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Cambogia, arrestato co-fondatore di Pirate Bay: Svartholm sarà deportato


Le autorità cambogiane deporteranno il co-fondatore svedese del sito di file-sharing The Pirate Bay, arrestato la scorsa settimana a Phnom Penh in Cambogia, e condannato, insieme agli altri tre fondatori del sito, per violazione delle norme sul diritto d'autore. Lo ha annunciato martedì scorso un portavoce della polizia nazionale, senza specificare quando e con quali forme Gottfrid Svartholm Warg, 27 anni, verrà espulso dal Paese. Svartholm è stato l'unico dei 4 imputati a non essersi presentato al processo d'appello nel 2010 e a tutte le udienze successive.

Google aggiorna il suo algoritmo, penalizzati i siti che violano il copyright


Google, sotto la pressione della RIAA, ha aggiornato il suo "algoritmo di ricerca" per aiutare gli utenti a trovare più facilmente fonti legittime e di qualità dei contenuti. Cambiano gli algoritmi di indicizzazione e da oggi il motore di ricerca penalizzerà chi viola il copyright. Ai siti che riceveranno un alto numero di richieste di rimozione verrà abbassato il PageRank, indipendentemente dalla presenza di contenuti illegali.

"A partire dalla prossima settimana cominceremo a tenere in considerazione un nuovo fattore nei nostri ranking: il numero delle richieste valide di rimozione che riceviamo nei confronti di siti per motivi di copyright", ha annunciato Amit Singhal, Vice Presidente del settore search engine di Google. "I siti che riceveranno un alto numero di richieste potranno apparire più in basso nei risultati delle ricerche".

"Da quando abbiamo riattivato la rimozione di contenuti per questione di copyright - scrive ancora Singhal - le richieste sono aumentate a dismisura. Solo negli ultimi 30 giorni ne abbiamo ricevute 4,3 milioni. Ora useremo questi dati per penalizzare i siti che hanno violato il copyright". Google non rimuoverà alcuna pagina finché non riceverà una valido copyright removal notice dal proprietario dei diritti.

"Oggi Google ha annunciato un cambiamento potenzialmente significativo nelle sue classifiche di ricerca che può fare una differenza significativa ai creatori: siti che sono oggetto di un gran numero di avvisi di rimozione di copyright possono essere classificati inferiori nei risultati di ricerca rispetto a prima. Ciò dovrebbe tradursi in classifica per i migliori servizi musicali autorizzati che pagano gli artisti e per consegnare ai fans la musica che amano", ha commentato il Presidente e Ceo di RIAA Cary Sherman.

"Questo cambiamento è un passo importante nella giusta direzione - un passo che abbiamo sollecitato a Google da prendere per un lungo periodo - e ci congratuliamo con l'azienda per la sua azione", ha aggiunto Sherman. E' una mossa a lungo sostenuta dall'industria musicale, e data la posizione dominante di Google nel mercato della ricerca e la documentata importanza dei siti che appaiono nella prima pagina dei risultati di ricerca, si tratta d'uno sviluppo significativo.


Fonte: RIAA
Via: Inside Search

Macchia nera: operazione contro filesharing coperto da diritto d'autore


L’hanno denominata "Macchia nera". Non si tratta, però, dell’operazione del 2009 della procura di Bolzano che ha portato all’arresto di soggetti che si scambiavano su internet materiale neonazista e divulgavano concetti e idee fondate sulla discriminazione razziale, né della operazione sui falsi invalidi Inps, per la quale è diventato giustamente famoso il Colonnello delle Fiamme gialle Umberto Rapetto, direttore del nucleo frodi telematiche della Guardia di Finanza, e silurato, tra diverse polemiche, qualche giorno fa.

L’operazione "Macchia nera" di questi giorni è invece l’ultimo atto della guerra al filesharing di materiale protetto dal diritto d’autore, dichiarato dalle autorità italiane. La guardia di finanza di Brescia, infatti, su ordine del gip presso il medesimo tribunale e su richiesta del pubblico ministero Gian Maria Pietrogrande della locale procura ha richiesto ai provider italiani l'oscuramento preventivo dei portali dduniverse.net e www.dduniverse.net, l’inibizione all’accesso degli utenti italiani. I portali inibiti ai cittadini italiani sarebbero, secondo il provvedimento firmato dal gip di Brescia, dei meri indicizzatori di file torrent.

Si legge nel provvedimento: "l’immissione (di opere protette dal diritto d’autore, ndr) avviene rendendo disponibili sulle pagine web codici alfanumerici complessi del tipo torrent - in grado di identificare univocamente i singoli file relativi ad opere dell’ingegno protette dal diritto d’autore - ed indicizzando e promuovendo collegamenti detti 'ed2k' ai file medesimi, in talk modo gli utenti registrati su detto sito sono in grado di scambiare tra loro copie integrali o parziali dei file stessi, il tutto con finalità di lucro rappresentato dagli introiti derivanti dalle inserzioni pubblicitarie a pagamento inserite sul sito (cd banner)."

La novità del decreto di sequestro preventivo, rispetto a quanto accaduto in passato, risiede nel fatto che il portale (o meglio il suo titolare che rimane, per il momento ignoto) viene indicato come un concorrente diretto nel reato, nonostante la mera funzione di indicizzazione di siti esterni. Scrive il gip di Brescia: "si configura il fumus di reato in relazione alla fattispecie di cui agli art 110 cp e 171 ter comma II lettra a bis della legge 22 aprile 1941 n 633 (la legge sul diritto d’autore ndr) e, in ogni caso, a quella di cui agli art 110 cp e 171 comma 1 lettera a bis della medesima legge". Come insomma se le opere fossero presenti sul sito stesso e non altrove.

Altra novità di rilievo è l’indicazione di una responsabilità dei provider ai sensi del famigerato decreto Urbani del 2004, che ha introdotto le sanzioni anche penali, in tema di filesharing. Per la prima volta in Italia viene prospettata al provider di accesso (e non a quello su cui risiedono le opere) una sanzione pecuniaria, in caso di inosservanza dell’ordine del giudice, sino a 250 mila euro, salvo conseguenze più gravi (semplicemente accennate nell’ordine inviato ai provider) che si possono intuire e che sembrano prefigurare una possibile responsabilità per favoreggiamento (come del resto accaduto a due provider italiani qualche tempo fa nel caso btjunkie).

Fonte: Il Fatto Quotidiano
Autore: Avv. Fulvio Sarzana

Gdf Cagliari inibisce kickasstorrents.com, sito pirata con 3 mln di visitatori


Operazione 'Last paradise' del Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Cagliari, che ha inibito l'accesso dall'Italia agli internauti sul portale ''www.kickasstorrents.com'', uno dei più grandi supermarket mondiali del falso multimediale, su ordine del pm di Cagliari Giangiacomo Pilia. Gli Italiani non possono più accedere sul portale di scambi frequentato ogni giorno da 3 milioni di utenti, con nove milioni e mezzo di documenti.

Dopo l'operazione 'The pirate bay' nel 2008 e la chiusura di 'btjunkie' nel febbraio scorso, la Gdf di Cagliari ha individuato come target un'ulteriore super piattaforma pirata, virtualmente allocata nelle Filippine e con server sparsi in tutto il mondo. Il colossale sito, forte dei suoi 10 milioni di torrent attivi, riceveva oltre 3 milioni di visite giornaliere da tutto il mondo e l'Italia era il terzo Paese per provenienza di utenti alle spalle solo di India e Usa.

Centinaia di migliaia di italiani, accedendo, anche tramite i più noti motori di ricerca e social network, direttamente ai vari indirizzi IP senza alcun obbligo di registrazione e identificazione dell'utente, usavano regolarmente ogni giorno la super piattaforma digitale pirata per scaricare, in altissima definizione e qualità digitale, musica, film, videogiochi e software, sempre aggiornatissimo anche con le ultime uscite commerciali e in contemporanea con le anteprime cinematografiche.

Kickasstorrents, o ''Kat'', come meglio noto ai web-surfers, ospitava numerosi banner pubblicitari, producendo guadagni per i gestori stimati in oltre 8,5 milioni di dollari all'anno. Il provvedimento della Procura di Cagliari ha confermato la particolare sensibilità e attenzione della Magistratura del capoluogo sardo al settore della tutela del copyright online ed ha visto l'utilizzo dell'ormai collaudato ''ordine di inibizione'' emesso direttamente dal pm quale strumento istruttorio di una evoluta strategia giuridica di contrasto al crimine nel web.


Via: Adnkronos

Anonymous ricatta Symantec per codice rubato, hotfix disponibile


Nei giorni scorsi Symantec ha confermato la sottrazione del codice sorgente alla base del funzionamento di pcAnywhere. Dopo il furto telematico, un individuo che dichiara di essere parte del gruppo 'Anonymous' ha tentato di estorcere denaro a Symantec in cambio di non postare pubblicamente il codice sorgente rubato. Il codice divulgato fa parte esclusivamente della cache originale per le versioni 2006 dei prodotti che Anonymous ha affermato di possedere nel corso delle ultime settimane. Symantec ha condotto un'indagine interna su questo incidente e ha lavorato a stretto contatto con le forze dell'ordine vista la tentata estorsione e furto apparente di proprietà intellettuale.


Come riporta The Register, Symantec avrebbe offerto 50mila euro per riappropriarsi dei codici. La conferma verrebbe da un tweet degli stessi hacker YamTough. Ma da Symantec arriva la secca smentita, come spiega la stessa società in un post: "Symantec non ha mai fatto alcuna offerta per soddisfare le richieste di estorsione degli hacker. L'indagine è ancora in corso quindi non possiamo rivelare le forze dell'ordine coinvolte (FBI ndr.) e non abbiamo da fornire ulteriori informazioni". Gli aggressori dopo aver pubblicato il codice su Pastebin, hanno deciso di renderlo pubblico su Torrent il 7 febbraio (download su Pirate Bay). Si tratta di un file che "pesa" 1,27 GB.


Symantec ha sviluppato e distribuito una serie di patch dal 23 gennaio per proteggere gli utenti contro le vulnerabilità conosciute di pcAnywhere. La società continua a sollecitare i clienti di pcAnywhere di verificare che la versione installata sia la 12.5, e di applicare tutte le patch importanti che sono state rilasciate, eseguendo le migliori pratiche di sicurezza. Insieme all'advisory di sicurezza, Symantec ha rilasciato un nuovo hotfix che include tutti gli aggiornamenti precedenti. I clienti possono sapere di più nel TECH179960. Se non si è in grado di seguire questa guida online e non si ha installato l'ultima versione con le patch più recenti, Symantec consiglia di contattare il pcanywhere@symantec.com per ulteriore assistenza.

Addio BtJunkie, chiuso uno dei più famosi siti per la ricerca torrent


BTJunkie non sarà più disponibile poiché i fondatori hanno deciso di loro spontanea volontà di chiuderlo definitivamente. Dopo la chiusura del sito Megaupload.com decisa dalle autorità americane, il motore di ricerca mondiale BTJunkie ha annunciato lunedi scorso la sua decisione di chiudere i battenti con una nota apparsa sul sito internet: 

"E' la fine del percorso, amici miei. La decisione non è stata facile, ma abbiamo deciso di chiudere volontariamente. Abbiamo combattuto per anni per il vostro diritto di comunicare, ma è tempo di passare ad altro. E' stata una esperienza di vita indimenticabile. Vi auguriamo il meglio".

A spaventare è stato probabilmente l’arresto del fondatore di Megaupload. I sistemi di condivisione di archivi 'BitTorrent' funzionano grazie al fatto che l'utente che trasmette un'informazione, un archivio, una serie televisiva o un software sul suo computer diventa un server informatico. Il sito più noto a usare 'BitTorrent' è The Pirate Bay, i cui fondatori sono stati condannati a pene carcerarie per violazioni su vasta scala dei diritti di autore. 

Creato nel 2005, BTJunkie era uno dei principali motori di ricerca per file torrent, consentendo di condividere ogni specie di archivio, legale o meno, grazie a una rete decentrata. BTjunkie, secondo le statistiche web di Alexa, è stato uno dei 400 siti Internet che è stato visitato da milioni di visitatori ogni mese. 

Con circa 4 milioni di file attivi e una crescita pari a 4mila nuovi contenuti al giorno è stato per circa 5 anni uno di siti più famosi del torrentismo. Gran parte del fascino del sito derivava dal fatto che tutti sui contenuti erano accessibili al pubblico. 

E' probabile che gli utenti si spostino adesso su altri siti torrent popolari come The Pirate Bay e Kat.ph, o siti BitTorrent privati ​​che richiedono un invito per accedere ai contenuti del sito. I siti stessi hanno anche beneficiato di recente dalla chiusura di Megaupload e altri siti di file hosting. Altre piattaforme di file hosting hanno deciso di bloccare volontariamente i download di contenuti caricati da utenti terzi.

Fonte: TM News
Via: Ghacks

LulzStorm attacca 18 Università italiane, dati disponibili in Rete


Attacco hacker a 18 atenei italiani. In un file, scaricabile sia nel sito di torrent Monova.org che nel sito di filesharing Mediafire.com, sono stati messi a disposizione dati privati di studenti e professori di alcune fra le università italiane più importanti.  Un'azione dimostrativa di un gruppo che su Twitter si è registrato come Lulzstorm, in evidente analogia con Lulzsec.

Procura inibisce sito torrent btjunkie, motore irraggiungibile da Italia


La Guardia di finanza di Cagliari ha inibito l'accesso dall'Italia del portale btjunkie.org, uno dei più importanti supermarket mondiali del falso multimediale assestando un colpo importante per la lotta alla pirateria digitale nel paese.

Infatti, dopo il blocco nel 2008 di ''the pirate bay'', che da quel momento ha registrato un calo degli accessi di oltre il 70%, il pm di Cagliari Giangiacomo Pilia, ha ordinato ai finanzieri di inibire i ''btjunkie'', uno dei più grandi e conosciuti siti pirata a livello planetario, presente nella lista USTR (Office of the United states trade representative), che elenca i principali portali illegali ritenuti una seria minaccia all'economia, btjunkie veniva visitato quotidianamente da circa 2 milioni di utenti unici e ospitava piu' di 4 milioni di torrent illegali.

In questo momento, provando ad accedere a Btjunkie.org, l'utente verrà lasciato in attesa, per poi ricevere la schermata "Impossibile visualizzare la pagina web". L'Italia era il secondo paese per provenienza di utenti che visitavano il sito, alle spalle solo degli Stati uniti. Circa 550 mila italiani, infatti, usavano regolarmente ogni giorno la super-piattaforma digitale pirata da cui era possibile scaricare musica, film videogiochi e software, anche con le piu' recenti uscite commerciali anche in contemporanea con le anteprime.

Il sito ''btjunkie'' ospitava numerosi banner pubblicitari, con una stima di guadagni per i gestori di oltre 3,5 milioni di euro all'anno. Molta la soddisfazione della FIMI che, a proposito di Btjunkie, ha parlato di "uno dei più importanti supermercati mondiali del falso multimediale".

Per la prima volta nella storia italiana un servizio di questo tipo è stato bloccato dietro ordine di un PM (che ha di fatto richiesto un'azione di stop direttamente all'ISP), dunque l'unica strada per fare ricorso è la Cassazione.


Via: Adnkronos

Atlantis WebShare Torrent 242 WN: il router veloce, affidabile e sicuro

Atlantis, azienda italiana leader nel settore del networking all’avanguardia, è lieta presentare il nuovissimo WebShare Torrent 242 WN, un router con specifiche tecniche interessanti per una connessione veloce, affidabile e sicura. La caratteristica principale di questo dispositivo è la porta USB che, posizionata nella parte posteriore, permette di collegare un dispositivo di archiviazione (hard disk esterno, chiavetta) in modo tale da poterlo condividere in rete; inoltre, grazie al client BitTorrent integrato, permette il download di contenuti (che verranno salvati sul dispositivo di archiviazione connesso alla porta USB) da Internet anche a PC spento, consentendo così un importante risparmio energetico. La porta USB del WebShare Torrent 242 WN può essere, in alternativa, utilizzata anche per condividere stampanti in rete. Il router, inoltre, possiede altre caratteristiche che lo rendono ancora più versatile e adatto a qualsiasi funzionalità come la possibilità di collegare alla porta USB un modem 3G/HDSPA utilizzabile sia come connessione primaria (laddove il servizio ADSL non è disponibile) che configurato in modalità Main Connection Backup in modo da garantire connettività sempre attiva alla rete anche nel caso di fail-over della linea ADSL. Grazie all’Access Point integrato, basato sulle più recenti specifiche 802.11n (sino a 150Mbps), è possibile creare reti wireless ad alte performance ed essendo dotato anche di un’antenna removibile da 5 dBi assicura la completa eliminazione delle zone morte. Atlantis WebShare Torrent 242WN è disponibile a 79,00 euro iva inclusa.

Attacco a Gawker, LinkedIn invita gli utenti a cambiare la password


Dopo l’attacco ai server di Gawker Media con cui circa 1,3 milioni di email e password degli utenti sono state sottratte dai database, è arivata notizia i dati raccolti sono stati diffusi su The Pirate Bay, ponendo così a serio la sicurezza degli account creati su altri siti, con gli stessi identificativi. LinkedIn ha disabilitato le password di utenti i cui indirizzi e-mail sono stati inclusi nei database dei clienti che sono stati esposti all'attacco contro i siti blog di Gawker. 

Il sito di networking professionale ha preso questo provvedimento per evitare che i suoi clienti abbiano i loro account LinkedIn dirottati nel caso in cui avessero usato la stessa password utilizzata su qualsiasi dei siti Gawker. "Non vi è alcuna indicazione che il vostro account LinkedIn è stato colpito, ma in quanto condivide una e-mail con gli account compromessi Gawker, abbiamo deciso di garantire la sua sicurezza, chiedendo di reimpostare la password", ha detto la società in una e-mail indirizzata martedi scorso agli utenti. Per reimpostare la password LinkedIn, visitare il sito Web e fare clic su "Sign In" e "Password dimenticata?" e seguire le istruzioni.

I database del sito web di Gawker sono stati compromessi , e le password, nomi utente, gli indirizzi di posta e-amil per circa 1,3 milioni di account utente sono stati pubblicati sul sito di torrent The Pirate Bay Bit durante il fine settimana. Le password sono state crittografati con la tecnologia. Tuttavia, la password debole può facilmente essere incrinata da attacchi di forza bruta. Le persone che usano la stessa password su più siti sono a rischio di avere i loro account compromessi su altri siti compromessi. 

Ciò è accaduto già su Twitter, con alcuni account utilizzati per inviare spam poco dopo che la violazione di Gawker era stata pubblicizzata. Gli esperti di sicurezza esortano la gente a scegliere password complesse, cambiarle spesso e di non utilizzare la stessa password su più siti. Anche Yahoo ha chiesto ad alcuni dei suoi utenti attraverso e-mail di resettare la propria password, ma non ha detto che tale avviso era collegato al Gawker, mentre gli sviluppatori di World of Warcraft di Blizzard Entertainment hanno dichiarato apertamente di reimpostare le password degli utenti a causa della violazione di Gawker.