Visualizzazione post con etichetta Hacktivist. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Hacktivist. Mostra tutti i post

AIP, Anonymous contro pedofilia e revenge porn: cosa accade su TW


Un collettivo di hacker italiani ha avviato un'offensiva contro pedofili e chi pubblica foto hard per vendetta. Alla luce della recente operazione "Revenge Gram" lanciata da Anonymous e Lulzsec Italia, si segnala l'opinione dell'Accademia Italiana Privacy (AIP) pubblicata sul blog dell'associazione. In questi giorni si sono fatti prendere tutti da questioni di privacy che ruotano attorno alla pandemia COVID-19, generando enormi sorgenti di pensieri che si sono evoluti in fiumi di parole, articoli e interviste che hanno inondato il Web e tutti i media. APP si APP no, misurazione della temperatura e trattamento dei dati, informative ai lavoratori dipendenti con consenso scritto o informato.

Arbor Networks, 20 anni di storia degli attacchi DDoS contro reti ISP


Arbor Networks, la divisione sicurezza di NETSCOUT, festeggia vent’anni di difesa dagli attacchi DDoS mirati a minare la disponibilità delle reti ISP (Internet Service Provider). Settembre 1996, l’ISP di New York, Panix, viene colpito da un attacco DoS di tipo SYN flood che lascia la città offline per parecchi giorni. Arrivato in un momento in cui ci sono in linea solo 20 milioni di americani, è uno dei primi, importanti esempi della crescente importanza della disponibilità della rete e del servizio ed evidenzia la fragilità dell’infrastruttura Internet dell’epoca. L’attacco sfrutta parte  dell’handshake a 3 vie del TCP per consumare le risorse del server preso di mira e renderlo unresponsive.

Anonymous: al via #OpParis contro gli artefici degli attacchi a Parigi


Dopo gli attentati verificatisi nella tarda serata di venerdì a Parigi, il collettivo di Anonymous, la più grande comunità internazionale di hacktivisti, ha diffuso un video in cui esprime il suo cordoglio per le vittime e annuncia la sua vendetta contro i terroristi dell'Isis. Nel filmato, tradotto in più lingue, gli hacker si rivolgono a tutti i "cittadini del Mondo" e dichiarano di essere sulle tracce dei terroristi responsabili degli attacchi nella capitale francese e di volerli smascherare. Contemporaneamente, il gruppo di Anonymous ha lanciato un hashtag #OpParis e un account twitter (@opparisofficial). Gli hacker avevano già ideato delle iniziative dopo l'attentato a Charlie Hebdo (#OpISIS).

MarkMonitor, Deep Web e Dark Net: inferi di Internet sono ovunque


Che cos’è il Deep Web o la Dark Net o Tor? Alcuni delle persone sicuramente sanno di che cosa si tratta, ma la maggior parte degli utenti e anche delle grandi aziende purtroppo no. MarkMonitor ha recentemente tenuto un webinar su questo argomento e Jerome Sicard ha preparato una breve nota con alcune nozioni. Circa il 40% della popolazione mondiale utilizza il web per notizie, intrattenimento, comunicazione e una miriade di altri scopi. Eppure, mentre sempre più persone accedono, in realtà troviamo meno dati rispetto a quelli memorizzati online. Questo perché solo un frammento di ciò che conosciamo come il World Wide Web è facilmente accessibile.

Da MarkMonitor strategie per proteggere reputazione Web dei brand


Anche per quest'anno MarkMonitor, azienda esperta nella brand protection, ha stilato un decalogo di suggerimenti rivolti alle aziende per aiutarle a salvaguardare la propria reputazione e il business dai pericoli che derivano da Internet. Dal lancio dei nuovi gTLD, a come muoversi sui mercati asiatici, a un corretto uso dei social media per la promozione del proprio brand alla business intelligence aziendale, le strategie proposte portano le aziende a riflettere sull'importanza della protezione del brand online. 

L’espansione e l’incalzante evoluzione di Internet ha determinato un aumento dei rischi per la reputazione dei brand e per i profitti. Nel mondo digitale, l’impatto derivante dall’abuso dei brand è immediato ed esteso. Jerome Sicard, Regional Manager, Southern Europe di MarkMonitor ha stilato le seguenti strategie per il 2014, che dovrebbero essere basilari nel valutare un potenziamento del programma di tutela del brand delle aziende.

1. La nuova realtà: il lancio dei Nuovi Domini di Primo Livello Generico
I nuovi Domini di Primo Livello Generico (gTLD) rappresentano, da una lato, un’opportunità per il business e, dall’altro, una nuova minaccia da cui difendersi. La messa a punto di strategie di espansione del business o di difesa del brand è responsabilità di ogni marchio.

Nei prossimi mesi verranno introdotti centinaia di Nuovi Domini di Primo Livello Generico (gTLD): è quindi il momento di decidere se registrare, bloccare o amministrare il proprio brand nei nuovi registri. Per sviluppare la strategia è necessario collaborare con i colleghi che presiedono i dipartimenti legali e di risk management e congiuntamente valutare rischi, opportunità, vincoli di bilancio. 

2. È il momento di riconsiderare le proprie difese
Nei prossimi tre anni saranno introdotti oltre 600 Nuovi gTLD: nessuna azienda può permettersi di registrare l’intero portfolio di brand in tutte le nuove estensioni. La maggior parte delle aziende dovrà rielaborare la propria strategia di tutela del brand, passando da un approccio basato sulle tradizionali registrazioni difensive di domini a uno basato sul monitoraggio degli abusi in uno spazio esteso di nomi-dominio.

Se non si dispone ancora di linee guida definite, gli uffici legali e di protezione del brand dovranno collaborare con gli uffici marketing allo sviluppo di criteri di rilevamento e contenimento dei domini che violano i marchi e che si appropriano del traffico. 

3. Ottimizzare gli investimenti per la protezione del brand attraverso l’uso di processi di enforcement più efficienti
L’utilizzo di soluzioni tecnologiche nei programmi di protezione del brand consente di incrementare l’azione di enforcement e ottenere maggiori livelli di efficienza. Le moderne tecnologie consentono di rilevare dati fondamentali per stabilire le relazioni esistenti tra diversi siti illeciti e per identificare interi network di migliaia di nomi-dominio.

Invece di limitarsi a colpire i siti a livello individuale, tali misure di enforcement consentono di identificare e intervenire istantaneamente su intere reti di siti illeciti. Tale strategia, incentrata sull’uso della tecnologia, velocizza le indagini, ottimizza l’efficacia delle strategie legali e consente più elevati indici di redditività (Return On Investements) sugli investimenti in cause legali.

4. La sicurezza dei domini come priorità
Sempre più con maggiore frequenza gli hacker e gli “hacktivisti” attaccano i domini, mediante reindirizzamenti fraudolenti verso altri portali o attraverso il blocco dei siti ufficiali. Nessun brand aspira a comparire sulle prime pagine di quotidiani e notiziari in qualità di vittima degli attacchi hackers.

I domini sono risorse business-critical e richiedono una protezione costante che assicuri la continuità dell’attività e la tutela della reputazione del brand. E’ necessario assicurarsi di utilizzare una protezione a più livelli, comprendente moderni sistemi di sicurezza aggiornati forniti dai registrar dei nomi-dominio.

5. Una strategia di protezione del brand che consenta di ottenere il massimo successo nei mercati asiatici
Il mercato asiatico continua a rappresentare un’area in rapida crescita, ma anche un epicentro di abusi sui brand. Per intervenire efficacemente contro tali abusi, è necessario disporre di una strategia di protezione del brand che tenga conto delle differenze locali. Si deve accertare che la registrazione dei marchi osservi i requisiti delle diverse giurisdizioni.

Imparare a conoscere i molteplici canali di promozione e distribuzione sui mercati asiatici e monitorare entrambe le tipologie di canali contro gli abusi sul brand è fondamentale. L’ideale è utilizzare operatori per la protezione del brand di madrelingua locale, in grado di comprendere perfettamente la lingua in uso nei diversi mercati asiatici e le prassi in uso nei diversi Paesi.

6. Al passo con chi corre: social media e comunicazioni mobili
I “brandjacker” sono abili nello sfruttare la crescita esponenziale dei canali digitali e ad assumere identità di un brand all’interno dei social media e nelle comunicazioni in ambito mobile. Entrambi i mercati sono fluidi e si evolvono rapidamente: nuovi social network e applicazioni possono, nel giro di pochi mesi, assumere posizioni di rilievo.

Acquisizioni da parte di grandi gruppi possono modificare le politiche e i regolamenti delle diverse piattaforme. Al fine di anticipare l’azione dei brandjacker, la strategia di protezione del brand deve saper essere altrettanto dinamica. Anche in mercati globali come la Cina, i siti social sono in crescita e costringono i brand a sviluppare strategie di monitoraggio globale per impedire il sorgere di problemi per il brand.

7.  Bloccare le fonti di profitto pirata
I siti pirata si basano sui ricavi derivanti dalla pubblicità (e sull’inconsapevolezza degli inserzionisti) per portare a termine la loro opera fraudolenta. Una strategia efficace è quella di collaborare con le concessionarie pubblicitarie e le piattaforme di scambio, nonché con gli operatori dei pagamenti, per identificare automaticamente e rimuovere le inserzioni presenti sui siti pirata, impedendo così loro di ottenere tali profitti ed eliminando la minaccia per la reputazione del brand.

8. La fiducia nel brand è ancora più importante in un mondo “omni-canale”
Nel moderno mondo omni-canale, i consumatori esigono una fruizione del brand continuativa e sicura presso tutti i canali. La ricerca per un acquisto, la partecipazione a un social network, una transazione mobile: i consumatori ricercano l’autenticità. I brandjacker ne sono ben coscienti, e cercano di impersonare i brand assumendone le sembianze con siti e applicazioni che consentano loro di adescare traffico, confondere i consumatori, causando un aumento dei costi di marketing digitale.

Studi recenti hanno rivelato che un consumatore online su cinque ha raggiunto almeno una volta siti che commercializzano beni contraffatti, mentre cercava offerte autentiche. Le aziende più avvedute possono accrescere la fiducia dei consumatori nel mondo digitale, mediante una strategia di protezione del brand che sia completa e che protegga i propri clienti dalle false versioni del brand.

9.  Protezione dei contenuti digitali
Ogni azienda è in possesso di dati digitali da proteggere: filmati, musica, software, giochi, ma anche brevetti, elenchi di clienti, kit di sviluppo software e database. Ciò che ha valore è vulnerabile. Valutate le minacce contro le vostre risorse digitali e sviluppate un programma per proteggerle. E’ necessario concentrarsi sulle modalità con cui i motori di ricerca portano traffico verso siti di condivisione o di file hosting che consentano accesso non autorizzato ai contenuti digitali.

10.  La protezione del brand nell’era del “big data” fornisce anche business intelligence
Una strategia di protezione del brand ben concepita in ambiente digitale non solo salvaguarda il brand e i clienti, ma offre vantaggi competitivi. Si potranno usare i dati generati dal programma di brand protection per comprendere quali siano i punti di debolezza e le falle nel sistema di protezione che inducono i consumatori verso merci contraffatte.

Attraverso questi dati è possibile creare nuove formule di marketing, prezzi e strategie distributive che consentano di capitalizzare la domanda dei consumatori e colmare le “gray zone” attualmente coperte dai contraffattori. La collaborazione con gli uffici legali e con gli esperti di protezione del brand può offrire preziosi approfondimenti in grado di aumentare le vendite legittime e, nel contempo, combattere i contraffattori.

Fonte: Shin Communication

Rapporto Clusit, attacchi del cybercrime cresciuti del 370% nel 2012


Sono cresciuti di oltre il 370% a livello globale gli attacchi di cybercrime di dimensioni significative, quelli cioè che comportano importanti conseguenze economiche, legali e di immagine per le vittime, in alcuni casi irreparabili. Nel mirino ci sono sempre di più le istituzioni bancarie e aumenta il fenomeno degli "hacktivisti", cioè la disobbedienza civile sul web in stile Anonymous, sempre più da parte di gruppi non occidentali, come la Syrian Electronic Army, che di recente ha attaccato il sito del New York Times.

Cyberspionaggio, Kaspersky Lab scopre campagna globale NetTraveler


Gli esperti di Kaspersky Lab hanno pubblicato oggi un nuovo report relativo a "NetTraveler", una famiglia di programmi nocivi utilizzati da gruppi di caratura APT per infettare più di 350 vittime di alto profilo in 40 diversi paesi. Il gruppo NetTraveler ha infettato vittime sia nel settore pubblico che privato, comprese istituzioni governative, ambasciate, l'industria petrolifera e del gas, centri di ricerca, aziende che operano nel settore militare e diversi attivisti.

Polizia australiana arresta presunto leader del gruppo hacker LulzSec


La polizia federale in Australia ha arrestato il leader che si professa appartenere ad un importante collettivo hacker internazionale conosciuto come LulzSec, forse più noto per le sue affermazioni secondo le quali sarebbe dietro un attacco informatico che ha messo offline il sito web della CIA nel 2011. La polizia federale australiana (AFP) ha detto di aver arrestato Martedì notte il 24enne cittadino australiano che sarebbe collegato ad un attacco portato questo mese ad un sito web governativo australiano non specificato.

Gruppo hacker Rustle League viola un account Twitter di Anonymous


Anche nel mondo degli hacker possono verificarsi dei paradossi. Il gruppo di pirati Rustle Leauge (il cui account Twitter è stato sospeso) ha  infatti violato l'account @Anon_Central di Anonymous su Twitter che conta oltre 166.000 seguaci. Negli ultimi giorni sono stati hackerati alcuni profili di Twitter - compresi gli account di Burger King, Jeep e quello del presentatore della BBC Jeremy Clarkson. Gli esperti avvertono che gli utenti hanno bisogno di rafforzare le proprie password. "La ragione per cui  Anonymous è rimasto vittima è probabilmente la debolezza umana", ha detto Graham Cluley, consulente senior della società di sicurezza  Sophos.

Attacco di Anonymous alla Polizia, Dipartimento: nessun server violato


Hacktivist del gruppo Anonymous Italia hanno diffuso su Internet alcune migliaia di documenti che dicono di aver prelevato da server e portali riservati della polizia di Stato, da intercettazioni su manifestazioni No-Tav e numeri di cellulari riservati, a email personali e attività sotto copertura. Nella rivendicazione chiedono il codice ben visibile sulle divise e forze dell'ordine senza armi durante le manifestazioni.

"Da settimane ci divertiamo a curiosare nei vostri server, nelle vostre e-mail, i vostri portali, documenti, verbali e molto altro". Inizia così la rivendicazione di Anonymus. "Siamo in possesso di una notevole mole di materiale: ad esempio documenti sui sistemi di intercettazioni, tabulati, microspie di ultima generazione, attività sotto copertura; file riguardanti i Notav; varie circolari ma anche numerose mail, alcune delle quali dimostrano la vostra disonestà (per esempio una comunicazione in cui vi viene spiegato come appropriarvi dell’arma sequestrata ad un uomo straniero senza incorrere nel reato di ricettazione). Il livello di sicurezza dei vostri sistemi, al contrario di quanto pensassimo, è davvero scadente, e noi ne approfittiamo per prenderci la nostra vendetta. Is there any problem, Officer?".


A suggello del blitz, gli hacker di Anonymous hanno pubblicato un manifesto satirico con tanto di vignetta e slogan provocatorio: "Polizia battuta e scoperta". I documenti sono stati diffusi in una serie di cartelle, pubblicati anche sul sito Paranoia (www.par-anoia.net) e altri indirizzi web. Riguardano questure di varie città e uffici nazionali, e coprono un arco temporale di diversi anni, dal 1998 almeno a pochi giorni fa.

Come scrive Reuters, tra i file interni - adesso accessibili per chiunque - vi sarebbero anche le buste-paga degli agenti. E mentre continuano gli accertamenti, da parte della Polizia postale, fonti del Dipartimento di PS sottolineano all'Adnkronos che ''al momento non risulta alcuna violazione del server della Polizia. Sono stati invece registrati indebiti accessi a diverse email personali di operatori delle forze di Polizia''.

Non è la prima volta che gli hacker di Anonymous Italia compiono attacchi hacker contro le forze dell'ordine. Nel luglio del 2011 gli attivisti annunciarono di essersi impadroniti di file dell'agenzia anticrimine italiana su diverse organizzazioni internazionali, per un totale di oltre 8 gigabyte, archiviati sui server del Centro Nazionale Anticrimine Informatico per la Protezione delle Infrastrutture Critiche (Cnaipic).


Fonte: Reuters
Via: Adnkronos

Anonymous scova lo stalker di Amanda Todd e diffonde nome e indirizzo


Il gruppo di hacker Anonymous è riuscito ad individuare l'uomo che ha perseguitato Amanda Todd, pubblicando sulla rete le foto della ragazza in topless, fino a quando la 15enne canadese si è suicidata. Secondo quanto pubblicato in un post sul sito Pastebin.com, si tratta di un 30enne di New Westminster, nella Columbia Britannica. L'uomo viene definito "un pedofilo che he estorto le foto ad Amanda".

AntiSec ruba 12 milioni di UDID Apple da un computer, ma FBI smentisce


Gli hacker di Anonymous hanno rubato dati personali da 12 milioni di utenti Apple e ne hanno pubblicati online un milione. Gli "hacktivist" del gruppo AntiSec hanno fatto sapere di avere trovato le informazioni nel computer portatile di Christopher Stangl, dell'Fbi regional Cyber Action team. Oggetto del furto sarebbero gli UDID, ovvero Unique Device Identifiers, di utenti che utilizzano iPhone o iPad. Un database che, a detta degli stessi hacker, è solo un tassello del ben più grande bottino trafugato dal notebook dell'agente. L'obiettivo degli hacker non sembrerebbe Apple ma soprattutto i federali che conservano in modo del tutto insicuro i dati.


"Durante la seconda settimana di Marzo del 2012 - spiegano gli hacker in una nota - un notebook Dell utilizzato dall'agente speciale Christopher K. Stangl, che è parte dei team dell’FBI Regional Cyber Action e dell’Ufficio Evidence Response di New York, è stato violato utilizzando la vulnerabilità Java chiamata Atomic Reference Array che ha permesso il download di alcuni file dal suo desktop tra cui uno chiamato NCFTA_iOS.devices_intel.csv che contiene una lista di 12.367.232 dispositivi Apple iOS, inclusi i codici UDID, nomi utenti, tipo di dispositivo, numeri di telefono, indirizzi e tanto altro ancora".


Ma in una dichiarazione via e-mail alla stampa, l'FBI dice semplicemente: "L'FBI è a conoscenza della tesi su rapporti pubblicati riguardo la compromissione di un computer portatile dell'FBI e l'esposizionei dei relativi dati privati UDIDs di Apple. In questo momento non ci sono prove che indicano che un computer portatile FBI è stato compromesso o che all'FBI siano stati richiesti o rubati questi dati". Su Twitter, l'FBI era ancora più schietto: "Dichiarazione sulle relazioni che uno dei nostri portatili con informazioni personali è stato violato. Non abbiamo mai avuto informazioni in questione. Bottom Line: TOTALMENTE FALSE".


Gli hacker di Anonymous hanno risposto ricordando la pubblicazione in Rete di oltre 5 milioni di documenti della società di sicurezza Stratfor, ad opera di WikiLeaks. Sta di fatto che se fosse vero, una volta in possesso di tali informazioni i danni per gli utilizzatori di un sistema iOS potrebbero essere davvero pesanti. Nelle mani sbagliate la correlazione di UDID, nomi utente, email, token di servizio, tipo di dispositivo e numeri di telefono, potrebbe facilmente portare ad entrare in possesso dei singoli account con i quali gli utenti accedono a servizi di pagamento mobile, come l’App Store con la possibilità di vedere il credito della propria carta prosciugarsi in pochi istanti.



Vie: The Register | La Stampa

Anonymous attacca Traxys, società che commercia minerali dal Congo


Il collettivo hacker di Anonymous ha accusato un rivenditore di metalli europeo di continuare a commerciare con la Repubblica Democratica del Congo, nonostante avesse annunciato pubblicamente che avrebbe smesso di acquistare minerali provenienti dalle zone di guerra. Dopo l'hacking e le perdite di dati da un sito Intel in segno di protesta contro le operazioni minerarie della società nel paese africano, gli hacker attivisti hanno attaccato Traxys, una società che offre servizi logistici e finanziari alle industrie minerarie e dell'energia.

Traxys si era impegnata l'8 maggio 2012 a sospendere l'approvvigionamento di minerali provenienti dalla Repubblica Democratica del Congo, al fine di rispettare il Consumer Protection Act, che ha adottato nuove regole per l'utilizzo di "minerali" provenienti dal conflitto in Congo. "Il Gruppo Traxys acquista inconsapevolmente materiale che contiene minerali che, direttamente o indirettamente finanziano o beneficiano i gruppi armati nella Repubblica Democratica del Congo o in un paese confinante", ha detto la società al momento in cui è stata fatta la promessa.


"Il gruppo si adopererà per individuare e valutare il rischio nella catena di approvvigionamento e farà ogni sforzo costante per verificare che i minerali dalla regione del conflitto non entrare nella nostra catena di approvvigionamento". Come riporta International Business Time, secondo il materiale fuoriuscito da Anonymous, tuttavia, Traxys ha ricevuto una email da un commerciante conosciuto come Thierry Salvakalumba il 18 maggio da cui risulta che l'impresa è "chiaramente interessata al piombo del DR Congo".

Il venditore, che vive in Africa, ma utilizza un account di Yahoo France, avrebbe illegalmente spostato il commercio da RD Congo allo Zambia per proteggere la reputazione della società. L'email diceva: "Ciao, siamo qui per farvi sapere che siamo in grado di fornirvi il prodotto e la quantità disponibile è ora di 30000Mt  e il grado è tra il 65% e il 72% pb, non meno. In questo momento, abbiamo cominciato a muovere il minerale di piombo da DRC al nostro magazzino in Chingola, Zambia. Perfavore fateci sapere se siete interessati. Saluti Thierry".


Dalla email è chiaro che il venditore sta cercando di spostare il piombo, che èoriginario in Congo, in Zambia così "nessuno può dimostrare che il minerale di piombo è scavato in Congo", ha detto Anonymous. "Questo permette a Traxys di dire che credono veramente che il minerale di piombo è proveniente dallo Zambia e non dal Congo".  Nel dicembre 2008, gli investigatori delle Nazioni Unite avevan ipotizzato che Traxys fosse implicata nel presunto acquisto di materiali provenienti da gruppi di miliziani nella Repubblica Democratica del Congo.

In risposta, la società aveva annunciato di aver subito fermato l'approvvigionamento minerali provenienti dalle province orientali della Repubblica Democratica del Congo, dove gli esperti delle Nazioni Unite avevano riferito che la società acquistatava casserite (minerale di stagno) e coltan (minerale di tantalio) da operatori nella Repubblica Democratica del Congo. Il coltan e la cassiterite sono minerali che fanno gola alle industrie di elettronica come Apple, Intel, IBM, Nokia, Motorola e Samsung per la costruzione di cellulari, smartphone, computer e prodotti di elettronica di consumo.


Via: IBTimes

Attacco hacker a siti di calcio europei, diffusi dati personali degli utenti


Gli esperti di sicurezza dei G Data SecurityLabs hanno scoperto che, seguendo la scia degli Euro 2012, i siti ufficiali di club calcistici europei, fan club e associazioni calcistiche sono stati violati da attacchi hacker. L'autore del reato ha sottratto e diffuso su Internet nomi, username, password, indirizzi email, numeri di telefono, indirizzi IP e talvolta anche informazioni riguardanti account bancari.

Ad essere stati colpiti, per il momento, sono stati alcuni siti di noti Club calcistici italiani, spagnoli, greci, tedeschi e olandesi. Dietro tale atto si nascondono motivazioni politiche riconducibili al cosiddetto "hacktivism". Come dichiarato pubblicamente dall’autore un paio di giorni fa, egli contesta i profitti delle squadre di calcio mentre l'attuale crisi economica grava sul ceto medio portandolo verso la rovina.

A livello tecnico, i veicoli d'attacco sono stati SQL Injection e CRLF Injection. La prima, iniettando codice all'interno di un’istruzione SQL, consente di copiare, modificare, cancellare dati, ecc. La seconda prevede l'invio di una richiesta "http" preparata appositamente per manipolare la risposta del webserver. L'attacco CRLF Injection (a volte indicato anche come HTTP Response Splitting) è un attacco Web abbastanza semplice ma estremamente potente.

Gli hacker stanno sfruttando attivamente questa vulnerabilità delle applicazioni Web per eseguire una grande varietà di attacchi che includono XSS cross-site scripting, cross-user defacement, posizionamento della web-cache client, dirottamento di pagine web e una miriade di altri attacchi correlati. G Data ha provveduto ad avvisare dell'accaduto i club calcistici interessati e si rende disponibile a fornire assistenza qualora fosse necessaria.

Quali potrebbero essere le conseguenze di questo attacco? 

  • Essendo un attacco mirato ai fun di calcio, gli hacker potrebbero lanciare un'azione di spam "personalizzata" confezionando contenuti calcistici infetti; 
  • attraverso il social engineering, persone malintenzionate potrebbero prendere informazioni sulle singole persone, fingersi dipendenti della società di calcio attaccata e contattare le vittime, per telefono o via mail, estorcendo loro informazioni di qualsiasi tipo; 
  • i dati diffusi su web potrebbero essere utilizzati per accedere ad altri servizi web delle vittime, considerando che spesso gli utenti, seguendo un comportamento sbagliato, utilizzano i medesimi dati di accesso (username/email e password) per più servizi.

Per proteggervi dalla minaccia, dunque, è consigliabile cambiare con frequenza le password che utilizzate per accedere ai vari siti Web, non utilizzare la stessa per più di un servizio e prestare particolare attenzione a tutte le comunicazioni insolite che ricevete, specialmente se in questo periodo riguardano le tematiche calcistiche.

Attacco al blog di Grillo: Anonymous rivendica ma comico li scagiona


Il sito di Beppe Grillo è rimasto inaccessibile da alcune ore. Secondo la voce circolata nel pomeriggio di ieri, Anonymous avrebbe bloccato il blog di Beppe Grillo. Ma in serata è stato il comico stesso a lanciare il suo ‘sos’ via Facebook e Twitter, precisando che “l’attacco non è opera di Anonymous”. Per questo, ha proseguito il blogger, “chiedo aiuto alla Rete, e ovviamente anche ad Anonymous, per identificare il gruppo che ha bloccato il sito”.

Verizon, aumentati nel 2011 gli attacchi hacker da attivismo cibernetico


Nel 2011 c'è stato un aumento senza precedenti dei casi di "hacktivismo", ovvero i cyberattacchi rivolti contro obiettivi di natura religiosa, politica e sociale. Lo evidenzia la quinta edizione del Verizon Data Breach Investigations Report sulla sicurezza dei dati. Il report ha registrato 855 casi di violazione dei dati, con 174 milioni di record sottratti, la seconda perdita di dati per dimensioni mai osservata dall'inizio dell'analisi, nel 2004. Alla realizzazione del rapporto hanno collaborato con Verizon cinque partner: i Servizi Segreti degli Stati Uniti, la National High Tech Crime Unit della Polizia olandese, l’Australian Federal Police, il Reporting & Information Security Service irlandese e la Police Central e-Crime Unit della London Metropolitan Police. I risultati mostrano il carattere decisamente internazionale del fenomeno.  Gli attacchi sono partiti da 36 paesi, contro i 22 dell'anno scorso.


Quasi il 70 per cento ha avuto origine dall'Europa orientale e circa il 25 per cento dal nord America. Gli attacchi esterni sono i maggiori responsabili delle violazioni dei dati, con il 98 per cento dei casi attribuibili a crimine organizzato, attivisti, ex dipendenti, hacker solitari e organizzazioni sponsorizzate da governi stranieri. I sistemi di attacco si basano soprattutto sullo "hacking" (ovvero la violazione criminosa dei codici di protezione) e il malware (la diffusione di software "spia"). L'hacking si è verificato nell'81 per cento delle violazioni dei dati e nel 99 per cento dei casi di sottrazione di dati. Il malware è stato usato nel 69 per cento delle violazioni e nel 95 per cento delle compromissioni dei dati. Tali metodi sono preferiti perché consentono di colpire più obiettivi contemporaneamente da postazioni remote. Uno dei fattori di pericolosità degli attacchi è che sono difficili da scoprire.


Il lasso di tempo che trascorre dall'attacco alla sua scoperta si misura in mesi se non anni. La maggior parte delle violazioni, il 92 per cento, viene scoperta non dalle vittime dell'attacco, ma da soggetti terzi. "Le violazioni informatiche continuano ad arrecare danni alle organizzazioni di tutto il mondo e noi continuiamo ad analizzarle perché voi possiate conoscerle e tutelarvi. La serie di report DBIR prende ora in esame otto anni, più di 2.000 violazioni e oltre 1 miliardo di dati compromessi. Il nostro obiettivo è individuare i responsabili degli attacchi, le loro modalità di azione e gli asset che rientrano nei loro obiettivi. Più si conosce il fenomeno, più si è preparati ad affrontarlo. I nostri report forniscono riflessioni e chiare indicazioni su cosa fare per contrastare attivamente le minacce alla sicurezza", scrive Verizon sulla pagina del report. Il rapporto è disponibile qui in PDF.

Via: TM News

Anonymous Italia contro il Vaticano, bloccato il sito della Santa Sede


Il sito internet del Vaticano è stato reso inaccessibile dalle 16 di questo pomeriggio. A rivendicare l'attacco DDos, Anonymous Italia che ha colpito i server del portale Web della Santa Sede, www.vatican.va. "Oggi Anonymous ha deciso di porre sotto assedio il vostro sito in risposta alle dottrine, alle liturgie ed ai precetti assurdi ed anacronistici che la vostra organizzazione propaga e diffonde nel mondo", si legge in un post sul blog degli hacker. 

"Avete bruciato testi di immenso pregio storico e letterario, - proseguono i pirati di Anonymous nel comunicato - avete barbaramente giustiziato i vostri più accaniti detrattori e critici nel corso dei secoli, avete negato teorie universalmente ritenute valide o plausibili; avete indotto sprovveduti a pagare per ottenere l'accesso al paradiso con la vendita di indulgenze. Vi siete resi responsabili della riduzione in schiavitù di intere popolazioni, usando come pretesto la vostra missione di evangelizzazione e la diffusione della fede cristiana nel mondo".


Non mancano riferimenti ai casi di pedofilia nel clero e accuse contro le posizione del Vaticano sull'aborto e sull'uso del preservativo, definite "retrograde". C'è poi un riferimento all"Italia, che "deve tollerare - si legge ancora su Anonymous - quotidianamente le vostre ingerenze nella vita pubblica politica e sociale e tutti i danni che ciò comporta. Avete immobili ed attività commerciali per il valore di miliardi di euro, sui quali avete fortissime agevolazioni fiscali". 

"Ci auguriamo vivamente che i Patti Lateranensi vengano infine in un futuro prossimo rivisti e che veniate relegati a ciò che siete...una reliquia dei tempi che furono. Questo attacco - concludono gli hacker - non è inteso verso la religione cristiana o contro i fedeli in tutto il mondo, bensì verso la corrotta Chiesa Romana Apostolica e tutte le sue emanazioni". La notizia è stata diffusa anche via Twitter: vatican.va TANGO DOWN! e ulteriori dettagli pubblicati su Pastebin. Per il Vaticano si tratterebbe però di semplici problemi tecnici.

Sito della Cia bloccato da Anonymous, Israele minacciata in un video


Il sito internet della Cia è bloccato in seguito ad un attacco informatico, rivendicato dal gruppo di hacker Anonymous. Il portavoce della Cia non ha voluto commentare la notizia. Quello che è certo è che la tecnica usata è di tipo DDos (distributed denial of service). Anonymous ha annunciato l'attacco su Twitter parafrasando il gergo militare della Nato "Tango down", usato quando un obiettivo viene distrutto. #Cia Tango Down, è stato il tweet postato sul sito di microblogging.