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CNR: sistema di fratture sotto lo Ionio allontana Sicilia dalla Calabria


Una scoperta importante che contribuisce a spiegare il lento ma progressivo allontanamento della Sicilia dalla Calabria e l’alto rischio di terremoti nella zona. Individuato sotto il fondale del Mar Ionio un sistema di faglie che ha controllato l’evoluzione dell’antico oceano della Tetide e che è ancora in grado di innescare processi vulcanici e sismici. A svelarlo, uno studio coordinato dall’Istituto di scienze marine del Cnr di Bologna, in collaborazione con Università di Parma, Ingv e Geomar (Germania), pubblicato su Nature Communications. Un sistema di spaccature profonde sta separando la Sicilia dal resto dell’Italia nella regione compresa tra lo stretto di Messina e l’Etna.

Ingv, terremoto di Ischia spiegato: elaborazione dati a Grandi Rischi


I satelliti italiani ed europei hanno mostrato con chiarezza la deformazione del suolo. L’epicentro del sisma è stato molto vicino al centro di Casamicciola. Come in ogni emergenza, anche a seguito del terremoto che ha colpito l’isola di Ischia il 21 agosto 2017, alle ore 20:57 italiane, il personale dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), organizzato in varie squadre, sta svolgendo sia attività sul campo sia elaborazioni dei dati nelle sale operative INGV del Centro Nazionale Terremoti di Roma e dell’Osservatorio Vesuviano (OV) a Napoli per approfondire la comprensione del fenomeno in atto e fornire supporto agli interventi di Protezione Civile.

Enea: il radar-laser Billi che aiuta a prevedere le eruzioni dei vulcani


Riuscire a prevedere l'approssimarsi di un'eruzione vulcanica, potendo preallertare le popolazioni delle zone circostanti potrebbe presto diventare una realtà grazie ad una tecnologia tutta italiana presentata il mese scorso a Monaco di Baviera presso l'Agenzia Aerospaziale tedesca (DLR), in una conferenza di esperti europei ed aziende leader del settore.  Si tratta di  un radar laser (o lidar) messo a punto dall'ENEA, basato su una tecnologia molto sofisticata che  permette, per la prima volta,  di misurare la concentrazione di CO2 nei gas vulcanici, un’operazione che con altre tecniche è rara, lenta, pericolosa e complessa anche per la difficoltà della distanza.

Terra e Luna più antiche del previsto: hanno 60 milioni di anni in più


Un nuovo lavoro presentato la scorsa settimana alla Goldschmidt Geochemistry Conference rivela che i tempi del gigantesco impatto tra l'antenato della Terra e un corpo di dimensioni planetarie si verificò circa quaranta milioni di anni dopo l'inizio della formazione del sistema solare. Ciò significa che la fase finale della formazione della Terra è circa sessanta milioni di anni più vecchia di quanto si pensasse. Geochimici dell'Università di Lorraine a Nancy, in Francia hanno scoperto un segnale isotopico che indica che le precedenti stime di età sia per la Terra e la Luna sono sottostimate.

Spazio: meteorite di Chelyabinsk ebbe collisione prima di precipitare


Il meteorite Chelyabinsk avrebbe avuto un precedente impatto prima di schiantarsi sulla Terra, nella regione russa degli Urali, lo scorso 15 febbraio. I ricercatori credono che possa essere in passato entrato in collisione con un corpo nel Sistema solare oppure essere passato pericolosamente  vicino al Sole. I risultati dell’analisi di alcuni frammenti del meteorite sono stati presentati oggi a Firenze durante la conferenza Goldschmidt organizzata dall’Associazione europea di Geochimica

I ricercatori dell’Istituto di Geologia e mineralogia di Novosibirsk hanno ripescato dal lago Chebarkul, vicino Cheliabinsk, i frammenti, composti dallo stesso minerale riportanti i segni di un processo di fusione molto intenso, precedente alle temperature elevatissime che il meteorite ha incontrato al momento dell’ingresso nell’atmosfera terrestre. 

“Il meteorite che si è schiantato vicino il lago di Chelyabinsk è molto primitivo e appartiene alla famiglia delle condriti LL5: per molti meteoriti di questo tipo è abbastanza comune avere incontrato un processo di fusione prima di cadere a Terra”, ha osservato l’autore della ricerca, Victor Sharygin. Gli studi del suo tema si basano essenzialmente su colore e sulla struttura dei frammenti, che sono stati classificati in tre tipi: leggeri, scuri e intermedi. 

I più leggeri sono anche i più comuni, mentre i più scuri sono stati trovati in gran numero vicino al luogo dell’impatto. Questi frammenti sono stati prodotti dalla fusione causata dall’alta velocità durante l’ingresso nella nostra atmosfera prima che il meteorite cadesse sulla Terra. I ricercatori hanno trovato segnali evidenti di precedenti collisioni o fusioni causate dal Sole. 

Informazioni ulteriori potranno arrivare quando il corpo principale del meteorite sarà ripescato dal lago Chebarkul. Nei frammenti scuri sono state individuate minuscole bolle sferiche che contengono cristalli di ossidi, silicati e metalli. Sono state anche trovate piccole quantità di elementi chimici del gruppo del platino, probabilmente formatesi in conseguenza di un processo chimico avviato nell’impatto con l’atmosfera terrestre. 

”Elementi del gruppo del platino si presentano solitamente come tracce disperse nei minerali del meteorite, ma noi li abbiamo trovati come minerali di dimensioni nanometriche (100-200 nm) in un globulo di solfuro metallico nella crosta di fusione del meteorite Chelyabinsk”, ha spiegato il dottor Sharygin. 

“Dei tanti frammenti che abbiamo analizzato - ha poi aggiunto - solo tre campioni scuri hanno mostrato le prove di precedenti fusioni. Purtroppo molti frammenti sono stati portati via dalle persone poco dopo l’impatto quindi è quasi impossibile stabilire le dimensioni reali del meteorite al momento dell’impatto”. I ricercatori stanno utilizzando microscopi elettronici a scansione e la gascromatografia-spettrometria di massa per studiare nel dettaglio i frammenti raccolti.


Fonte: INAF