L’hack di Ashley Madison, il sito di incontri per persone sposate, starebbe prendendo pieghe drammatiche. Tre persone si sono suicidate dopo che i loro dati sono stati pubblicati on-line. E secondo le statistiche di Kaspersky Lab relative al secondo trimestre del 2015, tre quarti delle risorse attaccate tramite botnet sono ubicate in soli 10 Paesi. La leadership indiscussa degli Stati Uniti e della Cina si spiega grazie all’hosting particolarmente economico in questi stati. Tuttavia, i cambiamenti nelle altre posizioni della classifica e il numero crescente di Paesi colpiti da questo genere di attacchi prova che nessun territorio è al sicuro dalle minacce DDoS.
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Kaspersky Lab, attacchi DDoS: 72% delle vittime si trova in 10 Paesi
L’hack di Ashley Madison, il sito di incontri per persone sposate, starebbe prendendo pieghe drammatiche. Tre persone si sono suicidate dopo che i loro dati sono stati pubblicati on-line. E secondo le statistiche di Kaspersky Lab relative al secondo trimestre del 2015, tre quarti delle risorse attaccate tramite botnet sono ubicate in soli 10 Paesi. La leadership indiscussa degli Stati Uniti e della Cina si spiega grazie all’hosting particolarmente economico in questi stati. Tuttavia, i cambiamenti nelle altre posizioni della classifica e il numero crescente di Paesi colpiti da questo genere di attacchi prova che nessun territorio è al sicuro dalle minacce DDoS.
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Cyberbullismo, progetto teatrale itinerante di Polizia e Baci Perugina
E' partita da Cagliari una suggestiva rappresentazione teatrale sul delicato tema del cyberbullismo che va ad integrarsi con la campagna educativa itinerante di “Una vita da social” alla sua 2^ edizione. Ancora una volta la Polizia di Stato scende in campo, questa volta con un marchio storico come Baci Perugina, con un solo grande obiettivo: “rendere la rete sempre più sicura per evitare che i gravissimi episodi di cronaca culminati con il suicidio di alcuni adolescenti ed il dilagante fenomeno del cyberbullismo e di tutte le varie forme di prevaricazione connesse ad un uso distorto della rete”, possano ripetersi.
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Facebook rivede gli standard per le segnalazioni dei contenuti online
Facebook si è piegato a una protesta sui contenuti che promuovono la violenza contro le donne dopo che alcuni inserzionisti hanno ritirato i propri annunci in segno di protesta. Dopo che numerosi inserzionisti hanno revocato i propri contratti pubblicitari per evitare che gli annunci finissero affiancati a messaggi offensivi pubblicati dagli utenti, Facebook ha deciso di rivedere le linee guida che il suo team operativo utilizza per valutare eventuali violazioni degli standard sui contenuti.
"Recentemente vi è stata un pò di attenzione alla politica dei contenuti di Facebook. Molti diversi gruppi che storicamente hanno affrontato la discriminazione nella società, tra cui i rappresentanti di quella ebraica, musulmana, e le comunità LGBT, ci hanno raggiunto a noi in passato per aiutarci a capire la natura minacciosa di contenuti, e siamo grati per il riflessivo e costruttivo feedback che abbiamo ricevuto", scrive Marne Levine, VP delle Policy Pubbliche Globali a Facebook.
Sulla spinta anche di una lettera aperta firmata da diversi gruppi di attiviste per chiedere la rimozione delle pagine che istigano alla violenza, il social network ha ammesso che "il sistema che identifica e rimuove contenuti inappropriati non ha funzionato in modo efficace come dovrebbe, soprattutto su questioni collegate a offese a sfondo sessuale", come i commenti misogini e le foto di donne che hanno subito violenza apparse sul sito, e in un post sul blog promette di migliorare.
Nella lettera aperta si spiega che Facebook non sta facendo abbastanza per rimuovere i messaggi che promuovono la violenza contro le donne. Con una rapida ricerca, tutti gli utenti della rete sociale potevano vedere immagini modificate di donne insieme a slogan che incoraggiavano stupri e atti violenti. Ad esempio, accanto a una donna con il volto picchiato, il testo diceva: "1/3 delle donne sono fisicamente maltrattate. 2/3 degli uomini non stanno facendo il loro lavoro".
Dopo il suicidio a gennaio di una adolescente per insulti ricevuti via Facebook, la settimana scorsa il Moige (Movimento italiano genitori) ha denunciato alla procura di Roma la società per "omesso controllo e vigilanza". Jaclyn Friedman, direttore esecutivo di Women Action e Media, ha elogiato la risposta di Facebook e ha definito la società ammirevole. "Ci auguriamo che questo sforzo si pone come una testimonianza del potere di azione della collaborazione", ha detto.
Dopo il suicidio a gennaio di una adolescente per insulti ricevuti via Facebook, la settimana scorsa il Moige (Movimento italiano genitori) ha denunciato alla procura di Roma la società per "omesso controllo e vigilanza". Jaclyn Friedman, direttore esecutivo di Women Action e Media, ha elogiato la risposta di Facebook e ha definito la società ammirevole. "Ci auguriamo che questo sforzo si pone come una testimonianza del potere di azione della collaborazione", ha detto.
La società ha dichiarato che aggiornerà le sue politiche sul discorso di odio, aumenterà la responsabilità dei creatori di contenuti e formerà il personale per essere più sensibile alle lamentele, segnando una vittoria per gli attivisti dei diritti delle donne. L'intervento sui termini di servizio arriva perché le proteste, dirette e indirette (su Twitter c'è l'hashtag #fbrape) si erano fatte pressanti. Un giro di vite necessario, dal punto di vista dell'opportunità sociale, ma anche economico.
Fonte: La Stampa
Via: Nbc News
Suicida Swartz creatore di Reddit e Rss, famiglia accusa giudici e Mit
Morto suicida a 26 anni, a New York, Aaron Swartz, il giovanissimo genio informatico che ad appena 14 anni fu co-autore del sistema Rss1.0. Attivista internet - scrive Wired - Swartz pubblicò una mole enorme di documenti pubblici, creò un social network e un sito per la campagna democratica, e fu parte del movimento che portò a bloccare la legge federale SOPA contro la pirateria informatica. Quando aveva 14 anni, Aaron ha contribuito a sviluppare lo standard RSS e Python, egli fondò Infogami, che entrò a far parte di Reddit.
Ma più di ogni altra cosa Aaron era un programmatore con la coscienza: un hacker instancabile e di talento che ha riversato le sue energie in questioni come la neutralità della rete, la riforma del diritto d'autore e libertà di informazione. Tra le cause innumerevoli, ha lavorato con Larry Lessig in occasione del lancio di Creative Commons, ha architettato il catalogo pubblico gratuito Internet di libri, OpenLibrary.org, e nel 2010 ha fondato Demand Progress, un gruppo non-profit che ha contribuito a unità di base per l'opposizione di successo alla SOPA dello scorso anno.
Nel 2009 Swartz, attraverso uno script automatico, aveva scaricato il 20 per cento dei documenti presenti su PACER, il database del sistema giudiziario statunitense che all'epoca chiedeva 10 centesimi di dollaro per l'accesso a ciascun documento. Secondo diversi attivisti questi documenti dovevano essere liberamente accessibili, dal momento che erano stati finanziati con fondi pubblici. Dopo la pubblicazione online dell'archivio, l'FBI aveva avviato un'indagine contro di lui che poi decise di archiviare, continuando a tener d'occhio Swartz.
Swartz è stato accusato di 13 violazioni informatiche ed arrestato con l'accusa di aver prelevato oltre 4 milioni di articoli dall'archivio del Massachusets Institute of Technology (MIT). Secondo diversi osservatori della Rete, le accuse a Swartz aprivano numerosi interrogativi. Di fatto Swartz non sembrava aver hackerato nulla: semplicemente aveva prelevato i documenti previa registrazione di una regolare utenza. JSTOR e il MIT avevano tentato di impedirgli un download così massiccio e, come contromisura, Swartz aveva modificato gli indirizzi Ip e Mac dei computer che utilizzava.
Come spiega Repubblica, abbastanza perché l'accusa ci vedesse un comportamento sospetto. Due giorni prima del suicidio, aveva comunicato di voler diffondere oltre 4,5 milioni di documenti JSTOR. Per aiutarlo a pagare le spese legali era stato creato un sito di raccolta fondi (free.aaronsw.com), e oggi la famiglia accusa l'intero sistema giudiziario: "La morte di Aaron non è semplicemente una tragedia personale. La sua morte è il prodotto di un sistema giudiziario criminale", accusano la famiglia e la fidanzata.
"Le decisioni del procuratore generale e del Mit hanno contribuito alla sua morte. Il procuratore generale lo ha accusato di un'incredibile sequenza di capi di imputazione che avrebbero potuto sfociare in oltre 30 anni di reclusione per un presunto crimine che non aveva vittime. E nel frattempo il Mit si è rifiutato di schierarsi al suo fianco". Il processo era programmato il mese prossimo. Swartz rischiava anche una multa da 1 milione di dollari. Il corpo di Aaron Swartz è stato ritrovato nella sua casa di Brooklyn dalla polizia che ne ha dichiarato la morte per suicidio.
"Le decisioni del procuratore generale e del Mit hanno contribuito alla sua morte. Il procuratore generale lo ha accusato di un'incredibile sequenza di capi di imputazione che avrebbero potuto sfociare in oltre 30 anni di reclusione per un presunto crimine che non aveva vittime. E nel frattempo il Mit si è rifiutato di schierarsi al suo fianco". Il processo era programmato il mese prossimo. Swartz rischiava anche una multa da 1 milione di dollari. Il corpo di Aaron Swartz è stato ritrovato nella sua casa di Brooklyn dalla polizia che ne ha dichiarato la morte per suicidio.
Fonte: Wired
Via: La Repubblica
Foto: © Flickr/ Peretz Partensky
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Anonymous scova lo stalker di Amanda Todd e diffonde nome e indirizzo
Il gruppo di hacker Anonymous è riuscito ad individuare l'uomo che ha perseguitato Amanda Todd, pubblicando sulla rete le foto della ragazza in topless, fino a quando la 15enne canadese si è suicidata. Secondo quanto pubblicato in un post sul sito Pastebin.com, si tratta di un 30enne di New Westminster, nella Columbia Britannica. L'uomo viene definito "un pedofilo che he estorto le foto ad Amanda".
Tim Cook visita Foxconn, raggiunto accordo con Fair Labor Association
L'amministratore delegato della Apple Tim Cook ha visitato lo stabilimento della Foxconn a Zhengzhou, nella provincia centrale dell’Henan. Dopo l’ondata di suicidi di operai della Foxconn nel 2010 (motivati in gran parte da difficili condizioni di lavoro e salari troppo bassi), l’azienda della mela ha deciso via via di migliorare le condizioni lavorative.
Prima di tutto le ore eccessive e la retribuzione degli straordinari, ma anche le condizioni di sicurezza e di tutela della salute: è il bilancio dell'inchiesta indipendente realizzata dalla Fair Labor Association nei tre stabilimenti cinesi della Foxconn, fornitore di colossi informatici come Apple.
Era stata proprio la Mela morsicata, all'inizio dell'anno, a sollecitare l'audit indipendente dopo le polemiche scatenate dai casi di suicidio proprio nelle fabbriche del colosso cinese. Terminata l'indagine, durata tremila ore e che ha coinvolto 35mila lavoratori, Foxconn ha ammesso i problemi nelle condizioni di lavoro, si è impegnata a rimuovere le violazioni registrate e a mettere le sue fabbriche in conformità con i limiti legali sull'orario cinese entro luglio 2013.
La Apple a sua volta si è impegnata a mantenere gli orari entro i limiti legali e a migliorare le condizioni sanitarie e di sicurezza, oltre a offrire risarcimenti agli operai. La fabbrica di Zhengzhou, aperta nel 2010, che conta oltre 120.000 operai, ha raggiunto una produzione giornaliera di 200.000 iPhone. Interessate a questa rivoluzione, oltre a Apple, anche Dell, Hewlett-Packard, Amazon, Motorola, Nokia e Sony, tutte legate a Foxconn da contratti di fornitura.
Foxconn si è impegnata a ridurre l'orario di lavoro a 49 ore a settimana, compresi gli straordinari, a parità di stipendio base. Il report della FLA ha descritto una media di più di 60 ore di lavoro a settimana durante i picchi di produzione. Misure che "sosteniamo pienamente", ha subito dichiarato un portavoce di Apple.
Via: TM News
Foto da video
Facebook anche psicologo, nuova funzionalità per prevenire suicidi
Facebook diventa 'psicologo' per prevenire i suicidi, tramite un sistema che consente agli utenti con un disagio di collegarsi istantaneamente con un consulente a portata di chat. L'iniziativa del social network segue quella lanciata all'inizio dell'anno contro il bullismo o la pubblicazione di contenuti offensivi sui profili degli utenti, e funziona tramite il principio alla base di Facebook, la condivisione. Se infatti un utente nota che uno dei suoi amici ha pubblicato sul suo profilo un commento che nasconde intenti suicidi, cliccando su un link accanto al commento puo' avvisare Facebook, il quale invia immediatamente una email al diretto interessato e lo invita ad iniziare un conversazione confidenziale in chat. Ogni anno negli Stati Uniti oltre 36mila persone si tolgono la vita e Facebook non e' nuovo a manifestazioni di suicidio sui profili dei suoi utenti. Il mese scorso, in California un uomo aveva postato una nota suicida prima di uccidere moglie, parenti e poi se' stesso. In Pennsylvania invece le autorita' sono riuscite a sventare un tentativo di suicidio in seguito alla segnalazione di un utente. Facebook, tuttavia, non ha creato un software che ricerca sul sito le espressioni suicida. Sarebbe troppo difficile con tanti utenti e così tanti commenti che potrebbero essere male interpretati da un algoritmo informatico, ha detto Wolens, responsabile delle politiche pubbliche di Facebook. "Le uniche persone che hanno una idea chiara di ciò che sta succedendo sono i vostri amici. Quindi li incoraggiamo a parlare e dare loro un sistema semplice e veloce per ottenere aiuto", ha detto. Il Crisis center workers sarà disponibile negli Stati Uniti 24 ore al giorno per rispondere agli utenti selezionando l'opzione chat.
Via: Blitz Quotidiano
Corea del Sud: suicidio gruppo dopo appuntamento su social network
Si erano incontrati su un sito Internet di annunci, uniti da un intento comune: quello di suicidarsi. Una brutta moda che sempre più sta coinvolgendo il mondo del Web. E’ stata definita dalla stampa nazionale “l’ultima frontiera del social networking”. Cinque giovani, tre uomini e due donne, si sono gettati nel fiume Bukhan, nella localita di Gapyeong a circa 60 chilometri dalla capitale sudcoreana Seul. Unica superstite, una donna di 24 anni, che è stata salvata dai soccorritori e ha raccontato alla polizia come si sono svolti i fatti, mentre proseguono le ricerche degli altri quattro, rese difficili dal fatto che il fiume Bukhan è in piena. I giovani, che si erano conosciuti su internet attraverso un social network utilizzato da aspiranti suicidi, avevano già tentato di togliersi la vita nella stanza di un albergo vicino al fiume. Ma il grossolano metodo utilizzato si era rivelato inadeguato: avevano tentato di inalare gas tossici bruciando carbone all’interno di una stanza. A quel punto avrebbero preso la decisione di saltare giù dal ponte intorno alle 5.30 della mattina dopo aver ingerito delle pillole di sonnifero. Il racconto è stato fatto da Lee Young-su agli investigatori. Prima di saltare dal ponte, sembra che i cinque abbiano assunto sonniferi. Il suicidio è la prima causa di morte tra i giovani della Corea del Sud, Paese che ha in generale uno dei più numeri più alti di suicidi al mondo.
Modella suicida a sedici anni, il suo ultimo messaggio su Facebook
Il mondo della moda londinese è scovolto dall’improvvisa e tragica scompasa di Gabby Joseph, promettente modella di sedici anni che ha deciso di spezzare la sua vita e la sua carriera per la fine della sua storia d’amore. Così la ragazza ha deciso di uccidersi buttandosi sotto un treno. L’adolescente prima di compiere il folle gesto, la sera di Pasquetta, ha lasciato un messaggio sul suo profilo Facebook, adesso cancellato. "Amava tutti" aggiungendo che avrebbe sentito la mancanza di tutti e poi: "Lo faccio per me stessa". Parole che hanno subito allertato gli amici della modella che hanno cominciato a chiamarla ma senza ottenere risposta e hanno lasciato sul suo profilo tantissimi messaggi per convincere la giovane a non fare stupidagini. Ma niente è servito e Gabby Joseph ha deciso di togliersi definitivamente la vita per non soffrire d’amore. "Il giorno dopo ho ricevuto una telefonata da un fotografo con cui avevamo lavorato entrambe", racconta un'amica di Gabby. "Mi ha detto che Gabs era morta, sono caduta a terra in lacrime". Amici e familiari sono disperati. La madre ha raccontato che Gabby "era la ragazza più bella del mondo, sia dentro che fuori. Niente potrà alleviare il dolore e la devastazione che questo ha portato nella nostra famiglia". La zia, Carolyn Gammon, ha aggiunto che "Gabby non ha mostrato segni di depressione. Invitiamo tutti i giovani a non tenere dentro le cose e parlare con la gente invece di andare sui siti web". Gli investigatori stanno esaminando gli ultimi messaggi di Gabby su Facebook per ricostruire le sue ultime ore di vita.
Ventottenne annuncia suicidio su Facebook e si spara alla testa
Aveva lasciato un post su Facebook, caricato dal suo telefonino, che avrebbe potuto facilmente far intuire la sua intenzione di farla finita. «Secondo voi - aveva scritto - vale la pena farla finita dopo che una... ti ha portato via tutto compreso l'orgoglio? Per me sì!». Quelle parole, pubblicate sul suo profilo nella scorsa notte, sarebbero dovute essere un messaggio di addio. Infatti, poco dopo Giuseppe Manta, 28 anni, si è appartato con la sua auto all'interno della sua proprietà in provincia di Caltanissetta.
Il giovane nisseno non è riuscito a darsi forza dopo la grande delusione d’amore. I carabinieri l'hanno ritrovato ancora vivo, anche se in condizioni critiche, con la pistola ancora accanto a sè. A dare l'allarme erano stati i suoi genitori che, preoccupati, non vedendolo tornare martedì sera avevano avvertito le forze dell'ordine. All'alba è arrivato un elicottero del 118 che ha trasferito il ragazzo in fin di vita all'ospedale "Sant'Elia" di Caltanissetta dove attualmente è ricoverato in coma farmacologico nel reparto di Rianimazione.
La prognosi non è ancora stata sciolta, ma i medici hanno riscontrato che il proiettile è entrato da un lato ed è uscito dall'altro, oltrepassando l'intera cavità cranica. Non ci sono dubbi sul fatto che si sia trattato di tentato suicidio, ma rimane il giallo dell'arma che ha usato. Nè lui nè i suoi familiari possedevano un'arma da fuoco. Rimane un mistero come il ragazzo si sia procurato l’arma, adesso in coma farmacologico, lotta per la vita.
Via: GDS
Giovane giapponese si suicida in diretta online, annuncio su Ustream
Un giapponese di 24 anni si e' suicidato in diretta su Internet, dopo aver suscitato una discussione animata fra gli internauti, alcuni dei quali l'hanno incoraggiato a uccidersi. Il ragazzo si è impiccato davanti alla telecamera del computer. Il giovane e' stato trovato morto impiccato nel suo appartamento, dove viveva solo, dai poliziotti avvertiti da alcuni internauti. Domenica sera ha deciso il suo suicidio, annunciandolo in diretta su un sito di condivisione di video, Ustream.
Lo riferiscono i quotidiani nipponici Yomiuri e Sankei. Il giovane viveva da solo nella citta' di Sendai, nel nord del paese, e ha dato vita a un intenso dibattito in Rete sul suo imminente suicidio, alcuni dei suoi interlocutori via Internet hanno cercato di dissuaderlo, altri invece lo hanno incoraggiato. Qualcuno che ha partecipato all'agghiacciante discussione ha avvertito la polizia, che ha trovato il giovane impiccato a un palo sul balcone del suo appartamento, usato per stendere la bianchieria ad asciugare.
Il ragazzo era in permesso per malattia da agosto e, secondo il Sankei, aveva gia' pubblicato vari 'post' su Internet nei quali si lamentava del suo lavoro. Gia' domenica sera il giovane era apparso in diretta sul sito di condivisione di video Ustream, poi, dopo una pausa, di nuovo ieri mattina.
I suoi movimenti, compreso il suicidio, sono stati filmati dalla webcam che aveva attivato, mentre la discussione online proseguiva. La diffusione del video e' stata interrotta dopo circa mezz'ora dal sito Ustream, dopo le telefonate allarmate di vari utenti. Il Giappone registra un tasso di suicidi fra i più alti al mondo: l'anno scorso 32mila persone si sono tolte la vita. La vittima era in congedo per malattia da agosto e aveva postato diversi messaggi sul web nei quali si lamentava del suo lavoro.
I suoi movimenti, compreso il suicidio, sono stati filmati dalla webcam che aveva attivato, mentre la discussione online proseguiva. La diffusione del video e' stata interrotta dopo circa mezz'ora dal sito Ustream, dopo le telefonate allarmate di vari utenti. Il Giappone registra un tasso di suicidi fra i più alti al mondo: l'anno scorso 32mila persone si sono tolte la vita. La vittima era in congedo per malattia da agosto e aveva postato diversi messaggi sul web nei quali si lamentava del suo lavoro.
Ondata di suicidi in fabbrica iPad cinese, ancora sconosciute le cause
Una tragica ondata di suicidi sta interessando la Foxconn, una fabbrica cinese che produce componenti elettroniche anche per l'iPad di Apple. Ancora sconosciute le cause dell'ondata di suicidi, ma i sospetti si concentrano sulla gestione del personale dell'azienda.
I dipendenti sarebbero costretti a lavorare in condizioni difficili e per l'azienda potrebbe profilarsi un'accusa di mobbing. Un nuovo suicidio nella fabbrica della Foxconn, gia' in 7 si erano tolti la vita. L'ultimo caso, l'ottavo, è stato scoperto venerdì mattina.
A togliersi la vita è stato un giovane di 21 anni, Nan Gang, che si è lanciato dal palazzo a Shenzhen, nel sud della Cina, nel quale è ospitato il dormitorio per i dipendenti della società. Il bilancio delle morti, in realtà, poteva essere molto più grave. Sembra infatti che altri dieci dipendenti abbiano provato a togliersi la vita.
La Foxconn, appartenente al gruppo taiwanese Hon Hai Group, si occupa di tecnologia e ha tra i suoi clienti Sony Ericsson e Apple. Per quest'ultima, in particolare, vengono prodotte parti dell'Ipad e dell'Ipod. Conta 800mila dipendenti in Cina, 420mila solo nella fabbrica di Shenzhen.
Fonte: Tg Com
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