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Panasonic: 33 videoproiettori hanno ridato anima al Foro di Augusto


In occasione delle celebrazioni del Bimillenario della morte di Augusto (19 agosto 14 d.C.), il Foro Augusto - uno dei Fori Imperiali di Roma, il secondo per cronologia - è stato al centro di un importante e sofisticato progetto di videoproiezione, denominato “Foro di Augusto 2.000 anni dopo”. L’installazione tecnologica, nata dall’idea di Paco Lanciano e Piero Angela, è stata promossa dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Roma e prodotta da Zètema Progetto Cultura. L'operazione, che ha visto l'utilizzo di 33 videoproiettori Panasonic, si inserisce all'interno delle celebrazioni della morte del fondatore dell'impero, svolte dal 21 aprile al 21 ottobre 2014.

Archeologia: ritrovato ad Haiti il relitto della Santa Maria di Colombo


Era il 12 ottobre del 1492 quando Cristoforo Colombo, dopo circa 2 mesi di navigazione, scoprì il continente americano, sbarcando sull'attuale isola di San Salvador con le sue 3 caravelle: la Nina, la Pinta e la Santa Maria, l'ammiraglia che però affondò la notte del 25 dicembre dello stesso anno. A distanza di oltre 5 secoli da quella storica impresa, un team di ricercatori americani, guidato da Barry Clifford è convinto di aver scoperto, al largo di Haiti i resti della nave.

"Dobbiamo essere molto cauti con questa scoperta - ha spiegato Clifford - tuttavia abbiamo un sacco di elementi a sostegno del fatto che si tratta proprio della nave di Colombo. Abbiamo cercato con strumenti sofisticatissimi esattamente nel punto da lui descritto, setacciando un'area grande quanto un campo di calcio. E' improbabile che possa trattarsi di un'altra nave". La Santa Maria, un tre alberi lungo 21 metri e pesante di 150 tonnellate, stando ai diari di Colombo si arenò su una secca al largo della costa settentrionale di Haiti e affondò. 

Parte dei resti della nave furono utilizzati per costruire un forte che offrì un momentaneo riparo all'ammiraglio genovese e ai 39 uomini del suo equipaggio. Il resto del relitto, si adagiò sul fondo dell'oceano, dove ora - secondo Clifford - attende di essere recuperato. "Penso che Haiti abbia bisogno di un grande aiuto - ha concluso l'archeologo - sarebbe grandioso se l'ex presidente Clinton e la Spagna si impegnassero per poter condividere questa meravigliosa scoperta con l'umanità intera".



Presto verranno condotte nuove ricerche e studiato un piano d'azione per il recupero. Se il relitto scoperto dall'archeologo marino Clifford fosse davvero quello della Santa Maria, sarebbe uno dei ritrovamenti più importanti della storia. Barry Clifford, ha detto al quotidiano britannico The Independent che "tutta la geografia, la topografia marina e le prove archeologiche suggeriscono fortemente che il relitto ritrovato corrisponde a quello della famosa caravella di Colombo, la Santa Maria". 


"Il governo haitiano è stato estremamente disponibile - e ora dobbiamo continuare a lavorare con loro per effettuare uno scavo archeologico dettagliata del relitto", ha detto. Finora, il team di Clifford ha svolto il lavoro di indagine puramente non-invasiva presso il sito.  Le correnti locali sono inoltre coerenti con ciò che è noto storicamente per il modo in cui la nave, lunga 21 metri e pesante di 150 tonnellate, è andata alla deriva immediatamente prima della sua scomparsa.

L'impronta del relitto, rappresentato dal mucchio di zavorra della nave, è anche esattamente ciò che ci si aspetterebbe da una nave delle dimensioni della Santa Maria. "Abbiamo informato il governo haitiano della nostra scoperta - e non vediamo l'ora di lavorare con loro e altri colleghi haitiani per assicurare che il sito sia completamente protetto e preservato. Sarà una splendida occasione per collaborare con le autorità haitiane per preservare le prove e manufatti della nave che ha cambiato il mondo", ha detto Clifford. 

La Santa Maria fu costruita intorno alla seconda metà del 15° secolo nel nord della Spagna. Nel 1492, Colombo prese la nave e navigò dalla costa atlantica meridionale della Spagna attraverso le isole Canarie in cerca di un nuovo percorso occidentale verso l'Asia. Dopo 37 giorni, Colombo raggiunse le Bahamas - ma, poco più di dieci settimane più tardi, la sua nave ammiraglia, la Santa Maria, con Colombo a bordo, andò alla deriva durante la notte su una barriera corallina al largo della costa settentrionale di Haiti e dovette essere abbandonata.


GLORIA: eclissi totale di Luna il 15 aprile sui luoghi degli antichi Inca


Martedì 15 aprile si verificherà un’eclissi totale di Luna. Sarà la prima d’un “poker d’eclissi”, un ciclo che gli astronomi chiamano “tetrade”: quattro eclissi consecutive nell’arco dei prossimi due anni e mezzo, a circa sei mesi di distanza l’una dall’altra. L’ultima tetrade è avvenuta un decennio fa e la prossima sarà nel 2032. L’eclissi del 15 aprile non sarà visibile dall’Italia, ma gli astronomi del progetto GLORIA si recheranno in Perù, a Cuzco, per trasmettere l’evento in diretta webcast.

Quale posto più affascinante per osservare un evento astronomico che la terra degli Inca? Questa civiltà precolombiana dedicava molto tempo allo studio del cielo. E adorava Inti, il dio Sole. Registrare i movimenti del Sole e delle stelle, per gli Inca, era importante sia per motivi religiosi sia perché questi movimenti erano correlati ai cambiamenti stagionali, cruciali per l’agricoltura. Nel Tempio del Sole (Coricancha, in lingua quechua), a Cuzco, sono marcate quarantuno direzioni: alcune di queste corrispondono ad allineamenti astronomici, come la direzione del sorgere e tramontare del Sole in corrispondenza dei solstizi di Giugno e Dicembre. 

L’eclissi totale di Luna del 15 aprile sarà completamente visibile dalle Americhe e dall’Oceano Atlantico. Una spedizione di astronomi del progetto GLORIA documenterà e diffonderà questo spettacolo astronomico con una trasmissione in diretta webcast dall’antico sito Inca di Saksaywaman, un complesso fortificato nella periferia nord della città di Cuzco, in Perù. La zona in cui si trova questa fortezza corrisponde alla testa dell'animale sacro, il puma concolor.

Da alcune regioni dell’Europa occidentale sarà comunque possibile assistere, a partire dalle 7:58, alla cosiddetta fase di “penombra”: l’ingresso della Luna nell’ombra della Terra. Ma durante questa fase i cambiamenti nella luminosità della Luna sono minimi, dunque difficili da percepire. Quando entrerà nella parte più scura dell’ombra della Terra (la fase di “umbra”), con inizio alle 09:06 ora italiana, per la maggior parte dei paesi europei la Luna sarà già tramontata. 

Un’eclissi parziale sarà visibile dalle Isole Canarie, e GLORIA osserverà l’evento anche dal vulcano Teide. Situato a Tenerife, isola delle Canarie, con i suoi 3750 metri di altezza il Teide offre una prospettiva di osservazione intrigante: quando si verifica un’eclissi di Luna in prossimità dell’alba o del tramonto, l’ombra del vulcano si allinea perfettamente con la Luna eclissata. GLORIA trasmetterà in diretta anche questo singolare fenomeno. 

GLORIA (GLObal Robotic telescopes Intelligent Array for e-Science) è un progetto collaborativo che mira a sfruttare l’intelligenza collettiva della comunità di Internet per eseguire la ricerca astronomica. Gli utenti possono già contribuire al calcolo dell’attività solare scaricando e analizzando le immagini della superficie solare acquisite dall’Osservatorio del Teide (Isole Canarie) con il telescopio TAD, uno dei 17 telescopi robotici - distribuiti su quattro continenti - della rete GLORIA. 

Nuovi esperimenti e nuove modalità di collaborazione saranno aggiunti nei prossimi mesi. Le persone interessate a GLORIA sono invitate a visitare il sito web del progetto (gloria-project.eu) e a unirsi ai suoi ai social network e alla comunità degli utenti (users.gloria-project.eu). GLORIA è un progetto triennale finanziato nell’ambito del Settimo Programma Quadro dell’Unione Europea (FP7/2007-2012) con grant agreement numero 283783 e con un bilancio di 2,5 milioni di euro. Il progetto, avviato nell’ottobre 2011, coinvolge 13 istituzioni provenienti da 8 paesi.



Fonte: GLORIA Project
Immagini: Media INAF

Google Doodle per solstizio d'Estate 2013, diverso per ogni emisfero


Doodle Google animato per il solstizio d'estate del 21 giugno 2013. Il logotipo è formato da bagnanti, qualcuno armato di maschera e tubo, immersi in acqua a mezzobusto attraversati da un un'onda al passaggio del mouse. Il Doodle è firmato da Christoff Nienann, su cui cliccando si ottengono i risultati della chiave di ricerca "Solstizio d’estate". Google ha però pubblicato due logotipi differenti per ogni emisfero della terra. Due mani animate intente a lavorare il Doodle a maglia per gli utenti che vivono al sud dell'equatore e accolgono il "Solstizio d'inverno".

Telecom Italia: nasce E-White, un app su smartphone per non vedenti


Nel Parco dell’Appia antica il primo percorso testato dall’Unione Italiana Ciechi di Roma. Una app per smartphone e tablet che diventa un sistema di guida ed orientamento per i non vedenti. Realizzato con tecnologie esistenti, a basso costo ed espandibile su larga scala. Applicazioni potenziali per stazioni, metro, aeroporti, musei e tutti i luoghi aperti o chiusi. Si chiama e-white. Non è un prodotto, né un brevetto, ma la realizzazione di un sistema che potrebbe migliorare la qualità della vita ai non vedenti. Il tutto con tecnologie già esistenti e a basso costo.

È un’audioguida - si legge in un comunicato di Telecom Italia -, con funzioni di orientamento, pensata per non vedenti e ipovedenti, che potrebbe facilmente essere realizzato su larga scala e diventare utile a tutti i cittadini: dalle applicazioni turistiche e culturali alle semplici indicazioni stradali e logistiche, tanto all’aperto quanto nei locali chiusi (aeroporti, stazioni, metropolitane…). Un pò navigatore, un pò audio-guida (simile a quelle dei musei) ecco cosa diventa il telefono nelle nostre mani.

In sostanza si potrebbe riassumere così: lo smartphone, diventa un terminale che si connette con centraline wi-fi, le quali indicano con precisione distanze ed orientamento.  Ogni centralina wi-fi, una volta “agganciata”, può trasmettere anche altre informazioni, in modalità audio o video (per gli ipovedenti). Un meccanismo semplice, utile all’aperto in una passeggiata piacevole, ma utilissimo anche al chiuso, nelle stazioni, negli aeroporti, nei musei ed in qualsiasi luogo pubblico nel quale cui “direzione e informazioni” siano importanti.

E-white nasce da un’idea di HQuadro, adottata da Fondazione Kambo e finanziata da Fondazione Telecom. La caratteristica del prototipo è l’utilizzo di prodotti economici, disponibili facilmente sul mercato ed a prezzi accessibili. Nessun brevetto esclusivo, quindi, con la conseguenza di bassi costi di realizzazione. Un sistema cucito addosso alle esigenze dei non vedenti. Per realizzare il prototipo, infatti, l’interazione è stata piena e costante in tutte le fasi. Fin dalla progettazione gli esperti ergonomi HQuadro hanno lavorato con gli istruttori per la mobilità dei non vedenti dell’istituto S. Alessio e con la consulenza dell’Unione Italiana Ciechi ed Ipovedenti, sezione provinciale di Roma.

Il principio base è quello dell’inclusive design, ovvero la realizzazione di un progetto per tutti e non un ausilio discriminante, destinato solo ad una specifica categoria. L’energia necessaria al suo funzionamento è fornita da pannelli solari, a basso impatto ambientale e senza necessità di particolari manutenzioni.Nella fase di avvio, l’app è dedicata al solo Sistema Operativo Android, non si esclude la realizzazione per altre piattaforme, in base ai risultati di utilizzo. L'app è scaricabile dal seguente link: http://www.hquadro.it/ewhite/caffarella.apk

La sperimentazione parte da Roma, dal Parco Regionale dell'Appia Antica. Luogo ideale perché ha un ingresso raggiungibile in autonomia dai non vedenti, dato che nel quartiere Appio Latino sono già presenti percorsi attrezzati. e-white permette una passeggiata nel parco di circa 2 km, con indicazioni direzionali, botaniche e di contesto. La Valle della Caffarella, consente di testare il progetto ad un livello di massima complessità, poiché si tratta di un’area protetta di pregio sia dal punto di vista naturalistico che storico archeologico.



Via: Telecom Italia

Doodle Google celebra Mary Leakey, donna che scoprì primo ominide


La famosa archeologa inglese e antropologa Mary Leakey è stata omaggiata oggi con un Google Doodle per celebrare quello che sarebbe stato il suo centesimo compleanno. L'home page del popolare motore di ricerca dedica stamane un ritratto alla paleoantropologa inglese mentre è immersa nelle sue ricerche in un sito archeologico con tanto di strumenti di lavoro e due cani dalmata al suo seguito.

Se passiamo il mouse sul logotipo leggiamo "100° anniversario della nascita di Mary Leakey", mentre se facciamo click su di esso otteniamo la chiave di ricerca "Mary Leakey". E' una delle figure più importanti dell'Antropologia del XX secolo. Assieme al marito Louis Leakey operò alcune scoperte fondamentali per individuare l'Africa quale culla dell'Homo Sapiens. Mary Douglas Nicol Leakey nacque a Londra il 6 febbraio 1913 da una famiglia bizzarra.

Il padre Erskine Nicol era un artista piuttosto noto come pittore di paesaggi. Mary spese la sua infanzia al seguito del padre che la portò nei maggiori paesi d'Europa stabilendosi a lungo a Dordogne e a Les Eyzies, regioni francesi ricche di luoghi archeologici e di testimonianze preistoriche, soggetti da cui Mary fu attirata fin dal principio. La sua vita idilliaca ebbe una brutta battuta d'arresto nel 1926 quando improvvisamente il padre morì.

Nel 1930 Mary Leakey cominciò a frequentare corsi di Geologia e di Archeologia presso l'Università londinese, sviluppando una competenza non indifferente nella conoscenza delle conformazioni geologiche. Le uniche cose che destavano il suo interesse erano lo scavo dei siti e il mondo della Preistoria. La prima occasione per entrare nel vivo si verificò quando la dottoressa Gertrude Canton-Thompson scoprì la sua incredibile abilità nel disegno.

La Sottoressa Gertrude Canton-Thompson le fece conoscere nel 1933 Louis Leakey, il quale stava a sua volta lavorando ad un progetto dell'Istituto Reale. Louis pensò di coinvolgere Mary così i due partirono per l'Africa per un periodo di studio. Fra i due nasce una vera e propria relazione che li condurrà alle nozze 3 anni più tardi. Una delle importanti scoperte archeologiche di Mary fu quella del primo teschio fossile di Proconsul, un primate estinto del Miocene.

Nel 1959 Mary scopre un esemplare di Australopithecus boisei, il quale dà ai coniugi la tanto agognata notorietà scientifica, poi dilagata in tutto il mondo. Dalla metà degli anni '60 la donna si trasferisce in pianta stabile nella Gola di Olduvai, in Tanzania, spesso da sola, mentre il marito lavora ad altri progetti. Nel 1964 marito e moglie hanno un altro successo: scoprono una nuova specie, più antica dell'erectus di un milione di anni.

Viene battezzata Homo habilis, dalla sua capacità di scheggiare ciottoli. Nel 1974 inizia gli scavi nelle vicinanze di Laetoli, e nel 1976 il suo team porta alla luce un gran numero di impronte animali fossilizzate dalla cenere di un vulcano. Nel 1978 farà la sua più grande scoperta: alcune file di impronte fossili lasciate da ominidi bipedi. Mary si ritira dall'attività sul campo nel 1983, trasferendosi a Nairobi, dove muore il 9 dicembre 1996 all'età di 83 anni.



Via: Biografie Online

Inghilterra: trovato scheletro di re Riccardo III, conferma da prova Dna



Per cinque secoli l'ultimo Plantageneto è stato avvolto da un mistero d'asfalto. Un mistero che ora sembra essere svelato. È di Riccardo III lo scheletro ritrovato a inizio dello scorso settembre in un parcheggio di Leicester. L'annuncio ufficiale arriva dall'università della città nel cuore dell'Inghilterra, a seguito di una serie di verifiche ed esami del Dna. Lo scheletro era stato scoperto per caso mentre i ricercatori erano alla caccia di un antico convento distrutto nel Cinquecento: 

"Lo scheletro ha diverse caratteristiche inusuali. Ha una forma sottile, scoliosi e un trauma collegato alla battaglia - dice l'archeologa Jo Appleby -. Tutto ciò corrisponde alle informazioni in nostro possesso su Riccardo III in vita e sulle circostanze della sua morte. Inoltre, questo individuo era un uomo che aveva circa 32 anni. Nel complesso, la prova dello scheletro fornisce un caso altamente convincente per l'identificazione di Riccardo III". 



Per gli archeologi dell'Università di Leicester la conferma è al di là di ogni ragionevole dubbio. Alcuni ricercatori, però, mostrano scetticismo e affermano che l'esame del Dna non deve essere considerato una panacea per risolvere tutti i misteri in campo storico. E questo è un caso. Il Plantageneta morì nella battaglia di Bosworth Field nel 1485 combattuta contro l'esercito dei Lancaster di Enrico Tudor, il futuro Enrico VII. 



L'individuo aveva un fisico snello e scoliosi grave - una curvatura della colonna vertebrale - possibilmente con una spalla visibilmente più alta dell'altra. Questo è coerente con le descrizioni dell'aspetto di re Riccardo III. Il trauma allo scheletro indica che l'individuo è morto dopo una delle due ferite importanti alla parte posteriore del cranio - forse causata da una spada e una alabarda. 



La dottoressa Jo Appleby, dell'Università di Archeologia e Storia Antica, ha dichiarato: "Lo scheletro ha una serie di caratteristiche insolite: la sua corporatura esile, la scoliosi e i traumi da battaglia. Tutti questi sono molto coerenti con le informazioni che abbiamo su Riccardo III nella vita e sulle circostanze della sua morte. Nel complesso, la prova dello scheletro fornisce un caso molto convincente per l'identificazione di Riccardo III".



La ricostruzione facciale, anticipata da Channel 4 prima della presentazione ufficiale in Inghilterra, tratteggia le sembianze di un uomo fine e di bell'aspetto. Il volto del sovrano è stato ricostruito attraverso uno scanner tridimensionale; quindi, con l'aiuto di un computer, sono stati aggiunti muscoli e pelle ed è stato realizzato un modello in plastica. E mentre qualcuno invoca per lui funerali di Stato, il tiranno sanguinario protagonista del capolavoro di Shakespeare continua a fare discutere e a dividere. Maggiori informazioni qui.


Fonte: Euronews
Via: Università Leicester

Archeologia: dieci Comandamenti e pergamene Genesi adesso online


Dopo 2 anni di lavoro è stato presentato alla stampa un nuovo sito Web (www.deadseascrolls.org.il) dove, per iniziativa di Google e dell'autorità israeliana per l'archeologia, vengono raccolte circa 5000 immagini di alta qualità che mostrano frammenti dei Rotoli del Mar Morto. Si tratta di un progetto dell'Israel Museum di Gerusalemme realizzato grazie alla tecnologia di Google. Nel sito sono incluse mille immagini che non erano state pubblicate finora e anche archivi relativi al periodo storico in cui i testi furono elaborati.

"Poco più di un anno fa, abbiamo collaborato ad un progetto per rendere disponibili online cinque dei Manoscritti del Mar Morto: antichi documenti che includevano alcuni dei manoscritti biblici più vecchi al mondo. Scritti più di 2000 anni fa su pezzi di pergamena e papiro, questi documenti sono stati preservati dal clima caldo e secco del deserto e dall’oscurità delle grotte in cui erano nascosti. Queste pergamene sono forse la più importante scoperta archeologica del ventesimo secolo", si legge in un post sul blog di Google.


Oggi, Google collabora nuovamente per portare online antichi tesori. L'Israel Antiquities Authority inaugura la Libreria Digitale Leon Levy dedicata ai Manoscritti del Mar Morto. Tra  i 5000 testi è possibile trovare anche una delle prime copie rinvenute del Libro del Deuteronomio, che comprende i Dieci Comandamenti; parte del primo capitolo del Libro della Genesi, che descrive la creazione del mondo, e centinaia di testi che da oltre di 2000 anni fanno luce sul periodo in cui visse e predicò Gesù e sulla storia del Giudaismo.

Grazie ai 1215 dpi di risoluzione delle immagini, utenti e studiosi possono scoprire e decifrare dettagli normalmente invisibili ad occhio nudo. Il sito mostra sia immagini a infrarossi che a colori identiche per qualità alle Pergamene originali. Inoltre è presente una banca dati contenente informazioni per circa 900 dei Manoscritti, oltre a sezioni con contenuti interattivi. Google è entusiasto di aver potuto contribuire a questo progetto ospitandolo su Google Storage e App Engine, e fornendo la tecnologia di Maps e YouTube.

Questa partnership con l'Israel Antiquities Authority fa parte del progetto di Google per rendere disponibili importanti materiali storici e culturali online, renderli accessibili e contribuire a preservarli per le generazioni future. Progetti simili riguardano ad esempio la raccolta di immagini relative all’Olocausto di Yad Vashem, il Google Art Project, World Wonders e il Google Cultural Institute. Autore: Eyal Miller, New Business Development e da Yossi Matias, Responsabile del Centro Ricerca e Sviluppo di Israele.


Via: Google Blog

Ramses III fu assassinato, studio italiano fa luce sulla morte del faraone


La fine della vita di Ramses III, è stata a lungo dibattuta tra gli egittologi. Una serie di documenti storici, dei quali il più importante è il Judicial Papyrus of Turin, affermano chiaramente che nell'anno 1155 aC, i membri del suo harem attentarono alla sua vita come parte di una congiura di palazzo. Oggi uno studio curato dall'egittologo Zahi Hawass e da Albert R. Zink, i cui risultati sono stati pubblicati dal British Medical Journal, fa chiarezza su questo mistero dell'antichità.

Archeologia: possibile scoperta con Google Earth di nuove piramidi egizie


Dopo aver battuto palmo a palmo l'Egitto dall'alto grazie a Google Earth, Angela Micol, ricercatrice di Maiden in North Carolina, ha individuato quelli che sembrano i resti di almeno 2 piramidi finora ignote. I primi profili 'sospetti' si trovano a 20 km dalla città di Abu Sidhum vicino al Nilo nel governatorato di Minya. Si tratta di una formazione a base quadrangolare con la cima tronca larga alla base circa 188 metri. Vicino si scorgono 4 montagnole regolari tra i 60 e i 30 metri.

La seconda area interessante è a 150 km più a nord nell'oasi di Faiyum, 3 km dall'antica città di Dimai. Qui appaiono 4 rilievi a forma piramidale di circa 40 metri di larghezza, disposti con una sequenza inclinata simile a quelle delle celebri piramidi di Giza. Google Earth ha permesso di documentare numerosi possibili siti archeologici, tra cui una potenziale città sottomarina al largo della costa della penisola dello Yucatan, che ha suscitato l'interesse di scienziati, ricercatori e archeologi.

Angela Micol ha dichiarato all'Archaelogy News Network: "Le immagini parlano da sole. E' molto evidente quello che i siti possono contenere, ma la ricerca sul campo è necessaria per verificare che siano, di fatto, le piramidi e dovrebbero essere raccolte le prove per determinare le loro origini". "E' la mia impressione che c'è molto di più in questi siti e con l'uso di immagini a raggi infrarossi, possiamo vedere l'estensione dei complessi proposti in modo più dettagliato", ha aggiunto.

Mancano ancora le conferma ufficiali ma non è la prima volta che le immagini satellitare - anche se con una risoluzione più alta di quelle fornita da Google Earth - consentono grandi scoperte archeologiche: a maggio dello scorso anno un team dell'università dell'Alabama individuraono con questa tecnica 17 piramidi sconosciute. Molte delle zone documentate resteranno riservate fino a quando non verranno notificate ai funzionari adeguati ed i siti potranno essere protetti.

Angela e l'Istituto APEX stanno raccogliendo fondi per un documentario che comprenderà molti dei siti non ancora scoperti che sono stati individuate utilizzando Google Earth. Angela sta anche formando un'organizzazione non-profit per promuovere l'archeologia satellitare e il telerilevamento. Una selezione, piccola parte dei siti possono essere visualizzati online con Google Earth visitando Angela "anomaly collection" a http://www.googleearthanomalies.com.


Via: AGI

Doodle per Howard Carter, scoprì la tomba del faraone Tutankhamon


A Howard Carter viene dedicato oggi il Doodle nella home page di Google. Se passiamo il mouse sul logotipo leggiamo: "138° anniversario della nascita di Howard Carter". Cliccando sul Doodle otteniamo come di consueto la relativa chiave di ricerca. Howard Carter nasce a Swaffham, nella contea di Norfolk, in Inghilterra, il giorno 9 maggio 1874. Se il suo nome non è forse noto a livello mondiale, lo è sicuramente quello del faraone egizio Tutankhamon, di cui Carter ha il merito di aver scoperto la tomba: si tratta di fatto della più grande scoperta archeologica del XX secolo.

Scoperti 2000 siti archeologici in Arabia Saudita grazie a Google Earth


Gli strumenti tecnologici messi a disposizione dalla rete sono diventati dei validi aiuti anche per l'Archeologia. Sembra infatti ormai arrivato il tempo della pensione per gli archeologi alla Indiana Jones o Heinrich Schliemann. Adesso le scoperte e i ritrovamenti si fanno seduti davanti al computer. Lo sa bene David Kennedy, professore di archeologia australiano e docente dell'università dell'Australia occidentale, che grazie a Google Earth, lo strumento di Mountain View che permette la vista della Terra da immagini scattate in alta risoluzione dai satelliti, ha scoperto 2mila potenziali siti archeologici in Arabia Saudita. Lo studioso australiano ha individuato 1.977 potenziali siti archeologici, di cui 1.082 tombe in pietra a forma di goccia. Il professore ha confermato alla rivista New Scientist di aver chiesto successivamente a un amico che lavora nel Paese saudita di fotografare alcuni di questi siti archeologici. Le immagini confermerebbero che si tratta di reperti molto antichi. Confrontando le foto con alcuni siti archeologici che in passato ha visto in Giordania, Kennedy ritiene che i reperti possano essere stati costruiti 9 mila anni fa.

Il sito di Hegra, in Arabia Saudita

Tuttavia lo studioso non si fa prendere dall'entusiasmo e rivela che è necessaria un’ulteriore verifica sul campo per ottenere la datazione certa: "Il problema è che con Google Earth è impossibile capire se abbiamo trovato una struttura beduina costruita 150 anni fa o 10 mila anni fa", ha dichiarato l'archeologo di Perth. Kennedy non ha potuto verificare sul campo le sue scoperte, perché l'Arabia Saudita ha leggi molto restrittive in materie di archeologia e non permette alla maggior parte degli studiosi di visitare i siti storici più antichi: "Non sono mai stato in Arabia Saudita. Non è il Paese più semplice in cui entrare", ha confessato l'archeologo. Secondo Kennedy le fotografie aeree del Paese arabo non sono accessibili alla maggior parte degli archeologici ed è quasi impossibile ottenere il visto per poter visitare i luoghi antichi: "Ma con Google Earth il problema si può aggirare", continua lo studioso. Kennedy non è il primo studioso che si avvale del celebre software per scovare reperti antichi. Nel 2008 ricercatori di Melbourne, in Australia, hanno individuato 463 potenziali siti nel deserto del Registan in Afghanistan con il programma per computer desktop.