Manipolare geneticamente le cellule del sistema immunitario per renderle capaci di riconoscere e attaccare il tumore. È quello che hanno fatto i medici e i ricercatori dell'Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma con un bambino di 4 anni, affetto da leucemia linfoblastica acuta, refrattario alle terapie convenzionali. Si tratta del primo paziente italiano curato con questo approccio rivoluzionario all'interno di uno studio accademico, promosso dal Ministero della Salute, Regione Lazio e AIRC. Ad un mese dall'infusione delle cellule riprogrammate nei laboratori del Bambino Gesù, il piccolo paziente sta bene ed è stato dimesso: nel midollo non sono più presenti cellule leucemiche.
La conoscenza aiuta a rendere liberi e dunque è importante approfondire i diversi aspetti tecnologici, scientifici, culturali e sociali.
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OPBG, cellule riprogrammate contro leucemia: primo bimbo salvato
Manipolare geneticamente le cellule del sistema immunitario per renderle capaci di riconoscere e attaccare il tumore. È quello che hanno fatto i medici e i ricercatori dell'Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma con un bambino di 4 anni, affetto da leucemia linfoblastica acuta, refrattario alle terapie convenzionali. Si tratta del primo paziente italiano curato con questo approccio rivoluzionario all'interno di uno studio accademico, promosso dal Ministero della Salute, Regione Lazio e AIRC. Ad un mese dall'infusione delle cellule riprogrammate nei laboratori del Bambino Gesù, il piccolo paziente sta bene ed è stato dimesso: nel midollo non sono più presenti cellule leucemiche.
Staminali, CNR: svelato ruolo di vitamine e aminoacidi in embrionali
Il team internazionale guidato dai ricercatori dell’Igb-Cnr ha svelato l’importanza di questi metaboliti nel destino delle cellule staminali embrionali. La scoperta può portare a risvolti applicativi importanti in campo oncologico e nella medicina rigenerativa. Le cellule staminali embrionali sono pluripotenti, nel senso che sono in grado di crescere (cioè differenziarsi) in tutti i derivati dei tre strati germinali primari: ectoderma, endoderma e mesoderma, che includono più di 220 tipi di cellule del corpo adulto. Vitamine e aminoacidi ricoprono un ruolo fondamentale nelle alterazioni epigenetiche, ossia nei meccanismi cellulari coinvolti nello sviluppo di malattie come il cancro.
Realizzata la prima cellula staminale sintetica senza il rischio cancro
Funziona la prima cellula staminale sintetica. I ricercatori della North Carolina State University, della University of North Carolina a Chapel Hill (Usa) e del Primo Ospedale Affiliato della Zhengzhou University (Cina) hanno sviluppato una versione sintetica di una cellula staminale cardiaca. Queste cellule staminali sintetiche offrono benefici terapeutici paragonabili a quelli da cellule staminali naturali e potrebbero ridurre alcuni dei rischi connessi alle terapie con cellule staminali. Inoltre, queste cellule hanno una migliore stabilità di conservazione e la tecnologia è generalizzabile ad altri tipi di cellule staminali. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Nature Communications.
Medicina, iniezione di staminali neurali potrà riparare danni da ictus
Potrebbe essere nelle staminali il futuro della neuromedicina. I ricercatori dell’Ospedale San Raffaele hanno mostrato come e perché il trapianto di cellule staminali neurali riduce la morte dei neuroni e migliora la plasticità cerebrale. In caso di danno cerebrale dovuto a ictus, il trapianto di cellule staminali neurali potrebbe offrire in futuro una strategia per migliorare e accelerare il recupero delle funzioni cerebrali compromesse. Il meccanismo dietro l’effetto terapeutico di queste cellule è stato svelato da un gruppo di ricercatori dell’Unità di Neuroimmunologia dell’Irccs Ospedale San Raffaele, una delle 18 strutture di eccellenza del Gruppo ospedaliero San Donato.
Gruppo di ricerca Unipd dimostra come respirano le cellule staminali
Gruppo di medici dell’Unipd dimostra come “respirano” le cellule staminali. Il team di ricerca coordinato da Graziano Martello del Dipartimento di Medicina molecolare dell’Università di Padova dimostra per la prima volta in vitro il ruolo giocato dal fattore di trascrizione STAT3* nella respirazione delle cellule staminali embrionali. Lo studio pubblicato su EMBO Journal spiega un particolare meccanismo metabolico legato alla respirazione delle cellule staminali embrionali (ES, ESc, Embryo Stem Cells). Il fattore di trascrizione STAT3, appartenente alla famiglia di proteine STAT, sarebbe in grado di controllare l’attività dei mitocondri, ossia dei “polmoni” delle cellule ES.
Medicina: doppio trapianto di fegato e staminali, prima volta in Italia
Intervento innovativo alla Città della Salute di Torino. Per la prima volta in Italia è stato effettuato un doppio trapianto di fegato e di cellule staminali ematopoietiche (HSCs), su un bambino venezuelano di otto anni affetto da sindrome di Iper-Ig M, una rara e grave forma di immunodeficienza. Ma il caso del bimbo operato è particolare poiché la sindrome è legata a una mutazione mai pubblicata e oggetto di studio. Si tratta di un bimbo che vive in Venezuela e che è affetto da una rara e grave forma di immunodeficienza, la sindrome da Iper-Ig M. In questo caso si tratta di un caso per ora unico e senza precedenti: la sindrome è relata a difetto di CD40 ligando.
Telethon, San Raffaele: memoria delle staminali arma contro tumori
Una rivelazione importante e tutta italiana, quella effettuata da un team dell’Istituto San Raffaele Telethon per la terapia genica (TIGET) di Milano che ha scoperto la capacità di un particolare gruppo di linfociti T, un tipo di globuli bianchi coinvolti nella risposta immunitaria dell'organismo, corretti geneticamente di persistere e riprodursi per anni nel sangue di un individuo, mantenendo nel tempo la capacità del sistema immunitario di “attaccare” in caso di malattia. Dalla ricerca sulle malattie genetiche arriva un contributo importante per la lotta ai tumori.
Tumori: studio italiano scopre staminali causa metastasi cancro colon
La ricerca italiana raggiunge un altro risultato d'eccellenza nel campo delle cellule staminali, che potrà avere importanti applicazioni per la cura del tumore del colon. Lo studio, coordinato da Ruggero De Maria dell'Istituto Nazionale Tumori Regina Elena e da Giorgio Stassi dell'Università di Palermo, rappresenta un punto di svolta per comprendere la formazione delle metastasi, che sono la principale causa di mortalità nei pazienti con tumore del colon.
Questo tipo di tumore rappresenta la seconda causa di morte per cancro nei paes i occidentali, sia per il sesso maschile che per quello femminile. Secondo i risultati del lavoro pubblicato oggi sulla rivista Cell Stem Cell, le metastasi si formano ad opera delle cellule staminali maligne presenti nel tumore del colon. Queste agiscono come un serbatoio che genera continuamente nuove cellule della massa tumorale e sono anche in grado di migrare in altri organi per formare tumori secondari, ovvero le metastasi, in altre zone del corpo.
"Il nostro laboratorio ha scoperto per primo l'esistenza delle cellule staminali del tumore del colon alcuni anni fa e ha continuato a studiarle per capire i loro punti deboli" spiega De Maria, "ora siamo riusciti a trovare le staminali che formano le metastasi. Questa scoperta ci permetterà di trovare nuove strategie per distruggere queste cellule e impedire in tal modo che il tumore si diffonda".
Allo studio ha preso parte anche l'Istituto Superiore di Sanità, nei cui laboratori sono state individuate le cellule staminali tumorali, insieme ai ricercatori Gaspare Gulotta e Francesco Dieli dell'Università degli Studi di Palermo.
L'AIRC ha finanziato lo studio. Grazie al supporto dell'Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro, che ha dedicato i finanziamenti del programma "5 per mille" a sostenere quelle ricerche che possono produrre più rapidamente benefici per i pazienti, l'equipe di ricercatori ha potuto analizzare a fondo i meccanismi che permettono alle cellule staminali tumorali di migrare in altre parti del corpo e generare metastasi.
Gli scienziati hanno portato così alla luce una serie di meccanismi complessi che coinvolgono alcune proteine chiave nella biologia dei tumori, tra cui delle sostanze solubili dette citochine che vengono scambiate tra una cellula e l'altra aumentando i livelli di CD44v6 sulle staminali e di conseguenza l'aggressività tumorale.
L'AIRC ha finanziato lo studio. Grazie al supporto dell'Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro, che ha dedicato i finanziamenti del programma "5 per mille" a sostenere quelle ricerche che possono produrre più rapidamente benefici per i pazienti, l'equipe di ricercatori ha potuto analizzare a fondo i meccanismi che permettono alle cellule staminali tumorali di migrare in altre parti del corpo e generare metastasi.
Gli scienziati hanno portato così alla luce una serie di meccanismi complessi che coinvolgono alcune proteine chiave nella biologia dei tumori, tra cui delle sostanze solubili dette citochine che vengono scambiate tra una cellula e l'altra aumentando i livelli di CD44v6 sulle staminali e di conseguenza l'aggressività tumorale.
In accordo con la filosofia dei fondi "AIRC 5 per mille", i risultati di queste scoperte verranno messi in pratica in tempi brevi: all'Istituto Nazionale Tumori Regina Elena è infatti in preparazione una sperimentazione clinica finalizzata a prevenire la formazione di metastasi con dei nuovi farmaci che agiscono direttamente sulle cellule staminali del tumore del colon.
Il 5xmille si è dimostrato uno strumento rivoluzionario di grandissima utilità, permette ai cittadini italiani di scegliere, in prima persona, le loro priorità di finanziamento nei confronti del volontariato e della ricerca scientifica. A partire dal 2006, oltre 6 milioni di italiani hanno dato fiducia ad AIRC, destinando all’Associazione il 5xmille nella propria dichiarazione dei redditi. Una migliore cura del cancro è l’obiettivo prioritario che i contribuenti hanno indicato nell’ambito della ricerca scientifica.
Riferimenti studio:
Matilde Todaro, Miriam Gaggianesi, Veronica Catalano, Antonina Benfante, Flora Iovino, Mauro Biffoni,Tiziana Apuzzo,Isabella Sperduti,Silvia Volpe,Gianfranco Cocorullo,Gaspare Gulotta,Francesco Dieli,Ruggero De Maria,and Giorgio Stassi - CD44v6 Is a Marker of Constitutive and Reprogrammed Cancer Stem Cells Driving Colon Cancer Metastasis, Cell Stem Cell (2014).
Il 5xmille si è dimostrato uno strumento rivoluzionario di grandissima utilità, permette ai cittadini italiani di scegliere, in prima persona, le loro priorità di finanziamento nei confronti del volontariato e della ricerca scientifica. A partire dal 2006, oltre 6 milioni di italiani hanno dato fiducia ad AIRC, destinando all’Associazione il 5xmille nella propria dichiarazione dei redditi. Una migliore cura del cancro è l’obiettivo prioritario che i contribuenti hanno indicato nell’ambito della ricerca scientifica.
Riferimenti studio:
Matilde Todaro, Miriam Gaggianesi, Veronica Catalano, Antonina Benfante, Flora Iovino, Mauro Biffoni,Tiziana Apuzzo,Isabella Sperduti,Silvia Volpe,Gianfranco Cocorullo,Gaspare Gulotta,Francesco Dieli,Ruggero De Maria,and Giorgio Stassi - CD44v6 Is a Marker of Constitutive and Reprogrammed Cancer Stem Cells Driving Colon Cancer Metastasis, Cell Stem Cell (2014).
Fonte: IRE
Staminali: cellule epiteliali per rigenerare bulbi piliferi contro calvizie
Un approccio potenzialmente in grado di invertire la perdita di capelli utilizza le cellule staminali per rigenerare follicoli piliferi mancanti o morenti. Finora, però, non è stato possibile generare un numero sufficiente di follicoli con le staminali. Xiaowei "George" Xu, MD, PhD, professore associato di Patologia e Medicina di Laboratorio e di Dermatologia presso la Perelman School of Medicine, University of Pennsylvania, e colleghi hanno pubblicato su Nature Communications un metodo per convertire le cellule adulte in cellule staminali epiteliali (EPSCs), la prima volta che qualcuno ragggiunge questo obiettivo, in topi o umani.
Le cellule staminali epiteliali, quando impiantati in topi immunocompromessi, hanno rigenerato diversi tipi di cellule di pelle umana e follicoli piliferi, e anche prodotto fusti del capello strutturalmente riconoscibili, aumentando la possibilità che possano eventualmente permettere la rigenerazione dei capelli nelle persone. Xu e il suo team, che include ricercatori dei dipartimenti di Dermatologia e Biologia di Penn, così come il New Jersey Institute of Technology, hanno iniziato con le cellule epiteliali umane chiamate fibroblasti dermici.
Con l'aggiunta di tre geni, hanno convertito quelle cellule in cellule staminali pluripotenti indotte (iPSCs), che hanno la capacità di differenziarsi in qualsiasi tipo di cellule nel corpo. Hanno poi convertito le cellule iPS in cellule staminali epiteliali, che normalmente si trovano all'interno del rigonfiamento dei follicoli piliferi. Partendo da procedure di altri gruppi di ricerca che avevano precedentemente lavorato per convertire le iPs in cheratinociti, il team di Xu ha dimostrato che controllando attentamente i tempi dei fattori di crescita delle cellule ricevute, si possono costringere le iPSCs a generare un gran numero di cellule staminali epiteliali.
Nello studio Xu, il protocollo del team è riuscito a trasformare il 25% delle iPSCs in cellule staminali epiteliali in 18 giorni. Tali cellule sono state poi purificate utilizzando le proteine che esprimono sulla loro superficie. Il confronto dei pattern di espressione genica delle cellule staminali umane iPSC-derivati epiteliali con le cellule staminali epiteliali ottenute dai follicoli dei capelli umani ha dimostrato che il team era riuscito a produrre le cellule, il primo obiettivo che si era prefissato.
Quando hanno mescolato le cellule follicolari con le cellule dermiche induttive del topo e innestati sulla pelle di topi immunodeficienti, queste hanno prodotto epidermide umana funzionale (gli strati più esterni delle cellule della pelle) e follicoli strutturalmente simili ai follicoli piliferi umani. "Questa è la prima volta che qualcuno ha prodotto quantità scalabile di cellule staminali epiteliali che sono in grado di generare la componente epiteliale dei follicoli dei capelli", dice il prof. Xu.
"E queste cellule hanno molte applicazioni potenziali - aggiunge - tra cui la guarigione delle ferite, la produzione di cosmetici e la rigenerazione dei capelli". Detto questo, iPSC-derivate cellule staminali epiteliali non sono ancora pronte per l'uso in soggetti umani, aggiune Xu. In primo luogo, un follicolo pilifero contiene cellule epiteliali - un tipo di cellula che riveste i vasi del corpo e cavità - così come un tipo specifico di cellule staminali adulte chiamate papille dermiche.
Xu ed il suo gruppo hanno mescolato EPSCs e iPSC-derivati cellule dermiche del topo per generare follicoli piliferi per realizzare la crescita dei follicoli. "Quando una persona perde i capelli, si perdono entrambi i tipi di cellule", Spiega Xu. "Abbiamo risolto un problema importante, la componente epiteliale del follicolo pilifero. Abbiamo bisogno di capire un modo per fare anche nuove cellule papille dermiche, e nessuno per il momento è riuscito ancora a capire il modo come ottenere ciò".
Inoltre, il processo di Xu utilizzato per creare iPSCs comporta la modificazione genetica di cellule umane con geni che codificano le proteine oncogene e quindi ha bisogno di più raffinatezza. Eppure, egli osserva che i ricercatori di cellule staminali stanno sviluppando altre soluzioni alternative, comprese le strategie utilizzando solo agenti chimici. Lo studio è stato finanziato dal National Institute of Arthritis e muscoloscheletrico e malattie della pelle (R01-AR054593, P30-AR05721).
Fonte: UPHS
Staminali: chiave per rendere trattamento del cancro meno mortale
Proteggere il sistema digestivo potrebbe essere la chiave per curare il cancro mortale, sostengono gli esperti. Mantenere il tratto gastro-intestinale sano e funzionante può permettere ai pazienti di tollerare dosi normalmente letali di chemioterapia e radioterapia, suggerisce una nuova ricerca. Tumori avanzati mortali che hanno metastasi e si diffondono in tutto il corpo, potrebbero poi essere sradicati, secondo gli scienziati.
Staminali, Andolina: soltanto qualche decina di persone potrà curarsi
Il dl Balduzzi è legge, il Senato ha dato l'ok definitivo al disegno di legge di conversione, e così in Italia ha il via libera, non senza polemiche, la sperimentazione del metodo Stamina, per la cura con cellule staminali mesenchimali di malattie "inguaribili", come quella di Sofia, la bimba di tre anni e mezzo di Firenze, affetta da una malattia neurodegenerativa, o Celeste affetta da atrofia muscolare spinale, che hanno intrapreso il metodo portato avanti da Davide Vannoni e Marino Andolina di Stamina Foundation.
Ma il via libera alla continuazione della cura per chi l'ha iniziata e l'avvio della sperimentazione per 18 mesi dal primo luglio prossimo, ha subito restrizione nel passaggio alla Camera al Senato, per cui il testo definitivo sebbene sia "un significativo passo avanti" delude i pionieri di Stamina. "L'Italia si mette all'avanguardia ma poteva fare una rivoluzione, la montagna ha partorito un topolino", commenta Marino Andolina, pediatra, immunologo, pioniere del metodo e vicepresidente della fondazione Stamina, ora "solo qualche decina di persone potrà curarsi", ma almeno "c'è un passo avanti".
Dopo il primo testo "rivoluzionario" del Senato, il paletto è stato inserito in commissione affari sociali alla Camera con un emendamento che prevede la produzione della cellule staminali, secondo la metodica della fondazione, nelle 13 cell factories italiane autorizzate dall'Aifa, ovvero trattate come farmaci. Le cellule staminali devono essere così lavorate in un laboratorio Gmp (Good Manufacturing Practicies), ovvero farmaceutico, mentre Vannoni e Andolina, chiedevano che siano usati i laboratori Glp, Good Laboratory Practice, quelli che si usano per i trapianti, "con procedure comunque garantite, ma molto più brevi e di più facile accesso".
Per la sperimentazione, per la quale vengono stanziati fino a 3 milioni di euro, il ministero della Salute si avvarrà quindi di di Aifa, Centro nazionale trapianti e coordinata dall'Istituto Superiore di Sanità. Il problema quindi ora è anche vedere come verranno stabiliti i protocolli applicativi e a Stamina temono anche siano tropo "restrittivi". Il sì quasi unanime del Senato di oggi che ha convertito in legge il dl Balduzzi "è un piccolo significativo passo in avanti rispetto al nulla che c'era, meglio che niente, sono però deluso", dice a TMNews Marino Andolina, spiegando:
"Il primo testo del Senato è stato stravolto alla Camera e quindi i senatori, per evitare che il testo decadesse sono stati costretti ad approvarlo con le modifiche apportate". Le cellule staminali non saranno prodotte in laboratorio Glp, ma in quelli Gmt di tipo farmaceutico: "La rivoluzione che il Senato aveva avuto il coraggio di far partire. Si torna alla direttiva europea, secondo i dettami delle multinazionali". E "non si parla più di terapie compassionevoli, non si parla di diffusione sul territorio nazionale, nei diversi ospedali, in modo da poter curare tutte le persone che lo chiedono bensì di un protocollo di ricerca, sicuramente molto serio, ma che riguarderà poche decine di persone".
Chi ha già intrapreso la cura è salvo, potrà proseguirla, spiega il medico, ma oltre a questi pazienti potranno entrare qualche decina in più per la sperimentazione, così come è stata concepita nel nuovo testo. Il timore di Stamina è, inoltre, che siano previste dal testo applicativo anche limitazioni al novero delle malattie. "Egoisticamente - aggiunge l'immunologo - l'aspetto positivo è che noi di Stamina vediamo la nostra metodica finalmente 'sdoganata': è dimostrato che non è pericolosa per la salute ed è abbastanza efficace per meritare una sperimentazione. Questo per noi di Stamina potrebbe essere anche una soddisfazione ma per centinaia di famiglie che non potranno far curare i propri cari è una tragedia".
Fra diciotto mesi, a partire al primo luglio, al termine della fase di sperimentazione, si potranno fare comunque i primi bilanci e la speranza è che o risultati siano da tali da poter anche estendere il metodo Stamina. Andolina non ha dubbi sull'efficacia e sull'esito positivo: "Abbiamo risultati documentati in cartella clinica". E per chi non ci crede ancora, è semplice, conclude: "Basta andare a vedere i pazienti che sono stati curati con il metodo Stamina, come erano prima e come sono adesso, dopo". Il padre di Celeste lo ripete sempre: "Perché nessuno mi chiede come sta ora mia figlia?".
Fonte: TMNews
Nobel fisiologia e medicina a Gurdon e Yamanaka per le cellule staminali
A causa della crisi il valore economico del premio è stato ridotto da 1,2 milioni di euro a 930mila euro. Sono il britannico John B. Gurdon e il giapponese Shinya Yamanaka i vincitori del Premio Nobel 2012 per la Fisiologia e la Medicina, appena annunciati a Stoccolma. Sono stati premiati per la scoperta delle cellule che possono essere riprogrammate diventando pluripotenti. In pratica cellule adulte, e già differenziate, possono essere fatte tornare 'bambine'. Si possono sviluppare così in qualunque tipo di tessuto del corpo umano.Una scoperta, sottolinea l'assemblea nelle sue motivazioni, che ha rivoluzionato la comprensione di come le cellule e gli organismi si sviluppano.
In Italia primo trapianto di staminali cerebrali umane su paziente con Sla
Per la prima volta al mondo sono state trapiantate in un uomo colpito da Sclerosi Laterale Amiotrofica (Sla) cellule staminali del cervello prelevate da un feto morto per cause naturali. L'intervento è stato eseguito in Italia, dal gruppo coordinato da Angelo Vescovi, direttore dell'Irccs Casa Sollievo della Sofferenza di San Pio, a San Giovanni Rotondo (Foggia) e, per la parte neurologica, da Letizia Mazzini, responsabile del Centro Sla dell'ospedale Maggiore della Carità, a Novara.
L'intervento è stato eseguito dal gruppo di Neurochirurgia diretto da Sandro Carletti, coadiuvato da Cesare Giorgi e Nicholas Boulis, della statunitense Emory University di Atlanta. La sperimentazione è finanziata dall'Associazione Neurothon e dalla Fondazione Cellule Staminali. Grazie ad una tecnica tutta italiana, messa a punto nel 1996 da Vescovi, professore di biologia cellulare all’Università Bicocca di Milano, il trapianto è scevre da qualunque problematica etica, utilizzando una procedura analoga a quella della donazione volontaria di organi negli individui adulti.
Il paziente dell’età di 31 anni, ha ricevuto tre iniezioni nel lato sinistro del midollo spinale lombare, ciascuna di un volume di 15 millesimi di millilitro, che contenevano in totale poco meno di 2 milioni e mezzo di cellule staminali cerebrali. Le cellule staminali sono state trapiantate in prossimità delle cellule nervose chiamate motoneuroni, che nella Sla muoiono gradualmente, paralizzando progressivamente i muscoli, fino a causare la morte del paziente. Si spera che questo possa rallentare la morte dei motoneuroni e quindi la malattia.
Il paziente si è risvegliato dal trapianto in buone condizioni e respira in modo autonomo. E' uno studio di fase 1, ossia che valuta la sicurezza delle procedure di trapianto e dell’innocuità delle cellule. Non si tratta, quindi, di una cura per la Sla. La condizione clinica dei pazienti assoggettati a trapianto sarà monitorata nei mesi e anni a seguire documentando l’evoluzione della malattia. Ulteriore e generoso supporto è stato fornito dall’Associazione Pro Roberto Onlus di Gavoi (Nuoro), dalla Fondazione Stefano Borgonovo (Milano) e dalla Fondazione Milan A.C.
Fonte: Opera Padre Pio
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