A partire dal primo gennaio 2019 scatta l’obbligo della fatturazione elettronica tra privati titolari di partita IVA residenti in Italia. Tale onere riguarda tutta la fatturazione B2B, cioè le fatture emesse tra imprese, ma anche professionisti e artigiani residenti in Italia. Secondo il Garante per la Privacy i trattamenti di dati previsti dall’introduzione della e-fatturazione, in base a quanto contemplato dalla manovra finanziaria del 2018, possono violare il GDPR, causando una raccolta di informazioni sproporzionata e rischi di usi impropri dei dati da parte di terzi. Secondo fonti di Governo non è prevista la possibilità di un differimento dell’obbligo dettato dai rilievi del Garante per la protezione dei dati personali.
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Garante Privacy, fatturazione elettronica va modificata: niente rinvio
A partire dal primo gennaio 2019 scatta l’obbligo della fatturazione elettronica tra privati titolari di partita IVA residenti in Italia. Tale onere riguarda tutta la fatturazione B2B, cioè le fatture emesse tra imprese, ma anche professionisti e artigiani residenti in Italia. Secondo il Garante per la Privacy i trattamenti di dati previsti dall’introduzione della e-fatturazione, in base a quanto contemplato dalla manovra finanziaria del 2018, possono violare il GDPR, causando una raccolta di informazioni sproporzionata e rischi di usi impropri dei dati da parte di terzi. Secondo fonti di Governo non è prevista la possibilità di un differimento dell’obbligo dettato dai rilievi del Garante per la protezione dei dati personali.
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Privacy: Sim card intestate a clienti ignari, sanzioni da mezzo milione
Decine di dealers dovranno pagare oltre mezzo milione di euro per aver intestato illecitamente a clienti ignari Sim telefoniche usate anche per crimini. Le sanzioni inflitte dal Garante sono frutto di un'attività coordinata con la Finanza. Nuove sanzioni del Garante per la privacy per contrastare il fenomeno ancora grave dell'attivazione di schede telefoniche a nome di ignari clienti da parte di rivenditori. Quattordici dealers dovranno pagare complessivamente oltre 500.000 euro per avere utilizzato i dati personali di 142 persone per intestare, a loro insaputa, numerosissime Sim card, che venivano utilizzate anche per attività criminali, come il traffico di stupefacenti.
Sicurezza, Privacy: ok dal Garante per le telecamere su divisa Polizia
La polizia potrà fare uso di piccole telecamere indossabili nel corso di manifestazioni pubbliche, ma solo in caso di effettiva necessità. Lo ha stabilito il Garante privacy che ha fornito il suo parere sul nuovo sistema di ripresa avviato in via sperimentale dal Dipartimento di pubblica sicurezza in quattro città, Torino, Milano, Roma e Napoli.Il sistema prevede l'assegnazione agli agenti di polizia di telecamere indossabili di ridotte dimensioni, da attivare nei casi in cui si verifichino situazioni di criticità in occasione di manifestazioni pubbliche.
Google multato da Garante privacy: 1 milione di euro per Street View
Una multa da un milione di euro a Google. Il Garante della Privacy ha ritenuto fossero stati violati i diritti di chi è stato fotografato per l'applicazione Street View. Nel 2010 le auto del colosso di Mountain View, attraversavano le vie italiane senza essere riconoscibili e così le persone che per qualche motivo si trovavano sulla strada, non sono sfuggite all'obiettivo. I casi più eclatanti quelli di tradimenti immortalati, persone che non dovevano essere in quel posto a quell'ora e da lì le segnalazioni.
Il Garante ha così prescritto alla società di rendere le macchine di Google facilmente individuabili, attraverso cartelli o adesivi. Di pubblicare sul proprio sito 3 giorni prima, le località visitate dalle vetture, stabilendo che per le grandi città è necessario indicare i quartieri in cui si muoveranno le macchine. Stesso avviso di Goolge pubblicato sulla pagina di cronaca locale di almeno due quotidiani. Misure rigide ma immediatamente adottate da Google. Il colosso fa ora molta attenzione, oltre gli avvisi imposti, anche perché s'è assistito ad ogni tipo di foto: da appuntamenti clandestini a scene imbarazzanti, a momenti ridicoli in ogni parte di città e paesi.
I fatti contestati - si legge nel comunicato del Garante - risalgono al 2010 quando le auto del colosso di Mountain View percorrevano le strade italiane senza essere perfettamente riconoscibili e non consentendo, in tal modo, alle persone presenti nei luoghi percorsi dalle "Google Cars" di decidere se sottrarsi o meno alla "cattura" delle immagini. Numerose erano state le segnalazioni all'Autorità da parte di persone che non desideravano comparire nelle foto pubblicate on line (che, peraltro, permangono in rete per un tempo considerevole e possono essere ingrandite).
Il Garante aveva prescritto [documento web n. 1759972] alla società di Mountain View di rendere le Google cars facilmente individuabili, attraverso cartelli o adesivi ben visibili, di pubblicare sul proprio sito web, tre giorni prima dell'inizio delle riprese, le località visitate dalle vetture di Street View, stabilendo che per le grandi città è necessario indicare i quartieri in cui circolano le vetture. Analogo avviso deve essere pubblicato da Google sulle pagine di cronaca locale di almeno due quotidiani e diffuso per mezzo di un'emittente radiofonica locale per ogni regione visitata.
Le misure sono state tempestivamente adottate da Google. A conclusione dell'intero procedimento sanzionatorio il Garante ha ritenuto di applicare [documento web n. 2954309], anche in relazione al fatto che i dati raccolti illecitamente erano destinati a confluire all'interno di una grande banca dati di particolare rilevanza, quale è sicuramente quella gestita da Google nell'ambito del servizio Street View, la sanzione nella cifra complessiva di un milione di euro, pagata qualche settimana fa da Google.
Proprio tenendo conto di trovarsi di fronte a una società che, nell'anno 2012, ha registrato un fatturato consolidato pari a oltre 50 miliardi di dollari, il Garante ha deciso di avvalersi della norma del Codice privacy che mira a rendere effettive le sanzioni quando sono dirette a soggetti di notevoli dimensioni economiche. A fine gennaio Google ha annunciato risultati finanziari del Q4 2013, che sono andati oltre le aspettative per quanto riguarda i ricavi. "La multa del Garante Privacy si riferisce ad un vecchio caso, che risale al 2010. Da allora abbiamo adottato tutte le misure richieste dal Garante": questo il commento all'ANSA di un portavoce di Google.
Vividown/ Cassazione, Google non è responsabile violazioni a privacy
Non è configurabile una responsabilità penale di un internet host provider nel caso di violazione della privacy realizzata con un video diffuso sul Web. Lo ha sancito la Cassazione, che per questo, lo scorso dicembre, ha confermato l’assoluzione dei manager di Google finiti sotto processo per il video, diffuso nel 2006, in cui un ragazzo disabile veniva picchiato e schernito da alcuni compagni di classe.
"I reati di cui all’articolo 167 del codice privacy, per i quali qui si procede - si legge nella sentenza depositata ieri dalla terza sezione penale - devono essere intesi come reati propri, trattandosi di condotte che si concretizzano in violazioni di obblighi dei quali è destinatario in modo specifico il solo titolare del trattamento e non ogni altro soggetto che si trovi ad avere a che fare con i dati oggetto di trattamento senza essere dotato dei relativi poteri decisionali".
Il gestore del servizio di "hosting", osserva la Suprema Corte, "non ha alcun controllo sui dati memorizzati né contribuisce in alcun modo alla loro scelta, alla loro ricerca o alla formazione del file che li contiene, essendo tali dati interamente ascrivibili all’utente destinatario del servizio che li carica sulla piattaforma messa a sua disposizione".
La posizione di Google Italia e dei suoi responsabili, rilevano i giudici di piazza Cavour, "è quella di mero internet host provider, soggetto che si limita a fornire una piattaforma sulla quale gli utenti possono liberamente caricare i loro video", del cui "contenuto - spiega la Cassazione - restano gli esclusivi responsabili".
Alla luce di ciò, i manager di Google imputati nel procedimento "non sono titolari di alcun trattamento", mentre "gli unici titolari del trattamento dei dati sensibili eventualmente contenuti nei video caricati sul sito sono gli stessi utenti che li hanno caricati, ai quali soli possono essere applicate le sanzioni, amministrative e penali, previste per il titolare del trattamento del Codice Privacy".
Chiedere ad un provider internet di verificare preventivamente i contenuti pubblicati dagli utenti mette a rischio la "libera manifestazione del pensiero". E' impossibile farlo manualmente e rischioso per la libertà di espressione affidarlo ad un sistema automatico.
Chiedere ad un provider internet di verificare preventivamente i contenuti pubblicati dagli utenti mette a rischio la "libera manifestazione del pensiero". E' impossibile farlo manualmente e rischioso per la libertà di espressione affidarlo ad un sistema automatico.
Sono queste le motivazioni, diffuse a due mesi dalla sentenza, per cui i giudici della corte d'appello di Milano hanno assolto dall'accusa di violazione della privacy 3 manager di Google, in merito al caso del video in cui un ragazzo disabile minorenne veniva insultato e umiliato da alcuni compagni di classe.
Il filmato girato in una scuola di Torino rimase online per circa un mese nella sezione "video divertenti". La sentenza d'appello del 21 dicembre scorso aveva ribaltato quella di primo grado emessa dal tribunale di Milano nel 2010 che aveva condannato i 3 dirigenti a 6 mesi per violazione della privacy.
Garante Privacy: nuove regole per pagamenti via tablet e smartphone
Chi usa smatphone e tablet per acquistare servizi, abbonarsi a quotidiani on line, comprare e-book, scaricare a pagamento film o giochi sarà più garantito. Arrivano le regole del Garante per proteggere la privacy degli utenti che, tramite il proprio credito telefonico, effettuano pagamenti a distanza avvalendosi del cosiddetto mobile remote payment.
Garante Privacy, vietato diffondere dati malati di Sla su sito Comune
Dal Garante per la privacy nuove misure per i malati di Sla e i dipendenti della PA. Il Garante ha ribadito che sui siti della pubblica amministrazione non possono essere pubblicati atti e documenti contenenti dati sullo stato di salute dei cittadini, e per questo ha fatto oscurare dal sito web di un comune siciliano i dati personali contenuti in una determinazione dirigenziale riferita al "Sostegno economico ai soggetti affetti da Sclerosi laterale amiotrofica" (Sla) contenente dati personali anche sensibili.
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M5S, monito dal Garante Privacy: vietato pubblicare email hackerate
Il Garante per la protezione dei dati personali ha disposto il divieto di divulgare e trattare ulteriormente il contenuto delle mail dei deputati del Movimento 5 Stelle [doc. web n. 2411368] originariamente diffuse in rete. "Le testate giornalistiche, i siti web e chiunque detenga queste mail, per averle eventualmente scaricate, dovrà provvedere a cancellarle, anche dai propri archivi", dice il Garante in una nota.
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