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Novavax, candidato al vaccino per Covid: test umani a metà maggio


Novavax ha recentemente avviato lo sviluppo di un programma vaccinale con risultati umani attesi nel luglio 2020. Novavax, Inc., un'azienda di biotecnologia in fase avanzata che sviluppa vaccini di nuova generazione per gravi malattie infettive, ha annunciato di aver identificato un candidato al vaccino contro il coronavirus, NVX-CoV2373, una proteina di prefusione stabile prodotta utilizzando la tecnologia proprietaria di Novavax per le nanoparticelle e avvierà un primo processo umano a metà maggio. L'adiuvante Matrix-M™ proprietario di Novavax sarà incorporato con NVX-CoV2373 al fine di migliorare le risposte immunitarie e stimolare alti livelli di anticorpi neutralizzanti contro il COVID-19.

Stanford, vaccino per distruggere cancro: al via trial su esseri umani


L'iniezione di quantità minuscole di due agenti immunostimolanti direttamente nei tumori solidi può eliminare ogni traccia di cancro nei topi, comprese metastasi distanti e non trattate, secondo uno studio condotto da ricercatori della Stanford University School of Medicine. L'approccio funziona per molti diversi tipi di cancro, compresi quelli che si presentano spontaneamente. I ricercatori ritengono che l'applicazione locale di piccolissime quantità di queste due sostanze potrebbe servire come terapia per il cancro rapida e relativamente poco costosa, che difficilmente può causare gli effetti collaterali negativi spesso osservati con la stimolazione immunitaria a livello del corpo.

Leucemia: IEO con Rasna Therapeutics per nuovi farmaci molecolari


L’Istituto Europeo di Oncologia (IEO), attraverso la propria società di trasferimento tecnologico, TTFactor srl, ha concluso un importante accordo di collaborazione con la società inglese Rasna Therapeutics Ltd per la ricerca, sviluppo e commercializzazione di una nuova classe di farmaci che agiscono sul codice epigenetico delle leucemie. L’accordo prevede la licenza di cinque famiglie di brevetti su due classi di inibitori selettivi dell’enzima Lysine Specific Demethylase-1 (LSD1 o KDM1A), frutto della ricerca del programma di Drug Dicovery Accademico di IEO, diretto dai ricercatori Prof. Pier Giuseppe Pelicci, Dr. Mario Varasi e Prof. Saverio Minucci.

Salute: un comune antibiotico per curare una malattia genetica rara


Un gruppo di ricercatori dell’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano, parte del Gruppo Ospedaliero San Donato, sostenuti dalla Fondazione Telethon hanno scoperto che un comune antibiotico potrebbe diventare una possibile cura per l’atassia spino-cerebellare, una rara malattia neurodegenerativa che nei casi più gravi porta alla paralisi degli arti inferiori.  Un gruppo di ricercatori coordinati da Giorgio Casari, capo Unità di Neurogenomica dell’IRCCS Ospedale San Raffaele e sostenuti dalla Fondazione Telethon ha scoperto per la prima volta che un antibiotico molto comune della famiglia delle cefalosporine ha un’azione terapeutica contro una rara malattia genetica, l’atassia spino-cerebellare.

Staminali, Andolina: soltanto qualche decina di persone potrà curarsi


Il dl Balduzzi è legge, il Senato ha dato l'ok definitivo al disegno di legge di conversione, e così in Italia ha il via libera, non senza polemiche, la sperimentazione del metodo Stamina, per la cura con cellule staminali mesenchimali di malattie "inguaribili", come quella di Sofia, la bimba di tre anni e mezzo di Firenze, affetta da una malattia neurodegenerativa, o Celeste affetta da atrofia muscolare spinale, che hanno intrapreso il metodo portato avanti da Davide Vannoni e Marino Andolina di Stamina Foundation

Ma il via libera alla continuazione della cura per chi l'ha iniziata e l'avvio della sperimentazione per 18 mesi dal primo luglio prossimo, ha subito restrizione nel passaggio alla Camera al Senato, per cui il testo definitivo sebbene sia "un significativo passo avanti" delude i pionieri di Stamina. "L'Italia si mette all'avanguardia ma poteva fare una rivoluzione, la montagna ha partorito un topolino", commenta Marino Andolina, pediatra, immunologo, pioniere del metodo e vicepresidente della fondazione Stamina, ora "solo qualche decina di persone potrà curarsi", ma almeno "c'è un passo avanti". 

Dopo il primo testo "rivoluzionario" del Senato, il paletto è stato inserito in commissione affari sociali alla Camera con un emendamento che prevede la produzione della cellule staminali, secondo la metodica della fondazione, nelle 13 cell factories italiane autorizzate dall'Aifa, ovvero trattate come farmaci. Le cellule staminali devono essere così lavorate in un laboratorio Gmp (Good Manufacturing Practicies), ovvero farmaceutico, mentre Vannoni e Andolina, chiedevano che siano usati i laboratori Glp, Good Laboratory Practice, quelli che si usano per i trapianti, "con procedure comunque garantite, ma molto più brevi e di più facile accesso".

Per la sperimentazione, per la quale vengono stanziati fino a 3 milioni di euro, il ministero della Salute si avvarrà quindi di di Aifa, Centro nazionale trapianti e coordinata dall'Istituto Superiore di Sanità. Il problema quindi ora è anche vedere come verranno stabiliti i protocolli applicativi e a Stamina temono anche siano tropo "restrittivi". Il sì quasi unanime del Senato di oggi che ha convertito in legge il dl Balduzzi "è un piccolo significativo passo in avanti rispetto al nulla che c'era, meglio che niente, sono però deluso", dice a TMNews Marino Andolina, spiegando: 

"Il primo testo del Senato è stato stravolto alla Camera e quindi i senatori, per evitare che il testo decadesse sono stati costretti ad approvarlo con le modifiche apportate". Le cellule staminali non saranno prodotte in laboratorio Glp, ma in quelli Gmt di tipo farmaceutico: "La rivoluzione che il Senato aveva avuto il coraggio di far partire. Si torna alla direttiva europea, secondo i dettami delle multinazionali". E "non si parla più di terapie compassionevoli, non si parla di diffusione sul territorio nazionale, nei diversi ospedali, in modo da poter curare tutte le persone che lo chiedono bensì di un protocollo di ricerca, sicuramente molto serio, ma che riguarderà poche decine di persone".

Chi ha già intrapreso la cura è salvo, potrà proseguirla, spiega il medico, ma oltre a questi pazienti potranno entrare qualche decina in più per la sperimentazione, così come è stata concepita nel nuovo testo. Il timore di Stamina è, inoltre, che siano previste dal testo applicativo anche limitazioni al novero delle malattie. "Egoisticamente - aggiunge l'immunologo - l'aspetto positivo è che noi di Stamina vediamo la nostra metodica finalmente 'sdoganata': è dimostrato che non è pericolosa per la salute ed è abbastanza efficace per meritare una sperimentazione. Questo per noi di Stamina potrebbe essere anche una soddisfazione ma per centinaia di famiglie che non potranno far curare i propri cari è una tragedia".

Fra diciotto mesi, a partire al primo luglio, al termine della fase di sperimentazione, si potranno fare comunque i primi bilanci e la speranza è che o risultati siano da tali da poter anche estendere il metodo Stamina. Andolina non ha dubbi sull'efficacia e sull'esito positivo: "Abbiamo risultati documentati in cartella clinica". E per chi non ci crede ancora, è semplice, conclude: "Basta andare a vedere i pazienti che sono stati curati con il metodo Stamina, come erano prima e come sono adesso, dopo". Il padre di Celeste lo ripete sempre: "Perché nessuno mi chiede come sta ora mia figlia?".

Fonte: TMNews

Telecom: accordo con Telefonica per gestione dati in ambito Smart City


Telecom Italia e Telefónica hanno siglato un accordo di collaborazione tecnologica per l’avvio di due progetti sperimentali finalizzati ad offrire nuovi servizi ai cittadini e alla pubblica amministrazione basati su nuovi modelli partecipati dagli utenti per la condivisione e aggregazione di dati relativi ad individui ed oggetti connessi, in un contesto “Smart City”. 

L’uso dei dati sarà sotto il pieno controllo degli individui e delle organizzazioni che li generano e avverrà nel pieno rispetto della privacy e delle normative vigenti. L’iniziativa prevede la collaborazione tra Telecom Italia e Telefónica Digital, la business unit per la ricerca e sviluppo di Telefónica, nelle attività che verranno svolte nell’ambito del polo tecnologico italiano ICT e del nodo italiano dell’European Institute of Technology (EIT), guidato da Trento RISE e di cui Telecom Italia è primo partner industriale. 

L’accordo, parte integrante dell’alleanza strategica avviata già nel 2007, consentirà alle due aziende di rafforzare la leadership nella realizzazione di applicazioni in grado di gestire informazioni personalizzate e servizi avanzati in ambienti intelligenti facendo anche sperimentazioni in campo. Nello specifico questo progetto si avvale della piattaforma “Trentino Open Living Data”, utilizzata da Telecom Italia e dagli altri partner del polo trentino per elaborare, raccogliere e analizzare i dati provenienti da fonti multiple, come l’industria e le pubbliche istituzioni. 

In questo ambito Telefónica realizzerà dei test sulla propria tecnologia dedicata ai “metadati” e alla loro analisi. Una seconda parte del progetto prevede la nascita, con la collaborazione del laboratorio SKIL di Telecom Italia, lo Human Dynamics Lab del Massachusetts Institute of Technology (MIT), l’Institute for Data Driven Design (ID3), la Fondazione Bruno Kessler (FBK) e il Telecom Italia Future Centre, del “Laboratorio Mobile Territoriale”.

Un ambiente di sperimentazione sul territorio trentino che aiuterà a raccogliere, organizzare e valorizzare, secondo regole stabilite dagli utenti stessi, i dati prodotti dalle persone quando interagiscono tra loro, o con i servizi online oppure con l’ambiente intelligente mediante i loro apparati mobili. In questo ambito Telefónica fornirà un contributo attraverso le competenze sviluppate in iniziative analoghe sul territorio spagnolo. 

Via: Telecom Italia

Tumori: cancro seno, in 5 anni test genetico sangue per prediagnosi


Al test sta lavorando un team di ricercatori britannici che spera di renderlo disponibile entro 5 anni. Gli studiosi, infatti, hanno già identificato alcune spie genetiche della presenza di un cancro al seno e in tal modo ne verificheranno il potere predittivo. In futuro potrebbe bastare un esame genetico del sangue per individuare sul nascere un tumore al seno. Alla nuova analisi, che si annuncia più accurata dei raggi X utilizzati per la mammografia, sta lavorando un gruppo di ricercatori britannici. Lo studio, finanziato da Cancer Research Uk, è coordinato da Jacqui Shaw della Leicester University ed è frutto della collaborazione tra l’ateneo e l’Imperial College di Londra.

Occhio bionico, primo impianto di protesi retinica da Second Sight


Second Sight Medical Products, Inc., leader mondiale nello sviluppo di protesi retiniche per ciechi, ha annunciato l'esecuzione del primo impianto commerciale di protesi retinica della storia. L'intervento, coronato da successo, è stato eseguito sabato 29 ottobre a Pisa, in Italia. Il dispositivo Argus® II Retinal Prosthesis System ("Argus II") prodotto dalla società è stato impiantato mediante intervento chirurgico dal dott. Stanislao Rizzo, responsabile dell'Unità Operativa di chirurgia oftalmica dell'Azienda Ospedaliero-Universitaria Pisana, su un paziente affetto da retinite pigmentosa (RP) in stadio avanzato. Tale dispositivo e' in grado di ripristinare una parziale capacita' visiva in pazienti affetti da malattie degenerative della retina che causano una cecita' quasi completa in entrambi gli occhi. Quella effettuata a Pisa e' la prima operazione di questo tipo portata a termine dopo la chiusura della fase di sperimentazione, durata piu' di 9 anni, che ha evidenziato un'ottima tollerabilita' del dispositivo dell'occhio umano. Fra due settimane, il tempo necessario all’occhio per ristabilirsi completamente dalla chirurgia, il dispositivo sarà attivato e calibrato per la funzione visiva del paziente. Da quel momento anche la riabilitazione prenderà il via permettendo al paziente di ottenere i migliori risultati possibili in termini di visione funzionale. Questa nuova protesi retinica è costituita da minuscoli elettrodi collegati alla retina del paziente, che captano dei punti del messaggio visivo, attraverso una telecamera molto piccola. Gli elettrodi dialogano con la retina compromessa dell’occhio malato traducendo un modello primitivo di possibilità di vedere qualcosa, come oggetti che si spostano nell’ambiente, e poterli riconoscere.

Fonte: Bussinesswire.com
Via: La Stampa