Amazon.com afferma di aver temporaneamente sospeso gli ordini su alcuni prodotti non essenziali disponibili sui siti in Italia (amazon.it) e Francia (amazon.fr) nell'ambito dei suoi sforzi per contenere la diffusione del nuovo coronavirus. Lo ha dichiarato la stessa società in una nota diffusa nella serata di ieri, confermando le voci che circolavano da qualche giorno di una crescente difficoltà nel far fronte all'aumento degli ordini e all'attività rallentata nelle regioni duramente colpite dall'epidemia di Covid-19. Un portavoce di Amazon ha dichiarato che la società ha preso la decisione a causa di un picco degli ordini e della necessità di rispettare le misure di sicurezza nei luoghi di lavoro.
La conoscenza aiuta a rendere liberi e dunque è importante approfondire i diversi aspetti tecnologici, scientifici, culturali e sociali.
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Amazon ferma le spedizioni di beni non essenziali in Italia e Francia
Amazon.com afferma di aver temporaneamente sospeso gli ordini su alcuni prodotti non essenziali disponibili sui siti in Italia (amazon.it) e Francia (amazon.fr) nell'ambito dei suoi sforzi per contenere la diffusione del nuovo coronavirus. Lo ha dichiarato la stessa società in una nota diffusa nella serata di ieri, confermando le voci che circolavano da qualche giorno di una crescente difficoltà nel far fronte all'aumento degli ordini e all'attività rallentata nelle regioni duramente colpite dall'epidemia di Covid-19. Un portavoce di Amazon ha dichiarato che la società ha preso la decisione a causa di un picco degli ordini e della necessità di rispettare le misure di sicurezza nei luoghi di lavoro.
Covid-19, Xiaomi dona migliaia di mascherine al Dpc: gesto mirabile
L’azienda ha deciso di dare il proprio contributo per aiutare l’Italia ad affrontare l’emergenza sanitaria legata alla diffusione epidemiologica del coronavirus SARS-COV-2. Xiaomi ha deciso di offrire il proprio contributo alla gestione dell’emergenza legata alla diffusione epidemiologica del virus COVID-19 in Italia, donando una grande quantità di mascherine al Dipartimento della Protezione Civile (DPC). È attraverso le parole del filosofo Lucio Anneo Seneca “...Siamo onde dello stesso mare, foglie dello stesso albero, fiori dello stesso giardino” scritte sui bancali contenenti le mascherine che il brand cinese di tecnologia si appresta a compiere questa attività di responsabilità sociale.
Ingv, terremoto di Ischia spiegato: elaborazione dati a Grandi Rischi
I satelliti italiani ed europei hanno mostrato con chiarezza la deformazione del suolo. L’epicentro del sisma è stato molto vicino al centro di Casamicciola. Come in ogni emergenza, anche a seguito del terremoto che ha colpito l’isola di Ischia il 21 agosto 2017, alle ore 20:57 italiane, il personale dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), organizzato in varie squadre, sta svolgendo sia attività sul campo sia elaborazioni dei dati nelle sale operative INGV del Centro Nazionale Terremoti di Roma e dell’Osservatorio Vesuviano (OV) a Napoli per approfondire la comprensione del fenomeno in atto e fornire supporto agli interventi di Protezione Civile.
Grandi Rischi: possibili forti terremoti in Centro Italia, controllo dighe
Dopo maltempo e nuove forti scosse sismiche, che tengono in ginocchio il Centro Italia, con paesi sommersi dalla neve e valanghe causate molto probabilmente dagli eventi tellurici, a preoccuparsi è la Commissione Grandi Rischi (CGR) della Protezione civile. Le faglie attive nell’Appennino Centrale dal 24 agosto scorso, infatti, con la devastante scossa che ha distrutto Amatrice, non hanno trovato ancora assestamento e, anzi, hanno il potenziale di produrre terremoti di elevata magnitudo (6-7). Sono tre le zone in cui potrebbe ancora verificarsi un forte sisma, quelle contigue alla faglia principale che corre da N-O a S-E, tra Monte Vettore e Monte Gorzano.
Microsoft e Ismb lanciano FLOODIS, soluzione per gestione alluvioni
Microsoft ha lanciato il progetto FLOODIS, una soluzione per ottimizzare la gestione delle alluvioni grazie a un più efficace intervento della protezione civile e alla partecipazione dei cittadini. Il sistema, esito di un progetto biennale del Microsoft Innovation Center di Torino coordinato dall’Istituto Superiore Mario Boella, interpreta il tema chiave della 4° edizione dell’evento svoltosi dal 14 al 16 ottobre a BolognaFiere e rappresenta un esempio significativo di come la valorizzazione dei dati possa abilitare un miglior governo delle città e di come con app intelligenti possano essere inaugurate nuove pratiche di collaborazione tra cittadini e amministrazioni.
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Nuovo notebook Getac S400-G3 ridefinisce lo standard semi-rugged
Getac, azienda all'avanguardia nella produzione di dispositivi rugged per l'informatica, presenta il nuovo laptop semi-rugged S400-G3, una versione migliorata e potenziata del modello S400, un prodotto attualmente diffuso nel campo multiutility, protezione civile, automotive, della sicurezza e militare. Il nuovo Getac S400-G3 è l’unico dispositivo semi-rugged della sua classe dotato di certificazione MIL-STD-810G e certificazione indipendente IP5X, questo significa che offre massima protezione contro la polvere ed è progettato per resistere alle vibrazioni e alle cadute, assicurando perfetta funzionalità anche in ambienti con temperature estreme.
Ambiente: Concordia sarà rimossa entro estate, incertezza su porto
La rimozione della Concordia dall’Isola del Giglio sarà realizzata entro il mese di giugno. Lo ha annunciato il Capo Dipartimento e Commissario delegato per l’emergenza Franco Gabrielli durante la conferenza stampa che si è svolta Venerdì scorso nella sede del Dipartimento per fare il punto sullo stato attuale delle operazioni e sugli interventi da completare prima del rigalleggiamento.
I risultati raggiunti fino ad oggi, ha sottolineato Gabrielli, dimostrano la serietà della parte privata nella gestione delle operazioni e la capacità della parte pubblica di coordinare le tante amministrazioni coinvolte. All’incontro del 10 gennaio 2014 hanno partecipato anche il ministro dell'Ambiente, Andrea Orlando, l'amministratore delegato della Costa Concordia, Michael Thamm, e il responsabile del progetto rimozione sempre di Costa, Franco Porcellacchia.
A dicembre sono stati completati gli interventi di messa in sicurezza del relitto per affrontare condizioni atmosferiche anche estreme durante la stagione invernale (winterization). Dopo l'operazione di parbuckling, non sono stati registrati spostamenti significativi del relitto, che comunque è costantemente monitorato tramite un impianto di videosorveglianza attivo 24 ore su 24. Sono in via di completamento nel Terminal Titan-Micoperi di Livorno i 15 cassoni (sponson) che saranno installati sul lato di dritta.
A questi si aggiungono 4 cassoni da posizionare sul lato di sinistra che andranno ad integrarsi agli 11 cassoni già installati per il parbuckling, per arrivare ad un totale di 30 cassoni necessari a far rigalleggiare il relitto. Per posizionare i cassoni sul lato di dritta, che è la parte danneggiata emersa dopo il parbuckling, sarà necessario installare dei telai per creare una superficie liscia e regolare.
A seguito del rigalleggiamento il relitto sarà pronto per essere trasportato. Sono allo studio varie ipotesi relative al trasporto: la prima opzione è il traino tradizionale mediante rimorchiatori, ma con un contratto di 30 milioni di dollari Costa Crociere ha anche opzionato la disponibilità della Dockwise Vanguard, la più grande nave semisommergibile al mondo, come piano alternativo.
Per selezionare gli enti e le società che si occuperanno della demolizione e del riciclo del relitto, sono stati invitati a esprimere manifestazione di interesse 30 soggetti e enti ritenuti potenzialmente in grado di eseguire queste operazioni. Dopo una prima analisi delle risposte, sono stati valutati idonei alcuni soggetti provenienti da Italia, Francia, Norvegia, Regno Unito, Turchia e Cina e sono stati invitati a formulare proposte. La selezione delle offerte sarà completata tra febbraio e marzo.
Le proposte dovranno tener conto dei tre criteri che hanno caratterizzato tutte le fasi del progetto di rimozione: la tutela dell’ambiente, la sicurezza e il rispetto dei tempi. Sei compagnie di cui cinque italiane si sono candidate per le operazioni di recupero e smaltimento del relitto, il cui costo, secondo Costa Crociere, ha già raggiunto i 600 milioni di euro. Prosegue costantemente il monitoraggio ambientale dell’Isola del Giglio garantito da istituti incaricati dall’Osservatorio di monitoraggio e da Costa Crociere.
I controlli continueranno per i cinque anni successivi al termine delle operazioni e sarà garantita la salvaguardia dell’ecosistema con il ripristino dei fondali interessati dal cantiere. Intanto il prossimo 23 gennaio, per la prima volta dall'inizio dell'inchiesta per il naufragio del 13 gennaio 2012 costato la vita a trentadue persone, gli esperti delle parti saliranno sulla nave per fare una nuova perizia sugli apparati della Costa Concordia.
Le proposte dovranno tener conto dei tre criteri che hanno caratterizzato tutte le fasi del progetto di rimozione: la tutela dell’ambiente, la sicurezza e il rispetto dei tempi. Sei compagnie di cui cinque italiane si sono candidate per le operazioni di recupero e smaltimento del relitto, il cui costo, secondo Costa Crociere, ha già raggiunto i 600 milioni di euro. Prosegue costantemente il monitoraggio ambientale dell’Isola del Giglio garantito da istituti incaricati dall’Osservatorio di monitoraggio e da Costa Crociere.
I controlli continueranno per i cinque anni successivi al termine delle operazioni e sarà garantita la salvaguardia dell’ecosistema con il ripristino dei fondali interessati dal cantiere. Intanto il prossimo 23 gennaio, per la prima volta dall'inizio dell'inchiesta per il naufragio del 13 gennaio 2012 costato la vita a trentadue persone, gli esperti delle parti saliranno sulla nave per fare una nuova perizia sugli apparati della Costa Concordia.
Naufragio Giglio, tutto pronto per ribaltamento della Costa Concordia
Parere positivo alle operazioni di rimessa in asse della nave Costa Concordia nel mese di settembre. Questo è il risultato della riunione, convocata a Roma, nella sede del Dipartimento della Protezione Civile, dal Commissario delegato per l'emergenza, Franco Gabrielli, alla quale hanno partecipato i rappresentanti del Comitato consultivo, dell'Osservatorio, del consorzio Micoperi-Titan e della società Costa Crociere.
Il via libera definitivo all'avvio della fase di rotazione del relitto, naufragato venti mesi fa e da allora coricato di fronte all'isola del Giglio in Toscana, è subordinato alla consegna di tutti i certificati di collaudo delle strutture ultimate e al completamento delle attività propedeutiche all'operazione di parbuckling. Tutto ciò dovrebbe avvenire entro la questa settimana; da quella data, appena le condizioni meteo marine lo consentiranno, inizierà l'operazione di raddrizzamento.
In una nota della Regione Toscana si spiega che le amministrazioni e i soggetti intervenuti hanno formulato, ognuna per il proprio ambito di competenza, prescrizioni e raccomandazioni che le società incaricate dovranno necessariamente rispettare nel corso del cosiddetto parbuckling e che sono state integrate nella documentazione finale.
La decisione presa nella riunione di venerdì scorso è il frutto del continuo lavoro, fatto di costanti scambi di informazioni e documenti, tra le società private che stanno realizzando l'opera e che hanno messo in campo i massimi esperti nel settore della ingegneria navale, e la struttura pubblica del Commissario delegato, rappresentata in primo luogo dall'Osservatorio per il monitoraggio. Nel corso dei mesi, infatti, sono stati valutati i vari ipotizzabili rischi legati al parbuckling e sono state definite le diverse misure di mitigazione degli stessi.
"E' stato fatto un preciso lavoro di comparazione tra il rischio che la nave correrebbe a rimanere in asse per tutto l'inverno, esposta alle immaginabili condizioni meteorologiche avverse, rispetto a quello di passare lo stesso periodo adagiata nella posizione in cui si trova ora, giungendo alla conclusione che la prima ipotesi sia preferibile alla seconda: infatti, dopo un altro periodo invernale trascorso in una posizione innaturale, non si avrebbe la certezza di riuscire a rimettere il relitto in asse nel corso della prossima primavera".
"E' stato, infine, condiviso un corposo documento per la gestione delle acque interne, tanto che da inizio agosto sta proseguendo il lavoro preventivo di 'bonifica' del materiale liquido da alcune parti accessibili della nave". Stante la necessità di informare, come fatto sempre in passato, la popolazione del Giglio, nel corso della prossima settimana è previsto un incontro sull'isola con il Prefetto Gabrielli, il sindaco, la Presidente dell'Osservatorio di monitoraggio, i referenti del consorzio Micoperi-Titan e di Costa Crociere.
Nei giorni immediatamente successivi verrà convocata una conferenza stampa per dare conto agli organi di informazione della presumibile data di inizio delle operazioni - al momento ancora non certa - del dettaglio di queste ultime e delle indicazioni logistiche necessarie per poter lavorare correttamente, senza intralciare le operazioni di parbuckling e delle strutture operative del sistema di protezione civile presenti su Isola del Giglio.
Fonte: Parbucking Project
Scosse di terremoto nel Messinese, Luke Thomas le aveva previste?
Il terremoto che ha scosso nella notte tra il 15 agosto e il 16 agosto la Sicilia orientale, con 2 eventi ravvicinati di magnitudo 4.1 e 4.2, ha portato alla ribalta il ricercatore Luke Thomas, autore di una previsione in merito ad un forte terremoto di magnitudo 5.2 atteso tra Catania e Messina proprio per il 16 Agosto. E sul web ecco il dibattito tra chi lo incorona come "colui che prevede i terremoti" e chi, giustamente più scettico, pone il dubbio e cerca di approfondire l'argomento.
In base alle condizioni meteorologiche, ai profili di temperatura e al riscaldamento per attrito, il ricercatore prevederebbe terremoti a cadenza regolare, emettendo delle percentuali di probabilità sul suo sito. Questi terremoti a volte colpiscono le aree previste, molte altre volte no. Questo la dice lunga non solo sulla difficoltà di una previsione deterministica, ma soprattutto sull'attendibilità della stessa, che gli esperti di Meteo Web oserebbero "definire una sorta di probabilità remota che un evento possa accadere".
Effettivamente andando a spulciare le tabelle, è possibile notare aree di previsione molto vaste, con una percentuale di riuscita molto poco attendibile. Secondo la previsione del ricercatore, la notte del 16 un terremoto avrebbe potuto colpire con la stessa percentuale di probabilità le aree comprese tra Catania e Napoli, con un'altissima possibilità sino a Pescara. Secondo altri, tuttavia, avere la giornata del 16 con le percentuali più elevate (su 10 giorni mostrati), evidenzia ugualmente una verità non associabile a coincidenze.
Come dire, qualcosa di vero, in fondo, c'è. Siamo di fronte ad una teoria da affinare? Attualmente non vi è alcuna prova scientifica che la temperatura superficiale possa influenzare chilometri di roccia sottostante ed andare quindi ad aggiungersi alle forze endogene che causano i terremoti. In passato, Thomas, si è infatti prodigato in previsioni catastrofiste con conseguenti disagi alla popolazione.
In quei frangenti tonnellate di mail hanno invaso l'Istituto Geologico degli Stati Uniti (USGS), dal momento che lo stesso ricercatore aveva avvertito circa un possibile terremoto di magnitudo 7.0 nell'area di Los Angeles, in California. Terremoto che non si è mai verificato. "Predice la stessa cosa ogni pochi giorni in aree altamente sismiche", sostengono gli scienziati, che definiscono Thomas "un ciarlatano".
Luke Thomas ha detto di studiare i modelli ogni mattina, prima di fare le sue previsioni. "Ci vogliono circa 2-3 ore", ha detto Thomas. "Sulla base della variazione di temperatura, il riscaldamento della terra che provoca il riscaldamento dell'aria sovrastante", ha detto Thomas. Il problema è che non c'è alcuna connessione tra la temperatura dell'aria e la roccia che si muove sei miglia sottoterra.
Secondo l'USGS "Luke Thomas è un falso profeta", capace di infondere panico generalizzato e di azzeccare la previsione in qualche parte del mondo semplicemente perchè prima o poi un'area a grande rischio sismico ne viene interessata. "I più grandi terremoti avvengono senza preavviso o quantomeno attraverso fenomeni precursori molto poco chiari", aggiunge la comunità scientifica.
Ricordiamo inoltre il comunicato emesso dalla Protezione Civile, che invita a non tener conto di certi allarmismi: "Si rammenta che lo stato attuale delle conoscenze scientifiche non consente di stabilire quante scosse e di quale intensità potranno ancora interessare la stessa area. Si ricorda che forti terremoti sono comunemente accompagnati da altre scosse, ma ogni previsione che indichi con precisione data, ora e luogo, nonché magnitudo di futuri eventi è priva di ogni fondamento (....)"
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| Luke Thomas |
In quei frangenti tonnellate di mail hanno invaso l'Istituto Geologico degli Stati Uniti (USGS), dal momento che lo stesso ricercatore aveva avvertito circa un possibile terremoto di magnitudo 7.0 nell'area di Los Angeles, in California. Terremoto che non si è mai verificato. "Predice la stessa cosa ogni pochi giorni in aree altamente sismiche", sostengono gli scienziati, che definiscono Thomas "un ciarlatano".
Luke Thomas ha detto di studiare i modelli ogni mattina, prima di fare le sue previsioni. "Ci vogliono circa 2-3 ore", ha detto Thomas. "Sulla base della variazione di temperatura, il riscaldamento della terra che provoca il riscaldamento dell'aria sovrastante", ha detto Thomas. Il problema è che non c'è alcuna connessione tra la temperatura dell'aria e la roccia che si muove sei miglia sottoterra.
Secondo l'USGS "Luke Thomas è un falso profeta", capace di infondere panico generalizzato e di azzeccare la previsione in qualche parte del mondo semplicemente perchè prima o poi un'area a grande rischio sismico ne viene interessata. "I più grandi terremoti avvengono senza preavviso o quantomeno attraverso fenomeni precursori molto poco chiari", aggiunge la comunità scientifica.
Ricordiamo inoltre il comunicato emesso dalla Protezione Civile, che invita a non tener conto di certi allarmismi: "Si rammenta che lo stato attuale delle conoscenze scientifiche non consente di stabilire quante scosse e di quale intensità potranno ancora interessare la stessa area. Si ricorda che forti terremoti sono comunemente accompagnati da altre scosse, ma ogni previsione che indichi con precisione data, ora e luogo, nonché magnitudo di futuri eventi è priva di ogni fondamento (....)"
Sisma Abruzzo, Ingv: così gli scienziati non daranno più una opinione
La sentenza con la quale sono stati condannati all’Aquila i componenti della Commissione Grandi Rischi, tra cui il vice capo dipartimento della protezione civile, il direttore dell’ufficio rischio sismico della protezione civile e il direttore pro-tempore del centro nazionale terremoti dell’Ingv, “costituisce un precedente, in grado di condizionare in modo determinante il rapporto tra esperti scientifici e decisori,non solo nel nostro Paese”.
Lo sottolinea in una nota lo stesso istituto nazionale di geofisica e vulcanologia che esprime “tutto il suo rammarico e la sua preoccupazione” per la sentenza di primo grado e sottolinea che il pensiero “va ancora una volta alle vittime del terremoto e ai loro parenti: sappiamo che nessuna sentenza potrà mai ricompensare gli affetti perduti”.
Secondo l’Ingv la sentenza di condanna di L’Aquila rischia, infatti, “di compromettere il diritto/dovere degli scienziati di partecipare al dialogo pubblico tramite la comunicazione dei risultati delle proprie ricerche al di fuori delle sedi scientifiche, nel timore di subire una condanna penale. Quale scienziato - si chiedono - vorrà esprimere la propria opinione sapendo di poter finire in carcere?”.
“Da oggi - spiega l’istituto - sarà molto difficile comparire in pubblico a parlare dell’attività sismica in atto in Italia, con la possibilità che i ricercatori possano essere denunciati per qualche omissione o per procurato allarme”. “Siamo particolarmente colpiti dalla sentenza de L’Aquila - proseguono i ricercatori - perché rischia di minare uno dei cardini della ricerca scientifica: quello della libertà d’indagine, di discussione aperta e trasparente e di condivisione dei risultati, fattori imprescindibili del progresso scientifico”.
“Condannare la scienza - aggiungono - significa lasciare il campo libero a predicatori che millantano di sapere prevedere i terremoti, rinunciando di fatto al contributo di autorevoli scienziati. Sebbene sia un colpo molto duro, l’Ingv continuerà il suo lavoro di ricerca con il massimo impegno e rafforzerà la sua presenza nella società per un’opera di corretta informazione ed educazione”. Perché, ribadisce l’Ingv, i terremoti, allo stato attuale, non si possono prevedere.
Fonte: Ingv
Via: La Stampa
Terremoto Emilia, portale Google per le popolazioni colpite dal sisma
Google ha deciso di dedicare un portale alle popolazioni dell'Emilia colpite dal sisma. Cliccando il link che appare sotto alla homepage del motore di ricerca, si viene rimandati ad una pagina dove vengono raccolte le principali info riguardo il terremoto in Emilia Romagna, dalle ultime notizie di Google News ai video postati su YouTube. In questa sezione, oltre a trovare alcuni consigli utili su cosa fare in caso di terremoto, è presente un conto corrente per contribuire alla ricostruzione dei territori devastati dal sisma del 20 e 29 maggio scorso.
Hackathon Terremoto: una maratona tecnologica per la protezione civile
Un'idea per ripartire che nasce dall’entusiasmo di tanti ingegneri, informatici, service designer e altri professionisti del mondo tecnologico nel voler dare un aiuto concreto alla propria regione dopo il sisma. Il treno Hackaton Terremoto di Bologna ha fatto tappa nel capoluogo emiliano il 16 e il 17 giugno per una 48 ore di confronto e lavoro concreto, al fine di creare applicazioni e software open source che possano supportare la Protezione Civile e gli altri enti impegnati nell’emergenza sisma.
"Anche questa è l'Emilia che rimane in piedi e si mobilità. Dalla rete possono venire risorse preziose per la ricostruzione". Questo il commento dell’assessore alla Comunicazione del Comune di Bologna, Matteo Lepore. Il primo ad appoggiare la maratona tecnologica è stato il Comune di Bologna, che ha inserito l'appuntamento all'interno dell'Agenda Digitale di Iperbole 2020, un contenitore che vuole raccontare quei particolari progetti territoriali che spingono verso la costruzione di una comunita’ digitale. L’iniziativa è ospitata gratuitamente da Urban Center Bologna, in Sala Borsa, e da Shape Associazione culturale.
Oltre a Iperbole 2020, anche Action Aid collabora alla due giorni bolognese dando il proprio patrocinio all’iniziativa. Un supporto importante, iniziato accompagnando gli organizzatori di Hackathon Terremoto nei luoghi colpiti dal sisma. Anche il CNR, il Consiglio Nazionale per la Ricerca, ed Epoca sono partner attivi della manifestazione: per contribuire alla realizzazione dei progetti, CNR concederà all’Hackathon di utilizzare una macchina virtuale per la parte server super performante, mentre Epoca contribuirà a coprire le prime spese di vitto dei ragazzi impegnati nella progettazione.
L’idea e’ partita dal web, grazie alla creazione di un gruppo Facebook (www.facebook.com/groups/hackathonterremoto) che in sola settimana ha già raggiunto e superato i 200 iscritti. L’organizzazione segue ora gli sviluppi del passaparola digitale anche su Twitter e sul blog dedicato all’iniziativa, dove sono raccolte tutte le novità dell’evento (http://hackathonterremoto.wordpress.com/). L'idea di Hackathon teremoto coinvolge le città di Bologna, Milano, Ferrara, ma anche Padova, Modena Firenze.
Via: Meteo Web
Concordia: App per evitare tragedia, schema fondale e foto satellite
''L'AIS, segnale anticollisione è disponibile anche sull'iPhone, grazie al programma marine traffic, costa 2 euro e da' tutte le indicazioni sulle navi in movimento, con rotta e velocita'. Perche' nessuno ha controllato cosa faceva una nave con 4.000 anime a bordo?''. Lo scrive l'ex capo della Protezione civile, Guido Bertolaso, in una lettera al 'Corriere della Sera', sottolineando che ''su questo incredibile disastro'' del naufragio della Costa Concordia all'isola del Giglio, ''si e' scritto di tutto. Alcuni aspetti fondamentali, pero', sono stati trascurati''. Intanto, ieri è stato recuperato l'hard disk di bordo. Il supporto contiene i video di telecamere che inquadravano varie parti della nave, tra cui la plancia di comando.
La nave si è mossa e si teme che possa avvicinarsi allo 'scalino' che la farebbe inabissare verso fondali di circa 70 metri. Un'eventualità, quest'ultima che renderebbe più difficili le operazioni di rimozione e più probabile un disastro ecologico, considerata la quantità di carburante tuttora contenuta nei serbatoi della nave. Nei giorni scorsi il relitto si è mosso, piano ma continuamente: 5 millimetri all'ora a poppa, di piu', 10 millimetri, a prua, la parte piu' leggera. E anche se c'e' stato un rallentamento, cresce la preoccupazione per un inabissamento del relitto. Il movimento dello scafo è costante e viene monitorato da tutti gli strumenti di rilevamento. I satelliti di Cosmo-SkyMed sono stati attivati in "modalità emergenza".
A far muovere lo scafo del gigante dei mari non sarebbe il movimento del mare, ora relativamente quieto, ma le correnti marine e la massicia presenza di liquidi all'interno. Smit, la società chiamata a recuperare le 2.400 tonnellate di carburante e diesel, è pronta a iniziare le operazioni di estrazione, ma è in attesa di ordini da parte delle autorità. La società olandese Smit Salvage ha concluso la prima fase della cosiddetta operazione "Bunker", finalizzata a liberare il relitto della Costa Concordia dalle 2.400 tonnellate di IFO380 contenuta nelle 23 casse carburante della nave. In questa prima fase è stata creata una sorta di barriera intorno alla nave in grado di evitare la fuoriuscita di macchie d'idrocarburi.
Vie: Adnkronos | Tg Com
Immagini: Asi | Meteoweb
Genova su Twitter: aprite le reti Wi-Fi, mappa degli hot spot liberi
Piogge intermittenti e temporali nello spezzino, dopo un nubifragio straordinario e violento che ha portato all’allagamento di alcune zone della città di Genova. La prefettura invita alla massima cautela e raccomanda di non circolare sulla strade in prossimità di canali o corsi d'acqua o sottostanti versanti ripidi, restare all'interno delle abitazioni nei piani sopraelevati nelle zone a rischio.
E un appello importante sta circolando su Twitter in queste ore. La richiesta ai cittadini di Genova che ne hanno la possibilità è quella di aprire le proprie reti Wi-Fi e di sfruttare la telefonia VoIP per quanto possibile. A quanto pare le reti di telefonia sono in difficoltà dalle ore immediatamente successive al tragico evento, poiché alto è stato il numero delle telefonate.
Anche se la situazione sta tornando lentamente alla normalità, si chiede di togliere le password alle WLan, rendendole disponibili a chiunque potesse avere bisogno di comunicare. Per gli aggiornamenti è possibile seguire l'evoluzione in tempo reale su Twitter agli hashtag #genova e #allertameteoLG. Bisogna tener presente che la portata di una rete wireless "casalinga" è di poche decine di metri.
La mappa degli hot spot liberi a Genova è possibile trovarla qui. Si può sfruttare anche la rete gratuita cittadina tramite il servizio “password unica” del Comune che non comporta alcun costo. La protezione civile genovese ha attivato un numero verde per lo stato d'allerta 2. I cittadini possono telefonare al numero verde 800 177797 e parlare con la protezione civile comunale di Genova.
Via: RaiNews24
Rosat in caduta libera: incerto luogo dell'impatto, rischio 1% su Italia
''La probabilita' di impatto di frammenti del satellite sul territorio italiano e' dell'1%''. Lo comunica in una nota la Protezione Civile dopo la comunicazione ricevuta dall'agenzia spaziale italiana (Asi), nell'aggiornamento odierno sulle previsioni del rientro in atmosfera del satellite dell'Agenzia Spaziale Tedesca (Dlr) Roentgen (X-ray) SATellite (Rosat).
La finestra di incertezza all'interno della quale allo stato attuale si prevede il rientro del satellite in atmosfera, comunica il Dipartimento, si e' ridotta rispetto alle indicazioni fornite in precedenza: si chiuderebbe alle ore 14.00 di domenica 23 ottobre. E' ancora altissima, quindi, l'incertezza sull'orario, cosi' come sul luogo nel quale potrebbero cadere eventuali frammenti.
Le stime piu' recenti dell'Agenzia spaziale tedesca Dlr non permettono di fare previsioni piu' accurate. ''Proprio come era accaduto un mese fa per il satellite americano Uars, c'e' una totale incertezza sul luogo della caduta'', ha osservato l'astrofisica Gianluca Masi, del Virtual Telescope e del Planetario di Roma.
Quello che e' certo e' che si sta riducendo progressivamente l'altezza delle orbite percorse dal vecchio Rosat, tanto che il satellite e' attualmente visibile a occhio nudo (ma in queste ore non dall'Italia), con una luminosita' appena piu' debole rispetto a quella della stella polare. Il satellite Rosat, lanciato da Cape Canaveral il 1 giugno 1990 su un'orbita circolare a 575 km di altezza, non e' piu' operativo dal 12 febbraio 1999.
Ha una massa di 2.426 kg e a causa dei materiali resistenti al calore usati per la sua costruzione non si distruggera' completamente nell'impatto con l'atmosfera: si prevede che circa il 70% raggiungera' il suolo. L'agenzia spaziale tedesca informera' costantemente il Mic-Monitoring Information Centre, il Centro del Meccanismo Comunitario di Protezione civile attivo 24 ore su 24 che, a sua volta, fornira' ai Paesi europei comunicazioni e aggiornamenti ufficiali e tempestivi.
Satellite Uars verso la Terra, frammenti potrebbero cadere sull'Italia
Alcuni componenti del vecchio satellite della Nasa Uars (Upper atmosphere research satellite), che dovrebbe rientrare nell'atmosfera terrestre nelle prossime ore, potrebbero finire sull'Italia. E' uno degli scenari che in queste ore si stanno delineando nelle simulazioni al computer effettuate dalle agenzie spaziali. Secondo la Nasa il satellite, in orbita da 20 anni, dovrebbe rientrare nell'atmosfera venerdì 23 settembre prossimo e qui dovrebbe esplodere, dando vita ad un'esplosione visibile anche di giorno. Secondo la Nasa non ci sarà alcun pericolo per la Terra, ma il satellite non verrà completamente distrutto e frammenti di esso potrebbero finire sul pianeta.
La zona dell'impatto verrà definita nelle prossime ore secondo calcoli complessi ed è la determinazione di questi scenari, nei quali potrebbe rientrare anche il nostro paese, che ha portato l'Italia a mettere a punto eventuali interventi che potrebbero coinvolgere il sistema di Protezione civile. Per questo il capo del dipartimento, Franco Gabrielli, ha convocato ieri mattina una riunione del comitato operativo d'intesa con l'Asi.
Hanno partecipato alla riunione del comitato tutte le istituzioni che hanno a che fare con la sicurezza nazionale dalla protezione civile alle forze armate, alle forze dell'ordine ai gestori delle rete elettriche, idriche, di telefonia. Al momento non ci sono dati certi ma si tratta solo di scenari possibili: infatti la Nasa ha calcolato che al momento dell'impatto con l'atmosfera circa 26 componenti del satellite potrebbero raggiungere il suolo e disperdersi in un raggio di 800 chilometri.
Secondo la Nasa stessa il rischio che gli esseri umani possano essere feriti è pari a 1 su 3.200 (Pdf). Hugh Lewis, esperto di modelli dei detriti spaziali presso l'Università di Southampton, Regno Unito, concorda sul fatto che il rischio è basso. L'Upper atmosphere research satellite fu lanciato nel 1991 per studiare i cambiamenti chimici nell'atmosfera superiore della Terra e fu dismesso nel 2005. Grande quanto un autobus e pesante 6 tonnellate, il satellite Uars aveva il compito di raccogliere dati sulla fascia di ozono che protegge la terra dai raggi ultravioletti. La sua caduta è probabilmente la conseguenza dell'impatto con i detriti di un altro satellite.
Via: Tg1
Fonte: Newscientist
Foto: Nasa
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