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Nsa, Facebook e Microsoft: forniti a intelligence migliaia di dati utenti


Facebook e Microsoft riferiscono di avere ricevuto migliaia di richieste di dati dalle autorità statunitensi nella seconda metà del 2012, comprese richieste relative a questioni di sicurezza nazionale. Dopo aver confermato che la National Security Agency (NSA) non ha mai avuto accesso ai suoi database, in una dichiarazione ufficiale, il responsabile dell'ufficio legale di Facebook, Ted Ullyot, ha detto che il social network ha ricevuto tra le 9mila e le 10mila richieste nel secondo semestre dello scorso anno.

Datagate, svelata l'identità della fonte Nsa: è un ex tecnico della Cia


Il Guardian ha rivelato l'identità dell'informatore dello scoop sul programma di controllo delle comunicazioni "Prism". Giovane, volto pulito e sguardo sveglio, è Edward Snowden il 29enne ex tecnico della Cia che è la "talpa" della più grande fuga di notizia sull'intelligence Usa. Edward Snowden lavora in un contractor privato del settore difesa, la Booz Allen Hamilton e da Hong Kong racconta al "Guardian" la scelta di rivelare l esistenza e la pericolosità di "Prism". 

"Anche se non hai fatto nulla di male vieni osservato e registrato, ogni anno la capacità di immagazzinare dati aumenta di molto. Basta una chiamata ad un numero sbagliato per consentire all intelligence di scavare nel tuo passato e identificare ogni amico con cui hai parlato". "Il pubblico ha diritto ad una spiegazione su quanto sta avvenendo - aggiunge - e sono pronto a sostenerlo in qualsiasi sede, non sto cambiando i fatti, li descrivo per come sono, sta poi al pubblico decidere in proposito".

L'ex tecnico della Cia ha quindi chiarito: "Se avessi voluto davvero nuocere agli Stati Uniti avrei potuto decretare la fine del sistema di sorveglianza in un pomeriggio ma non era questa la mia intenzione". Snowden non cela le difficoltà che lo aspettano, si dice sicuro che non tornerà mai a casa, che "forse chiederà asilo all Islanda. Lui ha lasciato tutto, uno stipendio da 200.000 dollari all'anno e la fidanzata alle Hawaii, e ora teme per i suoi familiari. 


"Questi pericoli mi accompagneranno per il resto della vita, non può essere altrimenti dopo aver sfidato il più potente servizio di intelligence del mondo, se mi vogliono prendere ci riusciranno ma è un prezzo che accetto di pagare perché ho scelto di vivere liberamente, stando a posto con la coscienza". Il primo ministro britannico David Cameron, rispondendo alle domande sul cosiddetto "Datagate" nel Regno Unito, ha detto che "l'intelligence britannica opera nell'ambito della legge".

Cameron ha detto al Guardian: "Cerchiamo di essere chiari. Non possiamo fare un commento sui servizi segreti in esecuzione. Viviamo in un mondo pericoloso e viviamo in un mondo di terrore e terrorismo. Io credo che sia giusto che abbiamo ben organizzato i servizi segreti per tenerci al sicuro". Ha detto di aver discusso la questione con il ministro degli esteri inglese William Hague. Downing Street ha anche detto che GCHQ ha operato nel rispetto della legge.

Ieri Hague in un'intervista aveva affermato che "i britannici non hanno nulla da temere", ma rispondendo a precise domande, non aveva né confermato né smentito le presunte attività dei servizi britannici legate al sistema americano "Prism" usato per il recupero e il controllo di dati su Internet, precisando che non sono previsti commenti sulle attivitià di intelligence. In realtà, come ha rivelato un altro informatore alla EFF, esisterebbero già strumenti definiti "splitter" - in grado di intercettare il traffico Internet.



Obama ha definito i programmi di sorveglianza "una modesta intrusione nella privacy dei cittadini" necessaria per assicurarne la sicurezza. "Fino a ieri non avevamo mai sentito parlare di Prism". Così il fondatore e amministratore delegato di Facebook Mark Zuckerberg, ha personalmente ribadito sul suo account l'estraneità del social network nell'affair dei dati spiati in Usa. "Facebook - ha scritto Zuckerberg - non è e non è mai stato parte di un programma Usa, o di altri governi, che abbia accesso diretto ai nostri server". 

E ancora, ha proseguito l'ad di Facebook "non abbiamo mai ricevuto richieste o ordinanze del tribunale da alcuna agenzia governativa di informazioni o dati, come è successo a Verizon. Se le avessimo ricevute le avremmo comunque fortemente respinte". "Quando i governi ci chiedono dei dati - ha quindi proseguito Zuckerberg - esaminiamo attentamente le richieste per assicurarci che seguano sempre le procedure corrette nel rispetto delle leggi. Solo allora noi procuriamo le informazioni sempre in linea con le normative". 

L'ad ha quindi spiegato che Facebook "continuerà a combattere sempre per mantenere le sue informazioni sicure" e ha sollecitato i governi a "essere più trasparenti nei programmi mirati alla sicurezza pubblica". "E' l'unico modo - conclude il messaggio - per proteggere le libertà civili delle persone e di creare nel lungo termine quella società libera e sicura che tutti noi desideriamo". Gli occhi sono dunque ora puntati sui leader mondiali, compreso il presidente americano Barack Obama.



Fonte: TMNews
Via: AGI
Foto dal video

Google pagherà multa da 22,5 milioni per violazione privacy utenti Safari


La Federal Trade Commission degli Stati Uniti ha multato Google per 22,5 milioni di dollari per aver violato la privacy delle persone che hanno usato il browser della Apple Safari pur avendo promesso di non farlo. Google, infatti, secondo la FTC, aveva concordato ad ottobre del 2011 di non inserire cookie o fornire annunci mirati agli utenti di Safari. Si tratta della maggiore sanzione mai imposta dalla Ftc, frutto di un patteggiamento.

A segnalarlo è stato il Wall Street Journal attraverso un rapporto che ha fatto esplodere una bomba mediatica intorno al mese di febbraio. Google è stata accusata di aver ingannato gli utenti e aver violato l'accordo firmato con la stessa FTC lo scorso anno per aver imposto i cookie su Safari (bypassando le impostazioni della privacy di Apple) per seguire i navigatori e tracciare il loro comportamento sui computer di Cupertino.

L'inchiesta evidenziava come Google avesse sfruttato un exploit nel codice di Safari per forzare il browser di Cupertino ad accettare un cookie passivo, senza alcun intervento dell'utente. ''Da diversi mesi nel 2011 e 2012 - si legge in un comunicato della FTC -, Google ha inserito cookie per il monitoraggio della pubblicità sui computer degli utenti di Safari che hanno visitato siti con la rete DoubleClick della compagnia''.

''Non importa se siano grandi o piccole, ma tutte le imprese devono rispettare gli ordini della FTC e mantenere la privacy promessa ai consumatori, oppure finiranno per pagare molte volte ciò che sarebbe potuto costare un'unica volta'', ha dichiarato Jon Leibowitz, presidente della FTC.  Google aveva ammesso l'errore, precisando però di non aver mai fatto uso, tanto meno doloso, dei cookie su Safari per tracciare l'utenza del browser di Cupertino.

Decisamente diversa invece la posizione tenuta dalla EFF (Electronic Frontier Foundation) che si è scagliata contro il colosso di Mountain View accusandolo di aver infranto la privacy dei suoi utenti. Maggiori informazioni sul caso FTC si possono trovare presso il Tech@FTC blog. La Federal Trade Commission lavora per i consumatori per prevenire pratiche commerciali fraudolente, ingannevoli e sleali e di fornire informazioni per aiutare in loco, arrestare e evitarli.

Via: FTC

Dotcom lancia Megabox, Mpaa: ok a restituzione file utenti Megaupload


A sei mesi dall'arresto, il guru del file-sharing Kim Dotcom, alias Kim Schmitz, ora agli arresti domiciliari in Nuova Zelanda, annuncia nel suo nuovo account su Twitter di aver ripreso in mano il progetto della piattaforma musicale Megabox attraverso la quale gli artisti potranno trattenere per sé il 90% dei ricavi aggirando le grandi etichette discografiche.

Finito lo scorso gennaio in manette nell'ambito di una maxi operazione anti-pirateria informatica condotta da Fbi, rilasciato un mese dopo su cauzione con l'obbligo di non allontanarsi dalla sua villa, Dotcom, che potrebbe essere estradato in Usa, nel nuovo account su Twitter, che ha già oltre 30 mila follower, spiega che "Megabox rivoluzionerà l'industria della musica".



Il creatore del più grande sito di file-sharing del mondo, Megaupload e dell'affiliato Megavideo, da mesi offline, appena gli è stato concesso di tornare a navigare in rete, non ha perso tempo nel lanciare un nuovo progetto e dice che: "le più grandi innovazioni sono costruite sui respingimenti".

Dotcom celebra la ritrovata libertà d'impresa anche su Instagram, dove è apparsa una sua foto, in cui si autoriprende mentre abbraccia Steve Wozniak, cofondatore di Apple insieme a Steve Jobs. Wozniak ha collaborato con la Electronic Frontier Foundation, che ha avviato una partnership con l'host Carpathia, detentore di tutti i contenuti di Megaupload.


E sulla scia della chiusura gennaio Megaupload, molti degli utenti legittimi del sito lamentavano che i loro file personali erano andati perduti. Tra questi utenti sono molte le persone (15,634 americani) che hanno utilizzato il sito per condividere foto e video con la famiglia. Ma da gennaio i file sono stati resi inaccessibili e i tentativi delle parti in causa a trovare una soluzione hanno fallito miseramente.

Il mese scorso uno degli utenti Megaupload, rappresentato dal FEP, ha presentato una mozione chiedendo al giudice di facilitare il recupero dei dati utente. La MPAA ha presentato una risposta in cui sembra essere più aperta alla richiesta. Una delle due condizioni poste è che l'accesso ai file protetti da copyright venga bloccato. L’altra condizione è che l’accesso resti negato agli indagati del team di Megaupload o ai loro legali.

Fonte: ANSA
Via: Torrent Freak
Foto: Instagram

Fbi in cerca di aziende per tenere sotto controllo Facebook e Twitter


L’Fbi vuole mettere sotto controllo Facebook, Twitter e i social network e ha deciso di cercare aziende che realizzino un sistema di monitoraggio continuo. Lo rivela la rivista ‘New Scientist’, citando un documento pubblicato lo scorso 19 gennaio, che mostra come il Federal Bureau americano voglia usare le informazioni veicolate sui siti per rispondere meglio a crisi ed emergenze e magari anche prevederle. 

Il Bureau, secondo la rivista, ha invitato possibili appaltatori del sistema di monitoraggio a rispondere al bando entro il 10 febbraio. L’obiettivo dell’Fbi è quello di ottenere un sistema capace di cercare automaticamente materiale “disponibile pubblicamente” su Facebook, Twitter e altri social network tramite parole chiave legate a terrorismo, operazioni di sorveglianza, crimini online e altri di ‘interesse’ criminale. 

Gli agenti federali Usa sarebbero allertati nel momento in cui la ricerca producesse le prove di incidenti, minacce emergenti o eventi straordinari e potrebbero mostrare i tweet o l’altro materiale ricavato dal sistema su una mappa, cui aggiungere altri dati, tra cui l’ubicazione delle ambasciate Usa, le installazioni militari, dettagli di precedenti attacchi terroristici e quanto ripreso dalle telecamere locali del traffico. Dal documento emerge inoltre che l’Fbi vuole usare i social media per individuare specifici utenti o gruppi, analizzarne movimenti, vulnerabilità, limitazioni e possibili azioni avverse. 

Già dal 2010, secondo quanto prova un documento riservato del dipartimento di Giustizia e ottenuto, grazie al Freedom of Information Act (FOIA), dall'Electronic Frontier Foundation (EFF), la conduzione delle indagini viene effettuata utilizzando piattaforme come Facebook, LinkedIn, MySpace e Twitter. Sempre nel 2010 la Casa Bianca aveva preparato un progetto di legge per obbligare Facebook e Skype a fornire comunicazioni degli utenti. Nei giorni scorsi l'Fbi ha chiuso Megaupload, scatenando le proteste di utenti e hacker.

Via: ANSA

Google Plus ci ripensa, ok ad account con nickname e pseudonimi


Google + accetterà anche gli pseudonimi e altre forme di identità. Mashable riporta l'anticipazione di uno dei dirigenti della società, Vic Gundotra, che ha confermato la prossima introduzione di questa funzionalita', pur senza ulteriori chiarimenti, nell'ambito di una conversazione sul palco del Web 2.0 Summit di San Francisco. 

La notizia indica una svolta rispetto alla precedente, impopolare, politica di Google sull'anonimato. Secondo Mashable, Google + andrà "aggiungendo funzionalità che "appoggeranno altre forme di identità' nei prossimi mesi". Mike Swift, che era presente all'evento, ha twittato: "Google + presto supporterà gli pseudonimi, allontanandosi dalla rigorosa politica del reale nome ID, ha detto a Vic Gundotra al # w2s ". 

Bradley Horowitz, vicepresidente per i prodotti sociali di Google, incluso Google +, ha anche accennato alla possibilità che Google abbasserebbe i fastidiosi "nomi comuni" della politica, offrendo il supporto per pseudonimi. Anche se non è ancora chiaro quali siano tali caratteristiche, EFF è cautamente ottimista che "Google + farà la cosa giusta per garantire che tutti i suoi utenti si sentano liberi di esprimersi sul sito". 

Fin dal suo esordio, la piattaforma aveva impostato la registrazione con nomi e foto veri, pena la cancellazione dell'account. Purtroppo, la sospensione ha colpito molti utenti, "sospettati" dal rigido bot automatico di controllo di aver violato le regole, anche senza reali motivazioni. 

Sebbene il sito sia stato progettato per essere una comunità trasparente e favorire la fiducia tra gli utilizzatori, ha detto Gundotra, Google riconosce che alcune situazioni possono richiedere l'uso di identità alternative, soprattutto quando potrebbe essere in gioco la perdita del lavoro o, in casi estremi come in Iran, essere a rischio la vita.

Via: La Stampa

Cresce il malcontento per il cambiamento nella privacy di Facebook


Nelle scorse settimane si erano mossi alcuni Senatori del Congresso americano, chiedendo a Facebook di rispettare maggiormente la privacy dei suoi utenti, ora sono due associazioni per i diritti umani a promuovere campagne di sensibilizzazione. La prima è Move On.org, celebre negli Usa per le sue battaglie anti Bush, con una petizione on line e un gruppo sul social network intitolato “Facebook, respect my privacy!”, che conta già più di 64.000 iscritti.