Una scoperta importante che contribuisce a spiegare il lento ma progressivo allontanamento della Sicilia dalla Calabria e l’alto rischio di terremoti nella zona. Individuato sotto il fondale del Mar Ionio un sistema di faglie che ha controllato l’evoluzione dell’antico oceano della Tetide e che è ancora in grado di innescare processi vulcanici e sismici. A svelarlo, uno studio coordinato dall’Istituto di scienze marine del Cnr di Bologna, in collaborazione con Università di Parma, Ingv e Geomar (Germania), pubblicato su Nature Communications. Un sistema di spaccature profonde sta separando la Sicilia dal resto dell’Italia nella regione compresa tra lo stretto di Messina e l’Etna.
La conoscenza aiuta a rendere liberi e dunque è importante approfondire i diversi aspetti tecnologici, scientifici, culturali e sociali.
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CNR: sistema di fratture sotto lo Ionio allontana Sicilia dalla Calabria
Una scoperta importante che contribuisce a spiegare il lento ma progressivo allontanamento della Sicilia dalla Calabria e l’alto rischio di terremoti nella zona. Individuato sotto il fondale del Mar Ionio un sistema di faglie che ha controllato l’evoluzione dell’antico oceano della Tetide e che è ancora in grado di innescare processi vulcanici e sismici. A svelarlo, uno studio coordinato dall’Istituto di scienze marine del Cnr di Bologna, in collaborazione con Università di Parma, Ingv e Geomar (Germania), pubblicato su Nature Communications. Un sistema di spaccature profonde sta separando la Sicilia dal resto dell’Italia nella regione compresa tra lo stretto di Messina e l’Etna.
Ingv, terremoto di Ischia spiegato: elaborazione dati a Grandi Rischi
I satelliti italiani ed europei hanno mostrato con chiarezza la deformazione del suolo. L’epicentro del sisma è stato molto vicino al centro di Casamicciola. Come in ogni emergenza, anche a seguito del terremoto che ha colpito l’isola di Ischia il 21 agosto 2017, alle ore 20:57 italiane, il personale dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), organizzato in varie squadre, sta svolgendo sia attività sul campo sia elaborazioni dei dati nelle sale operative INGV del Centro Nazionale Terremoti di Roma e dell’Osservatorio Vesuviano (OV) a Napoli per approfondire la comprensione del fenomeno in atto e fornire supporto agli interventi di Protezione Civile.
Etna: Ingv studia dinamiche eruttive, via a ricerca per tomografia 3D
Il Mongibello rappresenta un laboratorio naturale scientifico sulle aree vulcaniche e la sua intensa attività è osservata sin dai tempi classici. Sessanta ricercatori provenienti da tutto il mondo si danno appuntamento sull'Etna per studiare i processi di risalita del magna di uno dei vulcani più attivi del pianeta. Nei mesi di giugno e luglio avrà luogo in Sicilia, sul Monte Etna e nella porzione di mare antistante, un esperimento scientifico coordinato dall'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv) - sezione di Catania, denominato "Tomo-Etna", che vedrà la partecipazione di oltre 60 ricercatori provenienti da tutto il mondo: Italia, Spagna, Germania, Russia, Stati Uniti, Irlanda e Messico.
Scosse di terremoto nel Messinese, Luke Thomas le aveva previste?
Il terremoto che ha scosso nella notte tra il 15 agosto e il 16 agosto la Sicilia orientale, con 2 eventi ravvicinati di magnitudo 4.1 e 4.2, ha portato alla ribalta il ricercatore Luke Thomas, autore di una previsione in merito ad un forte terremoto di magnitudo 5.2 atteso tra Catania e Messina proprio per il 16 Agosto. E sul web ecco il dibattito tra chi lo incorona come "colui che prevede i terremoti" e chi, giustamente più scettico, pone il dubbio e cerca di approfondire l'argomento.
In base alle condizioni meteorologiche, ai profili di temperatura e al riscaldamento per attrito, il ricercatore prevederebbe terremoti a cadenza regolare, emettendo delle percentuali di probabilità sul suo sito. Questi terremoti a volte colpiscono le aree previste, molte altre volte no. Questo la dice lunga non solo sulla difficoltà di una previsione deterministica, ma soprattutto sull'attendibilità della stessa, che gli esperti di Meteo Web oserebbero "definire una sorta di probabilità remota che un evento possa accadere".
Effettivamente andando a spulciare le tabelle, è possibile notare aree di previsione molto vaste, con una percentuale di riuscita molto poco attendibile. Secondo la previsione del ricercatore, la notte del 16 un terremoto avrebbe potuto colpire con la stessa percentuale di probabilità le aree comprese tra Catania e Napoli, con un'altissima possibilità sino a Pescara. Secondo altri, tuttavia, avere la giornata del 16 con le percentuali più elevate (su 10 giorni mostrati), evidenzia ugualmente una verità non associabile a coincidenze.
Come dire, qualcosa di vero, in fondo, c'è. Siamo di fronte ad una teoria da affinare? Attualmente non vi è alcuna prova scientifica che la temperatura superficiale possa influenzare chilometri di roccia sottostante ed andare quindi ad aggiungersi alle forze endogene che causano i terremoti. In passato, Thomas, si è infatti prodigato in previsioni catastrofiste con conseguenti disagi alla popolazione.
In quei frangenti tonnellate di mail hanno invaso l'Istituto Geologico degli Stati Uniti (USGS), dal momento che lo stesso ricercatore aveva avvertito circa un possibile terremoto di magnitudo 7.0 nell'area di Los Angeles, in California. Terremoto che non si è mai verificato. "Predice la stessa cosa ogni pochi giorni in aree altamente sismiche", sostengono gli scienziati, che definiscono Thomas "un ciarlatano".
Luke Thomas ha detto di studiare i modelli ogni mattina, prima di fare le sue previsioni. "Ci vogliono circa 2-3 ore", ha detto Thomas. "Sulla base della variazione di temperatura, il riscaldamento della terra che provoca il riscaldamento dell'aria sovrastante", ha detto Thomas. Il problema è che non c'è alcuna connessione tra la temperatura dell'aria e la roccia che si muove sei miglia sottoterra.
Secondo l'USGS "Luke Thomas è un falso profeta", capace di infondere panico generalizzato e di azzeccare la previsione in qualche parte del mondo semplicemente perchè prima o poi un'area a grande rischio sismico ne viene interessata. "I più grandi terremoti avvengono senza preavviso o quantomeno attraverso fenomeni precursori molto poco chiari", aggiunge la comunità scientifica.
Ricordiamo inoltre il comunicato emesso dalla Protezione Civile, che invita a non tener conto di certi allarmismi: "Si rammenta che lo stato attuale delle conoscenze scientifiche non consente di stabilire quante scosse e di quale intensità potranno ancora interessare la stessa area. Si ricorda che forti terremoti sono comunemente accompagnati da altre scosse, ma ogni previsione che indichi con precisione data, ora e luogo, nonché magnitudo di futuri eventi è priva di ogni fondamento (....)"
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| Luke Thomas |
In quei frangenti tonnellate di mail hanno invaso l'Istituto Geologico degli Stati Uniti (USGS), dal momento che lo stesso ricercatore aveva avvertito circa un possibile terremoto di magnitudo 7.0 nell'area di Los Angeles, in California. Terremoto che non si è mai verificato. "Predice la stessa cosa ogni pochi giorni in aree altamente sismiche", sostengono gli scienziati, che definiscono Thomas "un ciarlatano".
Luke Thomas ha detto di studiare i modelli ogni mattina, prima di fare le sue previsioni. "Ci vogliono circa 2-3 ore", ha detto Thomas. "Sulla base della variazione di temperatura, il riscaldamento della terra che provoca il riscaldamento dell'aria sovrastante", ha detto Thomas. Il problema è che non c'è alcuna connessione tra la temperatura dell'aria e la roccia che si muove sei miglia sottoterra.
Secondo l'USGS "Luke Thomas è un falso profeta", capace di infondere panico generalizzato e di azzeccare la previsione in qualche parte del mondo semplicemente perchè prima o poi un'area a grande rischio sismico ne viene interessata. "I più grandi terremoti avvengono senza preavviso o quantomeno attraverso fenomeni precursori molto poco chiari", aggiunge la comunità scientifica.
Ricordiamo inoltre il comunicato emesso dalla Protezione Civile, che invita a non tener conto di certi allarmismi: "Si rammenta che lo stato attuale delle conoscenze scientifiche non consente di stabilire quante scosse e di quale intensità potranno ancora interessare la stessa area. Si ricorda che forti terremoti sono comunemente accompagnati da altre scosse, ma ogni previsione che indichi con precisione data, ora e luogo, nonché magnitudo di futuri eventi è priva di ogni fondamento (....)"
Studio evidenzia correlazione tra caduta asteroide ed estinzione dinosauri
I maggiori sospetti sulla quinta estinzione di massa, quella che spazzò i dinosauri assieme a via tre quarti delle forme di vita sulla Terra, da diversi anni, pendono sull'impatto di un asteroide che colpì la Terra 66 milioni di anni fa. La scomparsa dei dinosauri è stato definito il giallo finale del mondo. La causa è stata la caduta di una cometa o di un asteroide? Le eruzioni vulcaniche? Il cambiamento climatico? Nel tentativo di risolvere il problema, gli scienziati del Berkeley Geochronology Center (BGC) presso l'Università di California, Berkeley, e presso le università nei Paesi Bassi e nel Regno Unito, hanno determinato che un evento impatto si è verificato all'incirca nello stesso tempo dell'estinzione di massa dei dinosauri.
Doodle Google celebra Mary Leakey, donna che scoprì primo ominide
La famosa archeologa inglese e antropologa Mary Leakey è stata omaggiata oggi con un Google Doodle per celebrare quello che sarebbe stato il suo centesimo compleanno. L'home page del popolare motore di ricerca dedica stamane un ritratto alla paleoantropologa inglese mentre è immersa nelle sue ricerche in un sito archeologico con tanto di strumenti di lavoro e due cani dalmata al suo seguito.
Se passiamo il mouse sul logotipo leggiamo "100° anniversario della nascita di Mary Leakey", mentre se facciamo click su di esso otteniamo la chiave di ricerca "Mary Leakey". E' una delle figure più importanti dell'Antropologia del XX secolo. Assieme al marito Louis Leakey operò alcune scoperte fondamentali per individuare l'Africa quale culla dell'Homo Sapiens. Mary Douglas Nicol Leakey nacque a Londra il 6 febbraio 1913 da una famiglia bizzarra.
Il padre Erskine Nicol era un artista piuttosto noto come pittore di paesaggi. Mary spese la sua infanzia al seguito del padre che la portò nei maggiori paesi d'Europa stabilendosi a lungo a Dordogne e a Les Eyzies, regioni francesi ricche di luoghi archeologici e di testimonianze preistoriche, soggetti da cui Mary fu attirata fin dal principio. La sua vita idilliaca ebbe una brutta battuta d'arresto nel 1926 quando improvvisamente il padre morì.
Nel 1930 Mary Leakey cominciò a frequentare corsi di Geologia e di Archeologia presso l'Università londinese, sviluppando una competenza non indifferente nella conoscenza delle conformazioni geologiche. Le uniche cose che destavano il suo interesse erano lo scavo dei siti e il mondo della Preistoria. La prima occasione per entrare nel vivo si verificò quando la dottoressa Gertrude Canton-Thompson scoprì la sua incredibile abilità nel disegno.
La Sottoressa Gertrude Canton-Thompson le fece conoscere nel 1933 Louis Leakey, il quale stava a sua volta lavorando ad un progetto dell'Istituto Reale. Louis pensò di coinvolgere Mary così i due partirono per l'Africa per un periodo di studio. Fra i due nasce una vera e propria relazione che li condurrà alle nozze 3 anni più tardi. Una delle importanti scoperte archeologiche di Mary fu quella del primo teschio fossile di Proconsul, un primate estinto del Miocene.
Nel 1959 Mary scopre un esemplare di Australopithecus boisei, il quale dà ai coniugi la tanto agognata notorietà scientifica, poi dilagata in tutto il mondo. Dalla metà degli anni '60 la donna si trasferisce in pianta stabile nella Gola di Olduvai, in Tanzania, spesso da sola, mentre il marito lavora ad altri progetti.
Nel 1964 marito e moglie hanno un altro successo: scoprono una nuova specie, più antica dell'erectus di un milione di anni.
Viene battezzata Homo habilis, dalla sua capacità di scheggiare ciottoli. Nel 1974 inizia gli scavi nelle vicinanze di Laetoli, e nel 1976 il suo team porta alla luce un gran numero di impronte animali fossilizzate dalla cenere di un vulcano. Nel 1978 farà la sua più grande scoperta: alcune file di impronte fossili lasciate da ominidi bipedi. Mary si ritira dall'attività sul campo nel 1983, trasferendosi a Nairobi, dove muore il 9 dicembre 1996 all'età di 83 anni.
Via: Biografie Online
Viene battezzata Homo habilis, dalla sua capacità di scheggiare ciottoli. Nel 1974 inizia gli scavi nelle vicinanze di Laetoli, e nel 1976 il suo team porta alla luce un gran numero di impronte animali fossilizzate dalla cenere di un vulcano. Nel 1978 farà la sua più grande scoperta: alcune file di impronte fossili lasciate da ominidi bipedi. Mary si ritira dall'attività sul campo nel 1983, trasferendosi a Nairobi, dove muore il 9 dicembre 1996 all'età di 83 anni.
Via: Biografie Online
Terremoto: presidente dei geologi, Calabria schiacciata fra due placche
La Calabria, con la Sicilia, e' la regione d'Italia maggiormente esposta al rischio sismico. Le due regioni estreme rappresentano l'anello piu' debole di un territorio gia' fragile. Nel contempo viene ribadito il concetto che i terremoti non si possono prevedere con esattezza. A spiegarne le motivazioni all'AGI e' il presidente del consiglio nazionale dei geologi (Cngeolgi), Gian Vito Graziano.
La Calabria e la Sicilia sono schiacciate fra la placca africana e quella europea, entrambe in movimento continuo, che ogni anno si "avvicinano" ad una velocita' relativamente elevata, pari - si legge sui manuali - a sette millimetri l'anno. Questo movimento genera faglie, vere e proprie fratture nel sottosuolo, che sono all'origine di terremoti. I terremoti di queste ore sono piuttosto superficiali.
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"Il fenomeno - spiega lo studioso - riguarda tutta la dorsale appennica, dall'arco peloritano alla pianura padana, come ha dimostrato il terremoto dell'Emilia. Si tratta di un vero e proprio sistema di faglie sismogenetiche, che sprigionano energia - aggiunge - e dunque generano i terremoti. Sicilia e Calabria, per la loro posizione, hanno una maggiore probabilita' di essere investite da eventi sismici".
Graziano ribadisce un concetto su cui molto si e' discusso in questi giorni: i terremoti non sono prevedibili. L'unica difesa e' la prevenzione attraverso l'adeguamento sismico dei fabbricati. "Penso - dice - all'ospedale di Mormanno che e' stato evacuato per un terremoto del 5° grado della scala Richter e che dovrebbe essere in grado di resistere a scosse dell'ottavo grado". I pazienti del nosocomio erano stati portati in strada per sicurezza.
Dopo il terremoto dell’1:05 di magnitudo 5.0, i turnisti della Sala Sismica INGV hanno localizzato circa 170 repliche. Si sono verificati 135 eventi di magnitudo inferiore a 2.0, 33 terremoti di magnitudo tra 2.0 e 3.0, 1 di magnitudo tra 3.0 e 4.0, l’evento di M3.3, avvenuto alle 01:16 (Iside, http://iside.rm.ingv.it). La distribuzione di questi terremoti continua ad essere prevalentemente concentrata nel settore occidentale della regione, dove è avvenuta la maggior parte dei terremoti negli ultimi mesi.
Il recente terremoto nell'area del Pollino è avvenuto con un meccanismo di tipo distensivo e i movimenti della faglia coinvolta sono generati dalla spinta della placca Nordafricana verso quella Euroasiatica. ''Il meccanismo e' molto complesso e caratteristico dell'area'' ha spiegato Antonio Piersanti, direttore della sezione sismologia e tettonofisica dell'Ingv. Questo video fornisce alcune informazioni sulle faglie attive nell’area.
Via: INGV
Nuova Zelanda, nasce isola di pomice da probabile eruzione sottomarina
Una immensa isola galleggiante di pomice è stata avvistata nell'Oceano Pacifico meridionale da un Royal New Zealand Air Force (RNZAF) Orion, lasciando intendere che sia avvenuta un'eruzione sottomarina nell'area, a metà strada fra le isole Tonga e la Nuova Zelanda. Lo ha reso noto il ministero neozelandese della Difesa. Una missione scientifica è già partita a bordo di una unità della marina per raccogliere alcuni campioni di pomice.
Secondo le prime stime, grazie ai dati raccolti da una ricognizione aerea, l'isola si estende su 7.500 chilometri quadrati. L'isola potrebbe essere frutto dell'eruzione del vulcano sottomarino Monowai, vicino alle isole neozelandesi Kermadec, ad un migliaio di chilometri a nord est di Auckland. Sarebbe la terza eruzione in pochi giorni, dopo che si è risvegliato lunedi notte il monte Tongariro da un sonno di 115 anni, seguito il giorno dopo dal vulcano di White island.
Quest'ultimo è il vulcano più attivo del Paese, con continue emissioni di vapori, ma non eruttava da 12 anni. "E' la cosa più magica che abbia visto in 18 anni sul mare", ha detto il tenente Tim Oscar che ha potuto osservare l'isola di pomice. "E' una specie di zattera di pomice che si alza e si abbassa con le onde - ha riferito - le rocce emergono circa 60 centimetri dal mare e brillano bianche al sole. Sembrano di ghiaccio".
La pomice è una roccia magmatica effusiva, leggerissima a causa dell'elevatissima porosità. Il termine dal punto di vista geologico è generico, e si riferisce alla particolare tessitura porosa della roccia. Essa si forma principalmente da eruzioni di tipo esplosivo, quindi da magmi acidi, silicatici o felsici (ma ne esistono anche a parziale componente mafica), e la porosità è dovuta alla formazione di bolle di gas di struttura simile alla schiuma nella matrice vetrosa della roccia.
Fonte: Adnkronos
Ambiente: presentata nuova carta geologica italiana, a breve disponibile
Circa 80 milioni di Euro (più i cofinanziamenti regionali: circa 100 milioni), i finanziamenti statali finora erogati per il Progetto nazionale di cartografia geologica (CARG); 255 i fogli geologici che coprono il 40/45% del territorio nazionale, il cui 60% circa non ha ancora una cartografia geologica ufficiale aggiornata e realizzata con metodologie di studio moderne; circa 200 milioni - nell’arco di 15-20 anni - gli euro necessari per completare i fogli geologici mancanti, una piccola percentuale rispetto ai finanziamenti dichiarati necessari; 6 Fogli di geologia della piattaforma continentale adriatica alla scala 1:250.000, di estrema importanza per la conoscenza del fondale marino adriatico.
Questo è quanto contenuto nella nuova Carta Geologica d’Italia, l’unica cartografia geologica ufficiale dello Stato italiano, presentata oggi nel corso di una conferenza stampa tenutasi a Bologna e realizzata dal Dipartimento Difesa del Suolo/Servizio Geologico d’Italia dell'ISPRA, in collaborazione con le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano e con i vari dipartimenti di Scienze della Terra e istituti di ricerca.
"La nuova Carta Geologica nazionale - ha affermato il prof. Bernardo De Bernardinis, Presidente dell'ISPRA, - si configura come uno strumento assolutamente necessario per lo sviluppo scientifico, territoriale ed economico e rappresenta un’occasione di crescita sostenibile per il nostro Paese, consentendo una razionale pianificazione e programmazione degli interventi necessari al territorio per la sua tutela e la sua corretta infrastrutturazione. Tutto ciò va collocato in una visione europea di concorso e condivisione delle conoscenze e delle informazioni, anche per il raggiungimento degli obiettivi comunitari".
"La comunità geologica italiana, costituita da ricercatori, docenti universitari, liberi professionisti, professionisti della pubblica amministrazione - ha affermato Gian Vito Graziano, Presidente del Consiglio Nazionale dei Geologi - professionisti delle società private, si spende incessantemente nella direzione della conoscenza, convinta come è del proprio ruolo di sussidiarietà e di servizio. E lo fa contrapponendo il proprio sistema di conoscenze all’attuale società degli affari e della finanza. Auspicando che i processi produttivi si fondino sulle scienze e sulle tecnologie, e non solo su regole di mercato sempre più estreme ed estenuanti".
La conoscenza geologica del territorio è ancor più importante in Italia, come in altri Paesi mediterranei, dove condizioni climatiche e orografiche, caratteristiche delle rocce e dei terreni che lo compongono e contesto geodinamico, generano fenomeni naturali (terremoti, eruzioni vulcaniche, alluvioni, frane) che spesso, come sappiamo, comportano perdite di vite umane e gravi danni al patrimonio abitativo, artistico e infrastrutturale per la pressoché totale mancanza di una corretta pianificazione territoriale.
Fonte: Meteo Web
Cartina Geologica: Meteo Web
Doodle Google per Nicolas Steno, il padre della geologia e stratigrafia
Google festeggia Nicolas Steno per il suo 374° compleanno con un nuovo doodle nella home page. Il messaggio che si legge scorrendo il puntatore del mouse è "374° anniversario della nascita di Nicolas Steno". Nicolas Steno (Niels Stensen, latinizzato in Nicolaus Steno e in italiano Niccolò Stenone) nacque l'11 Gennaio 1638, ed è considerato il padre della geologia e della stratigrafia. Nicolas Steno nacque a Copenaghen il giorno di Capodanno (calendario giuliano), figlio di un orafo luterano che lavorò per il re Cristiano IV di Danimarca. Stensen crebbe in isolamento nella sua infanzia, a causa di una malattia sconosciuta. Nel 1644 il padre morì, dopo che la madre si risposò un altro orafo. Nel 1654-1655, 240 alunni della sua scuola morirono a causa della peste. Dall'altra parte della strada viveva Peder Schumacher, (che offrì un posto a Steno come professore a Copenaghen nel 1671). Dopo aver completato gli studi universitari, Steno decise di viaggiare attraverso l'Europa, e fu così in movimento per il resto della sua vita. Nei Paesi Bassi, Francia, Italia e Germania entrò in contatto con medici e scienziati prominenti. Queste influenze lo portarono a usare i suoi poteri di osservazione per fare importanti scoperte scientifiche. In un'epoca in cui le risposte alle domande scientifiche facevano appello alle antiche autorità, Steno ebbe il coraggio di aver fiducia nei propri occhi, anche quando le sue osservazioni differivano dalle dottrine tradizionali. Sotto la spinta di Tommaso Bartolini, Steno fece il primo viaggio a Rostock, poi ad Amsterdam, dove studiò anatomia sotto Gerard Blasius, concentrandosi sul sistema linfatico. Steno scoprì una struttura precedentemente non descritta, il "ductus stenonianus" (il condotto della ghiandola parotide salivare) nella testa delle pecore, cani e conigli. Steno usò la geometria per mostrare che un muscolo che si contrae cambia forma ma non il suo volume. Nell'ottobre 1666 due pescatori catturarono un enorme femmina di squalo nei pressi della città di Livorno, e Ferdinando II dei Medici , granduca di Toscana, ordinò di inviarne la testa a Steno. Steno sezionò la testa e pubblicò le sue scoperte nel 1667. Egli osservò che i denti di squalo avevano una sorprendente somiglianza con alcuni oggetti di pietra, che si trovavano incorporate in formazioni rocciose, che i contemporanei chiamavano glossopetrae o "pietre lingua". Steno, nel suo Prodromus Dissertationis del 1669 accreditò tre principi che definirino la scienza della stratigrafia, secondo l'assioma della legge della sovrapposizione: "nel momento in cui un dato strato si stà formando, tutta la materia gravante su di essa è allo stato fluido, e, quindi, nel momento in cui lo strato inferiore si stà formando, nessuno degli strati superiori è mai esistito". Steno morì in Germania, a Schwerin il 25 novembre 1686, dopo tanta sofferenza. Il suo cadavere fù spedito da Kerckring a Firenze e sepolto nella Basilica di San Lorenzo vicino a suoi protettori, la famiglia dei Medici. Nel 1953 la sua tomba fù scoperta, e il cadavere (con il cranio mancante) fù ricoperto dopo una processione per le vie della città. Steno fù beatificato da Papa Giovanni Paolo II nel 1987.
Luna più giovane di quanto si pensasse, nuova ipotesi su formazione
La Luna potrebbe essere più giovane di quanto viene ritenuto o potrebbe essere necessario ripensare il modo in cui si è formata. Il satellite sarebbe infatti più giovane di almeno 100 milioni di anni rispetto quanto finora ipotizzato, ma forse anche di più, visto che secondo gli esperti la data di nascita dell'unico satellite della Terra sarebbe da collocare 200 milioni di anni dopo quella del nostro Sistema Solare. E' quanto emerge da uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Nature.
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