GDPRLab è la piattaforma online che accompagna le aziende verso la completa compliance con il GDPR. Terminato il periodo di moratoria, sono iniziate da qualche mese le attività di verifica, controllo ed erogazione delle sanzioni per mancata conformità con il Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati, universalmente noto come GDPR. Nelle ultime settimane, hanno fatto notizia le multe milionarie comminate ad ENI e a TIM, in entrambi i casi legate al trattamento e alla tutela dei dati personali. Le sanzioni previste dal GDPR sono tutt’altro che irrisorie, potendo raggiungere fino a 20 milioni di euro o fino al 4 percento del fatturato totale annuo dell’esercizio precedente.
La conoscenza aiuta a rendere liberi e dunque è importante approfondire i diversi aspetti tecnologici, scientifici, culturali e sociali.
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Privacy, GDPRLab rende le aziende conformi al Gdpr: stop sanzioni
GDPRLab è la piattaforma online che accompagna le aziende verso la completa compliance con il GDPR. Terminato il periodo di moratoria, sono iniziate da qualche mese le attività di verifica, controllo ed erogazione delle sanzioni per mancata conformità con il Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati, universalmente noto come GDPR. Nelle ultime settimane, hanno fatto notizia le multe milionarie comminate ad ENI e a TIM, in entrambi i casi legate al trattamento e alla tutela dei dati personali. Le sanzioni previste dal GDPR sono tutt’altro che irrisorie, potendo raggiungere fino a 20 milioni di euro o fino al 4 percento del fatturato totale annuo dell’esercizio precedente.
Garante Privacy, fatturazione elettronica va modificata: niente rinvio
A partire dal primo gennaio 2019 scatta l’obbligo della fatturazione elettronica tra privati titolari di partita IVA residenti in Italia. Tale onere riguarda tutta la fatturazione B2B, cioè le fatture emesse tra imprese, ma anche professionisti e artigiani residenti in Italia. Secondo il Garante per la Privacy i trattamenti di dati previsti dall’introduzione della e-fatturazione, in base a quanto contemplato dalla manovra finanziaria del 2018, possono violare il GDPR, causando una raccolta di informazioni sproporzionata e rischi di usi impropri dei dati da parte di terzi. Secondo fonti di Governo non è prevista la possibilità di un differimento dell’obbligo dettato dai rilievi del Garante per la protezione dei dati personali.
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Garante Privacy, sintesi delle istruzioni relative alla norma sui cookie
Il 2 giugno 2015 è scaduto il termine ultimo entro il quale siti e blog avrebbero dovuto fornire le informazioni e ottenere il consenso dei navigatori all'installazione dei cookie per finalità di profilazione. Sono pervenute al Garante numerose richieste - provenienti in particolare da piccoli gestori - concernenti alcuni punti del provvedimento in materia di cookie dell'8 maggio 2014. Il Garante, considerata l'importanza e la delicatezza della tematica, che ha l'obiettivo principale di tutelare gli utenti da profilazioni effettuate a loro insaputa sulla base dei loro comportamenti in rete, nel ribadire quanto già disposto, ritiene opportuno fornire alcuni chiarimenti.
Privacy: Sim card intestate a clienti ignari, sanzioni da mezzo milione
Decine di dealers dovranno pagare oltre mezzo milione di euro per aver intestato illecitamente a clienti ignari Sim telefoniche usate anche per crimini. Le sanzioni inflitte dal Garante sono frutto di un'attività coordinata con la Finanza. Nuove sanzioni del Garante per la privacy per contrastare il fenomeno ancora grave dell'attivazione di schede telefoniche a nome di ignari clienti da parte di rivenditori. Quattordici dealers dovranno pagare complessivamente oltre 500.000 euro per avere utilizzato i dati personali di 142 persone per intestare, a loro insaputa, numerosissime Sim card, che venivano utilizzate anche per attività criminali, come il traffico di stupefacenti.
Dati personali non ancora protetti a sufficienza dalle aziende italiane
Secondo i dati del Garante della Privacy ammontano a 5 milioni di euro le sanzioni comminate a pubbliche amministrazioni e aziende nel secondo semestre 2014 per violazioni in materia di tutela dei dati personali. Le sanzioni applicate hanno riguardato, in prevalenza, violazioni della privacy per mancata adozione delle misure di sicurezza, omessa o carente informativa, uso illecito di dati personali. Kroll Ontrack, da oltre 25 anni leader mondiale nel settore recupero dati, lancia l’allarme in proposito alla scarsa diffusione, presso le aziende italiane, di strategie adeguate a garantire la protezione dei dati personali e la conformità alle norme privacy.
Sicurezza, Privacy: ok dal Garante per le telecamere su divisa Polizia
La polizia potrà fare uso di piccole telecamere indossabili nel corso di manifestazioni pubbliche, ma solo in caso di effettiva necessità. Lo ha stabilito il Garante privacy che ha fornito il suo parere sul nuovo sistema di ripresa avviato in via sperimentale dal Dipartimento di pubblica sicurezza in quattro città, Torino, Milano, Roma e Napoli.Il sistema prevede l'assegnazione agli agenti di polizia di telecamere indossabili di ridotte dimensioni, da attivare nei casi in cui si verifichino situazioni di criticità in occasione di manifestazioni pubbliche.
Google: Garante impone più tutele in Italia per la privacy degli utenti
Gli utenti che useranno i servizi o il motore di ricerca di Google in Italia saranno più tutelati. Il Garante privacy ha stabilito che il colosso di Mountain View non potrà utilizzare i loro dati a fini di profilazione se non ne avrà prima ottenuto il consenso e dovrà dichiarare esplicitamente di svolgere questa attività a fini commerciali. Si è conclusa con un provvedimento prescrittivo l'istruttoria avviata lo scorso anno dal Garante italiano a seguito dei cambiamenti apportati dalla società alla propria privacy policy.
Vodafone: governi intercettano telefonate utenti, Italia al primo posto
Il colosso inglese delle telecomunicazioni Vodafone rivela come alcuni governi siano in grado di sorvegliare la sua rete, e quindi di monitorare le comunicazioni dei suoi clienti, in un vasto rapporto pubblicato oggi che è il primo nel suo genere. E' quanto si legge sul Guardian. Vodafone fa riferimento all'esistenza di un network di cavi che permette ad agenzie di sorveglianza di alcuni governi di ascoltare le conversazioni e, in certi casi, di identificarne la posizione: un sistema che sarebbe largamente utilizzato in molti paesi (l'elenco non è stato reso noto ma l'Italia non è fra questi). In alcuni dei paesi, almeno sei si legge, alla società telefonica viene richiesto di garantire l'accesso diretto.
Garante Privacy: stop a cookie senza consenso per finalità marketing
Stop all'installazione dei cookie per finalità di profilazione e marketing da parte dei gestori dei siti senza aver prima informato gli utenti e aver ottenuto il loro consenso. Chi naviga on line potrà quindi decidere in maniera libera e consapevole se far usare o no le informazioni raccolte sui siti visitati per ricevere pubblicità mirata. Lo ha stabilito il Garante della privacy con un provvedimento generale pubblicato sulla Gazzetta ufficiale, adottato al termine di una consultazione pubblica, nel quale ha individuato modalità semplificate per rendere agli utenti l'informativa on line sull'uso dei cookie e ha fornito indicazioni per acquisire il consenso, quando richiesto dalla legge.
Google multato da Garante privacy: 1 milione di euro per Street View
Una multa da un milione di euro a Google. Il Garante della Privacy ha ritenuto fossero stati violati i diritti di chi è stato fotografato per l'applicazione Street View. Nel 2010 le auto del colosso di Mountain View, attraversavano le vie italiane senza essere riconoscibili e così le persone che per qualche motivo si trovavano sulla strada, non sono sfuggite all'obiettivo. I casi più eclatanti quelli di tradimenti immortalati, persone che non dovevano essere in quel posto a quell'ora e da lì le segnalazioni.
Il Garante ha così prescritto alla società di rendere le macchine di Google facilmente individuabili, attraverso cartelli o adesivi. Di pubblicare sul proprio sito 3 giorni prima, le località visitate dalle vetture, stabilendo che per le grandi città è necessario indicare i quartieri in cui si muoveranno le macchine. Stesso avviso di Goolge pubblicato sulla pagina di cronaca locale di almeno due quotidiani. Misure rigide ma immediatamente adottate da Google. Il colosso fa ora molta attenzione, oltre gli avvisi imposti, anche perché s'è assistito ad ogni tipo di foto: da appuntamenti clandestini a scene imbarazzanti, a momenti ridicoli in ogni parte di città e paesi.
I fatti contestati - si legge nel comunicato del Garante - risalgono al 2010 quando le auto del colosso di Mountain View percorrevano le strade italiane senza essere perfettamente riconoscibili e non consentendo, in tal modo, alle persone presenti nei luoghi percorsi dalle "Google Cars" di decidere se sottrarsi o meno alla "cattura" delle immagini. Numerose erano state le segnalazioni all'Autorità da parte di persone che non desideravano comparire nelle foto pubblicate on line (che, peraltro, permangono in rete per un tempo considerevole e possono essere ingrandite).
Il Garante aveva prescritto [documento web n. 1759972] alla società di Mountain View di rendere le Google cars facilmente individuabili, attraverso cartelli o adesivi ben visibili, di pubblicare sul proprio sito web, tre giorni prima dell'inizio delle riprese, le località visitate dalle vetture di Street View, stabilendo che per le grandi città è necessario indicare i quartieri in cui circolano le vetture. Analogo avviso deve essere pubblicato da Google sulle pagine di cronaca locale di almeno due quotidiani e diffuso per mezzo di un'emittente radiofonica locale per ogni regione visitata.
Le misure sono state tempestivamente adottate da Google. A conclusione dell'intero procedimento sanzionatorio il Garante ha ritenuto di applicare [documento web n. 2954309], anche in relazione al fatto che i dati raccolti illecitamente erano destinati a confluire all'interno di una grande banca dati di particolare rilevanza, quale è sicuramente quella gestita da Google nell'ambito del servizio Street View, la sanzione nella cifra complessiva di un milione di euro, pagata qualche settimana fa da Google.
Proprio tenendo conto di trovarsi di fronte a una società che, nell'anno 2012, ha registrato un fatturato consolidato pari a oltre 50 miliardi di dollari, il Garante ha deciso di avvalersi della norma del Codice privacy che mira a rendere effettive le sanzioni quando sono dirette a soggetti di notevoli dimensioni economiche. A fine gennaio Google ha annunciato risultati finanziari del Q4 2013, che sono andati oltre le aspettative per quanto riguarda i ricavi. "La multa del Garante Privacy si riferisce ad un vecchio caso, che risale al 2010. Da allora abbiamo adottato tutte le misure richieste dal Garante": questo il commento all'ANSA di un portavoce di Google.
Garante Privacy: nuove regole per pagamenti via tablet e smartphone
Chi usa smatphone e tablet per acquistare servizi, abbonarsi a quotidiani on line, comprare e-book, scaricare a pagamento film o giochi sarà più garantito. Arrivano le regole del Garante per proteggere la privacy degli utenti che, tramite il proprio credito telefonico, effettuano pagamenti a distanza avvalendosi del cosiddetto mobile remote payment.
Garante Privacy, vietato diffondere dati malati di Sla su sito Comune
Dal Garante per la privacy nuove misure per i malati di Sla e i dipendenti della PA. Il Garante ha ribadito che sui siti della pubblica amministrazione non possono essere pubblicati atti e documenti contenenti dati sullo stato di salute dei cittadini, e per questo ha fatto oscurare dal sito web di un comune siciliano i dati personali contenuti in una determinazione dirigenziale riferita al "Sostegno economico ai soggetti affetti da Sclerosi laterale amiotrofica" (Sla) contenente dati personali anche sensibili.
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Facebook allenta le regole della privacy sui minori e il Moige insorge
Per la prima volta, gli utenti sotto i 18 anni possono postare pubblicamente su Facebook. La logica è che altri siti non limitano i bambini, gli adolescenti sono sempre più esperti di web, e giovani celebrità vogliono una voce. Questo permette ai minori di condividere pubblicamente le cose che piacciono, quindi devono scegliere manualmente la condivisione pubblica e confermare che nè compredono i rischi. I minorenni, teoricamente dai 13 ai 17 anni (dato che non ci si potrebbe iscrivere prima), possono adesso attivare anche l'opzione Follow per il proprio profilo utente.
"Quello annunciato oggi da Facebook è un grande passo indietro per la tutela dei minori. Non bastava che i ragazzi dai 13 ai 17 anni potessero iscriversi al social network americano senza consenso genitoriale, in spregio alla norma di legge, che vieta ai minori di sottoscrivere contratti. Da oggi potranno scrivere post 'pubblici', visibili cioè anche agli utenti che non fanno parte della loro cerchia di 'amici', compresi adulti e malintenzionati". Così Maria Rita Munizzi, presidente del Movimento Italiano Genitori (Moige), che annuncia: "Siamo pronti a denunciare al Garante della Privacy Facebook".
"Questo conferma quanto la piattaforma di Zuckerberg, per rispondere a bieche logiche di mercato - prosegue Munizzi - sia disposta a offrire su un vassoio d'argento i nostri figli a inserzionisti pubblicitari o peggio ancora cyberbullisti e pedofili. Siamo pronti a denunciare al Garante della Privacy Facebook, che continua ad essere 'terra di nessuno', dove regole e controlli sono spesso risibili e dove al genitore non è consentito l'esercizio di alcun tipo di controllo sulla 'vita virtuale' del proprio figlio minorenne. Come genitori, non possiamo più tollerare che questo accada".
"Ci auguriamo che venga presto adottata una normativa specifica di tutela: la sicurezza dei nostri figli, viene prima di tutto'', conclude la presidente Munizzi. L'azienda ha introdotto anche "strumenti aggiuntivi per aiutare ad educare gli adolescenti sulle implicazioni della condivisione di un post con un pubblico", ha spiegato un portavoce di Facebook. In base alla nuova politica, nel momento in cui gli adolescenti si iscrivono al sito, avranno automaticamente la protezione della privacy più forte, e le informazioni che verranno inserite saranno visibile soltanto ai loro amici.
Ma avranno anche la possibilità di modificare queste impostazioni e condividere i propri post pubblicamente. Nel frattempo, le giovani celebrità generano contenuti interessanti che fanno appello alla critica demografica under 18. Dal dicembre 2009, gli utenti più giovani del sito sono stati in grado soltanto di condividere i post, le foto e gli aggiornamenti con una selezione limitata dei social network: amici, amici di amici, e altri membri della loro scuola, università e reti verificate. Questo valeva anche se il giovane aveva impostato sul sito la condivisione di alcuni aggiornamenti con "tutti".
Tali restrizioni sono ora state rimosse, permettendo gli adolescenti di avere lo stesso controllo sulle loro impostazioni della privacy di tutti gli altri, in modo che le foto e aggiornamenti di stato possono essere resi completamente ricercabili. Creare una pagina o un evento, aprire un gruppo, permettere che i propri contenuti siano commentati, condivisi e indicizzati nel nuovo Graph Search sono le nuove funzioni. Facebook ha sottolineato che molti altri social media come Twitter e Instagramm ma anche Ask.fm e Kik, permettono agli utenti adolescenti di esprimersi pubblicamente.
Via: Adnkronos
Foto: Facebook Newsroom
Garante Privacy, nuove regole contro il marketing selvaggio e lo spam
Offerte commerciali a utenti di social network o di servizi di messaggistica come Skype e WhatsApp solo con il loro consenso; no a e-mail e sms indesiderati; maggiori controlli da parte di chi commissiona le campagne promozionali; misure semplificate per le promozioni delle imprese che rispettano le regole. Il Garante vara le nuove "Linee guida in materia di attività promozionale e contrasto allo spam" [doc. web n. 2542348] per combattere il marketing selvaggio e favorire pratiche commerciali "amiche" di utenti e consumatori.
Il provvedimento generale (in via di pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale) definisce un primo quadro unitario di misure e accorgimenti utili sia alle imprese che vogliono avviare campagne per pubblicizzare prodotti e servizi, sia a quanti desiderano difendersi dall'invadenza di chi utilizza senza il loro consenso recapiti e informazioni personali per tempestarli di pubblicità. Una particolare attenzione è stata posta dall'Autorità sulle nuove frontiere dello spamming - come quello diffuso sui social network (il cosiddetto social spam) o tramite alcune pratiche di "marketing virale" o "marketing mirato" - che possono comportare modalità sempre più insidiose e invasive della sfera personale degli interessati. Queste in sintesi le principali regole contenute nelle Linee guida.
Offerte commerciali e spam
• Invio di offerte commerciali solo con il consenso preventivo. Per poter inviare comunicazioni promozionali e materiale pubblicitario tramite sistemi automatizzati (telefonate preregistrate, e-mail, fax, sms, mms) è necessario aver prima acquisito il consenso dei destinatari (cosiddetto opt-in). Tale consenso deve essere specifico, libero, informato e documentato per iscritto.
• Maggiori controlli su chi realizza campagne di marketing. Chi commissiona campagne promozionali deve esercitare adeguati controlli per evitare che agenti, subagenti o altri soggetti a cui ha demandato i contatti con i potenziali clienti effettuino spam.
• Consenso per l'uso dei dati presenti su Internet e social network. E' necessario lo specifico consenso del destinatario per inviare messaggi promozionali agli utenti di Facebook, Twitter e altri social network (ad esempio pubblicandoli sulla loro bacheca virtuale) o di altri servizi di messaggistica e Voip sempre più diffusi come Skype, WhatsApp, Viber, Messenger, etc. Il fatto che i dati siano accessibili in Rete non significa che possano essere liberamente usati per inviare comunicazioni promozionali automatizzate o per altre attività di marketing "virale" o "mirato".
• "Passaparola" senza consenso. Non è necessario il consenso per inviare e-mail o sms con offerte promozionali ad amici a titolo personale (il cosiddetto "passaparola").
Semplificazioni per le aziende in regola
• E-mail promozionali ai propri clienti. Ok all'invio di messaggi promozionali, tramite e-mail, ai propri clienti su beni o servizi analoghi a quelli già acquistati (cosiddetto soft spam).
• Promozioni per "fan" di marchi o aziende. Una impresa o società può inviare offerte commerciali ai propri "follower" sui social network quando dalla loro iscrizione alla pagina aziendale si evinca chiaramente l'interesse o il consenso a ricevere messaggi pubblicitari concernenti il marchio, il prodotto o il servizio offerto.
• Consenso unico valido per diverse attività. Basta un unico consenso per tutte le attività di marketing (come l'invio di materiale pubblicitario o lo svolgimento di ricerche di mercato); il consenso prestato per l'invio di comunicazioni commerciali tramite modalità automatizzate (come e-mail o sms) copre anche quelle effettuate tramite posta cartacea o con telefonate tramite operatore. Le aziende che intendono raccogliere i dati personali degli utenti per comunicarli o cederli ad altri soggetti a fini promozionali, possono acquisire un unico consenso valido per tutti i soggetti terzi indicati nell'apposita informativa fornita all'interessato.
Tutele e sanzioni contro lo spam
• Tutele per i singoli utenti. Le persone che ricevono spam possono presentare segnalazioni, reclami o ricorsi al Garante e comunque esercitare tutti i diritti previsti dal Codice privacy, inclusa la richiesta di sanzioni contro chi invia messaggi indesiderati (nei casi più gravi possono arrivare fino a circa 500.000 euro).
• Tutele per le società. Le "persone giuridiche", pur non potendo più chiedere l'intervento formale del Garante per la privacy, possono comunque comunicare eventuali violazioni. Hanno invece la possibilità di rivolgersi all'Autorità giudiziaria per azioni civili o penali contro gli spammer.
Contestualmente alle Linee guida, allo scopo di semplificare ulteriormente gli adempimenti in materia di marketing diretto, il Garante ha adottato anche un apposito provvedimento generale [doc. web n. 2543820] sul consenso al trattamento dei dati personali, sempre in via di pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale.
Fonte: Garante Privacy
Facebook introduce un nuovo programma di beta testing per Android
Facebook ha annunciato il Beta Program per Android che consentirà agli utenti di provare in anteprima le versioni beta delle future applicazioni ufficiali del social network per segnalare eventuali bug o per consigli agli sviluppatori di Menlo Park. La sperimentazione consentirà a Facebook di ottenere un quadro più chiaro su come si comporta la sua app in una vasta gamma di supporti, dispositivi e sistemi operativi. La parte migliore è che si tratta di un programma opt-in, in modo che solo gli utenti che vogliono affrontare problemi e bug si troveranno tipicamente l'app in beta build. In tal caso, assicurarsi di utilizzare lo stesso account Google che si utilizza per il Google Play Store.
Garante della privacy decide un supplemento di istruttoria su Google
Prosegue l'azione del Garante italiano intrapresa nei confronti di Google nell'aprile scorso con l'avvio di un'istruttoria per verificare il rispetto della normativa italiana delle nuove regole privacy adottate dalla società statunitense. L'Autorità - spiega una nota - ha deciso di richiedere a Mountain View maggiori e più puntuali dettagli su specifici aspetti delle modalità di trattamento dei dati degli utenti italiani: in particolare, riguardo all'informativa e al consenso all'uso dei dati, alla loro conservazione e al loro possibile incrocio, anche tra prodotti e servizi diversi.
Gli ulteriori elementi che verranno forniti da Google al Garante italiano saranno oggetto di valutazione per l'eventuale adozione dei provvedimenti ritenuti più opportuni, inclusi, qualora dovessero ricorrerne i presupposti, quelli a carattere prescrittivo o sanzionatorio. Nell'aprile scorso, esaurita la fase di indagine a livello europeo da parte del Gruppo che riunisce i Garanti privacy dei 27 Paesi dell'Ue, le Autorità di protezione dati italiana, francese, tedesca, olandese, spagnola ed inglese, riunite in una task force appositamente costituita, avevano avviato, con un'azione congiunta, procedimenti nei confronti di Google.
Il procedimento avviato dall'Autorità per la privacy francese ha confermato la violazione delle disposizioni in materia di protezione dati: a Google sono state date indicazioni sui principi da rispettare e sulle misure da adottare per rendere i trattamenti conformi alla normativa nazionale. Nei Paesi Bassi, l'Autorità si appresta a chiedere a Google di fornire chiarimenti, elementi e documenti, che una volta raccolti, confluiranno in un documento finale che potrebbe avere come esito anche l'eventuale irrogazione di sanzioni.
Un'istruttoria è in corso anche nel Regno Unito, dove il Garante è in procinto di rendere noti a Google i risultati dell'analisi preliminare condotta. L'Autorità di protezione dati di Amburgo ha instaurato un procedimento nei confronti di Google che potrebbe dar luogo a un provvedimento a carattere prescrittivo che imponga alla società l'adozione di specifiche misure per conformare i trattamenti alle norme nazionali. Anche in Spagna l'istruttoria aperta nei confronti della società di Mountain View è in corso di svolgimento.
L'Autorità di protezione dati spagnola ha notificato a Google la propria decisione di avviare una procedura a carattere sanzionatorio per violazione dei principi cardine della normativa nazionale. I garanti di molti paesi avevano chiesto a Mountain View chiarimenti sui Google Glass e sull'impatto per la privacy che può derivare dal loro utilizzo."La nostra normativa sulla privacy rispetta la legge europea e ci permette di creare servizi più semplici e più efficaci. Siamo stati costantemente in contatto con le diverse autorità coinvolte nel corso di questa vicenda e continueremo a esserlo in futuro", sottolinea un portavoce di Google.
Via: Garante Privacy
M5S, monito dal Garante Privacy: vietato pubblicare email hackerate
Il Garante per la protezione dei dati personali ha disposto il divieto di divulgare e trattare ulteriormente il contenuto delle mail dei deputati del Movimento 5 Stelle [doc. web n. 2411368] originariamente diffuse in rete. "Le testate giornalistiche, i siti web e chiunque detenga queste mail, per averle eventualmente scaricate, dovrà provvedere a cancellarle, anche dai propri archivi", dice il Garante in una nota.
Privacy, gestori Tlc e Isp dovranno segnalare violazioni dei data base
Scatta l'obbligo per società telefoniche e Internet provider di avvisare il Garante privacy e gli utenti quando i dati trattati per fornire i servizi subiscono gravi violazioni a seguito di attacchi informatici o di eventi avversi, come incendi o altre calamità, che possano comportare perdita, distruzione o diffusione indebita di dati.
Il Garante per la privacy ha infatti adottato, all'esito di una consultazione pubblica, un provvedimento generale che fissa, in attuazione della direttiva europea sulla privacy nel settore delle comunicazioni elettroniche, gli adempimenti per i casi in cui si dovessero verificare i cosiddetti "data breach".
Il provvedimento, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale, stabilisce che l'obbligo di comunicare le violazioni di dati personali, contenuti in particolare in data base elettronici o cartacei, spetta esclusivamente ai fornitori di servizi telefonici e di accesso a Internet (e non, ad esempio, ai siti internet che diffondono contenuti, ai motori di ricerca, agli internet point, alle reti aziendali).
Entro 24 ore dalla scoperta dell'evento, società di tlc e Isp devono fornire al Garante le informazioni necessarie a consentire una prima valutazione dell'entità della violazione (ad esempio, tipologia dei dati coinvolti, descrizione dei sistemi di elaborazione, indicazione del luogo dove è avvenuta la violazione). Per agevolare questo adempimento il Garante ha predisposto un modello di comunicazione disponibile sul suo sito (www.garanteprivacy.it).
Nei casi più gravi di violazione, però, oltre che l'Authority, le società telefoniche e gli Isp dovranno informare entro tre giorni anche ciascun utente coinvolto, facendo riferimento a alcuni parametri fondamentali: il grado di pregiudizio che la perdita o la distruzione dei dati può comportare (furto di identità, danno fisico, danno alla reputazione); l' "attualità" dei dati (dati più recenti possono rivelarsi più interessanti per i malintenzionati); la qualità (finanziari, sanitari, giudiziari etc.) e la quantità dei dati coinvolti.
La comunicazione agli utenti non è dovuta se si dimostra di aver utilizzato misure di sicurezza e sistemi di cifratura e di anonimizzazione che rendono inintelligibili i dati, ma il Garante può comunque imporla nei casi più gravi. Per consentire l'attività di accertamento del Garante, le società telefoniche e i provider dovranno tenere un inventario costantemente aggiornato delle violazioni subite che dia conto delle circostanze in cui queste si sono verificate, le conseguenze che hanno avuto e i provvedimenti adottati a seguito del loro verificarsi.
La mancata o ritardata comunicazione al Garante espone le società telefoniche e gli Internet provider a una sanzione amministrativa che va da 25mila a 150mila euro. Sanzioni previste anche per la omessa o mancata comunicazione agli utenti che vanno da 150 euro a 1000 euro per ogni società, ente o persona interessata. La mancata tenuta dell'inventario aggiornato è punita con la sanzione da 20mila a 120mila euro.
Fonte: Garante Privacy
Google, Garante privacy avvia istruttoria su rispetto normativa italiana
Il Garante per la privacy italiano ha aperto un'istruttoria nei confronti di Google Inc. per verificare il rispetto della disciplina sulla protezione dei dati personali e, in particolare, la conformità dei trattamenti effettuati dalla società di Mountain View ai principi di pertinenza, necessità e non eccedenza dei dati trattati nonché agli obblighi riguardanti l'informativa agli utenti e l'acquisizione del loro consenso.
WhatsApp: Garante Privacy chiede chiarimenti su uso dati degli utenti
Il Garante per la privacy ha chiesto alla società californiana che fornisce WhatsApp di comunicare ogni informazione utile per valutare il rispetto della privacy degli utenti italiani. L’intervento dell’Autorità trae origine dagli esiti di un recente rapporto dei Garanti per la privacy canadesi e olandesi dal quale sono emerse alcune caratteristiche nel funzionamento dell’applicazione sviluppata dalla società che potrebbero comportare implicazioni e rischi specifici per la protezione dei dati personali degli utenti.
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