La Commissione europea ha inflitto a Google un'ammenda pari a 1,49 miliardi di euro per violazione delle norme antitrust dell'UE. Google ha abusato della propria posizione dominante sul mercato imponendo una serie di clausole restrittive nei contratti con siti web di terzi che hanno impedito ai concorrenti di Google di inserire su tali siti le proprie pubblicità collegate alle ricerche. È la terza multa della Commissione Ue a Google. La decisione odierna è indirizzata a Google LLC (in precedenza Google Inc.) e ad Alphabet Inc., società madre di Google. L'indagine della Commissione sulla condotta oggetto della presente decisione è iniziata nel quadro della più ampia indagine su Google Search.
La conoscenza aiuta a rendere liberi e dunque è importante approfondire i diversi aspetti tecnologici, scientifici, culturali e sociali.
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Ue, multa a Google da 1,49 miliardi per advertising: cambia Android
La Commissione europea ha inflitto a Google un'ammenda pari a 1,49 miliardi di euro per violazione delle norme antitrust dell'UE. Google ha abusato della propria posizione dominante sul mercato imponendo una serie di clausole restrittive nei contratti con siti web di terzi che hanno impedito ai concorrenti di Google di inserire su tali siti le proprie pubblicità collegate alle ricerche. È la terza multa della Commissione Ue a Google. La decisione odierna è indirizzata a Google LLC (in precedenza Google Inc.) e ad Alphabet Inc., società madre di Google. L'indagine della Commissione sulla condotta oggetto della presente decisione è iniziata nel quadro della più ampia indagine su Google Search.
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Scandalo dati, sanzione per Facebook in Regno Unito: 600mila euro
La sanzione è stata inflitta dal Garante britannico per la protezione dei dati perché il social network ha lasciato che si verificasse una grave violazione della legge. Una società delle sue dimensioni e competenze avrebbe dovuto conoscere meglio la situazione e fare meglio. Facebook ha ricevuto una multa di 500.000 sterline (quasi 600.000 euro) dall'ufficio del Commissario per le informazioni sulla scia dello scandalo di Cambridge Analytica, dopo aver consentito agli sviluppatori di terze parti di accedere alle informazioni degli utenti senza un consenso sufficiente. Si tratta della cifra più alta prevista dalle regole sulla protezione dei dati attuate prima dell'entrata in vigore del GDPR.
Agcm, indagini su Apple e Samsung per update: multe da 15 milioni
Si tratta della prima condanna al mondo che tutela i consumatori “costretti” dai giganti del tech a cambiare dispositivi per restare al passo con i software. Il Garante ha imposto una multa di 10 milioni ad Apple per aver penalizzato i possessori di alcuni modelli di iPhone, imponendo loro di scaricare aggiornamenti software che, di fatto, creavano problemi di funzionamento: è il fenomeno della cosiddetta “obsolescenza programmata” delle prestazioni, di cui si è parlato tempo fa. Non solo: informazioni non corrette ai consumatori su come usare le batterie al litio. Sanzione da 5 milioni per Samsung, sotto accusa per il modello Galaxy Note 4, lanciato sul mercato nel settembre 2014.
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Antitrust, condotte illecite di cinque operatori tlc: multe per 9 milioni
Il Garante della concorrenza ha sanzionato 5 principali operatori telefonici per aver adottato condotte indebite sui contratti a distanza, in violazione delle norme del codice del consumo. L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha irrogato alle principali compagnie telefoniche (Telecom, Vodafone, Wind, Fastweb e Tiscali) sanzioni per un totale di 9 milioni di euro per aver adottato condotte illecite in violazione delle norme del codice del consumo di recepimento della consumer rights, nell’ambito della commercializzazione a distanza, online o al telefono, o fuori dei locali commerciali (presso gli stand ad esempio) di servizi di telefonia fissa e/o mobile. Lo ha annunciato una nota.
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Antitrust: multe a Vodafone, Tim e Wind su tariffe 28 gg da 1,9 mln
L’Antitrust ha irrogato a Vodafone sanzioni per un totale di 1.000.000 euro per aver adottato pratiche commerciali scorrette nell’ambito di due manovre di riduzione da 30 a 28 giorni del periodo di rinnovo delle offerte di telefonia mobile e fissa. Le pratiche, informa una nota, sono state poste in essere nei confronti di specifici target di utenti: da un lato, i sottoscrittori di offerte di telefonia mobile voce e/o dati in abbonamento abbinate alla vendita a rate di prodotti ; dall’altro, i clienti di opzioni per la telefonia fissa rispetto alle quali è prevista una facilitazione sul costo di attivazione nonché di offerte Dual Pay per le quali è previsto un corrispettivo in caso di recesso anticipato.
Forniture non richieste: sanzioni per 6 mln a 7 imprese di luce e gas
Multe per oltre 6 milioni di euro complessivi dall’Antitrust a sette imprese di luce e gas per l'attivazione di forniture non richieste. E’ quanto ha annunciato la stessa Agcm dopo che nel corso del mese di novembre, ha chiuso sette procedimenti sulle modalità di offerta e conclusione dei contratti a distanza di energia elettrica e gas naturale nel mercato libero, ovvero quelli raccolti attraverso la rete degli agenti porta-a-porta e attraverso il canale telefonico (il cosiddetto teleselling). Le imprese interessate sono: Enel Energia, Eni, Acea Energia, Hera Comm, GdF Suez Energie, Green Network e Beetwin. Nel complesso, sono state irrogate sanzioni per oltre sei milioni di euro.
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Unione Europea apre doppia indagine su Google Shopping e Android
La Commissione europea ha inviato a Google una comunicazione degli addebiti riguardante un presunto abuso di posizione dominante da parte dell'azienda sui mercati dei servizi generali di ricerca online nello Spazio economico europeo (SEE). Google favorirebbe sistematicamente il proprio prodotto per gli acquisti comparativi nelle sue pagine generali che mostrano i risultati delle ricerche. In via preliminare la Commissione ritiene che tale comportamento violi le norme antitrust dell'Unione Europea limitando la concorrenza e danneggiando i consumatori. L'invio della comunicazione degli addebiti non incide sull'esito dell'indagine.
Antitrust: multa da 550.000 euro a Ryanair, società ricorre in appello
L'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha inflitto una sanzione di oltre mezzo milione alla compagnia aerea a causa dei sovrapprezzi per le chiamate al centralino informazioni. E dopo l'ennesima sanzione da parte dell'Antitrust, la compagnia irlandese annuncia battaglia. Sanzione amministrativa per complessivi 550.000 euro a Ryanair, la compagnia aerea irlandese di voli low cost, per pratiche commerciali scorrette. Sotto accusa, in particolare - spiega una nota dell'Agcm -, le modalità di assistenza fornite ai passeggeri attraverso un servizio di call center raggiungibile esclusivamente tramite numerazioni a sovrapprezzo.
Antitrust: 500mila euro di multa a TripAdvisor, ma è pronto il ricorso
Maxi multa dell'Antitrust a TripAdvisor, il sito con oltre 300 milioni di visitatori unici al mese e 170 milioni di recensioni di oltre 4 milioni di alloggi, attrazioni e ristoranti. L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, su segnalazione dell’Unione Nazionale Consumatori, di Federalberghi e di alcuni consumatori, ha accertato la scorrettezza della pratica commerciale realizzata, a partire da settembre 2011 e tuttora in corso, da TripAdvisor LLC (società di diritto statunitense che gestisce il sito www.tripadvisor.it) e da TripAdvisor Italy S.r.l., irrogando in solido ai due operatori una sanzione amministrativa di 500 mila euro.
Google multato da Garante privacy: 1 milione di euro per Street View
Una multa da un milione di euro a Google. Il Garante della Privacy ha ritenuto fossero stati violati i diritti di chi è stato fotografato per l'applicazione Street View. Nel 2010 le auto del colosso di Mountain View, attraversavano le vie italiane senza essere riconoscibili e così le persone che per qualche motivo si trovavano sulla strada, non sono sfuggite all'obiettivo. I casi più eclatanti quelli di tradimenti immortalati, persone che non dovevano essere in quel posto a quell'ora e da lì le segnalazioni.
Il Garante ha così prescritto alla società di rendere le macchine di Google facilmente individuabili, attraverso cartelli o adesivi. Di pubblicare sul proprio sito 3 giorni prima, le località visitate dalle vetture, stabilendo che per le grandi città è necessario indicare i quartieri in cui si muoveranno le macchine. Stesso avviso di Goolge pubblicato sulla pagina di cronaca locale di almeno due quotidiani. Misure rigide ma immediatamente adottate da Google. Il colosso fa ora molta attenzione, oltre gli avvisi imposti, anche perché s'è assistito ad ogni tipo di foto: da appuntamenti clandestini a scene imbarazzanti, a momenti ridicoli in ogni parte di città e paesi.
I fatti contestati - si legge nel comunicato del Garante - risalgono al 2010 quando le auto del colosso di Mountain View percorrevano le strade italiane senza essere perfettamente riconoscibili e non consentendo, in tal modo, alle persone presenti nei luoghi percorsi dalle "Google Cars" di decidere se sottrarsi o meno alla "cattura" delle immagini. Numerose erano state le segnalazioni all'Autorità da parte di persone che non desideravano comparire nelle foto pubblicate on line (che, peraltro, permangono in rete per un tempo considerevole e possono essere ingrandite).
Il Garante aveva prescritto [documento web n. 1759972] alla società di Mountain View di rendere le Google cars facilmente individuabili, attraverso cartelli o adesivi ben visibili, di pubblicare sul proprio sito web, tre giorni prima dell'inizio delle riprese, le località visitate dalle vetture di Street View, stabilendo che per le grandi città è necessario indicare i quartieri in cui circolano le vetture. Analogo avviso deve essere pubblicato da Google sulle pagine di cronaca locale di almeno due quotidiani e diffuso per mezzo di un'emittente radiofonica locale per ogni regione visitata.
Le misure sono state tempestivamente adottate da Google. A conclusione dell'intero procedimento sanzionatorio il Garante ha ritenuto di applicare [documento web n. 2954309], anche in relazione al fatto che i dati raccolti illecitamente erano destinati a confluire all'interno di una grande banca dati di particolare rilevanza, quale è sicuramente quella gestita da Google nell'ambito del servizio Street View, la sanzione nella cifra complessiva di un milione di euro, pagata qualche settimana fa da Google.
Proprio tenendo conto di trovarsi di fronte a una società che, nell'anno 2012, ha registrato un fatturato consolidato pari a oltre 50 miliardi di dollari, il Garante ha deciso di avvalersi della norma del Codice privacy che mira a rendere effettive le sanzioni quando sono dirette a soggetti di notevoli dimensioni economiche. A fine gennaio Google ha annunciato risultati finanziari del Q4 2013, che sono andati oltre le aspettative per quanto riguarda i ricavi. "La multa del Garante Privacy si riferisce ad un vecchio caso, che risale al 2010. Da allora abbiamo adottato tutte le misure richieste dal Garante": questo il commento all'ANSA di un portavoce di Google.
Antitrust, multe da un mln a Ryanair e Easyjet per poca trasparenza
Ostacolate anche le richieste di rimborso. ''Sanzioni per complessivi 1.050.000 euro a Ryanair (850.000) e Easyjet (200.000) per la mancata trasparenza nelle vendite delle polizze assicurative abbinate all'acquisto dei biglietti e per gli ostacoli posti all'esercizio del diritto di rimborso da parte dei consumatori''. Le multe sono state decise dall'Antitrust al termine di due distinti procedimenti per pratiche commerciali scorrette.
Antitrust: spot Uliveto e Rocchetta ingannevole, multa per 130mila €
Arriva la mannaia dell'Antitrust sulla pubblicità dell'acqua minerale Uliveto e Rocchetta che ha inflitto una multa di 100 mila euro alla Co.ge.di International in qualità di proprietaria del marchio, mentre con altri 30 mila euro è stata sanzionata la Federazione Italiana Medici di Medicina Generale (FIMMG) "colpevole" di aver supportato con il proprio logo i noti messaggi pubblicitari.
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Pubblica foto e video hard dell'amica minorenne sul Web: condannato
Le aveva chiesto di fare qualcosa di «speciale» per dimostrargli il suo amore. Di inviargli tramite WhatsApp alcune foto e un video osé, poi finiti in rete, su Facebook e Youtube e girati tra gli amici e conoscenti della Monza bene. Con lei, 14 anni, che è stata presa in giro, umiliata e insultata e lui, il `bello´ della scuola più grande di cinque anni, ora condannato a due anni e otto mesi di carcere e 11 mila euro di multa per aver indotto la ragazzina alla produzione di materiale pornografico e per averlo diffuso.
La vicenda per cui il 19enne monzese è stato processato con rito abbreviato dal gup di Milano Claudio Castelli, che ha anche disposto un risarcimento di 100 mila euro a favore della ragazzina, è cominciata l’inverno dell’anno scorso. La minorenne, con una cotta per il suo compagno di scuola, il più corteggiato, aveva accettato la proposta di lui: mandargli con il suo Smartphone, come una sorta di «prova d’amore», alcune foto in slip e calze nere, con la promessa che le avrebbe tenute per sé, sul suo cellulare.
Invece le fotografie in un baleno vengono girate agli amici e ai compagni per poi essere postate su Facebook. Subito i commenti senza pietà, le cattiverie e gli sfottò della community nei confronti dell’adolescente che, però, ci ricasca. Il suo «innamorato», dopo essere sparito per qualche giorno, fa in modo di essere ricontattato. Questa volta alza il tiro e le chiede, come dimostrazione del suo amore, un video in atteggiamenti intimi, assicurandole che mai sarebbe circolato.
Lei, sconcertata, si confida con un amico comune - un minorenne figlio di un noto personaggio del mondo dello spettacolo ora sotto inchiesta con un coetaneo - che la convince, come è stato riferito, spiegandole di dover fare «qualcosa di speciale perché noi delle suore siamo stufi». Il risultato? Il filmato è apparso su Youtube per qualche ora (ovviamente è stato oscurato), la 14enne additata da tutti, insultata e i commenti si fanno più pesanti.
La giovanissima però non ce la fa più e racconta tutto ai genitori che, tramite gli avvocati Roberta Succi e Francesco Laratta, sporgono denuncia. Da qui le indagini e lo scorso 5 novembre, la condanna del `bello´ della scuola. «Abbiamo sempre camminato a testa alta - ha spiegato la madre della adolescente - ma le reazioni attorno alla famiglia e mia figlia sono state davvero assurde. Ancora oggi ci imbrattano i muri e hanno modificato un video dove mia figlia canta con frammenti di quelle immagini. Una cattiveria inaudita».
Fonte: La Stampa
Kingston, nuovo Flash Drive USB sicuro per maggiore protezione dati
Kingston Digital Europe Co LLP, affiliata di Kingston Technology Company, Inc., il principale produttore indipendente di memorie del mondo, presenta DataTraveler Vault Privacy 3.0 (DTVP) il drive Flash USB Flash sicuro, e DataTraveler Vault Privacy 3.0 Anti-Virus, che aiuta le aziende a proteggere i dati aziendali e a impostare i criteri di sicurezza per gli utenti finali ad un prezzo abbordabile. DTVP 3.0 è caratterizzato da un sistema di crittografia delle informazioni riservate ed è anche disponibile separatamente con ClevX DriveSecurity™ laprotezione anti-virus ESET basata su tecnologia ESET’s NOD 32®, che protegge gli utenti finali aziendali ovunque si trovino.
Mentre la forza lavoro diventa sempre più mobile, le aziende devono adottare le misure adeguate per educare i loro dipendenti e determinare le politiche di sicurezza in modo che i dati sensibili non siano accessibili a utenti non autorizzati o criminali informatici. Kingston DataTraveler®Vault Privacy 3.0 fornisce un’ottima protezione dei dati a prezzi accessibili con la crittografia hardware a 256-bit di tipo AES operante in XTS, che garantisce una protezione migliore rispetto alle modalità CBC e ECB. Questo è il primo drive USB sicuro di Kingston con prestazioni USB 3.0.
DTVP 3.0 è disponibile anche nella versione facile da implementare e da usare (non richiede installazione), dotata di protezione anti-virus ESET/ClevX che protegge il contenuto del disco da virus, software indesiderati, rootkit osovvenzionati da pubblicità,malware e altre minacce provenienti da internet. L’anti-virus ESET NOD32 prevede avvisi istantanei e viene fornito con una licenza pre-attivata di cinque anni.
“Noi di ESET siamo orgogliosi di poter collaborare con uno dei leader mondiali in ambito di memorie. Con DriveSecurityClevX, le chiavette USB Kingston aggiungono unaltro importante livello di protezione e siamo sicuri che la tecnologia ESET offrirà un ulteriore beneficio sia a Kingston che agli utenti”, ha dichiarato Ignacio Sbampato, Chief Sales and Marketing Officer di ESET. Ci sono molti esempi di violazioni derivanti dalla perdita o dal furto di drive Flash USB che hanno causato importanti falle nella sicurezza. Attacchi come il famigerato worm Stuxnet e il virus Flame continuano a incombere minacciosi. Di seguito alcuni esempi:
• Nel Regno Unito, il Greater Manchester Police Department è stato multato per £150.000 dopo che un ufficiale avevaportato a casa un Flashdrive contenente informazioni personali di più di 1.000 individui, chiaramente con conseguenze penali. Il drive, rubato quando la casa venne svaligiata, non era criptato o protetto in alcun modo da password.
• Negli Stati Uniti, un contraente responsabile dello sviluppo del sistema di fatturazione del programma federale sanitario del Nord Carolina, ha perso un drive USB non crittografato contenente i dati personali di più di 50.000 fornitori di livello nazionale, compresi nomi, numeri di previdenza sociale, indirizzi e date di nascita.
Sono ormai parecchie le aziende che considerano seriamente la sicurezza e la protezione delle informazioni riservate, ma ancora non sono in grado di impostare o seguire perfettamente tutte le politiche di sicurezza”, ha dichiarato Fabio Cislaghi, Flash Business Development Manager di Kingston in Italia. “Le caratteristiche di sicurezza DTVP 3.0 e la protezione anti-malware di ESET, consentono alle aziende di migliorare la tutela dei dati sensibili. Inoltre, grazie alla tecnologia USB 3.0 e alla retrocompatibilità con il precedente standard USB 2.0, i drive DTVP 3.0 garantiscono massima sicurezza senza alcun compromesso in termini di velocità”.
Google: multa da 7 milioni di dollari per Street View, ha violato privacy
Google ha accettato di versare una multa da sette milioni di dollari per avere collezionato senza autorizzazione dati da reti Wi-Fi attraverso i veicoli preposti a mappare le strade e fornire così il servizio Street View. Lo ha confermato il procuratore generale del Connecticut, che ha guidato un'indagine a cui hanno partecipato altri 38 Stati americani. La stessa Google ammise sin da subito di aver commesso il fatto.
Sebbene abbia sempre sostenuto di non avere fatto nulla con i dati così raccolti, il gruppo di Mountain View, in California, ha accettato di offrire ai suoi dipendenti un programma educativo sulla tutela della privacy, pianificare una campagna di comunicazione su scala nazionale per spiegare ai consumatori come proteggere le proprie reti senza fili e le proprie informazioni personali.
La principale colpa di questo errore è da imputare in un errore di codificazione del software addetto al reperimento dei dati. La società ha disabilitato o rimosso hardware e software che ha permesso ai veicoli di raccogliere informazioni sulle reti wireless e i dati che vengono inviati su di loro, e hanno convenuto di non utilizzare i veicoli per raccogliere ulteriori dati senza autorizzazione.
Eric T. Schneiderman, Procuratore Generale di New York, ha così commentato l'accordo stretto con la società di Mountain View: "I consumatori hanno il diritto di proteggere le loro informazioni personali e finanziarie dall’uso improprio e indesiderato da corporazioni come Google. Questo accordo copre problemi di privacy e protegge i diritti delle persone che hanno visto i loro dati raccolti senza permesso".
Google si è inoltre impegnato a proteggere ed eventualmente distruggere i dati raccolti dai veicoli Street View tra il 2008 e marzo 2010 in tutto il Paese. Secondo Electronic Privacy Information Center, che tiene traccia di quanto accade nel mondo in tema di privacy, almeno 12 Paesi avrebbero avviato indagini sulla questione e almeno nove di loro hanno detto che Google ha violato le rispettive leggi.
A marzo 2011 Google era stata condannata in Francia alla multa di 100.000 euro, mentre in Germania ha ricevuto il consenso per l'utilizzo del servizio di mappatura a livello stradale. Nel 2010 la Procura di Roma ha aperto un fascicolo in relazione a Street View, ipotizzando interferenze illecite nella vita privata. L'indagine intende stabilire se il sistema possa essere stato adoperato per acquisire dati personali dalle reti wi-fi.
Fonte: Bloomberg
Via: TMNews
Google si è inoltre impegnato a proteggere ed eventualmente distruggere i dati raccolti dai veicoli Street View tra il 2008 e marzo 2010 in tutto il Paese. Secondo Electronic Privacy Information Center, che tiene traccia di quanto accade nel mondo in tema di privacy, almeno 12 Paesi avrebbero avviato indagini sulla questione e almeno nove di loro hanno detto che Google ha violato le rispettive leggi.
A marzo 2011 Google era stata condannata in Francia alla multa di 100.000 euro, mentre in Germania ha ricevuto il consenso per l'utilizzo del servizio di mappatura a livello stradale. Nel 2010 la Procura di Roma ha aperto un fascicolo in relazione a Street View, ipotizzando interferenze illecite nella vita privata. L'indagine intende stabilire se il sistema possa essere stato adoperato per acquisire dati personali dalle reti wi-fi.
Fonte: Bloomberg
Via: TMNews
Ue, multa Microsoft per 561 milioni: mancato rispetto scelta browser
La Commissione europea ha imposto una multa 561.000.000 euro a Microsoft per non aver rispettato i suoi impegni di offrire agli utenti una schermata di scelta del browser che consente loro di scegliere facilmente il proprio browser web preferito. Nel 2009, la Commissione aveva fatto questi impegni giuridicamente vincolanti per Microsoft fino al 2014 (cfr. IP/09/1941). Nella decisione di oggi, la Commissione ritiene che Microsoft non è riuscito a tirare fuori la schermata di scelta del browser con il suo Windows 7 Service Pack 1 da maggio 2011 fino al luglio 2012.
Quindici milioni di utenti Windows, nell'UE non hanno quindi visualizzatato la schermata di scelta in questo periodo. Microsoft ha riconosciuto che la schermata di scelta non è stata visualizzata in quel periodo. Il Vice presidente della Commissione responsabile della concorrenza, Joaquín Almunia, ha dichiarato:
"Nel 2009, abbiamo chiuso la nostra indagine su un presunto abuso di posizione dominante da parte di Microsoft a causa della vendita abbinata di Internet Explorer a Windows accettando gli impegni offerti dalla società. Impegni giuridicamente vincolanti raggiunti nelle decisioni antitrust giocano un ruolo molto importante nella nostra politica di esecuzione in quanto consentono soluzioni rapide ai problemi di concorrenza. Naturalmente, tali decisioni richiedono la stretta osservanza. L'inosservanza è una violazione molto grave che deve essere sanzionata di conseguenza".
"Nel 2009, abbiamo chiuso la nostra indagine su un presunto abuso di posizione dominante da parte di Microsoft a causa della vendita abbinata di Internet Explorer a Windows accettando gli impegni offerti dalla società. Impegni giuridicamente vincolanti raggiunti nelle decisioni antitrust giocano un ruolo molto importante nella nostra politica di esecuzione in quanto consentono soluzioni rapide ai problemi di concorrenza. Naturalmente, tali decisioni richiedono la stretta osservanza. L'inosservanza è una violazione molto grave che deve essere sanzionata di conseguenza".
Nel dicembre 2009, la Commissione ha reso giuridicamente vincolanti gli impegni offerti dalla società statunitense di software Microsoft per risolvere problemi di concorrenza connessi alla vendita abbinata del browser Web di Microsoft, Internet Explorer, per la sua posizione dominante ai PC client del sistema operativo Windows (vedi IP/09/1941, MEMO/09/558 e MEMO/09/559).
In particolare, Microsoft si è impegnata a mettere a disposizione per cinque anni (cioè fino al 2014), nell'European Economic Area una "schermata di scelta" che permette agli utenti del sistema operativo Windows di scegliere in modo informato e imparziale quale browser web (s) volevano installare in aggiunta o al posto del browser web di Microsoft. La schermata di scelta è stata fornita a partire dal marzo 2010 agli utenti Windows europei che dispongono di serie Internet Explorer come browser Web predefinito.
Mentre è stato attuata, la "schermata di scelta" è stata un grande successo per gli utenti: ad esempio, fino a novembre 2010, 84 milioni di visitatori hanno effettuato il download attraverso di essa. Quando il mancato rispetto è stato rilevato e documentato nel luglio del 2012, la Commissione ha avviato un procedimento (cfr. IP/12/800 ) e prima di prendere una decisione ha notificato a Microsoft le sue obiezioni formali nel mese di ottobre 2012 (cfr. IP/12/1149 ).
Questa è la prima volta che la Commissione ha dovuto multare una società per il mancato rispetto di un impegno alla decisione. Nel calcolo dell'ammenda, la Commissione ha tenuto conto della gravità e della durata dell'infrazione, la necessità di garantire un effetto dissuasivo dell'ammenda e, come circostanza attenuante, il fatto che Microsoft ha collaborato con la Commissione e ha fornito informazioni che hanno contribuito alla Commissione di esaminare la questione in modo efficiente.
Quando la Commissione constata una violazione delle norme antitrust dell'Unione europea come un abuso di posizione dominante (articolo 102 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea), può adottare una decisione ai sensi dell'articolo 7 del regolamento antitrust dell'Unione europea (1/2003) che vieta tale comportamento e sanzioni. La Commissione può infliggere una multa fino al 10% del fatturato totale dell'impresa durante l'esercizio sociale precedente.
Tuttavia, a norma dell'articolo 9 del regolamento, la Commissione può anche concludere un'indagine antitrust, rendendo giuridicamente vincolanti gli impegni proposti dalle imprese interessate. "Ci assumiamo la piena responsabilità per l'errore tecnico che ha causato questo problema - ha detto la società di Redmond - e ci scusiamo. Abbiamo fornito alla Commissione una valutazione completa e franca della situazione e abbiamo preso provvedimenti per rafforzare lo sviluppo del nostro software e altri processi per contribuire ad evitare questo errore, o altri simili, in futuro".
Fonte: Commissione Europea
Via: Microsoft
In particolare, Microsoft si è impegnata a mettere a disposizione per cinque anni (cioè fino al 2014), nell'European Economic Area una "schermata di scelta" che permette agli utenti del sistema operativo Windows di scegliere in modo informato e imparziale quale browser web (s) volevano installare in aggiunta o al posto del browser web di Microsoft. La schermata di scelta è stata fornita a partire dal marzo 2010 agli utenti Windows europei che dispongono di serie Internet Explorer come browser Web predefinito.
Mentre è stato attuata, la "schermata di scelta" è stata un grande successo per gli utenti: ad esempio, fino a novembre 2010, 84 milioni di visitatori hanno effettuato il download attraverso di essa. Quando il mancato rispetto è stato rilevato e documentato nel luglio del 2012, la Commissione ha avviato un procedimento (cfr. IP/12/800 ) e prima di prendere una decisione ha notificato a Microsoft le sue obiezioni formali nel mese di ottobre 2012 (cfr. IP/12/1149 ).
Questa è la prima volta che la Commissione ha dovuto multare una società per il mancato rispetto di un impegno alla decisione. Nel calcolo dell'ammenda, la Commissione ha tenuto conto della gravità e della durata dell'infrazione, la necessità di garantire un effetto dissuasivo dell'ammenda e, come circostanza attenuante, il fatto che Microsoft ha collaborato con la Commissione e ha fornito informazioni che hanno contribuito alla Commissione di esaminare la questione in modo efficiente.
Quando la Commissione constata una violazione delle norme antitrust dell'Unione europea come un abuso di posizione dominante (articolo 102 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea), può adottare una decisione ai sensi dell'articolo 7 del regolamento antitrust dell'Unione europea (1/2003) che vieta tale comportamento e sanzioni. La Commissione può infliggere una multa fino al 10% del fatturato totale dell'impresa durante l'esercizio sociale precedente.
Tuttavia, a norma dell'articolo 9 del regolamento, la Commissione può anche concludere un'indagine antitrust, rendendo giuridicamente vincolanti gli impegni proposti dalle imprese interessate. "Ci assumiamo la piena responsabilità per l'errore tecnico che ha causato questo problema - ha detto la società di Redmond - e ci scusiamo. Abbiamo fornito alla Commissione una valutazione completa e franca della situazione e abbiamo preso provvedimenti per rafforzare lo sviluppo del nostro software e altri processi per contribuire ad evitare questo errore, o altri simili, in futuro".
Fonte: Commissione Europea
Via: Microsoft
Apple: multata in Cina per violazione copyright, pagherà 165mila dollari
La Apple dovrà risarcire otto scrittori cinesi e due società per avere violato i diritti d'autore. Lo ha stabilito un tribunale cinese e, come si legge sul sito della Bbc, l'accusa alla casa di Cupertino è di avere venduto sull'App Store, senza autorizzazione, la versione elettronica dei loro libri. Secondo quanto rifersice l'agenzia di notizie Xinhua, il colosso informatico versare un totale di 1,03 milioni di yuan (pari a poco più di 165 mila dollari).
Questa è la seconda volta che Apple vine multata inn Cina per violazione del copyright. Nel mese di settembre, un tribunale cinese ha ordinato ad Apple di pagare un risarcimento di 520.000 yuan a un editore cinese di enciclopedia per presunta violazione del copyright. La società di tecnologia degli Stati Uniti ha proposto ricorso contro tale decisione. Carolyn Wu, portavoce di Apple ha detto che l'azienda prende "le denunce di violazione del copyright molto seriamente".
"Stiamo sempre aggiornando il nostro servizio per meglio assistere i proprietari di contenuti nella tutela dei loro diritti", ha aggiunto. Apple ha avuto altri problemi legali in Cina. All'inizio di quest'anno, ha dovuto affrontare una causa dalla ditta cinese Proview, che sosteneva di possedere i diritti del nome "iPad" nel mercato cinese dopo la registrazione nel 2000. Apple ha detto di aver acquistato i diritti mondiali dell'"iPad" dalla filiale taiwanese Proview per 55,000 dollari (35,000 sterline).
Tuttavia, l'azienda cinese ha sostenuto che la sua affiliata non aveva il diritto di vendere i diritti del nome "iPad" per la Cina, che è uno dei mercati in più rapida crescita per i prodotti Apple. La controversia tra le due aziende ha portato l'iPad di Apple ad essere tirato fuori dagli scaffali in alcune parti della Cina. Nel mese di luglio, Apple ha accettato di pagare 60 milioni di dollari a Proview per risolvere la controversia.
Fonte: Bbc
Via: Adnkronos
Antitrust, 200 mila euro di sanzione ad Apple per la garanzia di 2 anni
Sanzioni per complessivi 200mila euro per il periodo durante il quale Apple non ha rispettato le indicazioni dell’Antitrust e presa d’atto che dal 10 novembre il colosso mondiale sta rispettando le norme del Codice del Consumo in materia di garanzia di conformità del venditore.
Fiat: Antitrust, multa da 200mila euro per spot su blocco prezzi benzina
L'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha multato Fiat Group Automobilies (Fga) di 200mila euro per pubblicità ingannevole. La sanzione si riferisce allo spot con cui l'estate scorsa il Lingotto ha pubblicizzato la vendita delle sue vetture con un claim che prometteva il blocco del prezzo della benzina a 1 euro al litro per tre anni.
Google pagherà multa da 22,5 milioni per violazione privacy utenti Safari
La Federal Trade Commission degli Stati Uniti ha multato Google per 22,5 milioni di dollari per aver violato la privacy delle persone che hanno usato il browser della Apple Safari pur avendo promesso di non farlo. Google, infatti, secondo la FTC, aveva concordato ad ottobre del 2011 di non inserire cookie o fornire annunci mirati agli utenti di Safari. Si tratta della maggiore sanzione mai imposta dalla Ftc, frutto di un patteggiamento.
A segnalarlo è stato il Wall Street Journal attraverso un rapporto che ha fatto esplodere una bomba mediatica intorno al mese di febbraio. Google è stata accusata di aver ingannato gli utenti e aver violato l'accordo firmato con la stessa FTC lo scorso anno per aver imposto i cookie su Safari (bypassando le impostazioni della privacy di Apple) per seguire i navigatori e tracciare il loro comportamento sui computer di Cupertino.
L'inchiesta evidenziava come Google avesse sfruttato un exploit nel codice di Safari per forzare il browser di Cupertino ad accettare un cookie passivo, senza alcun intervento dell'utente. ''Da diversi mesi nel 2011 e 2012 - si legge in un comunicato della FTC -, Google ha inserito cookie per il monitoraggio della pubblicità sui computer degli utenti di Safari che hanno visitato siti con la rete DoubleClick della compagnia''.
''Non importa se siano grandi o piccole, ma tutte le imprese devono rispettare gli ordini della FTC e mantenere la privacy promessa ai consumatori, oppure finiranno per pagare molte volte ciò che sarebbe potuto costare un'unica volta'', ha dichiarato Jon Leibowitz, presidente della FTC. Google aveva ammesso l'errore, precisando però di non aver mai fatto uso, tanto meno doloso, dei cookie su Safari per tracciare l'utenza del browser di Cupertino.
Decisamente diversa invece la posizione tenuta dalla EFF (Electronic Frontier Foundation) che si è scagliata contro il colosso di Mountain View accusandolo di aver infranto la privacy dei suoi utenti. Maggiori informazioni sul caso FTC si possono trovare presso il Tech@FTC blog. La Federal Trade Commission lavora per i consumatori per prevenire pratiche commerciali fraudolente, ingannevoli e sleali e di fornire informazioni per aiutare in loco, arrestare e evitarli.
Via: FTC
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