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Ingecom, coronavirus e ricorso allo smartworking: quali le difficoltà?


Nell’ambito delle misure adottate dal Governo per il contenimento e la gestione dell’emergenza Coronavirus, il Presidente del Consiglio dei ministri ha emanato il DPCM 1° marzo 2020 che torna sulle modalità di accesso al lavoro agile (o smart working). Per far fronte alla pandemia COVID-19, alle aziende è stato chiesto di introdurre lo smart working dove possibile. Una soluzione che può aiutare a rendere più efficaci le politiche di contenimento dell’epidemia, ma che nel nostro paese sta incontrando notevoli difficoltà. Ingecom, società specializzata nella fornitura di soluzioni di sicurezza informatica analizza la situazione per mettere a fuoco le criticità su cui è necessario intervenire.

Arbor Networks, 20 anni di storia degli attacchi DDoS contro reti ISP


Arbor Networks, la divisione sicurezza di NETSCOUT, festeggia vent’anni di difesa dagli attacchi DDoS mirati a minare la disponibilità delle reti ISP (Internet Service Provider). Settembre 1996, l’ISP di New York, Panix, viene colpito da un attacco DoS di tipo SYN flood che lascia la città offline per parecchi giorni. Arrivato in un momento in cui ci sono in linea solo 20 milioni di americani, è uno dei primi, importanti esempi della crescente importanza della disponibilità della rete e del servizio ed evidenzia la fragilità dell’infrastruttura Internet dell’epoca. L’attacco sfrutta parte  dell’handshake a 3 vie del TCP per consumare le risorse del server preso di mira e renderlo unresponsive.

Arbor: 5.000 cyberattacchi al mese in Italia nel 2015, team ampliato


Alla luce delle minacce crescenti, sono state annunciate due nomine nel team di Arbor Networks Inc, la divisione sicurezza di NetScout. Grazie a questo nuovo assetto, la società continua a perseguire la propria rotta nel presidiare il settore della cyber security: negli ultimi 12 mesi le statistiche delle minacce rivolte verso l’Italia hanno registrato circa 5.000 attacchi ogni mese. Arbor Networks Inc, la divisione sicurezza di NetScout (Nasdaq: NTCT), ha annunciato l’arrivo nel team Italiano di due autorevoli specialisti del settore come Michele Banfo nella nuova posizione di Regional Sales Manager della società e di Alessandro Tagliarino in qualità di Consulting Engineer.

Wind lancia Wind Startup Award 2014 e spiega la causa del blackout


E' partito Wind Startup Award, il nuovo programma di accelerazione e formazione di Wind Business Factor 2014 dedicato all'ecosistema startup, protagonista della ripresa italiana, e alle idee e ai progetti capaci di innovare e creare valore. Dopo il successo delle precedenti edizioni, l'iniziativa di Wind Business Factor si rinnova nel nome e apre il programma a tre distinte categorie, protagoniste dell'iniziativa: Italian Innovation, talenti del Made in Italy nella Moda, Design, Arredamento, Food & Wine, Artigianato, nuovi Makers.

Dieci anni Facebook, Ruckus Wireless: WiFi come leva fondamentale


Ruckus Wireless ripercorre la storia di Facebook analizzando i cambiamenti del mercato e sottolineando l’importanza del Wi-Fi nel nuovo ecosistema digitale dominato dai social network e dai dispositivi connessi. Era il 4 marzo del 2004 quando il mondo vide per la prima volta l’icona blu con la “f”. Un esperimento universitario destinato a cambiare per sempre la relazione tra le persone e il Web. A dieci anni dalla sua creazione si può asserire che Facebook ha davvero segnato una pietra miliare nella nuova rivoluzione digitale e ha costituito nuovi paradigmi e sfide per l’intero ecosistema tecnologico e industriale.

Privacy, gestori Tlc e Isp dovranno segnalare violazioni dei data base


Scatta l'obbligo per società telefoniche e Internet provider di avvisare il Garante privacy e gli utenti quando i dati trattati per fornire i servizi subiscono gravi violazioni a seguito di attacchi informatici o di eventi avversi, come incendi o altre calamità, che possano comportare perdita, distruzione o diffusione indebita di dati. 

Il Garante per la privacy ha infatti adottato, all'esito di una consultazione pubblica, un provvedimento generale che fissa, in attuazione della direttiva europea sulla privacy nel settore delle comunicazioni elettroniche, gli adempimenti per i casi in cui si dovessero verificare i cosiddetti "data breach". 

Il provvedimento, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale, stabilisce che l'obbligo di comunicare le violazioni di dati personali, contenuti in particolare in data base elettronici o cartacei, spetta esclusivamente ai fornitori di servizi telefonici e di accesso a Internet (e non, ad esempio, ai siti internet che diffondono contenuti, ai motori di ricerca, agli internet point, alle reti aziendali). 

Entro 24 ore dalla scoperta dell'evento, società di tlc e Isp devono fornire al Garante le informazioni necessarie a consentire una prima valutazione dell'entità della violazione (ad esempio, tipologia dei dati coinvolti, descrizione dei sistemi di elaborazione, indicazione del luogo dove è avvenuta la violazione). Per agevolare questo adempimento il Garante ha predisposto un modello di comunicazione disponibile sul suo sito (www.garanteprivacy.it). 

Nei casi più gravi di violazione, però, oltre che l'Authority, le società telefoniche e gli Isp dovranno informare entro tre giorni anche ciascun utente coinvolto, facendo riferimento a alcuni parametri fondamentali: il grado di pregiudizio che la perdita o la distruzione dei dati può comportare (furto di identità, danno fisico, danno alla reputazione); l' "attualità" dei dati (dati più recenti possono rivelarsi più interessanti per i malintenzionati); la qualità (finanziari, sanitari, giudiziari etc.) e la quantità dei dati coinvolti. 

La comunicazione agli utenti non è dovuta se si dimostra di aver utilizzato misure di sicurezza e sistemi di cifratura e di anonimizzazione che rendono inintelligibili i dati, ma il Garante può comunque imporla nei casi più gravi. Per consentire l'attività di accertamento del Garante, le società telefoniche e i provider dovranno tenere un inventario costantemente aggiornato delle violazioni subite che dia conto delle circostanze in cui queste si sono verificate, le conseguenze che hanno avuto e i provvedimenti adottati a seguito del loro verificarsi. 

La mancata o ritardata comunicazione al Garante espone le società telefoniche e gli Internet provider a una sanzione amministrativa che va da 25mila a 150mila euro. Sanzioni previste anche per la omessa o mancata comunicazione agli utenti che vanno da 150 euro a 1000 euro per ogni società, ente o persona interessata. La mancata tenuta dell'inventario aggiornato è punita con la sanzione da 20mila a 120mila euro.

Linux Day 2012, giornata dell'open source alle PMI per affrontare la crisi


Il dodicesimo LinuxDay si è tenuto il 27 ottobre scorso in tutte le regioni italiane, in oltre 100 sedi che hanno coperto territorialmente l'80% delle province, ed è stato dedicato al software libero nelle piccole e medie imprese, perché il software libero può consentire agli imprenditori di abbattere i costi del software in azienda senza rinunciare a nulla rispetto alle soluzioni proprietarie. 

Il LinuxDay 2012 ha avuto un approccio operativo, mostrando agli imprenditori le tecnologie e gli strumenti che permettono di azzerare i costi delle licenze e costruire soluzioni solide, sicure, avanzate, scalabili e personalizzabili, al servizio dell'innovazione, della creatività e della competitività internazionale delle PMI italiane. Oggi, grazie a Linux, gli stessi sistemi utilizzati dal Governo degli Stati Uniti e dalla Casa Bianca sono alla portata di tutti. 

Nel 2011, i 110 eventi del LinuxDay sono stati visitati da più di 15.000 persone, con una presenza massiccia di studenti delle scuole superiori e delle università. E' proprio questo successo che ha spinto gli organizzatori, anche in considerazione della situazione economica italiana, europea e mondiale, a puntare quest'anno sulle aziende, per offrire agli imprenditori uno strumento in più per affrontare la crisi. 


Linux ha già sostituito Windows e gli altri sistemi operativi nella maggioranza dei server utilizzati da società di telecomunicazione, grandi aziende e internet service provider, e ha raggiunto un livello di maturità tale da poterlo fare anche sui PC. Ci sono già grandi organizzazioni, come il Comune di Monaco di Baviera, che hanno completamente sostituito Windows con Linux, con una riduzione significativa dei costi, che a regime arriva addirittura al 90%.

Roma, Milano, Napoli, Palermo, Torino, Pisa: sono state solo alcune delle sedi principali degli eventi del LinuxDay 2012. Oltre all'uso di software libero nelle PMI, la comunità ha portato all'attenzione del pubblico diversi argomenti, come la diffusione del principio degli open data, e l'estensione del concetto di open source. Non sono mancate le sessioni dedicate alla programmazione, all'uso di Linux nei sistemi server e le novità delle distribuzioni.

Facebook avvisa gli utenti delle modifiche alla Normativa su dati e cookie



Dopo il flop del referendum lanciato da Facebook sulle proposte di modifica della Dichiarazione dei diritti e delle responsabilità, il social network sta comunicando agli utenti, attraverso un avviso in home page, l'aggiornamento della Normativa nell'utilizzo dei dati e dei cookie. Se clicchiamo sul riquadro veniamo rimandati alla pagina della Privacy dove Facebook spiega che riceve informazioni su di voi dai vostri amici e da altre persone.

Ad esempio quando caricano le vostre  informazioni di contatto, pubblicano una vostra foto, vi taggano in una foto, in un aggiornamento di stato o in un luogo o vi aggiungono a un gruppo. Quando le persone utilizzano Facebook, possono memorizzare e condividere le informazioni di cui dispongono su di voi e su altre persone, ad esempio quando caricano e gestiscono i loro inviti e contatti.

Facebook riceve i vostri dati personali ogni volta che interagite con il sito, ad esempio quando visitate il diario di un'altra persona, inviate o ricevete un messaggio, cercate un amico o una Pagina, cliccate, visualizzate o interagite in altro modo con gli elementi, usate un'applicazione Facebook mobile, acquistate crediti Facebook o acquistate articoli tramite Facebook.

Quando pubblicate elementi come foto o video, Facebook potrebbe ricevere ulteriori dati correlati (o dati multimediali), come ad esempio la data, l'ora e il luogo in cui avete scattato la foto o girato il video. Facebook riceve dati dal computer, dal cellulare o dagli altri dispositivi che utilizzate per accedere a Facebook e anche quando più utenti effettuano l'accesso dallo stesso dispositivo.


Tali dati possono includere l'indirizzo IP e altre informazioni su cose come il vostro servizio Internet, il luogo, il tipo di browser in uso (compresi i dati di identificazione) o le Pagine che visitate. Ad esempio, Facebook può ottenere la vostra posizione GPS o altre informazioni di posizione, in modo da potervi informare se ci sono amici nelle vicinanze.

Quando visitate un gioco, un'applicazione o un sito Web che usa la Piattaforma Facebook oppure visitate un sito con una funzione di Facebook (come un plug-in sociale), riceve delle informazioni, a volte tramite i cookie, che possono includere la data e l'ora in cui avete visitato il sito, l'indirizzo Web, o URL, su cui vi trovate, delle informazioni tecniche sull'indirizzo IP, il browser e il sistema operativo che usate, se hai effettuato l'accesso a Facebook, e il vostro ID utente.

Talvolta, Facebook riceve dati dai propri inserzionisti partner, clienti e altre terze parti al fine di migliorare la qualità delle inserzioni, aiutare gli inserzionisti stessi a comprendere l'attività online e migliorare Facebook in generale. Ad esempio, un inserzionista potrebbe comunicare a Facebook informazioni su di voi (come la vostra risposta a un'inserzione su Facebook o su un altro sito) per valutare l'efficacia e migliorare la qualità di tali inserzioni.

Tecnologie come cookie, pixel e memorizzazione locale vengono utilizzate per offrire, proteggere e comprendere prodotti, servizi e inserzioni su Facebook e su siti esterni. Con queste tecnologie, un sito Web o un'applicazione è in grado di memorizzare informazioni sul browser o sul dispositivo e, successivamente, recuperarle per la lettura. Su questa pagina, Facebook spiega più approfonditamente ciascuna di queste tecnologie e come vengono utilizzate.


Foto: AP

Internet dà il benvenuto a IPv6, protocollo che ci salverà dal sovraccarico


Internet non è una rete infinita: il numero di indirizzi web è che si possono creare è limitato. Quando nel 1981 venne rilasciato il protocollo IPv4, nessuno si sarebbe aspettato che poco più di vent'anni dopo la rete avrebbe superato i 4,3 miliardi di indirizzi web teorizzati all'epoca. Per evitare i rischi di sovraccarico, quindi, lo scorso anno - sempre il 6 giugno - è stato presentato e testato per 24 ore il protocollo IPv6, che oggi entra ufficialmente in azione salvando internet da un 'blocco' inevitabile.

Rispetto ai 4,3 miliardi di indirizzi gestibili dall'IPv4, il nuovo protocollo che è stato già adottato da Facebook, Microsoft e Google, tanto per citare i giganti di internet, potrà raggiungere cifre difficilmente immaginabili oggi, ma anche in futuro, perché eleva il numero 2 alla 128esima, e quindi tocca numeri quantificabili nell'ordine di miliardi di miliardi. Quest'anno il giorno di World IPv6 vede protagonisti grandi Isp (Comcast, Time Warner, AT&T).

In questi ultimi anni, a determinare il sovraccarico della rete sono stati alcuni fenomeni che hanno conosciuto crescite considerevoli. Primo su tutti quello degli smartphone, che con la navigazione su internet spesso 'always on' coprono una parte importante degli indirizzi IP attribuiti sul web. Parallelamente si è creato un traffico anche di quei dispositivi che non sono propriamente smartphone, ma che si aggiungono grazie al concetto di 'internet of things', ovvero di 'internet delle cose':

eBook reader, tablet, console di gioco, ma anche apparecchiature domotiche come frigoriferi o televisori connessi alla rete. Tutti questi infatti, così come i computer di casa, di lavoro e gli smartphone, hanno accesso al web e quindi diventano 'padroni' di un indirizzo univoco. Con l'IPv6 - che inizialmente affiancherà l'IPv4 per almeno una decina di anni in attesa che tutti lo adottino e cambino le proprie infrastrutture per supportarlo - problemi non ce ne dovrebbero più essere.

Fonte: Adnkronos

Macchia nera: operazione contro filesharing coperto da diritto d'autore


L’hanno denominata "Macchia nera". Non si tratta, però, dell’operazione del 2009 della procura di Bolzano che ha portato all’arresto di soggetti che si scambiavano su internet materiale neonazista e divulgavano concetti e idee fondate sulla discriminazione razziale, né della operazione sui falsi invalidi Inps, per la quale è diventato giustamente famoso il Colonnello delle Fiamme gialle Umberto Rapetto, direttore del nucleo frodi telematiche della Guardia di Finanza, e silurato, tra diverse polemiche, qualche giorno fa.

L’operazione "Macchia nera" di questi giorni è invece l’ultimo atto della guerra al filesharing di materiale protetto dal diritto d’autore, dichiarato dalle autorità italiane. La guardia di finanza di Brescia, infatti, su ordine del gip presso il medesimo tribunale e su richiesta del pubblico ministero Gian Maria Pietrogrande della locale procura ha richiesto ai provider italiani l'oscuramento preventivo dei portali dduniverse.net e www.dduniverse.net, l’inibizione all’accesso degli utenti italiani. I portali inibiti ai cittadini italiani sarebbero, secondo il provvedimento firmato dal gip di Brescia, dei meri indicizzatori di file torrent.

Si legge nel provvedimento: "l’immissione (di opere protette dal diritto d’autore, ndr) avviene rendendo disponibili sulle pagine web codici alfanumerici complessi del tipo torrent - in grado di identificare univocamente i singoli file relativi ad opere dell’ingegno protette dal diritto d’autore - ed indicizzando e promuovendo collegamenti detti 'ed2k' ai file medesimi, in talk modo gli utenti registrati su detto sito sono in grado di scambiare tra loro copie integrali o parziali dei file stessi, il tutto con finalità di lucro rappresentato dagli introiti derivanti dalle inserzioni pubblicitarie a pagamento inserite sul sito (cd banner)."

La novità del decreto di sequestro preventivo, rispetto a quanto accaduto in passato, risiede nel fatto che il portale (o meglio il suo titolare che rimane, per il momento ignoto) viene indicato come un concorrente diretto nel reato, nonostante la mera funzione di indicizzazione di siti esterni. Scrive il gip di Brescia: "si configura il fumus di reato in relazione alla fattispecie di cui agli art 110 cp e 171 ter comma II lettra a bis della legge 22 aprile 1941 n 633 (la legge sul diritto d’autore ndr) e, in ogni caso, a quella di cui agli art 110 cp e 171 comma 1 lettera a bis della medesima legge". Come insomma se le opere fossero presenti sul sito stesso e non altrove.

Altra novità di rilievo è l’indicazione di una responsabilità dei provider ai sensi del famigerato decreto Urbani del 2004, che ha introdotto le sanzioni anche penali, in tema di filesharing. Per la prima volta in Italia viene prospettata al provider di accesso (e non a quello su cui risiedono le opere) una sanzione pecuniaria, in caso di inosservanza dell’ordine del giudice, sino a 250 mila euro, salvo conseguenze più gravi (semplicemente accennate nell’ordine inviato ai provider) che si possono intuire e che sembrano prefigurare una possibile responsabilità per favoreggiamento (come del resto accaduto a due provider italiani qualche tempo fa nel caso btjunkie).

Fonte: Il Fatto Quotidiano
Autore: Avv. Fulvio Sarzana

Google avvisa i proprietari di computer infetti dal malware DNSChanger


Google ha annunciato nei giorni scorsi un'importante l'iniziativa che intende arginare le conseguenze derivanti dal malware DNS Changer, la botnet ormai nota da novembre 2011 ma che ancora fà sentire i suoi effetti. Nell'ambito della cosiddetta operazione "Ghost Click", nel novembre del scorso l'Fbi ottenne l'ordinanza necessaria a sostituire i server DNS malevoli della botnet con sistemi di redirezione temporanea controllati dalle autorità: in tal modo i computer infetti potevano continuare a usufruire di una internet funzionante.

Ma, come spiega Ars Technica, quell'ordinanza scadrà il prossimo 9 luglio, e i computer ancora infetti dal malware non potranno più accedere alla rete telematica mondiale: l'ultima stima pubblicata parla di 500.000 dispositivi che ancora dipendono dai server temporanei per la corretta fruizione del Web. Gli ISP hanno cercato di avvisare le vittime, ma il loro successo è stato trascurabile, in gran parte (secondo Google), perchè le notifiche di solito sono in inglese, e solo la metà degli utenti interessati parlano l'inglese come lingua principale.

Google dice che cercherà di informare le vittime per una settimana nella loro lingua preferita (o il linguaggio che usano con i prodotti Google) e fornirà alcune raccomandazioni per la pulizia dei dispositivi e il ripristino dei propri server DNS. Google dice che avviserà le vittime utilizzando un metodo, eseguito la scorsa estate per porre rimedio a un attacco separato, che "[invia] traffico a Google attraverso un piccolo numero di server intermedi." Google invia poi un messaggio di avviso agli utenti il cui traffico è venuto attraverso questi proxy.

Google analizza alcuni parametri contenuti nella chiamata effettuata dal browser verso i propri server, e nel caso in cui venga verificata la presenza di DNS Changer sul PC dell'utente appare un evidente alert con le indicazioni utili a risolvere il problema. Nello specifico, visitando una qualsiasi versione di Google, sul PC colpito dal malware apparirà il seguente messaggio: "Il tuo computer sembra essere infetto. Crediamo che il tuo computer sia infetto da un software maligno. Se non prendi alcun provvedimento, potresti non essere più in grado di accedere a Internet in futuro".

Maxi-blackout per Facebook, Anonymous nega qualsiasi coinvolgimento


Maxi-blackout per Facebook che è risultato inaccessibile in diversi Paesi europei, tra cui Italia, Francia e Germania, per almeno mezz'ora. Secondo il sito ZDnet il blocco ha interessato quasi tutto il Vecchio Continente:  Albania, Belgio, Bosnia, Bulgaria, Croazia, Cipro, Repubblica Ceca, Danimarca, Estonia, Francia, Finlandia, Germania, Ungheria , Islanda, Irlanda, Israele, Italia, Macedonia, Malta, Norvegia, Paesi Bassi, Portogallo, Polonia, Romania, Russia, Serbia, Spagna, Svezia, Svizzera, Turchia, Ucraina e Regno Unito.

Google sconfigge Mediaset in tribunale su copyright partite di calcio


Il Tribunale di Roma ha stabilito che le piattaforme Web non sono responsabili per il contenuto caricato dai loro utenti e quindi non c’è violazione del diritto d’autore, da parte degli ISP, per lo streaming video. Lo rende noto Google in un post pubblicato sul blog ufficiale: "Rti ci ha citato per violazione del diritto d’autore perchè un portale, ospitato su Blogger, avrebbe effettuato lo streaming di partite di calcio trasmesse dai canali televisivi di Rti. 

Il Tribunale di Roma ha respinto le richieste di Rti, perchè, a seguito di notifica a Google, il contenuto che avrebbe violato il diritto d’autore era stato rimosso da Blogger. Il Tribunale ha affermato che una diversa decisione sarebbe stata in contrasto con la direttiva europea sull’e-commerce. Questa decisione è importante in quanto ribadisce le regole della responsabilità online". 

Per Google il tribunale di Roma,  riferendosi alla sentenza della Corte di giustizia nel caso SABAM, ha emesso un’importante decisione sulla limitazione della responsabilità degli hosting provider al diritto d’autore. Ha affermato che le piattaforme Web non hanno l’obbligo di monitorare i contenuti caricati dagli utenti alla ricerca di violazioni del diritto d’autore, nè di prevenire future violazioni da parte degli utenti. 

Mountain View sottolinea che la violazione di diritto d’autore è una questione seria, che investe molto in tecnologia per combattere la pirateria e all'inizio di quest'anno ha lanciato quattro nuove iniziative per affrontare la violazione del copyright online, tra cui una serie di strumenti per rendere più facile e più veloce per i titolari dei diritti di segnalare materiale che li viola - e farlo rimuovere rapidamente dalle proprie piattaforme. 

Per Google è importante che i detentori dei diritti e le piattaforme lavorino insieme. Senza questa collaborazione, è impossibile per una piattaforma come Blogger sapere se un elemento sia stato caricato con o senza l’autorizzazione del detentore dei diritti. E la decisione del Tribunale di Roma riafferma questo principio.

Per BSA importante passo AGCOM nella tutela proprietà intellettuale


Business Software Alliance (BSA) esprime il proprio plauso per l’approvazione del Regolamento AGCOM in attuazione della Delibera 'Copyright nelle Reti' e auspica che esso possa evolvere presto, attraverso l’ulteriore confronto che l’Authority intende riprendere fra tutti gli stakeholder, in una direzione ancor più incisiva, in modo da dotare il nostro Paese di quel modello di enforcement contro la pirateria online, che, ha già riscontrato interesse sia nell’U.E. sia negli Stati Uniti. 

Infatti, il Governo USA sta guardando con particolare attenzione questo lavoro perché potrebbe divenire un modello a livello mondiale e contribuirebbe a far uscire l'Italia dalla Watch List Special 301 dei Paesi ad alto tasso di pirateria/contraffazione. "Siamo per la costruzione di una rete libera ma sicura. Ma web libero non può significare far west", è il commento di Matteo Mille, Presidente di BSA Italia. 

“Su questo binario si è mossa l'Autorità per porre un freno a fenomeni di pirateria dilaganti su internet, nel rispetto dei diritti degli utenti e della privacy”. Tre i punti chiave del provvedimento appena approvato, in linea con la direttiva europea sul commercio elettronico (Dlgs 70/2003 - art. 14-17) e con l’ordinamento interno in materia di competenze dell’AGCOM, spiega l'Adnkronos.  

"L'Autorità ha svolto un prezioso lavoro, avviando un confronto pubblico secondo modelli inclusivi e partecipativi, per contemperare tutte le posizioni espresse nel corso dell’animato dibattito sul provvedimento”, continua Mille. “Tutti noi desideriamo che la norma soddisfi il più possibile tutte le parti coinvolte e siamo pronti a collaborare con l’Autorità per rendere la norma ancora più efficace su alcuni aspetti, come ad esempio le tempistiche, sul versante dei siti web internazionali e delle responsabilità degli ISP”.

Pirateria: favoreggiamento per Fastweb e Ngi, è prima volta in Italia


Per la prima volta in Italia, due internet service provide, Fastweb e Ngi, sono indagati con l'accusa di favoreggiamento per non aver inibito l'accesso alla piattaforma pirata ''Btjunkie'', uno dei piu' grandi siti mondiali del falso multimediale. Secondo l'accusa gli internet service provider hanno favorito l'accesso alla navigazione nel web alla piattaforma multimediale pirata btjunkie sotto indagine della Gdf, non ottemperando ordine di inibizione del sito emesso dal sostituto procuratore Giangiacomo Pilia. 

Per la prima volta in Italia l'autorita' giudiziaria ha delineato i contorni della responsabilita' degli internet service provider in casi della specie. Dallo scorso aprile, infatti, l'accesso ai siti www.btjunkie.org e www.btjunkie.com era stato negato ai netsurfer italiani dalla procura cagliaritana, nell'ambito dell'inchiesta 'Poisonous Dahlia'. 

Tuttavia l'inottemperanza dei due provider ha consentito ai propri utenti di continuare a scaricare illegalmente musica, film, videogiochi, programmi e altri contenuti multimediali in violazione alle normative del diritto d'autore e del copyright, rendendo, in parte, inefficace la barriera tecnologica eretta intorno al portale ''pirata''. Il dato e' emerso nel corso del continuo monitoraggio della rete effettuato dai finanziari per dare sostanziale e concreta attuazione del ripristino della cyberlegalita' sul web. 

Fastweb ha fatto sapere che si sarebbe trattato di un mero incidente tecnologico, i cui motivi sono in corso di approfonditi riscontri all'interno dell'azienda. L'azienda precisa che per cause ancora da accertare "alcuni indirizzi Ip erano ancora raggiungibili dalla rete Fastweb". "Da ieri mattina tutti gli indirizzi Ip, oggetto del decreto di inibizione, non sono piu' raggiungibili", aggiunge Fastweb.

Via: Adnkronos

NeMeSys, il software contro le truffe negli abbonamenti Internet


Oltre 5000 le iscrizioni sul sito Misura Internet dell'Autorità garante delle comunicazioni (AGCOM) per usare il software Ne.Me.Sys  (acronimo di Network Measurement System) contro le truffe negli abbonamenti a Internet. Si tratta di uno strumento gratuito, con valore probatorio in caso di reclamo, che consente di controllare se le prestazioni promesse degli operatori sono rispettate. 

Il progetto pubblico, realizzato dall’AGCOM in collaborazione con la Fondazione “Ugo Bordoni” e il supporto dell’Istituto Superiore delle Comunicazioni, dà la possibilità agli utenti di verificare la qualità reale del loro accesso a Internet da postazione fissa (in genere tramite ADSL, ma anche tramite fibra ottica e Wi-Max) anche grazie a un software ufficiale riconosciuto da tutti gli operatori di comunicazioni elettroniche e scaricabile gratuitamente dal sito. Sono escluse dalle verifiche le connessioni ad Internet tramite rete mobile (con l'uso del telefonino o dell'apposita PenDrive USB).

Il progetto nasce dalla Delibera n. 244/08/CSP di AGCOM in tema di “Qualità dei servizi di accesso ad Internet da postazione fissa”, con la quale si richiede agli ISP di fornire una serie di informazioni e di garanzie agli utenti; tra queste vi è quella di dichiarare pubblicamente la banda minima in download su cui ci si impegna contrattualmente. Si tratta del primo caso in Europa, in cui un software, certificato e con valore probatorio, viene messo a disposizione degli utenti. 

Sono due gli strumenti utili al il consumatore per monitorare lo stato della propria linea: i valori di riferimento comunicati all’utente dall’operatore, riportati nelle condizioni contrattuali, e il software Ne.Me.Sys., da utilizzare per la misura e la verifica dei valori della propria linea ADSL e confrontarli con quanto dichiarato dell’operatore. I server del progetto AGCOM sono posizionati nei NAP, acronimo di Neutral Access Point, cioè nei punti fisici di interscambio tra le reti dei vari operatori.

Pornografia online: la Gran Bretagna vuole bloccarla alla fonte


Il governo britannico prepara una svolta storica: per proteggere i bambini sara' bloccata la diffusione di immagini pornografiche on line e gli adulti che vi vorranno accedere dovranno farne richiesta. Non saranno più i genitori a porre filtri ma direttamente gli Internet service provider. I portali pornografici saranno quindi bloccati all'origine. La mossa è volta a garantire che i bambini non siano esposti al sesso come una routine attraverso Internet. 

In precedenza l'Internet Service Provider 'Association (ISPA) ha detto a parlamentari che un tale divieto generale sarebbe costoso e tecnicamente difficile da usare. Ma Miranda Suit, co-fondatore della carità Safermedia, che ha tenuto una conferenza sul materiale pornografico su Internet il mese scorso, ha dichiarato: "Tecnicamente sappiamo che può essere fatto perché i provider stanno già rimuovendo la pedopornografia dopo che il governo ha messo pressione su di loro. Il Ministro vuole che le aziende utilizzino una tecnologia simile in modo da tenere fuori dalla portata dei bambini la pornografia per adulti". 

"I siti pornografici saranno bloccati quindi alla fonte, se le persone non richiederanno specificamente la visualizzazione. I più grandi provider di banda larga, tra cui BT, Virgin Media e TalkTalk, sono chiamati ad un incontro il mese prossimo da Ed Vaizey, il ministro delle comunicazioni, e sarà chiesto di modificare la modalità di come la pornografia entra nel case. Invece di utilizzare il controllo dei genitori per bloccare l’accesso alla pornografia, il cosiddetto “opting out”, gli adulti diventeranno “opt in”. 

TalkTalk, che comprende Tiscali e la versione britannica di Aol.com, sta già introducendo un nuovo servizio gratuito all'inizio del prossimo anno chiamato "feed brillante", che permette alle persone di controllare Internet in modo che tutti i dispositivi sono coperti automaticamente senza la necessità di istituire singoli controlli. Gli utenti potranno specificare quali siti per adulti vogliono ricevere o mettere una specie di classificazione come avviene al cinema con limitazioni per fasce d’età. Vaizey ha dichiarato: “Questa è una questione molto seria penso che sia molto importante che sia l’ISP a proporre soluzioni per proteggere i bambini. Noi stiamo tenendo d’occhio la situazione e avremo un nuovo disegno di legge di comunicazione entro i prossimi due anni“.