Un collettivo di hacker italiani ha avviato un'offensiva contro pedofili e chi pubblica foto hard per vendetta. Alla luce della recente operazione "Revenge Gram" lanciata da Anonymous e Lulzsec Italia, si segnala l'opinione dell'Accademia Italiana Privacy (AIP) pubblicata sul blog dell'associazione. In questi giorni si sono fatti prendere tutti da questioni di privacy che ruotano attorno alla pandemia COVID-19, generando enormi sorgenti di pensieri che si sono evoluti in fiumi di parole, articoli e interviste che hanno inondato il Web e tutti i media. APP si APP no, misurazione della temperatura e trattamento dei dati, informative ai lavoratori dipendenti con consenso scritto o informato.
La conoscenza aiuta a rendere liberi e dunque è importante approfondire i diversi aspetti tecnologici, scientifici, culturali e sociali.
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AIP, Anonymous contro pedofilia e revenge porn: cosa accade su TW
Un collettivo di hacker italiani ha avviato un'offensiva contro pedofili e chi pubblica foto hard per vendetta. Alla luce della recente operazione "Revenge Gram" lanciata da Anonymous e Lulzsec Italia, si segnala l'opinione dell'Accademia Italiana Privacy (AIP) pubblicata sul blog dell'associazione. In questi giorni si sono fatti prendere tutti da questioni di privacy che ruotano attorno alla pandemia COVID-19, generando enormi sorgenti di pensieri che si sono evoluti in fiumi di parole, articoli e interviste che hanno inondato il Web e tutti i media. APP si APP no, misurazione della temperatura e trattamento dei dati, informative ai lavoratori dipendenti con consenso scritto o informato.
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Salute: CNR, adolescenti giocano meno d'azzardo ma è boom online
Diminuisce il numero degli studenti che giocano, grazie agli interventi di sensibilizzazione nelle scuole superiori. È quanto emerge dallo studio ESPAD®Italia 2014, condotto dai ricercatori dell'Istituto di fisiologia clinica del Consiglio nazionale delle ricerche di Pisa (Ifc-Cnr). In crescita, però, il gioco on line. La percentuale di studenti di 15-19 anni che giocano d’azzardo è passata dal 47% del 2009-2011 al 39% del 2014 e si è anche ridotta la quota di studenti-giocatori con un profilo definito a rischio o problematico. In termini numerici, sono stati oltre 900mila gli studenti che hanno giocato d’azzardo almeno una volta nello scorso anno, mentre erano circa 1,1 milioni negli anni tra il 2009 ed il 2011.
Sos tabacco minori: la campagna del Moige per contrastare illegalità
“Sos tabacco minori” è la nuova campagna promossa dal Moige - movimento genitori per contrastare il contrabbando delle sigarette. Dopo aver raggiunto livelli record in Italia nel 2012 (fonte: KPMG Star Report, 2012), la diffusione illegale dei prodotti del tabacco continua ad essere preoccupante, a causa del basso costo e del facile accesso al mercato nero. E l’illecito non fa sconti ai minori.
Per difenderli dall’accesso al tabacco e sensibilizzare l’opinione pubblica sul fenomeno dell’illecito, nasce “Sos tabacco minori”, la nuova campagna del Moige - movimento genitori, per la quale è stato creato un sito dedicato, “sostabaccominori”, e un video da condividere sui social network. Solo nel 2013, sottolinea il Moige in una nota, la Guardia di Finanza ha sequestrato oltre 115 tonnellate di sigarette di contrabbando, di cui il 35% in Campania, con la denuncia di 4.378 responsabili, tra cui 250 tratti in arresto.
Ben 1778 le denunce nella sola Campania. Circa 4 sigarette su 5 sequestrate, secondo i dati forniti dal Comando Generale della Guardia di Finanza, sono rappresentate dalle cosiddette “cheap white”, sigarette prodotte in paesi come Cina, Russia, Emirati Arabi Uniti ed Ucraina irregolarmente introdotte nel territorio dell’Unione Europea nonostante non siano conformi agli standard di produzione e commercializzazione previsti: è di conseguenza facilmente intuibile il maggiore rischio associato al consumo delle stesse.
L’Italia, per naturale collocazione geografica, si pone come “nodo di scambio” delle tratte del contrabbando, caratterizzandosi non solamente come mercato di consumo. Lo testimoniano gli ingenti quantitativi bloccati nei porti di Ancona, Gioia Tauro, Bari, Genova, Napoli, Trieste e Brindisi, ove i tabacchi giungono nascosti nei “doppifondi” dei mezzi di trasporto o occultati in container scortati da documentazione doganale fittizia. Napoli è la città più colpita dal fenomeno del contrabbando.
Nel capoluogo partenopeo, 1 pacchetto su 4 è illegale e più del 40% dei pacchetti illegali vengono venduti nelle zone adiacenti le scuole (Fonte: MSIntelligence). Secondo l’indagine Moige-SWG “Giovani&Fumo” (2013), condotta su un campione di 2000 genitori con figli di età compresa tra i 6 ed i 18 anni, 3 genitori su 10 (29%) ancora non sanno che è vietato vendere tabacco ai minori, come previsto dal ‘Decreto Balduzzi’ in vigore dal 1 gennaio 2013. Inoltre, quasi la metà degli intervistati (48%) pensa che il divieto vigente non sia conosciuto neanche dai propri figli.
Allo stesso tempo, ben 7 genitori su 10 (71%) ritengono che l’utilizzo di sigarette contraffatte o di contrabbando sia molto diffuso. Altrettanto marcata risulta la preoccupazione dei genitori per l’accesso ai prodotti illeciti da parte degli under 18: quasi 4 genitori su 5 (79%) pensano che il fenomeno sia diffuso in modo particolarmente elevato. Inoltre, 3 genitori su 4 (75%) definiscono la facilità di accesso e i costi bassi i fattori principali dell’aumento costante del numero dei giovani fumatori.
“Il nostro obiettivo è accrescere la consapevolezza del fenomeno del mercato illecito del tabacco, che sta assumendo in Italia dimensioni preoccupanti. Occorre stimolare le autorità competenti a lavorare di più sul fronte dei controlli, soprattutto nelle zone più interessate dal fenomeno criminoso. Allo stesso tempo, è necessario rafforzare la collaborazione di rivenditori di tabacco, istituzioni, famiglie e società civile per contrastare l’accesso dei minori al tabacco, anche nel mercato legale”, sostiene Maria Rita Munizzi, Presidente nazionale Moige - movimento genitori.
Fonte: MOIGE
Soli davanti a Web e Tv, nativi digitali giocano molto e studiano poco
Ipermediatici, iperconnessi, multitasking, interessati più allo svago che allo studio e spesso sprovveduti: sono i nativi digitali fotografati dall'indagine voluta dal MOIGE - movimento genitori "La Dieta Mediatica dei nostri figli" curata dal prof. Tonino Cantelmi, professore incaricato di Psicologia dello sviluppo e dell'educazione - Lumsa, Roma, condotta nelle scuole elementari, medie e superiori. L'indagine analizza otto aree: televisione, computer e internet, telefonino, cinema, videogiochi, radio, riviste e quotidiani, libri.
Il 52% del campione afferma di dedicare alla Tv fino a due ore al giorno. Un minore su 5 anche fino a 5 ore; il 38% trascorre davanti al monitor da 1 a 3 ore, quasi sempre connesso ad internet. Abbandonata la Tv, o magari mentre la guardano, i ragazzi cercano svago e relax nel computer, ma solo 1 su 10 si connette per studiare e fare ricerche, tutte le altre motivazioni rimandano ad aspetti ricreativi come chattare, ascoltare musica, guardare immagini e, qualche volta, ad attività illecite come scaricare film e musica.
Internet è sicuramente il luogo privilegiato per la vita relazionale, infatti il 24% del campione si connette soprattutto per chattare; 1 su 5 ha incontrato le persone che ha conosciuto on line e il 13% dei ragazzi tra i 14 e i 20 anni ha scambiato il proprio numero di cellulare durante una conversazione in chat. Un adolescente su 5 dichiara di aver "sempre" o "spesso" cominciato una relazione tramite Internet. Alla domanda "sei iscritto ad un social network?" 6 su 10 rispondono di "si", ed anche a più di uno contemporaneamente. Il 96% di questi è iscritto a Facebook.
Quasi il 60% dei ragazzi non ha problema nel dichiarare di essersi divertito nel ricevere o inviare foto o video "hot" (pratica definita "sexting", dall'inglese "sex" - sesso - e "texting" - invio di messaggi virtuali). Sconcertante è la diffusione del cyberbullismo: 6 adolescenti su 10, appartenenti alla classe d'età 14-20, almeno una volta ha utilizzato foto o video per prendere in giro qualcuno (1 su 5 dichiara di farlo spesso). Il 27% del campione afferma di inviare e ricevere più di 20 sms al giorno. Il 44% dichiara di passare meno di un'ora giocando con i videogiochi.
Un minore su 5 trascorre ai videogiochi da 1 a 3 ore al giorno. Allarme anche sul tema dei videogiochi: secondo il 57% del campione videogiocare influenza molto gli atteggiamenti del giocatore stesso. Allora è ipotizzabile che giochi particolarmente violenti possano implicare conseguenze negative per i ragazzi. 1 videogiocatore su 2 ha risposto di "Si" alla domanda "Hai mai pensato di voler essere come uno dei protagonisti dei tuoi video giochi?". Il dato più preoccupante è che nella classe di età 6-10 più della metà (il 56%) si identifica con il proprio avatar.
La metà dei ragazzi italiani dai 6 ai 18 anni si reca a vedere un film al cinema più di 4 volte durante l'anno. Il 40% degli intervistati sopra i 14 anni vede, "sempre" o "spesso", film non adatti ai minori, il che fa pensare a uno scarso controllo nelle sale cinematografiche. 4 ragazzi su 10 dichiarano di ascoltare la radio tutti i giorni, principalmente attraverso lo stereo (38%), e in automobile (61%), per lo più nel pomeriggio. I programmi musicali e quelli sportivi vanno per la maggiore.
Il campione femminile è quello che legge libri con maggior piacere con il 41% che ha risposto "molto", e il 36% "abbastanza" alla domanda "Ti piace leggere?" e i generi letterari preferiti dal totale del campione sono i romanzi (28%) e i libri fantasy (26%). La ricerca mette in luce anche un aspetto che sottolinea l’emergenza educativa, infatti il 40% dei ragazzi di età superiore ai 14 anni non ha mai avuto limiti di orario da parte dei propri genitori rispetto all’utilizzo dei videogiochi.
Quasi il 40% del campione è libero di navigare senza alcun limite, solo 1 su 5 ha dei tempi stabiliti per l’utilizzo del computer e 1 su 4 non ha alcun limite di orario in cui guardare la TV. Tutto questo facilita la possibilità dei ragazzi di visionare materiale non adatto alla loro età: il 25% dei ragazzi vede spesso in televisione film non adatti ai minori, il 27% ha visitato, almeno una volta, pagine web con contenuti non idonei e il 22% ha videogiocato con giochi sconsigliati per la loro età.
Un utilizzo non responsabile, e soprattutto non mediato dagli adulti, delle New Tecnology potrebbe condurre i ragazzi a condizioni psicopatologiche o a situazioni di isolamento sociale: il 21% degli intervistati ha risposto che preferisce guardare la televisione piuttosto che uscire e il 5% del campione risponde di preferire Internet piuttosto che vedersi con gli amici.
I dati della ricerca fa notare Maria Rita Munizzi, presidente Moige, "ci confermano che abbiamo davanti una generazione che preferisce il mondo virtuale a quello reale, che si collega a internet prevalentemente per chattare e nella maggior parte dei casi lo fa con sconosciuti. Come rimanere impassibili davanti al 21% degli intervistati che preferisce la compagnia della tv ad un incontro con gli amici?".
Via: MOIGE
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LOGOTEL collabora al lancio della Kids Experience con Flip by Dorelan
E’ entrato in commercio il 2 dicembre Flip, un rivoluzionario prodotto progettato secondo i principi del service design per il benessere dei bambini: unico materasso 4 in 1 capace di accompagnarne la crescita dai 3 fino ai 14 anni. Dormire è un’attività di fondamentale importanza per ogni bambino: anche dalla salute del sonno, infatti, dipendono la corretta formazione sia fisica sia cognitiva del bambino e quindi dell'adulto. Ogni bambino trascorre infatti in media dalle 11 alle 13 ore su un letto, e oltre il 70% dei problemi di sonno dei bambini è correlato ad abitudini scorrette.
Pubblica foto e video hard dell'amica minorenne sul Web: condannato
Le aveva chiesto di fare qualcosa di «speciale» per dimostrargli il suo amore. Di inviargli tramite WhatsApp alcune foto e un video osé, poi finiti in rete, su Facebook e Youtube e girati tra gli amici e conoscenti della Monza bene. Con lei, 14 anni, che è stata presa in giro, umiliata e insultata e lui, il `bello´ della scuola più grande di cinque anni, ora condannato a due anni e otto mesi di carcere e 11 mila euro di multa per aver indotto la ragazzina alla produzione di materiale pornografico e per averlo diffuso.
La vicenda per cui il 19enne monzese è stato processato con rito abbreviato dal gup di Milano Claudio Castelli, che ha anche disposto un risarcimento di 100 mila euro a favore della ragazzina, è cominciata l’inverno dell’anno scorso. La minorenne, con una cotta per il suo compagno di scuola, il più corteggiato, aveva accettato la proposta di lui: mandargli con il suo Smartphone, come una sorta di «prova d’amore», alcune foto in slip e calze nere, con la promessa che le avrebbe tenute per sé, sul suo cellulare.
Invece le fotografie in un baleno vengono girate agli amici e ai compagni per poi essere postate su Facebook. Subito i commenti senza pietà, le cattiverie e gli sfottò della community nei confronti dell’adolescente che, però, ci ricasca. Il suo «innamorato», dopo essere sparito per qualche giorno, fa in modo di essere ricontattato. Questa volta alza il tiro e le chiede, come dimostrazione del suo amore, un video in atteggiamenti intimi, assicurandole che mai sarebbe circolato.
Lei, sconcertata, si confida con un amico comune - un minorenne figlio di un noto personaggio del mondo dello spettacolo ora sotto inchiesta con un coetaneo - che la convince, come è stato riferito, spiegandole di dover fare «qualcosa di speciale perché noi delle suore siamo stufi». Il risultato? Il filmato è apparso su Youtube per qualche ora (ovviamente è stato oscurato), la 14enne additata da tutti, insultata e i commenti si fanno più pesanti.
La giovanissima però non ce la fa più e racconta tutto ai genitori che, tramite gli avvocati Roberta Succi e Francesco Laratta, sporgono denuncia. Da qui le indagini e lo scorso 5 novembre, la condanna del `bello´ della scuola. «Abbiamo sempre camminato a testa alta - ha spiegato la madre della adolescente - ma le reazioni attorno alla famiglia e mia figlia sono state davvero assurde. Ancora oggi ci imbrattano i muri e hanno modificato un video dove mia figlia canta con frammenti di quelle immagini. Una cattiveria inaudita».
Fonte: La Stampa
Pedopornografia, Google bloccherà 100mila ricerche connesse e foto
Verranno bloccati i risultati delle ricerche sul web legati all'abuso sui bambini. L’amministratore delegato di Google Eric Schmidt ha annunciato la messa a punto di una nuova tecnologia capace di bloccare le ricerche di materiale pedopornografico su internet. In un intervento pubblicato oggi sul quotidiano britannico Daily Mail, Schmidt ha precisato che le modifiche apportate consentono di cancellare la pedopornografia dai risultati di più di 100.000 tipi di ricerca.
Oggi l’ad parteciperà a un incontro organizzato da Downing Street sulla pornografia sulla rete, che vedrà riuniti Google, Microsoft e altri giganti del web, dopo che lo scorso luglio il premier britannico David Cameron aveva sollecitato un maggiore intervento dei motori di ricerca per ostacolare la diffusione di immagini illegali. Secondo Schmidt, “senza dubbio la società non arriverà mai a eliminare tale depravazione, ma dovremmo fare tutto ciò che è in nostro potere per proteggere i bambini”.
Per questo motivo negli ultimi tre mesi Google ha mobilitato oltre 200 collaboratori per sviluppare una nuova tecnologia per risolvere il problema: “Abbiamo affinato la ricerca su Google per impedire di far apparire tra i nostri risultati link a siti di abusi sessuali dei bambini. Anche se l’algoritmo non è perfetto, e Google non può impedire ai pedofili di aggiungere nuove immagini sul web, i cambiamenti ottenuti hanno consentito di ripulire i risultati di oltre 100.000 richieste potenzialmente correlate ad abusi sessuali sui bambini”.
“Non c'è nessuna soluzione tecnica rapida, quando si tratta di individuare ipotetici abusi sessuali su un bambino. Questo perché i computer non possono distinguere tra immagini di bambini innocenti abusati in un bagnetto e genuine. Così abbiamo sempre bisogno di avere una persona che possa rivedere le immagini. Una volta che è fatto - e sappiamo le immagini sono illegali - ad ogni immagine è data un'impronta digitale unica. In questo modo i nostri computer possono identificare quelle immagini ogni volta che appaiono sui nostri sistemi”.
“E Microsoft si merita molto credito per aver sviluppato e condiviso la sua tecnologia di rilevamento dell'immagine. Ma i pedofili riprendono sempre i loro crimini. Così i nostri ingegneri di YouTube hanno creato una nuova tecnologia per identificare questi video. Stiamo già provandola a Google, e nel nuovo anno speriamo di renderla disponibile ad altre società Internet e organizzazioni di sicurezza per bambini. Ci sono molte organizzazioni che lavorano per combattere lo sfruttamento sessuale dei bambini online - e noi vogliamo garantire a loro il miglior supporto tecnico”.
“L'abuso sessuale dei bambini è una sfida globale, e il successo dipende da tutti coloro che lavorano insieme - forze dell'ordine, società di internet e di beneficenza. Accogliamo con favore l'iniziativa presa dal governo britannico, e speriamo che le tecnologie sviluppate dalla nostra industria faranno la vera differenza nella lotta contro questo terribile crimine”. Ciò aiuterà l'IWF in Gran Bretagna e l'US NCMEC. Le restrizioni varate da Google verranno applicate in un primo momento ai paesi di lingua inglese, ma si estenderanno al resto del mondo e ad altre 158 lingue nell’arco di sei mesi.
Fonte: Daily Mail
Via: TMNews
Facebook allenta le regole della privacy sui minori e il Moige insorge
Per la prima volta, gli utenti sotto i 18 anni possono postare pubblicamente su Facebook. La logica è che altri siti non limitano i bambini, gli adolescenti sono sempre più esperti di web, e giovani celebrità vogliono una voce. Questo permette ai minori di condividere pubblicamente le cose che piacciono, quindi devono scegliere manualmente la condivisione pubblica e confermare che nè compredono i rischi. I minorenni, teoricamente dai 13 ai 17 anni (dato che non ci si potrebbe iscrivere prima), possono adesso attivare anche l'opzione Follow per il proprio profilo utente.
"Quello annunciato oggi da Facebook è un grande passo indietro per la tutela dei minori. Non bastava che i ragazzi dai 13 ai 17 anni potessero iscriversi al social network americano senza consenso genitoriale, in spregio alla norma di legge, che vieta ai minori di sottoscrivere contratti. Da oggi potranno scrivere post 'pubblici', visibili cioè anche agli utenti che non fanno parte della loro cerchia di 'amici', compresi adulti e malintenzionati". Così Maria Rita Munizzi, presidente del Movimento Italiano Genitori (Moige), che annuncia: "Siamo pronti a denunciare al Garante della Privacy Facebook".
"Questo conferma quanto la piattaforma di Zuckerberg, per rispondere a bieche logiche di mercato - prosegue Munizzi - sia disposta a offrire su un vassoio d'argento i nostri figli a inserzionisti pubblicitari o peggio ancora cyberbullisti e pedofili. Siamo pronti a denunciare al Garante della Privacy Facebook, che continua ad essere 'terra di nessuno', dove regole e controlli sono spesso risibili e dove al genitore non è consentito l'esercizio di alcun tipo di controllo sulla 'vita virtuale' del proprio figlio minorenne. Come genitori, non possiamo più tollerare che questo accada".
"Ci auguriamo che venga presto adottata una normativa specifica di tutela: la sicurezza dei nostri figli, viene prima di tutto'', conclude la presidente Munizzi. L'azienda ha introdotto anche "strumenti aggiuntivi per aiutare ad educare gli adolescenti sulle implicazioni della condivisione di un post con un pubblico", ha spiegato un portavoce di Facebook. In base alla nuova politica, nel momento in cui gli adolescenti si iscrivono al sito, avranno automaticamente la protezione della privacy più forte, e le informazioni che verranno inserite saranno visibile soltanto ai loro amici.
Ma avranno anche la possibilità di modificare queste impostazioni e condividere i propri post pubblicamente. Nel frattempo, le giovani celebrità generano contenuti interessanti che fanno appello alla critica demografica under 18. Dal dicembre 2009, gli utenti più giovani del sito sono stati in grado soltanto di condividere i post, le foto e gli aggiornamenti con una selezione limitata dei social network: amici, amici di amici, e altri membri della loro scuola, università e reti verificate. Questo valeva anche se il giovane aveva impostato sul sito la condivisione di alcuni aggiornamenti con "tutti".
Tali restrizioni sono ora state rimosse, permettendo gli adolescenti di avere lo stesso controllo sulle loro impostazioni della privacy di tutti gli altri, in modo che le foto e aggiornamenti di stato possono essere resi completamente ricercabili. Creare una pagina o un evento, aprire un gruppo, permettere che i propri contenuti siano commentati, condivisi e indicizzati nel nuovo Graph Search sono le nuove funzioni. Facebook ha sottolineato che molti altri social media come Twitter e Instagramm ma anche Ask.fm e Kik, permettono agli utenti adolescenti di esprimersi pubblicamente.
Via: Adnkronos
Foto: Facebook Newsroom
Pedofilia: adescava minori e li faceva spogliare in webcam, arrestato
Adescava minorenni online e, dopo avere guadagnato la loro fiducia, gli chiedeva di mostrarsi nudi in webcam registrando foto e video. Con quest'accusa gli agenti della Sezione di polizia postale dell'Aquila, a conclusioni di laboriose indagini di polizia giudiziaria dirette dal sostituto procuratore della Repubblica dell'Aquila, Roberta D'Avolio, hanno arrestato un 40enne di Avezzano (L'Aquila) senza un lavoro stabile.
I reati contestati vanno dalla divulgazione e condivisione in internet, attraverso programmi di "file sharing", di file contenenti materiale pedopornografico realizzato mediante lo sfruttamento di minori, alla detenzione di ingente quantitativo di materiale della stessa natura, all'adescamento on line di minori attraverso la creazione di apposite "identità digitali".
In particolare gli adescamenti avvenivano con falsi account su sistemi di messaggistica istantanea, facendosi passare a volte per un ragazzo, altre volte per una ragazza, secondo il sesso dell'interlocutore. L'uomo utilizzava la cosiddetta tecnica del "grooming", ovvero instaurava con le vittime un rapporto di amicizia e di confidenza.
L'arrestato è accusato di aver realizzato una raccolta di oltre 82mila files, tra immagini e video pedopornografici, tutti custoditi in hard disk criptati e protetti da password, alcuni dei quali diffusi in rete. Il quarantenne era solito anche redigere delle note di testo con l'elenco dei minori contattati e da contattare. Le indagini nei confronti dell'uomo, già denunciato nel 2003 per fatti analoghi dalla Polpost di Udine, hanno preso il via alla fine del 2011.
La perquisizione eseguita dalla Polizia Postale dell'Aquila nell'abitazione dell'arrestato ha fornito importanti elementi di riscontro alle ipotesi accusatorie, tuttora al vaglio degli inquirenti. L'ordinanza di custodia cautelare in carcere è state emessa dal gip del Tribunale dell'Aquila, Marco Billi, su richiesta del sostituto procuratore Roberta D'Avolio. Al momento l'uomo si trova rinchiuso nella casa circondariale di Avezzano in attesa dell'interrogatorio di garanzia che si svolgerà al massimo entro cinque giorni.
Via: AGI
Salute, studio Usa: le bevande gassate rendono i bambini più violenti
I bambini che consumano bibite gassate sono non solo più grassi, ma anche più violenti. A sostenerlo è uno studio condotto dalle università di Harvard, Columbia e Vermont, pubblicato sulla rivista scientifica Journal of Pediatrics. La ricerca ha analizzato il comportamento di 3.000 bambini, dalla nascita fino al compimento dei 5 anni. I soggetti coinvolti provengono da 20 grandi città degli Stati Uniti e sono perlopiù neri o ispanici.
DL contro violenza, Save the Children: da Governo segnali importanti
Il Consiglio dei ministri ha approvato il decreto che contiene le nuove norme di contrasto al femminicidio, stalking e cyberbullismo. “Oggi arrivano dal Governo due segnali importanti per la tutela dei minori. Il decreto appena approvato riconosce finalmente le pesanti conseguenze per i figli minori testimoni di atti di violenza compiuti sulle loro madri, introducendo un’aggravante di pena specifica in questi casi, che sono una percentuale molto rilevante ed è ormai dimostrato come assistere ad una violenza familiare equivalga a subirla direttamente", ha dichiarato Raffaela Milano, Direttore Programmi Italia-Europa di Save the Children.
"In secondo luogo, sul versante del cyberbullismo, è importante che venga riconosciuta la pericolosità di questo fenomeno ben conosciuto dai ragazzi - il 72% lo considera come la minaccia più pericolosa tra i rischi per la sicurezza personale[1] - ma che il mondo degli adulti deve ancora comprendere appieno nella sua portata. In questo caso riteniamo che gli annunciati provvedimenti punitivi debbano essere inseriti in una più ampia strategia che punti sulla prevenzione, promuovendo informazione ed educazione dei minori stessi e degli adulti di riferimento, come abbiamo recentemente ribadito nell’audizione del 24 luglio scorso alla Commissione per i Diritti Umani del Senato, dove Save the Children è stata invitata a presentare i dati che descrivono il fenomeno e le raccomandazioni più opportune per promuovere un’azione di contrasto".
E proprio sul fronte della prevenzione la tutela dei diritti dei minori online sulla rete in Europa rischia di finire in fondo alle priorità di investimento nei programmi di implementazione dell’agenda digitale 2014-2020. Una recente proposta della Commissione europea ha infatti inserito le misure per la tutela e la protezione di bambini e adolescenti europei online in fondo alla lista delle priorità del programma di sviluppo della rete Connecting Europe Facility (CEF) 2014-2020, che è focalizzato principalmente sulle infrastrutture e sconta già in partenza un pesante taglio di risorse, da 9 miliardi di euro a 1 soltanto.
“Si tratta di una proposta di fronte alla quale Save the Children Italia, che è fortemente impegnata da anni in prima linea su questo tema, ha immediatamente attivato - come coordinatore della European Ngo Alliance for Child Safety Online (eNACSO) - un’ampia mobilitazione nei confronti dell’UE, coinvolgendo le principali associazioni europee impegnate nella sicurezza dei minori online[2], riuscendo finora a ottenere dalla commissione parlamentare incaricata della discussione del testo della proposta una serie di emendamenti per ripristinare la centralità della sicurezza dei minori online all’interno del Connecting Europe Facility".
"E’ fondamentale ora che questo primo risultato sia confermato attraverso l’intero iter procedurale che determinerà la regolamentazione finale, a maggior ragione alla luce delle proporzioni raggiunte da un fenomeno, come quello del cyber bullismo, che proprio in questi giorni si segnala nuovamente con il caso drammatico di una ragazzina inglese di 14 che si è tolta la vita dopo essere stata ripetutamente vittima di pesanti attacchi personali su una piattaforma diffusissima in rete tra i giovanissimi.”
Tra le sue attività in Italia in quest’ambito, Save the Children coordina un ampio gruppo di attori che comprende i principali rappresentanti del mondo delle istituzioni, delle associazioni, dei produttori di tecnologie e delle telecomunicazioni, per promuovere la tutela dei diritti online dei minori, e realizza progetti per sensibilizzare giovani, insegnati e famiglie su un utilizzo positivo e consapevole dei new media.
[1] La ricerca è stata realizzata da Ipsos per Save the Children attraverso 810 interviste con questionari compilati online con metodologia CAWI (Computer Assisted Web Interviewing) a ragazzi di età compresa fra 12 e 17 anni, nel periodo che va dal 20 al 26 gennaio 2013.
[2] Save the Children Danimarca, Finlandia, Romania, Norvegia, ECPAT Austria e Olanda, NSPCC (UK), Protegeles (Spagna), Insafe, Inhope, EU Kids Online
Fonte: Save The Children
Foto pedopornografiche via dal Web con un nuovo sistema di Google
Google ha comunicato che i suoi ingegneri stanno lavorando su una nuova tecnologia che, per la prima volta, consentirà ai motori di ricerca internet e altre aziende di Internet di scambiare informazioni sulle immagini di bambini violentati e abusati. La nuova banca dati, che dovrebbe essere operativa entro un anno, consentirà alle immagini pedopornografiche che sono già state "contrassegnate" da parte delle organizzazioni di tutela dei minori, come la Internet Watch Foundation (IWF) di essere spazzate via dal web in un colpo solo.
"Internet è stata una forza enorme per il crescente accesso alle informazioni, migliorando la capacità delle persone di comunicare e guidare la crescita economica. Ma come il mondo fisico, ci sono angoli bui sul web dove esiste il comportamento criminale. Nel 2011, il Centro Nazionale per bambini scomparsi e sfruttati (NCMEC) di Cybertipline ha ricevuto 17,3 milioni di immagini e video di sospetti abusi", scrive Jacquelline Fuller, direttore di Google Giving.
"Questo è quattro volte più di quello che l'Exploited Children's Division (ECD) ha visto nel 2007. E il numero è ancora in crescita. Dietro queste immagini vi sono reali, bambini vulnerabili che sono sessualmente vittimizzati e vittime ulteriormente attraverso la distribuzione delle loro immagini. E' fondamentale che agiamo come comunità, come i genitori interessati, tutori, insegnanti e società-per contribuire a combattere questo problema. Lo sfruttamento sessuale del bambino è un problema globale che richiede una soluzione globale".
"Più della metà delle immagini e video riferiti a NCMEC sono al di fuori degli Stati Uniti. Con questo in mente, abbiamo bisogno di sostenere e incoraggiare la comunicazione senza confini tra le organizzazioni che combattono questo problema a terra. Ad esempio, CyberTipline di NCMEC è accessibile a 60 paesi, aiutando le forze dell'ordine locali ad eseguire efficacemente le loro indagini. Google lavora per combattere lo sfruttamento dei minori già dal 2006, quando ci siamo uniti alla coalizione tecnologia, collaborando con altre società del settore tecnologico per sviluppare soluzioni tecniche".
"Da allora - spiega Fuller - abbiamo fornito software e hardware per aiutare le organizzazioni in tutto il mondo a combattere le immagini pedopornografiche sul web e aiutare a localizzare i bambini scomparsi. C'è molto di più che si può fare, e Google sta prendendo l'impegno per un altro passo avanti attraverso uno sforzo di 5000 mila dollari per sradicare le immagini di abuso di minori online. Parte di questo impegno andrà a partner globali di protezione dell'infanzia, come il Centro nazionale per bambini scomparsi e sfruttati e la Internet Watch Foundation ".
"Stiamo fornendo un ulteriore sostegno a simili organizzazioni eroiche negli Stati Uniti, Canada, Europa, Australia e America Latina. Dal 2008, abbiamo utilizzato la tecnologia 'hashing' per contrassegnare note immagini di abusi sessuali, che ci permette di identificare le immagini duplicate che possono esistere altrove. Ogni immagine incriminata in effetti ottiene un ID univoco che i nostri computer sono in grado di riconoscere gli esseri umani, senza dover visualizzarla nuovamente".
"Recentemente, abbiamo iniziato a lavorare per incorporare criptate 'impronte digitali' di immagini di abusi sessuali in una base di dati cross-industry. Ciò consentirà alle società, forze dell'ordine e associazioni di beneficenza di collaborare meglio al rilevamento e la rimozione di queste immagini e di agire contro i criminali. Oggi abbiamo anche annunciato un 'Child Protection Technology Fund' di 2 milioni dollari per sviluppare una tecnologia che favorisca lo sviluppo di strumenti sempre più efficaci".
"Il nostro business - conclude Fuller - è di rendere le informazioni universalmente disponibili, ma ci sono certe 'informazioni' che non dovrebbero mai essere create o trovate. Possiamo fare molto per assicurarci che non siano disponibili online e per far si che quando le persone condividono questo tipo di contenuti siano catturati e processati". Il nuovo progetto arriva dopo che le società di ricerca Internet, tra cui la stessa Google, hanno subito forti pressioni politiche per reprimere la pedopornografia online.
Via: Google Blog
Sigaretta elettronica: stop da Css, vietata a scuola e a donne incinte
E-cigarette fuori dalle scuole, uso sconsigliato alle donne in gravidanza o in allattamento, regolamentazione chiara sulla pubblicità al fine di evitare il rischio di induzione al tabagismo, ricariche con chiusura di sicurezza a prova di bambino. Sono questi i contenuti principali del parere inviato al ministero della Salute dagli esperti del Consiglio Superiore di Sanità (Css), riuniti ieri a discutere sulla "eventuale collocazione delle sigarette elettroniche contenenti nicotina tra i medicinali, pur in assenza di una esplicita destinazione d'uso in tal senso (medicinali 'per funzione')", nonché su una metodologia per la valutazione della pericolosità di questi dispositivi.
IL Css nel parere ha ritenuto che "non vi siano, allo stato delle conoscenze, sufficienti evidenze per far rientrare le sigarette elettroniche tra i medicinali 'per funzione' e ha raccomandato al ministero di "costituire un tavolo permanente ove far convogliare le diverse fonti di dati e osservatori". Inoltre, si legge in una nota del ministero, di "progettare iniziative informative sui potenziali pericoli legati all'uso di questi strumenti e di promuovere attività di ricerca e studio sui vari aspetti della problematica".
Il Consiglio ha anche raccomandato di mantenere il divieto di vendita ai minori di anni 18 di sigarette elettroniche con presenza di nicotina; ha indicato alcune prescrizioni relative all'etichettatura e alle informazioni da fornire al cittadino, sia per le sigarette elettroniche che per le cartucce di ricarica, e il monitoraggio di possibili sovradosaggi da nicotina attraverso gli interventi effettuati dalle strutture di Pronto Soccorso del Ssn.
Infine il Consiglio Superiore di sanità segnala come "opportuno" che sia raccomandato che le sigarette "non siano utilizzate dalle donne in gravidanza o in allattamento; che ne venga vietato l'utilizzo nelle scuole (al fine di non esporre la popolazione scolastica a comportamenti che evocano il tabagismo); che venga regolamentata la pubblicità di tali dispositivi, al fine di evitare il rischio di induzione al tabagismo e che le ricariche abbiano la chiusura di sicurezza a prova di bambino". Il Consiglio si è riservato di riesaminare la questione "non appena si rendano disponibili a livello nazionale e internazionale nuovi e rilevanti elementi".
Il Css si sarebbe, così, allineato con le decisioni appena prese in Francia dove il ministero della Sanità ha vietato l'uso delle e-cigarette nei luoghi pubblici e ha istituito un sistema di autorizzazioni per la vendita dopo la diffusione di uno studio effettuato da un docente di Pneumologia dell'Università Pierre et Marie Curie di Parigi, secondo il quale la sigaretta elettronica non è completamente sicura e sana. Di conseguenza bisogna applicare le stesse misure adottate per il tabacco, tra cui il divieto nei luoghi pubblici. Secondo i dati diffusi nel corso della Giornata Mondiale anti Tabacco, in Italia ben 500mila italiani sono passati alla sigaretta elettronica, ma solo il 10% è riuscito a smettere di fumare.
Via: CSS
Alcol, rapporto Istat: oltre 7 milioni di italiani a rischio binge drinking
Nel 2012 il 66,6% della popolazione di 14 anni e più ha consumato almeno una bevanda alcolica nell'anno. Tale quota è stabile rispetto all'anno precedente e in diminuzione rispetto a 10 anni prima (70,2%). E' quanto emerge dal rapporto Istat "L’uso e l’abuso di alcol in Italia". Dal 2002 al 2012 il numero di consumatori giornalieri di bevande alcoliche decresce del 24,6%, specialmente tra le donne (-32,6%).
Solidarietà, partnership AMREF e Future Time per i bambini del Kenya
I programmi AMREF per l’infanzia in Africa possono contare da oggi sull’impegno di un nuova azienda italiana. Future Time, partner di ESET NOD32, uno dei grandi produttori mondiali di software antivirus, sosterrà il Progetto Scuole di AMREF, per la realizzazione nel corso del 2013 di una serie di infrastrutture scolastiche, igieniche e idriche, fondamentali per la vita, lo sviluppo e il futuro dei bambini nel distretto di Magarini in Kenya.
Ogni anno AMREF sostiene oltre 13.000 bambini in Africa attraverso i suoi progetti di formazione del personale sanitario locale, di educazione igienico-sanitaria e di assistenza e recupero dei ragazzi di strada, fornendo un contributo significativo alla realizzazione degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio dell’ONU.
Il distretto di Magarini è una delle zone rurali del Kenya, con scarso accesso all’acqua pulita, dove a causa dell’inadeguatezza o assenza dei servizi igienico-sanitari e delle infrastrutture scolastiche, la diffusione di malattie e infezioni influisce negativamente sulla crescita dei più piccoli e contribuisce alla diffusione del fenomeno dell’assenteismo scolastico, nonostante la gratuità e l’obbligatorietà dell’istruzione primaria, sancita nel 2003 dal governo locale.
La situazione è ancora più allarmante se si considera che l’età media della popolazione in Kenya è di 18 anni e che il 43% degli abitanti ha un’età inferiore ai 15 anni. “AMREF è davvero lieta di partecipare al percorso virtuoso di responsabilità sociale di Future Time: una strada che intraprendiamo insieme, con l’auspicio di arrivare davvero molto lontano, fin nel cuore dell’Africa, dove centinaia di bambini diventeranno, con AMREF e Future Time, prezioso capitale umano per lo sviluppo del continente”, sottolinea Sara Proietti di AMREF Italia Onlus.
“Abbiamo scelto AMREF perché incarna i valori di trasparenza, innovazione, sostenibilità e responsabilità ai quali, come azienda, ci ispiriamo quotidianamente”, dichiara Paolo Monti, fondatore di Future Time. “Crediamo profondamente in questo progetto per i bambini del Kenya, poiché coinvolgere la scuola nella diffusione di corretti comportamenti igienico-sanitari è un volano per la crescita delle popolazioni locali, nonché uno strumento formidabile per ridurre la mortalità infantile. Il nostro è un contributo piccolo ma concreto, che mira a costruire con AMREF una partnership di lunga durata”, sottolinea Emanuele Rammella, amministratore delegato di Future Time.
Il progetto AMREF-Future Time si articolerà in tre fasi. La prima sarà dedicata agli incontri di sensibilizzazione e di mobilitazione della comunità locale e alla formazione dei Comitati di Gestione delle infrastrutture idriche e sanitarie, per stimolare la partecipazione attiva dei membri comunitari. La seconda fase sarà indirizzata alla diffusione delle buone pratiche per un corretto uso dei servizi igienici e idrici, in quanto la sola costruzione di strutture non è sufficiente a garantire la salute dei bambini, delle loro famiglie e dei membri della comunità.
In questa prospettiva saranno attivati corsi di educazione igienico-sanitaria attraverso il KIT PHASE (Personal Hygiene and Sanitation Education), un metodo d’insegnamento multilivello, sviluppato da AMREF in collaborazione con il Ministero della Sanità kenyota, riguardante l’igiene personale, dell’acqua, del cibo e dei rifiuti. Il semplice gesto di lavarsi le mani può ridurre l’incidenza di malattie diarroiche nella popolazione infantile sotto i 5 anni di quasi il 50% e le infezioni respiratorie del 25%.
La terza fase del progetto prevede la costruzione di aule scolastiche in muratura e sicure, in modo da rispondere ad uno dei problemi cronici del sistema scolastico kenyota, dove il Ministero dell’Educazione, pur essendo responsabile della gestione delle scuole statali, non si occupa della costruzione di nuove strutture scolastiche, che spesso risultano inadeguate o inesistenti. Le aule scolastiche verranno costruite con l’ausilio volontario del comitato di gestione, eletto dalle comunità locali.
Oltre alle strutture scolastiche, verrà realizzata anche una cisterna per la raccolta di acqua piovana, collegata alle aule per consentire ai bambini di dissetarsi e di provvedere alla propria igiene personale, non allontanandosi dalle lezioni. L’approvvigionamento idrico è uno dei principali problemi del Kenya, a causa dell’aumento della popolazione, dell’inquinamento, della desertificazione e della siccità, con gravi conseguenze sanitarie (tifo, colera, dissenteria, epatite, gastroenterite).
Grazie al progetto AMREF-Future Time, accanto alle aule scolastiche verranno costruite una serie di stazioni di lavaggio delle mani e di servizi igienici, sicuri e puliti, divisi per maschi e femmine: la carenza di gabinetti separati nelle scuole è in molti paesi poveri uno dei motivi della mancata iscrizione o dell’abbandono scolastico delle ragazze. Al momento in Kenya la diffusione e l’uso dei servizi igienici è limitata al 41% della popolazione rurale.
Fonte: ESET
Giovanissimi: console gioco sempre le preferite, in coda radio ed e-book
Presentati i risultati del rapporto Eurispes-Telefono Azzurro. La Tv è il media più usato dai bambini: il 41% ha il permesso di guardarla fino ad un’ora al giorno, il 34% da una a due ore al giorno e una relativa minoranza, il 12,6%, a trascorrere invece gran parte del pomeriggio, dalle 2 alle 4 ore in media, davanti allo schermo televisivo. Sommando quest'ultimo dato con quello dell'esposizione a più di 4 ore si arriva al 21,3% di bimbi che sono davanti alla Tv per un tempo decisamente prolungato.
Alleanza internazionale di 48 paesi per sconfiggere la pedofilia online
Il 5 dicembre la Commissaria europea per gli Affari interni, Cecilia Malmström, e l’Attorney General degli USA, Eric Holder, hanno lanciato l’Alleanza mondiale contro l’abuso sessuale di minori online, un’iniziativa che associa i responsabili politici di tutto il mondo per individuare e assistere meglio le vittime e punire i colpevoli. Hanno presenziato l’evento ministri e alti funzionari dei 27 Stati membri dell’Unione e di altri 21 paesi (Albania, Australia, Cambogia, Croazia, Georgia, Ghana, Giappone, Moldova, Montenegro, Nuova Zelanda, Nigeria, Norvegia, Filippine, Serbia, Repubblica di Corea, Svizzera, Thailandia, Turchia, Ucraina, Stati Uniti d’America e Vietnam).
I paesi che partecipano all’Alleanza si impegnano a realizzare una serie di obiettivi strategici e a combattere in modo più incisivo gli abusi sessuali di minori online intensificando la cooperazione internazionale. “Quando parliamo di materiale pedopornografico parliamo di bambini che soffrono e che subiscono, impotenti, le sevizie dei loro carnefici. Una volta online, questo materiale si perpetua nel tempo. È nostra precisa responsabilità tutelare le giovani vittime e punire i colpevoli dovunque si trovino. L’unico modo per riuscirci è fare fronte comune per coordinare e intensificare meglio la nostra azione in tutto il mondo”, ha affermato Cecilia Malmström.
“Con l’Alleanza mondiale disporremo di mezzi più efficaci per consegnare quanti più colpevoli alla giustizia, individuare le vittime e garantire loro aiuto e sostegno”, ha commentato Eric Holder. “Questa iniziativa ripercorre i successi di precedenti operazioni di polizia internazionali, grazie alle quali sono state sgominate reti di pedofili mondiali, e permetterà di tutelare un maggior numero di minori nel mondo.” Si stima che siano oltre un milione le immagini pedopornografiche attualmente in Rete. Secondo l’UNODC, l’agenzia delle Nazioni Unite contro la droga e la criminalità, ogni anno vengono messe online 50 000 nuove immagini di abusi su minori.
Nessun paese può sconfiggere da solo questo flagello, perché le reti di pedofili online non conoscono confini e prosperano grazie alle falle degli ordinamenti e alla mancanza di scambi di informazioni tra i paesi. Ecco perché la cooperazione internazionale è fondamentale per indagare efficacemente i casi di pedopornografia online e individuare i perpetratori. Le conquiste dell’Unione in questo settore spaziano su più fronti. Di particolare rilievo, le due direttive contro la tratta di esseri umani (direttiva 2011/36/UE) e contro l’abuso, lo sfruttamento sessuale dei minori e la pornografia minorile (direttiva 2011/92/UE) che armonizzano l’azione penale contro i perpetratori e rafforzano la protezione delle vittime e la prevenzione.
Per approfondimenti: http://ec.europa.eu/dgs/home-affairs/index_en.htm
Via: Europa
Per approfondimenti: http://ec.europa.eu/dgs/home-affairs/index_en.htm
Via: Europa
Ue, pronta a stringere una Rete di sicurezza a tutela dei minori online
L’Europa ed i suoi 27 governi devono stringere una rete di sicurezza per i minori esposti ai pericoli del Web, che è opportunità di crescita sociale ma anche quel mondo virtuale in cui è alto il rischio di cyberbullismo e pedopornografia tanto che il 15% dei ragazzi di età compresa tra i 10 e i 17 anni riceve qualche tipo di proposta sessuale e il 34% si imbatte in contenuti di cybersex senza averli cercati.
La plenaria del Parlamento europeo ha approvato a larga maggioranza per alzata di mano una relazione sulla «Tutela dei minori nel mondo digitale» preparata dall’eurodeputata Pd Silvia Costa, in cui tra l’altro si richiede un maggior coordinamento tra gli stati membri e si arriva ad auspicare che «la responsabilità sulla tutela dei minori a fronte di cyber-reati sia presidiata dalle forze dell’ordine».
«La penetrazione di Internet tra i bambini e gli adolescenti europei è cresciuta in misura esponenziale, con una velocità che supera la capacità del legislatore, tanto nazionale che europeo, di stare al passo con le problematiche che essa pone» osserva Costa, secondo la quale punto focale della relazione è la collocazione dei diritti del bambino come tema trasversale in tutte le politiche Ue. A favore della iniziativa, tra gli altri, si sono schierati tanto Pdl e Idv.
Per Andrea Zanoni (Idv) per la protezione dei minori nel web «l’Europa sta facendo tanto, ma ci vuole più coerenza generale e strumenti precisi per evitare che i bambini diventino vittime e non fruitori dei nuovi media». E per Marco Scurria (Pdl) con l’approvazione del rapporto «abbiamo posto le basi per adottare una metodologia più efficace, volta a contrastare la diffusione di materiale illecito su internet attraverso il potenziamento degli attuali meccanismi interni, come le hotlines nazionali, per aiutare gli adolescenti in difficoltà, e gli alert per i genitori».
Neelie Kroes scrive: "Proteggere i bambini è una priorità per tutti noi. Siamo tutti consapevoli dei rischi che i bambini devono affrontare on line, tutti noi vogliamo evitarli a loro, e tutti noi vogliamo farlo senza perdere i numerosi vantaggi di un mondo aperto e innovativo online - benefici per grandi e piccini. Sono felice che molte aziende stanno prendendo sul serio, e prepararsi a questa opportunità".
Fonte: ANSA
Via: La Stampa
Google Doodle per 23° Giornata mondiale diritti Infanzia e Adolescenza
Oggi, 20 novembre, si celebra la 23° Giornata internazionale per i diritti dell'Infanzia e dell'Adolescenza. Anche Google ricorda questa data, e lo fà, come sempre, cambiando il Doodle della sua home page. Il logotipo è un disegno colorato dove vengono rappresentati dei bambini di tutte le razze, intenti a guardare lo spettacolo di marionette con il sole e la luna.
Ora solare: disturbi nel sonno per i più piccoli, ecco cosa fare per evitarli
Nella notte tra sabato e domenica arriva l'ora solare, con la lancetta che tornano indietro di un'ora, si potra' dunque dormire di piu', ma non per tutti questi cambi di orario sono un beneficio. Talvolta sopratutto i bambini possono risentirne. Per evitare che i bambini soffrano di piccoli disturbi del sonno e' bene prepararli qualche giorno prima al cambio di ora anticipando un po' tutte le attivita' della giornata, dal risveglio alla cena.
Il suggerimento arriva dal dottor Oliviero Bruni, direttore dell'unita' di neuropsichiatria infantile dell'Ospedale Sant'Andrea di Roma. ''Gli eventuali problemi di sonno legati al cambio dell'ora - spiega il dottor Bruni - riguardano essenzialmente i bambini in eta' scolare, che hanno giornate con ritmi ben definiti, mentre non toccano l'equilibrio dei neonati, che hanno delle loro abitudini molto diverse''.
Ma quale e' il segreto che assicura il miglior sonno ai piu' piccoli e rende tranquilli i genitori? Il dottor Bruni non ha dubbi: ''Ogni bambino ha delle caratteristiche individuali che lo rendono diverso dagli altri anche nel sonno, ma una regola da insegnarli e' quella dell'autonomia al momento di addormentarsi''.
''E' importante che il riposo del bambino non sia legato alla presenza della mamma e del papa' o che il piccolo non dorma solo se ha il ciuccio: e' importante insomma che sia in grado di autogestirsi, perche' questo giova anche al sonno dei genitori - spiega lo specialista - ma un'altra cosa fondamentale e' provare ad assecondare il piu' possibile i suoi ritmi di veglia e sonno, provando magari a modificarli a poco a poco''.
Secondo gli esperti americani di Tempur, multinazionale Usa nel settore del riposo: ''le conseguenze del disagio per l'organismo che si deve risintonizzare sui ritmi biologici giusti si faranno sentire anche sulle loro famiglie. Tuttavia si tratta di fastidi che passano nel giro di due o tre settimane''.
Qualche consiglio dagli esperti su come ridurre al minimo i fastidi: ''cenare almeno dieci minuti prima rispetto all'orario abituale, cosi' da riuscire ad anticipare gli orari e anche la messa a letto.
Un aiuto importante viene dall'alimentazione: consumate pasta, riso e pane. Largo anche ai formaggi, alla lattuga e al latte caldo. Da evitare invece quei cibi eccitanti con condimenti come pepe e paprika, oppure salatini e alimenti in scatola. Bandite le sostanze eccitanti come te' e caffe', l'autunno e' il momento giusto per scoprire i benefici di infusi e tisane. E' infine utile la cura con cui si prepara l'ambiente in cui si dorme, eliminando le fonti di disturbo (computer, tablet e televisione) ed evitando di riscaldare troppo la stanza''.
Fonte: ANSA
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