La tecnologia Zipstream analizza il video in tempo reale e ottimizza il flusso. Gli ultimi miglioramenti nella tecnologia Axis' Zipstream offrono un risparmio ancora maggiore di spazio di archiviazione e occupazione di banda nelle applicazioni di videosorveglianza, senza sacrificare i dettagli d'immagine importanti. La tecnologia è totalmente compatibile con il popolare standard di compressione video H.264. Axis Communications, leader mondiale nel video di rete, presenta i nuovi miglioramenti della pluripremiata tecnologia di compressione video Zipstream. Ora, la tecnologia regola dinamicamente la velocità in fotogrammi adattandola a qualsiasi variazione nella scena.
La conoscenza aiuta a rendere liberi e dunque è importante approfondire i diversi aspetti tecnologici, scientifici, culturali e sociali.
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Nuova modalità dynamic frame rate della tecnologia Axis Zipstream
La tecnologia Zipstream analizza il video in tempo reale e ottimizza il flusso. Gli ultimi miglioramenti nella tecnologia Axis' Zipstream offrono un risparmio ancora maggiore di spazio di archiviazione e occupazione di banda nelle applicazioni di videosorveglianza, senza sacrificare i dettagli d'immagine importanti. La tecnologia è totalmente compatibile con il popolare standard di compressione video H.264. Axis Communications, leader mondiale nel video di rete, presenta i nuovi miglioramenti della pluripremiata tecnologia di compressione video Zipstream. Ora, la tecnologia regola dinamicamente la velocità in fotogrammi adattandola a qualsiasi variazione nella scena.
WhatSim, la prima SIM per chattare gratis nel mondo con WhatsApp
"WhatSim" permette di stare in contatto con amici, familiari o colleghi di lavoro e di dire a tutti dove ci si trova quando si è in viaggio. Creata anche una speciale versione di "WhatSim" ispirata a Papa Francesco e pensata per i Paesi del Sud del Mondo. Nasce "WhatSim", la prima "WhatsApp Sim" in grado di far chattare gratis e senza limiti con WhatsApp gli ormai 700milioni di utenti attivi al mese del sistema di messaggistica più diffuso al mondo. In ogni angolo del pianeta. La WhatSim si connette a più di 400 operatori in circa 150 Paesi. In ogni angolo del pianeta resta collegata all’Operatore con migliore copertura e segnale in quel punto.
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Trend Micro sigla accordo con ITU per sicurezza informatica globale
Trend Micro Incorporated (TYO: 4704; TSE: 4704), leader globale nella sicurezza per il cloud, annuncia di aver siglato una partnership con l’Unione Internazionale delle Telecomunicazioni (ITU) - l’agenzia delle Nazioni Unite specializzata nell’ICT. La partnership fa parte delle iniziative della Global Cybersecurity Agenda. Questo accordo permetterà ai 193 Stati membri della ITU e alle oltre 700 istituzioni accademiche e organizzazioni private, di disporre delle ultime informazioni in materia di lotta alle minacce cyber criminali a livello globale.
Nel mondo 6,8 miliardi di telefonini, si cambia cellulare ogni 20 mesi
Solo negli Stati Uniti, nel 2010 sono stati gettati come rifiuti 150 milioni di telefoni cellulari ed ora con la diffusione degli smartphone il fenomeno è in netta crescita: in media si cambia il cellulare ogni 20 mesi, lo smartphone dura invece molto meno in una continua rincorsa all'ultimo modello. I vecchi apparati non vengono dismessi correttamente e spesso, quelli avviati al riciclo vengono lavorati in paesi del terzo mondo dove minori sono le tutele per i lavoratori. A fare il punto sulla telefonia mobile mondiale è l'International Telecommunication Union, una delle agenzia delle Nazioni Unite.
Nel 2013 più di 3,4 miliardi di persone, quasi la metà della popolazione mondiale, possiede almeno un telefono cellulare e a partire dal 2010, oltre il 90 per cento delle persone in tutto il mondo è stata coperta da un segnale del telefono cellulare. Il numero di abbonamenti ai telefoni cellulari, cioè il numero di account attivi che hanno accesso a una rete mobile, supera di gran lunga il numero dei possessori di telefono. E' cresciuto da 1 miliardo di sottoscrizioni nel 2000 a una cifra prevista di oltre 6,8 miliardi di euro entro la fine del 2013.
Secondo l'Unione internazionale delle telecomunicazioni, questo numero è superiore al numero di persone che possiedono telefoni, perché molte persone hanno più dispositivi mobili o utilizzano più schede SIM in un solo cellulare. Di conseguenza, il numero di abbonamenti di telefonia mobile si prevede che possa superare la popolazione mondiale nei primi mesi del 2014. Tuttavia, come riferisce il rapporto, il tasso annuo di crescita comincia a rallentare, i mercati diventano sempre più saturi e dal picco dei 680 milioni di nuovi abbonamenti annuali registrato nel 2010, già dal 2011 si è avvertita un'inversione di tendenza, continuata fino a quest'anno quando la registrazione di nuovi abbonamenti si è fermata a 424 milioni, 250 meno che nel 2010.
Nei paesi in via di sviluppo ci sono circa 4 miliardi di abbonamenti, una cifra che supera quelli dei presenti nei paesi industrializzati; diversa invece la distribuzione se si guarda ai dati pro-capite: 128 abbonamenti ogni 100 abitanti nei paesi ricchi, 89 su 100 nel resto del pianeta. Uno dei fattori che sta determinando la crescita del numero dei telefoni portatili nei paesi del terso mondo è, secondo il rapporto, la diffusione dei servizi finanziari attivabili attraverso rete mobile.
Nelle aree povere del paese solo 37 persone su 100 riescono ad avere accesso ad una banca fisica mentre 50 su 100 hanno a disposizione uno smartphone con cui poter fare operazioni finanziarie, dall'apertura del conto corrente, al trasferimento di danaro al pagamento delle bolette. Anche se i telefoni cellulari aprono nuove possibilità in economia e politica, la loro produzione e smaltimento spesso paga un altissimo costo umano. Praticamente tutti i telefoni cellulari e gli smartphone sono fabbricati in paesi del terzo mondo o di economia emergente dove i costi di produzione sono bassi e i lavoratori non hanno tutele.
Fonte: Adnkronos
Via: Libero Quotidiano
Vertice ITU, Google Take Action e Unione Europea per libertà del Web
Google ha espresso i suoi dubbi sulle proposte di maggiori controlli presentate da molti governi e sul sostanziale tentativo di trasformare l'ITU in una sorta di governo globale della rete. Il gigante del Web invita ad agire per tutelare l’apertura e la libertà della rete contro il tentativo di alcuni paesi membri dell’ONU di “sfruttare l’opportunità di un incontro a porte chiuse che si terrà a dicembre per autorizzare la censura e regolamentare il Web in modo restrittivo”.
Per questo motivo, Google sta raccogliendo firme con la petizione Take Action, nella quale denuncia il rischio che sia introdotto, per siti quali Facebook, Skype e YouTube, l’obbligo di pagamento di un pedaggio per raggiungere gli utenti. Come scrive Tech Economy, lo slogan scelto per l’iniziativa è eloquente ed enfatico: “Una Rete libera e aperta per un mondo libero e aperto”.
Google, inoltre, contesta alla radice l’autorità dell’agenzia ONU, dal momento che “solamente i governi hanno una voce” e non le società o le persone che hanno contribuito alla nascita e crescita della Rete. La Conferenza Mondiale sulle telecomunicazioni internazionali (WCIT) sarebbe, dunque, “il posto sbagliato” per prendere decisioni sul futuro del Web.
L'ITU potrebbe ottenere la ratifica degli Stati membri tra il 3 e il 14 dicembre a Dubai. Così scrive Google sul sito dedicato alla petizione Take Action: “L’agenzia delle Nazioni Unite Unione internazionale delle telecomunicazioni, che riunisce le autorità di regolamentazione di tutto il mondo, ha in programma di rinegoziare un trattato vecchio di decenni”.
“Alcune proposte - prosegue Google - potrebbe consentire ai governi di censurare siti e argomenti legittimi, o anche consentire loro di bloccare l’accesso a internet. Altre proposteri chiederebbero a servizi come YouTube, Facebook o Skype di dover pagare per potersi estendere oltre i confini attuali, una decisione che potrebbe limitare l’accesso alle informazioni in particolare nei mercati emergenti”.
L’Unione Europa sembra ora preoccupata a sua volta. Il Parlamento Europeo ha, infatti, approvato una risoluzione che condanna i tentativi di inserire maggiori controlli e restrizioni alla rete; e chiede ai 27 paesi membri di agire di conseguenza durante la conferenza internazionale. La risoluzione, che è stata approvata a larga maggioranza, esprime chiaramente l’idea che nessun singolo soggetto dovrebbe esercitare un potere centralizzato sulla Rete.
Il Parlamento ritiene “che l’ITU, o qualsiasi altra singola, centralizzata istituzione internazionale, non è l’organo appropriato per esercitare autorità regolativa sulla governance o sul flusso dati di internet.” Sottolineando, inoltre, la mancanza di trasparenza e inclusività nelle negoziazioni per la conferenza, particolarmente grave visto che “i risultati del meeting potrebbero influenzare considerevolmente l’interesse pubblico.”
Google, inoltre, contesta alla radice l’autorità dell’agenzia ONU, dal momento che “solamente i governi hanno una voce” e non le società o le persone che hanno contribuito alla nascita e crescita della Rete. La Conferenza Mondiale sulle telecomunicazioni internazionali (WCIT) sarebbe, dunque, “il posto sbagliato” per prendere decisioni sul futuro del Web.
L'ITU potrebbe ottenere la ratifica degli Stati membri tra il 3 e il 14 dicembre a Dubai. Così scrive Google sul sito dedicato alla petizione Take Action: “L’agenzia delle Nazioni Unite Unione internazionale delle telecomunicazioni, che riunisce le autorità di regolamentazione di tutto il mondo, ha in programma di rinegoziare un trattato vecchio di decenni”.
“Alcune proposte - prosegue Google - potrebbe consentire ai governi di censurare siti e argomenti legittimi, o anche consentire loro di bloccare l’accesso a internet. Altre proposteri chiederebbero a servizi come YouTube, Facebook o Skype di dover pagare per potersi estendere oltre i confini attuali, una decisione che potrebbe limitare l’accesso alle informazioni in particolare nei mercati emergenti”.
L’Unione Europa sembra ora preoccupata a sua volta. Il Parlamento Europeo ha, infatti, approvato una risoluzione che condanna i tentativi di inserire maggiori controlli e restrizioni alla rete; e chiede ai 27 paesi membri di agire di conseguenza durante la conferenza internazionale. La risoluzione, che è stata approvata a larga maggioranza, esprime chiaramente l’idea che nessun singolo soggetto dovrebbe esercitare un potere centralizzato sulla Rete.
Il Parlamento ritiene “che l’ITU, o qualsiasi altra singola, centralizzata istituzione internazionale, non è l’organo appropriato per esercitare autorità regolativa sulla governance o sul flusso dati di internet.” Sottolineando, inoltre, la mancanza di trasparenza e inclusività nelle negoziazioni per la conferenza, particolarmente grave visto che “i risultati del meeting potrebbero influenzare considerevolmente l’interesse pubblico.”
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