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Droghe, CNR: 54mila giovani consumano sostanze senza conoscerle


Sono le sostanze ‘sconosciute’ usate da oltre cinquantamila mila ragazzi, assieme agli psicofarmaci assunti senza prescrizione medica, soprattutto dalle ragazze, la preoccupante novità del consumo di droghe, che coinvolge circa 700 mila studenti italiani di 15-19 anni. A dirlo, lo studio dei ricercatori dell’Istituto di fisiologia clinica del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) ESPAD®Italia 2014 (European School Survey Project on Alcohol and other Drugs). Cresce il consumo di cannabis, che resta la sostanza psicoattiva più diffusa e per la quale aumentano i consumatori abituali, la cocaina è meno usata e l’eroina è stabile.

Tecnologia, Barometro Intel: italiani amano hi-tech ma non innovano


Che gli italiani siano nel mondo tra i più appassionati di tecnologia, soprattutto ora che la stessa si fa via via più “mobile”, non è forse una notizia; che nel Paese ci siano inoltre molti suoi detrattori, preoccupati per una progressiva invasione della privacy e per una tendenza a “sostituirci” in molte attitudini e attività umane, nonstupisce allo stesso modo più di tanto.

Ciò che invece davvero sorprende nei dati del primo Barometro Intel dell’innovazione tecnologica, che ha coinvolto con il supporto dell’istituto di ricerca internazionale Penn Schoen Berland quattro paesi maturi (oltre all’Italia, gli Stati Uniti, il Giappone e la Francia) ed altrettanti emergenti (Brasile, Cina, India e Indonesia), è invece l’“immagine rovesciata” che restituiscono della nostra società a tu per tu con il mondo hitech.

La ricerca rivela infatti che sono gli appartenenti alla cosiddetta generazione Y, o generazione del millennio (di età compresa tra i 18 e i 24 anni), coloro insomma che la tecnologia la conoscono meglio convivendoci fin dalla nascita, ad essere meno entusiasti verso la tecnologia attuale. Di contro, le donne over 45, tipicamente in carriera o mamme, sono le più ottimiste per quanto riguarda le innovazioni in campo tecnologico.

Fino a sostenere, in aperto contrasto con i giovani, che non usiamo ancora abbastanza tecnologia nelle nostre vite di tutti i giorni. La ricerca sottolinea inoltre anche un secondo, evidente contrasto, perché se l’Italia si ritrova prima per passione tecnologica dei suoi abitanti, si conferma anche desolatamente ultima per capacità di produrre innovazione, sia a detta dei connazionali sia degli intervistati degli altri Paesi. Con un aggravante: gli abitanti dello Stivale sono tra coloro che credono in assoluto di meno nella forza innovatrice del loro Governo.

Generazione Y: hitech sì, ma non troppo
Il Barometro Intel dell'innovazione tecnologica rivela innanzitutto che gli appartenenti alla generazione Y in tutto il mondo mostrano un netto contrasto con la loro reputazione di nativi digitali che non si saziano mai di tecnologia. Una maggioranza di appartenenti alla generazione del millennio in Italia, ovvero il 76%, concorda infatti sul fatto che la tecnologia rende le persone meno umane, mentre 6 giovanissimi su 10 sono convinti che la società faccia troppo affidamento sulla tecnologia.

D’altro canto, però, l'86% di loro è convinto che l'innovazione tecnologica renda la vita migliore e addirittura quasi il 60% che aiuti i rapporti personali. Gli italiani hanno inoltre più fiducia dei coetanei di altri mercati sviluppati nel resto del mondo sul fatto che le innovazioni avranno un impatto positivo su istruzione (40%), trasporti (41%) e assistenza sanitaria (41%). “A prima vista sembra che i giovani della generazione Y rifiutino la tecnologia, ma sospetto che la realtà sia molto più complessa e interessante", ha affermato Genevieve Bell, antropologa e Director of Interaction and Experience Research presso gli Intel Labs.

"Un diverso tipo di lettura suggerisce che i giovani della generazione Y desiderano che la tecnologia faccia di più per loro, e dobbiamo impegnarci a renderla molto più personale e meno ingombrante”. I nativi digitali vogliono infatti che la tecnologia futura renda la vita migliore, più semplice e divertente. e quasi la metà di loro ritiene che la tecnologia dovrebbe riconoscerli imparando comportamenti e preferenze.

Proprio per questo, in Italia, la generazione Y è più propensa a condividere le informazioni personali rispetto ai concittadini più anziani, con il 59% disposto a condividere la data di nascita, il 46% i dati GPS, il 59% le e-mail, il 51% lo storico degli acquisti e addirittura il 44% i dati genetici. Vogliono avere insomma esperienze che li aiutino a vivere il momento e a dare il meglio di sé.

Lo chiamavano gentil sesso. Ora è innovatore
Secondo l’indagine Intel, le donne più mature e quelle che vivono nei mercati emergenti sono entusiaste del ruolo della tecnologia nella loro vita. A livello globale, le donne di età superiore ai 45 anni sono più propense rispetto alle donne più giovani ad affermare che non utilizziamo abbastanza tecnologia nelle nostre vite.

Sono inoltre particolarmente propense ad affermare che la tecnologia ci rende più umani e ci consente di approfondire le relazioni interpersonali. Queste donne sostenitrici della tecnologia sono più numerose in Italia che negli altri paesi maturi, oltre che nei mercati emergenti come la Cina, dove più di 7 donne su 10 di età superiore ai 45 anni sono convinte che non utilizziamo abbastanza tecnologia.

Le donne italiane ritengono in particolare che le innovazioni porteranno a miglioramenti nel campo dell'istruzione (56%), dei trasporti (42%), del lavoro (53%) e dell'assistenza sanitaria (51%), e sono inoltre maggiormente disposte ad accettare tecnologie che per le coetanee di altre nazioni potrebbero essere considerate troppo personali, come software che osservano le loro abitudini lavorative (70%) e monitorano le abitudini di studio degli studenti (70%), e persino bagni intelligenti che tengono sotto controllo la loro salute (74%).

“Storicamente le donne sono diventate utenti accanite di tecnologia quando la stessa si è dimostrata in grado di risolvere i loro problemi, aiutandole a organizzare la loro vita e quella della loro famiglia, oltre che a risparmiare del tempo prezioso”, ha aggiunto Bell. “Mi chiedo se ciò che i dati raccolti ci dicono è che le donne sono ottimiste perché riscontrano che l'innovazione tecnologica sta iniziando a trasformare in realtà la promessa di inserirsi meglio nei ritmi dei nostri giorni, aiutandoci a risolvere problemi e bisogni specifici e creando nuove esperienze coinvolgenti, che saranno preziose allo stesso modo per uomini e donne”.

Benestanti nella vita reale, più “social” online
La ricerca ha anche rivelato, a sorpresa, che i cittadini più benestanti sono disposti a fornire dati personali in misura maggiore rispetto ad altre categorie. Le persone con redditi elevati sono quelle più disposte a condividere dati personali in forma anonima, come i risultati di analisi di laboratorio o informazioni sui viaggi effettuati. Sono inoltre le più propense a possedere dispositivi tecnologici e a cimentarsi regolarmente con la tecnologia.

In Italia, in particolare, l'80% delle persone ad altro reddito condividerebbe analisi di laboratorio rispetto al 68% degli individui con reddito più basso, così come le destinazioni dei loro viaggi (74% contro 43%) o le date degli stessi (71% contro 44%). Tuttavia, sempre la ricerca mostra come sia possibile incentivare la condivisione mostrandone i vantaggi specifici. La disponibilità degli italiani con reddito inferiore nel caso delle analisi di laboratorio salirebbe dal 68% al 73% se la condivisione comportasse minori costi sanitari.

Mostrare i vantaggi personali e persino sociali, come cure mediche migliori o costi di viaggio inferiori per i pendolari, è il modo più coinvolgente per annullare il divario tra chi è disposto a condividere e chi non lo è. “Per il settore della tecnologia è più importante che mai mostrare il significato e la pertinenza a livello personale,” ha concluso Bell. “Ascoltare ciò che vuole davvero la gente e creare tecnologie che si adattino a una vasta gamma di esperienze personali è il futuro della tecnologia.”

Povera Italia. Ma con il pallino della tecnologia
In termini di innovazione hitech, infine, l’Italia, secondo i dati del Barometro Intel, si conferma ultima tra le grandi e i paesi emergenti, sia nella percezione degli italiani sia di tutti gli altri intervistati. Un dato poco lusinghiero, considerando anche che la maggioranza degli intervistati (il 77% in Italia) crede che la propensione all’innovazione di una nazione sia un fattore importante di benessere sociale.

Gli italiani sono però paradossalmente tra i primi nel mondo per passione hitech: uno su due, una percentuale elevata, dichiara di rincorrere sempre gli ultimi gingilli tecnologici. Gli uomini italiani in particolare (45%) sono più propensi a stare al passo con il progresso della tecnologia e a possedere il dispositivo più recente rispetto alle donne italiane (37%). Lo stesso vale in altre nazioni, ad eccezione dell'India.

All’Italia, infine, spetta un altro primato negativo: solo 7 italiani su 100 riconoscono nel Governo una forza trainante per l’innovazione tecnologica nel Paese. Peggio di noi, nessun altro. Un italiano su tre preferisce infatti confidare nella lungimiranza e nel traino sia delle grandi aziende sia delle tante piccole e medie imprese.

Metodologia del sondaggio
Questo sondaggio è stato condotto online da Penn Schoen Berland per conto di Intel in Brasile, Cina, Francia, India, Indonesia, Italia, Giappone e Stati Uniti dal 28 luglio al 15 agosto 2013. È stato condotto su un campione rappresentativo di 12.000 adulti a partire dai 18 anni di età con un margine di errore in più o in meno di 0,89 punti percentuali. Per ulteriori informazioni sul Barometro sull'innovazione Intel visitare il sito Web di Intel all'indirizzo www.intel.com/newsroom/innovation.


Fonte: INTEL

Soli davanti a Web e Tv, nativi digitali giocano molto e studiano poco


Ipermediatici, iperconnessi, multitasking, interessati più allo svago che allo studio e spesso sprovveduti: sono i nativi digitali fotografati dall'indagine voluta dal MOIGE - movimento genitori "La Dieta Mediatica dei nostri figli" curata dal prof. Tonino Cantelmi, professore incaricato di Psicologia dello sviluppo e dell'educazione - Lumsa, Roma, condotta nelle scuole elementari, medie e superiori. L'indagine analizza otto aree: televisione, computer e internet, telefonino, cinema, videogiochi, radio, riviste e quotidiani, libri. 

Il 52% del campione afferma di dedicare alla Tv fino a due ore al giorno. Un minore su 5 anche fino a 5 ore; il 38% trascorre davanti al monitor da 1 a 3 ore, quasi sempre connesso ad internet. Abbandonata la Tv, o magari mentre la guardano, i ragazzi cercano svago e relax nel computer, ma solo 1 su 10 si connette per studiare e fare ricerche, tutte le altre motivazioni rimandano ad aspetti ricreativi come chattare, ascoltare musica, guardare immagini e, qualche volta, ad attività illecite come scaricare film e musica. 

Internet è sicuramente il luogo privilegiato per la vita relazionale, infatti il 24% del campione si connette soprattutto per chattare; 1 su 5 ha incontrato le persone che ha conosciuto on line e il 13% dei ragazzi tra i 14 e i 20 anni ha scambiato il proprio numero di cellulare durante una conversazione in chat. Un adolescente su 5 dichiara di aver "sempre" o "spesso" cominciato una relazione tramite Internet. Alla domanda "sei iscritto ad un social network?" 6 su 10 rispondono di "si", ed anche a più di uno contemporaneamente. Il 96% di questi è iscritto a Facebook. 

Quasi il 60% dei ragazzi non ha problema nel dichiarare di essersi divertito nel ricevere o inviare foto o video "hot" (pratica definita "sexting", dall'inglese "sex" - sesso - e "texting" - invio di messaggi virtuali). Sconcertante è la diffusione del cyberbullismo: 6 adolescenti su 10, appartenenti alla classe d'età 14-20, almeno una volta ha utilizzato foto o video per prendere in giro qualcuno (1 su 5 dichiara di farlo spesso). Il 27% del campione afferma di inviare e ricevere più di 20 sms al giorno. Il 44% dichiara di passare meno di un'ora giocando con i videogiochi. 

Un minore su 5 trascorre ai videogiochi da 1 a 3 ore al giorno. Allarme anche sul tema dei videogiochi: secondo il 57% del campione videogiocare influenza molto gli atteggiamenti del giocatore stesso. Allora è ipotizzabile che giochi particolarmente violenti possano implicare conseguenze negative per i ragazzi. 1 videogiocatore su 2 ha risposto di "Si" alla domanda "Hai mai pensato di voler essere come uno dei protagonisti dei tuoi video giochi?". Il dato più preoccupante è che nella classe di età 6-10 più della metà (il 56%) si identifica con il proprio avatar. 

La metà dei ragazzi italiani dai 6 ai 18 anni si reca a vedere un film al cinema più di 4 volte durante l'anno. Il 40% degli intervistati sopra i 14 anni vede, "sempre" o "spesso", film non adatti ai minori, il che fa pensare a uno scarso controllo nelle sale cinematografiche. 4 ragazzi su 10 dichiarano di ascoltare la radio tutti i giorni, principalmente attraverso lo stereo (38%), e in automobile (61%), per lo più nel pomeriggio. I programmi musicali e quelli sportivi vanno per la maggiore. 

Il campione femminile è quello che legge libri con maggior piacere con il 41% che ha risposto "molto", e il 36% "abbastanza" alla domanda "Ti piace leggere?" e i generi letterari preferiti dal totale del campione sono i romanzi  (28%) e i libri fantasy (26%). La ricerca mette in luce anche un aspetto che sottolinea l’emergenza educativa, infatti il 40% dei ragazzi di età superiore ai 14 anni non ha mai avuto limiti di orario da parte dei propri genitori rispetto all’utilizzo dei videogiochi

Quasi il 40% del campione è libero di navigare senza alcun limite, solo 1 su 5 ha dei tempi stabiliti per l’utilizzo del computer e 1 su 4 non ha alcun limite di orario in cui guardare la TV. Tutto questo facilita la possibilità dei ragazzi di visionare materiale non adatto alla loro età: il 25% dei ragazzi vede spesso in televisione film non adatti ai minori, il 27% ha visitato, almeno una volta, pagine web con contenuti non idonei e il 22% ha videogiocato con giochi sconsigliati per la loro età. 

Un utilizzo non responsabile, e soprattutto non mediato dagli adulti, delle New Tecnology potrebbe condurre i ragazzi a condizioni psicopatologiche o a situazioni di isolamento sociale: il 21% degli intervistati ha risposto che preferisce guardare la televisione piuttosto che uscire e il 5% del campione risponde di preferire Internet piuttosto che vedersi con gli amici. 

I dati della ricerca fa notare Maria Rita Munizzi, presidente Moige, "ci confermano che abbiamo davanti una generazione che preferisce il mondo virtuale a quello reale, che si collega a internet prevalentemente per chattare e nella maggior parte dei casi lo fa con sconosciuti. Come rimanere impassibili davanti al 21% degli intervistati che preferisce la compagnia della tv ad un incontro con gli amici?".

Via: MOIGE
Foto dal web

Ict: Istat, in 2013 sei famiglie su 10 hanno accesso a internet in casa


Nel 2013 aumenta rispetto all'anno precedente la quota di famiglie che dispone di un accesso ad Internet da casa e di un personal computer (rispettivamente dal 55,5 percento al 60,7 percento, dal 59,3 percento al 62,8 percento). Le famiglie con almeno un minorenne sono le più tecnologiche: l'87,8 percento possiede un personal computer, l'85,7 percento ha accesso ad Internet da casa. 

All'estremo opposto si collocano le famiglie di soli anziani di 65 anni e più, appena il 14,8% di esse possiede il personal computer e soltanto il 12,7% dispone di una connessione per navigare in Internet. Se si confronta la disponibilità di personal computer e di un accesso ad Internet da casa, il divario tra le famiglie in cui il capofamiglia è un operaio e quelle in cui è un dirigente, un imprenditore o un libero professionista risulta di circa 19 punti percentuali a favore di questi ultimi. 

Anche la distanza nel possesso di un cellulare abilitato alla connessione ad Internet è ampia, circa di 23 punti percentuali. Le famiglie del Centro-nord che dispongono di un personal computer sono il 65,4% e rappresentano il 63,3% quelle che dispongono di un accesso ad Internet da casa a fronte del 57,2% e del 55% registrati nel Sud-isole. Il Mezzogiorno registra un forte ritardo nel possesso del cellulare con connessione ad Internet (il 36,1% contro il 47,6% del Centro-nord). 

Nel 2013, oltre la metà delle persone con almeno 3 anni di età (il 54,3%) utilizza il personal computer e oltre la metà della popolazione di 6 anni e più (il 54,8%) naviga su Internet. Tra i piccoli di 3-5 anni l'uso del pc registra gli incrementi maggiori passando dal 17,4% del 2012 al 23,3%. L'uso di Internet cresce tra gli adulti di 35-44 anni (73,4% contro il 68,9% del 2012) e le persone di 60-64 anni (36,4% contro il 30,9% del 2012). Sono ancora forti le differenze di genere e generazione. 

Utilizza il personal computer il 59,7 percento degli uomini, a fronte del 49,3 percento delle donne, e naviga su Internet il 60,2 percento degli uomini e il 49,7 percento delle donne. Come pure i maggiori utilizzatori del personal computer e di Internet restano i giovani tra i 15-19 anni (rispettivamente, oltre l'88 percento e oltre l'89 precento). Non presentano più difficoltà soltanto le operazioni di base con il personal computer (83,8 percento) o, nel caso di Internet, usare i motori di ricerca (96,2 percento). 

Solo i nativi digitali (15 e 24 anni) hanno competenze nettamente al di sopra della media nazionale. L'evoluzione di Internet ha condotto ad una spiccata crescita della interazione con gli altri attraverso i social network, sia di consultare un wiki (+5 punti percentuali) o effettuare telefonate in rete (+3 punti percentuali). Inoltre, tra le persone di 6 anni e più che hanno usato Internet negli ultimi 12 mesi, il 20,9% lo ha fatto per esprimere opinioni su temi sociali o politici e il 10% per partecipare a consultazioni o votazioni. 

Nel 2013 si rileva un forte incremento dell'utilizzo di Internet per la ricerca di informazioni sanitarie (dal 45,1 percento del 2011 al 49,6 percento). Le donne sono le più attive nel manifestare interesse per queste informazioni (54,8 percento rispetto al 45 percento degli uomini). Il web è utilizzato per leggere giornali, informazioni, riviste (63 percento contro il 50,5 percento del 2012), per leggere o scaricare libri online o e-book (17,3 percento), per sottoscrivere abbonamenti (3,9 percento). 

Un terzo degli utenti di Internet si è relazionato online con la Pubblica Amministrazione. Le motivazioni principali riguardano il pagamento delle tasse (26,8 percento), l'iscrizione a scuole superiori o all'università (20,7 percento) e l'accesso alle biblioteche pubbliche (18 percento). Il 67,2 percento si dichiara soddisfatto per la facilità di reperimento delle informazioni e una quota ancora maggiore, il 71,7 pecento, per la loro utilità. 

Cresce anche l'e-commerce: nel 2013, il 31,5 percento degli individui di 14 anni e più che hanno usato Internet ha ordinato e/o comprato merci e/o servizi per uso privato. I settori che denotano una crescita maggiore sono i servizi finanziari e/o assicurativi (+7,6 punti percentuali) e l'ordine o l'acquisto di libri, giornali, riviste, e-book (+5,3 punti percentuali). Ai primi posti degli acquisti si confermano le spese per vacanze e viaggi nonché l'acquisto di abiti e articoli sportivi.

Fonte: Istat

Giovani e social network: resiste Facebook, WhatsApp indispensabile


Nonostante Facebook resti il social network numero uno tra i giovani, WhatsApp sta guadagnando sempre più preferenze anche nel Bel Paese. Tanto è che un ragazzo su tre lo giudica irrinunciabile, da confrontarsi con quel 44% di giovani che invece assegnano questo ruolo alla piattaforma social di Zuckerberg. Questo è quanto è emerso da una ricerca online condotta dal portale specializzato Skuola.net, che ha raccolto le risposte di circa 1.500 studenti tra 11 e 25 anni di età.

Salute: Internet dipendenza aumenta rischio depressione nei giovani


I ricercatori dell’Università degli Studi di Milano e della Swansea University (UK) hanno esplorato un campo attualmente ancora poco conosciuto, quello della dipendenza da Internet. Nel lavoro pubblicato su Plos One sono stati evidenziati gli effetti dell’esposizione a Internet nel breve periodo su giovani soggetti affetti da Internet dipendenza, riscontrando una riduzione del tono dell’umore.

Lo studio, condotto da Roberto Truzoli e Michela Romano presso l’Università di Milano e a da Phil Reed e Lisa A. Osborne della Swansea University, ha esaminato l'impatto immediato dell’esposizione a Internet sugli stati psicologici e sull’umore di persone dipendenti da Internet e su utenti di Internet non dipendenti, con un’età media di 24 anni. I 60 partecipanti hanno svolto una batteria di test psicologici per esplorare i livelli di dipendenza da Internet, l’umore, l’ansia, la depressione, la schizotipia e i tratti di autismo.

Quindi i partecipanti hanno utilizzato liberamente Internet per 15 minuti e successivamente sono stati nuovamente valutati per l'ansia e l'umore. Un primo risultato dello studio è le persone dipendenti da Internet hanno evidenziato una marcata riduzione del tono dell’umore subito dopo aver smesso di utilizzare Internet rispetto ai partecipanti non dipendenti, rilevando un evidente impatto negativo sull’umore.


L'impatto negativo immediato sull’umore delle persone dipendenti può contribuire all'aumento dell’uso di Internet da parte di questi individui che cercano di modificare il loro umore impegnandosi ulteriormente nell'utilizzo di Internet, rafforzando così la spirale di dipendenza. Questo fenomeno suggerisce un possibile meccanismo di mantenimento del comportamento di dipendenza da Internet.

"Il principale dato nuovo del nostro studio è l’evidenziazione di cosa succede all’umore di coloro che sono dipendenti appena smettono di navigare" commenta il Dott. Roberto Truzoli, psicologo clinico del Centro Trattamento Disturbi Depressivi dell’Unità Operativa Psichiatria II (Direttore Prof.ssa Gabriella Ba), Dipartimento di Scienze Biomediche e Cliniche “L. Sacco” - Università degli Studi di Milano. “C’è evidenza - aggiunge il Prof. Phil Reed - che in rete ci sono alcune brutte sorprese in agguato per il benessere delle persone”.

In secondo luogo si è osservato che la dipendenza da Internet può essere associata con depressione pregressa, anticonformismo impulsivo e tratti di autismo. “Si conferma che le persone con pregressi disturbi dell’umore e d’ansia possono essere a rischio di uso eccessivo di Internet. La rilevazione di tratti autistici però è una evidenza nuova potenzialmente interessante, ma le ragioni di questa associazione sono attualmente poco chiare e richiederanno nuove ricerche” commenta il Dott. Roberto Truzoli.


Romano M, Osborne LA, Truzoli R, Reed P (2013) Differential Psychological Impact of Internet Exposure on Internet Addicts. PLoS ONE 8(2): e55162. doi:10.1371/journal.pone.0055162 http://dx.plos.org/10.1371/journal.pone.0055162

Fonte: Unimi
Foto credit: © 2013 Plus One