali. Prima della decisione odierna dell'ITC Samsung ha vinto a settembre un paio di sentenze d'infrazione nei confronti di Apple nel proprio paese, la Corea del Sud. Apple ha violato un brevetto che riguarda la tecnologia wireless 3G e la possibilità di trasmettere contemporaneamente e correttamente più servizi.

Amazon batte Apple in tribunale: termine App Store non è ingannevole


Amazon batte Apple in tribunale: il giudice della corte distrettuale di San Francisco, Phyllis Hamilton, ha infatti archiviato le accuse di pubblicità sleale avanzate di Cupertino nei confronti di Amazon per l'uso del termine "App Store" per il software dei dispositivi Android. La sentenza di primo grado è un precedente che potrebbe mettere a rischio la proprietà intellettuale di tale termine.

Accordo tra Nokia e RIM per chiudere tutte le dispute legali sui brevetti


Nokia ritirerà tutte le cause in giro per il mondo contro RIM, che richiedevano lo stop alle vendite del prodotto canadese. Lo ha annunciato la compagnia, secondo cui le aziende hanno trovato un accordo su una disputa sul brevetto del sistema Wifi. Rim, riferisce il sito della Bbc, ha acconsentito a pagare una tassa a Nokia su ogni dispositivo venduto per l'uso del sistema Wlan per la connessione al web. 

In origine l'azienda produttrice del Blackberry aveva sostenuto che l'accordo con Nokia prevedeva solo un pagamento "una tantum", ma una sentenza della camera di commercio svedese aveva dato ragione agli europei. L'accordo diminuirà ulteriormente gli utili di RIM, già crollati in un anno da oltre duecento a poco più di cinque milioni di dollari, spinti al ribasso dalla perdita di un milione di clienti in un anno. 

L'azienda canadese ha appena registrato un profitto di 9 milioni di dollari (5,5 milioni di sterline) nel suo ultimo quarto - che non tiene conto della somma dovuta a Nokia. "Siamo molto lieti di aver risolto i nostri problemi di licenza di brevetto con RIM e di aver raggiunto questo nuovo accordo, pur mantenendo la capacità di Nokia di proteggere la nostra differenziazione del prodotto unico," ha dichiarato Paul Melin, responsabile della proprietà intellettuale di Nokia. Egli non ha rivelato le somme in questione.

"Questo accordo dimostra ancora una volta lo sforzo di RIM per risolvere in modo efficace la complessità dei brevetti che si affacciano nel nostro settore", ha dichiarato Steve Zipperstein, Chief Legal Officer di RIM.  Un avvocato con sede nel Regno Unito specializzato in brevetti ha detto che la notizia non era inattesa. "Dopo la sentenza del tribunale era inevitabile che RIM avesse la necessità di fare un accordo di licenza con Nokia", ha detto Andrew Alton, dell'UDL.

Fonte: BBC
Via: AGI

Apple: multata in Cina per violazione copyright, pagherà 165mila dollari


La Apple dovrà risarcire otto scrittori cinesi e due società per avere violato i diritti d'autore. Lo ha stabilito un tribunale cinese e, come si legge sul sito della Bbc, l'accusa alla casa di Cupertino è di avere venduto sull'App Store, senza autorizzazione, la versione elettronica dei loro libri. Secondo quanto rifersice l'agenzia di notizie Xinhua, il colosso informatico versare un totale di 1,03 milioni di yuan (pari a poco più di 165 mila dollari).

Questa è la seconda volta che Apple vine multata inn Cina per violazione del copyright. Nel mese di settembre, un tribunale cinese ha ordinato ad Apple di pagare un risarcimento di 520.000 yuan a un editore cinese di enciclopedia per presunta violazione del copyright. La società di tecnologia degli Stati Uniti ha proposto ricorso contro tale decisione. Carolyn Wu, portavoce di Apple ha detto che l'azienda prende "le denunce di violazione del copyright molto seriamente".

"Stiamo sempre aggiornando il nostro servizio per meglio assistere i proprietari di contenuti nella tutela dei loro diritti", ha aggiunto. Apple ha avuto altri problemi legali in Cina. All'inizio di quest'anno, ha dovuto affrontare una causa dalla ditta cinese Proview, che sosteneva di possedere i diritti del nome "iPad" nel mercato cinese dopo la registrazione nel 2000. Apple ha detto di aver acquistato i diritti mondiali dell'"iPad" dalla filiale taiwanese Proview per 55,000 dollari (35,000 sterline).

Tuttavia, l'azienda cinese ha sostenuto che la sua affiliata non aveva il diritto di vendere i diritti del nome "iPad" per la Cina, che è uno dei mercati in più rapida crescita per i prodotti Apple. La controversia tra le due aziende ha portato l'iPad di Apple ad essere tirato fuori dagli scaffali in alcune parti della Cina. Nel mese di luglio, Apple ha accettato di pagare 60 milioni di dollari a Proview per risolvere la controversia.

Fonte: Bbc
Via: Adnkronos

Video choc con disabile vessato, assolti in appello tre manager Google


I giudici della prima sezione della Corte d'Appello di Milano hanno assolto i tre manager di Google, condannati in primo grado a sei mesi con pena sospesa, per violazione della privacy. Al centro del processo la pubblicazione nel 2006 di un video nel quale veniva filmato un ragazzo disabile mentre veniva vessato da alcuni compagni di scuola. Assoluzione "perchè il fatto non sussiste" è il verdetto. 

I giudici hanno confermato la sentenza per un quarto imputato (l'assoluzione che era già arrivata in primo grado, ndr), che rispondeva solo di diffamazione (caduta anche l'accusa di diffamazione per gli altri tre manager). 'Storica' la sentenza di primo grado emessa nel febbraio 2010: si trattava del primo processo a livello internazionale per pubblicazione di contenuti sul web che vedeva tra gli imputati dei responsabili di un provider internet

Le motivazioni saranno pubblicate tra sessanta giorni. "Assoluta soddisfazione, ma nessuna sorpresa: onestamente la condanna si basava sul nulla" ha detto Giulia Bongiorno, una dei legali del processo Google. La sentenza è "una giusta conseguenza. I controlli ci sono, ma non competono a Google" conclude l'avvocato. 

"Siamo molto felici che la decisione di primo grado non sia stata confermata e che la Corte d'Appello abbia riconosciuto l'innocenza dei nostri colleghi - ha detto Giorgia Abeltino, policy manager di Google in Italia -. Anche in questo frangente, il nostro pensiero va al ragazzo e alla sua famiglia, che in questi anni hanno dovuto sopportare momenti difficili".

Al responsabile progetto Google Video per l'Europa Arvind Desikan, già prosciolto in primo grado, oggi si sono quindi aggiunti David Drummond (ex presidente del cda e legale di Google Italy), George Reyes (ex membro del cda di Google Italy, ora in pensione) e Peter Fleischer (responsabile policy sulla privacy per l'Europa di Google). 

Le indagini che avevano condotto al processo erano scattate con la denuncia presentata dal padre del ragazzo disabile e dall'associazione Vividown. Il video, girato con un videofonino tra la fine di maggio e l'inizio di giugno del 2006 da quattro studenti minorenni di un istituto torinese, era stato caricato su Google Video nel settembre 2006, ed era rimasto online fino al novembre seguente, data della denuncia dell'associazione.

Fonte: Adnkronos
Via: Sky Tg24

Goolge News, accordo con gli editori belgi apre a nuove collaborazioni


Accordo annunciato tra gli editori belgi di lingua francese, le associazioni di autori e Google. In questo modo, si potranno favorire partnership commerciali e porre fine ai procedimenti legali in corso. Lo annuncia la stessa societa' americana. In base all'accordo, gli editori belgi di lingua francese collaboreranno con Google per generare nuove opportunita' di business legate ai contenuti online. Obiettivo: convogliare traffico sui siti degli editori e incrementare il fatturato per i siti degli editori.