Visualizzazione post con etichetta Vulcani. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Vulcani. Mostra tutti i post

CNR: sistema di fratture sotto lo Ionio allontana Sicilia dalla Calabria


Una scoperta importante che contribuisce a spiegare il lento ma progressivo allontanamento della Sicilia dalla Calabria e l’alto rischio di terremoti nella zona. Individuato sotto il fondale del Mar Ionio un sistema di faglie che ha controllato l’evoluzione dell’antico oceano della Tetide e che è ancora in grado di innescare processi vulcanici e sismici. A svelarlo, uno studio coordinato dall’Istituto di scienze marine del Cnr di Bologna, in collaborazione con Università di Parma, Ingv e Geomar (Germania), pubblicato su Nature Communications. Un sistema di spaccature profonde sta separando la Sicilia dal resto dell’Italia nella regione compresa tra lo stretto di Messina e l’Etna.

Enea: il radar-laser Billi che aiuta a prevedere le eruzioni dei vulcani


Riuscire a prevedere l'approssimarsi di un'eruzione vulcanica, potendo preallertare le popolazioni delle zone circostanti potrebbe presto diventare una realtà grazie ad una tecnologia tutta italiana presentata il mese scorso a Monaco di Baviera presso l'Agenzia Aerospaziale tedesca (DLR), in una conferenza di esperti europei ed aziende leader del settore.  Si tratta di  un radar laser (o lidar) messo a punto dall'ENEA, basato su una tecnologia molto sofisticata che  permette, per la prima volta,  di misurare la concentrazione di CO2 nei gas vulcanici, un’operazione che con altre tecniche è rara, lenta, pericolosa e complessa anche per la difficoltà della distanza.

Astrofisica: INAF, inaugurato sull'Etna il prototipo del telescopio SST


Deserto della Namibia o altipiani delle Ande? Forse meglio il complesso dell’Osservatorio astronomico del Leoncito in Argentina? La scelta del sito che ospiterà la porzione a sud dell’equatore del Cherenkov Telescope Array (CTA), una batteria di telescopi destinati a studiare le sorgenti di radiazione gamma provenienti dall’universo che, una volta realizzato, sarà il più potente e sensibile osservatorio per i raggi gamma mai costruito, non è stata ancora presa. A renderlo noto è l'Istituto nazionale di astrofisica (INAF).

Etna: Ingv studia dinamiche eruttive, via a ricerca per tomografia 3D


Il Mongibello rappresenta un laboratorio naturale scientifico sulle aree vulcaniche e la sua intensa attività è osservata sin dai tempi classici. Sessanta  ricercatori provenienti da tutto il mondo si danno appuntamento sull'Etna per studiare i processi di risalita del magna di uno dei vulcani più attivi del pianeta. Nei mesi di giugno e luglio avrà luogo in Sicilia, sul Monte Etna e nella porzione di mare antistante, un esperimento scientifico coordinato dall'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv) - sezione di Catania, denominato "Tomo-Etna", che vedrà la partecipazione di oltre 60 ricercatori provenienti da tutto il mondo: Italia, Spagna, Germania, Russia, Stati Uniti, Irlanda e Messico.

Easyjet AVOID, sistema per volare con le nuvole di cenere vulcaniche


La compagnia aerea Easyjet è pronta a volare anche in caso di nubi di cenere, del tipo di quelle emesse nel 2010 dal vulcano islandese Eyjafjallajökull che bloccarono i voli in tutta Europa per una settimana a causa della mancanza di visibilità. L'annuncio è arrivato da Tolosa, durante una conferenza stampa congiunta di Easyjet, Airbus e Nicarnica Aviation, in occasione della presentazione dei risultati raggiunti con il sensore Avoid, una sorta i radar meteorologico per la cenere. Grazie a questo sistema è stata creata con successo la prima nube di cenere artificiale

Il sensore ha permesso così di rilevare e stimare la concentrazione di cenere vulcanica nell'atmosfera. Durante l'esperimento, è stata generata una nube di cenere sul Golfo di Biscaglia: un Airbus A400M ha disperso nell'atmosfera una tonnellata di cenere vulcanica proveniente dall'Islanda, ad un'altezza compresa tra 9.000 e 11.000 piedi, simulando condizioni simili a quanto accaduto con l'eruzione del 2010. Un secondo Airbus A340-300 di test, su cui è stata istallata la tecnologia Avoid, ha volato nei pressi della nube, identificandola e misurandola da una distanza di 60km. 

"La minaccia rappresentata dai vulcani islandesi è reale - ha sottolineato Ian Davies, Engineering Director di easyJet - e siamo quindi orgogliosi dei risultati di questo esperimento innovativo e unico nel suo genere. Trovare una soluzione è fondamentale, ora come non mai, al fine di assicurare che quanto accaduto nella primavera del 2010 non si ripeta, quando per alcuni giorni tutti i voli in Europa sono stati bloccati. Quello di oggi - ha aggiunto - è un passo importante del processo di test della tecnologia, verso la certificazione commerciale. D'ora in poi easyJet lavorerà a questo sistema indipendente in modo da installarlo su alcuni dei nostri aerei entro la fine del 2014". 



"Il team ha eseguito un esperimento scientifico e ingegneristico unico - ha sottolineato Fred Prata, inventore della tecnologia Avoid - dimostrando che il sensore AVOID può rilevare basse concentrazioni di cenere. Il risultato pienamente soddisfacente di questo esperimento, che ha richiesto la dispersione di 1000 kg di cenere nell'atmosfera, il controllo di quattro aerei ed il coordinamento delle misurazioni dei dati provenienti da due velivoli, testimonia l'impegno ed il talento degli ingegneri di easyJet e Airbus e dimostra come industria e scienza si siano unite per risolvere un problema importante". 

Tra il 15 e il 21 aprile 2010 l'Europa ha sperimentato una chiusura dello spazio aereo di proporzioni senza precedenti. Durante questo periodo i voli sono stati ridotti dell'80%, con la cancellazione di oltre 100.000 voli. Le perdite lorde per il settore aereo mondiale sono state stimate a 2,6 miliardi di dollari come risultato della chiusura dello spazio aereo. Il sistema Avoid, creato dal dottor Fred Prata di Nicarnica Aviation, utilizza tecnologia ad infrarossi integrata sull'aeromobile per fornire le immagini a piloti, ed un centro di controllo operazioni. 

Le immagini consentiranno ai piloti di vedere la nube di cenere da un massimo di 100 km di distanza dall'aeromobile e ad altitudini comprese tra 5.000 e 50.000 piedi, permettendo loro di apportare piccoli aggiustamenti alla rotta per evitare qualsiasi nube di cenere. Il concetto è molto simile a quello dei radar meteorologici, che vengono utilizzati su tutti gli aeromobili commerciali. "Airbus, da quando è stata formata più di 40 anni fa, ha sostenuto e tenuto numerosi programmi di test sia autonomamente che in collaborazione con altre organizzazioni", ha detto Charles Champion, vice presidente esecutivo di Ingegneria Airbus.





Google Street View anche sul Monte Fuji, catturate 14mila immagini


Dopo il Grand Canyon, l’Everest e altre vette spettacolari, Google col suo Street View ‘scala’ anche il Monte Fuji, simbolo del Giappone noto per il suo cono vulcanico ‘quasi perfetto’ e neo patrimonio dell’Unesco. A disposizione dei viaggiatori, ma anche di chi rimarrà sulla poltrona di casa, ci sono panoramiche a 360 gradi della celebre vetta. 

Un ‘Trekker’, la speciale attrezzatura impiegata da Google, ha catturato circa 14mila immagini. Per rendere possibile la scalata virtuale del Monte Fuji - che in virtu’ del ‘fresco’ riconoscimento Unesco si prepara ad accogliere un numero record di escursionisti - il ‘Trekker’ di Street View ne ha percorso tutti i 3.776 metri di altezza. Nel mese di giugno l'Unesco ha concesso al Monte Fuji, la montagna più alta del Giappone, lo status di Patrimonio dell’Umanità.

Le panoramiche, spiega Google sul blog del servizio mappe, spaziano dal sentiero Yoshida, che conduce in vetta, ma anche la passeggiata intorno al cratere e la discesa a zig-zag verso il campo base. Monte FujiOltre al Monte Fuji, ricorda il colosso web, con Google Street View si possono visitare anche altri siti patrimonio Unesco del Giappone: il castello Himeji, l’antico villaggio di Shirakawa-go, le foreste di Yakushima, le isole Ogasawara e l’Hiroshima Peace Memorial.


Street View non smette di stupire: negli anni ha permesso ai suoi utenti – senza muoversi di casa – di mettere ‘piede’ laddove non avrebbero mai pensato, sott’acqua nella Grande Barriera Corallina o in Antartide, ma anche in posti meno ‘impossibili’ come in cima alla Torre Eiffel (http://goo.gl/t5mldD), sulle piste da sci di mezzo mondo, nei ristoranti di New York o semplicemente per le strade del proprio quartiere.

Il governo nepalese si avvia ad adottare numerosi provvedimenti per evitare che l'affollamento di alpinisti possa degenerare, tanto da un punto di vista ambientale che sociale. Giorni fa sul blo ufficiale di Google è apparso l'annuncio: “Oggi lanciamo un progetto che consente a organizzazioni terze di utilizzare lo Street View Trekker e di contribuire al database di immagini di Google Maps”. 

“Per la prima volta in assoluto, questo programma consentirà a terzi di utilizzare il nostro equipaggiamento per scattare foto a 360 gradi dei posti che meglio conoscono, aiutandoci nel contempo a rendere Google Maps più esauriente e utile per tutti”. Le 14.000 immagini sono accessibili su Street View (http://goo.gl/maps/yuTrr) sia da browser Web su computer desktop che mediante le apposite applicazioni disponibili su smartphone e tablet.


Fonte: Google Maps
Via: Meteo Web

Vulcani: da Ingv atlante pilota di dati GIS su faglie attive Monte Etna


Un database pilota di dati GIS (Geographic Information System) sulle faglie attive del Monte Etna in Sicilia, uno strumento che servira' alla gestione integrata della valutazione dell'hazard. Il database georiferito di tutti i principali sistemi di faglie etnee attive e' utilizzabile sia per scopi puramente scientifici sia da tecnici addetti alla pianificazione territoriale operanti presso gli uffici pubblici. 

Si tratta di una sorta di "anagrafe" delle faglie attive, laddove possano essere registrate, catalogate e visualizzate anche in funzione di numerosi parametri utili per la prevenzione, la pianificazione e la gestione delle emergenze. Il progetto e' opera di Giovanni Barreca dell'Universita' degli studi di Catania e Alessandro Bonforte e Marco Neri dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia. Lo studio e' stato pubblicato sul Journal of Volcanology and Geothermal Research (http://bit.ly/Wcx17S). 

Il cuore del lavoro e' stato la parametrizzazione delle strutture da inserire nel data-base. Oltre alle informazioni prettamente geografiche e geometriche di ciascuna struttura tettonica, sono stati definiti e creati per tutte le faglie gli appositi campi numerici e testuali necessari per descriverne e caratterizzarne la tipologia, il movimento, la potenzialita' di generare terremoti e l'eventuale connessione tra il movimento della struttura e l'attivita' eruttiva del vulcano. La ricerca consente di rappresentare i dati delle faglie direttamente tramite Google Maps


Si tratta di una caratteristica importante, in quanto l'individuazione documentata ed inequivocabile di queste faglie mette un punto fermo sulla loro ubicazione (particolarmente quelle poco visibili in superficie), molto utile per gli uffici del Genio Civile e di altre istituzioni preposte a rilasciare pareri autorizzativi sull'edificazione di manufatti e infrastrutture e per quelle preposte a intervenire e pianificare gli interventi durante le emergenze. Il database e' realizzato in modo da potere essere implementato in ogni momento con nuove informazioni che potrebbero essere acquisite in futuro.

Il progetto offre quindi una sorta di "stato dell'arte" delle conoscenze acquisite sulle faglie etnee, catalogate in un contenitore "aperto" ai contributi sviluppato utilizzando il software ArcGIS, fornito sotto forma di file in formato "shape" (.shp), universalmente riconosciuto da tutti i software Gis. Il software si compone di diversi set di dati tematici, sia geografici sia numerici, che analizzano e rappresentano i cinque sistemi di faglie principali che si sviluppano nella regione etnea.

Tutti i dati sono georiferiti sul sistema di riferimento globale (WGS84), su cui si basano ormai tutti i dispositivi di localizzazione e mappatura che utilizzano il GPS; per facilitare ulteriormente l'utilizzo e la lettura dei dati geografici, le coordinate sono fornite in proiezione piana (UTM zona 33N) cioe' in metri (Nord e Est) piuttosto che in gradi (Latitudine e Longitudine), in modo da rendere tutto piu' facile e di immediata lettura. Attraverso specifiche interrogazioni, inoltre, il data-base e' in grado di produrre una grande varieta' di mappe di pericolosita' e vulnerabilita'.


Fonte: AGI

Nuova Zelanda, nasce isola di pomice da probabile eruzione sottomarina


Una immensa isola galleggiante di pomice è stata avvistata nell'Oceano Pacifico meridionale da un Royal New Zealand Air Force (RNZAF) Orion, lasciando intendere che sia avvenuta un'eruzione sottomarina nell'area, a metà strada fra le isole Tonga e la Nuova Zelanda. Lo ha reso noto il ministero neozelandese della Difesa. Una missione scientifica è già partita a bordo di una unità della marina per raccogliere alcuni campioni di pomice.

Secondo le prime stime, grazie ai dati raccolti da una ricognizione aerea, l'isola si estende su 7.500 chilometri quadrati. L'isola potrebbe essere frutto dell'eruzione del vulcano sottomarino Monowai, vicino alle isole neozelandesi Kermadec, ad un migliaio di chilometri a nord est di Auckland. Sarebbe la terza eruzione in pochi giorni, dopo che si è risvegliato lunedi notte il monte Tongariro da un sonno di 115 anni, seguito il giorno dopo dal vulcano di White island.


Visualizzazione ingrandita della mappa

Quest'ultimo è il vulcano più attivo del Paese, con continue emissioni di vapori, ma non eruttava da 12 anni. "E' la cosa più magica che abbia visto in 18 anni sul mare", ha detto il tenente Tim Oscar che ha potuto osservare l'isola di pomice. "E' una specie di zattera di pomice che si alza e si abbassa con le onde - ha riferito - le rocce emergono circa 60 centimetri dal mare e brillano bianche al sole. Sembrano di ghiaccio".

La pomice è una roccia magmatica effusiva, leggerissima a causa dell'elevatissima porosità. Il termine dal punto di vista geologico è generico, e si riferisce alla particolare tessitura porosa della roccia. Essa si forma principalmente da eruzioni di tipo esplosivo, quindi da magmi acidi, silicatici o felsici (ma ne esistono anche a parziale componente mafica), e la porosità è dovuta alla formazione di bolle di gas di struttura simile alla schiuma nella matrice vetrosa della roccia.




Fonte: Adnkronos