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Kaspersky Lab, ricerca su sicurezza Internet in Europa: Italia indietro


Gli italiani passano indubbiamente molto tempo online. Sono utenti molto attivi nella comunicazione mobile, ma quando si tratta di operazioni delicate come quelle bancarie o gli acquisti online, sono più reticenti rispetto agli utenti degli altri paesi. “Solo” l’88% degli utenti Internet italiani dichiara di effettuare transazioni finanziarie sensibili sui propri dispositivi mobile, mentre negli altri paesi questa percentuale è molto più alta. In Francia, ad esempio, è pari al 97%. 

Gli italiani non risultano particolarmente interessati ad installare applicazioni di sicurezza su smartphone e tablet e il 40% degli utenti che utilizzano smartphone Android e che hanno partecipato al sondaggio, hanno ammesso di non avere installato applicazioni di sicurezza sui propri dispositivi. In Italia, anche i tablet non sono adeguatamente protetti, con il 47% dei proprietari di tablet Android che non hanno installato software di sicurezza. Anche in tema di crittografia, gli italiani tendono ad essere indietro rispetto ad altri paesi. 

Mentre in media il 33% degli utenti nel mondo protegge gli smartphone con sistemi di crittografia, solo il 10% degli italiani lo fa e le percentuali relative ai dispositivi Apple e ai tablet non sono migliori. Installare una soluzione di sicurezza adeguata è fondamentale, dal momento gli utenti italiani non eseguono il backup di file quali film, musica e giochi per computer sui propri dispositivi (con un valore medio di 398 dollari). Gli hotspot pubblici sono molto popolari in Italia, con il 71% della quota di utenti che è comunque inferiore rispetto ad esempio alla Spagna (84%). 

E’ importante notare come il 59% degli italiani non assuma particolari misure per proteggere i propri dispositivi quando accede ad Internet attraverso hotspot pubblici. Il 37% degli italiani intervistati da Kaspersky Lab, infatti, ha dichiarato di essere stata vittima di un attacco malware nel corso dell’anno precedente. La ricerca ha rilevato che in Italia vengono colpiti un numero di profili online superiore rispetto alla media, in particolare quelli dei siti di social networking come Facebook. 

Il 12 percento degli italiani ha infatti dichiarato che persone non autorizzate hanno avuto accesso ad account online nel corso dell’anno passato. La percentuale è superiore solo nel Regno Unito (14 percento), mentre quella più bassa è stata rilevata in Francia (5 percento). Nonostante ciò, gli italiani custodiscono gelosamente il proprio smartphone, con solo il 4 percento che ha dichiarato di aver perso un dispositivo mobile (o aver subito un furto) negli ultimi 12 mesi. 

Quando un dispositivo viene perso o rubato, la ricerca rivela che il 55% degli utenti blocca la SIM Card, mentre il 56% lo comunica alla polizia. Gli utenti italiani sottovalutano la pericolosità delle password e l’11% utilizza la stessa per tutti gli account personali. Questa cifra è la più alta d’Europa, mentre in Germania ad esempio solo il 3% degli utenti è cosi poco previdente. Gli utenti italiani tendono inoltre a gestire le password con un metodi poco sicuri, con il 19% che le scrive su un foglio e il 40% che utilizza password che possono essere indovinate facilmente.


Fonte: Kaspersky

Oltre la metà degli utenti Android non protegge il proprio dispositivo


Secondo una ricerca condotta da B2B International e Kaspersky Lab durante l’estate 2013, oltre il 50% degli utenti che possiedono smartphone e tablet basati su Android, non utilizzano alcun software di sicurezza per proteggere i dispositivi contro le minacce informatiche. Allo stesso tempo, Android per molto tempo è stata la piattaforma più comune tra gli utenti e il mezzo principale di diffusione dei malware. 

Solo il 40% degli utenti che utilizzano smartphone e il 42% dei proprietari di tablet che hanno partecipato all'indagine, hanno dichiarato di aver installato una soluzione di sicurezza sui propri dispositivi. Gli altri intervistati fanno affidamento esclusivamente sulle funzionalità di protezione integrate nel sistema operativo o si fidano del proprio buonsenso per proteggerli. Allo stesso tempo, per i criminali informatici Android è il principale obiettivo tra tutte le piattaforme mobile. 

Secondo il servizio cloud di Kaspersky Lab, Kaspersky Security Network, che contiene i dati sulle minacce informatiche più diffuse, il 99% dei campioni malware attuali che colpiscono i dispositivi mobile sono stati sviluppati appositamente per la piattaforma Android. Questa minaccia è in crescita: gli specialisti di Kaspersky Lab hanno individuato 35.000 campioni nocivi durante tutto il 2012, mentre il dato del primo semestre 2013 è stato di oltre 47.000.

Ci sono due ragioni principali per cui i criminali informatici sono interessati alla piattaforma Android: popolarità e funzionalità. Un programma nocivo può infatti inviare messaggi di testo da uno smartphone a numeri a pagamento e in questo modo rubare soldi dal conto dell’utente. Lo smartphone può essere trasformato in un dispositivo per lo spionaggio, che può fornire ai truffatori informazioni sul proprietario del dispositivo tra cui tutte le chiamate, la corrispondenza, le password dei social network e i conti di e-pay. 

Esiste un altro serio rischio che può avere conseguenze spiacevoli:  l'alta probabilità per i dispositivi di essere persi o rubati. Per molte persone gli smartphone e i tablet sono diventati lo strumento principale su cui archiviare le proprie foto e video, la corrispondenza con amici e familiari, i documenti legati all’ambito lavorativo e altre informazioni strettamente personali. Per tutti questi motivi, si consiglia agli utenti di dispositivi basati su Android di proteggere il proprio smartphone e tablet con una soluzione di sicurezza di alta qualità.

Risolvere i problemi di Android
Kaspersky Lab ha sviluppato Kaspersky Internet Security for Android, una soluzione avanzata per proteggere smartphone e tablet basati su Android. Questa soluzione integra tecnologie all’avanguardia per individuare le minacce informatiche basate su database antivirus, che ricevono gli aggiornamenti ogni volta che un nuovo campione di malware o un link pericoloso viene identificato da Kaspersky Security Network. 

Il prodotto Kaspersky Lab comprende una serie di meccanismi intelligenti, che rilevano in maniera proattiva anche le più recenti minacce, monitorando il loro comportamento. I dati personali archiviati sul dispositivo sono protetti con l’aiuto di funzionalità in grado di nascondere i contatti privati, le chiamate e i messaggi di testo. Se il dispositivo viene perso o rubato, Kaspersky Internet Security for Android ha un set di meccanismi dedicato, che impedisce ai truffatori di accedere a queste informazioni.

La versione gratuita contiene una funzionalità antivirus di base (attivazione della scansione semplificata) e tutti le funzionalità di gestione da remoto. Utilizzando il sistema di acquisto integrato, gli utenti possono effettuare l'aggiornamento al livello Premium che, oltre alla funzionalità gratuita, fornisce funzionalità antivirus avanzate, comprese le scansioni automatiche di ogni applicazione scaricata, la protezione in tempo reale contro le minacce emergenti e la protezione web per combattere gli attacchi di phishing. 

La versione a pagamento include anche funzionalità per gestire le informazioni personali, compresa la possibilità di nascondere i contatti, le chiamate, i messaggi e la relativa cronologia da occhi indiscreti. Il prodotto tiene conto anche dell'eventuale smarrimento o furto del dispositivo: grazie alla tecnologia Anti-Theft Web Management di Kaspersky l'utente può bloccare a distanza i dispositivi rubati o smarriti. Kaspersky Internet Security for Android è disponibile sul sito ufficiale di Kaspersky Lab e su Android Apps di Google Play.

Fonte: Kaspersky

Antifurto per smartphone e tablet, in arrivo il blocco in tutto il mondo


San Francisco e New York hanno deciso di formare una task-force a livello nazionale per cercare mettere un freno al fenomeno dei furti di smartphone. I procuratori generali delle due città hanno lanciato la "Secure Our Smartphones Initiative", formando una coalizione che include giudici, forze dell'ordine, funzionari politici e avvocati provenienti da decine di Stati americani. L'intento è quello di fare pressioni sulle aziende produttrici per cercare di bloccare il mercato dei telefonini rubati.

AntiSec ruba 12 milioni di UDID Apple da un computer, ma FBI smentisce


Gli hacker di Anonymous hanno rubato dati personali da 12 milioni di utenti Apple e ne hanno pubblicati online un milione. Gli "hacktivist" del gruppo AntiSec hanno fatto sapere di avere trovato le informazioni nel computer portatile di Christopher Stangl, dell'Fbi regional Cyber Action team. Oggetto del furto sarebbero gli UDID, ovvero Unique Device Identifiers, di utenti che utilizzano iPhone o iPad. Un database che, a detta degli stessi hacker, è solo un tassello del ben più grande bottino trafugato dal notebook dell'agente. L'obiettivo degli hacker non sembrerebbe Apple ma soprattutto i federali che conservano in modo del tutto insicuro i dati.


"Durante la seconda settimana di Marzo del 2012 - spiegano gli hacker in una nota - un notebook Dell utilizzato dall'agente speciale Christopher K. Stangl, che è parte dei team dell’FBI Regional Cyber Action e dell’Ufficio Evidence Response di New York, è stato violato utilizzando la vulnerabilità Java chiamata Atomic Reference Array che ha permesso il download di alcuni file dal suo desktop tra cui uno chiamato NCFTA_iOS.devices_intel.csv che contiene una lista di 12.367.232 dispositivi Apple iOS, inclusi i codici UDID, nomi utenti, tipo di dispositivo, numeri di telefono, indirizzi e tanto altro ancora".


Ma in una dichiarazione via e-mail alla stampa, l'FBI dice semplicemente: "L'FBI è a conoscenza della tesi su rapporti pubblicati riguardo la compromissione di un computer portatile dell'FBI e l'esposizionei dei relativi dati privati UDIDs di Apple. In questo momento non ci sono prove che indicano che un computer portatile FBI è stato compromesso o che all'FBI siano stati richiesti o rubati questi dati". Su Twitter, l'FBI era ancora più schietto: "Dichiarazione sulle relazioni che uno dei nostri portatili con informazioni personali è stato violato. Non abbiamo mai avuto informazioni in questione. Bottom Line: TOTALMENTE FALSE".


Gli hacker di Anonymous hanno risposto ricordando la pubblicazione in Rete di oltre 5 milioni di documenti della società di sicurezza Stratfor, ad opera di WikiLeaks. Sta di fatto che se fosse vero, una volta in possesso di tali informazioni i danni per gli utilizzatori di un sistema iOS potrebbero essere davvero pesanti. Nelle mani sbagliate la correlazione di UDID, nomi utente, email, token di servizio, tipo di dispositivo e numeri di telefono, potrebbe facilmente portare ad entrare in possesso dei singoli account con i quali gli utenti accedono a servizi di pagamento mobile, come l’App Store con la possibilità di vedere il credito della propria carta prosciugarsi in pochi istanti.



Vie: The Register | La Stampa

Rubano il PC di una bambina malata, appello su Fb della mamma ai ladri


Rubano il computer dove ci sono tutte le immagini e i video della vita della figlia, affetta da una gravissima malattia. La piccola si chiama Ludovica e la madre, sin dalla nascita, ha scattato foto e girato video di lei che gattona, spegne la candelina del suo primo anno di vita e delle sue conquiste quotidiane. I ricordi dell'infanzia, però, sono andati via, insieme al computer, rubato qualche giorno fa nella casa al mare della famiglia Atzeni, in affitto a Torvaianica.

La madre ha lanciato un appello ai ladri anche su Facebook, affinché restituiscano il terminale, fonte di memorie e di documenti utili, che tengono traccia dell'evolversi della patologia della piccola Ludo. “Non sapete quanto male mi avete fatto“, queste le parole del genitore. Le foto mostravano la bambina quando ancora poteva camminare e parlare: “Dentro a quel computer c’è la vita di mia figlia, di quella bambina che non sarebbe più stata come le altre“.

La piccola ha avuto una vita normale fino al terzo anno di età, quando è insorta una rara malattia neurodegenerativa, denominata “Tay sachs giovanile” che ha cambiato l'esistenza di Ludovica. I ladri hanno rubato il pc e anche un saturimetro, l'apparecchio utilizzato per l'ossigenazione del sangue, forse scambiato per il caricatore del portatile. “La Asl ci ha aiutato ma per il computer non so dove sbattere la testa, non so più a chi chiedere aiuto”, commenta la mamma.

Per giorni lei, il marito, tutti i suoi amici hanno cercato per le strade, dentro i cassonetti, tra i cespugli, dietro le macchine parcheggiate. Ogni seduta medica per Ludovica costa 20 mila euro: la madre Francesca ha abbandonato il suo lavoro di fisioterapista per poter stare accanto alla sua bimba, per la quale l'anno scorso è stato giocato anche il Derby del Cuore proprio per far fronte alle costosissime cure che la famiglia affronta ogni mese e che possono essere somministrate in Israele.

“Ora con dei farmaci abbiamo guadagnato un anno di vita, un altro. Andiamo in Israele a prendere il dosaggio necessario per stabilizzare la malattia. Ma ancora se ne sa poco, pochissimo. Fra un anno potrebbe cominciare la sperimentazione, una terapia genica. Chissà, io aspetto, prego e non mollo“. L’associazione romana Salvamamme, dove Francesca fa volontariato da anni, ha messo a disposizione il numero 335-321775 per eventuali comunicazioni che possano risolvere la situazione.

Via: Fan Page
Foto: ANSA

Phishing: rubavano denaro dalle carte di clienti Postepay, denunciati


La Squadra di Polizia Giudiziaria della Sezione Polizia Postale e delle Comunicazioni di Benevento, al comando del Sostituto Commissario della Polizia di Stato Giovanni De Lucia, ha portato a termine nelle ultime ore un’articolata attività d’indagine info-telematica relativa alcuni episodi di phishing. Le indagini avevano il preso il via dopo le denunce sporte da diverse cittadini sanniti, titolari di carte Postepay che, si erano visti stornare online dalle proprie carte prepagate cifre anche assai considerevoli. Le indagini, avviate nei mesi scorsi, hanno avuto una decisiva svolta nelle ultime ore, quando la minuziosa acquisizione di precisi riscontri oggettivi da parte degli investigatori della Squadra Criminalità Informatica di Benevento ha permesso di individuare due carte postepay, beneficiarie di molti degli importi sottratti. Le somme accreditate in frode risultano riscosse nella zona del milanese dopo solo pochi minuti dalla loro materiale disponibilità contabile sulle due carte prepagate. Prima dei prelievi ed al solo fine di ostacolarne la provenienza delittuosa, le somme sottratte venivano preventivamente accreditate su altre “carte postepay bucate” (carte i cui dati dispositivi erano stati acquisiti dai pirati informatici) ed infine accreditate sulle due carte prepagate in questione. Sono stati così deferiti alla locale Autorità Giudiziaria un trentenne, già noto alle forze dell’ordine per reati analoghi ed una ventenne, incensurata, entrambi cittadini italiani e residenti nel milanese. Sono tuttora in corso ulteriori indagini volte ad identificare eventuali complici dei rei che, dalla documentazione acquisita in collaborazione con Poste Italiane, avevano riscosso alcune migliaia di euro in pochi mesi.

Fonte: Il Sannita

Enel, rubato computer con studi e analisi preliminari siti nucleari


Enel ha denunciato alla Polizia il furto, negli uffici romani dell'area nucleare a Tor di Quinto, di un computer "contenente documenti aziendali relativi a studi e analisi preliminari, privi di risvolti operativi, sulle caratteristiche di siti per impianti nucleari in Italia e all'estero". Per l'azienda, si legge in una nota, "è davvero singolare che un furto così mirato avvenga proprio a pochi giorni dalla tornata referendaria". 

La fatidica mappa dei siti per la realizzazione delle centrali nucleari l'Enel non l'avrebbe comunicata "neanche sotto tortura", come dichiarato un paio di anni fa dall'ad del gruppo elettrico, Fulvio Conti. Ma a poco più di una settimana dal referendum, gli studi e le analisi dell'azienda, impegnata in prima linea con Edf nel contestato programma di rientro dell'Italia nella tecnologia atomica, sono spariti da una delle sedi romane della società che ospita l'area nucleare del gruppo. 

La paura è quella che a ridosso del voto i dati possano essere pubblicati, condizionando così la consultazione. Nel pc portatile di uso quotidiano, chiuso a chiave in un cassetto, sono custodite informazioni sui siti possibili, su dove cioé verosimilmente si potrebbero riscontrare i requisiti necessari alla costruzione di un impianto, dall'assenza di sismicità alla presenza di corsi d'acqua. 

Ma la scelta non spetterebbe solo all'Enel: un ruolo determinante è infatti quello della neocostituita Agenzia per la sicurezza nucleare guidata da Umberto Veronesi, incaricata proprio di definire i requisiti tecnologici e gli standard essenziali di sicurezza e di individuare le aree adatte entro le quali l'impresa è obbligata a localizzare l'impianto, chiedendo ovviamente il parere degli enti locali e della Commissione Via (Valutazione di impatto ambientale). 

Al momento nulla trapela sulle responsabilità del furto, ma, considerando che all'interno dell'area nucleare del palazzo Enel si entra solo con un badge e che il ladro ha rubato esclusivamente quel pc andando a colpo sicuro, non è esclusa la pista interna.


Fonte: Tiscali

Internet Eyes: varesino sventa furto in supermarket inglese


Alessio Gila, impiegato di 37 anni, seduto comodamente su una poltrona di casa sua, ha «beccato» un ladro mentre commetteva un furto in un supermercato in Inghilterra. Ora, il buon Alessio non è dotato di supervista né questa è una storia che sconfina nel paranormale. Semplicemente l'impiegato varesino è uno dei circa 1.400 navigatori che si sono appassionati al programma Internet Eyes: alcuni centri commerciali britannici, per economizzare sui costi della sicurezza, mettono in rete le immagini dal vivo delle loro telecamere di sorveglianza. Chi scopre un furto lo segnala alla centrale e alla fine del mese può anche ottenere un premio in denaro. E Alessio è stato i primi ad avere successo in questa singolare «caccia al ladro» metà vera e metà virtuale. In palio un premio di mille sterline mensili per chi invia più segnalazioni utili.


Internet Eyes prevede innanzitutto che i navigatori debbano pagare una quota mensile (circa 20 sterline) per poter accedere alle immagini dei supermercati; chi si collega, inoltre, non sa dove si trova il negozio che sta «spiando». Se sul video nota movimenti strani, grazie a un comando apposito sullo schermo allerta il proprietario del negozio che può così intervenire. È grazie a questo sistema che una sera di pochi giorni fa, Alessio Gila ha «incastrato» una ragazza in un minimarket di Plymouth, nel sud dell'Inghilterra, 1.500 chilometri da Varese, mentre si metteva in tasca un pacchetto di caramelle guadagnandosi la riconoscenza di Debbie Butler, la proprietaria del negozio. «A me non interessa il valore in sé delle caramelle - spiega Gila - magari domani uno di noi potrebbe sventare via Internet fatti ben più gravi».

Via: http://milano.corriere.it/

Scovati su Facebook gli autori di un furto di materiale informatico



A Buscemi, nel siracusano, i carabinieri hanno arrestato due giovani. Entrambi sono gli autori di un furto di materiale informatico. I carabinieri li hanno individuati grazie al loro profilo su Facebook. A.C.e F. R., tutti e due di 20 anni, devono rispondere di furto aggravato. Secondo l'accusa avevano rubato il 6 maggio scorso vari prodotti informatici nel negozio Future Land di Palazzolo Acreide. Il riconoscimento è avvenuto su Facebook.